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	<title>Russia &#8226; Neodemos</title>
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	<title>Russia &#8226; Neodemos</title>
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		<title>La guerra di Putin non si placa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Livi Bacci]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Sep 2026 06:06:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geodemografia]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[mortalità]]></category>
		<category><![CDATA[putin]]></category>
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<p><em>La guerra in Ucraina continua ad uccidere le forze sul campo, e non solo quelle. Le perdite russe hanno valicato quota 400mila, un multiplo di tutte le perdite cumulate nei conflitti successivi alla seconda guerra mondiale. Secondo Massimo Livi Bacci, che ci aggiorna sulla questione, “l’indebolimento demografico non sarà quello che convincerà Putin a negoziare una tregua o una pace”.</em></p>



<p class="has-drop-cap">La Grande Guerra Patriottica, cioè la seconda guerra mondiale, costò all’Unione Sovietica oltre venti milioni di vite umane, tra militari e civili. Di fronte a quella catastrofe, le centinaia di migliaia di morti provocate dalla guerra di aggressione ancor oggi in atto, appaiono un modesto tributo che l’impero putiniano è costretto a pagare per riappropriarsi dell’Ucraina. Nonostante che “l’operazione militare speciale”, che doveva essere un rapido intervento chirurgico, si sia trasformata in una “vera e propria guerra” (a “real war”), come ammesso dallo stesso portavoce del Cremlino Dmytri Peskov, in una recentissima intervista<sup>1</sup>. Una guerra che, secondo la propaganda ricorrente, è stata scatenata per colpa dell’aggredito che osa difendersi, e dell’Europa che lo aiuta. Ho citato la Grande Guerra Patriottica non perché “l’operazione speciale” le somigli (tutt’altro, allora era l’URSS la vittima dell’aggressione!), ma per ricordare l’immensa capacità di sofferenza, di resistenza e adattamento del popolo russa, disperso nello sconfinato paese, governato con mano dura dal potere centrale, represso se ribelle, isolato dalla censura. Se negli Stati Uniti qualche centesimo in più del prezzo del gallone di benzina può costare ai repubblicani la maggioranza nel Congresso, non saranno centomila morti in più nella “real war” a scalfire il potere di Putin. Almeno per ora!</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Quando le statistiche tacciono&#8230;</strong></h3>



<p>Non esistono statistiche ufficiali delle vittime del conflitto: le censure in tempo di guerra, non solo in Russia, tengono occultati dati e indizi specifici sul tema. Ma ci sono vie indirette per valutazioni attendibili, come già riferito più volte su <a href="https://www.neodemos.info/2023/09/22/il-tremendo-costo-umano-dellaggressione-russa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Neodemos</a><sup>2</sup>. Sono quelle seguite dagli esperti coordinati nel sito russo Mediazone, adesso costretto ad operare all’estero. Le fonti sono di tre tipi: 1) una rilevazione capillare dei necrologi di militari morti apparsi sulla stampa, sui media, e su post dei social, fatta da una rete di volontari e dalla BBC. Naturalmente i dati sottostimano il fenomeno, perché una quota importante dei deceduti non dà luogo a “segnali” e quindi rimane occulta, sfuggendo alla rilevazione. Ma i dati che se ne ricavano forniscono un sicuro “minimo” delle perdite. 2) I dati del Registro Nazionale delle Successioni Omologate (National Probate Registry), nel quale vengono obbligatoriamente inseriti i deceduti (entro sei mesi dal decesso) per consentire la trasmissione agli eredi di beni reali (case, terreni, auto) o finanziari. Non tutti i deceduti vi sono iscritti: molti, soprattutto i più giovani, non hanno eredità da trasmettere, e la proporzione dei non registrati cresce quanto più poveri sono i defunti. 3) Infine una terza via (che però dipende dalla disponibilità di dati adesso in parte occultati dalla censura), si avvale del confronto tra l’andamento “normale” dei decessi per mese degli uomini tra i 15 e i 50 anni (negli anni di pace precedenti la guerra, e il Covid)&nbsp; e l’andamento dei decessi nel periodo del conflitto, con attribuzione della “discrepanza” in eccesso dei secondi alla mortalità di guerra.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Perdite mai così alte nei conflitti successivi alla Seconda Guerra Mondiale</strong></h3>



<p>La Figura 1 riporta l’andamento settimanale (dal febbraio 2022 a tutto il 2025) stimato delle perdite militari (linea nera) e l’andamento rilevato dei nomi dei militari defunti (linea verde), che come detto, rappresenta solo un “minimo” accertato dei decessi. Sono esclusi i decessi di militari stranieri (ad esempio i soldati nord coreani), i dispersi, i disertori e i civili. Nei quasi quattro anni coperti, i decessi militari sarebbero stati 352mila, con massimi nell’ultima parte del 2024 e nella prima parte del 2025, con punte fino a 4mila decessi settimanali. A metà 2026, le perdite totali si situerebbero tra 400 e 450mila. Questo numero si pensa che vada moltiplicato per 2 o per 3 per ottenere il numero dei feriti, che porterebbero a circa 1,5 milioni le persone di fatto eliminate dal conflitto. Le perdite e i decessi russi sono notevoli se confrontate con i conflitti successivi alla seconda guerra mondiale. I caduti sul campo di battaglia in Ucraina sono oltre 28 volte superiori ai caduti sovietici in Afghanistan negli anni ’80, oltre 18 volte superiori a quelli registrati durante la prima e la seconda guerra cecena della Russia negli anni ’90 e 2000, e oltre nove volte superiori a quelli di tutte le guerre russe e sovietiche messe insieme dal secondo dopoguerra. “Il numero delle vittime e dei caduti russi è sbalorditivo. Dalla Seconda guerra mondiale, nessuna grande potenza ha subito in nessuna guerra un numero di vittime o di caduti nemmeno lontanamente paragonabile a questo, lasciando alla Russia un bilancio storico recente cupo e senza precedenti. Rispetto agli Stati Uniti, ad esempio, la Russia ha subito in Ucraina circa quattro volte il numero di caduti che gli Stati Uniti hanno registrato in tutte le loro guerre messe insieme dal dopoguerra (Corea, Vietnam, Afghanistan, Iraq e altri conflitti minori)”. La distribuzione secondo l’età (Figura 2) mostra la massima frequenza delle vittime in età non giovanissime, tra i 36 e i 38 anni. Non ci sono evidenze numeriche circa l’incidenza per categorie sociali, anche se molti indizi indicano una prevalenza dei ceti più sfavoriti, a cominciare dall’invio al fronte di detenuti liberati, o della minore frequenza dei deceduti nelle metropoli di San Pietroburgo e di Mosca.&nbsp;</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="677" src="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figura-1-–-Numero-settimanale-di-decessi-militari-russi-secondo-le-stime-1024x677.png" alt="" class="wp-image-24429" style="width:1040px" srcset="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figura-1-–-Numero-settimanale-di-decessi-militari-russi-secondo-le-stime-1024x677.png 1024w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figura-1-–-Numero-settimanale-di-decessi-militari-russi-secondo-le-stime-300x198.png 300w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figura-1-–-Numero-settimanale-di-decessi-militari-russi-secondo-le-stime-768x508.png 768w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figura-1-–-Numero-settimanale-di-decessi-militari-russi-secondo-le-stime.png 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></div>


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<h3 class="wp-block-heading"><strong>Russia indebolità?</strong></h3>



<p>La perdita oramai consistente di giovane capitale umano indebolisce sicuramente la società e l’economia russa. La stessa strategia di guerra ha impiegato uomini senza risparmio. Nell’analisi del CSIS già citato: “Perché il numero di feriti e morti tra le file russe è così elevato? Ci sono diverse spiegazioni plausibili: la strategia di logoramento adottata dalla Russia, la sua incapacità di condurre efficacemente operazioni interforze e di guerra congiunta, le tattiche e l’addestramento inadeguati, la corruzione e il morale basso. Inoltre, la strategia di difesa in profondità dell’Ucraina si è rivelata efficace nell’uccidere e ferire i soldati russi, oltre che nel limitare le loro manovre.” Ma non illudiamoci: l’indebolimento demografico non sarà quello che convincerà Putin a negoziare una tregua o una pace.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Note</strong></h3>



<p><sup>1</sup>Intervista del 6 Luglio 2026 di Peskov su VGTRK, televisione di Stato.&nbsp;</p>



<p><sup>2</sup>Massimo Livi Bacci,&nbsp;<a href="https://www.neodemos.info/2023/09/22/il-tremendo-costo-umano-dellaggressione-russa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><em>Il tremendo costo umano dell’aggressione Russa</em></a>, Neodemos, 22 Settembre 2023.</p>



<p><sup>3</sup>Seth G. Jones and Riley McCabe, <em>&nbsp;Russian Blood and Treasure The Ballooning Costs of Putin’s War, </em>Washington, Center for Strategic and International Studies, 2026.</p>



<p><sup>4</sup>Ibidem</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Fonti</strong></h3>



<p>Fonte figura 1 &#8211; <a href="https://en.zona.media/article/2026/05/09/losses" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Mediazona.</a> </p>



<p>Fonte figura 2 &#8211; <a href="https://en.zona.media/article/2026/07/02/casualties_eng-trl" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Mediazona. </a></p>
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		<title>Demografia senza numeri (seconda parte)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Neodemos]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Nov 2025 09:53:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geodemografia]]></category>
		<category><![CDATA[mortalità]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il crollo dell’URSS, la crisi economica e il default, il degrado sociale e l’alta incidenza dell’alcolismo furono cause del fortissimo aumento della mortalità negli anni’90 ... <a title="Demografia senza numeri (seconda parte)" class="read-more" href="https://www.neodemos.info/2025/11/28/demografia-senza-numeri-seconda-parte/" aria-label="Per saperne di più su Demografia senza numeri (seconda parte)">Leggi</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>Il crollo dell’URSS, la crisi economica e il default, il degrado sociale e l’alta incidenza dell’alcolismo furono cause del fortissimo aumento della mortalità negli anni’90 e nei primi anni del nuovo secolo. Successivamente la situazione è rapidamente migliorata fino al disastro del Covid e la guerra contro l’Ucraina. Ma l’oscuramento dei dati, conclude l’esperto anonimo intervistato da Meduza, non permetterà di valutare l’entità della nuova crisi della sopravvivenza.</em></p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Premessa</strong></h3>



<p class="has-drop-cap">Il sito russo di analisi Meduza, messo al bando dal regime e rifugiato all’estero, ha dato risalto alla soppressione, da parte delle autorità, della pubblicazione di dati di grande importanza per comprendere le vicende demografiche del paese. Pubblichiamo la seconda parte della lunga intervista che sotto condizione di stretto anonimato, un esperto ha concesso al gruppo di giornalisti indipendenti “Bereg” e pubblicato da Meduza<sup>1</sup>. La mancata pubblicazione di dati dettagliati relativi alla mortalità non permette di stimare –come avvenuto per il 2022 e i 2023, l’eccesso di mortalità dovuto a cause belliche, e di confermare in modo indipendente i calcoli dei giornalisti basati sul Registro delle Eredità. Ora, tali calcoli saranno impossibili, così come molti altri studi basati su statistiche ufficiali<sup>2</sup>.</p>



<p><strong><em>Qual è la cosa più importante da capire sulla mortalità?</em></strong></p>



<p>In questo caso, è meglio usare il termine &#8220;aspettativa di vita&#8221;: si tratta di un indicatore che sintetizza la mortalità in un singolo numero e tiene conto della struttura per età della popolazione. Il numero assoluto di decessi può essere fuorviante, poiché dipende dalla consistenza numerica delle diverse coorti di età, il che impedisce di confrontare Paesi &#8220;giovani&#8221; e &#8220;anziani&#8221;, come Russia e Nigeria. Ma il calcolo dell’aspettativa di vita alla nascita consente di confrontare correttamente i livelli, sia di un singolo paese nel tempo, o tra paesi diversi.</p>



<p>A grandi linee, il quadro è il seguente. Dagli anni &#8217;60, tutti i paesi socialisti in Europa hanno registrato un declino o, nella migliore delle ipotesi, una stagnazione dell&#8217;aspettativa di vita, che equivale a un aumento o a una stagnazione della mortalità. Le regioni orientali della RSFSR sono sempre state le più colpite, con tassi di mortalità più elevati. Dal 1964 al 1980, l&#8217;aspettativa di vita in URSS è diminuita di 2,5 anni (Figura 1). Si trattava di un fenomeno senza precedenti: a quel tempo, guerre escluse, l&#8217;aspettativa di vita non era mai diminuita così drasticamente in nessuna parte del mondo. Si trattava di una crisi del modello socialista sovietico di assistenza sanitaria e sociale, avvertita in modo particolarmente forte dagli uomini.&nbsp;</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" width="1024" height="634" src="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2025/11/Figura-1-–-Speranza-di-vita-alla-nascita-nella-Federazione-Russa-per-genere-1950-2050--1024x634.jpg" alt="" class="wp-image-23473" style="width:711px;height:auto" srcset="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2025/11/Figura-1-–-Speranza-di-vita-alla-nascita-nella-Federazione-Russa-per-genere-1950-2050--1024x634.jpg 1024w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2025/11/Figura-1-–-Speranza-di-vita-alla-nascita-nella-Federazione-Russa-per-genere-1950-2050--300x186.jpg 300w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2025/11/Figura-1-–-Speranza-di-vita-alla-nascita-nella-Federazione-Russa-per-genere-1950-2050--768x476.jpg 768w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2025/11/Figura-1-–-Speranza-di-vita-alla-nascita-nella-Federazione-Russa-per-genere-1950-2050-.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></div>


<p><strong><em>I disastri dell’alcol</em></strong></p>



<p>Con l’avvento di Gorbaciov, la vigorosa campagna anti-alcol ebbe effetti positivi e i tassi di mortalità crollarono. Durante il primo anno completo della campagna, il Paese evitò tra 200.000 e 270.000 decessi previsti, a seconda di come si contano. In cinque anni, si contarono un milione di decessi in meno rispetto alle previsioni. L&#8217;aspettativa di vita aumentò rapidamente di 2,5 anni per l&#8217;intera popolazione e di 3,5 anni per gli uomini. Poi il blocco socialista crollò e la campagna anti-alcol finì, il mercato venne inondato di alcolici &#8220;Royal&#8221; a basso costo, per non parlare del degrado della sfera sociale, dell&#8217;aumento della criminalità, della disoccupazione e della povertà. Il risultato fu un&#8217;aspettativa di vita catastrofica per gli uomini, paragonabile a quella dell&#8217;Africa. Nel 1994, la speranza di vita degli uomini era discesa a 58 anni. I ricercatori hanno dimostrato che in Russia esiste una certa quota di forti bevitori – il 10-15% di tutti gli uomini di mezza età – che contribuiscono alla metà circa dei decessi in quelle stesse età. E a seconda delle politiche sull&#8217;alcol, questa quota aumenta o diminuisce. È una specie di tumore che, quando la vodka è economica, risucchia le persone e cresce, ma quando è costosa, si riduce e la mortalità diminuisce.</p>



<p>Poi sono iniziate le fluttuazioni. Dal 1995 al 1998, prima del default, c&#8217;è stata una ripresa che non ha nemmeno raggiunto i livelli del 1991 o del 1992. E poi il default. E dopo il default, un altro crollo nel 1999 e una stagnazione ai minimi storici nel 2002-2005.</p>



<p>Nel 2006 è iniziata l&#8217;implementazione dell&#8217;EGAIS, (il Sistema Informativo Statale Unificato per il Monitoraggio della Circolazione di Alcol Etilico e Bevande Alcoliche) Nel primo anno di implementazione, problemi tecnici e organizzativi hanno portato a una significativa carenza di alcolici legali sugli scaffali, con 170.000 decessi in meno nello stesso anno, mentre l&#8217;aspettativa di vita degli uomini è aumentata di oltre un anno.</p>



<p>Dal 2006 fino all&#8217;arrivo del COVID nel 2020, abbiamo vissuto un periodo ottimo, forse il migliore nella storia del Paese, di aumento dell&#8217;aspettativa di vita e calo della mortalità. È stato un periodo molto stabile, rapido e significativo. Per gli uomini, l&#8217;aspettativa di vita è aumentata da circa 59 a 68 anni, un aumento di nove anni in soli 13 anni di calendario. Semplicemente straordinario. Ci sono state brevi pause: l&#8217;ondata di caldo del 2010, il conflitto nel Donbass. Ma tutto questo è passato quasi inosservato, e per il resto, è stato tutto un progresso continuo.</p>



<p>Poi è arrivato il COVID, che abbiamo gestito in modo disastroso, o meglio, non siamo riusciti a gestire; siamo tra i primi 10 Paesi per eccesso di mortalità. E prima ancora che il COVID finisse, nel 2022, è iniziata la guerra. E nell&#8217;ultimo anno e mezzo, la situazione è chiaramente peggiorata, anche se ora non lo sapremo mai.</p>



<p>Di conseguenza, si scopre che la Russia era riuscita a raggiungere un&#8217;aspettativa di vita massima per gli uomini di 68 anni, ma ora, credo, la cifra sia già scesa a 66.</p>



<p><strong><em>Cosa faranno i ricercatori in questa situazione? Sperate di ottenere nuovi dati proxy che possano essere utilizzati per ricostruire le serie temporali perdute?</em></strong></p>



