Popolazione mondiale:

Popolazione italiana:

Giovani (0-19 anni):

Anziani (60+ anni)

La diffusione del divorzio nel mondo

Il divorzio è un evento diffuso e legalizzato quasi ovunque nel mondo, ma la concreta possibilità di esercitarlo, come ci spiega Patrizia Farina, dipende dalle norme sociali e dal contesto culturale che possono intralciare tale scelta.

Il divorzio è un evento diffuso e legalizzato quasi ovunque nel mondo. A parte lo Stato del Vaticano e le Filippine1 chi molto presto – l’Inghilterra nel 1857 – chi più recentemente – il Cile nel 2004 – si è dotato di una legislazione che regola le rotture coniugali.

Nel tempo il ricorso è aumentato in ragione dell’aumento dei paesi che lo hanno legalizzato, dal mutamento delle condizioni socio-economiche, dal venir meno dello stigma sociale e religioso, e dall’istituzionalizzazione delle procedure per l’affidamento dei minori.

In effetti, in Europa l’aumento dei divorzi è stato evidente dalla fine degli anni sessanta del secolo scorso2 per la crescita del numero di paesi che via via lo hanno consentito – Spagna, Italia e infine Irlanda – ma soprattutto per i mutamenti economici, sociali e religiosi dei decenni successivi, sfociati fra l’altro, in riforme legislative facilitatrici del divorzio come le procedure fondate sul consenso reciproco e “senza colpa” o anche unilaterali.

Questo modello non è osservabile in altri contesti geografici e culturali. In molti paesi dell’Africa sub-sahariana a fronte del miglioramento delle condizioni economiche e dell’aumento dell’istruzione, dell’occupazione e del reddito femminile, non si osservano aumenti nei divorzi che invece rimangono costanti o tendenzialmente in calo. Tale dinamica, in un certo senso inaspettata, è attribuita all’aumento dell’età al matrimonio che implicando più spesso un ruolo attivo nella scelta del partner, un minore divario di età tra coniugi e una maggiore autonomia in seno al matrimonio controbilancia i fattori socioeconomici storicamente associati all’aumento dei divorzi.

Andamenti ancora diversi si osservano nel continente asiatico caratterizzato da almeno tre modelli anche geograficamente definiti: quello orientale che presenta tassi di divorzio tendenzialmente in aumento sulla spinta dell’intenso sviluppo (soprattutto cinese); quello del sud-est asiatico, principalmente islamico, dove si osserva una riduzione dei divorzi per l’attenuazione dei matrimoni combinati e per l’aumento dell’età al matrimonio; infine il modello meridionale – ben rappresentato dall’India – stabilmente caratterizzato da tassi di divorzio relativamente bassi. In quest’area culturale, il divorzio non è una via d’uscita facilmente praticabile dalla stragrande maggioranza delle donne. La natura patrilineare e patriarcale delle società di questa parte del mondo infatti scoraggia il ricorso al divorzio poiché la difficoltà di rientrare nella famiglia di origine le espone a una più intensa condizione di fragilità e isolamento.

Norme culturali, valori, atteggiamenti, religione e credenze restituiscono un pattern sostanzialmente comune nei paesi dell’America Latina che nel complesso mostrano tassi inferiori all’1‰ coerentemente al fatto che il matrimonio è concepito come un impegno di tutta la vita e la separazione e il divorzio sono ancora oggetto di stigma sociale.

Non solo trend…

L’universalità del diritto a ricorrere al divorzio mette un po’ in ombra la concreta possibilità di esercitarlo intralciata dalla mancanza di risorse materiali, dalla stigmatizzazione nei confronti di chi vi ricorre, dai trattamenti differenziati riservati a donne e uomini.

Invero, la maggior parte dei paesi del mondo già alla fine degli anni ’70 aveva promulgato leggi non discriminatorie. Il numero si è poi arricchito nei decenni successivi grazie all’ingresso dei paesi latino-americani come Argentina, Brasile, Honduras e Colombia.

Ancora oggi, tuttavia, un nutrito numero di nazioni ha propugnato leggi che prevedono procedure discriminatorie nelle modalità di richiesta del divorzio o negli esiti, questi ultimi soprattutto in riferimento all’affidamento della prole e alla divisione dei beni3. Come si può osservare dalla Figura 1 fanno parte di questo gruppo principalmente paesi del mondo povero – seppure con vistose eccezioni4– di religione prevalentemente musulmana e in maggioranza africani o Medio orientali.

E’ interessante notare che spesso la discriminazione nel diritto a divorziare è in buona compagnia. In molti di questi paesi, infatti, sono presenti altre grave limitazioni personali relativamente ad esempio all’ottenimento del passaporto, alla possibilità di aprire un conto corrente o essere formalmente riconosciute a capo della famiglia: fra i 54 paesi elencati la metà ne ha almeno due, 15 ne hanno almeno tre (Tabella 1 e figura 2).

