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Anziani (60+ anni)

Piero Conforti e Clara Aida Khalil – Sud-Nord: le migrazioni ambientali in Africa

Fattori di primaria importanza nel determinare la mobilità del continente africano sono la disponibilità
di risorse naturali, il cambiamento climatico in atto e l’intensicarsi di eventi climatici estremi. In sistemi

produttivi ancora molto spesso arcaici come quelli vigenti nell’area sub-sahariana, la produzione agricola dipende fortemente dall’andamento climatico. Basti pensare che meno del 5 percento della superficie agricola della regione può contare su sistemi di irrigazione – sebbene la scarsità di risorse idriche
non sia necessariamente il fattore più limitante – che solo una minima quota della produzione è basata
sull’utilizzo di fertilizzanti e mezzi tecnici moderni, e che la fragilità di istituzioni e mercati limitano la
capacità di adattamento alle uttuazioni ed ai cambiamenti climatici.
Studi sull’impatto del cambiamento climatico sulla produzione agricola indicano che i rendimenti unitari di
alcuni dei principali prodotti di base nella regione – come mais ed altri cereali – potrebbero subire un calo
no al 20 percento entro il 2050. Questo fenomeno potrebbe manifestarsi in modo più ingente in alcune
aree della regione rispetto ad altre. Per esempio, le zone più sensibili a variazioni delle temperature medie –
come ad esempio le regioni meridionali del Senegal, Mali e Burkina Faso – potrebbero veder ridursi le rese
di produzione in misura maggiore rispetto alle regioni centro-settentrionali di questi stessi paesi.
Ovviamente, i cambiamenti climatici in atto hanno un impatto sui ussi interni della popolazione.
Tuttavia, il legame fra migrazioni e fenomeni climatici è lontano dall’essere basato su una relazione di
lineare. Infatti, la decisione di migrare – seppur fortemente inuenzata dal vericarsi di eventi climatici
estremi o dal crearsi di situazioni sfavorevoli alla produzione agricola – è mediata dalla struttura sociale,
economica e politica e da fattori cognitivi come l’attaccamento al luogo d’origine. Simili interazioni
possono risultare in scenari migratori altamente eterogenei e possono stimolare risposte diverse – no
al punto dell’immobilità quando il vericarsi di eventi climatici estremi compromette l’accesso a beni e

risorse necessari a mettere in atto il processo di migrazione. Ad ogni modo, il fenomeno dei ussi migra-
tori è sempre più spesso considerato una risposta adattiva agli eetti del cambiamento climatico che

ha il potere di contribuire alla resilienza delle comunità di origine.
Occorre cercare modalità coordinate e coerenti per governare il fenomeno migratorio. L’idea non è di

contrastare questo fenomeno, o di considerarlo come qualcosa di negativo; ma piuttosto di accompa-
gnarlo e di utilizzarne le potenzialità, impegnandosi perché esso avvenga nel rispetto dei diritti umani.

Al tempo stesso, è importante che i governi, le istituzioni regionali e la comunità internazionale in
generale, si adoperino per promuovere le opportunità occupazionali nelle zone rurali, in particolare per
i più giovani. Questo per far sì che la migrazione sia il risultato di un processo di scelta, piuttosto che la
risposta ad una mera necessità di sopravvivenza.

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