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	<title>Covid-19: Statistiche, Grafici, News - Italia e Mondo &#8226; Neodemos</title>
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	<title>Covid-19: Statistiche, Grafici, News - Italia e Mondo &#8226; Neodemos</title>
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		<title>Dieci anni di contraccezione di emergenza in Italia (2012-21)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gianpiero Dalla Zuanna]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Jun 2025 07:27:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Famiglie e Riproduzione]]></category>
		<category><![CDATA[contraccezione]]></category>
		<category><![CDATA[covid-19]]></category>
		<category><![CDATA[lockdown]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dalla sua introduzione sul mercato nel 2006, la pillola contraccettiva di emergenza (ECP) ha avuto una notevole diffusione in Italia. Ne scrivono Giampiero Dalla Zuanna, ... <a title="Dieci anni di contraccezione di emergenza in Italia (2012-21)" class="read-more" href="https://www.neodemos.info/2025/06/25/dieci-anni-di-contraccezione-di-emergenza-in-italia-2012-21/" aria-label="Per saperne di più su Dieci anni di contraccezione di emergenza in Italia (2012-21)">Leggi</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>Dalla sua introduzione sul mercato nel 2006, la pillola contraccettiva di emergenza (ECP) ha avuto una notevole diffusione in Italia. Ne scrivono Giampiero Dalla Zuanna, Anna Giraldo e Marzia Loghi, che rilevano il sensibile contributo dell’uso della ECP alla riduzione delle gravidanze non volute e degli aborti volontari</em>.</p>



<p class="has-drop-cap">La pillola contraccettiva d&#8217;emergenza (ECP) è stata introdotta nei primi anni &#8217;90, e la prima ECP e stata approvata dalla Food and Drug Administration statunitense nel 1999. Negli ultimi decenni, nuove ECP sono emerse e si sono diffuse sempre di più, sia nei paesi sviluppati sia nei paesi in via di sviluppo. Le ECP più diffuse si basano su due diversi principi attivi: il levonorgestrel (LNG), un progestinico sintetico comunemente noto come <em>pillola del giorno dopo</em>, che previene la gravidanza se assunto entro 48 ore dal rapporto sessuale, e l&#8217;ulipristal acetato (UPA), che può inibire il concepimento se assunto entro 120 ore dal rapporto sessuale non protetto, noto come <em>pillola dei cinque giorni dopo</em>. Le ECP non sono raccomandate come metodo ordinario di controllo della fertilità, ma in caso di errore contraccettivo (rottura del preservativo, dimenticanza della pillola giornaliera&#8230;) o dopo un rapporto sessuale non protetto. Gli effetti collaterali delle ECP sono modesti e presentano poche controindicazioni. La letteratura scientifica suggerise che sia l&#8217;LNG che l&#8217;UPA impediscano la fecondazione inibendo o ritardando l&#8217;ovulazione.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>La diffusione delle ECP in Italia</strong></h3>



<p>La vendita in farmacia delle due ECP è stata introdotta in Italia nel 2006 (LNG) e nel 2012 (UPA). Nel periodo 2012-21, la diffusione delle ECP in Italia è aumentata considerevolmente: da 2,2 ogni 100 donne di età 15-49 nel 2012 a 5,5 nel 2021. Tuttavia, l&#8217;aumento non è stato lineare nel tempo: le vendite sono rimaste costanti a circa 340 mila confezioni monodose all&#8217;anno nel triennio 2012-2014, mentre si osserva un aumento continuo nei cinque anni successivi, raggiungendo oltre 588 mila nel 2019. Le vendite sono poi diminuite nel 2020, per risalire l&#8217;anno successivo. La diffusione delle ECP in Italia è assai aumentata quando UPA (a marzo 2015) e LNG (a maggio 2016) sono diventati farmaci venduti in farmacia senza prescrizione medica, su richiesta diretta al farmacista (Dalla-Zuanna, Giraldo &amp; Loghi 2025). Le vendite sono aumentate da 30.000 a 40.000 confezioni monodose al mese dal 2014 al 2016, rispetto al triennio 2012-2014 in cui il numero è rimasto costante (Figura 1). Stimiamo che questo aumento nel 2016 abbia evitato al massimo 6.000 gravidanze indesiderate in più rispetto al 2014 (16.000 rispetto a 10.000). Un quarto della diminuzione del tasso di concepimento osservato in Italia tra il 2014 e il 2016 potrebbe essere stato dovuto alla maggiore diffusione delle ECP.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="637" src="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2025/06/Figura-1.-Vendite-mensili-di-LNG-e-UPA-pills-in-Italia-fra-gennaio-2012-e-dicembre-2016-1024x637.jpg" alt="" class="wp-image-22923" srcset="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2025/06/Figura-1.-Vendite-mensili-di-LNG-e-UPA-pills-in-Italia-fra-gennaio-2012-e-dicembre-2016-1024x637.jpg 1024w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2025/06/Figura-1.-Vendite-mensili-di-LNG-e-UPA-pills-in-Italia-fra-gennaio-2012-e-dicembre-2016-300x187.jpg 300w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2025/06/Figura-1.-Vendite-mensili-di-LNG-e-UPA-pills-in-Italia-fra-gennaio-2012-e-dicembre-2016-768x477.jpg 768w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2025/06/Figura-1.-Vendite-mensili-di-LNG-e-UPA-pills-in-Italia-fra-gennaio-2012-e-dicembre-2016.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></div>


<p>L&#8217;aumento delle vendite delle ECP in Italia è continuato dopo il 2016. Nel 2021 le vendite hanno superato le 650.000 confezioni monodose, molte di più rispetto alle quasi 500.000 dosi di cinque anni prima, ovvero 5,5 ogni cento donne di età 15-49 anni. Sono livelli simili a quelli di altri paesi europei come la Francia, 6,2% nel 2016, e i Paesi Bassi, 5 ,0% nel 2017, ma assai meno rispetto al Regno Unito, 33% nel 2014: in quest’ultimo paese le ECP erano e sono distribuite gratuitamente nei consultori (ECEC 2024). Nel 2021, in Italia l&#8217;uso delle ECP potrebbe aver evitato un massimo di 21.500 gravidanze indesiderate, contribuendo a rendere il tasso di aborto in Italia uno dei più bassi d&#8217;Europa. Questo aumento delle vendite, e in particolare la preferenza per l&#8217;UPA, le cui vendite hanno costantemente superato quelle di GNL dall&#8217;inizio del 2021, è stato rafforzato anche dal fatto che l&#8217;UPA è disponibile anche per le minorenni senza prescrizione medica dall&#8217;ottobre 2020.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>L’effetto del lockdown COVID-19 sulle vendite di ECP</strong></h3>



<p>A seguito del <em>lockdown</em> dovuto al COVID-19 di marzo-maggio 2020, le vendite di pillole anticoncezionali di emergenza in Italia sono diminuite del 38% rispetto allo stesso trimestre del 2019, e la riduzione ad aprile 2020, il mese del <em>lockdown</em> rigoroso e completo – quando era possibile uscire di casa solo per fare la spesa, andare in farmacia e portare a spasso il cane – è stata del 61% rispetto ad aprile 2019 (Figura 2). Ciononostante, anche i concepimenti durante il <em>lockdown</em> sono diminuiti significativamente, in particolare quelli che hanno portato a un aborto e quelli tra le donne di età inferiore ai 25 anni (Dalla-Zuanna, Giraldo &amp; Loghi 2025). Questo risultato suggerisce che – in generale – le ECP sono ampiamente utilizzate dai partner non conviventi, che non potevano incontrarsi durante il <em>lockdown</em>. Questo risultato mostra che le EPC hanno svolto un ruolo non marginale nella seconda rivoluzione contraccettiva italiana, in particolare riducendo le gravidanze indesiderate tra le persone che non vivono in coppia, per lo più utilizzatrici di preservativo e/o più esposte al rischio di rapporti sessuali non protetti.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img decoding="async" width="1024" height="580" src="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2025/06/Figura-2.-Vendite-mensili-di-confezioni-monodose-di-ECP-in-Italia-negli-anni-2019-2020-e-2021-1-1024x580.jpg" alt="" class="wp-image-22931" srcset="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2025/06/Figura-2.-Vendite-mensili-di-confezioni-monodose-di-ECP-in-Italia-negli-anni-2019-2020-e-2021-1-1024x580.jpg 1024w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2025/06/Figura-2.-Vendite-mensili-di-confezioni-monodose-di-ECP-in-Italia-negli-anni-2019-2020-e-2021-1-300x170.jpg 300w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2025/06/Figura-2.-Vendite-mensili-di-confezioni-monodose-di-ECP-in-Italia-negli-anni-2019-2020-e-2021-1-768x435.jpg 768w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2025/06/Figura-2.-Vendite-mensili-di-confezioni-monodose-di-ECP-in-Italia-negli-anni-2019-2020-e-2021-1.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></div>


<h3 class="wp-block-heading"><strong>L’importanza di adottare corrette strategie di vendita e disseminazione delle ECP</strong></h3>



<p>Sebbene non siano disponibili indagini recenti su campioni rappresentativi a livello nazionale sulla diffusione della contraccezione in Italia, i dati di vendita dei contraccettivi orali e alcune indagini su gruppi specifici suggeriscono che il calo dei tassi di concepimento e aborto e del tasso di abortività in Italia nel primo quarto del XXI secolo sia legato principalmente al calo del coito interrotto e alla diffusione del preservativo (soprattutto per i rapporti sessuali occasionali e giovanili) e della pillola giornaliera (in particolare nelle relazioni di coppia consolidate). Ciononostante, il contributo delle ECP alla riduzione dei concepimenti non desiderati è cresciuto di anno in anno dopo la liberalizzazione e potrebbe continuare a farlo, poiché vi sono ampi margini di crescita ulteriore, ad esempio colmando gli attuali divari territoriali: forti differenze regionali caratterizzano il contesto italiano, che va da 6,4 ECP vendute all&#8217;anno nel periodo 2019-21 per ogni 100 donne di età 15-49 in Liguria a 3,6 in Sicilia. Per l&#8217;Italia mancano studi sulle utilizzatrici di ECP: si sa poco sulle loro caratteristiche sociodemografiche (classe sociale, età, stato civile&#8230;) o sulle ragioni per cui ricorrono a questo metodo (rottura del preservativo, dimenticanza della pillola, contraccezione diretta&#8230;). Colmare questa lacuna conoscitiva sarebbe importante. Tuttavia anche i risultati del nostro studio consentono una riflessione conclusiva sulle modalità di vendita e diffusione degli ECP in Italia.</p>



<p>Le probabilità di concepimento per un singolo rapporto sessuale seguito dall&#8217;uso di LNG o UPA –stimate in modo rigoroso da Glaiser et al. (2010) – dimostrano che l&#8217;efficacia delle sole ECP nel prevenire il concepimento è considerevolmente inferiore rispetto a quella di altri dispositivi contraccettivi, ad esempio, per una donna con un rapporto a settimana, senza evitare i suoi giorni fertili, la probabilità annuale di rimanere incinta con un uso perfetto della pillola giornaliera è 0,01; con la spirale 0,006; con il preservativo 0,02. Al contrario, per la stessa donna che utilizzasse solo le ECP dopo ogni rapporto sessuale, la probabilità annuale di concepimento balzerebbe a 0.68 per LNG e 0.51 per UPA.</p>



<p>Questi dati confermano che le ECP non dovrebbero mai sostituire la contraccezione tradizionale, poiché la loro efficacia nel prevenire concepimenti indesiderati (se utilizzate come unico metodo) è considerevolmente inferiore a quella di dispositivi contraccettivi come la pillola giornaliera, la spirale, il preservativo. In Italia, le idee sbagliate sull&#8217;efficacia contraccettiva delle ECP sono diffuse: il 49% di un campione di donne italiane di età compresa tra 16 e 45 anni intervistato da Nappi et al. (2014) si è dichiarato &#8220;d&#8217;accordo&#8221; o &#8220;fortemente d&#8217;accordo&#8221; con l&#8217;affermazione &#8220;L&#8217;ECP è efficace al 100% se assunta il giorno successivo&#8221;. Questa percentuale è risultata la più alta tra i campioni intervistati: 43% in Francia, 42% in Spagna, 37% in Germania e 35% nel Regno Unito.&nbsp;</p>



<p>Questi dati e considerazioni suggeriscono che potrebbe essere opportuno mantenere l’attuale procedura di vendita nelle farmacie italiane, dove le ECP debbono essere richieste al farmacista, che secondo la normativa è tenuto ad avvertire le utilizzatrici del limitato potere contraccettivo degli ECP e della loro inidoneità come metodo contraccettivo ordinario. Sarebbe inoltre utile estendere l&#8217;LNG senza prescrizione medica alle minorenni, come fatto per l&#8217;UPA nell&#8217;ottobre 2020. La distribuzione gratuita delle ECP, a nostro avviso, non sarebbe invece auspicabile, perché potrebbe indurre un uso improprio, in sostituzione di metodi ben più efficaci; tuttavia, gli attuali prezzi (a fine 2024: 21,5 euro per una dose singola di LNG e 28,9 per l&#8217;UPA, per i marchi commerciali più diffusi) ci sembrano troppo elevati.</p>



<p>Infine, sarebbero importanti campagne informative estese sia sull&#8217;elevato rischio di gravidanza in caso di rapporti sessuali non protetti, sia sulla possibilità di utilizzare le ECP. Ad oggi, in Italia non è mai stata implementata una campagna informativa di questo tipo, malgrado la causa principale dell&#8217;uso improprio delle ECP (e della contraccezione in generale) sia la scarsa conoscenza del rischio di gravidanza, dei metodi contraccettivi disponibili e, più in generale, della salute riproduttiva. In questo modo, le ECP potrebbero contribuire ancora di più alla riduzione di gravidanze indesiderate e aborti in Italia.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Riferimenti</strong></h3>



<p>Dalla-Zuanna G., A. Giraldo and M. Loghi (2025) “Ten years of emergency contraception in Italy (2012-21) in the context of the second contraceptive revolution”, <em>Popolazione e Storia</em>, <a href="https://popolazioneestoria.it/article/view/1696">https://popolazioneestoria.it/article/view/1696</a></p>



<p>ECEC – European Consortium for Emergency Contraception (2024) <a href="https://www.ec-ec.org/about-ecec/aims/">https://www.ec-ec.org/about-ecec/aims/</a> visited 22<sup>nd</sup> February 2024.</p>



<p>Glasier A.F. et al. (2010) “Ulipristal acetate versus levonorgestrel for emergency contraception: a randomised non-inferiority trial and meta-analysis”, <em>The Lancet</em>, 375, 9714, 13-19 February 2010, 555-562.</p>



<p>Nappi R.E., P.L. Abascal, D. Mansour, T. Rabe, R. Shojai and The Emergency Contraception Study Group (2014) “Use of and attitudes towards emergency contraception: A survey of women in five European countries”, <em>The European Journal of Contraception &amp; Reproductive Health Care</em>, 19, 2, 93-101.</p>
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				<dc:creator><![CDATA[Anna Giraldo]]></dc:creator>
		<dc:creator><![CDATA[Marzia Loghi]]></dc:creator>
	</item>
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		<title>I Microbi sovranisti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Neodemos]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 May 2025 08:17:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute e Mortalità]]></category>
		<category><![CDATA[covid-19]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 19 maggio scorso l&#8217;Assemblea dell&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha approvato, con 124 voti a favore e 11 astenuti, il cosiddetto Pandemic Agreement, il primo passo (durato tre anni) in ... <a title="I Microbi sovranisti" class="read-more" href="https://www.neodemos.info/2025/05/27/i-microbi-sovranisti/" aria-label="Per saperne di più su I Microbi sovranisti">Leggi</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>Il 19 maggio scorso l&#8217;Assemblea dell&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha approvato, con 124 voti a favore e 11 astenuti, il cosiddetto Pandemic Agreement, il primo passo (durato tre anni) in vista della costruzione  di un sistema di salvaguardia nei confronti di nuove possibili, e forse probabili, pandemie. L&#8217;Italia, purtroppo, si è astenuta, forse  immemore dei 200 mila concittadini uccisi dal Covid-19. </em></p>



