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Cambiamenti demografici, risparmio e solidarietà tra generazioni

A cura di: Neodemos

isbn: 978-88-941008-5-3

Progetto grafico: Caterina Livi Bacci

Pubblichiamo oggi nel nostro sito gli atti dell’incontro annuale organizzato da Neodemos, col sostegno delle Fondazioni Stensen e Cesifin, su “Cambiamenti demografici, risparmio e solidarietà tra generazioni”.

L’incontro si è tenuto il 22 Novembre 2012, con tre relazioni ed una conversazione col Ministro Elsa Fornero, anch’essa inclusa negli atti. Si tratta di argomenti sui quali è vivacissimo il dibattito scientifico e politico, come attestano anche i numerosi interventi ospitati da Neodemos fin dalla sua nascita.

Negli ultimi due decenni i rapporti tra generazioni hanno subito notevoli trasformazione in conseguenza dell’arresto della crescita e della crisi degli ultimi anni, e del mutamento demografico che ha assottigliato le generazioni più giovani e ingrossato quelle degli anziani. Ristagno e crisi hanno indebolito la posizione dei giovani nel mercato del lavoro e compromesso la loro capacità di conseguire reddito e di conseguenza accresciuto la necessità di trasferimenti monetari da parte delle generazioni mature.

D’altro canto queste ultime, pur avendo investito relativamente poco sui figli (perché pochi ne avevano messi al mondo), si trovano gravate dall’onere dell’assistenza verso le generazioni sempre più numerose dei molti anziani. Il rapido invecchiamento demografico, inoltre, ha gradualmente eroso il tasso di risparmio, compromettendo la capacità delle famiglie di conservare il tenore di vita consueto in una fase di grave crisi come l’attuale. E’, insomma, in  caso di prolungata crisi e di dimagrimento delle risorse – quelle delle famiglie e quelle del sistema pubblico – che i rapporti tra generazioni vengono posti in tensione e (a volte) spinti verso nuovi equilibri.
“Le disuguaglianze di ricchezza tra generazioni” è il titolo della relazione nella quale Arnstein Aassve e Agnese Vitali propongono un confronto  tra Italia, altri paesi europei e Stati Uniti. “Nel caso italiano”, concludono i due Autori,  “i giovani, oltre a non poter contare su un welfare generoso, non possono nemmeno contare su un mercato del credito che faciliti l’accesso a prestiti e mutui, il che aumenta ulteriormente  la dipendenza economica dai propri genitori. Gli effetti dell’attuale recessione, pertanto, contribuiranno a ritardare ulteriormente la transizione all’età adulta, e in particolare l’uscita dalla casa dei genitori.  Non sembra esserci altra strada, per i giovani italiani che diventare ancora più dipendenti dai propri genitori”. Una conclusione assai amara, perché il recupero del perduto dinamismo del paese  passa proprio da un recupero di indipendenza e di protagonismo da parte delle giovani generazioni.

“Deve  preoccupare il calo del risparmio italiano?” è il titolo interrogativo della relazione di Alfonso Rosolia. E si tratta di un calo macroscopico: fino agli anni ’80 gli italiani risparmiavano un quarto del proprio reddito, ma nell’ultimo decennio questa quota è scesa ad un settimo circa. Un calo in parte “meccanico” e dovuto al forte invecchiamento, poiché si accumula risparmio durante la vita attiva,  in previsione dei bisogni della vecchiaia. In particolare si osserva una riduzione del risparmio nelle generazioni più giovani, che in parte è imputabile allo sviluppo dei mercati e degli strumenti finanziari che hanno limitato la “quantità di risparmio precauzionale per fare fronte ad eventi inattesi con risorse proprie”. Ma, aggiunge l’Autore, “il minor risparmio dei più giovani potrebbe riflettere anche maggiori difficoltà a realizzarlo, ad esempio dettate dalla debolezza dei redditi o dalla crescente rigidità della struttura della spesa e una maggiore necessità dettata sia dalla volatilità dei redditi, maggiore che in passato, sia dalla crescente discontinuità delle carriere lavorative. In questo caso, il minor risparmio sarebbe fonte di preoccupazione perché foriero di risorse inadeguate a preservare il tenore di vita di un tempo”.
Maria Letizia Tanturri, affronta il tema “I trasferimenti di tempo e la solidarietà tra le generazioni: una lettura di genere”. Non ci sono solo trasferimenti di ricchezza e monetari, ci sono anche quelli di tempo, che vuol dire impegno, servizio, costi indiretti e anche diretti. Trasferimenti che pesano poi soprattutto sulle donne, in un paese dove le relazioni di genere sono ancora fortemente asimmetriche, assai più di quanto avvenga in paesi economicamente sviluppati quanto il nostro, o anche meno del nostro. La conclusione dell’Autrice è netta:  la “famiglia forte italiana non è solo il frutto gratuito di una tendenza storica e culturale, ma piuttosto il frutto coltivato di uno straordinario input di lavoro femminile…e solo in misura molto minore  degli uomini. … Sono ancora prevalentemente  le donne a tenere accesi i legami tra le generazioni, a lavorare gratuitamente per aumentare il livello di confort domestico di cui tutti i membri della famiglia beneficiano. Se non si intende rinunciare a tutto questo, il contributo maschile oggi è più che mai necessario”.

Nella sua conversazione, Elsa Fornero ha illustrato i presupposti, le motivazioni, i condizionamenti e le finalità delle riforme del sistema pensionistico e del mercato del lavoro approvate dal Governo Monti. Riportiamo la conclusione del suo discorso: “Le riforme di cui ho rapidamente trattato sono riforme strutturali, i cui effetti non possono emergere nel breve, ma solo nel lungo periodo; riforme che sono parte di una strategia che cerca di rendere il nostro paese più robusto nella sua struttura economica e capace di intraprendere un nuovo percorso di crescita non soltanto economica, ma anche civile e morale. Mi auguro che il prossimo governo continui il lavoro cominciato dall’esecutivo tecnico per un vero riequilibrio dei rapporti tra generi e generazioni, senza il quale la società italiana non potrà che avvitarsi in un sentiero di declino.”
Anche Neodemos si augura che ciò avvenga, in una situazione di ripresa economica e di minori disuguaglianze sociali.

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