Molto si parla della longevità in Sardegna, ma Marco Battaglini, Annalisa Busetta e Giorgia Capacci mostrano come, eliminando l’effetto delle migrazioni, anche alcune aree della Sicilia raggiungano livelli di sopravvivenza molto elevati, comparabili a quelli riscontrati in Sardegna.
L’Italia, da diversi decenni, sta affrontando un progressivo e marcato invecchiamento demografico, caratterizzato da un’elevata longevità e da una bassa fecondità, con la conseguente diminuzione della popolazione complessiva e un aumento della percentuale di anziani. Al 1.1.2025, secondo le ultime stime Istat, gli ultra-ottantacinquenni, i cosiddetti grandi anziani, hanno raggiunto quota 2 milioni 422mila individui (+103mila in un anno) pari al 4,1% della popolazione totale. Tra questi netta è la prevalenza delle donne (65%). In aumento è anche il numero stimato di ultracentenari che supera, a inizio 2025, le 23mila e 500 unità, oltre 2mila in più rispetto all’anno precedente. Anche in questo caso le donne sono una parte nettamente maggioritaria (circa 83%).
Alta longevità anche in Sicilia
Se la longevità sarda è ormai nota e universalmente riconosciuta, negli ultimi anni l’attenzione degli studiosi si è focalizzata su alcune aree della Sicilia che sembrano caratterizzate da una longevità significativa. Al 1° gennaio 2025 i centenari residenti in Sicilia erano 1.603 (78,4% donne), e rappresentavano il 5,0 per mille della popolazione ultraottantenne (in Sardegna è il 5,2 per mille). Anche il rapporto tra i centenari e la popolazione ultra80enne, calcolato sempre al 1° gennaio 2025, era simile in molte province della Sardegna e della Sicilia. Il valore più alto in assoluto si registrava nella provincia di Nuoro (7,4 per 1.000), seguito dalla provincia di Messina (6,3). Ad alti valori dell’indicatore nella provincia di Cagliari (5,4) corrispondevano valori molto vicini nelle province di Enna (5,3) Trapani (5,2) e Agrigento (5,0), a conferma della longevità di alcune aree siciliane.
I centenari in Sicilia
Analizzando la popolazione residente in Sicilia al 1° gennaio 2024, appartenente alle coorti nate tra il 1910 e il 1923, e rapportandola alla popolazione dello stesso comune che ha raggiunto i 72 anni tra il 1982 e il 1995, è stato possibile mappare, a livello comunale, la distribuzione geografica del “tasso di centenarietà” basato sulla residenza al 1° gennaio 2024. La Figura 1 consente di evidenziare le aree dove il tasso di centenarietà è più elevato, ovvero dove le coorti considerate hanno raggiunto e superato la soglia dei cento anni con più frequenza. Numerosi sono i comuni delle Madonie, delle Terre Sicane, dei Nebrodi e dell’Agrigentino ad avere valori elevati di centenarietà, mentre più rari sono i comuni del Calatino e dell’Etna Simeto. Con riferimento alle coorti 1910-1923 sono 107 i comuni dove il tasso di centenarietà ha superato il 10‰ (tra questi 26 sono i comuni con valori superiori a 15‰ e 6 con valori superiori a 20‰). Se guardiamo la graduatoria di comuni con il tasso più elevato di centenarietà ai primi posti troviamo soprattutto quelli della provincia di Messina (al primo posto Limina) e Palermo (Villafrati), mentre tra gli ultimi posti alcuni comuni del catanese, dell’ennese e del nisseno. Due soli comuni del trapanese, nella valle del Belice, si collocano in alto nella graduatoria: Santa Ninfa e Poggioreale.