<p class="has-drop-cap">La pandemia di Covid è costata la vita a 200mila italiani, un ciclone che ha profondamente turbato la società, che ancora risente dei suoi effetti negativi sul sistema educativo e, soprattutto, su quello sanitario. Il mondo è stato preso alla sprovvista, i sistemi di allarme hanno tardato ad entrare in azione, i presidi medici sono stati presi d’assalto, gli stati hanno reagito con provvedimenti spesso improvvisati, non coordinati tra loro, debolmente sostenuti dalle istituzioni internazionali. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS/WHO) – il braccio delle Nazioni Unite preposto alla salvaguardia della salute – è apparso inadeguato nella sua azione. Solo il pianeta della ricerca, nelle sue molteplici articolazioni internazionali, è apparso adeguato alla sfida, e grazie alla libera circolazione delle innovazioni scientifiche e tecnologiche ha messo a punto efficienti vaccini in meno di un anno, un tempo straordinariamente breve se confrontato con le esperienze del passato.&nbsp;</p>



<p>Da tre anni delegazioni di paesi di tutto il modo stanno discutendo le modalità di un’azione internazionale volta a costruire un sistema di salvaguardia nei confronti di nuove possibili, e forse probabili, pandemie. Un primo accordo (Pandemic Agreement) è stato approvato lo scorso 19 maggio dalla 78esima Assemblea dell’OMS, a Ginevra; 124 gli stati favorevoli, 11 gli astenuti. Si tratta di un primo passo perché una eventuale intesa (o Trattato) finale è ancora da raggiungersi, in particolare per quanto riguarda la condivisione di campioni biologici nel caso di emersione di nuovi virus, in cambio del prioritario accesso a farmaci, vaccini, e presidi. Un sistema volto a sostenere i paesi poveri di risorse nei quali, con maggiore probabilità, potrebbero sorgere nuove e pericolose patologie. Molta strada va ancora percorsa, superando ostacoli di natura legale, finanziaria e politica. Quest’ultima, la politica, particolarmente incerta e difficile per l’annunciato ritiro dall’OMS degli Stati Uniti – un paese che ha affidato la guida del proprio sistema sanitario a un nemico dichiarato della scienza, lo stravagante Robert Kennedy jr.</p>



<p>Gli 11 astenuti (oltre all’Italia: Bulgaria, Egitto, Iran, Israele. Giamaica, Olanda, Paraguay, Polonia, Russia, Slovacchia; gli Stati Uniti non hanno partecipato essendo in uscita dall’OMS), hanno portato motivazioni diverse. Alcuni (Iran, Bulgaria, Paraguay) perché hanno ritenuto l’accordo inadeguato per le necessità dei paesi poveri; altri (Polonia) per motivi giuridici; altri ancora per specifici motivi politici di varia natura.&nbsp;</p>



<p>Per l’Italia, le motivazioni sono, a dir poco, contraddittorie. La dichiarazione ufficiale della nostra delegazione (traduciamo dal testo inglese) si apre dichiarando che “l’Italia intende riaffermare la sovranità degli Stati nelle questioni inerenti alla salute pubblica”, Questa sovranità non era messa in dubbio nei 135 articoli dell’accordo, tanto che la nostra dichiarazione dice “apprezziamo che questo principio sia stato incluso nel testo dell’Accordo”. E rafforza l’apprezzamento, aggiungendo che: “Accogliamo favorevolmente che, nell’annunciare la conclusione delle negoziazioni, l’OMS abbia specificato che l’Accordo non autorizza l’OMS stesso a dirigere, ordinare, alterare o prescrivere leggi o politiche, o ad imporre agli Stati di prendere azioni specifiche, come il bandire o accettare viaggiatori, o misure terapeutiche o diagnostiche o imporre lockdowns”. Insomma, par di capire. siamo contenti di ciò che dice l’Accordo, ma ciononostante ci asteniamo&#8230; Una posizione che piace ai no-vax, ai confusi sostenitori di teorie bislacche, ai convinti credenti dei complotti di forze tanto oscure quanto ignote. E che il Ministro Schillaci, un medico, sembra apprezzare.&nbsp;</p>



<p>Insomma, siamo Sovranisti, e ognuno si tenga i Microbi suoi!</p>
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		<title>C’è un limite alla longevità umana?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Mazzuco]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Mar 2025 09:00:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute e Mortalità]]></category>
		<category><![CDATA[covid-19]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[mortalità]]></category>
		<category><![CDATA[pandemia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ci sono dei limiti alla longevità umana? Stefano Mazzuco riapre un dibattito aperto da tempo tra gli studiosi delle scienze della vita, inclusi i demografi. ... <a title="C’è un limite alla longevità umana?" class="read-more" href="https://www.neodemos.info/2025/03/18/ce-un-limite-alla-longevita-umana/" aria-label="Per saperne di più su C’è un limite alla longevità umana?">Leggi</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>Ci sono dei limiti alla longevità umana? Stefano Mazzuco riapre un dibattito aperto da tempo tra gli studiosi delle scienze della vita, inclusi i demografi. L’evoluzione più recente mostra che l’aumento secolare della longevità manifesta indizi concreti di rallentamento. Si profila anche un’altra tendenza che desta qualche preoccupazione: dopo una lunga fase storica di convergenza della sopravvivenza in aree territoriali diverse, in alcuni paesi si profila un’inversione di questa tendenza. </em></p>



<p class="has-drop-cap">Messa alle spalle la crisi di mortalità generata dalla pandemia, riprende l’interesse per un dibattito che ancora non ha trovato soluzione. Infatti, al netto di momenti di crisi specifici, abbiamo assistito, a partire dal secondo dopoguerra, a un costante aumento della longevità nei paesi occidentali;&nbsp; in Italia siamo passati da una speranza di vita alla nascita pari a circa 59 anni nel 1946 ai circa 83 anni di oggi. Cosa possiamo aspettarci per il futuro? Ci stiamo avvicinando ad un limite invalicabile della longevità e quindi ad una stabilizzazione dei livelli di longevità, oppure questo limite non esiste e possiamo immaginare&nbsp; una continua crescita di questi (le previsioni delle Nazioni Unite ipotizzano una speranza di vita di circa 93 anni nel 2100)?&nbsp;</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Visioni diverse</strong></h3>



<p>Questa domanda se la ponevano già 20 anni fa Oeppen e Vaupel (2002) osservando una crescita lineare (quindi senza ombra di rallentamento) di quella che definirono Best Practice Life Expectancy, ovvero la speranza di vita del paese più longevo del periodo. La conclusione degli autori fu che sia&nbsp; plausibile l’ipotesi&nbsp; di una crescita senza limiti della longevità umana. Nel 2016 Dong e colleghi&nbsp; sostennero che un limite esiste, che è pari circa 115 anni. Tale conclusione è stata criticata (ad esempio, da Rozing e colleghi, nel 2017) per svariati aspetti tecnici. In questo dibattito, si inserisce un nuovo contributo di Olshansky e colleghi (2024) che sostiene l’implausibilità di un’estensione radicale della durata della vita in questo secolo. L’argomento principale di Olshansky è che la speranza di vita non potrà aumentare ancora in modo lineare in quanto la mortalità sotto i 65 anni ha già raggiunto – per quasi tutti i paesi più longevi – livelli minimi e pertanto, per un ulteriore progresso della speranza di vita, sarebbe necessario un sostanziale, e per questo implausibile, calo della mortalità alle età più anziane (80, 90, 100 anni).&nbsp;</p>



<p>Come sottolineato anche da Jdanov e Jasilionis (2024) i rallentamenti, fluttuazioni e cali della speranza di vita ci sono sempre stati nel recente passato. Si pensi al caso della Danimarca dov tra gli anni ‘80 e 2000 si è verificato un rallentamento, quasi uno stallo,nella crescita della longevità, specialmente per le donne, che ha portato il paese ad essere uno dei meno longevi nell’Europa occidentale. Tuttavia, superati gli anni 2000, la speranza di vita danese ha ripreso a crescere anche più velocemente degli altri paesi recuperando in parte il gap accumulato in precedenza (si veda la curva rossa nel pannello a, destra della figura 1).</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="512" src="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2025/03/Fig-1-Speranza-di-vita-e-disparita-della-durata-di-vita-lifespan-disparity-in-alcuni-paesi-europei-ed-extra-europei-1024x512.jpg" alt="" class="wp-image-22505" srcset="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2025/03/Fig-1-Speranza-di-vita-e-disparita-della-durata-di-vita-lifespan-disparity-in-alcuni-paesi-europei-ed-extra-europei-1024x512.jpg 1024w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2025/03/Fig-1-Speranza-di-vita-e-disparita-della-durata-di-vita-lifespan-disparity-in-alcuni-paesi-europei-ed-extra-europei-300x150.jpg 300w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2025/03/Fig-1-Speranza-di-vita-e-disparita-della-durata-di-vita-lifespan-disparity-in-alcuni-paesi-europei-ed-extra-europei-768x384.jpg 768w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2025/03/Fig-1-Speranza-di-vita-e-disparita-della-durata-di-vita-lifespan-disparity-in-alcuni-paesi-europei-ed-extra-europei.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Tale rallentamento è stato, dopo attenti studi, attribuito alla bassa longevità della generazione&nbsp; nata a cavallo tra la prima e la seconda guerra mondiale. Quindi, anche altri molti paesi europei potrebbero vivere un “effetto coorte” simile in questi anni.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>E in Italia?</strong></h3>



<p>Nella figura 2 possiamo vedere come la proporzione di sopravviventi ultracentenari sia in crescita lineare, senza segni di rallentamento (tranne che per alcune regioni, come, ad esempio, la Campania) mentre a guardare la figura 1 si può notare come la speranza di vita cresca un po’ meno negli ultimi anni prima del Covid. Olshanski e colleghi mostrano in modo dettagliato che l’aumento annuale della speranza di vita anche in Italia scende sotto lo 0,2% nel decennio 2010-2019.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="512" src="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2025/03/Fig-2-percentuale-di-sopravviventi-oltre-i-100-anni-nelle-regioni-italiane--1024x512.jpg" alt="" class="wp-image-22506" srcset="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2025/03/Fig-2-percentuale-di-sopravviventi-oltre-i-100-anni-nelle-regioni-italiane--1024x512.jpg 1024w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2025/03/Fig-2-percentuale-di-sopravviventi-oltre-i-100-anni-nelle-regioni-italiane--300x150.jpg 300w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2025/03/Fig-2-percentuale-di-sopravviventi-oltre-i-100-anni-nelle-regioni-italiane--768x384.jpg 768w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2025/03/Fig-2-percentuale-di-sopravviventi-oltre-i-100-anni-nelle-regioni-italiane-.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Non solo longevità “estrema”</strong></h3>



<p>Ben vengano i progressi in campo medico che permettono di allungare la vita oltre i 100 anni, ma questo giusta aspirazione ad una vita più lunga non deve farci dimenticare un obiettivo altrettanto importante, che è quello che tutti&nbsp; &#8211; o almeno la maggior parte – possano godere di questi progressi. Questo tema è molto sentito negli Stati Uniti dove appare evidente che esiste un problema di disparità che si sta aggravando, come si può vedere dall’andamento della misura di disparità della durata di vita (lifespan disparity) in figura 1. Dalla stessa figura sembrerebbe che non ci sia questo tipo di problema, tuttavia se guardiamo, come hanno fatto recentemente Carboni, Salinari e De Santis (2024), la variabilità tra regioni, forse è lecito esprimere qualche preoccupazione.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="512" src="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2025/03/Fig-3-coefficiente-di-variazione-della-speranza-di-vita-nelle-regioni-italiane--1024x512.jpg" alt="" class="wp-image-22507" srcset="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2025/03/Fig-3-coefficiente-di-variazione-della-speranza-di-vita-nelle-regioni-italiane--1024x512.jpg 1024w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2025/03/Fig-3-coefficiente-di-variazione-della-speranza-di-vita-nelle-regioni-italiane--300x150.jpg 300w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2025/03/Fig-3-coefficiente-di-variazione-della-speranza-di-vita-nelle-regioni-italiane--768x384.jpg 768w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2025/03/Fig-3-coefficiente-di-variazione-della-speranza-di-vita-nelle-regioni-italiane-.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>La Figura 3 mostra come è cambiata la variabilità della speranza di vita tra le regioni italiane nel tempo, utilizzando il coefficiente di variazione per misurare queste differenze. Fino alla metà degli anni ‘90, le disparità tra regioni si stavano progressivamente riducendo, indicando un miglioramento nell’equità della salute. Tuttavia, questa tendenza si è interrotta, e negli anni più recenti, prima del 2020, si osserva un leggero aumento delle differenze tra le regioni.&nbsp;</p>



<p>È certamente affascinante osservare come si evolve la longevità estrema, ma è forse ancora più importante riflettere su come garantire che la longevità non sia un privilegio riservato a pochi fortunati, ma un traguardo raggiungibile per un numero sempre maggiore di persone, accompagnato da una qualità della vita dignitosa.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Riferimenti bibliografici</strong></h3>



<p>S. Jay Olshansky, Bradley J. Willcox, Lloyd Demetrius &amp; Hiram Beltrán-Sánchez: Implausibility of radical life extension in humans in the twenty-first century in Nature Aging (2024), DOI: <a href="https://doi.org/10.1038/s43587-024-00702-3">10.1038/s43587-024-00702-3</a></p>



<p>Dmitri Jdanov &amp; Domantas Jasilionis: Optimistic versus pessimistic scenarios for future life expectancy in Nature Aging (2024), DOI: <a href="https://www.nature.com/articles/s43587-024-00722-z">10.1038/s43587-024-00722-z</a></p>



<p><em>Dong, X., Milholland, B. &amp; Vijg, J. Evidence for a limit to human lifespan. Nature 538, 257–259 (2016). https://doi.org/10.1038/nature19793</em></p>



<p><em>Oeppen, J. &amp; Vaupel, J. W. Demography. Broken limits to life expectancy. Science 296, 1029–1031 (2002)</em></p>



<p><em>Rozing, M., Kirkwood, T. &amp; Westendorp, R. Is there evidence for a limit to human lifespan?. Nature 546, E11–E12 (2017). </em><a href="https://doi.org/10.1038/nature22788"><em>https://doi.org/10.1038/nature22788</em></a><em> Carboni, G., Salinari, G., De Santis, G. et al. Mortality evolution in Italy: the end of regional convergence?. Genus 80, 28 (2024). </em><a href="https://doi.org/10.1186/s41118-024-00237-w"><em>https://doi.org/10.1186/s41118-024-00237-w</em></a></p>
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			</item>
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		<title>La speranza di vita nel 2023: dove eravamo rimasti?</title>
		<link>https://www.neodemos.info/2024/05/17/la-speranza-di-vita-nel-2023-dove-eravamo-rimasti/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=la-speranza-di-vita-nel-2023-dove-eravamo-rimasti</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Mazzuco]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 May 2024 07:43:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute e Mortalità]]></category>
		<category><![CDATA[covid-19]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[mortalità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel 2023, l’Italia ritorna ai livelli di longevità del 2019, l’anno prima della pandemia. Stefano Mazzuco sottolinea l&#8217;assenza di fasi di crisi durante l’ultimo anno: ... <a title="La speranza di vita nel 2023: dove eravamo rimasti?" class="read-more" href="https://www.neodemos.info/2024/05/17/la-speranza-di-vita-nel-2023-dove-eravamo-rimasti/" aria-label="Per saperne di più su La speranza di vita nel 2023: dove eravamo rimasti?">Leggi</a></p>
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<p><em>Nel 2023, l’Italia ritorna ai livelli di longevità del 2019, l’anno prima della pandemia. Stefano Mazzuco sottolinea l&#8217;assenza di fasi di crisi durante l’ultimo anno: il Covid continua ad esistere ma il grado di immunizzazione della popolazione appare adeguato per farvi fronte; la sindrome influenzale annuale è stata ben contrastata e le ondate di calore estive hanno inciso sulla mortalità di alcune regioni meridionali, ma solo per un tempo limitato.</em></p>



<p class="has-drop-cap">Finalmente, nel 2023, l’Italia (e con lei molti altri paesi) ritorna ai livelli di longevità del 2019, l’anno prima della pandemia. Il livello dell’indicatore più noto di longevità si attesta sui 83,1 anni (81,1 per gli uomini e 85,2 per le donne) quando nel 2019 l’aspettativa di vita risultava pari a 83,2 (81,1 per gli uomini e 85,4 per le donne). In effetti, non si sono registrati momenti di crisi particolari durante l’ultimo anno: il Covid continua ad esistere ma la popolazione sembra essere ormai attrezzata dal punto di vista immunitario per farvi fronte, la sindrome influenzale annuale è stata anch’essa abbastanza ben contrastata e le ondate di calore estive sembrano aver inciso solo sulla mortalità di alcune regioni meridionali e per un tempo abbastanza limitato. Va detto che non è solo l’indicatore sintetico della speranza di vita alla nascita a ritornare ai livelli pre-pandemici ma tutta la mortalità per età del 2023 è sovrapponibile a quella del 2019.</p>



