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Supportare le vittime e “trattare” gli autori della violenza di genere

Grazie a un accordo tra IRPPS-CNR e Dipartimento per le Pari Opportunità nel corso del 2019 è stata realizzata una rilevazione sulla presenza al dicembre 2017 dei centri antiviolenza e delle strutture di trattamento per autori di violenza sul territorio italiano e sull’offerta di servizi da loro erogati. Pietro Demurtas e Maura Misiti forniscono i numeri della rilevazione e descrivono alcuni aspetti emersi dal progetto denominato VIVA¹.

I servizi specializzati a sostegno delle vittime e i programmi per maltrattanti

Alla fine del 2017 sul territorio nazionale erano attivi 336 centri antiviolenza e 54 programmi di trattamento per autori di violenza². La diversa numerosità e distribuzione territoriale è l’esito di due storie differenti: i primi centri nascono sulla spinta dei movimenti femministi a fine anni Ottanta, mentre i primi programmi per maltrattanti sono comparsi nel 2009, in ritardo rispetto ad altri paesi europei. A livello territoriale si riscontra una distribuzione speculare: a fronte di una maggiore concentrazione di centri antiviolenza nel Mezzogiorno, i programmi sono più numerosi nel Nord (fig. 1 e 2). Oltre a questi servizi, il campo dell’antiviolenza si compone di 264 strutture specializzate nell’ospitalità delle vittime e circa 200 reti territoriali antiviolenza.

Il supporto alle donne

Le donne che hanno contattato i centri antiviolenza nel corso del 2017 sono state complessivamente 49.021 Oltre 30 mila erano impegnate in un percorso di uscita dalla violenza, due terzi delle quali lo hanno intrapreso nell’anno di rilevazione.

Le prestazioni offerte in maniera prevalente sono l’ascolto e l’accoglienza, l’accompagnamento verso altri servizi presenti sul territorio, il supporto psicologico e la consulenza legale. L’orientamento lavorativo viene effettuato da tre centri su quattro e una quota simile ha inoltre a disposizione strutture per l’accoglienza delle donne. Quest’ultimo dato non si traduce necessariamente nella capacità del centro di supportare le donne nella fase acuta della violenza, ovvero nel momento in cui si può presentare la necessità di lasciare all’istante la propria abitazione: l’accoglienza in emergenza viene infatti realizzata solo dal 65% dei centri. Minore copertura è stata riscontrata in prestazioni quali l’accompagnamento per l’autonomia abitativa, il sostegno alla genitorialità e l’attività di supporto per le/i figlie/i minorenni. Un’area critica è infine quella relativa ai servizi per le straniere: a fronte di 8.711 prese in carico nel 2017 (30 in media), poco meno della metà dei centri garantisce la mediazione linguistico-culturale e solo un quarto fornisce prestazioni specifiche rivolte a migranti, rifugiate e richiedenti asilo.

Trattare i maltrattanti

I programmi di trattamento per autori sono generalmente di piccole dimensioni: il 79% è stato frequentato da un massimo di 50 uomini, il 10% da un numero compreso tra 51 e 200 (l’11% non ha risposto).

Nel corso del 2017, gli uomini che hanno contattato il programma erano 1.199 e quelli in carico 1.214. Tra questi ultimi, i nuovi ingressi registrati nell’anno (comunicati solo da 40 programmi) sono pari a 573 uomini (14 in media) mentre 339 sono coloro che hanno terminato il trattamento, sia condividendo la decisione con l’equipe sia per scelta autonoma. L’accesso avviene generalmente per invio da parte di altri servizi (circa 6 casi su 10), mentre è volontario per 4 uomini ogni 10.

La maggior parte dei programmi offre consulenza psicologica, ascolto telefonico e orientamento ai servizi del territorio. Più della metà prevede un percorso psicoterapico e un sostegno alla genitorialità, in alcuni casi richiedendo un corrispettivo economico.

Infine, poco più di un programma su 10 eroga assistenza legale, generalmente a titolo gratuito. Si tratta di un aspetto controverso e discusso poiché, a dispetto della loro autorappresentazione, gli uomini in questo percorso non sono vittime ma autori di violenza.

Luci e ombre degli interventi

I punti di forza e le criticità evidenziati dal Progetto VIVA si affiancano alle raccomandazioni del GREVIO³ su interventi e politiche da attuare in Italia.

Da un lato vi sono l’ottima offerta di prestazioni come ascolto e accoglienza, l’accompagnamento verso gli altri servizi sul territorio, il supporto psicologico e la consulenza legale, la buona disponibilità di strutture di ospitalità e un diffuso ricorso a procedure di valutazione del rischio. Dall’altro, si evidenziano alcune criticità tra le quali, in particolare, la carenza di servizi specificamente rivolti alle donne straniere, al sostegno dei/le figli/e minori e al pronto intervento.

Rispetto ai programmi di trattamento è stato invece rilevato il dinamismo del settore, testimoniato dal crescente numero di programmi attivati dal 2009, dalla presenza di personale formato e dall’effetto positivo che le relazioni instaurate sul territorio hanno sulla capacità di intercettare e prendere in carico gli uomini. Al contempo sono emersi: una distribuzione ancora eterogenea, un numero medio di prese in carico basso, la difficoltà ad instaurare collaborazioni con i centri antiviolenza e un basso livello di standardizzazione delle procedure seguite, compresa la valutazione del rischio.

Per saperne di più

Sito WEB del Progetto VIVA.

COE (2020), GREVIO’s (Baseline) Evaluation Report on legislative and other measures giving effect to the provisions of the Council of Europe Convention on Preventing and Combating Violence against Women and Domestic Violence (Istanbul Convention) ITALY. Council of Europe, Strasbourg

Note

¹Le attività di rilevazione del progetto VIVA, svolte in collaborazione con l’Università degli studi di Milano Bicocca, riguardano i centri antiviolenza, le strutture di ospitalità e i programmi di trattamento per autori. Le prime due sono complementari a quelle svolte parallelamente da ISTAT: queste ultime hanno coinvolto l’universo dei centri antiviolenza e delle case rifugio accreditati presso le regioni, mentre IRPPS-CNR e Bicocca hanno coinvolto quelli non accreditati. I dati sui centri antiviolenza presentati in questo articolo sommano quelli raccolti nelle due rilevazioni.

² Le analisi presentate di seguito si riferiscono ai centri antiviolenza che hanno risposto ad almeno il 50% delle domande previste nel questionario, ovvero 335 e 52

³ Il GREVIO, Gruppo di esperte sulla violenza contro le donne, è un organismo indipendente del Consiglio d’Europa che monitora l’applicazione della Convenzione di Istanbul in tutti i paesi che l’hanno ratificata.

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