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Per non lasciare indietro nessuno: disinformazione e discriminazione sull’HIV/AIDS

Laura Rancilio, Patrizia Farina
simbolo aids

Un recente convegno organizzato da Caritas Ambrosiana rivela quanto sia ancora necessario fare prevenzione e generare solidarietà nei confronti delle persone malate di AIDS attraverso l’informazione, l’educazione e la sensibilizzazione.
Ce ne parlano Laura Rancilio e Patrizia Farina

Secondo gli ultimi dati forniti dall’Istituto superiore della sanità nel 2016, In Italia, si sono registrate 3.451 nuove diagnosi di infezione da HIV cioè 5,7 nuovi casi per 100.000 residenti, che nel 55,6% presentavano già una rilevante compromissione del sistema immunitario, e 778 nuovi casi di AIDS corrispondente a un’incidenza di 1,3 nuovi casi per lo stesso numero di residenti soprattutto giovani di età 25-29¹. Le fasce più giovani appaiono generalmente meno informate e consapevoli dei rischi a causa del fatto che l’attenzione e l’impegno nei confronti della malattia si sono affievoliti dopo gli anni ‘90.

Eppure, un convegno recentemente organizzato da Caritas Ambrosiana dal titolo non casuale “Per non lasciare indietro nessuno”² rivela quanto sia ancora forte il bisogno di conoscenza del fenomeno, soprattutto fra i giovani, e quanto sia radicata la discriminazione nei confronti delle persone con HIV/AIDS.

La conoscenza

I risultati del progetto di formazione³ infatti narrano di persone informate sulla trasmissione del virus attraverso il contatto ematico o i rapporti eterosessuali – mentre la pericolosità di altri rapporti sessuali come quelli orali è decisamente sottovalutata (il 55% è consapevole del rischio). Prima della formazione poco più di un quarto degli intervistati credeva erroneamente che il virus si potesse contrarre attraverso la saliva e il bacio, e più o meno la stessa proporzione lo credeva dell’urina. D’altronde, sorte non migliore era riservata al contagio per mezzo della zanzara, potere falsamente attribuito da circa un terzo degli intervistati.

La discriminazione

Nell’ambito della discriminazione la condizione si presenta più problematica. Prima degli incontri infatti pochi dubbi sorgono circa il fatto che le persone con HIV “meritano il rispetto dovuto a tutti” (fra il 40 e il 50% in dipendenza dei rispondenti), ma crescono quando ai soggetti viene chiesto se provano disagio nell’essere vicino a una persona con HIV e soprattutto nell’opportunità di lasciare che una persona con HIV lavori con i bambini (Grafici 1 e 2).

Quest’ultima domanda finalizzata a “sottolineare” l’opinione dell’intervistato mettendo di fronte i bambini – bisognosi di protezione – e i portatori di HIV, ha fatto registrare le minore disponibilità a cambiare opinione fra tutti i soggetti, soprattutto fra i giovani.

C’è ancora molto da fare

In definitiva gli incontri organizzati da Caritas erano ben motivati e hanno assolto al compito di ridurre sia la disinformazione nei riguardi della trasmissione del virus, sia la discriminazione nei confronti dei malati. Per quanto riguarda la prima si sono realizzati buoni se non ottimi risultati dopo la formazione, con balzi generalmente più elevati in corrispondenza di competenze iniziali basse. La diminuzione della discriminazione, seppure esistente, è decisamente più modesta a testimonianza del fatto che la riduzione dello stigma nei confronti delle persone con HIV è più difficile da acquisire nel breve periodo ed è proprio per questa ragione che il progetto prosegue nell’azione educativa soprattutto verso le generazioni più giovani. Per provare a “non lasciare indietro nessuno”, appunto.

Note

¹ Istituto superiore della sanità Notiziario vol.30 n.9

² Il programma è reperibile sul sito Caritas Ambrosiana

³ Nel triennio 2014-2017 Caritas ambrosiana ha partecipato al Progetto nazionale AIDS incontrando più di 6000 persone nelle scuole, nelle parrocchie, tra gli operatori e i volontari dei centri di accoglienza, raggiungendo soprattutto giovani con meno di 20 anni (62%). A 2864 individui è stato somministrato un identico questionario prima e dopo la formazione con l’intento di valutare l’efficacia dell’azione in termini di miglioramento delle conoscenze e di riduzione dello stigma.

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