<p>Sembra, quindi, chiudersi la parentesi dolorosa della pandemia, ma si sa che le dinamiche demografiche sono lente e le “cicatrici” di quanto sperimentato negli anni precedenti sono ancora visibili. Infatti, si deve tenere conto che in Italia, così come in molti altri paesi, I livelli di longevità erano in evoluzione nel periodo pre-pandemico, un’evoluzione anche abbastanza semplice perché Oeppen e Vaupel hanno fatto notare il trend lineare dell’aspettativa di vita dei paesi più sviluppati (Oeppen &amp; Vaupel, 2002). Questo significa che in assenza della pandemia non avremmo dovuto aspettarci, nel 2023, lo stesso livello di longevità del 2019, ma un livello più elevato: le figure 1, 2, 3 mostrano per ogni regione (rispettivamente del nord, centro e sud Italia) il valore ragionevolmente previsto per gli anni 2020-2023 a partire dal dato del 2019 in confronto con quello osservato<sup>1</sup>. Come si può vedere, il livello osservato nel 2023 è di circa un anno inferiore a quanto ci saremmo ragionevolmente potuto aspettare nel 2019.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="534" src="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2024/05/Figura-1-Speranza-di-vita-alla-nascita-per-le-regioni-del-nord-Italia-1024x534.jpg" alt="" class="wp-image-21417" srcset="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2024/05/Figura-1-Speranza-di-vita-alla-nascita-per-le-regioni-del-nord-Italia-1024x534.jpg 1024w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2024/05/Figura-1-Speranza-di-vita-alla-nascita-per-le-regioni-del-nord-Italia-300x157.jpg 300w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2024/05/Figura-1-Speranza-di-vita-alla-nascita-per-le-regioni-del-nord-Italia-768x401.jpg 768w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2024/05/Figura-1-Speranza-di-vita-alla-nascita-per-le-regioni-del-nord-Italia.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="534" src="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2024/05/Figura-2-Speranza-di-vita-alla-nascita-per-le-regioni--1024x534.jpg" alt="" class="wp-image-21419" srcset="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2024/05/Figura-2-Speranza-di-vita-alla-nascita-per-le-regioni--1024x534.jpg 1024w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2024/05/Figura-2-Speranza-di-vita-alla-nascita-per-le-regioni--300x157.jpg 300w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2024/05/Figura-2-Speranza-di-vita-alla-nascita-per-le-regioni--768x401.jpg 768w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2024/05/Figura-2-Speranza-di-vita-alla-nascita-per-le-regioni-.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="534" src="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2024/05/Figura-3-Speranza-di-vita-alla-nascita-per-le-regioni-del-sud-Italia-1024x534.jpg" alt="" class="wp-image-21421" srcset="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2024/05/Figura-3-Speranza-di-vita-alla-nascita-per-le-regioni-del-sud-Italia-1024x534.jpg 1024w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2024/05/Figura-3-Speranza-di-vita-alla-nascita-per-le-regioni-del-sud-Italia-300x157.jpg 300w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2024/05/Figura-3-Speranza-di-vita-alla-nascita-per-le-regioni-del-sud-Italia-768x401.jpg 768w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2024/05/Figura-3-Speranza-di-vita-alla-nascita-per-le-regioni-del-sud-Italia.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Questo sembra contraddire le aspettative delle Nazioni Unite che nelle proprie previsioni (base 2022) assumeva un ritorno repentino, dopo la parentesi pandemica, non ai livelli del 2019 ma a quelli previsti su base 2019. Infatti, per l’Italia il valore tutt’ora un valore della speranza di vita nel 2023 pari a 84,2, un anno in più di quanto osservato, previsioni troppo ottimiste che dovranno essere riviste.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Gli altri paesi</strong></h3>



<p>L’Italia e molti altri paesi sono tornati ai livelli di longevità del 2019 ma non è andata così per tutti, alcuni sono ancora rimasti sotto al livello pre-pandemico. Tra questi possiamo riconoscere due gruppi che fanno capo a due dinamiche diverse: da un lato abbiamo i paesi che durante la pandemia hanno sperimentato un calo dell’aspettativa di vita talmente elevato che ancora non sono riusciti a recuperare pienamente (ad esempio USA e Bulgaria), dall’altro abbiamo i paesi che hanno sperimentato un effetto “ritardato” del Covid (ad esempio la Finlandia) ed è quindi ritardato anche il recupero. Nelle figure 4 e 5, viene mostrato come sia cambiato il “ranking” in termini di longevità di alcuni paesi<sup>2</sup>. Come si può notare, anche in termine di “ranking” si è tornati alla situazione di partenza, con qualche eccezione (ad esempio la Scozia e Finlandia mostrano un sensibile peggioramento mentre Slovenia, Slovacchia e Polonia crescono). Colpisce vedere che i paesi che erano migliorati in tempi di pandemia (Danimarca, Norvegia, Nuova Zelanda) ritornano tutti nella situazione di ranking precedente, suggerendo che anche per loro gli effetti della pandemia sono stati temporanei.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="678" src="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2024/05/Graduatoria-della-speranza-di-vita-dei-paesi-presenti-nel-database-HMD-anni-2019-2023.-I-paesi-sono-ordinati-dal-piu-longevo-al-meno-longevo.-Prime-22-posizioni.--1024x678.jpg" alt="" class="wp-image-21423" srcset="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2024/05/Graduatoria-della-speranza-di-vita-dei-paesi-presenti-nel-database-HMD-anni-2019-2023.-I-paesi-sono-ordinati-dal-piu-longevo-al-meno-longevo.-Prime-22-posizioni.--1024x678.jpg 1024w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2024/05/Graduatoria-della-speranza-di-vita-dei-paesi-presenti-nel-database-HMD-anni-2019-2023.-I-paesi-sono-ordinati-dal-piu-longevo-al-meno-longevo.-Prime-22-posizioni.--300x199.jpg 300w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2024/05/Graduatoria-della-speranza-di-vita-dei-paesi-presenti-nel-database-HMD-anni-2019-2023.-I-paesi-sono-ordinati-dal-piu-longevo-al-meno-longevo.-Prime-22-posizioni.--768x509.jpg 768w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2024/05/Graduatoria-della-speranza-di-vita-dei-paesi-presenti-nel-database-HMD-anni-2019-2023.-I-paesi-sono-ordinati-dal-piu-longevo-al-meno-longevo.-Prime-22-posizioni.-.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="678" src="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2024/05/Graduatoria-della-speranza-di-vita-dei-paesi-presenti-nel-database-HMD-anni-2019-2023.-I-paesi-sono-ordinati-dal-piu-longevo-al-meno-longevo.-Ultime-11-posizioni.--1024x678.jpg" alt="" class="wp-image-21424" srcset="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2024/05/Graduatoria-della-speranza-di-vita-dei-paesi-presenti-nel-database-HMD-anni-2019-2023.-I-paesi-sono-ordinati-dal-piu-longevo-al-meno-longevo.-Ultime-11-posizioni.--1024x678.jpg 1024w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2024/05/Graduatoria-della-speranza-di-vita-dei-paesi-presenti-nel-database-HMD-anni-2019-2023.-I-paesi-sono-ordinati-dal-piu-longevo-al-meno-longevo.-Ultime-11-posizioni.--300x199.jpg 300w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2024/05/Graduatoria-della-speranza-di-vita-dei-paesi-presenti-nel-database-HMD-anni-2019-2023.-I-paesi-sono-ordinati-dal-piu-longevo-al-meno-longevo.-Ultime-11-posizioni.--768x509.jpg 768w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2024/05/Graduatoria-della-speranza-di-vita-dei-paesi-presenti-nel-database-HMD-anni-2019-2023.-I-paesi-sono-ordinati-dal-piu-longevo-al-meno-longevo.-Ultime-11-posizioni.-.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>In sostanza, qualche paese mostra ancora qualche effetto residuo della pandemia, ma la maggior parte di essi è tornata alla normalità, tuttavia, rimane il fatto che abbiamo, in Italia e in molti altri paesi, fermato per 3 anni il processo di miglioramento della longevità.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Riferimenti bibliografici</strong></h3>



<p>HMD. Human Mortality Database. Max Planck Institute for Demographic Research (Germany), University of California, Berkeley (USA), and French Institute for Demographic Studies (France). Available at <a href="https://www.mortality.org/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.mortality.org</a> (data downloaded on April 3rd, 2024).&nbsp;Oeppen, J., &amp; Vaupel, J. W. (2002). Broken limits to life expectancy. <em>Science, 296</em>(5570), 1029–1031.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Note</strong></h3>



<p><sup>1</sup>La previsione su base 2019 è stata fatta tramite un semplice modello ARIMA. Si noti, tuttavia, che la scelta del modello previsivo è di importanza relativa dato il trend molto semplice (quasi lineare) della speranza di vita nel periodo precedente</p>



<p><sup>2</sup>Vengono considerati i paesi per cui lo Human Mortality Database – HMD fornisce i dati:&nbsp; BGR=Bulgaria, LVA=Lettonia, LTU=Lituania, HUN=Ungheria, SVK=Slovacchia, POL=Polonia, HRV=Croazia, EST=Estonia, USA= Stati Uniti, CZE=Repubblica Ceca, GBR_SCO=Scozia, DEUTNP=Germania, GBR_NIR=Irlanda del Nord, SVN=Slovenia, GRC= Grecia, DNK=Danimarca, PRT=Portogallo, GBRTENW= Inghilterra e Galles, FIN=Finlandia, BEL=Belgio, NLD=Olanda, NZL_NP=Nuova Zelanda, AUT=Austria, LUX=Lussemburgo, FRATNP=Francia, ITA=Italia, NOR=Norvegia, SWE=Svezia, ISL=Islanda, ISR=Israele, AUS=Australia, ESP=Spagna, CHE=Svizzera</p>
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		<title>Le conseguenze della Grande Recessione e della pandemia di COVID-19 sulle famiglie</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Neodemos]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Mar 2024 09:35:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[E-book]]></category>
		<category><![CDATA[covid-19]]></category>
		<category><![CDATA[famiglie]]></category>
		<category><![CDATA[fecondità]]></category>
		<category><![CDATA[figli]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[pandemia]]></category>
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		<title>Ebook • Le conseguenze della Grande Recessione e della pandemia di COVID-19 sulle famiglie</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Vignoli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Mar 2024 09:34:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute e Mortalità]]></category>
		<category><![CDATA[covid-19]]></category>
		<category><![CDATA[e-book]]></category>
		<category><![CDATA[pandemia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’e-book analizza le conseguenze della Grande Recessione e, più&#160;recentemente, della pandemia di Covid-19, sulle dinamiche familiari in Italia.&#160;Le crisi socio-economiche degli ultimi quindici anni hanno ... <a title="Ebook • Le conseguenze della Grande Recessione e della pandemia di COVID-19 sulle famiglie" class="read-more" href="https://www.neodemos.info/2024/03/15/ebook-le-conseguenze-della-grande-recessione-e-della-pandemia-di-covid-19-sulle-famiglie/" aria-label="Per saperne di più su Ebook • Le conseguenze della Grande Recessione e della pandemia di COVID-19 sulle famiglie">Leggi</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">L’e-book analizza le conseguenze della Grande Recessione e, più&nbsp;recentemente, della pandemia di Covid-19, sulle dinamiche familiari in Italia.&nbsp;Le crisi socio-economiche degli ultimi quindici anni hanno accentuato tendenze demografiche già in atto da lungo tempo (come il rinvio di tutti i passaggi all’età adulta e la bassa fecondità), ma hanno anche accelerato, nel quadro di una crescente incertezza sul futuro individuale e collettivo, le trasformazioni delle famiglie, sempre più fluide nei corsi di vita degli individui. Le famiglie stanno cambiando, si stanno adattando a nuovi contesti economico-sociali. Questo cambiamento non prefigura un futuro cupo, ma piuttosto una riformulazione delle dinamiche familiari stesse. La ricerca demografica assume in questo contesto un ruolo cruciale, fungendo da guida per comprendere le sfide e le opportunità che derivano dalla bassa fecondità, dalle trasformazioni nelle strutture familiari, dai movimenti migratori<em>.</em></p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full is-resized"><a href="https://www.neodemos.info/2024/03/15/le-conseguenze-della-grande-recessione-e-della-pandemia-di-covid-19-sulle-famiglie/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2024/03/scarica_ebook_copertina.jpg" alt="" class="wp-image-21166" width="220" height="311" srcset="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2024/03/scarica_ebook_copertina.jpg 595w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2024/03/scarica_ebook_copertina-212x300.jpg 212w" sizes="(max-width: 220px) 100vw, 220px" /></a></figure></div><p>L'articolo <a href="https://www.neodemos.info/2024/03/15/ebook-le-conseguenze-della-grande-recessione-e-della-pandemia-di-covid-19-sulle-famiglie/">Ebook • Le conseguenze della Grande Recessione e della pandemia di COVID-19 sulle famiglie</a> proviene da <a href="https://www.neodemos.info">Neodemos</a>.</p>
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				<dc:creator><![CDATA[Eleonora Meli]]></dc:creator>
		<dc:creator><![CDATA[Letizia Mencarini]]></dc:creator>
		<dc:creator><![CDATA[Fausta Ongaro]]></dc:creator>
		<dc:creator><![CDATA[Anna Paterno]]></dc:creator>
	</item>
		<item>
		<title>La strage nascosta e la riforma mancata</title>
		<link>https://www.neodemos.info/2024/02/23/la-strage-nascosta-e-la-riforma-mancata/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=la-strage-nascosta-e-la-riforma-mancata</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Costanzo Ranci Ortigosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Feb 2024 09:19:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute e Mortalità]]></category>
		<category><![CDATA[covid-19]]></category>
		<category><![CDATA[ISTAT]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[mortalità]]></category>
		<category><![CDATA[RSA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Uno studio recente mostra l’entità dei decessi avvenuti nelle RSA durante la pandemia:&#160;numeri che disegnano i contorni di una vera e propria “strage nascosta”. La ... <a title="La strage nascosta e la riforma mancata" class="read-more" href="https://www.neodemos.info/2024/02/23/la-strage-nascosta-e-la-riforma-mancata/" aria-label="Per saperne di più su La strage nascosta e la riforma mancata">Leggi</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>Uno studio recente mostra l’entità dei decessi avvenuti nelle RSA durante la pandemia:&nbsp;numeri che disegnano i contorni di una vera e propria “strage nascosta”. La responsabilità sta in una regolazione pubblica debole e frammentata, che tuttavia non è stata oggetto di alcuna riforma</em>.</p>



<p class="has-drop-cap">I problemi della non autosufficienza sono praticamente scomparsi dall’agenda politica e dal dibattito pubblico. Nonostante il Parlamento abbia approvato di recente una riforma complessiva del sistema long-term care italiano (legge n. 33/2023), la mancanza di finanziamenti nella Legge di Bilancio per il 2024 la rende poco più che una dichiarazione di intenti.&nbsp;</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>La strage nascosta</strong></h3>



<p>Uno studio recente consente di chiarire, a distanza di alcuni anni da quanto accaduto durante la pandemia, quanto il nostro paese abbia invece urgente bisogno di un nuovo sistema long-term care. I fatti più eclatanti avvennero nelle RSA, le strutture di ricovero per lungodegenti. Lo studio ricostruisce infatti i contorni di quella che viene definita una “strage nascosta” e cerca di individuarne le cause principali.&nbsp;</p>



<p>Considerando i dati dell’Istat sulle morti in eccesso incluse nelle statistiche sulla mortalità in Italia, si calcola che, nei soli mesi di marzo-aprile 2020, le morti in eccesso nelle RSA furono ben 15.600, pari ad un terzo dell’intera mortalità causata dal Covid in quei mesi (48.000 decessi). Un numero che supera la triste contabilità delle stragi più importanti accadute nel nostro paese dal dopoguerra, dal disastro del Vajont (2000 vittime) ai terremoti del Friuli (1000 morti) e dell’Irpinia (3000 morti).</p>