<p>I ricercatori sono di ogni tipo e natura. Alcuni ricoprono posizioni di alto livello nelle università pubbliche e riceveranno gli stessi dati, solo che saranno trattati con riservatezza. Saranno puniti per la loro eventuale divulgazione e sarà loro vietato pubblicarli. Ciò limiterà ulteriormente la collaborazione con altri scienziati internazionali. A quanto pare, coloro che hanno accesso a questi dati li otterranno segretamente, prepareranno rapporti segreti su di essi e li invieranno segretamente a persone segrete di un governo segreto. Solo che ora i decisori avranno ancora meno motivi per ascoltare questi esperti segreti, perché non avranno nemmeno diritto di parola. Qquale sarà l&#8217;esito di queste audizioni, non lo so. Se le autorità non hanno mai ascoltato la ragione prima, perché dovrebbero iniziare improvvisamente ad ascoltarla ora?</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Note</strong></h3>



<p><sup>1</sup> <a href="https://meduza.io/en/feature/2025/07/14/no-births-no-deaths-no-data" target="_blank" rel="noreferrer noopener">La prima parte dell’intervista è stata pubblicata su Neodemos&#8230;..</a></p>



<p><sup>2</sup>Si vedano gli articoli di Massimo Livi Bacci, <em>Il tremendo costo umano dell’aggressione Russa</em>, Neodemos, 22 settembre 2023; <em>Putin, la demografia e la guerra</em>, Neodemos, 16 aprile 2024</p>
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		<title>Demografia senza numeri. Il caso della Russia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Neodemos]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Nov 2025 08:59:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geodemografia]]></category>
		<category><![CDATA[denatalità]]></category>
		<category><![CDATA[popolazione]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La demografia è una delle prime vittime dei regimi autoritari, inclini a occultare verità scomode e sgradite. Neodemos pubblica il testo parziale di una intervista ... <a title="Demografia senza numeri. Il caso della Russia" class="read-more" href="https://www.neodemos.info/2025/11/25/demografia-senza-numeri-il-caso-della-russia/" aria-label="Per saperne di più su Demografia senza numeri. Il caso della Russia">Leggi</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>La demografia è una delle prime vittime dei regimi autoritari, inclini a occultare verità scomode e sgradite. Neodemos pubblica il testo parziale di una intervista a un esperto anonimo che commenta la sospensione della pubblicazione di importanti statistiche demografiche ufficiali in Russia , avvenuta nei primi mesi dell’anno.&nbsp;</em></p>



<p class="has-drop-cap">Il sito russo di analisi Meduza, messo al bando dal regime e rifugiato all’estero, ha dato risalto alla soppressione, da parte delle autorità, della pubblicazione di dati di grande importanza per comprendere le vicende demografiche del paese. Pubblichiamo parte della lunga intervista che sotto condizione di stretto anonimato, un esperto ha concesso al gruppo di giornalisti indipendenti “Bereg”e pubblicato da Meduza<sup>1</sup>.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Premessa</strong></h3>



<p>Tra maggio e luglio 2025, il Servizio Statistico Federale della Federazione Russa (Rosstat) ha gradualmente interrotto la pubblicazione di quasi tutti i più importanti indicatori demografici del Paese. Inizialmente, i dati operativi su nascite, decessi, matrimoni e divorzi per regione sono stati occultati. E alla fine di giugno, è stato annunciato che Rosstat, per la prima volta, si era rifiutato di fornire i dati definitivi sulla mortalità per il 2024. Informazioni simili per il 2022 e il 2023 hanno permesso allo statistico Dmitry Kobak<sup>1</sup> e ai suoi coautori <a href="https://read.dukeupress.edu/demography/article/62/2/335/398920/War-Fatalities-in-Russia-in-2022-2023-Estimated" target="_blank" rel="noreferrer noopener">di calcolare</a> l&#8217;eccesso di mortalità correlato alla guerra e di confermare in modo indipendente i calcoli dei giornalisti basati sul Registro delle Eredità. Ora, tali calcoli saranno impossibili, così come molti altri studi basati su statistiche ufficiali&#8230; <em>Per motivi di sicurezza, l&#8217;esperto ha parlato in condizione di anonimato.</em></p>



<p><strong><em>Chiariamo una cosa: quali sono i principali indicatori statistici che abbiamo perso? Quali di questi erano i più significativi?</em></strong></p>



<p>Quasi tutte le statistiche demografiche mensili sono state soppresse. In primo luogo, si tratta dei dati assoluti, ovvero del numero di nascite, decessi, matrimoni e divorzi, anche per regione: si tratta del primo set di statistiche, quello attuale. In secondo luogo, si tratta dei dati annuali dettagliati su tutti i decessi. A quanto pare, qualsiasi set di dati relativo alla mortalità non verrà più pubblicato per ordine del governo. Ciò è la conseguenza di nuove disposizioni legislative delle quali il governo si è avvalso per sopprimere del tutto i dati sulla mortalità. Ma, cosa interessante, questo lo sappiamo solo grazie alla&nbsp;&nbsp;<a href="https://kobak.livejournal.com/134458.html">corrispondenza</a>&nbsp;di Dmitry Kobak con Rosstat: questo è l&#8217;unico caso in cui l&#8217;agenzia ha fornito una chiara risposta. Tutti gli altri recenti casi di soppressione dei dati sono stati imputati a problemi tecnici o modifiche al flusso dei documenti, che suonavano come giustificazioni infantili, oppure sono rimasti senza alcuna spiegazione.</p>



<p>Abbiamo sostanzialmente perso tutto ciò che veniva pubblicato mensilmente, tranne due indicatori: il tasso di fecondità totale (TFT, o numero medio di figli per donna) e il tasso di fecondità totale per il terzo figlio, per regione, calcolato per un periodo cumulativo di 12 mesi. Questo è l&#8217;unico dato superstite, presumibilmente perché è un indicatore chiave di performance per i governatori. Ma poiché questi dati non possono più essere verificati, credo che aumenti anche il rischio di manipolazione.</p>



<p><strong><em>Non solo Rosstat, ma anche gli uffici di stato civile hanno smesso di pubblicare dati demografici?</em></strong></p>



<p>Sì. Tutte le tabelle dedicate alle statistiche di stato civile precedentemente pubblicate dalle singole Direzioni Principali degli Uffici di Stato Civile (GU ZAGS) nelle entità costituenti la Federazione Russa sono ora mute o rese illeggibili; le pagine in cui queste tabelle erano pubblicate sono state eliminate o semplicemente non vengono più aggiornate. Fino a poco tempo fa, molti uffici GU ZAGS pubblicavano il numero di nascite, decessi, matrimoni e divorzi registrati. Alcuni pubblicavano anche dati sui cambi di nome, sulle adozioni e sui riconoscimenti di paternità. Ora, tutto ciò che alcuni uffici GU ZAGS pubblicavano normalmente è scomparso. Tutte queste informazioni sono svanite. Questo processo è avvenuto con estrema rapidità: da metà maggio a metà giugno, praticamente tutto è stato chiuso.</p>



<p><strong><em>È chiaro che non conosciamo la vera ragione, ma quale potrebbe essere stata la motivazione di un passo così radicale?</em></strong></p>



<p>Tutto è iniziato quando Rosstat non ha pubblicato i consueti dati regionali nello scorso marzo, fornendo invece solo dati sintetici e solo per l&#8217;intero paese, arrotondati al centinaio più vicino, e solo cumulativamente dall&#8217;inizio dell&#8217;anno. I dati di marzo sono apparsi a maggio, il che significa che la pubblicazione era già in ritardo.</p>



<p>Inoltre, anche prima della pubblicazione di questi dati &#8220;troncati&#8221;, abbiamo assistito a un aumento significativo dei decessi presso gli uffici di stato civile ad aprile: fino al 40% in alcune regioni, con una media del 15% a livello nazionale. Questo aumento è stato attribuito all&#8217;epidemia di influenza e infezioni virali respiratorie acute, che quest&#8217;anno si è spostata in primavera. Se si esaminano&nbsp;<a href="https://www.influenza.spb.ru/surveillance/flu-bulletin/">le statistiche</a>&nbsp;dell&#8217;Istituto di Virologia di San Pietroburgo, si vedrà che a marzo si è effettivamente registrato un aumento dei casi, e anche piuttosto significativo. Questo aumento a marzo porta a un aumento dei decessi a marzo e aprile, ed è quello che abbiamo visto. In effetti, questo potrebbe benissimo spiegare tutto.</p>



<p><strong><em>Qualcuno potrebbe dire: &#8220;Beh, li hanno soppressi, ma cosa ci importa di questi dati? Non influenzano le nostre vite&#8221;. Cosa potrebbe cambiare, oltre a rendere ancora più difficile monitorare le conseguenze della guerra?</em></strong></p>



<p>Innanzitutto, è importante ricordare che questi dati vengono utilizzati per il calcolo di sussidi e pagamenti, per il numero dei posti nelle scuole e negli asili, per la pianificazione di costruzioni, trasporti e gassificazione. E per un&#8217;infinità di scopi simili.</p>



<p>Ma la cosa principale è che le statistiche demografiche sono il fondamento della politica. Abbiamo avuto questo stolto spostamento del capitale di maternità al primo figlio invece che al secondo<sup>3</sup>. E, naturalmente, i demografi avevano previsto che come misura di stimolo alle nascite non avrebbe funzionato, ma grazie ai dati sappiamo che in realtà è andata ancor peggio del previsto. E se questo cambiamento fosse fatto oggi, non sapremmo l&#8217;esito di questo spostamento &#8211; se ha funzionato o meno, e in quale direzione – per mancanza di dati.</p>



<p>Oppure, supponiamo che il governatore dell’oblast di Vologda, Georgy Filimonov, che dichiara di sposare una politica anti-alcol, implementi nuove regole di vendita degli alcolici, cosicché durate i giorni feriali si possano comprare solo tra le 12 e le 14, mentre nel fine-settimana la vendita rimane libera. Ma è risaputo che è proprio nel fine settimana che la gente si ubriaca a morte. Ora, la restrizione nei giorni feriali determinerà un abbassamento della mortalità, ma non quanto sarebbe avvenuto se la restrizione avesse riguardato anche l’weekend. Sebbene, in generale, sia risaputo che le persone diventano alcoliste, e muoiono più spesso, nei giorni di fine settimana, nulla è cambiato: in questi giorni si possono comprare alcolici e bere. Anche a prescindere da questo, possiamo aspettarci che la mortalità nella regione di Vologda diminuisca con l&#8217;introduzione delle restrizioni, anche se non tanto quanto se le restrizioni fossero estese ai giorni di fine settimana. Ma di quanto sia diminuita, non lo sapremo mai per mancanza di dati giornalieri. E questo significa che non conosceremo mai nemmeno l&#8217;efficacia delle misure del governatore Filimonov: ora si può dire qualsiasi cosa, e sarà impossibile verificarla.</p>



<p>Un altro esempio riguarda la regione di Nižnij Novgorod. Hanno un meraviglioso programma per promuovere le nascite. Il più completo di qualsiasi altra regione in Russia. Lo hanno annunciato a fine dicembre e hanno iniziato a distribuire i fondi il 1° luglio. Entro ottobre o novembre dovrebbero esserci risultati, e anche piuttosto buoni. Ma non lo sapremo mai, per mancanza di dati. Tutto qui.</p>



<p>Temo che quest&#8217;anno non ci sarà alcun bollettino statistico annuale sul movimento naturale della popolazione, e che sul sito web dell&#8217;EMISS<sup>4</sup> non saranno disponibili altre statistiche, se non molto sintetiche. E la cosa principale è che tutto questo è già successo. Hanno cercato di sopprimere le statistiche demografiche in URSS negli anni &#8217;70: a quel tempo, l&#8217;aspettativa di vita stava diminuendo nell&#8217;Unione, mentre stava aumentando nei paesi capitalisti. Per nascondere il problema, le autorità hanno semplicemente oscurato le statistiche. Oppure c&#8217;è il recente esempio della Bielorussia, dove le statistiche sono state chiuse nel 2020 e quest&#8217;anno hanno pubblicato solo i dati più generali, praticamente inutili per gli specialisti.</p>



<p><strong><em>Abbiamo ricevuto una foto istantanea della situazione demografica del Paese. Qual è la cosa più importante da ricordare di questa immagine? Cosa sta succedendo alla popolazione russa in termini di mortalità, fertilità e migrazione?</em></strong></p>



<p>Non sta succedendo nulla di insolito; non stiamo assistendo a cambiamenti radicali. Tutte le tendenze continuano. Ci sono sfumature, certo, e ci sono cambiamenti nei dettagli. Ma questo dipende da quanto si vuole approfondire la materia. Per quanto riguarda la natalità ci troviamo attualmente nel mezzo di una seconda transizione demografica della fecondità. L&#8217;età media al primo parto continua ad aumentare lentamente, il tasso di natalità dei primogeniti continua a diminuire e, dopo un calo, il tasso di natalità dei secondogeniti sembra essersi stabilizzato. Quest&#8217;anno, la diminuzione della fecondità ha toccato i terzogeniti per la prima volta, come può dedursi dai dati ufficiali sul tasso di fecondità totale per il terzo figlio (e successivi) pubblicati sul sito web dell&#8217;EMISS<em>.</em> Ciò è probabilmente una conseguenza del calo della natalità dei secondogeniti nel 2022, avvenuto a causa del trasferimento delle prestazioni del capitale materno al primogenito nel 2020, come già detto. Quindi, si tratta di una catena di eventi, con una sorta di effetto domino.</p>



<p>Ma, in generale, le famiglie numerose in Russia sono molto frequenti, più di quanto lo siano in tutti i paesi cristiani sviluppati, soprattutto per quanto riguarda i figli quartogeniti, e questo “cuscinetto” mantiene la fecondità intorno a 1,4, figli per donna, un livello più alto di quello di molti altri paesi europei, e di altri paesi sviluppati, per i quali sono disponibili statistiche aggiornate. Questa è la conseguenza del declino più drammatico dei nostri vicini occidentali, e non solo di questi. In altre parole, non è che la Russia abbia superato la maggior parte dei paesi europei negli ultimi tre anni, sono questi che sono scesi al di sotto della Russia!</p>



<p>L’età delle donne alla nascita del primo figlio è in aumento, come è accaduto ovunque durante la seconda transizione demografica, ma sta avvenendo lentamente e con un ritardo rispetto ad altri Paesi. Secondo diverse fonti, è iniziata negli anni ’90 e sta procedendo a un ritmo lento. Nel nostro Paese, la seconda transizione demografica si è manifestata non solo con un aumento della sterilità, ma anche con un aumento molto significativo delle famiglie numerose, più che raddoppiate. Ciò è dovuto principalmente all’introduzione del capitale materno, e forse anche ad una ripresa della religiosità, e poi a forme di “contagio” sociale. La Russia ha ottenuto un certo successo con la sua politica demografica: nell&#8217;ultimo quarto di secolo, pochi paesi possono vantare il tipo di crescita del tasso di natalità che la Russia ha sperimentato dal 2006 al 2015, quando l&#8217;introduzione del capitale materno ha avuto il suo maggiore effetto stimolante. La riproduttività è cresciuta del 38%, da 1,28 a 1,76 figli per donna<sup>5</sup>. Il problema è che anche le cose più ovvie sono tutt&#8217;altro che ovvie per chi prende le decisioni.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Note</strong></h3>



<p><sup>1</sup><a href="https://meduza.io/en/feature/2025/07/14/no-births-no-deaths-no-data">https://meduza.io/en/feature/2025/07/14/no-births-no-deaths-no-data</a>. Parte dell’intervista qui non pubblicata, riguarda i dati sui decessi anch’essi in parte occultati.</p>



<p><sup>2</sup>Ricercatore in statistica alla Università di Tubinga</p>



<p><sup>3</sup>Il Maternity Capital (capitale materno) consiste in un molto sostanzioso complesso di provvidenze una tantum, di natura monetaria, creditizia e altro, introdotto nel 2007, a beneficio delle donne alla nascita di un figlio secondogenito o di ordine superiore. Dal 2020 questo beneficio è concesso anche alla nascita di un primo figlio, sollevando le critiche degli esperti secondo i quali un primogenito è nel programma della maggioranza delle coppie anche senza la prospettiva del beneficio e quindi poco o nulla influente sulla natalità. Sul capitale materno Neodemos ha riferito più volte.&nbsp;</p>



<p><sup>4</sup>EMISS &#8211; Sistema Informativo e Statistico Interdipartimentale Unificato. Contiene informazioni statistiche ufficiali generate da enti ufficiali.</p>



<p><sup>5</sup>Ma è poi ridisceso gradualmente a 1,4 nel 2024 [Neodemos]&nbsp;<br><br></p>
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		<title>La Grande Russia è piccola</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Livi Bacci]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Apr 2025 07:52:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geodemografia]]></category>
		<category><![CDATA[denatalità]]></category>
		<category><![CDATA[famiglie]]></category>
		<category><![CDATA[natalità]]></category>
		<category><![CDATA[riproduzione]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Potrà la Russia spartirsi la leadership del mondo con Cina e Stati Uniti? Massimo Livi Bacci ritorna sul tema della debolezza demografica del paese, nonostante ... <a title="La Grande Russia è piccola" class="read-more" href="https://www.neodemos.info/2025/04/22/la-grande-russia-e-piccola/" aria-label="Per saperne di più su La Grande Russia è piccola">Leggi</a></p>
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<p><em>Potrà la Russia spartirsi la leadership del mondo con Cina e Stati Uniti? Massimo Livi Bacci ritorna sul tema della debolezza demografica del paese, nonostante il cospicuo sostegno alla natalità e la martellante propaganda pro-natalista, accompagnata da una preoccupante erosione dei diritti delle donne e delle coppie nel campo della sessualità e della riproduttività.</em></p>