Nonostante sia evidente un’elevata longevità in Sicilia, nessuna sua area è attualmente riconosciuta ufficialmente come Blue Zones. Va ricordato che per valutare la longevità di una popolazione è necessario considerare anche i movimenti migratori, che potrebbero aver portato altrove una quota di popolazione portatrice del “gene della longevità”. Questa popolazione potrebbe essere diventata centenaria, ma risultando residente altrove non essere considerata nel tasso di centenarietà comunale portando ad una sua sottostima. Mentre nel caso della Sardegna lo studio della longevità aveva tenuto conto dei, seppur ridotti, movimenti migratori, nel caso della Sicilia la loro considerazione risulta più ardua. Nel XX secolo la Sicilia è stata infatti caratterizzata da una forte emigrazione verso l’estero e le zone interne industriali.
La storia migratoria siciliana rende particolarmente difficile una valutazione completa della longevità anche utilizzando i dati amministrativi raccolti nelle anagrafi comunali. Sempre con riferimento alle coorti 1910-1923 si è quindi deciso di analizzare la longevità siciliana selezionando la popolazione ultracentenaria nata in un qualunque comune della Sicilia, ma con ultima residenza in un’altra regione, in rapporto alla popolazione nata in Sicilia. La Figura 2 mostra i comuni siciliani da cui è emigrata una percentuale relativamente elevata di individui longevi, ovvero persone che hanno raggiunto i 100 anni al di fuori della Sicilia, “sottraendo” longevità al comune di nascita. I comuni in cui, nelle coorti nate tra il 1910 e il 1923, è nata un’alta quota di futuri centenari che sarebbero emigrati nel resto del Paese (rappresentati in mappa con il colore più scuro) sono prevalentemente nell’entroterra delle province di Palermo e Messina. Pochi invece nella provincia di Ragusa, Siracusa, Enna e Caltanissetta. I comuni dove l’indicatore raggiunge il 100% – cioè tutti i centenari nati in quei comuni sono emigrati – si trovano in provincia di Messina (primo della graduatoria decrescente è il comune di Savoca). Nella provincia di Palermo i comuni in cima alla graduatoria hanno tutti valori sopra il 50% (primo tra questi è Alimena).

Medicina territoriale e di prossimità: la sfida dei prossimi anni
Gli studi che hanno cercato di spiegare la longevità siciliana sono piuttosto recenti e alcune teorie richiederanno approfondimenti futuri per una loro conferma, tuttavia qualche ipotesi può essere avanzata. Dagli studi sulla longevità sarda sappiamo che il tratto talassemico, particolarmente presente nei geni della popolazione, ha svolto una funzione di protezione contro le malattie cardiovascolari. Questo è dimostrato anche dal fatto che la popolazione delle Blue Zones in Sardegna presenta una mortalità per cause cardiovascolari più bassa rispetto al resto d’Italia. Secondo l’ultimo dato disponibile dell’Associazione per la Ricerca Piera Cutino, che studia la talassemia, la Sicilia è la seconda regione italiana per incidenza di portatori sani di anemia mediterranea, con circa il 7,5% della popolazione, dopo la Sardegna (12,9%). La Sicilia nasconde al suo interno delle “sorprese”, in termini di longevità elevata, in alcuni comuni delle Madonie, dei Nebrodi e in generale in alcune delle aree interne, ma lo studio della longevità siciliana, soprattutto di quella a livello comunale, deve tenere in dovuto conto il ruolo giocato dall’emigrazione.
Alla luce dei risultati sulla Sicilia, sviluppare politiche di welfare che tengano conto dei bisogni delle piccole realtà comunali è indispensabile, e lo sarà ancora di più in futuro. La vera sfida dei prossimi anni sarà lo sviluppo e il rafforzamento della medicina del territorio, per venire incontro ai bisogni dei nuovi anziani sempre più numerosi e longevi. In questo senso le Regioni stanno mettendo in campo diverse iniziative, ma, se si vuole che i benefici arrivino nelle aree più interne e periferiche, le sfide da affrontare sono tante.
Per saperne di più
Busetta, A., Benassi, F., Battaglini, M., Capacci, G., & Impicciatore, R. (2025). Le sorprese positive dai territori. In D. Vignoli e A. Paterno (a cura di), Rapporto sulla Popolazione. Verso una demografia positiva, pp. 167-203. Bologna: Il Mulino.