<p>Colpisce, inoltre, che se da un lato i dati e statistiche sui decessi e sullo stato di occupazione dei posti letto negli ospedali e in terapia intensiva su base quotidiana furono resi disponibili sin dall’inizio della pandemia, dall’altro lato nessuna informazione venne fornita, per diverse settimane e ancora dopo per diversi mesi, sui decessi nelle RSA. Un silenzio e un’opacità che nascondevano, tuttavia, una diffusione tanto veloce e invisibile quanto potente e mortifera. Lo dimostra uno studio epidemiologico dell’ATS di Milano , che segnala come l’aumento delle morti in eccesso nelle RSA milanesi cominciò già dal 5 marzo 2020, per raggiungere il suo apice agli inizi di aprile (vedi figura 1).</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2024/02/Figura-1.-Numero-di-decessi-nelle-RSA-della-ATS-di-Milano-2019-e-2020.-.jpg" target="_blank" rel="noreferrer noopener" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="445" src="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2024/02/Figura-1.-Numero-di-decessi-nelle-RSA-della-ATS-di-Milano-2019-e-2020.--1024x445.jpg" alt="" class="wp-image-20893" srcset="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2024/02/Figura-1.-Numero-di-decessi-nelle-RSA-della-ATS-di-Milano-2019-e-2020.--1024x445.jpg 1024w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2024/02/Figura-1.-Numero-di-decessi-nelle-RSA-della-ATS-di-Milano-2019-e-2020.--300x130.jpg 300w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2024/02/Figura-1.-Numero-di-decessi-nelle-RSA-della-ATS-di-Milano-2019-e-2020.--768x333.jpg 768w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2024/02/Figura-1.-Numero-di-decessi-nelle-RSA-della-ATS-di-Milano-2019-e-2020.-.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>Il silenzio fu interrotto solo il 5 aprile 2020, quando La Repubblica aprì la prima pagina con un titolo cubitale, riferito ad un’inchiesta giudiziaria della Procura di Milano, sollecitata dalle denunce di&nbsp; parenti e lavoratori, sui decessi avvenuti al Pio Albergo Trivulzio di Milano, la principale istituzione assistenziale di Milano.&nbsp;</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Le cause</strong></h3>



<p>Fu una fatalità, determinata dalla potenza e dalla velocità del virus? Non necessariamente. Diversi studi comparati hanno mostrato che la gestione della pandemia nelle strutture di ricovero sia stata molto differente da paese a paese. Uno studio recente mostra che il tasso di mortalità 2020 nelle RSA registrato in Italia è molto elevato anche pesando la mortalità nelle strutture con quella complessiva della popolazione residente altrove (figura 2). In questa classifica l’Italia si colloca al terzo posto, superando paesi, come Spagna&nbsp; e la Gran Bretagna, in cui l’eco pubblica dei decessi nelle case di riposo fu molto forte. Lo stesso studio mostra che le differenze tra paesi sono spiegate soprattutto dalle dimensioni del finanziamento pubblico nel settore LTC (in Italia molto limitato) e dal forte impiego di lavoratori part time – una pratica diffusa in paesi come l’Olanda e la Norvegia, che ha aumentato notevolmente la circolazione del virus nelle strutture e indebolito le capacità di controllo.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2024/02/Figura-2.-Tassi-di-mortalita-nelle-case-di-riposo-ponderati-per-la-mortalita-nella-popolazione-residente-a-casa-2020-.jpg" target="_blank" rel="noreferrer noopener" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="485" src="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2024/02/Figura-2.-Tassi-di-mortalita-nelle-case-di-riposo-ponderati-per-la-mortalita-nella-popolazione-residente-a-casa-2020--1024x485.jpg" alt="" class="wp-image-20894" srcset="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2024/02/Figura-2.-Tassi-di-mortalita-nelle-case-di-riposo-ponderati-per-la-mortalita-nella-popolazione-residente-a-casa-2020--1024x485.jpg 1024w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2024/02/Figura-2.-Tassi-di-mortalita-nelle-case-di-riposo-ponderati-per-la-mortalita-nella-popolazione-residente-a-casa-2020--300x142.jpg 300w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2024/02/Figura-2.-Tassi-di-mortalita-nelle-case-di-riposo-ponderati-per-la-mortalita-nella-popolazione-residente-a-casa-2020--768x364.jpg 768w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2024/02/Figura-2.-Tassi-di-mortalita-nelle-case-di-riposo-ponderati-per-la-mortalita-nella-popolazione-residente-a-casa-2020-.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>Altri fattori hanno giocato un ruolo importante. Un’analisi comparata su&nbsp; cinque paesi europei &nbsp;ha identificato i seguenti fattori: un’elevata frammentazione istituzionale (nel nostro paese operano ben 12.400 strutture, in gran parte a gestione privata); l’assenza di chiari standard prestazionali ed organizzativi (che in Italia vengono definiti regione per regione); una scarsa considerazione della natura essenzialmente sanitaria di queste strutture (che ha impedito che nelle RSA si attuassero le stesse procedure emergenziali – in tema di DPI, test diagnostici e chiusura degli accessi &#8211; previste per gli ospedali&nbsp; e i servizi sanitari).</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>La politica assente</strong></h3>



<p>L’origine della “strage nascosta” sta dunque non solo nella virulenza della pandemia, ma anche nelle&nbsp; condizioni in cui le case di riposo versavano <em>prima</em> che la pandemia scoppiasse. La pandemia ha funzionato come uno <em>stress test</em>, che ha svelato le debolezze del sistema di governo e di gestione delle strutture, i bassi standard di qualità, i modesti finanziamenti pubblici, l’assenza di controlli. L’emergenza ha così svelato la <em>vulnerabilità ordinaria</em> di queste strutture.&nbsp;</p>



<p>Una situazione che non è tuttavia variata nel tempo. La campagna di vaccinazione cominciata nel 2021 sembra aver risolto il problema: i decessi da Covid-19 nelle RSA sono limitatissimi. Tutte le criticità organizzative e regolative sono state invece ignorate. Sino al punto in cui è emerso l’atteggiamento opposto: quello di pensare che le RSA non rappresentino più un problema e che quindi non valga la pena&nbsp; dedicare risorse di investimento finanziario per la loro ristrutturazione e riorganizzazione. I morti del 2020 dovranno attendere ancora a lungo perché scatti un risarcimento morale non solo alla loro memoria, ma anche utile a migliorare la sicurezza e qualità di vita offerte da queste strutture. In cui transitano, ogni anno, ben 300.000 anziani, impossibilitati a trovare un’alternativa valida a queste strutture.</p>
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		<title>Il dilemma del porcospino. Qualità della relazione di coppia durante la pandemia di Covid-19</title>
		<link>https://www.neodemos.info/2023/09/15/il-dilemma-del-porcospino-qualita-della-relazione-di-coppia-durante-la-pandemia-di-covid-19/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=il-dilemma-del-porcospino-qualita-della-relazione-di-coppia-durante-la-pandemia-di-covid-19</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Daniele Vignoli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Sep 2023 07:43:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Famiglie e Riproduzione]]></category>
		<category><![CDATA[coppie]]></category>
		<category><![CDATA[covid-19]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[pandemia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La qualità della relazione di coppia è stata influenzata dai processi di adattamento che i partner hanno messo in atto durante la pandemia di Covid-19? ... <a title="Il dilemma del porcospino. Qualità della relazione di coppia durante la pandemia di Covid-19" class="read-more" href="https://www.neodemos.info/2023/09/15/il-dilemma-del-porcospino-qualita-della-relazione-di-coppia-durante-la-pandemia-di-covid-19/" aria-label="Per saperne di più su Il dilemma del porcospino. Qualità della relazione di coppia durante la pandemia di Covid-19">Leggi</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>La qualità della relazione di coppia è stata influenzata dai processi di adattamento che i partner hanno messo in atto durante la pandemia di Covid-19? Daniele Vignoli, Raffaele Guetto e Daniela Bellani rispondono a questa domanda analizzando i risultati di un’indagine online svolta a settembre 2021. Nonostante la metafora del porcospino – quando due simili si avvicinano troppo si feriscono – i risultati suggeriscono che la vicinanza “forzata” vissuta durante la pandemia non può essere univocamente considerata come una trappola fatale per le relazioni di coppia.</em></p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Una convivenza “forzata”</strong></h3>



<p class="has-drop-cap">Le conseguenze della pandemia di Covid-19 non hanno riguardato solo le condizioni di salute e lo stato socio-economico degli individui, ma anche la sfera familiare. Molti aspetti della vita familiare sono stati infatti influenzati dalle chiusure forzate e dalle successive limitazioni alla vita. Questa riflessione si concentra su uno di questi, ossia sulle ripercussioni delle restrizioni anti-Covid sulla qualità delle relazioni di coppia.&nbsp;</p>



<p>Durante i periodi di lockdown più o meno rigidi che si sono susseguiti tra il 2020 e il 2021 le coppie sono state “forzate” a ripensare all’organizzazione familiare – per esempio a causa della chiusura delle scuole. Questo ha portato ad una riflessione sulla gestione dei tempi e degli spazi della vita di coppia fino a quel momento dati per scontati. Il contesto pandemico ha dato avvio, almeno in alcuni casi, ad un processo di rinegoziazione tra i partner del lavoro domestico e di cura dei figli, sfidando, potenzialmente, i ruoli di genere già precedentemente definiti. <em>La qualità della relazione di coppia è stata influenzata dai processi di adattamento che i partner hanno messo in atto, più o meno intensamente, durante la pandemia di Covid-19? </em>La letteratura non fornisce una chiara risposta a tale quesito, sia per la scarsità di ricerche empiriche sul tema, sia per la parziale mancanza di dati riguardanti la vita di coppia durante le diverse fasi del periodo pandemico.&nbsp;</p>



<p>La nostra riflessione empirica<sup>1</sup> si concentra sul contesto italiano con due obiettivi. Il primo è quello di comprendere se e in che modo, durante la pandemia Covid-19, i partner abbiano riscontrato cambiamenti nel benessere di coppia. Il secondo riguarda gli effetti dei possibili mutamenti nella divisione dei carichi di lavoro domestico e di cura sulla qualità della relazione di coppia.</p>



<p>Per conseguire questi obiettivi, viene utilizzato un dataset che è stato costruito tra luglio e settembre 2021 a partire da interviste ad un campione per quote della popolazione italiana all’interno del progetto denominato <em>Familydemic</em> (Kurowska et al. 2023). I risultati suggeriscono che durante il periodo pandemico ha avuto luogo un sensibile cambiamento nella qualità della relazione di coppia, che ha riguardato circa il 40% degli intervistati. In particolare, si osserva che nelle coppie che hanno visto inasprirsi le preesistenti disuguaglianze di genere nella divisione del lavoro domestico e di cura, la qualità della relazione di coppia è peggiorata. Al contrario, i partner di coppie che hanno ricalibrato il lavoro domestico e di cura in maniera più bilanciata tra i partner hanno visto migliorare la soddisfazione nella relazione.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Il dilemma del porcospino e la pandemia di Covid-19</strong></h3>



<p>Il dilemma del porcospino, proposto dal filosofo tedesco Arthur Schopenhauer nel suo <em>Parerga e paralipomena</em> del 1851, è un’efficace metafora delle conseguenze delle relazioni sul benessere individuale. Il porcospino è un animale dotato di spine; per questo quando due simili si avvicinano troppo si feriscono. Fuor di metafora, la qualità delle relazioni (anche quelle di coppia) è elevata quando queste si fondano su un forte legame di vicinanza. Tale contiguità, soprattutto se forzata, potrebbe però non risultare affatto benefica.&nbsp;</p>



<p>A tal proposito, è lecito pensare che, durante le fasi pandemiche, le relazioni affettive delle coppie coresidenti siano state messe alla prova. A causa della vicinanza forzata imposta dalle più o meno rigide misure anti-Covid, le coppie formate da partner co-residenti hanno dovuto affrontare nuove sfide , anche rispetto al significativo aumento dell’ammontare di tempo trascorso all’interno delle mura domestiche.</p>



<p>Quali sono state le conseguenze? Da un lato le coppie potrebbero aver giovato del maggior tempo trascorso assieme, vedendo accrescere la soddisfazione nella coppia mentre, dall’altro, potrebbero aver vissuto una diminuzione del benessere di coppia a causa dei conflitti scaturiti, per esempio, dalla difficile gestione legata alla forzata riorganizzazione della sfera domestica.</p>



<p>Adottando la prima prospettiva, ci si può aspettare che la vicinanza forzata abbia generato un nuovo equilibrio nella divisione del lavoro domestico e di cura all’interno della coppia basato, per esempio, su un maggiore coinvolgimento del partner maschile (Hiller 1984). La sfida della pandemia potrebbe aver condotto le coppie italiane ad una condizione di maggiore bilanciamento di genere nella divisione del lavoro non retribuito, giovando al benessere della coppia.&nbsp;</p>



<p>La seconda prospettiva, più legata ai ruoli di genere (West e Zimmerman, 2009), porta a ipotizzare che le relazioni tra conviventi siano peggiorate a causa, tra gli altri aspetti, dell&#8217;intensificazione delle disparità di genere all’interno della sfera domestica, con il conseguente inasprimento dei conflitti di coppia. Considerando la chiusura parziale o totale delle scuole e l’impossibilità (più o meno totale) dell’utilizzo di reti di supporto tradizionali (come i nonni) per l’aiuto domestico e di cura, si potrebbe prefigurare un peggioramento della soddisfazione tra i partner coresidenti dovuta al maggiore squilibrio nell’ammontare di carichi familiari assunti da solo uno dei due partner – che, in un contesto normativo come l’Italia, si può assumere riguardi la donna.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong><em>Familydemic</em>: I risultati di un’indagine online</strong></h3>



<p>A settembre 2021, attraverso l’indagine online <em>Familydemic</em>, sono stati raccolti dati su 7.080 individui – rispettando i criteri di rappresentatività (in base alle quote) per età, genere, livello di istruzione, macro-regione di residenza, presenza di figli ed età del figlio più piccolo. A partire da questo campione sono stati selezionati coloro che fossero membri di una coppia convivente da almeno 20 mesi (dall’inizio della pandemia), con un’età tra i 20 e 60 anni (circa 3800 intervistati). In linea con studi precedenti (che però analizzavano un arco temporale più limitato nel tempo, si veda Kulic et al. 2020) circa il 12% degli intervistati dichiara di aver percepito un peggioramento della qualità della relazione di coppia rispetto al periodo pre-pandemico, mentre ben il 25% dichiara di aver sperimentato un miglioramento. Circa il 20% rileva un aumento del tempo dedicato al lavoro domestico –&nbsp; che passa ad un 50% considerando solo il lavoro di cura della prole.&nbsp;</p>



<p>La Figura 1 mostra che sono le coppie dove <em>lei</em> ha dedicato meno tempo e <em>lui</em> ha dedicato più tempo al lavoro domestico (rispetto al periodo pre-pandemico), o dove entrambi i partner hanno dedicato più tempo a tale attività, ad aver giovato maggiormente di un miglioramento nella qualità della vita di coppia. Si può invece notare un peggioramento nella relazione quando <em>lei</em>&nbsp;aumenta il suo contributo relativo nel lavoro domestico (rispetto al periodo pre-pandemico).</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="741" src="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2023/09/Fig.-1.-Soddisfazione-nella-relazione-di-coppia-per-sesso-e-variazione-della-suddivisione-del-carico-di-lavoro-domestico-tra-i-partner.-Confronto-tra-settembre-2021-e-periodo-pre-pandemico--1024x741.jpg" alt="" class="wp-image-20210" srcset="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2023/09/Fig.-1.-Soddisfazione-nella-relazione-di-coppia-per-sesso-e-variazione-della-suddivisione-del-carico-di-lavoro-domestico-tra-i-partner.-Confronto-tra-settembre-2021-e-periodo-pre-pandemico--1024x741.jpg 1024w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2023/09/Fig.-1.-Soddisfazione-nella-relazione-di-coppia-per-sesso-e-variazione-della-suddivisione-del-carico-di-lavoro-domestico-tra-i-partner.-Confronto-tra-settembre-2021-e-periodo-pre-pandemico--300x217.jpg 300w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2023/09/Fig.-1.-Soddisfazione-nella-relazione-di-coppia-per-sesso-e-variazione-della-suddivisione-del-carico-di-lavoro-domestico-tra-i-partner.-Confronto-tra-settembre-2021-e-periodo-pre-pandemico--768x556.jpg 768w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2023/09/Fig.-1.-Soddisfazione-nella-relazione-di-coppia-per-sesso-e-variazione-della-suddivisione-del-carico-di-lavoro-domestico-tra-i-partner.-Confronto-tra-settembre-2021-e-periodo-pre-pandemico-.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Attraverso l’utilizzo di modelli statistici (regressione multinomiale), si è studiata in maniera analitica la relazione tra cambiamenti nel tempo dedicato al lavoro non remunerato e qualità della relazione tenendo conto anche di altri fattori, inclusi gli orientamenti relativi alle norme di genere.</p>



