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Nuovi cittadini e nuovi matrimoni in Italia*

In Italia crescono i nuovi cittadini e inevitabilmente gli eventi demografici che li riguardano. Il matrimonio è stato visto per lungo tempo come un mezzo per ottenere la cittadinanza. Antonella Guarneri, Salvatore Strozza e Cinzia Conti mettono in luce come oggi si stia assistendo a una progressiva diminuzione delle acquisizioni per matrimonio in favore di percorsi individuali e familiari. Più spesso, rispetto al passato, l’acquisizione di cittadinanza precede il matrimonio e non sempre chi si sposa con un italiano aspira a prendere la cittadinanza.

Sposi stranieri in Italia

I matrimoni misti e quelli tra stranieri non sono più una novità né una rarità in Italia, dove in media quasi due matrimoni su 10 hanno almeno uno sposo straniero (34.185 nel 2019); nell’ultimo decennio le unioni coniugali che hanno interessato stranieri sono aumentate, in controtendenza rispetto al calo di matrimoni e nuzialità registrato nel Paese. È cresciuto così anche il loro peso relativo sul totale delle nozze.

Sappiamo però che proprio nell’ultimo decennio la realtà immigratoria nel nostro Paese è diventata più complessa ed articolata. Sono arrivati nuovi flussi di immigrati con caratteristiche profondamente diverse da quelli del passato e, allo stesso tempo, si sono definitivamente stabilizzati sul nostro territorio molti migranti arrivati con le grandi ondate di immigrazione che hanno interessato l’Italia nel primo decennio del ventunesimo secolo. Questi mutamenti non potevano non riflettersi su tutti i comportamenti demografici e, almeno in parte, anche sui matrimoni. Sembra quindi utile fare il punto della situazione indagando meglio su chi sono questi “stranieri” e questi “italiani” che si sposano in Italia.

La novità sono i matrimoni dei nuovi italiani

Già in passato su Neodemos ci eravamo occupati di matrimoni tra stranieri e italiani per acquisizione della cittadinanza. Ora è però possibile farlo con dati dettagliati che ci consentono di scoprire che sono proprio i matrimoni di “nuovi cittadini” a crescere.

Confrontando le cittadinanze degli sposi che sono convolati a nozze nel 2012 con quelle del 2019, emerge infatti con evidenza la diminuzione della quota degli sposi entrambi italiani dalla nascita che passa dall’85,6 all’80,6%. Tra i matrimoni con almeno un residente di origine straniera (figura 1), risulta ridotta anche la quota dei matrimoni tra sposi entrambi stranieri (dal 19,2 al 17%) e quella dei matrimoni tra uno sposo italiano dalla nascita e uno straniero (dal 68,6 al 61,7%). A crescere, invece, sono le coppie con entrambi italiani per acquisizione (dallo 0,3 all’1%), quelle con italiano per acquisizione e straniero (dal 2,5 al 7,5%) e, infine, quelle con italiano dalla nascita e italiano per acquisizione (dal 9,4 al 12,8%). 

Questo cambiamento ci offre alcuni spunti di riflessione. Innanzitutto, negli anni recenti l’acquisizione è diventata più frequente, a conferma di uno step più avanzato del processo di stabilizzazione degli stranieri nel nostro Paese ed è quindi naturale che siano cresciuti gli eventi demografici riguardanti questa quota di popolazione. Sono inoltre sempre di più coloro che acquisiscono la cittadinanza perché da lungo tempo in Italia ed è sempre minore la quota di acquisizioni per matrimonio. Tra coloro che sono diventati cittadini italiani prima del 2011, infatti, l’acquisizione è avvenuta per matrimonio per oltre il 36% dei casi. Tra coloro che hanno, invece, acquisito la cittadinanza italiana dopo il censimento del 2011 le nozze sono alla base del procedimento solo nel 15,8% dei casi. 

Chi si sposa da straniero diventa poi italiano? Dopo quanto tempo? 

A 8 anni dal matrimonio, il 28,3% degli uomini stranieri e il 63,2% delle donne straniere che si sono sposati nel 2011 sono diventati italiani, mettendo in luce una forte differenziazione per genere. Il picco di acquisizioni è ben visibile a 5 anni di distanza dal matrimonio ed è anche parzialmente riconducibile ai tempi tecnici di concessione della cittadinanza. Risulta essere una costante per tutte le coorti di matrimonio dal 2011 al 2014: il 23,4% degli sposi del 2011 e il 50,9% delle spose del 2011 sono divenuti italiani nel corso dei cinque anni successivi; per chi si è sposato negli anni successivi il picco dei 5 anni rimane immutato anche se con quote progressivamente decrescenti. 

Si evidenziano anche delle differenze a seconda della tipologia di coppia. I cittadini stranieri che si sono sposati nel 2011, a otto anni dal matrimonio, se in coppia con un’italiana dalla nascita, nel 44,5% dei casi hanno acquisito la cittadinanza mentre tale quota sale al 90% se sono in coppia con una cittadina italiana per acquisizione (fig. 2). Le donne straniere per le quali il processo di acquisizione risulta più massiccio, a otto anni dal matrimonio, se in coppia con un cittadino italiano per acquisizione, divengono italiane praticamente nella totalità dei casi; la quota risulta comunque elevata se sono in coppia con italiani dalla nascita (86,4%).

È, infine, interessante notare come, il 17,8% dei cittadini stranieri e il 16,1% delle cittadine straniere sposati con stranieri abbiano, a distanza di otto anni, acquisito comunque la cittadinanza italiana, a conferma del fatto che, rispetto al passato, si stanno oramai consolidando altri motivi di acquisizione alternativi a quello del matrimonio. Soprattutto dalla metà del primo decennio del nuovo Millennio si assiste, infatti, ad una nuova fase in cui si concretizzano percorsi individuali e familiari di acquisizione di cittadinanza.

*Le opinioni qui espresse sono quelle degli autori e non coincidono necessariamente con quelle delle Istituzioni di appartenenza.

Per saperne di più

Strozza S., Conti C., Tucci E. Nuovi cittadini. Diventare italiani nell’era della globalizzazione, il Mulino, Bologna, 2021

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