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Di quanti immigrati ha bisogno il Nordest d’Italia?*

I giornali sono pieni delle grida di dolore di imprenditori – del turismo, dell’edilizia, della manifattura – che affermano di non trovare manodopera. Per il Nordest d’Italia (Triveneto ed Emilia-Romagna) Gianpiero Dalla Zuanna e Chiara Gargiulo mostrano che, oggi come domani, molto dipenderà dalla forte diminuzione di offerta di lavoro autoctona non qualificata, aprendo la strada alla domanda di nuovi lavoratori immigrati.

Per tentare di rispondere a questa difficile domanda, bisogna prima considerare i mutamenti del mercato del lavoro intervenuti nel corso degli ultimi decenni. Nel primo ventennio del nuovo secolo, il numero di lavoratori nel Nordest è aumentato di 700 mila unità, arrivando oggi a sfiorare i 5 milioni (Tabella 1). Tuttavia, la loro distribuzione per tipologia di lavoro è rimasta stabile, perché gli incrementi hanno interessato in misura quasi uguale i lavori manuali con bassa necessità di training, quelli di livello intermedio e quelli di elevata professionalità. Non è vero – quindi – che modernità fa rima con declino del lavoro a bassa professionalità, che oggi come ieri ricopre quasi il 20% dei posti del Nordest.

Una proporzione relativamente elevata di lavoratori privi di diploma e laurea (30%) fa lavori di bassa professionalità, mentre fra i diplomati e i laureati prevalgono i lavori di professionalità elevata. Tuttavia, poiché nel corso del ventennio 2001-20 la proporzione di lavoratori diplomati o laureati è continuamente aumentata, nello stesso periodo è aumentata anche la proporzione di laureati e diplomati che si sono adattati a svolgere lavori di professionalità bassa o intermedia.

Aumenterà l’offerta di lavori qualificati

Come lascia presagire l’ultima riga di tabella 1, nel prossimo futuro continueranno ad aumentare le persone con alta qualifica, mentre diminuiranno quelle senza diploma e laurea. Gli attuali lavoratori del Nordest di 50-64 anni sono nello stesso numero diplomati/laureati e non diplomati (800 mila). Per contro, fra i lavoratori più giovani (30-49 anni), i diplomati/laureati sono 800 mila in più rispetto ai non diplomati (1 milione e 700 mila contro 900 mila). Infine, le nuove leve che si affacciano al mondo del lavoro saranno sempre più spesso diplomate/laureate, mentre i nuovi pensionati – per il prossimo decennio, ma anche oltre – saranno per lo più impegnati in lavori manuali e a bassa qualifica.

La lettura dei “numeri” a nostra disposizione suggerisce di sottolineare due aspetti. In primo luogo, nel Nordest del prossimo futuro il mondo del lavoro non dovrebbe subire grandi scossoni, come non li ha subiti nello scorso ventennio: non si scorgono avvisaglie di diminuzione della richiesta di lavoratori non qualificati, né di aumento dei lavoratori qualificati. Nello stesso tempo cambierà però notevolmente l’offerta di lavoro. Fra gli autoctoni, gli aspiranti lavoratori qualificati aumenteranno più rapidamente dei nuovi pensionati con alto titolo di studio, mentre accadrà l’opposto per i lavori meno qualificati.

La carenza di lavoratori autoctoni non qualificati sosterrà i flussi di immigrazione

Partendo da queste considerazioni, possiamo provare a stimare il fabbisogno di lavoratori provenienti da fuori Nordest. Partiamo dall’anno 2019 (l’ultimo senza le turbolenze del Covid19) e stimiamo la distribuzione al 2029 dei lavoratori uomini e delle lavoratrici donne, distinguendo per alto o basso titolo di studio, nell’ipotesi di migrazioni zero e di tassi di occupazione varianti linearmente in ogni classe di età secondo le tendenze del trentennio 1990-2020. Questa seconda ipotesi è necessaria specialmente per tener conto del fatto che negli ultimi anni i tassi di occupazione femminili sono stati continuamente crescenti, specialmente fra le lavoratrici mature. Senza apporto di immigrati da fuori regione, i lavoratori a bassa competenza sono destinati a diminuire e a invecchiare (Figura 1). Sommando uomini e donne, se non ci fossero immigrazioni, nel breve arco di un decennio i lavoratori con la sola licenza elementare o media inferiore sarebbero mezzo milione in meno (e quindi 50 mila in meno all’anno) e gran parte di questo declino sarebbe concentrato fra gli under50. Il numero dei lavoratori diplomati e laureati, invece, aumenterebbe di 200 mila unità, quasi solo grazie all’incremento delle donne over50.

Questo esercizio suggerisce che il fabbisogno di lavoratori manuali provenienti da fuori Nordest, nei prossimi anni, sarà sostenuto, anche solo per riuscire a preservare un mondo del lavoro in linea con quello attuale. Un fabbisogno di 50 mila nuovi lavoratori non qualificati all’anno provenienti da fuori Nordest è una stima realistica. Del resto, le continue richieste provenienti dal mondo dell’edilizia, della ristorazione, della logistica, ma anche delle famiglie che cercano lavoratrici domestiche, suggeriscono che queste stime non sono campate per aria. Né si può pensare che questi posti vengano sistematicamente occupati da lavoratori autoctoni qualificati, perché il numero di nuovi lavoratori istruiti dovrebbe essere a mala pena sufficiente per garantire un ragionevole turn-over per i diplomati e i laureati. È possibile anzi che neppure la richiesta di lavoro qualificato del Nordest venga del tutto soddisfatta, specialmente se il vantaggio competitivo (percepito o reale, non importa) degli impieghi qualificati all’estero continuerà a operare. La difficoltà di molte imprese a trovare tecnici informatici, ingegneri, ma anche operai ad alta qualifica depone a favore di questa lettura della realtà.I numeri della demografia sono in linea con una percezione diffusa. Se il sistema economico del Nordest vuole avere un futuro, deve meglio attrezzarsi da un lato per gestire ragguardevoli nuovi ingressi di lavoratori disposti ad accettare posti a bassa qualifica, dall’altro per offrire buone prospettive ai giovani lavoratori con elevato titolo di studio. E questo dovrebbe avvenire oggi, non in un remoto futuro. Conviene partire da questi calcoli per progettare non solo un efficace turn-over nel mercato del lavoro, ma anche l’integrazione nella società del Nordest di persone che vengono da lontano.

*Gli Autori hanno sviluppato questo tema nel capitolo ”Gli anni che verranno. Popolazione e fabbisogno di lavoratori nel Nordest dei prossimi anni e decenni”, del Rapporto Annuale 2022cdella Fondazione Nord-Est “Il futuro sta passando – chi è pronto e chi no

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