<p>I risultati principali dell’analisi empirica mostrano un miglioramento della soddisfazione nella relazione per le coppie in cui la donna dedica meno tempo al lavoro domestico e l’uomo dedica più tempo rispetto al periodo pre-pandemico. Considerando non il lavoro domestico ma quello di cura dei figli, si nota un maggiore incremento della soddisfazione nella relazione quando entrambi i partner incrementano la loro partecipazione a tale attività. In un contesto come quello italiano, un aumento delle ore spese dall’uomo dà luogo (generalmente) ad un maggiore incremento relativo del tempo dedicato al lavoro domestico e di cura rispetto alla donna; ciò, a sua volta, può spiegare il miglioramento nella soddisfazione della qualità nelle relazioni di coppia.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Commenti finali</strong></h3>



<p>Ritornando alla metafora del porcospino, possiamo dire che la vicinanza “forzata” vissuta durante la pandemia non può essere univocamente considerata come una trappola fatale per le relazioni di coppia. I partner delle coppie che sono stati in grado di adattarsi alle nuove sfide, come quella relativa alla riorganizzazione domestica, hanno per lo più giovato del maggiore tempo trascorso assieme. D’altro canto, le coppie che hanno visto esacerbare disequilibri nella distribuzione del tempo dedicato al lavoro familiare hanno vissuto un peggioramento del livello di qualità della relazione.</p>



<p>Considerando il periodo pandemico come un esperimento forzato sulla diseguaglianza di genere, possiamo affermare che vi sia stato un aumento nell’eterogeneità nella soddisfazione per la relazione tra le coppie italiane. Almeno per alcune unioni si è rilevato un incremento del contributo maschile al lavoro familiare che ha portato ad una maggiore soddisfazione nella relazione. Studi futuri potranno analizzare se questo nuovo equilibrio nelle relazioni di genere si consoliderà o meno.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Note</strong></h3>



<p><sup>1</sup>&nbsp;Per approfondimenti si rimanda a: Vignoli, Guetto, Bellani (2022).</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Per saperne di più</strong></h3>



<p>Hiller, D. V. (1984), Power dependence and division of family work, <em>Sex Roles</em>, 10, pp. 1003– 1019. Kulic, N., Dotti Sani, G. M., Strauss, S., Bellani, L. (2021). Economic disturbances in the COVID-19 crisis and their gendered impact on unpaid activities in Germany and Italy.&nbsp;<em>European Societies</em>,&nbsp;<em>23</em>(sup1), S400-S416.</p>



<p>Kurowska, A., Barardehi, I. H., Fuller, S., Petts, R. J., Kaufman, G., Doucet, A., Engeman, C., Matysiak, A., Guetto,&nbsp;R., Reimer, T., Kasegn,&nbsp;T.D., Vignoli, D., Duvander, A-Z., Gabel, S. G. (2023). Familydemic Cross Country and Gender Dataset on work and family outcomes during COVID-19 pandemic.&nbsp;<em>Scientific Data</em>,&nbsp;<em>10</em>(1), 2.</p>



<p>Vignoli, D., Guetto, R., Bellani, D. (2022). Covid-19 as an Engine of Family Reshuffling. Gender Equality and Relationship Quality during the Pandemic. DiSIA Working Paper 2022/01, <a href="https://local.disia.unifi.it/wp_disia/2022/wp_disia_2022_01.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://local.disia.unifi.it/wp_disia/2022/wp_disia_2022_01.pdf</a></p>



<p>West, C., Zimmerman, D. (1987), Doing gender, in Gender and Society, 1(2), pp. 125–151.&nbsp;</p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
				<dc:creator><![CDATA[Raffaele Guetto]]></dc:creator>
		<dc:creator><![CDATA[Daniela Bellani]]></dc:creator>
	</item>
		<item>
		<title>Globalizzazione in crisi?</title>
		<link>https://www.neodemos.info/2023/09/05/globalizzazione-in-crisi/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=globalizzazione-in-crisi</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Massimo Livi Bacci]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Sep 2023 08:02:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geodemografia]]></category>
		<category><![CDATA[covid-19]]></category>
		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[immigrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[rimesse familiari]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>Negli ultimi tempi si è diffusa l’opinione che i processi di globalizzazione siano in crisi. Ma per molti aspetti, i vincoli tra paesi appaiono più forti che mai, come mostra Massimo Livi Bacci, con riferimento all’aumento delle rimesse dei migranti nel mondo, nel 2021, 2022 e nei primi mesi del 2023.&nbsp;&nbsp;</em></p>



<p class="has-drop-cap">Non tutte le notizie provenienti dal mondo dell’economia sono sconfortanti. A metà anno, per esempio, l’IMF (International Monetary Fund) ha comunicato che le rimesse degli emigrati verso i paesi di origine sono fortemente aumentate nel 2021 e nel 2022, e sono ancora in ascesa nei primi mesi del 2023. Vale la pena ricordare che nel 2020 l’esplosione della pandemia, la frenata dei flussi migratori, il rallentamento delle economie e l’accresciuta disoccupazione tra gli immigrati, avevano spinto gli esperti, i centri di ricerca e le organizzazioni internazionali – Banca Mondiale in testa – a formulare la previsione molto pessimista di un crollo a due cifre delle rimesse, poi non confermata dai fatti. L’orizzonte, allora (appena tre anni fa) appariva negativo, anche in funzione di un previsto processo di de-globalizzazione dell’economia mondiale, che l’aggressione della Russia all’Ucraina ha aggravato.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Globalizzazione e slowbalization&nbsp;</strong></h3>



<p>La Figura 1, consegna una efficace sintesi del processo di globalizzazione nell’ultimo secolo e mezzo<sup>1</sup>. Si tratta del rapporto tra la somma del valore delle importazioni e delle esportazioni di ciascun paese, e il prodotto dei paesi stessi. Cinque periodi caratterizzano questo lungo periodo. Il primo (1860-1913), fino alla prima Guerra Mondiale, caratterizzato dalla crescita del commercio internazionale, dalla complementarietà di Europa e America, dal crollo del costo degli scambi. Il secondo, che comprende le due Guerre Mondiali (1914-1945), di profonda crisi e regresso per i conflitti, le chiusure e il dilagare del protezionismo. Il terzo (1945-71), di ripresa, caratterizzato da cambi fissi. Il quarto, di liberalizzazione degli scambi e di forte e continua crescita (1972-2007). Il quinto, dalla grande crisi finanziaria a oggi (2008-2023), di stagnazione della globalizzazione (slowbalization), per l’aumento delle tensioni internazionale, le minori riforme, un minore consenso politico all’integrazione tra economie. Molti esperti, da diversi anni, predicono la fine, o addirittura una inversione, del processo di globalizzazione, prospettiva resa più viva dalla guerra di Ucraina. Tuttavia il flusso dei beni, cuore del processo di globalizzazione, negli ultimi anni si sta stabilizzando, dopo un ventennio di crescita doppia di quella del PNL (prodotto nazionale lordo). Di conseguenza, il rapporto tra valore degli scambi e PNL è perfino un po’ cresciuto, sorprendentemente, negli ultimi due anni, segno di un rafforzamento dei vincoli tra paesi. “Inoltre gli indicatori dei flussi di conoscenze e knowhow (i dati, la proprietà intellettuale o IP), i flussi dei servizi, i movimenti degli studenti internazionali, hanno accelerato il passo e crescono adesso più velocemente del PNL. I flussi di dati sono aumentati del 40% all’anno negli ultimi dieci anni”<sup>2</sup>. A questo dovremmo aggiungere l’intensificazione delle reti sociali: il numero degli utenti dei social media è cresciuto da 2,7 miliardi del 2017 a 4,9 nel 2023 (+81%), quasi i due terzi della popolazione mondiale. Potremmo dire, con facile sintesi, che c’è una globalizzazione tangibile, fatta di beni materiali (e anche finanziari) e una sociale intangibile, o quasi, fatta di conoscenze, e che la seconda è molto più dinamica della prima, che però non sembra orientata al declino.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="512" src="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2023/08/Figura-1-–-Le-Ere-della-Globalizzazione-secondo-un-indice-di-apertura-rapporto-tra-il-valore-dellinterscambio-importazioni-piu-esportazione-e-PNL-mondiale-1860-2020--1024x512.jpg" alt="" class="wp-image-20174" srcset="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2023/08/Figura-1-–-Le-Ere-della-Globalizzazione-secondo-un-indice-di-apertura-rapporto-tra-il-valore-dellinterscambio-importazioni-piu-esportazione-e-PNL-mondiale-1860-2020--1024x512.jpg 1024w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2023/08/Figura-1-–-Le-Ere-della-Globalizzazione-secondo-un-indice-di-apertura-rapporto-tra-il-valore-dellinterscambio-importazioni-piu-esportazione-e-PNL-mondiale-1860-2020--300x150.jpg 300w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2023/08/Figura-1-–-Le-Ere-della-Globalizzazione-secondo-un-indice-di-apertura-rapporto-tra-il-valore-dellinterscambio-importazioni-piu-esportazione-e-PNL-mondiale-1860-2020--768x384.jpg 768w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2023/08/Figura-1-–-Le-Ere-della-Globalizzazione-secondo-un-indice-di-apertura-rapporto-tra-il-valore-dellinterscambio-importazioni-piu-esportazione-e-PNL-mondiale-1860-2020-.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Vincoli tra paesi che si rafforzano: le rimesse dei migranti</strong></h3>



<p>Più significativo di altri legami è quello costituito dalle cosiddette “rimesse” degli emigrati, cioè le somme di denaro – parte quindi del loro reddito, per lo più da lavoro &#8211;&nbsp; inviate nel paese di origine. L’invio di denaro implica l’esistenza di un legame, tra persone che risiedono in paesi diversi, di natura economica, di affetto, di parentela, di amicizia, di solidarietà. Risorse monetarie impiegate da chi lo riceve, in genere, per migliorare l’alimentazione, adeguare l’abitazione, proteggere la salute, mandare i figli a scuola, comprare attrezzi da lavoro, fare piccoli investimenti. Le rimesse ricevute dai paesi di basso o medio reddito costituiscono una somma cospicua, vicina al due per cento del prodotto lordo dei paesi che la percepiscono. Ma vi sono canali informali &#8211; sia legali che illegali &#8211; di trasmissione delle rimesse che le statistiche e le stime ufficiali non colgono, cosicché è plausibile pensare che l’apporto dei migranti alle economie dei paesi di origine sia sensibilmente superiore al due per cento<sup>3</sup>. L’evoluzione recente delle rimesse (Figura 2) ha visto una lieve diminuzione dai 548 milioni di dollari nel 2019 ai 542 nel 2020 (-1,1%), e una forte ripresa nel 2021 e nel 2022 (599 e 647 milioni di dollari, +10,5 e +8%). I primi segnali del 2023 sono ancora positivi, ma prudenzialmente, e in ragione di un rallentamento della crescita mondiale e dei conflitti in corso, si prevede un aumento di uno-due punti percentuali rispetto al 2022<sup>4</sup>.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="534" src="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2023/08/Figura-2-–-Rimesse-degli-emigrati-Investimenti-Diretti-Esteri-FDI-Aiuto-Ufficiale-allo-Sviluppo-ODA-verso-i-paesi-a-Basso-e-Medio-Reddito-esclusa-Cina-1990-2024-Miliardi-di-Dollari--1024x534.jpg" alt="" class="wp-image-20175" srcset="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2023/08/Figura-2-–-Rimesse-degli-emigrati-Investimenti-Diretti-Esteri-FDI-Aiuto-Ufficiale-allo-Sviluppo-ODA-verso-i-paesi-a-Basso-e-Medio-Reddito-esclusa-Cina-1990-2024-Miliardi-di-Dollari--1024x534.jpg 1024w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2023/08/Figura-2-–-Rimesse-degli-emigrati-Investimenti-Diretti-Esteri-FDI-Aiuto-Ufficiale-allo-Sviluppo-ODA-verso-i-paesi-a-Basso-e-Medio-Reddito-esclusa-Cina-1990-2024-Miliardi-di-Dollari--300x157.jpg 300w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2023/08/Figura-2-–-Rimesse-degli-emigrati-Investimenti-Diretti-Esteri-FDI-Aiuto-Ufficiale-allo-Sviluppo-ODA-verso-i-paesi-a-Basso-e-Medio-Reddito-esclusa-Cina-1990-2024-Miliardi-di-Dollari--768x401.jpg 768w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2023/08/Figura-2-–-Rimesse-degli-emigrati-Investimenti-Diretti-Esteri-FDI-Aiuto-Ufficiale-allo-Sviluppo-ODA-verso-i-paesi-a-Basso-e-Medio-Reddito-esclusa-Cina-1990-2024-Miliardi-di-Dollari-.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Nel 2009, anno della gravissima crisi finanziaria globale, la contrazione delle rimesse era stata molto più forte (-5%) di quella avvenuta nel primo anno del Covid. Dal 2017 le rimesse degli emigrati hanno superato (e la forbice si sta allargando) gli Investimenti Diretti Esteri (IDE, o FDI, Foreign Direct Investment) e negli ultimi anni sono all’incirca uguali al valore della somma degli Ide con quanto erogato dall’Aiuto Pubblico allo Sviluppo (APS, o ODA, Official Development Assistance). In alcuni paesi – nelle repubbliche ex-sovietiche dell’Asia centrale, in Nepal, in Libano, in centro America e nei Caraibi, le rimesse valgono più di un quinto del PIL, e sono ossigeno vitale per il loro equilibrio economico e sociale (Figura 3).&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="534" src="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2023/08/Figura-3-–-I-maggiori-Paesi-percettori-di-rimesse-in-valore-assoluto-e-in-del-prodotto-PNL-2022--1024x534.jpg" alt="" class="wp-image-20176" srcset="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2023/08/Figura-3-–-I-maggiori-Paesi-percettori-di-rimesse-in-valore-assoluto-e-in-del-prodotto-PNL-2022--1024x534.jpg 1024w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2023/08/Figura-3-–-I-maggiori-Paesi-percettori-di-rimesse-in-valore-assoluto-e-in-del-prodotto-PNL-2022--300x157.jpg 300w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2023/08/Figura-3-–-I-maggiori-Paesi-percettori-di-rimesse-in-valore-assoluto-e-in-del-prodotto-PNL-2022--768x401.jpg 768w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2023/08/Figura-3-–-I-maggiori-Paesi-percettori-di-rimesse-in-valore-assoluto-e-in-del-prodotto-PNL-2022-.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Crisi e solidarietà</strong></h3>



<p>Le ragioni della sorprendente resistenza delle rimesse alla crisi Covid erano state attribuite agli stimoli fiscali che avevano sorretto l’economia dei paesi ricchi oltre le aspettative, alla sostituzione dei canali formali a quelli informali, e alle fluttuazioni cicliche nei prezzi del petrolio e nei cambi monetari<sup>5</sup>. Queste spiegazioni trascuravano un fattore essenziale, che è quello della solidarietà dei migranti con le famiglie rimaste in patria, con la cerchia delle amicizie, con le comunità di origine. I migranti, benché risentano delle crisi assai più dei residenti, soffrono assai meno di coloro che rimangono in patria in gravi condizioni di povertà, e mantengono il loro sostegno, e in tempi avversi anche lo aumentano. Il senso di solidarietà dei migranti è un sollievo per chi rimane in patria, e ha una funzione anticiclica per le economie dei loro paesi di origine.&nbsp;</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Note</strong></h3>



<p><sup>1</sup>Shekhar Ayar e Anna Ilyina , <em>Charting Globalization’s Turn to Slowbalization after Global Financial Crisis</em>,&nbsp; 8 febbraio 2023, IMF.<a href="https://www.imf.org/en/Blogs/Articles/2023/02/08/charting-globalizations-turn-to-slowbalization-after-global-financial-crisis" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Charting Globalization’s Turn to Slowbalization After Global Financial Crisis (imf.org)</a></p>



<p><sup>2</sup><em>Globalization is here to stay</em>, colloquio tra Lucia Rahilly e Olivia White, febbraio 2023, <a href="https://www.mckinsey.com/mgi/our-research/how-our-interconnected-world-is-changing#/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">The future of globalization: What to expect next | McKinsey</a></p>



<p><sup>3</sup> Massimo Livi Bacci, <em>Le rimesse degli emigrati: solidarietà e pandemia</em>, Neodemos, 1 Ottobre 2021</p>



<p><sup>4</sup>The World Bank, <em>Remittances Remain Resilient but Are Slowing</em>, Migration and Development Brief&nbsp; n. 38, June 2023</p>



