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Cosa succede in città?

Massimiliano Crisci

Secondo il Rapporto 2008 di Cittalia – Fondazione Anci Ricerche[1], dopo una lunga fase di erosione demografica, nei comuni metropolitani del centro-nord si sarebbe innescato un processo di riurbanizzazione che dovrebbe proseguire fino al 2020. Una lettura attenta dei dati non sembra confermare una consistente inversione di tendenza rispetto alle dinamiche urbane degli ultimi decenni.

Il Rapporto 2008 di Cittalia ha ispirato su “la Repubblica” un titolo (“2020, nuova fuga dal Meridione. E’ assalto alle città del Centro-Nord”)[2] che evoca un cult movie di Carpenter dei primi anni ottanta (“1997: fuga da New York”), ma che sarà forse risultato ansiogeno per i lettori del giornale che vivono tra Roma e Bolzano. Cittalia individua una fase di “fuga dalle città” negli anni novanta[3], seguita nel nuovo millennio da un processo di riurbanizzazione in alcuni core urbani del centro-nord, in particolare a Torino, Milano e Roma. La ripresa demografica dovrebbe coinvolgere nel prossimo futuro anche Venezia, Bologna, Firenze e Cagliari e sarà alimentata dai flussi migratori interni dal Sud, dalle migrazioni internazionali e dalla ripresa della natalità. Nelle 11 città metropolitane analizzate, tra il 2007 e il 2020, il Rapporto prospetta un incremento complessivo del 3,2%, che sarebbe in linea con la crescita nazionale del 3,4% prevista dell’Istat nel medesimo periodo. Una lettura attenta dei dati degli ultimi anni non sembra tuttavia confermare, né una crescita consistente da parte delle grandi città del centro-nord, né il verificarsi di una fuga dalle città del sud a quelle del nord.

Se si evita il “ tranello contabile”, la “bolla” della riurbanizzazione si sgonfia
La capacità attrattiva dei poli urbani registrata da Cittalia negli ultimi anni non è dovuta tanto a dinamiche demografiche, quanto ad un “tranello contabile” presente nei bilanci demografici annuali pubblicati dall’Istat. Dopo il censimento del 2001 quasi tutti i comuni metropolitani hanno proceduto alla revisione delle liste anagrafiche, recuperando o cancellando un numero talvolta considerevole di residenti sfuggiti alla rilevazione o censiti erroneamente. Il saldo tra le due poste è risultato quasi sempre ampiamente positivo. I recuperi anagrafici hanno riguardato cittadini che non si sono mai mossi dal loro comune di residenza, ma che, essendo stati esclusi dalla “popolazione legale”, una volta rintracciati sono stati reiscritti in anagrafe “per altri motivi”.

I bilanci demografici pubblicati dall’Istat vanno perciò letti con l’accortezza di non interpretare le “altre iscrizioni e cancellazioni”, cioè appunto le operazioni di rettifica anagrafica, alla stregua di movimenti migratori. E’ questo il “tranello contabile” che ha condotto Cittalia a parlare di riurbanizzazione nel caso di Torino, Milano e Roma. Se si sottrae il “popolo dei recuperati” dal saldo totale nel periodo 2002-07, la “bolla” della riurbanizzazione si sgonfia del 73-89% e la crescita media annua diviene insignificante (Figura 1).

Delle previsioni impreviste…e improbabili
L’avvio di un robusto processo di riurbanizzazione nei poli metropolitani del centro-nord appare poco verosimile anche nel prossimo decennio. Per prevedere la popolazione dei comuni metropolitani al 2020, Cittalia ha preso spunto dalle previsioni provinciali dell’Istat. I guadagni di popolazione previsti per le province nel periodo 2007-20 sono stati distribuiti tra il capoluogo e i comuni dell’hinterland in base ai rispettivi pesi demografici attuali. Per esemplificare, nell’area romana, dove la Capitale conta i due terzi della popolazione provinciale, Cittalia ha attribuito l’incremento di 270mila residenti previsto dall’Istat per due terzi al capoluogo e per un terzo ai comuni dell’hinterland, con una previsione di crescita per Roma di ben 180mila abitanti. Un’esplosione demografica assai improbabile, se si pensa che dal 2001 a oggi il capoluogo ha assorbito una quota inferiore al 10% della crescita fatta registrare dalla provincia di Roma nel suo complesso[4]. Considerato che l’incremento demografico di tutte le province metropolitane è da alcuni decenni in larga parte appannaggio degli hinterland, Cittalia ha attribuito ai capoluoghi una crescita che verosimilmente avrà invece luogo nel resto delle province.