<p class="has-drop-cap">Si diffonde l’opinione che il primo quarto di secolo stia inaugurando una fase storica dominata da tre grandi protagonisti: Cina, Russia e Stati Uniti, ciascuno con le proprie aree di influenza politica, economica e, purtroppo, militare. Tutti e tre muniti di arsenale nucleare, di gigantesche basi territoriali, di ricche risorse naturali. Tutti e tre con un ricco capitale di conoscenze scientifiche e tecnologiche. Ma tra i tre giganti, la Russia è molto debole per quanto riguarda le risorse umane: una popolazione che è un decimo di quella della Cina e assai meno della metà di quella Americana, su un territorio doppio o triplo di quello degli altri due protagonisti. Alla demografia russa Neodemos dedica molta attenzione, e queste righe aggiornano quanto già scritto in altri articoli<sup>1</sup>.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Le insidie dell’ideologia e della propaganda.</strong></h3>



<p>Non c’è occasione ufficiale nella quale Putin – o altre personalità di rilievo – non ribadisca che “Una grande famiglia dovrebbe diventare la norma, la filosofia di vita della società, l’obbiettivo dell’intera strategia dello stato”, e che la Russia, nel 2030, deve tornare ad avere una natalità che consenta una crescita sostenibile. Prospettiva irraggiungibile, come sanno bene i demografi russi, visto che il numero delle nascite è ulteriormente diminuito nel 2024 e la riproduttività dagli attuali 1,45 figli per donna dovrebbe fare un balzo a più di 2 (e stabilizzarsi su questo livello) nel giro di cinque-sei anni. Nel 1999, nel bel mezzo del grave periodo di crisi post-sovietica, le nascite del paese toccarono il minimo storico di 1,25 milioni, risalito poi grazie anche ai cospicui incentivi introdotti nel 2007, a 1,94 milioni nel 2014, per ridiscendere a 1,22 (-37%) nel 2024.                                                                                                                                  <br>La retorica pro-natalista è comune, oramai, a quasi tutti i paesi del mondo nei quali la riproduttività è bassissima, anche se l’esperienza insegna che ci vuole ben altro per far cambiare propensioni e convinzioni nelle menti dei popoli. Lo scorso dicembre Putin ha creato il “Consiglio per la Demografia e la Famiglia” con la missione di formulare, implementare e monitorare le politiche progettate o messe in campo. Nel contempo il Ministero di Giustizia e la Duma stanno preparando un provvedimento che mette al bando l’ideologia “childfree”, con pesanti multe per le persone e le associazioni che ne facciano propaganda. Ancora più insidiose sono le misure, mediche e regolamentari, dirette a rendere più difficile il ricorso all’aborto, fino al divieto (per ora solo minacciato) di proibire le interruzioni di gravidanza nelle cliniche private nelle quali avviene, oggi, il 20% del totale delle interruzioni. C’è dunque una pericolosa tendenza alla graduale erosione del diritto delle donne, e delle coppie, a regolare la loro riproduttività. Una tendenza pericolosa, in un paese la cui Corte Suprema, nel novembre del 2023 ha bandito il movimento LGBT, etichettandolo come movimento &#8220;estremista&#8221;. È stato osservato che “l’insistenza sull’aumento della natalità, la vaga invocazione ai <em>valori tradizionali </em>e l’immagine della donna come macchina per far figli, sono tutti segnali del crescente controllo dello stato sulla società. Durante i primi due mandati della presidenza di Putin, le libertà politiche sono state erose in modo crescente, ma la vita privata era rimasta indenne. Ma questo sta cambiando. L’influenza ideologica dello stato sta penetrando nella regione profonda della vita personale”<sup>2</sup>.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Estensione del “Capitale Materno”</strong></h3>



<p>Dell’introduzione del cosiddetto “capitale materno” nel 2007, un costoso tentativo di sostenere la natalità mediante la corresponsione di una cospicua somma alla nascita di un figlio, si è già detto in un altro articolo<sup>3</sup>. Il Governo ha annunciato l’estensione del provvedimento fino a tutto il 2030, con contributi indicizzati al costo della vita. L’ammontare del sostegno (non reiterabile), dallo scorso febbraio vale 676mila rubli per il primo figlio e 893mila per gli ordini di nascita superiori, cifre corrispondenti rispettivamente a $ 8.100 e 10.700 (al cambio del mese di marzo 2025). Si tratta di somme cospicue, se rapportate al reddito pro-capite russo che, secondo la Banca Mondiale, ammontava a $13.800 nel 2023. Ma l’impatto sulle nascite, dopo la forte ripresa negli anni successivi all’introduzione del beneficio, sembra pressoché nullo. Va anche detto che l’estensione al 2022 del capitale materno ai primogeniti è considerato un errore dalla maggioranza degli esperti, dato che un’alta proporzione delle coppie vuole per lo meno un figlio, indipendentemente dall’incoraggiamento monetario.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Il paradosso delle migrazioni</strong></h3>



<p>La debolezza demografica della Russia è in contrasto con il ruolo di grande potenza che Putin sogna per il paese. La popolazione è in discesa; secondo le prudenti proiezioni delle Nazioni Unite, dovrebbe alleggerirsi di una decina di milioni, in poco più di trent’anni, col corollario del forte invecchiamento comune a tutti i paesi con debolissima natalità. Un paese vastissimo che ha grandi risorse naturali delle quali non può avvantaggiarsi per la scarsità di risorse umane. Nello stesso tempo la sua politica migratoria si è fatta sempre più cauta e restrittiva: gli immigrati provengono soprattutto dalle repubbliche dell’Asia centrale, Uzbekistan, Tajikistan&nbsp; e Kirghisistan ai primi posti. Le rimesse dei loro cittadini emigrati in Russia rappresentano una quota molto elevata del prodotto dei paesi di provenienza. Questi immigrati, pur essenziali per molte attività richiedenti manodopera generica, sono assai malvisti dalle popolazioni locali. Si teme il formarsi di comunità per lo più musulmane estranee alla cultura e alla religione della grande madre russa, che Putin vorrebbe grande anche demograficamente. Di fronte alle restrizioni e ai crescenti vincoli cui sono sottoposti gli immigrati asiatici, sta la pressione emigratoria dalla parte occidentale della Russia, per sfuggire alla coscrizione e alla guerra. A proposito di questa: le ultime stime assai ben fondate di Meduza-Mediazone valutano le perdite (morti) di guerra russe in 160-165mila, fino a tutto il 2024. Sono perdite che colpiscono soprattutto settori poveri ed esclusi (anche carcerati sotto contratto), diluite in un immenso territorio, poco percepite dall’opinione pubblica poco informata sulle vicende della guerra. Ma un sinistro drenaggio della compagine demografica, che Putin vorrebbe fiorente e in crescita.&nbsp;&nbsp;</p>



<p><sup>1</sup>Rimandiamo i lettori agli articoli pubblicati su Neodemos da chi scrive: <a href="https://www.neodemos.info/2024/04/16/putin-la-demografia-e-la-guerra/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Putin, la demografia e la guerra</a>,<em> Neodemos,</em> 16 Aprile 2024; La Russia, troppo grande troppo vuota?,&nbsp;11 Settembre 2018;&nbsp;<a href="https://www.neodemos.info/2021/07/27/i-bambini-di-putin/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">I bambini di Putin</a>, 27 Luglio 2021;&nbsp;<a href="https://www.neodemos.info/2024/04/16/putin-la-demografia-e-la-guerra/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">La Russia e la demografia di guerra</a>, 12 Aprile 2022.</p>



<p><sup>2</sup>Markus Ackeret, <em><a href="https://www.nzz.ch/english/russias-shrinking-population-sparks-radical-proposals-ld.1853517" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Russian shrinking population sparks radical proposals</a></em>, Neue Züurcher Zeitung, 21 ottobre 2024.</p>



<p><sup>3</sup>Cfr. Livi Bacci, Putin, <a href="https://www.neodemos.info/2024/04/16/putin-la-demografia-e-la-guerra/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">la demografia e la guerra</a>, cit.<span id="docs-internal-guid-49ca2959-7fff-5e93-b3f5-77b05fcf9e58"></span></p>
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		<title>Putin, la demografia e la guerra</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Livi Bacci]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Apr 2024 09:03:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geodemografia]]></category>
		<category><![CDATA[geodemografia]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[popolazione]]></category>
		<category><![CDATA[putin]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La vastità della Russia e la sua dispersa popolazione, attenuano il trauma sociale della costosa guerra di aggressione all’Ucraina. Massimo Livi Bacci fa il punto ... <a title="Putin, la demografia e la guerra" class="read-more" href="https://www.neodemos.info/2024/04/16/putin-la-demografia-e-la-guerra/" aria-label="Per saperne di più su Putin, la demografia e la guerra">Leggi</a></p>
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<p><em>La vastità della Russia e la sua dispersa popolazione, attenuano il trauma sociale della costosa guerra di aggressione all’Ucraina. Massimo Livi Bacci fa il punto sulle perdite militari delle due parti e sulla demografia della Russia, molto debole nonostante la costosa politica pro-natalista avviata da Putin nel 2007.</em></p>



<p class="has-drop-cap">All’inizio del 2024, nel suo discorso all’Assemblea generale della Federazione Russa, Putin è tornato sulla questione demografica, sua costante preoccupazione dalla sua investitura come capo dello stato: “Il sostegno alle famiglie con figli è il nostro fondamentale imperativo morale. Una grande famiglia dovrebbe diventare la norma, la filosofia di vita della società, l’obbiettivo dell’intera strategia dello stato&#8230; nei prossimi sei anni dobbiamo raggiungere una natalità che permetta una crescita sostenibile”.&nbsp;</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Pochi abitanti per tanto spazio</strong></h3>



<p>La Russia è il paese più vasto del mondo, con i suoi 17 milioni di chilometri quadrati di superficie (7-8 milioni in più di Canada, Cina e Stati Uniti), oltre 20mila chilometri di confini terrestri, e una popolazione di 146 milioni di abitanti, in declino. Un’enorme spazio da conservare, difendere e popolare, obbiettivo geopolitico primario di ogni governo, da Pietro il Grande, a Caterina II, a Stalin, a Putin. Le vicende demografiche della Russia/Unione Sovietica sono ben note<sup>1</sup>; nella Figura 1 è riportata la curva della popolazione dal 1960 all’inizio del 2024: un continuo aumento dal 1960 fino al 1990, alla dissoluzione dell’Urss (da 119 a 149 milioni); una flessione nel periodo di crisi successivo, una ripresa dopo il 2007 (143 milioni) fino al 2020 (148 milioni) e una nuova inversione e discesa negli ultimi quattro anni (146 milioni attuali). Le Figure 2 e 3 completano l’immagine della demografia degli ultimi decenni. La ripresa dopo il 2007 è in parte artificiosa, e dovuta all’annessione, nel 2014, della Crimea e di Sebastopoli (2,7 milioni di abitanti). In parte è dovuta anche alla ripresa delle nascite, per l’introduzione di un cospicuo sostegno finanziario alle coppie (il cosiddetto “capitale materno”) nel 2007. Le recenti previsioni delle Nazioni Unite (2022), secondo la “variante media”, prospettano una perdita di circa 10 milioni di abitanti nei prossimi vent’anni (136 milioni nel 2044), nonostante una ipotizzata, sia pur moderata, ripresa della natalità.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="512" src="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2024/04/Figura-1-–-Popolazione-della-Federazione-Russa-1960-2024-1024x512.jpg" alt="" class="wp-image-21227" srcset="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2024/04/Figura-1-–-Popolazione-della-Federazione-Russa-1960-2024-1024x512.jpg 1024w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2024/04/Figura-1-–-Popolazione-della-Federazione-Russa-1960-2024-300x150.jpg 300w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2024/04/Figura-1-–-Popolazione-della-Federazione-Russa-1960-2024-768x384.jpg 768w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2024/04/Figura-1-–-Popolazione-della-Federazione-Russa-1960-2024.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="572" src="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2024/04/Figura-2-–-Variazione-annuale-della-popolazione-della-Russia-1990-2023--1024x572.jpg" alt="" class="wp-image-21228" srcset="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2024/04/Figura-2-–-Variazione-annuale-della-popolazione-della-Russia-1990-2023--1024x572.jpg 1024w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2024/04/Figura-2-–-Variazione-annuale-della-popolazione-della-Russia-1990-2023--300x168.jpg 300w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2024/04/Figura-2-–-Variazione-annuale-della-popolazione-della-Russia-1990-2023--768x429.jpg 768w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2024/04/Figura-2-–-Variazione-annuale-della-popolazione-della-Russia-1990-2023-.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="614" src="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2024/04/Figura-3-–-Piramide-delle-eta-della-Russia-2024--1024x614.jpg" alt="" class="wp-image-21229" srcset="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2024/04/Figura-3-–-Piramide-delle-eta-della-Russia-2024--1024x614.jpg 1024w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2024/04/Figura-3-–-Piramide-delle-eta-della-Russia-2024--300x180.jpg 300w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2024/04/Figura-3-–-Piramide-delle-eta-della-Russia-2024--768x460.jpg 768w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2024/04/Figura-3-–-Piramide-delle-eta-della-Russia-2024-.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Il “capitale materno” e le nascite</strong></h3>



<p>Queste prospettive allarmano il governo. Nel 2007, nel tentativo di sostenere la natalità fu introdotto il cosiddetto “capitale materno”, cioè la corresponsione di una cospicua somma (una tantum) alla nascita di un secondo figlio, o di un figlio di ordine superiore, volta sostenere i costi di allevamento e della formazione, ma anche spendibile per l’accensione di un mutuo per l’acquisto di un’abitazione, o per la sua ristrutturazione, e per altre necessità familiari. Il contributo è stato via via adeguato al costo della vita; oggi vale 834mila rubli (equivalenti, al cambio corrente di fine marzo, a € 8.350), una somma cospicua se commisurata al reddito medio familiare. Dal 2022 il “capitale materno” viene corrisposto anche alla nascita del primo figlio (anche in questo caso, una tantum, e quindi non rinnovabile per le nascite eventuali di un secondo, terzo figlio e oltre)<sup>2</sup>. Come è avvenuto in situazioni analoghe in altri paesi, si sono avuti effetti immediati, anche per un effetto “anticipo”, e cioè al fatto che coppie che avevano in programma di avere un secondo figlio, ne hanno anticipato la nascita (ma senza per questo cambiare i loro programmi riguardo al numero della prole desiderato). Questo effetto anticipo ha contribuito all’aumento delle nascite, dal minimo storico di 1,3 milioni della fine degli anni ’90 a 1,9 milioni circa tra il 2011 e il 2016, ma gli effetti sembrano esauriti, e le nascite del 2023 sono ridiscese a 1,3 milioni, corrispondenti a meno di 1,5 figli per donna, e pari al minimo storico di fine anni ’90. Il clima generale è poi peggiorato, sia per effetto della pandemia di Covid, sia per il reclutamento di 300mila giovani impegnati nella guerra all’Ucraina e la prospettiva di ulteriori chiamate alle armi, sia per l’emigrazione consistente (si è parlato di 700mila giovani emigrati per sfuggire al servizio militare).&nbsp;</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Tributi di sangue</strong></h3>



<p>La guerra sta imponendo un tremendo tributo di sangue alle forze Russe e a quelle Ucraine. Le dichiarazioni ufficiali dei due paesi in conflitto si contano col contagocce, e sono del tutto inattendibili. Giornalisti e studiosi, intraprendenti e curiosi, hanno trovato vie alternative per stimare – sia pure con inevitabili approssimazioni – gli ordini di grandezza delle perdite. Le vie seguite sono varie: dal confronto tra le statistiche decessi di giovani uomini e di giovani donne, alla raccolta degli annunci di decesso sui giornali e sui media, allo sfruttamento delle statistiche notarili riguardanti le certificazioni delle successioni. Rimandiamo a un altro articolo su Neodemos, e ad altri documenti<sup>3</sup>, l’indicazione delle fonti, delle metodologie adottate, dei livelli di approssimazione. La Figura 4 descrive l’andamento settimanale dei decessi verificati (Russia e Ucraina) e di quelli stimati (Russia) dal marzo del 2022 alla fine del 2023. Nell’insieme, si tratterebbe di 75mila decessi per le truppe russe (valore centrale di un “intorno” tra i 66mila e 88mila decessi) cui vanno aggiunte perdite dei feriti smobilitati per la gravità delle ferite riportate (in un rapporto di 1,7/2,0 feriti per ogni deceduto).&nbsp; Nel totale si tratterebbe di 200-225mila perdite fino alla fine del 2023 dalla parte russa. I deceduti di parte Ucraina ammonterebbero a 42mila, per un totale di 120mila perdite, includendo i feriti gravi. L’andamento settimanale, mostra un massimo di perdite nei primi mesi del 2023, in corrispondenza del sanguinoso assedio di Bakmut. La guerra di attrito è responsabile dell’alto numero di vittime, in un conflitto di trincea, spesso non troppo dissimile da quanto avveniva nella della Grande Guerra. Molte perdite sono imputabili anche alla scarsità di presidi medici in prossimità della linea del fronte ed alla necessità di evacuare i feriti nelle distanti retrovie.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="614" src="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2024/04/Figura-4-–-Stime-dei-decessi-settimanali-delle-forze-Russe-e-di-quelle-Ucraine-2022-e-2023--1024x614.jpg" alt="" class="wp-image-21230" srcset="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2024/04/Figura-4-–-Stime-dei-decessi-settimanali-delle-forze-Russe-e-di-quelle-Ucraine-2022-e-2023--1024x614.jpg 1024w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2024/04/Figura-4-–-Stime-dei-decessi-settimanali-delle-forze-Russe-e-di-quelle-Ucraine-2022-e-2023--300x180.jpg 300w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2024/04/Figura-4-–-Stime-dei-decessi-settimanali-delle-forze-Russe-e-di-quelle-Ucraine-2022-e-2023--768x460.jpg 768w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2024/04/Figura-4-–-Stime-dei-decessi-settimanali-delle-forze-Russe-e-di-quelle-Ucraine-2022-e-2023-.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Molti osservatori ritengono che l’impatto delle perdite, sotto il profilo psicologico e sociale, sia più devastante per l’Ucraina, paese democratico che non per la Russia. Molte perdite russe hanno riguardato i numerosi condannati, liberati e integrati tra le truppe con contratti di 6 mesi. Inoltre la censura, la grande vastità del paese, e la numerosità della popolazione avrebbero diluito e attenuato gli effetti negativi delle perdite. Riflessioni che andranno approfondite dopo la fine di un conflitto che appare destinato a durare ancora a lungo.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Note</strong></h3>



