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L’aborto e le elezioni americane

Massimo Livi Bacci

L’opinione pubblica rimane favorevole alla legalizzazione dell’aborto
Un’indagine ABC/Washington Post dello scorso gennaio – la più recente in tema di aborto – rileva che 6 americani su 10 restano a favore della legalizzazione dell’aborto, mentre 4 su 10 rimangono contrari. Queste proporzioni, pur con alti e bassi, non sono cambiate negli ultimi dieci anni, e confermano i risultati di altre indagini secondo le quali c’è una prevalenza abbastanza stabile di americani “pro-choice” rispetto a quelli “pro-life”, e che, ancora, una maggioranza assoluta non desidera l’abrogazione della storica decisione della Corte Suprema del 1973 che legalizzò l’interruzione della gravidanza. Non si deve, tuttavia, pensare a due fronti rigidamente contrapposti, perché quanti sono monoliticamente a favore (o contro) l’aborto, sono e restano una minoranza rispetto ad una maggioranza dalle opinioni più articolate e sfumate. I più sembrano desiderosi di non restare prigionieri di principi e posizioni radicali quando si tratta decidere su un problema sociale ed umano così complesso che spesso coinvolge (o può coinvolgere) una figlia, una sorella, un’amica. Si spiega così (indagine Gallup) che la stragrande maggioranza degli elettori affermi che voterà un candidato indipendentemente dalle sue posizioni sull’aborto; o, ancora, che la questione dell’aborto sia agli ultimi posti tra le priorità che gli intervistati vorrebbero nell’agenda del futuro Presidente. Naturalmente, i “pro-choice” sono in netta maggioranza tra i democratici e i “pro-life” tra i repubblicani, e l’establishment dei due partiti è quasi unanimemente schierato sulle due opposte posizioni.


L’aborto legale negli USA: il doppio dell’Europa

Tra i paesi ricchi, gli Stati Uniti hanno una frequenza relativa degli aborti più che doppia della media europea e italiana, con una forte incidenza tra le adolescenti; l’abortività tra le donne latino americane è doppia di quella propria delle bianche e quella delle donne nere più che tripla. In genere le disuguaglianze sociali nel ricorso all’aborto sono molto più pronunciate negli USA che in Europa: i costi dell’intervento sono coperti dal sistema pubblico solo per una minoranza dei casi, e le donne sprovviste di assicurazione debbono pagare di tasca loro, o correre rischi d’interventi insicuri. Negli ultimi anni, il boicottaggio attivo (picchettaggio, pressioni, minacce) dei gruppi fondamentalisti pro-life hanno indotto alla chiusura molte cliniche e centri dove si praticavano aborti legali, aumentando le difficoltà per le donne con meno risorse.


Le opinioni di Barack Obama e di Hillary Clinton…

Nella lunga campagna per le primarie, i candidati di peso, sia in campo repubblicano che in campo democratico, sono stati assai prudenti in tema di aborto. Le posizioni sono note: Hillary Clinton è una convinta sostenitrice della sentenza del 1973; ha votato coerentemente in suo favore e contro ogni tentativo di sminuirne o restringerne la portata. “La decisione [di abortire], che è una delle più difficili e sofferte che una donna ed una famiglia si trovino a fare, è anche una decisione nella quale il governo non deve entrare. Credo che tutti siamo convinti che l’aborto rappresenti una triste ed anche drammatica scelta per molte, moltissime donne”. L’essere donna è un vantaggio per Hillary, che sa usare argomenti che oltre ad essere nelle corde delle femministe tradizionali, sono anche convincenti per le donne in generale. La posizione di Barack Obama non è diversa (ed il suo voting record identico a quello di Hillary), ma è più cauta e sfumata, forse anche perché nell’elettorato afro-americano esistono aggressive componenti pro-life: “Ho fiducia nelle donne che prendono questa decisione [di abortire] consultando i loro dottori, le loro famiglie, il loro clero, e credo questa sia l’opinione della maggior parte degli Americani”. Per Obama l’aborto legale è sicuramente un male minore per le donne che altrimenti sarebbero costrette a pericolosi aborti clandestini.


…e quelle di MacCain

Paradossalmente, nel dibattito sull’aborto i due candidati democratici hanno meno da perdere di McCain, che deve assicurarsi il voto della componente religiosa conservatrice – evangelica e cattolica – per sperare di vincere. McCain è oggi in favore dell’abrogazione della sentenza del 1973, ma la sua pagella sull’argomento non è immacolata come vorrebbero i conservatori più duri. In passato aveva sostenuto l’inattualità di un ritorno al bando legale dell’aborto “che avrebbe spinto molte donne in America a sottoporsi ad interventi illegali e pericolosi”. Dei concorrenti persi per strada, Giuliani era nettamente a favore dell’aborto legale; anche Mitt Romney lo era stato prima di diventare governatore del Michigan, per poi assumere opportunisticamente una posizione opposta. Solo Mike Huckabee, evangelico lui stesso, aveva un record antiabortista impeccabile per l’elettorato radicalmente pro-life.


Usa e Europa

E’ possibile che il dibattito tra democratici e repubblicani si riaccenda attorno alla questione aborto nella corsa finale; è dubbio però che costituisca un fattore rilevante per il risultato finale. Nel 1973, la famosa sentenza della Corte Suprema nel caso Roe contro Wade (v. per esempio http://it.wikipedia.org/wiki/Roe_vs_Wade) aprì la strada alla legalizzazione dell’interruzione della gravidanza nei paesi Europei. E’ assai dubbio che un eventuale ritorno al passato in America, per altro improbabile, abbia analoghe conseguenze in Europa, dove il fondamentalismo in materia è assai più raro, le disuguaglianze nell’ambito della salute molto minori, il ricorso all’aborto meno diffuso. E in Italia, nella trascorsa campagna elettorale, l’argomento aborto è stato tenuto fuori del dibattito o curiosamente subappaltato ad un partito monopersonale.

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