<p><sup>5</sup> World Bank, <a href="https://www.globaldiasporanews.com/defying-predictions-remittance-flows-remain-strong-during-covid-19-crisis/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Defying predictions, Remittance flows remain strong during Covid-19 crisis &#8211; Global Diaspora News</a></p>
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		<title>Covid-19, concepimenti e nascite in Italia: effetti attesi e inattesi*</title>
		<link>https://www.neodemos.info/2023/07/11/covid-19-concepimenti-e-nascite-in-italia-effetti-attesi-e-inattesi/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=covid-19-concepimenti-e-nascite-in-italia-effetti-attesi-e-inattesi</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianpiero Dalla Zuanna]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Jul 2023 06:14:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Famiglie e Riproduzione]]></category>
		<category><![CDATA[covid-19]]></category>
		<category><![CDATA[fecondità]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[natalità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Diverse vicende legate all’epidemia di Covid-19 hanno avuto un certo impatto sulle nascite. Gianpiero Dalla Zuanna illustra il caso italiano, mostrando come l’incertezza legata al ... <a title="Covid-19, concepimenti e nascite in Italia: effetti attesi e inattesi*" class="read-more" href="https://www.neodemos.info/2023/07/11/covid-19-concepimenti-e-nascite-in-italia-effetti-attesi-e-inattesi/" aria-label="Per saperne di più su Covid-19, concepimenti e nascite in Italia: effetti attesi e inattesi*">Leggi</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>Diverse vicende legate all’epidemia di Covid-19 hanno avuto un certo impatto sulle nascite. Gianpiero Dalla Zuanna illustra il caso italiano, mostrando come l’incertezza legata al futuro sia solo uno degli aspetti responsabili della (limitata) riduzione dei concepimenti.</em></p>



<p class="has-drop-cap">A livello globale, non vi sono segni di drastici cambiamenti nella fecondità dovuti al Covid-19 (Unfpa 2021). Aaasve et al. (2021) hanno mostrato che la prima ondata (primavera del 2020) è stata accompagnata da un calo significativo dei tassi di natalità nove mesi dopo in sette dei ventidue paesi sviluppati da loro studiati, con cali più significativi nel Sud Europa: Italia (-9%), Spagna (-8%) e Portogallo (-7%). È quindi interessante osservare più a fondo il caso italiano. Non ci aspettiamo “strappi” dei concepimenti paragonabili a quelli osservati in occasione di altre catastrofi più o meno recenti, come le grandi epidemie premoderne e le due guerre mondiali. L’idea è di utilizzare le reazioni “riproduttive” delle coppie al Covid-19 come cartina di tornasole di alcuni comportamenti individuali e collettivi.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>La prima ondata: forte diminuzione delle gravidanze indesiderate</strong></h3>



<p>In Italia il Covid-19 ha avuto due ondate altamente significative, nel marzo-aprile 2020, quando il totale dei decessi è stato superiore del 44% rispetto allo stesso bimestre del 2019, e nel quadrimestre ottobre-novembre-dicembre 2020 e gennaio 2021 (+32%) – Figura 1.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="512" src="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2023/07/Figura-1.-Decessi-mensili-in-Italia-fra-2019-e-2021.-Numeri-indice-2019100-1024x512.jpg" alt="" class="wp-image-20049" srcset="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2023/07/Figura-1.-Decessi-mensili-in-Italia-fra-2019-e-2021.-Numeri-indice-2019100-1024x512.jpg 1024w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2023/07/Figura-1.-Decessi-mensili-in-Italia-fra-2019-e-2021.-Numeri-indice-2019100-300x150.jpg 300w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2023/07/Figura-1.-Decessi-mensili-in-Italia-fra-2019-e-2021.-Numeri-indice-2019100-768x384.jpg 768w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2023/07/Figura-1.-Decessi-mensili-in-Italia-fra-2019-e-2021.-Numeri-indice-2019100.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>I concepimenti conclusisi nove mesi dopo con un parto, già in fase decrescente tra il 2018 e il 2019, si sono ridotti in misura più intensa a marzo-aprile 2020, proprio durante la prima epidemia di Covid-19 (Figura 2). In Italia come in altri paesi, la prima ondata di Covid-19 nel periodo marzo-aprile 2020 è stata contrastata con un severo <em>lockdown</em>, quando si poteva uscire di casa solo per fare la spesa, andare in farmacia e (con restrizioni) alle strutture sanitarie, o portare a spasso il cane.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="534" src="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2023/07/figura_2_dalla_zuanna-1024x534.jpg" alt="" class="wp-image-20078" srcset="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2023/07/figura_2_dalla_zuanna-1024x534.jpg 1024w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2023/07/figura_2_dalla_zuanna-300x157.jpg 300w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2023/07/figura_2_dalla_zuanna-768x401.jpg 768w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2023/07/figura_2_dalla_zuanna.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Durante il <em>lockdown</em> sono diminuiti non solo i concepimenti terminati con un parto, ma anche quelli terminati con un aborto volontario (da qui in poi “aborto”), soprattutto tra le giovani donne (Figura 3 e tabella 1): a marzo 2020 i concepimenti conclusi con un aborto in Italia sono stati il 30% in meno rispetto a marzo 2019, ma addirittura il 57% in meno tra le giovani donne di 15-19 anni, e il 41% in meno tra quelle di 20-24 anni. Ciò è avvenuto – con tutta probabilità – a causa della forte riduzione dei rapporti sessuali tra partner non conviventi, anche se i servizi per l&#8217;aborto sono stati solo marginalmente colpiti dal <em>lockdown</em> (Guzzetti et al. 2022). Lo <em>stress</em> sul sistema sanitario indotto dal Covid-19 è stato invece verosimilmente responsabile del forte calo delle nascite per le donne 40-44 anni e soprattutto 45-49 anni, dovuto al blocco – nei mesi di <em>lockdown</em> – dei servizi pubblici e privati per la procreazione assistita.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="512" src="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2023/07/Figura-3.-Concepimenti-mensili-conclusisi-con-una-aborto-volontario-in-Italia-fra-2018-e-2021.-Numeri-indice-2019100--1024x512.jpg" alt="" class="wp-image-20051" srcset="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2023/07/Figura-3.-Concepimenti-mensili-conclusisi-con-una-aborto-volontario-in-Italia-fra-2018-e-2021.-Numeri-indice-2019100--1024x512.jpg 1024w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2023/07/Figura-3.-Concepimenti-mensili-conclusisi-con-una-aborto-volontario-in-Italia-fra-2018-e-2021.-Numeri-indice-2019100--300x150.jpg 300w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2023/07/Figura-3.-Concepimenti-mensili-conclusisi-con-una-aborto-volontario-in-Italia-fra-2018-e-2021.-Numeri-indice-2019100--768x384.jpg 768w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2023/07/Figura-3.-Concepimenti-mensili-conclusisi-con-una-aborto-volontario-in-Italia-fra-2018-e-2021.-Numeri-indice-2019100-.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="421" src="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2023/07/Tabella-1.-Concepimenti-mensili-conclusisi-con-una-nascita-o-con-un-aborto-volontario-in-Italia-per-eta-della-donna.-Numeri-indice-per-Gennaio-Luglio-2020-Valore-del-2019-100--1024x421.jpg" alt="" class="wp-image-20052" srcset="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2023/07/Tabella-1.-Concepimenti-mensili-conclusisi-con-una-nascita-o-con-un-aborto-volontario-in-Italia-per-eta-della-donna.-Numeri-indice-per-Gennaio-Luglio-2020-Valore-del-2019-100--1024x421.jpg 1024w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2023/07/Tabella-1.-Concepimenti-mensili-conclusisi-con-una-nascita-o-con-un-aborto-volontario-in-Italia-per-eta-della-donna.-Numeri-indice-per-Gennaio-Luglio-2020-Valore-del-2019-100--300x123.jpg 300w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2023/07/Tabella-1.-Concepimenti-mensili-conclusisi-con-una-nascita-o-con-un-aborto-volontario-in-Italia-per-eta-della-donna.-Numeri-indice-per-Gennaio-Luglio-2020-Valore-del-2019-100--768x316.jpg 768w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2023/07/Tabella-1.-Concepimenti-mensili-conclusisi-con-una-nascita-o-con-un-aborto-volontario-in-Italia-per-eta-della-donna.-Numeri-indice-per-Gennaio-Luglio-2020-Valore-del-2019-100-.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Un altro segnale dell’impatto del <em>lockdown</em> sui concepimenti indesiderati è la riduzione superiore al -50% delle vendite delle pillole del giorno dopo e dei cinque giorni dopo e dei farmaci contro la disfunzione erettile, nei mesi di marzo ed aprile 2020 rispetto agli stessi mesi del 2019 (Onm 2021). Poiché un’indagine ha segnalato che nello stesso periodo la frequenza dei rapporti sessuali fra i partner conviventi non si è ridotta, è verosimile che tale riduzione sia tutta dovuta alla quasi eliminazione dei rapporti fra partner non conviventi.</p>



<p>Pertanto, la diminuzione dei concepimenti conclusi con un parto in Italia potrebbe essere dovuta non solo alle esitazioni delle coppie conviventi di fronte all&#8217;incertezza verso il futuro – come suggerito da Unfpa (2021), Aassve et al. (2021) e Rosina e Luppi (2022) – ma anche (e forse soprattutto) al calo delle gravidanze indesiderate indotto dal <em>lockdown</em>.</p>



<p>Dopo il <em>lockdown</em>, in Italia come altrove, le nascite superano i livelli del 2019 nel bimestre giugno-luglio 2020 (Aassve et al. 2021). In Italia potrebbe esserci stata una certa ripresa dei concepimenti desiderati posticipati durante il <em>lockdown</em>, mentre i concepimenti indesiderati dovrebbero tornare ai livelli pre-Covid-19, come suggeriscono gli aborti di giugno-luglio 2020, in linea con quelli dell&#8217;anno precedente. In Italia, comunque, lo scarso “rimbalzo” delle nascite potrebbe essere dovuto all’ovvia mancata necessità di “recuperare” le gravidanze indesiderate.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>La seconda ondata: effetto quasi nullo sui concepimenti, ma effetto sorprendente della campagna vaccinale della primavera 2021</strong></h3>



<p>Il <em>lockdown</em> dell&#8217;autunno 2020 per la seconda ondata di Covid-19 è stato in Italia meno severo di quello primaverile. I concepimenti conclusisi con un parto non sono diminuiti con la stessa intensità della prima ondata (ritorna alle figure 2 e 3). Tuttavia, la riduzione rispetto allo stesso periodo del 2019 dei concepimenti conclusi con un aborto suggerisce che anche le gravidanze indesiderate potrebbero essere diminuite, seppure in misura minore rispetto alla prima ondata: ricordiamo che nelle regioni con la più alta incidenza di Covid-19 (la cosiddetta “zona rossa”), non era consentito varcare il confine del comune di residenza.</p>



<p>Nei mesi successivi, i concepimenti conclusi con un parto non aumentano, anzi si osserva un calo significativo nel periodo aprile-giugno-luglio-agosto 2021, malgrado in questi mesi non vi sia stata una nuova significativa ondata di Covid-19. Era il periodo in cui la maggior parte delle persone di età compresa tra 20 e 39 anni in Italia era in attesa o ha avuto le prime dosi vaccinali obbligatorie (Lab24 2022). Lo stesso fenomeno è stato notato da Bujard e Andersson (2022) per Svezia e Germania: secondo questi autori, le coppie che desideravano avere un figlio preferivano attendere la vaccinazione della donna prima di provare a concepire, per evitare possibili conseguenze per la gravidanza e il bambino in caso di inoculazione durante la gravidanza: in quei mesi, non erano ancora stati chiariti dalla comunità scientifica i possibili effetti del vaccino sulle donne incinte. Fortunatamente, studi successivi hanno dimostrato che questi timori erano infondati, perché aborti spontanei, parti prematuri e problemi post-neonatali non sono stati superiori alla media tra le donne vaccinate durante la gravidanza (Yang et al. 2022). Quando alla fine dell&#8217;estate 2021 termina la campagna vaccinale per le donne in età fertile, visto che quasi tutte in Italia hanno ricevuto la prima dose, i concepimenti conclusi con un parto tendono a risalire.</p>



<p>Questi risultati non esauriscono l’analisi dell’effetto che la pandemia di Covid-19 ha avuto sui comportamenti sessuali, coniugali e riproduttivi. Ad esempio, in Italia il calo del numero dei concepimenti durante il <em>lockdown</em> di marzo-aprile 2020 è stato particolarmente forte tra le donne straniere. Ciò è probabilmente influenzato dalla forte riduzione degli ingressi dall&#8217;estero nel corso del 2020. Inoltre, gli stranieri in Italia sono sovra-rappresentati tra i lavoratori meno protetti dallo Stato durante la pandemia, ed è verosimile che queste coppie in difficoltà economica abbiano rimandato il concepimento a tempi migliori (Castagnaro e Prati 2022). Infine, quote significative di giovani italiani ed europei intervistati a marzo/aprile 2020 e aprile 2021 hanno dichiarato di aver rinviato l&#8217;abbandono della famiglia genitoriale, la formazione di una coppia e il concepimento di un figlio a causa dell&#8217;incertezza socio-economica legata alla pandemia (Rosina and Luppi 2022).</p>



<p><em>*Questa nota riassume parte del lavoro: “Covid-19 and births in Italy 2020-22: a geographical analysis”, di Gianpiero Dalla-Zuanna, Tommaso Di Fonzo e Daniele Girolimetto, Dipartimento di Scienze Statistiche dell’Università di Padova, in stampa.</em></p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Per saperne di più</strong></h3>



<p>Aassve A., N. Cavalli,&nbsp;L.&nbsp;Mencarini,&nbsp;and&nbsp;S.&nbsp;Sanders (2021)<a href="https://www.pnas.org/doi/10.1073/pnas.2105709118#con1" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> “Early assessment of the relationship between the COVID-19 pandemic and births in high-income countries”</a>, <em>PNAS</em>, 118(36).</p>



<p>Bujard M., and G. Andersson (2022) <em><a href="https://www.bib.bund.de/Publikation/2022/pdf/Fertility-declines-near-the-end-of-the-COVID-19-pandemic-Evidence-of-the-2022-birth-declines-in-Germany-and-Sweden.pdf?__blob=publicationFile&amp;v=9" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Fertility declines near the end of the COVID-19 pandemic: Evidence of the 2022 birth declines in Germany and Sweden</a></em>, Stockholm Research Reports in Demography, 17. </p>



<p>Castagnaro C. and S. Prati (2022) “Effetto della prima e seconda ondata dell&#8217;epidemia da Covid-19 sulle nascite in Italia”, in A. Rosina et al. (editors): <em><a href="https://famiglia.governo.it/media/2671/secondo-report_gde-demografia-e-covid-19_finale.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">L’impatto della pandemia di Covid-19 su natalità e condizione delle nuove generazioni. Secondo rapporto del Gruppo di esperti “Demografia e Covid-19”</a></em>,12-21, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Roma.</p>



<p><a href="https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/?term=Guzzetti+S&amp;cauthor_id=34342528" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Guzzetti</a> S. et al. (2022) <a href="https://www.tandfonline.com/doi/abs/10.1080/13625187.2021.1957092?journalCode=iejc20" target="_blank" rel="noreferrer noopener">“Impact of the COVID-19 pandemic on voluntary terminations of pregnancy in an Italian metropolitan area”</a>, <em>European Journal of Contraception and Reproductive Health Care</em>, 27, 1, 34-38.&nbsp;</p>



<p>Lab24 (2022) <a href="https://lab24.ilsole24ore.com/numeri-vaccini-italia-mondo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><em>Vaccini in tempo reale</em> </a></p>



<p>Luppi F. and A. Rosina (2022) <a href="https://famiglia.governo.it/media/2671/secondo-report_gde-demografia-e-covid-19_finale.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">“Progetti di vita dei giovani dopo un anno vissuto in emergenza Covid-19”, in A. Rosina et al. (editors): <em>L’impatto della pandemia di Covid-19 su natalità e condizione delle nuove generazioni. Secondo rapporto del Gruppo di esperti “Demografia e Covid-19”</em>,</a>&nbsp; 22-34, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Roma.</p>



<p>Onm – Osservatorio Nazionale sull’impiego dei Medicinali (2021) <em>L’uso dei farmaci in Italia. Rapporto Nazionale Anno 2021</em>, AIFA – Italian Medicines Agency, Roma.</p>



<p>Unfpa (2021)<a href="https://www.unfpa.org/sites/default/files/pub-pdf/How%20will%20the%20COVID-19%20pandemic%20affect%20births.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> <em>How will the COVID-19 pandemic affect births?</em></a>, Technical Brief, December 21<sup>st</sup>.</p>