<p><sup>1</sup>Rimandiamo i lettori agli articoli pubblicati su Neodemos: <em><a href="https://www.neodemos.info/2018/09/11/la-russia-troppo-grande-troppo-vuota/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">La Russia, troppo grande troppo vuota?</a>,</em> 11 Settembre 2018;<em><a href="https://www.neodemos.info/2021/07/27/i-bambini-di-putin/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> I bambini di Putin</a></em>, 27 Luglio 2021; <em><a href="https://www.neodemos.info/2022/04/12/la-russia-e-la-demografia-di-guerra/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">La Russia e la demografia di guerra</a></em>, 12 Aprile 2022.</p>



<p><sup>2</sup>Provvedimento da molti giudicato imprudente, stante il fatto che molte coppie desiderano avere un solo figlio e si fermano al figlio “unico”.</p>



<p><sup> 3</sup>Massimo Livi Bacci, <em><a href="https://www.neodemos.info/2023/09/22/il-tremendo-costo-umano-dellaggressione-russa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Il tremendo costo umano dell’aggressione Russa</a></em>, Neodemos, 22 Settembre 2023.</p>
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		<title>Il tremendo costo umano dell’aggressione Russa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Caterina Livi Bacci]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Sep 2023 07:57:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geodemografia]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[mortalità]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[ukraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La guerra scatenata dalla Russia in Ucraina sta avendo costi umani elevatissimi per i due paesi. Nel silenzio delle fonti ufficiali, rotto da dichiarazioni inattendibili ... <a title="Il tremendo costo umano dell’aggressione Russa" class="read-more" href="https://www.neodemos.info/2023/09/22/il-tremendo-costo-umano-dellaggressione-russa/" aria-label="Per saperne di più su Il tremendo costo umano dell’aggressione Russa">Leggi</a></p>
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<p><em>La guerra scatenata dalla Russia in Ucraina sta avendo costi umani elevatissimi per i due paesi. Nel silenzio delle fonti ufficiali, rotto da dichiarazioni inattendibili a fini propagandistici, una intelligente indagine, riferisce Massimo Livi Bacci, svela le dimensioni minime delle gravi perdite russe.</em></p>



<p class="has-drop-cap">La guerra di aggressione all’Ucraina, scatenata dalla Russia il 24 febbraio del 2022, ha un alto costo per i due paesi in termini di vite umane perdute o compromesse nei campi di battaglie e nelle retrovie. Si tratta di paesi caratterizzati da una demografia già molto debole in tempo di pace, che il conflitto sta aggravando non solo per le perdite dirette, ma anche per l’emigrazione che genera, e per il peggioramento del contesto economico e sociale e le conseguenti ricadute negative sulla mortalità e la natalità di tutta la popolazione.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Russia e Ucraina: due debolezze demografiche</strong></h3>



<p>&nbsp;Dei due paesi è l’Ucraina quello più vulnerabile, che ha subito le forti amputazioni territoriali (allo stato attuale) della Crimea e del Donbass, patisce un’emorragia di profughi, subisce le distruzioni sul proprio territorio, e ha una popolazione che è appena un quarto di quella dell’aggressore<sup>1</sup>. D’altro canto la grandezza della Russia,&nbsp; e la sua contiguità con i giganti asiatici, la rende vulnerabile sotto il profilo geopolitico; non a caso da un ventennio Putin e la sua cerchia ritengono centrale la questione demografica<sup>2</sup>. I tentativi di rianimare la natalità con una dispendiosa politica di incentivi alla maternità (Maternity Capital) sono sostanzialmente falliti, nascite e popolazione sono in diminuzione. Lo scoppio del conflitto e la coscrizione, hanno determinato una forte emigrazione (700mila è una cifra spesso citata da fonti serie), particolarmente in settori cruciali quali la ricerca, il comparto informatico, gli ambiti professionali e tecnici. Un esodo che ha sollevato forti preoccupazioni dei responsabili economici e delle massime autorità (il Presidente della Duma, il Presidente dell’Accademia delle Scienze, Ministri vari). Il regime tenta di stringere i freni all’uscita e di stimolare i rientri: in occasione della presentazione del recentissimo Piano Migratorio (Concept of Migration Policy) Putin ha lamentato l’ondata emigratoria: “nel 2022, sotto l’influenza di mutate condizioni socio-economiche, è cresciuta l’emigrazione dalla Federazione Russa. È pertanto necessario prendere misure ulteriori per creare le condizioni economiche e finanziarie per preservare il capitale umano e ridurre l’emigrazione.”<sup>3</sup> Intanto si pensa a frenare le uscite, con l’entrata in vigore, nel prossimo ottobre, di un registro elettronico dove saranno inseriti tutti coloro che sono oggetto di coscrizione (cui è vietato l’espatrio) e la documentazione relativa, ad evitare le inefficienze dell’attuale sistema. La Duma, d’altro lato, ha proposto che l’età per il reclutamento vada dai 18 anni ai 30 anni, nonostante le proposte, non ascoltate, di alzare il limite minimo a 21 anni.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Più morti che nelle guerre di Afghanistan, Cecenia e Donbass</strong></h3>



<p>Il conflitto, si è detto, si sta rivelando assai più sanguinoso di quanto non fosse previsto; esso sta diventando una guerra di attrito, di posizione, con un forte impegno di uomini, senza una soluzione in vista. Come vedremo, le circa 50mila vittime di parte russa, sono maggiori della somma delle vittime dei conflitti nei quali l’Urss/Russia è stata coinvolta dalla fine della seconda guerra mondiale: le 15mila della guerra in Afghanistan (1979-89); le 18mila delle due guerre di Cecenia (1994-96 e 1999-2009), le 6mila del conflitto nel Donbass (dal 2014 alla vigilia dell’invasione dell’Ucraina). Le fonti ufficiali, sia russe che ucraine, sono pressoché silenti su questo argomento e comunque eventuali cifre, generalmente inattendibili, rientrano nella logica della disinformazione dei tempi di guerra. Nel settembre del 2022, il Ministero della Difesa dichiarava la perdita di 5937 uomini, una cifra risibile a fronte della violenza del conflitto nei primi sette mesi. Poi più nulla. Più attendibile la dichiarazione di un aiuto di Zelenski, il 2 dicembre, che stimava le perdite ucraine fino a quella data in 10-13mila unità.&nbsp;</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Un’indagine originale rompe il silenzio ufficiale</strong></h3>



<p>Il 10 luglio scorso è stato reso noto un rapporto di due organizzazioni russe, Mediazona e Meduza, che sono state dichiarate dal Cremlino “foreign agents” – e sono adesso costrette a operare fuori del paese – che per le fonti utilizzate, e i metodi impiegati, danno risultati molto attendibili<sup>4</sup>. Le fonti sono di tre tipi: 1) una rilevazione capillare dei necrologi di militari morti apparsi sulla stampa, sui media, e su post dei social, fatta da una rete di volontari e dalla BBC. Naturalmente i dati sottostimano il fenomeno perché una quota importante dei deceduti non dà luogo a “segnali” e quindi rimane occulta, sfuggendo alla rilevazione. Ma i dati che se ne ricavano forniscono un sicuro “minimo” delle perdite. 2) I dati del Registro Nazionale delle Successioni Omologate (National Probate Registry), nel quale vengono obbligatoriamente inseriti i deceduti (entro sei mesi dal decesso) per consentire la trasmissione agli eredi di beni reali (case, terreni, auto) o finanziari. Non tutti i deceduti vi sono iscritti: molti, soprattutto i più giovani, non hanno eredità da trasmettere, e la proporzione dei non registrati cresce quanto più poveri sono i defunti. 3) Un confronto tra l’andamento “normale” (negli anni di pace precedenti la guerra, e il Covid) dei decessi per mese degli uomini tra i 15 e i 50 anni, e l’andamento dei decessi nel periodo del conflitto, con attribuzione della “discrepanza” in eccesso dei secondi alla mortalità di guerra. Non entriamo nei dettagli dei numerosi problemi che questi dati sollevano, che la lettura del rapporto disponibile online chiariscono.<sup>5</sup></p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Tragica contabilità</strong></h3>



<p>Le Figure 1 e 2 permettono di verificare la logica seguita. Nella Figura 1 è riportato l’andamento settimanale delle iscrizioni nel Registro di uomini e donne, limitatamente al gruppo di età 20-24 anni, dal 2014 (anno di costituzione del registro) al giugno 2023. Ebbene, fino al febbraio 2022, c’è uno scarto costante tra iscrizioni maschili e femminile; questo scarto “esplode” a partire dal marzo, segnalando chiaramente gli effetti della guerra (durante la quale le iscrizioni femminili rimangono pressoché costanti). Il declino degli ultimi mesi è dovuto al fatto che tali iscrizioni possono farsi entro sei mesi dal decesso. Andamenti molto simili e coerenti si riscontrano per le altre classi di età (fino ai 50 anni, oltre tale età sono rari gli uomini al fronte a rischio di morte).&nbsp; Nella Figura 2, sono invece riportate le curve che rappresentano “l’eccesso” di mortalità degli uomini nel periodo bellico ricavato dalla serie delle iscrizioni nel Registro, e l’andamento della rilevazione Mediazona-BBC dei necrologi, curve che hanno un andamento analogo (più schiacciata la curva dei necrologi per le ragioni sopra riportate).&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="440" src="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2023/09/Figura-1-–-Successioni-Omologate-nel-Registro-Nazionale-uomini-e-donne-di-20-24-anni-2014-2023--1024x440.jpg" alt="" class="wp-image-20241" srcset="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2023/09/Figura-1-–-Successioni-Omologate-nel-Registro-Nazionale-uomini-e-donne-di-20-24-anni-2014-2023--1024x440.jpg 1024w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2023/09/Figura-1-–-Successioni-Omologate-nel-Registro-Nazionale-uomini-e-donne-di-20-24-anni-2014-2023--300x129.jpg 300w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2023/09/Figura-1-–-Successioni-Omologate-nel-Registro-Nazionale-uomini-e-donne-di-20-24-anni-2014-2023--768x330.jpg 768w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2023/09/Figura-1-–-Successioni-Omologate-nel-Registro-Nazionale-uomini-e-donne-di-20-24-anni-2014-2023-.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="643" src="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2023/09/Figura-2-–-Eccesso-di-decessi-rispetto-al-normale-Registro-Nazionale-delle-Successioni-Omologate-e-decessi-rilevati-da-Mediazona-febbraio-2022-a-Maggio-2023--1024x643.jpg" alt="" class="wp-image-20242" srcset="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2023/09/Figura-2-–-Eccesso-di-decessi-rispetto-al-normale-Registro-Nazionale-delle-Successioni-Omologate-e-decessi-rilevati-da-Mediazona-febbraio-2022-a-Maggio-2023--1024x643.jpg 1024w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2023/09/Figura-2-–-Eccesso-di-decessi-rispetto-al-normale-Registro-Nazionale-delle-Successioni-Omologate-e-decessi-rilevati-da-Mediazona-febbraio-2022-a-Maggio-2023--300x188.jpg 300w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2023/09/Figura-2-–-Eccesso-di-decessi-rispetto-al-normale-Registro-Nazionale-delle-Successioni-Omologate-e-decessi-rilevati-da-Mediazona-febbraio-2022-a-Maggio-2023--768x482.jpg 768w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2023/09/Figura-2-–-Eccesso-di-decessi-rispetto-al-normale-Registro-Nazionale-delle-Successioni-Omologate-e-decessi-rilevati-da-Mediazona-febbraio-2022-a-Maggio-2023-.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>In generale c’è un rapporto abbastanza costante tra il numero di feriti (che pertanto “escono” dal conflitto) e il numero dei decessi, i primi superando i secondi per un fattore pari a due, tre o più, a seconda dei casi. Sulla base di questo rapporto, è stata stimata la serie delle possibili perdite (morti e feriti) settimanali dell’esercito russo dall’inizio del conflitto allo scorso mese di luglio (Figura 3), che nel totale supera le 200mila unità, all’incirca 400 al giorno. In conclusione, va osservato che le stime ottenute sulla base di dati oggettivi di diversa natura, trattati con adeguate metodologie, concordano nello stimare un ordine di grandezza delle morti subite dall’esercito russo. Nelle prudenziali sintesi di Mediazona e Meduza si dice: “Dalle analisi dei necrologi pubblicati, dei dati di mortalità raccolti dal Servizio Statistico Federale e dei record del Registro Nazionale delle Successioni, possiamo stimare che gli uomini sotto i 50 anni morti combattendo in Ucraina fino al 27 maggio 2023, si situino tra le 40mila e le 55mila unità. Aggiungendo il numero degli uomini feriti in modo grave da precluderne il ritorno al servizio militare, il numero totale delle perdite della Russia sale ad almeno 125mila unità.”<sup>6</sup>&nbsp;Il Cremlino è silente, ma i numeri parlano.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="602" src="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2023/09/Figura-3-–-Stima-delle-perdite-settimanali-morti-e-feriti-dellesercito-Russo-dal-22-febbraio-2022-al-16-luglio-2023--1024x602.jpg" alt="" class="wp-image-20244" srcset="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2023/09/Figura-3-–-Stima-delle-perdite-settimanali-morti-e-feriti-dellesercito-Russo-dal-22-febbraio-2022-al-16-luglio-2023--1024x602.jpg 1024w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2023/09/Figura-3-–-Stima-delle-perdite-settimanali-morti-e-feriti-dellesercito-Russo-dal-22-febbraio-2022-al-16-luglio-2023--300x176.jpg 300w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2023/09/Figura-3-–-Stima-delle-perdite-settimanali-morti-e-feriti-dellesercito-Russo-dal-22-febbraio-2022-al-16-luglio-2023--768x451.jpg 768w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2023/09/Figura-3-–-Stima-delle-perdite-settimanali-morti-e-feriti-dellesercito-Russo-dal-22-febbraio-2022-al-16-luglio-2023-.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Note</strong></h3>



<p><sup>1</sup> Steve S. Morgan, <em><a href="https://www.neodemos.info/2022/06/10/dopo-la-guerra-quel-che-resta-dellucraina/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Dopo la guerra: quel che resta dell’Ucraina</a></em>, Neodemos, 10 giugno 2022</p>



<p><sup>2</sup>Massimo Livi Bacci, <em><a href="https://www.neodemos.info/2018/09/11/la-russia-troppo-grande-troppo-vuota/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">La Russia: troppo grande e troppo vuota?</a></em>, Neodemos, 11 settembre 2018</p>



<p><sup>3</sup>Dalla rassegna della stampa di <em>Demoscope Weekly</em> nn. 991-92, dello scorso mese di giugno. <a href="https://www.hse.ru/en/demo/demoscope" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Demoscope Weekly — Vishnevsky Institute of Demography — HSE University</a></p>



<p><sup>4</sup>Meduza,<em> Bring out your dead</em>, <a href="https://meduza.io/en/feature/2023/07/10/bring-out-your-dead" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Bring out your dead A joint investigation by Meduza and Mediazona reveals the true number of Russian soldiers killed so far in the invasion of Ukraine — Meduza</a></p>



<p><sup>5</sup>Tra le tante incertezze: la sorte delle persone “missing” e dei disertori, dei prigionieri di guerra, dei reclutati in bande e gruppi (non solo la Wagner) non ufficiali, di combattenti filorussi ma non russi nel Donbass. Infine una quota significativa dei decessi a seguito di ferite riportate avvengono a distanza di tempo dall’evento.</p>



<p><sup>6</sup>Meduza,<em> Bring out your dead</em>, cit. “<em>almeno</em> 125mila unità”, in apparente contraddizione con le 200mila citate più sopra, che peraltro comprendono anche i mesi di giugno e luglio 2023. La cifra deriva dall’applicazione di un coefficiente “feriti gravi/decessi”, inferiore a quello usato nella Figura 3.</p>



<p><strong>Fonte figura 3</strong> &#8211;<a href="http://russian-casualties.in.ua" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> russian-casualties.in.ua</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.neodemos.info/2023/09/22/il-tremendo-costo-umano-dellaggressione-russa/">Il tremendo costo umano dell’aggressione Russa</a> proviene da <a href="https://www.neodemos.info">Neodemos</a>.</p>
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		<title>Il mercato del lavoro della Russia e la guerra di Ucraina</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Caterina Livi Bacci]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Nov 2022 08:31:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Istruzione e Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La guerra in Ucraina sta avendo pesanti conseguenze sul mercato del lavoro della Russia, aggravate della recente mobilitazione di 300mila riservisti e dall’emigrazione di svariate ... <a title="Il mercato del lavoro della Russia e la guerra di Ucraina" class="read-more" href="https://www.neodemos.info/2022/11/01/il-mercato-del-lavoro-della-russia-e-la-guerra-di-ucraina/" aria-label="Per saperne di più su Il mercato del lavoro della Russia e la guerra di Ucraina">Leggi</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>La guerra in Ucraina sta avendo pesanti conseguenze sul mercato del lavoro della Russia, aggravate della recente mobilitazione di 300mila riservisti e dall’emigrazione di svariate centinaia di migliaia di giovani, Riportiamo la preoccupata analisi di un affermato economista del lavoro, Direttore di un importante Istituto di ricerca moscovita, intervistato dal giornale economico-finanziario The Bell.</em></p>