In questo senso le diseguaglianze nell’accesso al divorzio sono parte di una più generale condizione di inferiorità delle donne, alimentata in parte dal contesto religioso che sta evolvendo fin troppo lentamente verso condizioni di maggiore parità. Attualmente in molti di questi paesi gli uomini hanno il diritto di divorziare ripudiando la moglie verbalmente e registrando l’annuncio presso un ufficio notarile religioso. Le donne invece possono chiederlo per colpa del coniuge, assente, impotente, detenuto, violento o incapace di mantenere la famiglia. La concessione del divorzio è comunque a discrezione del giudice che determina la soglia oltre la quale il danno o le lesioni giustificano il divorzio. Più recentemente in alcuni paesi è stato introdotto il divorzio “senza colpa” anche per le donne, che in questo caso devono rinunciare alle ricchezze della famiglia e restituire la dote come compensazione dei danni subiti dal coniuge5.

In definitiva, le disparità nell’accesso al divorzio sono parte di un più generale contesto di vulnerabilità e marginalità delle donne. Non per caso il Gender Inequality Index6 mostra valori fra i più alti al mondo nei paesi dove le limitazioni alla libertà personale sono elevate (tre o quattro).

Per saperne di più

Ahmad F., (2003) Understanding the Islamic Law of Divorce in Journal of the Indian Law Institute Vol. 45, No. 3/4,

Cherlin A.J.(2017) Introduction to the Special Collection on Separation, Divorce, Repartnering, and Remarriage around the World, Demographic Research Volume 37, Article 38

Jeofrey Abalos J., (2017) Divorce and separation in the Philippines: Trends and correlates in Demographic Research Volume 36, n.50

Leopold T, (2018) Gender Differences in the Consequences of Divorce: A Study of Multiple Outcomes in Demography, Vol 55

National Healthy marriage Resource center (2021) Marriage Trends in Latin America: A Fact Sheet

OECD Family Database (2019) Marriage and divorce rates in http://www.oecd.org/els/family/database.htm OECD – Social Policy Division – Directorate of Employment, Labour and Social Affairs

Olaniyi A.A. (2015) Analytical Study of the Causal Factors of Divorce in African Homes in Research on Humanities and Social Sciences, Vol.5, No.14

Philippines commission on Women Adopting Divorce in the Family Code

Premchand D Gavin, W.J., (2011) Divorce Trends in Asia in Asian Journal of Social Science Vol 39 n.6

UNDP  (2021) Gender Inequality Index (GII)

UNFPA (2017) Egypt Gender Justice Assessment of laws affecting gender equality and protection against gender-based violence, UNFPA

World Bank


1 Nel febbraio 2020 è stato proposto un disegno di legge per la legalizzazione del divorzio nelle Filippine che pur richiamando l’istituto matrimoniale quale contenitore unico e funzionale della famiglia, prevede la possibilità di sanare matrimoni caratterizzati da abusi o in violazione dei diritti umani. Philippine Commission on Woman Cfr. D’altronde i tempi sembrano maturi: la proporzione di intervistati all’asserzione “le coppie sposate che si sono separate dovrebbero essere autorizzate a divorziare in modo che possano sposarsi di nuovo legalmente” è aumentata dal 45% nel 2005 al 60% nel 2014. (Demographic research, 2017)

2 Negli anni sessanta quasi tutti i paesi europei registravano tassi inferiori all’1,5‰. Al 2017 il tasso di divorzialità è pari al 2‰, ancora differenziato fra paesi. Eurostat 2017.

3 Le definizioni dettagliate sono le seguenti: Una donna può ottenere un giudizio di divorzio come gli uomini (1=sì; 0=no) Una donna può richiedere il passaporto come gli uomini (1=sì; 0=no); Una donna può aprire un conto corrente come lo apre un uomo (1=sì; 0=no); Una donna può essere capofamiglia come lo è un uomo (1=sì; 0=no). L’appartenenza all’una o all’altra categoria è definita dai contenuti delle legislazioni.

4 Si tratta dei paesi produttori di petrolio la cui ricchezza è molto concentrata su una risibile proporzione di individui.

5 Questa conquista è fragile. Ad esempio in Egitto è proprio ora in atto una revisione del Personal Status Law nella direzione di limitare le libertà femminili. Il Centro Egyptian Center for Women’s Rights che denuncia i contenuti della riforma nella negazione della capacità giuridica delle donne nel contrarre il matrimonio come il divorzio e più in generale nella limitazione dei diritti elementari. Cfr ECWR Rejects the Draft Personal Status Law

6 Il GII è un indicatore prodotto da UNDP sintesi di 5 indici elementari di misura del gap fra donne e uomini nell’ambito del lavoro, dell’istruzione e della partecipazione politica nonché due specifici indicatori sulla fecondità precoce e la mortalità materna. Cfr Human development Report.

PDFSTAMPA
Condividi questo articolo
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Sostieni Neodemos


Cara Lettrice e caro Lettore, fare buona e seria divulgazione è il mestiere che esercitiamo da 15 anni con impegno e entusiasmo e, ci dicono, con autorevolezza. Dacci una mano a fare il nostro lavoro e rafforza la nostra indipendenza con un contributo, anche piccolo. Ci aiuterà a sostenere i costi di Neodemos, e ci incoraggerà a far meglio.

Grazie!

Iscriviti alla nostra newsletter


Due volta la settimana, riceverai una email che ti segnalerà i nostri aggiornamenti


Leggi l'informativa completa per sapere come trattiamo i tuoi dati. Puoi cambiare idea quando vuoi: ogni newsletter che riceverai avrà al suo interno il link per disiscriverti.

Potrebbero interessarti anche