<p><a href="https://obgyn.onlinelibrary.wiley.com/action/doSearch?ContribAuthorRaw=Yang%2C+Jie">Yang</a> J. et al. (2022) <a href="https://obgyn.onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/aogs.14206" target="_blank" rel="noreferrer noopener">“COVID-19 pandemic and population-level pregnancy and neonatal outcomes in general population: A living systematic review and meta-analysis”</a>, <em>Acta Obstetricia et Gynecologica Scandinavica, </em>101(3), 273-292.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.neodemos.info/2023/07/11/covid-19-concepimenti-e-nascite-in-italia-effetti-attesi-e-inattesi/">Covid-19, concepimenti e nascite in Italia: effetti attesi e inattesi*</a> proviene da <a href="https://www.neodemos.info">Neodemos</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Una “nuova normalità” della mortalità in Italia e nel mondo? Analisi dei dati del 2022</title>
		<link>https://www.neodemos.info/2023/03/28/una-nuova-normalita-della-mortalita-in-italia-e-nel-mondo-analisi-dei-dati-del-2022/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=una-nuova-normalita-della-mortalita-in-italia-e-nel-mondo-analisi-dei-dati-del-2022</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Mazzuco]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Mar 2023 10:04:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute e Mortalità]]></category>
		<category><![CDATA[covid-19]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[mortalità]]></category>
		<category><![CDATA[pandemia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel 2022 ci si attendeva che si completasse il recupero della speranza di vita col ritorno ai livelli anteriori alla pandemia di Covid-19. Stefano Mazzuco scrive che un ... <a title="Una “nuova normalità” della mortalità in Italia e nel mondo? Analisi dei dati del 2022" class="read-more" href="https://www.neodemos.info/2023/03/28/una-nuova-normalita-della-mortalita-in-italia-e-nel-mondo-analisi-dei-dati-del-2022/" aria-label="Per saperne di più su Una “nuova normalità” della mortalità in Italia e nel mondo? Analisi dei dati del 2022">Leggi</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>Nel 2022 ci si attendeva che si completasse il recupero della speranza di vita col ritorno ai livelli anteriori alla pandemia di Covid-19. Stefano Mazzuco scrive che un miglioramento c&#8217;è stato, in Italia come in molti altri paesi, ma non sufficiente a riportare la sopravvivenza ai livelli pre-pandemici. Questa ripresa più lenta del previsto  è dovuta a vari fattori, quali la persistenza, pur attenuata, della pandemia; l&#8217;effetto avverso delle forti ondate di calore; e, forse, il lento ritorno dei sistemi sanitari alla piena efficienza.</em></p>



<p class="has-drop-cap">Il 2020 è ormai tristemente noto come annus horribilis in termini di mortalità ( Mazzuco &#8211; <a href="https://www.neodemos.info/2021/04/13/laspettativa-di-vita-del-2020-in-italia-e-allestero/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">L’aspettativa di vita del 2020, in Italia e all’estero</a>). Il 2021 è stato un anno migliore (Mazzuco e Campostrini &#8211; <a href="https://www.neodemos.info/2022/06/21/covid-19-e-durata-media-della-vita-2019-2021-il-ruolo-delle-vaccinazioni/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Covid-19 e durata media della vita 2019-2021: il ruolo delle vaccinazioni</a>): in Italia si è riusciti a recuperare pur rimanendo ancora ben al di sotto del livello di longevità registrato nel 2019. Altri paesi sono riusciti a far meglio, altri (ad esempio USA e paesi dell’Europa Orientale) hanno avuto situazioni ben peggiori.</p>



<p>Ci saremmo potuti aspettare un 2022 all’insegna del ritorno alla normalità con un pieno ritorno ai livelli di longevità pre-covid. Anzi, qualcuno si sarebbe potuto aspettare dei livelli anche superiori, in virtù di quello che viene chiamato “Harvesting effect”: la crisi pandemica ha, purtroppo, duramente colpito specialmente la popolazione più fragile, e di conseguenza rimarrebbe in vita solo la popolazione più robusta e questo dovrebbe portare a livelli di mortalità ancora più bassi rispetto a prima. Purtroppo però non è così: il Covid19 – anche se adesso maggiormente sotto controllo rispetto agli anni precedenti – continua a rimanere una causa di morte importante che si aggiunge alle altre. Così, la speranza di vita in Italia nel 2022 aumenta leggermente rispetto al 2021 ma rimane ancora al di sotto dei livelli del 2019 e questo succede per molti altri paesi (si veda tabella 1). Alcuni paesi che erano riusciti a contenere gli effetti della pandemia (gran parte dei paesi scandinavi e la Nuova Zelanda) mostrano addirittura una calo della speranza di vita maggiore rispetto al 2020 e al 2021. Questa volta, però, il ruolo giocato dal Coronavirus, sembra essere minore, mentre altre cause sono entrate in gioco.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="869" src="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2023/03/Tabella-1-Stima-della-speranza-di-vita-alla-nascita-nel-2019-2022-di-alcuni-paesi.-Fonte-Human-Mortality-Database-1024x869.jpg" alt="" class="wp-image-19643" srcset="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2023/03/Tabella-1-Stima-della-speranza-di-vita-alla-nascita-nel-2019-2022-di-alcuni-paesi.-Fonte-Human-Mortality-Database-1024x869.jpg 1024w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2023/03/Tabella-1-Stima-della-speranza-di-vita-alla-nascita-nel-2019-2022-di-alcuni-paesi.-Fonte-Human-Mortality-Database-300x255.jpg 300w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2023/03/Tabella-1-Stima-della-speranza-di-vita-alla-nascita-nel-2019-2022-di-alcuni-paesi.-Fonte-Human-Mortality-Database-768x652.jpg 768w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2023/03/Tabella-1-Stima-della-speranza-di-vita-alla-nascita-nel-2019-2022-di-alcuni-paesi.-Fonte-Human-Mortality-Database.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Covid, ondate di calore e influenze</strong></h3>



<p>Nella figura 1 mostriamo l’andamento della speranza di vita calcolata dai tassi settimanali di per vari paesi, utilizzando i dati forniti dallo Human Mortality Database. Si noti che la linea rossa orizzontale rappresenta il livello di speranza di vita nella medesima settimana del 2019, così un valore sopra la linea rossa significa una speranza di vita superiore a quanto riscontrato nelle stessa settimana del 2019 mentre un valore sotto la linea rossa significa che il livello di longevità è ancora inferiore al 2019. Si nota subito come per gran parte dei paesi il livello di speranza di vita rimanga al di sotto di quanto registrato nel 2019, con dei “picchi” verso il basso significativi. In particolare per l’Italia possiamo identificare tre momenti negativi:</p>



<p>1) All’inizio dell’anno, nel pieno dell’ondata della variante “Omicron” del Covid-19: questa variante ha cominciato a circolare in Italia a dicembre 2021 e nelle prime settimane del 2022 ha raggiunto il suo picco in termini di contagi e di decessi. Questa ondata ha colpito non solo l’Italia ma anche molti altri paesi europei<sup>1</sup>. In effetti, si può notare che molti altri paesi europei ed extra-europei.</p>



<p>2) In estate, durante l’ondata di calore anomala registrata in molte zone a luglio e agosto. Anche in questo caso, l’ondata ha colpito non solo in Italia ma anche altri paesi, in particolare Francia (l’istituto nazionale di statistica francese attribuisce alle temperature estreme di quel periodo circa 10.000 decessi, si veda (Insee: <a href="https://www.insee.fr/fr/statistiques/6206305?sommaire=4487854" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Nombre de décès quotidiens&nbsp;France, régions et départements</a>), Spagna, Grecia, Portogallo.</p>



<p>3) A fine anno, in corrispondenza dell’ondata influenzale, e anche in questo caso i paesi colpiti sono molti, specialmente in Europa (ad esempio Germania, Francia, Spagna, Inghilterra; si veda <a href="https://flunewseurope.org/SeasonOverview" target="_blank" rel="noreferrer noopener">flunewseurope.org</a>)</p>



<p>Si può notare come in Germani e in Inghilterra l’ondata influenzale abbia avuto un effetto maggiore mentre in Italia e Spagna, il calo di speranza di vita sia maggiore nel periodo dell’ondata di calore di luglio.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="806" src="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2023/03/Figura-1-Andamento-della-speranza-di-vita-calcolata-dai-tassi-settimanali-di-per-vari-paesi--1024x806.jpg" alt="" class="wp-image-19644" srcset="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2023/03/Figura-1-Andamento-della-speranza-di-vita-calcolata-dai-tassi-settimanali-di-per-vari-paesi--1024x806.jpg 1024w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2023/03/Figura-1-Andamento-della-speranza-di-vita-calcolata-dai-tassi-settimanali-di-per-vari-paesi--300x236.jpg 300w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2023/03/Figura-1-Andamento-della-speranza-di-vita-calcolata-dai-tassi-settimanali-di-per-vari-paesi--768x605.jpg 768w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2023/03/Figura-1-Andamento-della-speranza-di-vita-calcolata-dai-tassi-settimanali-di-per-vari-paesi-.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>I grafici in figura 2&nbsp;&nbsp; mostrano l’andamento della differenza tra speranza di vita <em>mensile<strong><sup>2</sup></strong> </em>in alcune regioni e confermano la presenza delle tre ondate descritte in precedenza. Naturalmente ci sono regioni che hanno risentito di più dell’ondata di calore (Sicilia, Sardegna, Emilia Romagna, Veneto) e altre meno, mentre l’ondata influenzale ha colpito più o meno in tutta Italia.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="806" src="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2023/03/figura-2-Andamento-della-differenza-tra-speranza-di-vita-mensile-in-alcune-regioni.-1024x806.jpg" alt="" class="wp-image-19645" srcset="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2023/03/figura-2-Andamento-della-differenza-tra-speranza-di-vita-mensile-in-alcune-regioni.-1024x806.jpg 1024w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2023/03/figura-2-Andamento-della-differenza-tra-speranza-di-vita-mensile-in-alcune-regioni.-300x236.jpg 300w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2023/03/figura-2-Andamento-della-differenza-tra-speranza-di-vita-mensile-in-alcune-regioni.-768x605.jpg 768w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2023/03/figura-2-Andamento-della-differenza-tra-speranza-di-vita-mensile-in-alcune-regioni..jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Colpita principalmente la popolazione anziana</strong></h3>



<p>Si ricorderà come in varie fasi si sia detto che l’ondata pandemica avesse colpito in particolare la popolazione anziana. In realtà non è stato propriamente così (Mazzuco &#8211; <a href="https://www.neodemos.info/2020/04/18/coronavirus-non-solo-una-malattia-per-vecchi/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Coronavirus: non (solo) una malattia per vecchi</a> ). In tabella 2 si riporta il contributo percentuale di ogni fascia d’età al calo della speranza di vita rispetto al 2019<sup>3</sup>. Si noterà come nel 2020 e, ancor più, nel 2021 la fascia d’età 40-74 abbia avuto un ruolo rilevante (nel 2021 addirittura leggermente maggiore rispetto alla fascia d’età più anziana).</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="363" src="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2023/03/Tabella-2-Contributo-in-termini-percentuali-per-eta-al-calo-della-speranza-di-vita-rispetto-al-2019-in-Italia--1024x363.jpg" alt="" class="wp-image-19646" srcset="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2023/03/Tabella-2-Contributo-in-termini-percentuali-per-eta-al-calo-della-speranza-di-vita-rispetto-al-2019-in-Italia--1024x363.jpg 1024w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2023/03/Tabella-2-Contributo-in-termini-percentuali-per-eta-al-calo-della-speranza-di-vita-rispetto-al-2019-in-Italia--300x106.jpg 300w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2023/03/Tabella-2-Contributo-in-termini-percentuali-per-eta-al-calo-della-speranza-di-vita-rispetto-al-2019-in-Italia--768x272.jpg 768w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2023/03/Tabella-2-Contributo-in-termini-percentuali-per-eta-al-calo-della-speranza-di-vita-rispetto-al-2019-in-Italia-.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>È invece nel 2022, nell’anno in cui il Covid ha dato un apporto minore al calo di speranza di vita, che l’aumento di mortalità si è concentrato maggiormente nella classe d’età più anziana (74% del calo di speranza di vita attribuibile) e questo non è affatto sorprendente in quanto ondate di calore e influenzali colpiscono principalmente la parte più fragile della popolazione.</p>



<p>È invece infondato l’allarme relativamente alla mortalità dei bambini nel 2022, come si vede nella tabella 2 la prima classe d’età ha addirittura contrastato il calo della speranza di vita determinato invece dalle classe d’età più anziane. Possiamo quindi rassicurare che la campagna di vaccinazione dei bambini non ha determinato un aumento della mortalità.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Una lenta risalita?</strong></h3>



<p>I dati sulla mortalità nel 2022 ci dicono che il ritorno alla “normalità” sarà più lento e faticoso di quanto ci si aspettasse. Anche le Nazioni Unite nel formulare le loro ultime previsioni avevano ipotizzato un ritorno praticamente immediato al trend precedente del livello di longevità dei vari paesi del mondo (Mazzuco &#8211; <a href="https://www.neodemos.info/2022/07/15/le-nuove-previsioni-delle-nazioni-unite/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Le nuove previsioni delle Nazioni Unite</a>). Invece, la ripresa sembra più lenta, nonostante quest’anno l’effetto Covid sia stato tutto sommato abbastanza marginale, molto di più hanno pesato le ondate di calore e influenzale. Anche l’ipotesi di un <em>harvesting effect</em> del Covid19 sembra non reggere, perché in tal caso avremmo dovuto osservare un livello di longevità anche superiore rispetto al periodo pre-pandemico. Preoccupa, infine, l’effetto notevole dell’ondata di calore di luglio/agosto anche perché le aspettative sono che questo tipo di ondate diventeranno sempre più frequenti e sarà quindi importante trovare delle soluzioni per proteggere la parte più fragile della popolazione.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Riferimenti bibliografici</strong></h3>



<p>Eduardo E. Arriaga; Measuring and explaining the change in life expectancies. Demography 1 February 1984; 21 (1): 83–96. doi: https://doi.org/10.2307/2061029</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Note</strong></h3>



<p><sup>1</sup>&nbsp;&nbsp; Si veda il dashboard<a href="https://covid19.who.int/?mapFilter=deaths" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> OMS </a></p>



<p><sup>2</sup>&nbsp;&nbsp; Si è utilizzato il dato mensile in quanto quello settimanale risultava troppo volatile</p>



<p><sup>3</sup>&nbsp;&nbsp;&nbsp; Il metodo con cui si sono determinati i contributi di ogni classe d’età va sotto il nome di “scomposizione di Arriaga”, si veda Arriaga (1984)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.neodemos.info/2023/03/28/una-nuova-normalita-della-mortalita-in-italia-e-nel-mondo-analisi-dei-dati-del-2022/">Una “nuova normalità” della mortalità in Italia e nel mondo? Analisi dei dati del 2022</a> proviene da <a href="https://www.neodemos.info">Neodemos</a>.</p>
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		<title>I decessi non evitati nel Veneto durante la seconda ondata di Covid-19</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Enrico Rettore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Mar 2023 08:50:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute e Mortalità]]></category>
		<category><![CDATA[covid-19]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[mortalità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Utilizzando semplici dati settimanali e mensili sulla mortalità per Covid-19, sulla mortalità generale, e sui ricoverati Covid-19 in terapia intensiva, Enrico Rettore stima la super-mortalità ... <a title="I decessi non evitati nel Veneto durante la seconda ondata di Covid-19" class="read-more" href="https://www.neodemos.info/2023/03/10/i-decessi-non-evitati-nel-veneto-durante-la-seconda-ondata-di-covid-19/" aria-label="Per saperne di più su I decessi non evitati nel Veneto durante la seconda ondata di Covid-19">Leggi</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>Utilizzando semplici dati settimanali e mensili sulla mortalità per Covid-19, sulla mortalità generale, e sui ricoverati Covid-19 in terapia intensiva, Enrico Rettore stima la super-mortalità verificatesi nel Veneto durante la seconda ondata di Covid-19, a causa delle mancate restrizioni del periodo novembre-dicembre 2020. Se in questi due mesi fossero state adottate misure restrittive analoghe a quelle lombarde, nel Veneto si sarebbero potuti evitare almeno 3.200 decessi.</em></p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>La commissione di indagine della Regione Veneto sulla pandemia</strong></h3>



<p class="has-drop-cap">Il consiglio regionale del Veneto ha istituito con la delibera 52/8, giu. 2021, una commissione di indagine sull’andamento della pandemia nella regione. La commissione ha concluso i suoi lavori con una relazione di maggioranza e una relazione di minoranza, depositate a fine gennaio di quest’anno<sup>1</sup>. Secondo il mandato ricevuto, l’attenzione della commissione si è concentrata in particolare su quanto è avvenuto nel corso della seconda ondata, autunno 2020 e successivo inverno.</p>