<p><em>The Bell è un giornale moscovita specialista degli affari economici e finanziarie che, come altre pubblicazioni, ha deciso di non coprire la guerra di Ucraina per non incappare nelle sanzioni recentemente approvate dalla Duma. Riportiamo qui un estratto dell’intervista a Vladimir Gimpelson, un affermato economista del lavoro ben conosciuto internazionalmente, sulle conseguenze della guerra in corso sul mercato del lavoro russo, pubblicata lo scorso 5 ottobre<em><em><sup>1</sup></em></em>. Nelle ultime settimana hanno circolato stime non confermate di 700mila emigrati dall’avvio della “Operazione Speciale”, cifre debolmente smentite dal portavoce del Cremlino Peskov, mentre le nascite, nei primi 8 mesi del 2022 sono diminuite del 6% rispetto allo stesso periodo del 2021. La questione demografica, aggravata dalla guerra, desta serie preoccupazioni, cui Putin rivolge continua attenzione.&nbsp;&nbsp;</em></p>



<p class="has-drop-cap">Dalla fine di settembre, poco dopo la pesante sconfitta delle forze russe nella regione di Kharkiv, la Russia si sta mobilitando. Secondo le autorità, 300.000 &#8220;riservisti&#8221; devono essere arruolati nell&#8217;esercito, ma numerose testimonianze affermano che le cartoline-precetto vengono spesso consegnate anche a coloro che mai hanno tenuto le armi in mano nella loro vita. Ciò ha provocato il panico nella società: centinaia di migliaia di persone hanno lasciato urgentemente la Russia. Quali perdite costeranno all&#8217;economia russa? Che ne sarà della disoccupazione? Quali conseguenze a lungo termine dovranno affrontare i mobilitati? Lo abbiamo chiesto a Vladimir Gimpelson, direttore del Centro per gli studi sul lavoro presso la Scuola superiore di economia.</p>



<p><em><strong>THE BELL</strong> &#8211; È impossibile stimare quante persone, alla fine, andranno in guerra. Ma se prendiamo le 300.000 persone menzionate dal Ministero della Difesa, cosa significherebbe la perdita di un tale numero di uomini di età compresa tra i 20 e i 55 anni per il mercato del lavoro russo?</em><br><br><strong>GIMPELSON</strong> &#8211; Per rispondere a questa domanda, dobbiamo iniziare con i dati demografici. In alcune fasce d&#8217;età ci sono enormi vuoti, una eco sovrapposta di molti eventi drammatici dell&#8217;intero XX secolo &#8211; un&#8217;eco della rivoluzione, della Grande Guerra Patriottica [NdR la seconda guerra mondiale], del cambiamento del sistema nel 1990. Nella fascia di età 20-29 anni ci sono meno di 8 milioni di persone, un grande vuoto demografico [rispetto agli 11 milioni tra i 30 e i 39 anni] …. Cioè, l&#8217;età più produttiva risulta essere la più disastrata sotto il profilo numerico. E tutte le disgrazie si abbattono su di loro: dallo scorso febbraio alle morti in combattimento e alle invalidità di guerra, si aggiunge, l’emigrazione provocata dalla mobilitazione, . Non ci sono ancora cifre esatte su quante persone se ne sono andate, ma è chiaro che tra queste prevalgono gli uomini nelle età più produttive.<br>Questo è un grave shock per la demografia e per il mercato del lavoro del nostro paese.&nbsp; Se prendiamo solo la cifra di 300 mila mobilitati, allora questa è una perdita di circa lo 0,5% di tutti gli occupati. Sembra non essere una cifra critica, ma se partiamo dalla premessa che la partecipazione di tutti gli occupati alla produzione del PIL durante tutto l&#8217;anno è approssimativamente la stessa, allora questo è un regresso dello 0,5% del PIL. Naturalmente, non sappiamo quanto questa guerra durerà. Ma il problema non è solo la mobilitazione degli uomini, ma anche quello della emigrazione di molti giovani, già avvenute prima della mobilitazione, nonché dello stato di estrema incertezza che tutti soffrono. Le persone smettono di lavorare, tutti sono inquieti nel pensiero di cosa possa succedere domani. E questo vale non solo per i mobilitati, ma anche per le loro famiglie, mogli e genitori. Tutto questo insieme crea un effetto negativo molto più forte del semplice ritiro temporaneo di 300 mila persone dalla normale vita economica.&nbsp;</p>



<p><em><strong>THE BELL</strong> &#8211; E se si procedesse alla mobilitazione di un maggior numero di persone? Ad esempio, il milione di cui hanno scritto i media? Dovremmo moltiplicare gli effetti negativi per tre?</em></p>



<p><strong>GIMPELSON</strong> &#8211;&nbsp; Sì, dobbiamo moltiplicare, ma con un coefficiente superiore a tre. Si considerino gli effetti sul sistema sanitario, più sono i mobilitati, maggiori sono le perdite, i feriti, i malati e se il sistema sanitario si occuperà di queste persone, non riuscirà ad occuparsi degli altri. Questo è ciò che abbiamo già visto durante la pandemia, quando la riallocazione delle risorse sanitarie per combattere il COVID ha portato a trascurare i malati oncologici e i cardiopatici.<br>Parlando di previsioni per il futuro, non è nemmeno necessario parlare dell&#8217;effetto della mobilitazione. Basti ricordare le previsioni demografiche pre-Covid di Rosstat [Ufficio Federale di Statistica] che hanno mostrato che entro l&#8217;inizio degli anni 2030 il numero di persone occupate nella fascia di età 20-39 anni dovrebbe diminuire di circa un quarto rispetto al 2017-2019. Questa è una colossale compressione della forza lavoro, lo shock più forte per l&#8217;economia. E non si tratta solo della sua semplice riduzione quantitativa, ma del fatto che si tratta della fascia di età che esprime la maggiore produttività.<br>Gli eventi di cui stiamo parlando riguardano questo gruppo più giovane, che si trova sul tratto crescente della curva di produttività.&nbsp;</p>



<p><strong><em>THE BELL</em></strong><em> &#8211; Cosa accadrà alla domanda di lavoro? Ora i datori di lavoro comprendono i rischi che i loro dipendenti maschi possano essere portati all&#8217;ufficio di reclutamento militare in qualsiasi momento. Assumeranno invece solo donne?</em><br><br><strong>GIMPELSON</strong> &#8211; In primo luogo, mi aspetto una riduzione delle assunzioni. Questa è sempre la prima e più rapida reazione a una crisi. L&#8217;intensità dei licenziamenti sta crescendo molto più lentamente perché i lavoratori sono protetti in un modo o nell&#8217;altro, dalle leggi sul lavoro o dalle loro competenze. Ma per bloccare le assunzioni, rimuovendo tutti i posti vacanti, è questione di un minuto. Questo è esattamente ciò che è avvenuto nel 2020, quando nel secondo trimestre non solo ci sono stati più licenziamenti rispetto agli anni precedenti, ce ne sono stati meno. La contrazione dell&#8217;occupazione è stata proprio dovuta a una riduzione delle assunzioni.<br>In secondo luogo, se avessimo un numero enorme di donne disoccupate, i posti vacanti disponibili potrebbero essere coperti da loro. Tuttavia le donne hanno tassi di occupazione molto alti; inoltre, molti posti di lavoro disponibili sono prevalentemente maschili. Ad esempio, i tassisti. Certo, ci sono donne tassiste, ma sono assai poche. Ma se si pensa agli autisti di autocarri con cassone ribaltabile, ai gruisti, ai saldatori e così via, allora queste professioni possono diventare &#8220;femminili&#8221; solo in misura limitata.<br>Ma anche la domanda di lavoro è sotto attacco. Gli investimenti sono congelati, molte imprese sono distrutte. Molti imprenditori, manager, quadri, fuggono o vengono mobilitati, di conseguenza, molte aziende si trovano in una situazione difficile. E chi assumerà? Nessuno.<br><br><em><strong>THE BELL</strong> &#8211; La scorsa settimana, le autorità hanno annunciato ufficialmente l'&#8221;annessione&#8221; di nuovi territori alla Russia. Secondo gli analisti di Renaissance Capital, questo potrebbe aggiungere circa 5 milioni di persone alla popolazione del paese &#8211; il 3% della sua popolazione. È possibile che queste persone possano compensare le perdite della popolazione dovute alla mobilitazione?</em></p>



<p><strong>GIMPELSON</strong> &#8211; Certo che no. Innanzitutto, è importante capire che tipo di persone sono. Se si tratta di anziani e bambini che non potevano andarsene dalla zona di guerra, allora questa non è un&#8217;aggiunta, ma un onere aggiuntivo. Le aree che ora sono controllate dall&#8217;esercito russo sono state distrutte e ci vorranno molti soldi e enormi risorse umane per ripristinarle in qualche modo. Pertanto, questi territori non daranno una &#8220;aggiunta&#8221; alla forza lavoro del principale territorio russo, ma, al contrario, assorbiranno la forza lavoro da lì. Inoltre, le ostilità continuano in quelle regioni, quindi ci dobbiamo limitare a mere congetture.</p>



<p><em><strong>THE BELL</strong> &#8211; E cosa accadrà al mercato del lavoro a lungo termine? Dopotutto, prima o poi le persone (purtroppo non tutte) che sono andate al fronte torneranno a casa, ma non tutte potranno tornare al loro lavoro. La disoccupazione aumenterà in questo caso?</em><br><br><strong>GIMPELSON</strong> &#8211; Se parliamo di conseguenze a lungo termine, la disoccupazione è l’ultima cosa che preoccupa. Lasciamo da parte le perdite irreparabili. Ma vale la pena ricordare una conseguenza a lungo termine, come la perdita di salute. Qualcuno tornerà con ferite, qualcuno, lo sappiamo dall&#8217;esperienza di precedenti conflitti militari, con sindrome post-traumatica, il che significa un colpo molto forte alla psiche. Un&#8217;altra conseguenza a lungo termine è costituita dalla perdita di capitale umano per coloro che sono andati al fronte e coloro che sono rimasti. Perché alcuni perdono competenze, mentre altri non le riproducono e non investono nelle nuove. Perché il capitale umano si accumuli, ci devono essere investimenti in tecnologia e quindi investimenti nelle competenze che queste tecnologie servono. E in tali condizioni &#8211; quali investimenti? Quindi, nel lungo periodo, tutto ciò significa un calo della produttività e quindi una perdita di salari e redditi.<br>Si devono all’economista e premio Nobel Joshua Angrist una serie di contributi sui veterani della guerra del Vietnam. Secondo le sue stime, le perdite per i mobilitati in termini di reddito sono stimate a circa il 15% rispetto a coloro che non sono stati arruolati nell&#8217;esercito e inviati in Vietnam. La ragione di queste perdite è approssimativamente correlata a ciò di cui abbiamo parlato: salute minata, sindrome post-traumatica, perdita di competenze, perché le persone sono uscite dalla vita civile e dalle loro professioni per alcuni anni. E queste sono solo perdite individuali, perché più persone sono in questo tritacarne, maggiori sono le perdite totali.<br><br><em><strong>THE BELL </strong>&#8211;&nbsp; Le tendenze del mercato del lavoro di cui stiamo parlando possono influenzare significativamente il sostegno della società alle autorità e alle loro decisioni?</em><br><br><strong>GIMPELSON</strong> &#8211;&nbsp; Mi sembra che in questa situazione, l&#8217;atteggiamento della società nei confronti delle autorità non dipenda dal mercato del lavoro nel suo complesso. Dipende dalla percezione che si ha di ciò che sta accadendo. Dopo tutto, ci sono già sondaggi che mostrano un calo [della fiducia nelle autorità]</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Note</strong></h3>



<p><sup>1</sup> L’intervista è stata riportata da Demoscope Weekly, Istituto di Demografia, Scuola Superiore “A. Vishnevsky”, nn. 961-962, 18-31 Ottobre 2022</p>
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		<title>Dopo la guerra: quel che resta dell’Ucraina</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Caterina Livi Bacci]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jun 2022 06:40:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Popolazione]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[mortalità]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[ukraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La demografia dell’Ucraina, nel trentennio successivo all’indipendenza, si è fortemente indebolita per l’alta mortalità, la bassa fecondità e l’emigrazione, aggravate dai traumi della pandemia e ... <a title="Dopo la guerra: quel che resta dell’Ucraina" class="read-more" href="https://www.neodemos.info/2022/06/10/dopo-la-guerra-quel-che-resta-dellucraina/" aria-label="Per saperne di più su Dopo la guerra: quel che resta dell’Ucraina">Leggi</a></p>
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<p><em>La demografia dell’Ucraina, nel trentennio successivo all’indipendenza, si è fortemente indebolita per l’alta mortalità, la bassa fecondità e l’emigrazione, aggravate dai traumi della pandemia e della guerra. Steve Morgan azzarda un bilancio sul futuro del paese, e ipotizza che, nel 2050, la popolazione del paese possa risultare dimezzata rispetto ai 52 milioni di abitanti del 1991.</em></p>



<p class="has-drop-cap">Nel 1992, dalle ceneri dell’Urss, sono nati, oltre alla Russia, 14 stati indipendenti, ciascuno con una propria antica identità storica, fortemente modellata da settant’anni di dominio sovietico. Tra questi stati, il più popoloso, e il secondo per dimensione geografica dopo il Kazakhstan, è l’Ucraina, che al momento dell’indipendenza contava 52 milioni di abitanti, e una demografia non molto diversa da quella russa.&nbsp;</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>La debolezza demografica del paese</strong></h3>



<p>Alla vigilia dell’aggressione russa dello scorso febbraio, la popolazione era già scesa a 41,5 milioni, oltre 10 milioni in meno, dei quali 2,5 per l’amputazione della Crimea e di Sebastopoli, annessi dalla Russia nel 2014. I residui 7,5 milioni di differenza sono imputabili all’emigrazione, quasi un milione, e al supero delle morti sui nascite, per circa 7 milioni. Nella figura 1 si vede la disastrata distribuzione per età della popolazione. Occorre poi aggiungere che nei 41,5 milioni di abitanti di inizio 2022, sono contati anche i 4,5 milioni di abitanti delle due autoproclamate repubbliche di Donetsk e Luhansk, cosicché di fatto – se non certo di diritto – la popolazione effettiva ucraina, al momento dell’aggressione russa, può valutarsi a 37,5 milioni e mezzo, 28% in meno della popolazione del 1992. Infine, a giugno inoltrato, l’intero Donbass è oramai occupato e sotto controllo russo, con ulteriori 2 milioni di abitanti. Una eventuale tregua che cristallizzasse la situazione di fatto sul campo, vedrebbe l’Ucraina (amputata come si è detto) con circa 35 milioni di abitanti, un terzo in meno rispetto a trent’anni prima.&nbsp;&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="937" height="1024" src="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2022/06/Figura-1-–-Distribuzione-per-età-della-popolazione-Ucraina-2021-1-1-937x1024.jpg" alt="" class="wp-image-18352" srcset="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2022/06/Figura-1-–-Distribuzione-per-età-della-popolazione-Ucraina-2021-1-1-937x1024.jpg 937w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2022/06/Figura-1-–-Distribuzione-per-età-della-popolazione-Ucraina-2021-1-1-275x300.jpg 275w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2022/06/Figura-1-–-Distribuzione-per-età-della-popolazione-Ucraina-2021-1-1-768x839.jpg 768w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2022/06/Figura-1-–-Distribuzione-per-età-della-popolazione-Ucraina-2021-1-1.jpg 1200w" sizes="(max-width: 937px) 100vw, 937px" /></figure>



<p>Il destino dell’Ucraina dipenderà dalle sorti della guerra, dallo status dei territori invasi dalla Russia, dall’evolversi dei rapporti con l’occidente, dal sostegno finanziario per la sua ricostruzione. Ma dipenderà anche dalla sua demografia, già debolissima e ulteriormente depressa dagli eventi legati alla pandemia prima e alla guerra poi. Uno sguardo all’evoluzione demografica dall’indipendenza è utile per prefigurare l’evoluzione futura.&nbsp;</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Amputazioni territoriali e bilancio demografico negativo</strong></h3>



