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Parte l’assegno unico universale per le famiglie. Sarà vera rivoluzione per le politiche familiari italiane?

Il primo luglio è partita la misura-ponte dell’Assegno unico e universale per i figli che entrerà a regime il primo gennaio 2022. Sarà una rivoluzione vera per le politiche familiari italiane? Quali misure analoghe esistono negli altri paesi europei e che caratteristiche hanno? Neodemos avvia una serie di articoli sul tema che confluiranno in un ebook che verrà pubblicato a settembre.

La necessità di una nuova stagione di politiche familiari

L’Italia è stata a lungo un paese caratterizzato da politiche familiari deboli, frammentate e disomogenee. Quindi anche poco in grado di dare adeguato sostegno alle responsabilità familiari e contrastare la denatalità. L’Italia continua, in particolare, a presentare uno dei divari più ampi in Europa tra numero di figli desiderato e realizzato. Tale divario, da un lato, alimenta squilibri demografici sempre più difficili da gestire, d’alto lato, rappresenta anche lo spazio strategico in cui maggiormente le politiche sono chiamate a dimostrare la loro qualità ed efficacia.

All’interno dell’ampio sistema degli strumenti a favore delle responsabilità familiari, sia il Family act che alcuni impegni contenuti nel Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) possono essere considerati novità importanti che vanno nella direzione giusta. Ci riferiamo, in particolare, alle risorse previste per portare la copertura dei servizi per l’infanzia a convergere verso la media europea e all’Assegno unico e universale per i figli (AUUF, il cui obiettivo, secondo la legge delega è di “riordinare, semplificare e potenziare le misure a sostegno dei figli a carico”, come abbiamo illustrato nell’articolo: È in arrivo l’assegno unico universale. Cosa cambia per le famiglie italiane? (Neodemos 30/03/2021 Gianpiero Dalla Zuanna and Alessandro Rosina)

Il successo di queste due misure dipende sia dalle risorse effettivamente destinate sia da come verranno implementate. Nel caso dei nidi l’obiettivo principale deve essere quello di potenziare copertura e qualità su tutto il territorio italiano. Ovvero rendere, di fatto, un diritto per ogni bambino la possibilità di accesso a tali strutture, in qualsiasi contesto egli nasca. Mettere al centro il bambino, indipendentemente dalle caratteristiche dei genitori, è il principio che sta alla base dell’AUUF, che però può essere fortemente rimesso in discussione da come verrà implementato.

La forma assunta da molti paesi che prevedono una misura di questo tipo è molto varia. Come mostrano le ricerche sul tema, per essere uno strumento di politica familiare in senso proprio – ovvero non solo di contrasto alla povertà ma di efficace sostegno a scelte e responsabilità familiari – sono importanti alcune condizioni: l’assegno non deve essere occasionale ma strutturale e continuo nel tempo; non rivolto solo ad alcune categorie ma universale; percepito come un aiuto non simbolico anche dal ceto medio; chiaro e semplice da ottenere; oltre che inserito in modo integrato e coerente nel più ampio sistema di politiche familiari (servizi, congedi, ecc.).

La novità dell’Assegno unico e universale per i figli

Il disegno di legge che contiene l’AUUF, dopo un lungo iter, ha ottenuto il 30 marzo 2021 il definitivo via libera dal Senato senza nessun voto contrario. La complessità del passaggio ad un nuovo sistema fiscale ha portato il Governo a rinviare al primo gennaio 2022 l’avvio a regime, prevedendo però una misura-ponte entrata in vigore il primo luglio 2021 (disegno di legge n. 2267). Questa versione temporanea dell’assegno terminerà, quindi, il 31 dicembre 2021 ma di fatto mette le basi di come sarà l’AUUF nella sua forma finale.

Dal punto di vista delle risorse sono resi disponibili tre miliardi aggiuntivi (che diventeranno sei a regime). In questa prima fase l’operazione principale è stata l’estensione alle categorie sinora escluse dall’assegno al nucleo familiare (chi ha genitori con lavoro autonomo, liberi professionisti, disoccupati, quantificabili nel complesso in 1,8 milioni di famiglie).

Nelle versioni adottate nei vari paesi si va da un importo che ha stesso ammontare per tutti i bambini, a un assegno fortemente legato al reddito della famiglia (formato da una bassa componente di base che va universalmente a tutti, a cui si aggiunge una incisiva componente variabile). Questo secondo caso si configura più come strumento di contrasto alla povertà che di politica familiare in senso proprio. La misura-ponte entrata in vigore il primo luglio risulta fortemente progressiva (il massimo è 167,5 euro per bambini minori in famiglie con Isee pari o uguale a 7 mila, ma si scende a 83,8 euro mensili per famiglie con Isee di 15 mila e a 30 euro per Isee di 40 mila, per poi annullarsi oltre 50 mila). L’aumento della povertà seguito alla pandemia ha fatto aumentare l’attenzione verso le famiglie più in difficoltà. Se questa misura si sposta su tale versante rischia, però, di rimanere debole l’azione a sostegno della natalità (che ha bisogno di un insieme integrato di misure percepite come rilevanti anche dal ceto medio).

L’ebook di Neodemos

Considerata la novità e l’importanza dell’AUUF Neodemos ha deciso di dedicare al tema un ebook che verrà reso liberamente disponibile da inizio settembre. Tale volume raccoglierà sia articoli che approfondiscono caratteristiche, limiti e potenzialità di tale misura nel quadro delle politiche familiari italiane, sia contributi che descrivono quanto si è fatto e si sta facendo nei paesi europei che hanno adottato misure analoghe (in particolare in Francia, Germania, Regno Unito, Spagna, Portogallo, Svezia, Polonia, Ungheria, Russia).

Alcuni di questi articoli verranno pubblicati singolarmente su Neodemos nel corso delle prossime settimane come anticipazione dell’ebook. Buona lettura!

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