Dinamiche contabili a parte, cosa succede in città?
La crescita fatta registrare recentemente da alcuni comuni metropolitani è dunque molto contenuta e non assume dimensioni tali da denotare l’avvio di un processo di riurbanizzazione. Le dinamiche demografiche in ambito urbano mostrano la consueta variabilità territoriale lungo l’asse nord-sud. Nelle città del centro-nord il saldo migratorio interno e quello naturale sono negativi, mentre le migrazioni internazionali compensano in buona misura il calo complessivo dei residenti. Nelle città del meridione, se si eccettua Cagliari, il bilancio naturale permane positivo, ma gli ingressi dall’estero non bastano a riequilibrare la perdita di residenti per gli altri comuni italiani (Figura 2).
Non sembra si preannunci una forte capacità dei poli urbani di attrarre popolazione nel prossimo futuro. Basti pensare che nel periodo 2002-07 la crescita demografica delle province di Torino, Milano e Roma è stata assorbita dai capoluoghi per una quota assai esigua, compresa tra il 4 e il 19%. Il processo di periurbanizzazione continua ad erodere la popolazione di tutti i comuni metropolitani e a favorire gli hinterland, intersecandosi con le migrazioni internazionali che percorrono la penisola da nord a sud con intensità decrescente. Dietro il calo dei residenti nei poli urbani del meridione non sembra perciò esserci tanto una “fuga dalle città”, quanto il proseguimento dello sprawl urbano che, a differenza di quanto accade nel centro-nord, qui non trova sufficiente compensazione nell’ingresso di cittadini stranieri (vedi G. Gesano “L’aiutino”).

Ripartire dalle città metropolitane
Il passo più importante per “ripartire dalle città” – come recita il sottotitolo del Rapporto Cittalia – dovrebbe essere il superamento dell’ottica comunale nel sistema di governo delle grandi aree urbane attraverso l’istituzione delle città metropolitane, organismi previsti dal legislatore ma rimasti finora sulla carta. L’esistenza di un’”Italia dei comuni” rimane un elemento di ricchezza culturale che appartiene alla storia del nostro paese e che non verrebbe certo svilito dalla costituzione di enti sovracomunali capaci di gestire il territorio in modo integrato.


[1] “Rapporto Cittalia 2008. Ripartire dalle città”, a cura di W.Tortorella e L.Chiodini, Cittalia Fondazione Anci Ricerche, ottobre 2008.  http://www.cittalia.it/index.php?option=com_documento&task=view&idDocumento=645. Il Rapporto tocca molteplici aspetti della “questione città” di grande interesse e attualità, analizzando tematiche e dinamiche urbane dell’oggi e del domani e mettendo a confronto i casi di 11 comuni metropolitani a partire dagli anni novanta.
[2] Da “la Repubblica” del 1° dicembre 2008.
[3] Non è del tutto appropriato parlare di “fuga dalle città”, a meno che non si ritenga che le migliaia di cittadini che hanno lasciato i centri urbani si siano dati ad una vita bucolica. E’ forse più calzante inquadrare la mobilità residenziale a breve raggio degli ultimi decenni nel processo di diffusione metropolitana delle città, che vede i grandi comuni assorbire i centri minori circostanti, trasformandoli spesso in quartieri dormitorio per i propri ex residenti, ora pendolari.
[4] Al netto delle rettifiche anagrafiche, tra il censimento 2001 e la fine del 2007 la popolazione del comune di Roma è cresciuta di 20mila unità, mentre quella dei comuni dell’hinterland è aumentata di ben 190mila residenti.

 

 

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