<p>Come in tutta l’Europa orientale, la natalità è bassissima, con un percorso simile a quello della vicina Russia, ma a un livello inferiore a partire dalla fine degli anni ‘90, quando è stato raggiunto il minimo storico di 1,1 figli per donna. La successiva ripresa ha riportato il livello a 1,5, nel 2014-15, prima di ridiscendere al nuovo minimo di 1,1 nel 2021. Negli ultimi anni la fecondità delle donne ucraine è rimasta sensibilmente inferiore a quella delle russe, che hanno beneficiato delle generose integrazioni di reddito del cosiddetto <em>maternity capital<sup>1</sup>. </em>Nel 2021, in conseguenza della pandemia, le nascite sono diminuite di un ulteriore 7,3%, portando al 42% la perdita nei confronti del 2014. La figura 2 riporta nascite e morti nel periodo 2014-2020, e dati appena usciti, stimano in 272mila le nascite e in 714mila i decessi del 2021.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="625" src="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2022/06/Figura-2-Nascite-e-morti-in-Ucraina-2015-2021-escluse-Crimea-Sebastopoli-e-le-autoproclamate-repubbliche-di-Luhansk-e-Donetsk--1024x625.jpg" alt="" class="wp-image-18354" srcset="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2022/06/Figura-2-Nascite-e-morti-in-Ucraina-2015-2021-escluse-Crimea-Sebastopoli-e-le-autoproclamate-repubbliche-di-Luhansk-e-Donetsk--1024x625.jpg 1024w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2022/06/Figura-2-Nascite-e-morti-in-Ucraina-2015-2021-escluse-Crimea-Sebastopoli-e-le-autoproclamate-repubbliche-di-Luhansk-e-Donetsk--300x183.jpg 300w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2022/06/Figura-2-Nascite-e-morti-in-Ucraina-2015-2021-escluse-Crimea-Sebastopoli-e-le-autoproclamate-repubbliche-di-Luhansk-e-Donetsk--768x468.jpg 768w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2022/06/Figura-2-Nascite-e-morti-in-Ucraina-2015-2021-escluse-Crimea-Sebastopoli-e-le-autoproclamate-repubbliche-di-Luhansk-e-Donetsk-.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Anche la mortalità ha seguito un percorso non dissimile da quella della Russia: la speranza di vita alla nascita è fortemente discesa dopo l’indipendenza, per poi riprendere con grande lentezza. Nel 1991 era pari a 64,6 per gli uomini e 74,2 per le donne; nel 2020 era di poco superiore, pari rispettivamente a 66,4 e 76,2, con un progresso di appena 2 anni nel trentennio. I confronti sono sempre informativi: la speranza di vita in Italia, nel 2021, è stimata di 80,1 anni per gli uomini e 84,7 per le donne (rispettivamente 14 e 9 anni di più che in Ucraina), e nel trentennio considerato il miglioramento è stato triplo rispetto a quello dell’Ucraina. Infine, l’Ucraina perde popolazione per l’emigrazione (non parliamo qui della marea di rifugiati degli ultimi quattro mesi) soprattutto per motivi di lavoro. Hanno scritto Strozza e Bonifazi che negli ultimi anni “le relazioni migratorie tra Ucraina e Europa si sono consolidate dando vita a collettività importanti” e, ancora “nel complesso, anche dal punto di vista migratorio, emerge un paese con storici e forti legami con l’universo post-sovietico, ma che negli ultimi venti anni ha&nbsp; sicuramente rafforzato le proprie relazioni con l’Unione Europea”<sup>2</sup>. Esiste poi una migrazione temporanea per lavoro ancora più importante verso la Polonia, favorita oltre che dalla vicinanza territoriale, linguistica e culturale dalla “possibilità di un lavoro regolare e temporaneo senza necessità di un permesso di lavoro, ma sulla base di una semplice dichiarazione d’intenti del datore di lavoro: anche durante la pandemia (2020) il numero di queste dichiarazioni datoriali è stato pari a 1,3 milioni. Il numero di lavoratori ucraini effettivi ha raggiunto il milione”<sup>3</sup>, ed è fonte di importanti rimesse (all’incirca equivalenti al 12% del Pil) e forte sostegno alla crescita dell’economia polacca.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Nel 2050: una popolazione dimezzata?</strong></h3>



<p>Sulla demografia gravemente indebolita dell’Ucraina, depressa dalle decurtazioni territoriali, dall’emigrazione e dalla pandemia, si riversa il trauma della guerra. Con ulteriori effetti negativi la cui portata è impossibile valutare, ma la cui direzione è certa: perdite di giovani e adulti nel conflitto; esodo di rifugiati; ulteriori spinte all’emigrazione permanente; effetti depressivi sulla già bassissima natalità. Le proiezioni delle Nazioni Unite (variante media), basate sul materiale statistico disponibile nel 2019, che quindi non tiene conto dei recenti traumi<sup>4</sup>, ipotizzavano un calo della popolazione del 19,5% tra il 2020 e il 2050, con ipotesi che alla luce dei fatti appaiono estremamente ottimistiche: una crescita della fecondità da 1,4 (2020-25) a 1,6 figli per donna (ma nel 2021 siano a 1,1); una crescita della speranza di vita di 4 anni, doppia rispetto al precedente trentennio; un saldo migratorio prossimo allo zero. Nella realtà dei fatti, sembra assai più plausibile la variante “bassa”, che implica una perdita di popolazione pari al 26,6%, in presenza di una fecondità approssimativamente costante e di una migrazione netta all’incirca nulla. In questo caso la popolazione del 2050 (senza Crimea, Sebastopoli e Donbass), sarebbe dell’ordine dei 26 milioni, la metà dei 52 del 1991, con una struttura per età fortemente invecchiata.</p>



<p>Se questa valutazione appare pessimistica, va ricordato che essa non tiene conto dei movimenti di rifugiati: alla fine di maggio, quasi sette milioni di persone avevano varcato i confini dell’Ucraina secondo i conteggi dell’UNHCR, ma questi includono anche i movimenti di rientro, molto numerosi, dell’ordine dei 2,5 milioni. Quanti di questi 4 o 5 milioni di rifugiati rientreranno in patria, e quando questo avverrà, dipende da molti fattori: la durata della guerra, i tempi necessari per un ritorno alla normalità, la velocità di una eventuale ricostruzione, l’attrattività dei paesi che adesso li accolgono e che potrebbero diventare patrie permanenti.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Note</strong></h3>



<p><sup>1</sup>Maternity Capital è il cospicuo sostegno finanziario alle madri che mettono al mondo un figlio, istituito nel 2006. Si veda: Massimo Livi Bacci, <em>I bambini di Putin</em>, Neodemos, 27 Luglio 2021</p>



<p><sup>2</sup>&nbsp;Salvatore Strozza e Corrado Bonifazi, Strozza Bonifazi, <em>L’esodo dall’Ucraina e il contesto migratorio europeo</em>, Neodemos, 4 Marzo 2022</p>



<p><sup>3</sup>IOM, <em>Migration in Ukraine. Facts and Figures</em>, 2021, p. 13</p>



<p><sup>4</sup>United Nations, <em>World Population Prospects. The 2019 Revision</em>, New York, 2019. La “revisione 2022” è prevista in uscita tra poche settimane.&nbsp;</p>
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		<title>La Russia e la demografia di guerra</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Neodemos]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Apr 2022 07:52:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Asia]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>
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		<category><![CDATA[Russia]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>Un autorevole centro di studi di Mosca riporta un articolo sulle conseguenze economiche e demografiche della guerra con l’Ucraina: forte abbassamento dei redditi, alta disoccupazione, abbassamento della natalità, arresto dell’immigrazione, ulteriore calo della popolazione, dopo il milione perduto nel 2021&nbsp;</em><sup>1</sup><em>. Considerazioni realistiche, anche se presumibilmente ottimistiche. L’articolo riferisce anche dichiarazioni minacciose, riguardanti la prospettiva di “costruire un nuovo grande paese nello spazio post-sovietico&#8230; rifondando l’ordine mondiale con  forte aum<em>e</em>nto del potere della Russia”,&nbsp;&nbsp;</em><strong>&nbsp;</strong></p>



<p><em>Riportiamo un articolo di Anatolji Komrakov comparso sulla “Nezavisimaya Gazeta” del 20 marzo scorso, e ristampato nel numero 939-940 della Rivista “Demoscop weekly” del 5-18 Aprile. 2022 </em>]<em> Si tratta di una Rivista dell’autorevole Istituto di Demografia dela Scuole Superiore di Economia di Mosca. Gli esperti russi prevedono che la guerra approfondirà la crisi demografica del paese, la cui popolazione è scesa di circa un milione nel 2021. Né il bilancio demografico negativo potrà essere attenuato dall’immigrazione, di cui non si prevede un aumento &#8211; al netto del numero di rifugiati dal Donbass &#8211; data la prevista recessione causata dalla guerra. Il numero delle nascite, in conseguenza delle crisi economica potrebbe scendere del 12% nel 2022-2023. Considerando l’aggravarsi delle sanzioni, è presumibile che la gravità della crisi economica, e della crisi demografica ad essa connessa, possa essere assai maggiore di quella che le autorità prevedono. Ciò che preoccupa&nbsp; è il minaccioso riferimento alla “costituzione di un nuovo grande paese nello spazio post-sovietico&#8230; rifondando &nbsp;l&#8217;ordine mondiale con un forte aumento dello status e del potere della Russia”. Si capisce perché gli stati Baltici o le Repubbliche dell’Asia Centrale nutrano qualche timore per il loro futuro!&nbsp;&nbsp;&nbsp;</em></p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Le conseguenze demografiche della “operazione speciale”</strong></h2>



<p>di Anatolji Komrakov</p>



<p class="has-drop-cap">Il demografo indipendente Aleksey Raksha prevede che oltre alle conseguenze politiche ed economiche, la crisi ucraina avrà anche conseguenze demografiche sotto forma di una riduzione del tasso di natalità, nel quadro di una diminuzione dei redditi e del livello di vita della popolazione. Un fattore positivo per la demografia russa sarà l&#8217;afflusso di rifugiati dall&#8217;Ucraina, dove l&#8217;operazione di smilitarizzazioe ridurrà ulteriormente il tenore di vita dei cittadini.<br>Secondo il rapporto degli esperti del Center for Macroeconomic Analysis and Forecasting (CMASF), nel corso dell&#8217;adattamento alle condizioni imposte dalle nuove sanzioni, il reddito reale disponibile della popolazione nel 2022 potrebbe diminuire del 7-7,2%. Il calo continuerà nel 2023, anche se il suo declino non sarà così drammatico &#8211; dell&#8217;1,3-1,6%. Gli esperti prevedono una crescita solo per il 2024 dell&#8217;1,3-1,5%. Anche i salari reali si muoveranno nello stesso senso, con una diminuzione nel 2022 del 4-4,2% e nel 2023 &#8211; dell&#8217;1-1,2%, con un rimbalzo&nbsp; appena percettibile dell&#8217;1-1,3% nel 2024.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Forte diminuzione del livello di vita</strong></h3>



<p>Tutto ciò sarà una conseguenza dell&#8217;adattamento dell&#8217;economia alle nuove condizioni. Date le restrizioni ai movimenti di capitali e una politica monetaria piuttosto restrittiva, si prevede che dopo lo shock iniziale, l&#8217;inflazione rallenterà abbastanza rapidamente. Secondo le previsioni del CMASF, nel 2022 l&#8217;aumento dell&#8217;indice dei prezzi al consumo sarà del 20-23%, entro dicembre 2023 si ridurrà al 7,7-8%, e nel 2024 scenderà al 5,5-5,7%.<br>Tuttavia, il ruolo determinante per l&#8217;economia russa non sarà rivestito dall&#8217;inflazione, ma da una recessione con tutte le conseguenze negative:&nbsp; un aumento della disoccupazione e un peggioramento del livello di vita, come affermato dal sito specializzato&nbsp; Macro Markets Inside (MMI), fondato dall&#8217;attuale direttore del dipartimento di politica monetaria della Banca centrale della Federazione Russa, Kirill Tremasov. Nel 2022, il calo (del 6,3-6,6%) sarà determinato principalmente da uno shock da domanda (una diminuzione degli investimenti del 25-30%; una diminuzione del fatturato commerciale del 7-7,5%, e dei servizi dell’8,5-9%).<br>Sulla base di tali previsioni economiche, i demografi traggono le loro conclusioni sul tasso di natalità futuro. Con un tale calo dei redditi reali della popolazione, si può presumere che, ad una prima approssimazione, il tasso di fecondità totale (TFT, o numero medio di figli per donna) possa scendere del 10%.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Crisi economica e diminuzione delle nascite</strong></h3>



<p>La situazione demografica in Russia si è deteriorata negli ultimi anni, il numero delle nascite è diminuito, sullo sfondo del Covid e delle &#8220;riforme&#8221; dell&#8217;assistenza sanitaria, l&#8217;eccesso di mortalità è aumentato&#8230;. Ora a questi problemi si aggiunge la negatività della nuova recessione economica&#8230; Secondo Aleksey Raksha&#8230; ”Lo sviluppo della crisi determinerà una sensibile flessione del numero medio di figli nel 2023, e la flessione si aggraverà nel&nbsp; 2024. E’ già in corso un calo tendenziale del numero di nascite di circa il 2,5-3% all&#8217;anno in conseguenza della cosiddetta &#8220;eco degli anni &#8217;90&#8221; [dovuta al basso numero di nascite avvenute negli anni ‘90, ndt]. Tenendo conto di questo, la diminuzione complessiva del numero di nascite in due anni può essere del 12%, soprattutto qualora cessasse, alla fine del 2022, il programma per l&#8217;assegnazione di 450 mila rubli destinati al rimborso di un prestito ipotecario, e degli interessi dovuti, in conseguenza .della nascita di un terzo o successivo figlio.&#8221;Potenti misure per sostenere le famiglie con bambini potrebbero stabilizzare la situazione &#8211; suggerisce Raksha &#8211; ma i soldi per attuarle molto probabilmente non saranno disponibili.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>L’immigrazione dal Donbass e dalle repubbliche ex-sovietiche dell’Asia Centrale</strong></h3>



<p><br>L&#8217;afflusso di migranti dal Donbass, così come la riapertura delle frontiere per i paesi asiatici dopo il Covid, non sono in grado di influenzare in modo significativo la situazione demografica nella Federazione Russa, ritiene Raksha. &#8220;Un quarto di milione, per lo più donne, bambini e anziani venuti dal Donbass non compensano le nostre perdite&#8221;, ha detto. &#8220;La risorsa migratoria è quasi esaurita, i giovani adulti, per la maggior parte, sono venuti da tempo da noi&#8221;.<br>Il Ministro per le Situazioni di Emergenza, Alexander Chupriyan, ha appena riferito alla Duma di Stato che quasi 250 mila rifugiati dal Donbass sono già arrivati in Russia. &#8230; Le autorità delle autoproclamate Repubbliche&nbsp; di Doneck (RPD) e di Lugansk (LPR) hanno organizzato dal 18 febbraio le partenze verso la Russia, evacuando principalmente donne, bambini e anziani.<br>Per quanto riguarda i migranti dall&#8217;Asia [essenzialmente gli stati già facenti parte dell’URSS in Asia centrale, ndt] non saranno in grado di influenzare in modo significativo la crisi demografica della Federazione Russa. &#8220;Nella Federazione Russa prima del Covid c&#8217;erano fino a 10-11 milioni di stranieri, di cui 5-7 milioni&nbsp; lavoratori ospiti; prima della crisi attuale, questi numeri erano rispettivamente di circa 8 e 4-5 milioni. E’ improbabile che nei prossimi anni il loro numero possa aumentare, in conseguenza della caduta della nostra economia &#8220;, afferma l&#8217;esperto</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Achtung! Le speranze di “Un nuovo grande paese nello spazio post-sovietico”</strong></h3>



<p>&#8220;L&#8217;importanza demografica dei rifugiati dal Donbass non dovrebbe essere esagerata, l&#8217;afflusso di migranti da altre ex repubbliche dell&#8217;URSS non cambierà molto&#8221;, concorda Yuri Krupnov, presidente del consiglio di sorveglianza dell&#8217;Istituto di demografia, migrazione e sviluppo regionale. &#8220;Allo stesso tempo, i risultati demografici dipendono direttamente dai risultati dell&#8217;operazione militare speciale (SCO), e sarebbe sbagliato legare il tasso di natalità alla funzione del reddito, anche perché, potrebbe non esserci alcun calo dei redditi a medio termine&#8221;&#8230;&#8221;Davanti ai nostri occhi, c&#8217;è l&#8217;opportunità di rifondare l&#8217;ordine mondiale con un forte aumento dello status e del potere della Russia, compreso quello economico, attraverso il lancio di un programma per la costruzione di un nuovo grande paese nello spazio post-sovietico, che oggi non esiste. Questo è un possibile &#8220;cigno bianco&#8221;. L&#8217;alternativa è un &#8220;cigno&#8221; nero o grigio, con una caduta sistemica in tutti gli aspetti della vita nella Federazione Russa e, inevitabilmente, un deterioramento degli indici demografici&#8221;, sostiene Krupnov.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Putin e la luna nel pozzo</strong></h3>



<p>Le autorità sentono il bisogno di sostenere la popolazione in tempi difficili. Il Presidente Vladimir Putin ha annunciato una [nuova]&nbsp; misura per pagare i benefici alle famiglie con bambini. Ha poi aggiunto che tutti i pagamenti sociali sarebbero stati aumentati. &#8220;Capisco che l&#8217;aumento dei prezzi stia colpendo seriamente i redditi delle persone, quindi nel prossimo futuro prenderemo la decisione di aumentare tutti i pagamenti sociali, compresi i benefici e le pensioni&#8221;, ha detto Putin,aggiungendo che il salario minimo e il minimo di sussistenza saranno aumentati. &#8220;Aumenteremo anche gli stipendi nel settore pubblico&#8221;, ha detto. &#8220;Vorrei sottolineare che anche nell&#8217;attuale difficile situazione, entro la fine dell&#8217;anno dobbiamo ridurre la povertà e la disuguaglianza, questi sono compiti abbastanza fattibili anche oggi. Chiedo al governo e alle regioni di concentrarsi su questo compito&#8221;, ha detto Putin.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Note</strong></h3>



