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Garanzia Giovani. Il difficile percorso verso l’indipendenza

Daniele Fano

Gli ultimi dati del programma Garanzia Giovani

Iniziato nel maggio del 2014, il programma Garanzia Giovani viene monitorato dal Ministero del Lavoro che, sin dalla nascita del programma, mette a disposizione del pubblico un report settimanale¹. Schermata 2015-10-09 a 11.17.44Allo stato attuale, un indizio che il mercato si sta “impossessando” del programma è dato dalla crescita ininterrotta delle adesioni che a un anno e mezzo dall’avvio si avvicinano alle 800.000, una cifra rilevante e che indica che oltre un Neet su 3 avrebbe aderito al programma. Piuttosto di un “flop” (come spesso il programma è stato apostrofato) si percepisce il risultato di un crescente “passaparola”.

La consueta, italiana, arte di arrangiarsi

Nel dibattito attuale sul programma Garanzia Giovani, e sul successo o meno di quest’ultimo, “l’arte dell’arrangiarsi” si rivela una chiave di lettura decisiva. Infatti, molti italiani, sia giovani in cerca di lavoro che datori di lavoro, stanno imparando ad avvalersi di Garanzia Giovani, piuttosto che attendersi che venga erogato, come in altri paesi, dai servizi per il lavoro. In altri termini, la parte “attiva” del progetto sembra essere più nei soggetti del mercato che nelle istituzioni. Un’intuizione peraltro ben già sintetizzata da Dario di Vico²: « per i giovani nulla più arriverà dal cielo. La conquista di un posto di lavoro sarà un’interazione. Rendersi occupabili vuol dire prendersi cura di sé, del proprio curriculum e delle proprie abilità reali.

Come un recente contributo di Neodemos sottolineava, i giovani italiani hanno dovuto sviluppare “l’arte di arrangiarsi”. Il desiderio di indipendenza si scontra…con condizioni che nel nostro paese rendono più difficile l’uscita di casa … L’arte dell’arrangiarsi si configura … come una flessibilità sempre maggiore che si smarca[no] da rigide sequenze normate…³

Un altro indizio di “presa di possesso” del programma Garanzia Giovani è dato anche dal crescente successo del programma “Crescere in digitale”  che offre proprio agli iscritti di Garanzia Giovani, insieme a Google e Unioncamere 50 ore di traning on-line di conoscenze digitali.

A ciò si può aggiungere l’aneddotica: da una parte i giovani soddisfatti, dall’ architetto neolaureato che si vede riconosciuto il tirocinio grazie al programma, all’informatico diplomato che oggi crea il sito internet per sviluppare il turismo nella sua zona e progetta possibili percorsi di autoimprenditorialità, alla start-up innovativa che decolla meglio avvalendosi anche del tirocinio. Di contro, lamentano il fallimento del programma coloro che hanno assunto un atteggiamento passivo verso le strutture pubbliche e per i quali non è ancora arrivata la proposta da parte del centro per l’impiego o da parte dell’agenzia del lavoro preposta.

Dall’arte di arrangiarsi, all’indipendenza, all’”empowerment” dei giovani?

Ma come è stato possibile che un programma sia diventato oggetto di utilizzo da parte dei cittadini ? La risposta va probabilmente ricercata nel disegno stesso del programma, cioè al fatto che il Piano Nazionale Garanzia Giovani si è concretizzato in una piattaforma nazionale aperta alla “contendibilità dei servizi”, cioè alla possibilità da parte dei giovani di scegliere, non solo il tipo di programma ma anche in quale regione effettuare il proprio percorso (vedi I saldi migratori di Garanzia Giovani, neodemos 25/09/2915). La visibilità e l’informazione sono la base della possibilità di scelta.

Come spiegato da Enrico Giovannini “Apparentemente il passaggio è tecnologico, ma in realtà è un passaggio culturale profondo. Il fatto che tutti possano vedere tutto e che ogni Regione possa vedere i dati delle altre Regioni, e ancora che il centro possa vedere tutti e fare le proprie valutazioni scardina l’approccio localistico [4].

D’altra parte la Raccomandazione Europea Garanzia Giovani insiste molto sulla necessità dell’“empowerment” dei giovani, in sostanza sul fatto di metterli in grado di decidere in maniera indipendente e responsabile. Il mettere l’accento sulla capacità di ingegnarsi nell’utilizzo del programma da parte dei giovani e dei datori di lavoro non deve far pensare che possa venire meno il ruolo delle istituzioni.

Certamente, dall’arte di arrangiarsi, all’indipendenza, all“empowerment” dei giovani previsto dalla Raccomandazione Europea la via è lunga e richiede sicuramente una sponda pubblica efficace ed efficiente. Sul tavolo, ad oggi, non sembra esserci alternativa, e su questo sembrano concordare anche i critici più accesi del Piano Italiano: Quando a livello europeo ha preso avvio Garanzia Giovani l’Italia chiese e ottenne che i fondi di GG potessero essere spesi in un solo biennio, quindi 2014-2015, anziché spalmati su 7 anni. Questi fondi dispiegheranno i loro effetti fino al 2016, dunque c’è ancora poco più di un anno di tempo per lavorare e migliorare il servizio [5].

(Un ringraziamento particolare a Bruno Busacca, Capo Segreteria Tecnica del ministro del Lavoro e alle conversazioni che abbiamo condiviso riguardo al programma. La responsabilità di quanto scritto è interamente dell’autore).

¹ Garanzia Giovani

² Dario di Vico, Prefazione al libro di Daniele Fano, Elisa Gambardella e Francesco Margiocco, Garanzia Giovani: la sfida, Francesco Brioschi Editore, 2015

³ Rossella Ghigi e Roberto Impicciatore (a cura di) L’arte di arrangiarsi ai tempi della crisi, Associazione Neodemos 2015

[4] Enrico Giovannini in Fano D., Gambardella E., Margiocco F., cit. p. 132

[5] Adapt Labour Studies n.43-Garanzia Giovani un anno dopo, 2015

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