<p>Nel corso della seconda ondata la regione Veneto ha adottato misure di contenimento del contagio molto più blande – la ‘zona gialla’ &#8211; rispetto alla confinante regione Lombardia – che ha fatto ampio ricorso alla ‘zona rossa’ &#8211; e in minore misura, anche rispetto alla confinante regione Emilia Romagna – che ha fatto ricorso alla ‘zona arancione’. La fig. 1 sintetizza le differenze tra le tre regioni (e per confronto anche rispetto alla Provincia Autonoma di Trento).</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="491" src="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2023/03/Fig.-1-I-‘colori-assegnati-a-Veneto-Lombardia-Emilia-Romagna-e-Provincia-Autonoma-di-Trento-seconda-ondata-6-11-2020-6-1-2021--1024x491.jpg" alt="" class="wp-image-19576" srcset="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2023/03/Fig.-1-I-‘colori-assegnati-a-Veneto-Lombardia-Emilia-Romagna-e-Provincia-Autonoma-di-Trento-seconda-ondata-6-11-2020-6-1-2021--1024x491.jpg 1024w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2023/03/Fig.-1-I-‘colori-assegnati-a-Veneto-Lombardia-Emilia-Romagna-e-Provincia-Autonoma-di-Trento-seconda-ondata-6-11-2020-6-1-2021--300x144.jpg 300w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2023/03/Fig.-1-I-‘colori-assegnati-a-Veneto-Lombardia-Emilia-Romagna-e-Provincia-Autonoma-di-Trento-seconda-ondata-6-11-2020-6-1-2021--768x368.jpg 768w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2023/03/Fig.-1-I-‘colori-assegnati-a-Veneto-Lombardia-Emilia-Romagna-e-Provincia-Autonoma-di-Trento-seconda-ondata-6-11-2020-6-1-2021-.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Dalle due relazioni depositate alla fine dei lavori emergono rilevanti differenze di valutazione delle conseguenze della mancata adozione della ‘zona rossa’ da parte della regione Veneto. La relazione di minoranza attribuisce alla mancata ‘zona rossa’ l’eccesso di mortalità da COVID-19 riscontrato nel Veneto nei mesi di dicembre 2020 e gennaio 2021. La relazione di maggioranza nega alla radice che in Veneto vi sia stato un eccesso di mortalità da COVID-19 e attribuisce le differenze tra regioni ad una ‘…scansione temporale diversa [della seconda ondata], nel senso che nel Veneto si è manifestata nel periodo ottobre-dicembre 2020, mentre in altre Regioni si è verificata a novembre-dicembre 2020 protraendosi fino a gennaio-febbraio 2021…’ (p. 121).</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>La ‘zona rossa’ ha avuto effetti sul numero di decessi da COVID-19?</strong></h3>



<p>Il punto del contendere è se nei mesi da novembre 2020 a gennaio 2021 la ‘zona rossa’ abbia o meno fatto la differenza per il numero di decessi da COVID-19 (nei mesi successivi l’analisi risulta più complicata, perché iniziano a manifestarsi anche gli effetti della campagna vaccinale). La questione va molto al di là della vicenda specifica del Veneto perché – quali che fossero le intenzioni degli autori &#8211; le considerazioni svolte nella relazione di maggioranza accreditano l’idea che l’intensità delle misure di contenimento del contagio non abbia fatto la differenza per il tragico conto dei decessi. Fosse così, resterebbe nella memoria collettiva che le sofferenze patite durante i mesi di <em>lockdown</em> sono state più o meno inutili. Soprattutto per questo motivo vale la pena di discutere con cura il caso della ‘zona gialla’ veneta.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>L’imposizione di misure severe di limitazione dei movimenti – se applicate in modo rigoroso – dà luogo meccanicamente ad una immediata riduzione dei contatti tra le persone e quindi ad una riduzione dei contagi. Stando a quanto risulta dai documenti dell’Istituto Superiore di Sanità, nel corso della prima ondata il tempo intercorrente tra il contagio e l’eventuale decesso è stato circa pari a tre settimane. È quanto si è osservato a marzo 2020 a seguito dell’imposizione del <em>lockdown</em>, iniziato il giorno 8/3 in Lombardia e in altre 14 province del nord Italia ed esteso al resto del paese il giorno 11/3: si osserva un repentino crollo del numero dei decessi a partire dalla quarta settimana successiva (fig. 2).</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="491" src="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2023/03/Fig.-2-Decessi-COVID-19-settimanali-in-Italia-dal-1-marzo-al-3-maggio-2020--1024x491.jpg" alt="" class="wp-image-19577" srcset="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2023/03/Fig.-2-Decessi-COVID-19-settimanali-in-Italia-dal-1-marzo-al-3-maggio-2020--1024x491.jpg 1024w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2023/03/Fig.-2-Decessi-COVID-19-settimanali-in-Italia-dal-1-marzo-al-3-maggio-2020--300x144.jpg 300w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2023/03/Fig.-2-Decessi-COVID-19-settimanali-in-Italia-dal-1-marzo-al-3-maggio-2020--768x368.jpg 768w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2023/03/Fig.-2-Decessi-COVID-19-settimanali-in-Italia-dal-1-marzo-al-3-maggio-2020-.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Analogo andamento si osserva in Lombardia nell’autunno 2020. La ‘zona rossa’ viene introdotta a partire dal 6 novembre.&nbsp; I decessi – già in aumento nelle settimane precedenti – continuano ad aumentare rapidamente nelle quattro settimane successive, nelle quali gli effetti della ‘zona rossa’ non potevano ancora manifestarsi. Poi crollano bruscamente: nella sola settimana del 13 dicembre si riducono del 43% rispetto alla settimana precedente, e si riducono ulteriormente del 38% nelle due settimane successive. Non così nel Veneto. A partire dal 6 novembre viene introdotta la ‘zona gialla’, mantenuta fino alla vigilia di Natale, quando è stata introdotta la ‘zona rossa’ nell’intero paese. I decessi continuano ad aumentare fino a inizio gennaio, segue una lieve riduzione nelle prime settimane di gennaio. La riduzione drastica compare solo nell’ultima settimana di gennaio: quattro settimane dopo l’introduzione della ‘zona rossa’. In linea con quanto osservato a marzo per l’intero paese e a dicembre in Lombardia: forte riduzione dei decessi 3-4 settimane dopo l’introduzione di restrizioni importanti.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="499" src="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2023/03/Fig.-3Decessi-COVID-19-1024x499.jpg" alt="" class="wp-image-19581" srcset="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2023/03/Fig.-3Decessi-COVID-19-1024x499.jpg 1024w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2023/03/Fig.-3Decessi-COVID-19-300x146.jpg 300w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2023/03/Fig.-3Decessi-COVID-19-768x374.jpg 768w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2023/03/Fig.-3Decessi-COVID-19.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Nel Veneto i decessi per Covid-19 sono stati rilevati in modo più accurato che altrove?</strong></h3>



<p>Nell’interpretare questi dati, un dubbio legittimo riguarda i criteri di classificazione dei decessi dovuti a COVID-19. È un dubbio espresso anche nella relazione di maggioranza della commissione di indagine veneta: ‘In sintesi tale dato evidenzia come in Regione Veneto … si sia riusciti ad attribuire correttamente al COVID-19 un numero di decessi molto più completo rispetto a molte altre realtà’ (p. 111).&nbsp; E’ chiaro che se nel Veneto la diagnosi delle cause di decesso fosse stata più accurata che altrove, il numero dei decessi attribuito a COVID-19 potrebbe essere risultato superiore rispetto alle altre regioni solo a causa di questa maggiore accuratezza.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Per sciogliere questo dubbio, oggi abbiamo a disposizione i dati forniti dall’Istat relativi al totale dei decessi – quale che ne sia stata la causa – al dettaglio mensile, per le singole regioni. Comparando il numero di decessi nei mesi da luglio 2020 a gennaio 2021 con il numero medio di decessi negli stessi mesi degli anni pre-pandemia si ottiene la cosiddetta mortalità in eccesso: le anomalie osservate nei mesi di pandemia rispetto ai normali mesi pre-pandemici. Questa stima del numero di decessi attribuibili alla pandemia ha il pregio di essere esente da eventuali errori di classificazione della causa di decesso. La fig. 4 mostra che in entrambe le regioni da luglio a settembre 2020 i decessi sono in linea con quelli osservati negli anni pre-pandemia. A ottobre e ancora più a novembre – cioè, nelle settimane nelle quali gli effetti delle restrizioni sui decessi non potevano ancora manifestarsi – la mortalità in eccesso è cresciuta più in Lombardia che in Veneto. A partire dal mese di dicembre 2020, il mese nel quale si sono manifestati gli effetti della ‘zona rossa’ introdotta a inizio novembre, la mortalità in eccesso crolla in Lombardia e a gennaio 2021 si azzera. Non così in Veneto: a dic. 2020 la mortalità in eccesso è aumentata; a gennaio si è in parte ridotta, ma è risultata ancora largamente positiva.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="408" src="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2023/03/Fig.-4-Decessi-totali-nei-mesi-da-luglio-2020-a-gennaio-2021-arancio-e-decessi-totali-medi-nei-corrispondenti-mesi-dal-2015-al-2019-blu-1-1-1024x408.jpg" alt="" class="wp-image-19582" srcset="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2023/03/Fig.-4-Decessi-totali-nei-mesi-da-luglio-2020-a-gennaio-2021-arancio-e-decessi-totali-medi-nei-corrispondenti-mesi-dal-2015-al-2019-blu-1-1-1024x408.jpg 1024w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2023/03/Fig.-4-Decessi-totali-nei-mesi-da-luglio-2020-a-gennaio-2021-arancio-e-decessi-totali-medi-nei-corrispondenti-mesi-dal-2015-al-2019-blu-1-1-300x120.jpg 300w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2023/03/Fig.-4-Decessi-totali-nei-mesi-da-luglio-2020-a-gennaio-2021-arancio-e-decessi-totali-medi-nei-corrispondenti-mesi-dal-2015-al-2019-blu-1-1-768x306.jpg 768w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2023/03/Fig.-4-Decessi-totali-nei-mesi-da-luglio-2020-a-gennaio-2021-arancio-e-decessi-totali-medi-nei-corrispondenti-mesi-dal-2015-al-2019-blu-1-1.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Prendendo come riferimento il dato di fonte Istat relativo alla mortalità in eccesso, e tenuto conto che la Lombardia ha un numero di abitanti doppio rispetto al Veneto, nei mesi di dicembre 2020 e gennaio 2021 il Veneto ha avuto circa 3.200 decessi in più rispetto alla Lombardia:</p>



<p>Mortalità in eccesso in Lombardia, dic. 2020 e gen. 2021/2 = (11.577 – 8.997 + 11.081 – 10.572)/2 = 1.545</p>



<p>Mortalità in eccesso in Veneto, dic. 2020 e gen. 2021 = 7.632 – 4.419 + 6.697 – 5.122 = 4.788</p>



<p>3.200 è dunque la stima del numero di decessi che si sarebbero evitati in Veneto nei due mesi detti se fossero state adottate misure restrittive analoghe a quelle lombarde.&nbsp;</p>



<p>In realtà, si tratta di una stima prudente, perché non tiene conto del fatto che, come detto poco sopra, la Lombardia è partita da condizioni più sfavorevoli del Veneto: a novembre 2020 – prima che si manifestassero gli effetti delle restrizioni – la Lombardia ha avuto un eccesso di mortalità pari a 2.737, il Veneto pari a 1.862. Una stima che tenga conto anche delle differenze nelle condizioni di partenza porterebbe ad un numero di decessi evitabili sensibilmente superiore. Per avere un termine di paragone, in un mese normale del quinquennio 2015-2019 il Veneto ha avuto 4.130 decessi.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Queste morti nel Veneto si sarebbero potute evitare?</strong></h3>



<p>Fin qui quanto possiamo dire oggi, avendo a disposizione un quadro completo della mortalità per quei mesi. La domanda doverosa è se all’epoca dei fatti le informazioni disponibili consentissero già di capire ciò che stava succedendo, in tempo utile per correggere la rotta. La fig. 5 mostra l’andamento del saldo settimanale tra ingressi e uscite in terapia intensiva di malati con Covid-19, distintamente per Lombardia e Veneto (il dato lombardo è dimezzato per renderlo comparabile con quello veneto). In Lombardia il saldo inizia a diminuire già nella settimana del 15 novembre, cioè la settimana successiva all’adozione della ‘zona rossa’, e diventa negativo – cioè, il numero di ricoverati in terapia intensiva si riduce – nell’ultima settimana di novembre. In Veneto il saldo presenta una lieve flessione solo verso la fine di novembre, ma si mantiene positivo fino alla fine dell’anno – cioè, fino alla fine dell’anno in Veneto il numero dei ricoverati in terapia intensiva non ha dato segni di riduzione. Analogo andamento si osserva per il saldo tra ingressi e uscite nei reparti ordinari, qui omesso per brevità. Vale a dire che già prima della fine di novembre si erano manifestati chiari segni delle differenze tra ‘zona rossa’ e ‘zona gialla’, precursori degli effetti sui decessi che si sarebbero manifestati nelle settimane successive.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="419" src="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2023/03/Fig.-5-Saldo-settimanale-tra-ingressi-e-uscite-di-pazienti-Covid-19-in-terapia-intensiva-1-1024x419.jpg" alt="" class="wp-image-19584" srcset="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2023/03/Fig.-5-Saldo-settimanale-tra-ingressi-e-uscite-di-pazienti-Covid-19-in-terapia-intensiva-1-1024x419.jpg 1024w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2023/03/Fig.-5-Saldo-settimanale-tra-ingressi-e-uscite-di-pazienti-Covid-19-in-terapia-intensiva-1-300x123.jpg 300w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2023/03/Fig.-5-Saldo-settimanale-tra-ingressi-e-uscite-di-pazienti-Covid-19-in-terapia-intensiva-1-768x314.jpg 768w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2023/03/Fig.-5-Saldo-settimanale-tra-ingressi-e-uscite-di-pazienti-Covid-19-in-terapia-intensiva-1.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Natura non facit saltus (G.W. Leibniz, 1704)</strong></h3>



<p>È credibile l’attribuzione dei maggiori decessi osservati in Veneto rispetto alla Lombardia al diverso regime di restrizioni adottato dalle due regioni? I punti di svolta osservati nell’andamento settimanale dei decessi (fig. 3) e degli ingressi netti in terapia intensiva (fig. 5) presentano uno sfasamento temporale rispetto alla data di introduzione della ‘zona rossa’ compatibile con quanto si sa sui tempi intercorrenti tra contagio, sviluppo dei sintomi, ricovero e decesso.&nbsp;Per smontare questa interpretazione, servirebbe trovare una spiegazione alternativa per le brusche variazioni osservate in Lombardia nell’andamento dei decessi e dei ricoveri.&nbsp;</p>



<p>L’unica spiegazione alternativa nota a chi scrive è quella proposta nella relazione di maggioranza della commissione veneta, citata poco sopra: le differenze osservate tra le due regioni sarebbero dovute solo al diverso andamento temporale della seconda ondata, anticipata in Lombardia rispetto al Veneto.&nbsp; Ma non è una spiegazione plausibile: l’evoluzione naturale dei contagi genera mutamenti che avvengono in modo graduale nel tempo, non i mutamenti bruschi osservati in questi grafici. C’è l’intervento umano dietro quei salti, non la natura.</p>



<p>A chi scrive pare difficile negare che la ‘zona rossa’ abbia svolto un ruolo importante per contenere il numero dei decessi durante la seconda ondata.  </p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Note</strong></h3>



<p><sup>1</sup>Relazioni protocollate ai numeri, rispettivamente, 0001336.27-01-2023 e 0001337.27-01-2023, Consiglio Regionale del Veneto, Undicesima Legislatura. La relazione di maggioranza è alla pag. 3, <a href="https://www.consiglioveneto.it/documents/34871/759a00cb-3035-2fad-fc17-53734655e987." target="_blank" rel="noreferrer noopener">la relazione di<br>minoranza alla pag. 3643</a>. <br></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.neodemos.info/2023/03/10/i-decessi-non-evitati-nel-veneto-durante-la-seconda-ondata-di-covid-19/">I decessi non evitati nel Veneto durante la seconda ondata di Covid-19</a> proviene da <a href="https://www.neodemos.info">Neodemos</a>.</p>
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