<p><sup>1</sup> I giornali scrivono dell&#8217;impatto dell'&#8221;operazione speciale&#8221; sulla situazione demografica <a href="http://www.demoscope.ru/weekly/2022/0939/gazeta01.php" target="_blank" rel="noreferrer noopener">(demoscope.ru) </a></p>
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		<title>I bambini di Putin</title>
		<link>https://www.neodemos.info/2021/07/27/i-bambini-di-putin/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=i-bambini-di-putin</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Massimo Livi Bacci]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Jul 2021 10:27:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Famiglie e Riproduzione]]></category>
		<category><![CDATA[Geodemografia]]></category>
		<category><![CDATA[denatalità]]></category>
		<category><![CDATA[famiglie]]></category>
		<category><![CDATA[figli]]></category>
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		<category><![CDATA[geodemos]]></category>
		<category><![CDATA[natalità]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[sostegno famiiare]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>La questione demografica continua a preoccupare la Russia di Putin come ci ricorda Massimo Livi Bacci. La natalità, che aveva mostrato un forte rialzo negli anni successivi al 2007, quando fu avviata la politica di generoso sostegno alle nascite, si sta afflosciando, e la malferma salute della popolazione pone il paese in retroguardia tra i paesi Europei. Un capitale umano troppo debole per il più grande paese del mondo.</em></p>



<p class="has-drop-cap">La questione demografica, da quando l’Unione Sovietica si è scongelata, preoccupa i governanti della Russia. Non è una novità: della crescita della popolazione Stalin aveva fatto una bandiera, tanto da annullare il Censimento del 1937 (“liquidando” l’equipe che l’aveva organizzato) perché conteggiò una popolazione assai inferiore alle attese. Tuttavia, nonostante le carestie degli anni ’30, e il sanguinoso conflitto mondiale, l’Unione Sovietica aveva mantenuto nei decenni successivi alla fine della guerra un tasso di crescita notevole.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>La crisi demografica</strong></h3>



<p>&nbsp;La fine del regime sovietico ha coinciso con una profonda crisi demografica: collasso della natalità, collasso del sistema sanitario e della protezione sociale in genere, forte aumento della mortalità, soprattutto tra gli uomini, tumultuosi rientri di russi “etnici” dalle nuove repubbliche indipendenti. La popolazione ha smesso di crescere e ha iniziato un declino solo in parte contrastato dall’immigrazione, e dall’annessione della Crimea nel 2014. A queste vicende si deve la tormentata distribuzione delle età del paese (Figura 1).</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="584" src="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2021/07/La-tormentata-piramide-delle-età-della-Russia-2021-1-1024x584.jpg" alt="" class="wp-image-16989" srcset="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2021/07/La-tormentata-piramide-delle-età-della-Russia-2021-1-1024x584.jpg 1024w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2021/07/La-tormentata-piramide-delle-età-della-Russia-2021-1-300x171.jpg 300w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2021/07/La-tormentata-piramide-delle-età-della-Russia-2021-1-768x438.jpg 768w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2021/07/La-tormentata-piramide-delle-età-della-Russia-2021-1.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>La Russia è il paese più esteso del mondo: oltre 17 milioni di chilometri quadrati, il 12% delle terre emerse del pianeta, con una popolazione che è meno del 2% di quella mondiale. Ma al contrario degli altri paesi territorialmente giganteschi (Canada e Stati Uniti, con quasi 10 milioni di kmq ciascuno, Brasile, con 8,5 milioni), che hanno confinanti amici, etnicamente simili e non conflittuali, la Russia ha un vicinato o troppo potente e popoloso (la Cina), o tradizionalmente in dura competizione e conflitto. Fin dall’epoca di Pietro il Grande, il rafforzamento dei confini dell’impero è stato una priorità dei governi, che hanno sostenuto sia il popolamento del sud della parte europea, sia l’insediamento nei territori semideserti oltre gli Urali, in Siberia, nel Grande Nord, nel Lontano Est. La crisi demografica, e le prospettive di una sensibile riduzione della popolazione nei prossimi decenni, ha dunque riportato in primo piano la questione demografica, sulla quale Putin ritorna con frequenza, l’ultima volta lo scorso 19 Giugno al Congresso del Partito, come riporta l’agenzia TASS: “Le autorità del paese debbono concentrarsi nello sforzo di rovesciare la complessa situazione demografica…per una serie di fattori oggettivi, siamo di fronte a una trappola demografica…Una famiglia forte e prospera, con figli, è il futuro della Russia”.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Il “Capitale Materno”</strong></h3>



<p>Non solo retorica, però. Fin dal 2007, la Russia ha messo in atto una forte politica pro-natalista, della quale abbiamo dato notizia in passato<sup>1</sup>. Si tratta di un pacchetto di misure che va sotto il nome di “Capitale per la Maternità e per la Famiglia”, comunemente detto “Maternity Capital” (MatCap). Esso consiste, essenzialmente, in una considerevole somma di denaro messa a disposizione delle famiglie che hanno un figlio, e che può essere spesa: a) per il miglioramento delle condizioni di vita: nella maggioranza dei casi, per spese di acquisto o ristrutturazione dell’abitazione, per l’accensione di un mutuo o per il pagamento dei ratei di un mutuo in essere; b) per l’istruzione dei figli; c) per costituire un fondo pensione per le madri. Fino al 2019 il MatCap veniva assegnato solo alla seconda nascita (o nascita di ordine superiore), ma a partire dal 2020 anche i primogeniti fanno scattare il diritto al MatCap per una somma minore (che però viene integrata nel caso di una seconda nascita). Il MatCap, nel 2021, ammonta a 484.000 rubli annui per le madri che hanno un primo figlio, che al cambio corrente (15 luglio 2021, un rublo = 0,011 €) equivale a € 5.324. Per le famiglie che hanno un secondo figlio (o un figlio di ordine più alto), il MatCap è di 639.000 rubli (€ 7.029) (Figura 2). Si tratta di somme rilevanti, se si tiene conto che il reddito pro capite (nel 2020) è di circa € 8.500. Le autorità russe stimano che nel 2021 oltre un milione di famiglie usufruiranno del MatCap. Il MatCap può essere ricevuto solo una volta, viene indicizzato annualmente al costo della vita, può essere richiesto senza limiti di tempo, è esente da tasse. Altre provvidenze minori riguardano le famiglie a reddito più basso. Non c’è dubbio che si tratta di un forte incentivo che non ha paralleli nel mondo occidentale; gli effetti sono stati notevoli, anche se è tuttora in discussione se essi siano transitori o seppure abbiano determinato un cambiamento nelle preferenze riproduttive delle coppie. Stando ai dati, il numero annuo delle nascite, pari a 2,3-2,4 milioni negli anni ’80 (TFT, o figli per donna, pari a circa 2,2), scendeva rapidamente dopo il 1990, raggiungendo il minimo di 1,2 milioni (TFT 1,16) nel 1999; risaliva poi a 1.5 milioni nel 2006, anno precedente all’introduzione del MatCap. La nuova politica sembrava avere successo, e le nascite superarono 1,9 milioni nel 2014-15, ma nell’ultimo quinquennio sono andate diminuendo, fino a poco più di 1,4 milioni nel 2020 (TFT di 1,5). In realtà la diminuzione recente ha riguardato tutti gli ordini di nascita, anche i primogeniti, e questa è la ragione per l’estensione del MatCap anche ai genitori di questi. Analisi demografiche raffinate – non possibili con i dati a disposizione – potranno convalidare l’ipotesi che l’ingente investimento di risorse abbia dato risultati positivi di corto-medio periodo, ma che non abbia inciso sensibilmente sui piani riproduttivi di lungo periodo delle coppie. La propaganda governativa insiste che il MatCap avrebbe consentito la nascita di 4 milioni di bambini, dal 2007 a oggi, che altrimenti non sarebbero nati senza gli incentivi messi in campo: le controprove però non possono esistere e il dibattito resta aperto.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="584" src="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2021/07/Valore-del-Capitale-Materno-Maternity-Capital-MatCap-in-migliaia-di-rubli-2007-2021-1-1-1024x584.jpg" alt="" class="wp-image-16990" srcset="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2021/07/Valore-del-Capitale-Materno-Maternity-Capital-MatCap-in-migliaia-di-rubli-2007-2021-1-1-1024x584.jpg 1024w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2021/07/Valore-del-Capitale-Materno-Maternity-Capital-MatCap-in-migliaia-di-rubli-2007-2021-1-1-300x171.jpg 300w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2021/07/Valore-del-Capitale-Materno-Maternity-Capital-MatCap-in-migliaia-di-rubli-2007-2021-1-1-768x438.jpg 768w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2021/07/Valore-del-Capitale-Materno-Maternity-Capital-MatCap-in-migliaia-di-rubli-2007-2021-1-1.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>La salute malferma della Russia</strong></h3>



<p>L’aspetto più fosco della crisi della Russia al giro del millennio, ha riguardato il peggioramento delle condizioni di salute della popolazione, sintomo inequivocabile dello stato di emergenza sociale nel quale era precipitato il paese. Se si considera la speranza di vita, la crisi appare in tutta la sua crudezza, soprattutto tra i maschi: fino agli anni ’80 questa era cresciuta in modo soddisfacente, da 54 anni nel 1950-55 a 64 nel 1985-90, poi l’improvviso arretramento a 59 anni tra il 1995 e il 2005, un livello inferiore a quello dei paesi più poveri dell’America centrale, e di quasi 20 più basso di quelli propri dell’Europa occidentale. Solo negli ultimi anni la speranza di vita è tornata ai livelli, pur molto bassi, della fine degli anni ’80, ma rimanendo di ben dodici anni inferiore alla media dell’Europa occidentale (66,8 anni nel 2015-20, contro 79,2; 81 in Italia). La crisi ha toccato anche le donne, ma in modo molto più blando. I fattori della crisi della salute sono, ovviamente molteplici, sia di natura medico-strutturali (presidi sanitari obsoleti; inadeguatezza e costo dei farmaci ecc.), sia socio-ambientale (inquinamento), sia comportamentale (alcolismo, violenza) o economico (povertà, emarginazione). La Tabella 1 pone a confronto alcuni indicatori di salute e sopravvivenza di tre paesi dell’est (Russia, Ucraina e Polonia) e di due dell’ovest (Germania e Italia). Restringendo il confronto tra Russia e Italia, i maschi russi vivono 13 anni in meno degli italiani, le donne 7 anni in meno; tra i 30 e i 70 anni, muore il 24% degli uomini russi per malattie cardiovascolari e respiratorie contro il 9% degli italiani; ogni 100.000 abitanti ci sono 7,8 morti per omicidio, 25,1 per suicidio e 12 per incidenti stradali in Russia, ma le corrispondenti proporzioni per l’Italia sono 0,7; 6,7; e 5,3. I russi, inoltre, consumano più alcol e fumano di più degli italiani. Questi dati confermano inequivocabilmente l’esistenza di una grave crisi sociale e sanitaria che la crisi pandemica, tra l’altro, ha approfondito.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="396" src="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2021/07/Geodemos-Russia-17-luglio-2021-Tab.-1-1-1024x396.jpg" alt="" class="wp-image-16991" srcset="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2021/07/Geodemos-Russia-17-luglio-2021-Tab.-1-1-1024x396.jpg 1024w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2021/07/Geodemos-Russia-17-luglio-2021-Tab.-1-1-300x116.jpg 300w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2021/07/Geodemos-Russia-17-luglio-2021-Tab.-1-1-768x297.jpg 768w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2021/07/Geodemos-Russia-17-luglio-2021-Tab.-1-1.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Se il MatCap è riuscito ad alleviare, seppure transitoriamente, la bassissima natalità, la Russia non è ancora riuscita ad erodere l’enorme distacco che la separa dai paesi occidentali, per quanto riguarda la salute e la longevità. La sua demografia rimane debole: le stesse proiezioni della statistica ufficiale (Rosstat) prevedono una lenta erosione della popolazione nel prossimo quindicennio (ipotesi “media”, da 147 a 144 milioni); un declino maggiore viene segnalato dalle proiezioni delle Nazioni Unite (da 146 a 141 milioni, con una ulteriore discesa a 136 nel 2050). Le previsioni di Rosstat prevedono un’immigrazione netta tra le 200 e le 300mila unità annue, non molto per un paese così grande con un ricchissimo capitale di risorse naturali. Ma la migrazione pone problemi politici e geopolitici assai intricati cui intendiamo, prossimamente, dedicare una discussione.</p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p><strong><sup><strong><sup>1</sup> </strong>Massimo Livi Bacci &#8211; <a href="https://www.neodemos.info/2018/09/11/la-russia-troppo-grande-troppo-vuota/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">La Russia, troppo grande e troppo vuota?</a> &#8211; “Neodemos”, 11 Settembre 2018</sup></strong></p>



<p><strong>Fonte figura 1</strong> &#8211; <a href="http://worldpopulationreview.com" target="_blank" rel="noreferrer noopener">worldpopulationreview.com</a></p>
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		<title>La Russia, troppo grande troppo vuota?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Livi Bacci]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Sep 2018 08:38:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geodemografia]]></category>
		<category><![CDATA[Popolazione]]></category>
		<category><![CDATA[Asia]]></category>
		<category><![CDATA[emigrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[fecondità]]></category>
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		<category><![CDATA[immigrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[natalità]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Russia è immensa ma poco popolata. Massimo Livi Bacci illustra la recente crisi demografica, la politica putiniana di sostegno alla famiglie e alla natalità ... <a title="La Russia, troppo grande troppo vuota?" class="read-more" href="https://www.neodemos.info/2018/09/11/la-russia-troppo-grande-troppo-vuota/" aria-label="Per saperne di più su La Russia, troppo grande troppo vuota?">Leggi</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>La </em>Russia<em> è immensa ma poco popolata. Massimo Livi Bacci illustra la recente crisi demografica, la politica putiniana di sostegno alla famiglie e alla natalità ed i suoi controversi effetti, e il sistema migratorio alimentato dal declino della forza di lavoro autoctono e dalla crescente domanda di lavoro nelle estese regioni orientali del paese.</em><span id="more-9662"></span></p>
<p>Con una superficie di 17 milioni di kmq, la Russia copre l’11,4 per cento delle terre emerse, ma i 147 milioni di persone che la abitano rappresentano meno del 2 per cento della popolazione mondiale. La sua vastità significa abbondanza di risorse naturali, ma il rado e disuguale popolamento è anche il suo tallone d’Achille geopolitico. Per secoli l’Impero ha condotto politiche di conquista e popolamento dirette a rafforzare le aree di confine, a sud e a oriente, e ad insediare le vastità della Siberia. Per secoli si cercò di sbarrare il varco aperto delle pianure comprese tra gli Urali e il Mar Caspio, attraverso il quale passavano le migrazioni di popoli asiatici. A Oriente, allo sguarnito confine meridionale dell’Impero, c’era, e c’è, la Cina, il paese più popoloso del mondo. Un vicino ingombrante, la cui ascesa economica è carica di opportunità ma anche di potenziali pericoli. Il secondo paese più vasto del mondo – il Canada, con 10 milioni di kmq – benché molto meno popolato della Russia, è in una situazione geopolitica assai più tranquilla, perché il suo colossale confinante meridionale è, tradizionalmente, partner e amico.</p>
<h3><strong>Crisi e ripresa (forse)</strong></h3>
<p>Queste considerazioni spiegano perché la questione demografica preoccupi in sommo grado il Governo Russo. I contorni della questione sono del tutto simili a quelli di altri grandi paesi: la Germania, l’Italia o il Giappone; tuttavia in Russia è aggravata dallo shock, anche demografico, causato dalla caduta del regime sovietico, e dal distacco delle nuove Repubbliche del Baltico, dell’Europa orientale e dell’Asia. E poi è un paese “vuoto” rispetto a quelli, assai saturi, prima citati. La Tabella 1 riporta alcuni indicatori demografici della Russia, dal 1950 ad oggi. La popolazione è cresciuta dai 103 milioni del 1950 a 148 nei primi anni ’90, via via rallentando il passo; è poi diminuita a 143 milioni (con una ripresa successiva fino ai 147 milioni odierni), per la caduta della natalità, e l’aumento della mortalità dovuta alla crisi sociale e sanitaria, compensate solo in parte da una sostenuta immigrazione netta. Il dramma del crollo della speranza di vita dopo la dissoluzione dell’URSS (per i maschi era scesa a 59 anni negli anni ’90), è stato faticosamente superato, anche se è ancora di oltre 10 anni più bassa che in Italia. La riproduttività, che ha galleggiato sui livelli di rimpiazzo dagli anni ’60 a tutti gli anni ’80, è precipitata fino ad un minimo di 1,2-1,3 figli per donna al giro del secolo, spingendo il Governo ad una vigorosa politica pro-natalista che ne ha provocato una ripresa (con una punta di 1,7 nel 2015, seguita da un abbassamento negli ultimi tre anni) che molti giudicano transitoria. Infine l’immigrazione, che col dissolversi dell’URSS ha determinato il riflusso in Russia della migrazione che (dalla stessa Russia) si era diretta alle altre repubbliche sovietiche. Altri flussi d’ingresso vanno formandosi, attratti da una domanda proveniente soprattutto dalla poco popolata e poco sviluppata parte orientale del paese (RFE, Russian Far East).<a href="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2018/09/tabella1_russia.jpg" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-full wp-image-9664" src="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2018/09/tabella1_russia.jpg" alt="" width="854" height="500" srcset="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2018/09/tabella1_russia.jpg 854w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2018/09/tabella1_russia-300x176.jpg 300w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2018/09/tabella1_russia-768x450.jpg 768w" sizes="(max-width: 854px) 100vw, 854px" /></a></p>
<h3><strong>La politica pronatalista e il Maternity Capital</strong></h3>
<p>A partire dal 2007, il Governo Russo, preoccupato dalla prospettiva di un sostenuto ripiegamento demografico ha promosso una vigorosa politica di sostegno alla famiglia e alle nascite. Una politica, del resto, assai funzionale all’ideologia nazionalista, e dotata di mezzi finanziari cospicui. Nella sua versione più aggiornata (con riferimento al triennio 2018-2020) è stata riproposta da Putin alla fine del 2017: “Dobbiamo adottare un insieme di misure che ci permettano di stabilizzare il numero della popolazione, ed evitarne il declino nel prossimo decennio”. Questo pacchetto di misure va sotto il nome di “Capitale per la Maternità e per la Famiglia”, comunemente detto “Maternity Capital”¹. Esso consiste, essenzialmente, in una somma messa a disposizione delle famiglie che hanno un secondo figlio (o un figlio di ordine superiore) nell’ammontare del 453.000 rubli (7.500 $ al cambio attuale), una cifra considerevole dato il basso reddito pro-capite del paese (10.743 $ nel 2017, secondo la Banca Mondiale). Questa somma può essere spesa a) per il miglioramento delle condizioni di vita: nella maggioranza dei casi, per spese di acquisto o ristrutturazione dell’abitazione, o accensione di un mutuo; b) per l’istruzione dei figli; c) per costituire un fondo pensione per le madri. Per il triennio 2018-2020 la somma impegnata è di 8,6 miliardi di dollari. Inoltre, per le famiglie più povere, viene corrisposta una somma mensile anche per il primo figlio, per primi 18 mesi di vita.</p>
<p>Gli effetti sono stati, a prima vista, notevoli. Nel 2006 il numero di figli per donna fu pari a 1,30; negli anni successivi questo numero è aumentato fino a 1,74 nel 2016, quando si sono registrate 1,89 milioni di nascite (1,5 milioni del 2005). Tuttavia nel 2017 (1,67 milioni) e nei primi mesi del 2018 il numero delle nascite è sensibilmente diminuito, confermando i dubbi di molti circa la “durata” degli effetti prodotti dal programma. Le analisi dettagliate (fino al 2015) indicavano una ripresa per tutti gli ordini di nascita – salvo che per il primo, con una proporzione di oltre il 20 per cento di donne senza figli – ed una diminuzione delle nascite fuori del matrimonio, dando credito all’interpretazione di una ripresa strutturale². Tuttavia, questa interpretazione è messa in crisi dal forte declino delineatosi negli ultimi due anni, in parte imputabile all’aumento della povertà e alle nuove difficoltà economiche insorte anche per effetto delle sanzioni.</p>
<h3><strong>Lo smembramento dell’URSS e le migrazioni</strong></h3>
<p>In epoca sovietica, una delle forze di redistribuzione della popolazione era la volontà di sviluppare le regioni spopolate, ricche di risorse naturali e di materie prime, nelle quali venivano collocati i grandi complessi industriali. Olga Chudinovskikh e Mikhail Denisenko³ ci informano che nel quarto di secolo tra il 1950 e la metà degli anni ’70, la Russia (la parte dell’URSS corrispondente alla Russia attuale) ebbe un’emigrazione netta di 2,7 milioni verso altre Repubbliche sovietiche (poi divenute indipendenti). L’emigrazione si diresse “verso l’Ucraina e la Bielorussia, per la ricostruzione dopo la guerra, verso le Repubbliche Baltiche, verso il Kazakistan per lo sviluppo agricolo delle terre incolte, verso l’Asia Centrale per avviare l’industrializzazione”. Nella fase successiva, invece, tra il 1976 e il 1991, la Russia ricevette un’immigrazione netta di 2,5 milioni dalle altre Repubbliche. Si trattò di flussi “diretti verso aree remote, ricche di risorse, incentivati da contributi statali”. Si trattò anche di flussi generati dalla “riallocazione di investimenti in aree petrolifere e ricche di gas nella Siberia occidentale, e di risorse minerarie nella Russia orientale”.</p>
<h3><strong>Dalla Cina…con timore</strong></h3>
<p>Tra il 1991 e il 2015, la Russia ha ricevuto 11,8 milioni di immigrati (per il 90%) dalle Repubbliche ex-Sovietiche, e perduto 5,3 milioni di emigrati (per i due terzi originari delle stesse Repubbliche). In una prima fase si è trattato di migranti generalmente meglio formati e più istruiti di quanto non lo fossero i migranti dopo il giro del secolo. Si tratta di valutazioni macro, molto meno si sa dell’immigrazione temporanea che si reputa in crescita e di quella irregolare, della quale esistono le valutazioni più varie. Negli ultimi anni risulta in ascesa l’immigrazione cinese che però, secondo le fonti ufficiali sarebbe ancora molto modesta. Nella RFE, dove gli interessi cinesi si rivolgono all’agricoltura e alle risorse naturali, gli immigrati cinesi sarebbero 30.000 su una popolazione di 6 milioni di abitanti, poca roba, per ora. La Cina apporta tecnologia, investimenti e manodopera in un immenso territorio bisognoso di sviluppo. La Russia dovrà gestire, più che i numeri dell’immigrazione, l’influenza economica e politica.</p>
<p><a href="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2018/09/mappa_russia.jpg" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-full wp-image-9667" src="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2018/09/mappa_russia.jpg" alt="" width="814" height="578" srcset="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2018/09/mappa_russia.jpg 814w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2018/09/mappa_russia-300x213.jpg 300w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2018/09/mappa_russia-768x545.jpg 768w" sizes="(max-width: 814px) 100vw, 814px" /></a></p>
<h3></h3>
<h3></h3>
<h3><strong><a href="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2018/09/mappa_russia3.jpg" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-full wp-image-9677" src="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2018/09/mappa_russia3.jpg" alt="" width="814" height="597" srcset="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2018/09/mappa_russia3.jpg 814w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2018/09/mappa_russia3-300x220.jpg 300w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2018/09/mappa_russia3-768x563.jpg 768w" sizes="(max-width: 814px) 100vw, 814px" /></a>Note</strong></h3>
<p>¹<a href="http://www.pfrf.ru/en/matcap/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Pension Fund of the Russian Federation, Maternity (Family) Capital</a></p>
<p>² Alexey Raksha<strong>,</strong> <a href="http://epc2016.princeton.edu/abstracts/161216" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Russian Fertility: from Demographic Abyss to New Baby Boom?</a></p>
<p>³ Olga Chudinovskikh and Mikhail Denisenko, Russia: <a href="https://www.migrationpolicy.org/article/russia-migration-system-soviet-roots" target="_blank" rel="noopener noreferrer">A Migration System with Soviet Roots</a></p>
<p><strong>Note figure</strong></p>
<p>*<a href="https://www.reddit.com/r/MapPorn/comments/33dxa5/population_density_of_russia_2034x1336/">www.reddit.com</a></p>
<p>**<a href="https://www.migrationpolicy.org/article/russia-migration-system-soviet-roots" target="_blank" rel="noopener noreferrer">www.migrationpolicy.org</a></p>
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		<title>Putin all&#8217;attacco della bassa natalità. La politica del &#8220;capitale materno&#8221;</title>
		<link>https://www.neodemos.info/2013/11/27/putin-allattacco-della-bassa-natalit-la-politica-del-capitale-materno/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=putin-allattacco-della-bassa-natalit-la-politica-del-capitale-materno</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Potosì]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Nov 2013 08:38:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Popolazione]]></category>
		<category><![CDATA[figli]]></category>
		<category><![CDATA[natalità]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[welfare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La bandiera rossa, segnale di pericolo per la demografia russa, ha preso a sventolare all’indomani della fine del regime sovietico. Nel 1992, per la prima ... <a title="Putin all&#8217;attacco della bassa natalità. La politica del &#8220;capitale materno&#8221;" class="read-more" href="https://www.neodemos.info/2013/11/27/putin-allattacco-della-bassa-natalit-la-politica-del-capitale-materno/" aria-label="Per saperne di più su Putin all&#8217;attacco della bassa natalità. La politica del &#8220;capitale materno&#8221;">Leggi</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La bandiera rossa, segnale di pericolo per la demografia russa, ha preso a sventolare all’indomani della fine del regime sovietico. Nel 1992, per la prima volta dalla fine della guerra, i decessi hanno superato le nascite ed il bilancio annuale è rimasto costantemente in rosso fino al 2011. In vent’anni, il deficit accumulato ha superato i 13 milioni, e solo la robusta immigrazione – dovuta in gran parte al rientro di popolazioni di nazionalità russa dai nuovi Stati emersi dalla scomposizione dell’URSS – ha contrastato il calo demografico nel periodo, contenuto in circa sei milioni. L’attenzione internazionale, negli ultimi due decenni, è stata mobilitata quasi esclusivamente dall’eccezionale peggioramento della sopravvivenza e dalla marcia indietro della speranza di vita (quella degli uomini in particolare) scesa a livelli propri delle popolazioni in via di sviluppo. Ma il regresso delle nascite è stato altrettanto impressionante: da 2 milioni nel 1990 a 1,2 milioni nel 1999 (TFT, o numero medio di figli per donna, da 1,9 a 1, 2). Nell’ultimo decennio, però, si è abbozzata una ripresa, più sostenuta negli ultimi anni, e nel 2012 sono nati 1,9 milioni di bambini (TFT 1,7) ed il saldo naturale, fino allo scorso anno negativo, è stato azzerato. Questa ripresa è stata studiata dai demografi nel tentativo di scindere le componenti congiunturali da quelle strutturali utilizzando lo strumentario analitico appropriato – ma la posta in palio di queste analisi è anche di natura politica. Infatti, fino a che punto la ripresa è imputabile alla politica pro-natalista voluta da Putin e messa in atto a partire dal 2007 (la politica del “capitale materno” come viene chiamata)? E questa ripresa deriva da un mutamento strutturale nelle propensioni riproduttive delle coppie, oppure si tratta di un “rimbalzo” destinato ad esaurire i suoi effetti?</p>
<p><strong>La politica del “capitale materno”</strong><br />
La preoccupazione per il declino della natalità era riemersa in epoca sovietica e nel 1983 varie misure furono introdotte, tra le quali l’introduzione di congedi di maternità pagati – un anno all’inizio, fino a tre anni in seguito – e la concessione alle famiglie numerose con tre o più figli di una serie di benefici. Queste ed altre misure ebbero un visibile effetto di natura congiunturale, presto cancellato dalla crisi degli anni ’90. E’ nel 2006 che Putin, nel suo discorso alla Duma sullo “stato della nazione” ufficialmente decretò la necessità di una vigorosa politica sociale e demografica per contrastare la bassa natalità: dalla reintroduzione dei congedi (parzialmente) pagati, che erano stati aboliti negli anni ’90, al forte aumento dei sussidi alle madri per ogni nuovo nato fino ai 18 mesi di età, graduati per ordine di nascita, a contributi per la cura infantile. Ma soprattutto invitò i legislatori ad approntare un piano concreto da rendere operativo all’inizio del 2007. Detto e fatto – come si conviene ad un regime volto all’azione e favorito dalle rendite di gas e petrolio – e il piano battezzato “Capitale materno” entrò in vigore all’inizio del 2007. Tralasciando i dettagli, il “Capitale materno” consiste nel mettere a disposizione delle famiglie che hanno (o adottano) un secondo figlio, od un figlio di ordine superiore, una somma che nel 1987 era pari a 250.000 rubli (quasi 6.000 euro al cambio attuale) e che negli anni seguenti è stata aumentata fino a raggiungere 388.000 rubli (9.000) euro nel 2012.</p>
<p>Questo considerevole sostegno non è però liberamente disponibile e se ne può usufruire solo dopo il compimento del terzo anno del secondogenito (o figli di ordine superiore) e limitatamente ad alcune finalità specifiche:<br />
&#8211;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Per l’abitazione: costruzione, ristrutturazioni, pagamenti di mutui;<br />
&#8211;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Per spese connesse all’istruzione e alla formazione dei figli;<br />
&#8211;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Per piani integrativi delle pensioni delle madri.</p>
<p>A fine 2012, le famiglie che dal 2007 avevano ricevuto un “certificato di capitale materno” erano 3,3 milioni, e circa 2 milioni avevano effettivamente fruito delle somme messe a disposizione. Poiché i meccanismi legali e i vincoli burocratici per avvalersi del “capitale materno” sono assai complessi, molte famiglie che ne hanno titolo hanno difficoltà ad usufruirne. Questo avviene, in particolare, nelle categorie più svantaggiate: esse non hanno sufficiente capitale proprio per ottener un mutuo per la casa, o per intraprendere ristrutturazioni. Né hanno modo o occasione di avvalersi del capitale messo a loro disposizione per migliorare l’istruzione dei figli, particolarmente nelle aree rurali. Nonostante questi ed altri problemi, la politica del “capitale materno” è diventata assai popolare, e le insistenti voci che nei mesi recenti hanno ventilato riduzioni e condizionamenti diretti ad alleggerire il bilancio pubblico sono state accolte con vivaci proteste.</p>
<p><strong>Putin e la popolazione</strong><br />
Di una vigorosa azione in campo demografico Putin si era fatto promotore, come si è visto, nel 2006; rinnovando e rilanciando il suo impegno durante la campagna per la propria rielezione a Presidente, avvenuta nella primavera del 2012. “Se le tendenze attuali dovessero persistere” scrisse Putin “l’attuale popolazione pari a 143 milioni, sprofonderebbe a 107 milioni nel 2050, un disastro per un paese con un così vasto territorio e che contiene il 40 per cento delle risorse naturali del mondo e che ha avuto in tempo di pace uno straordinario calo demografico. Se però riusciamo ad implementare una efficiente politica, allora la popolazione della Russia potrebbe risalire a 154 milioni. Ci sono dunque in palio, nella nostra scelta tra l’azione e l’inerzia, circa 50 milioni di anime nei prossimi 40 anni”. E’ naturale, perciò, che Putin attribuisca alla sua politica la vigorosa ripresa delle nascite (+ 29%) avvenuta tra 2006 e il 2012.</p>
<p><strong>Tutto merito di Putin? Lo scetticismo dei demografi</strong><br />
Che Putin si intesti il merito della ripresa è cosa ovvia. Ma la politica del “capitale materno” porterà ad una stabilizzazione della natalità del paese? Riuscirà a riorientare le preferenze delle coppie in senso meno restrittivo? Oppure si tratta di un fuoco di paglia destinato a riassorbirsi col passare del tempo? Va subito detto che la recente ripresa delle nascite non potrà essere duratura perché si profilerà presto una sostenuta diminuzione delle donne in età riproduttiva man mano che supereranno i vent’anni le poco numerose generazioni nate nel quindicennio successivo al 1990. Nel 2012 le donne tra i 20 e i 40 anni erano 22 milioni e si ridurranno gradualmente a 16 nel 2030. E’ poi scontato che il periodo di vigenza della politica è troppo corto – appena 6 anni – per dare un giudizio più fondato: il ciclo riproduttivo è lungo e la storia insegna che vi possono essere notevoli anticipi (e notevoli ritardi) nel mettere al mondo i figli anche se il loro numero finale rimane invariato. Inoltre, la politica del “capitale materno” è entrata in vigore assieme ad altri provvedimenti che influiscono sul welfare familiare – congedi dal lavoro più lunghi e meglio pagati, altri provvedimenti per la cura dei figli – ed è quindi l’intero sistema di welfare che risulta più generoso. Infine negli ultimi anni lo sviluppo è stato assai veloce, l’occupazione è cresciuta e le condizioni di vita sono sostanzialmente migliorate.</p>
<p>Altri elementi strettamente demografici inducono gli analisti alla cautela, quando non a ritenere la ripresa un fuoco di paglia, destinata a non alterare il “quantum” di fecondità. I guadagni nei tassi specifici di fecondità (per età, per ordine) appaiono decrescenti dopo un consistente balzo nel primo biennio di vigenza della legge. Inoltre le indagini condotte nel 2004, 2007 e 2011 (Generation and Gender Surveys) mostrano che la propensione delle donne ad avere un primo, secondo o terzo figlio sono rimaste praticamente invariate. La percentuale di donne senza figli che intendevano avere un primo figlio era pari, alle tre dati, al 91, 85 e 88%; quella delle donne con un figlio che intendevano averne un secondo 71, 74 e 71%; quella delle donne con due figli di averne un terzo, 29, 32 e 33%. Un noto studioso ha concluso così la sua presentazione ad un recente convegno scientifico in merito al futuro delle nascite: “Ottimismo degli attori politici, pessimismo dei teorici e degli analisti e delle persone di buon senso”. Ma occorre attendere ancora diversi anni prima di poter giudicare.</p>
<p><strong>Per saperne di più</strong></p>
<p>Fabian Slonimczyk e Anna Yurko<em>, Assessing the Impact of the Maternity Capital Policy in Russia Using a Dynamic Model of Fertility and Employment</em>, Institute for the Study of Labor – IZA, Discusion Paper n. 7705, October 2013</p>
<p>Tomas Frejka e Sergei Zakharov<em>, Comprehensive Analyses of Fertility Trends in the Russian Federation during the Past Half Century</em>, MIPDR, Working paper 2012-027, September 2012</p>
<p>Sergei Zakharov<em>, Lowest Low Fertility in Russia: reality or Problems of Measurement?</em> Relazione al Convegno “Low Fertility and Low Mortality: Observable Reality and Visions of the Future”, High School of Economics, Moscow, October 2013</p>
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