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	<title>Antonella Guarneri &#8226; Neodemos</title>
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	<description>Popolazione, società e politica</description>
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	<title>Antonella Guarneri &#8226; Neodemos</title>
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		<title>Le invisibili diventate indispensabili: vent’anni dopo, che fine hanno fatto le donne dell’Est regolarizzate dalla Bossi-Fini?</title>
		<link>https://www.neodemos.info/2025/12/16/le-invisibili-diventate-indispensabili-ventanni-dopo-che-fine-hanno-fatto-le-donne-dellest-regolarizzate-dalla-bossi-fini/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=le-invisibili-diventate-indispensabili-ventanni-dopo-che-fine-hanno-fatto-le-donne-dellest-regolarizzate-dalla-bossi-fini</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Guarneri]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Dec 2025 08:55:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geodemografia]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[immigrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Erano “invisibili”, poi sono diventate indispensabili. A oltre vent’anni dalla Bossi-Fini, molte delle donne dell’Est che regolarizzate nel 2003 sono ancora in Italia: stabili, integrate, ... <a title="Le invisibili diventate indispensabili: vent’anni dopo, che fine hanno fatto le donne dell’Est regolarizzate dalla Bossi-Fini?" class="read-more" href="https://www.neodemos.info/2025/12/16/le-invisibili-diventate-indispensabili-ventanni-dopo-che-fine-hanno-fatto-le-donne-dellest-regolarizzate-dalla-bossi-fini/" aria-label="Per saperne di più su Le invisibili diventate indispensabili: vent’anni dopo, che fine hanno fatto le donne dell’Est regolarizzate dalla Bossi-Fini?">Leggi</a></p>
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<p><em>Erano “invisibili”, poi sono diventate indispensabili. A oltre vent’anni dalla Bossi-Fini, molte delle donne dell’Est che regolarizzate nel 2003 sono ancora in Italia: stabili, integrate, decisive per la cura degli anziani e per il welfare italiano. Cinzia Conti, Antonella Guarneri, Fabio Massimo Rottino e Salvatore Strozza ci raccontano chi sono oggi queste donne che stanno<strong> </strong>invecchiando e si avvicinano – anche loro &#8211;&nbsp; alla pensione.&nbsp;</em></p>



<p class="has-drop-cap">In Italia c’è stato un momento preciso in cui la presenza delle donne provenienti dall’Europa Orientale è diventata improvvisamente visibile. Un passaggio unico nella storia delle migrazioni del nostro Paese: la regolarizzazione del 2002. Con quel provvedimento quasi 650.000 cittadini stranieri ottennero un permesso di soggiorno, e una parte consistente erano donne. Per alcune nazionalità, come ucraine e moldave, la crescita da un anno all’altro fu impressionante: oltre il 500%. Dal 1° gennaio 2003 al 1° gennaio 2004 i permessi di soggiorno passarono da 1.503.286 a 2.227.567.</p>



<p>Molte delle donne “emerse” nel 2003 vivevano già qui, spesso da anni, lavorando nel settore dell’assistenza domiciliare. È allora che l’Italia scoprì contemporaneamente due realtà: il crescente bisogno di cura per gli anziani e la presenza, ormai radicata, di migliaia di donne migranti impegnate proprio in questo ambito.</p>



<p>Ma che cosa ne è stato di quelle donne? Dove sono oggi? Si trattò di una regolarizzazione gigante per numeri e implicazioni, e la domanda è rimasta a lungo senza risposta. Per colmare almeno in parte questo vuoto, abbiamo considerato le donne regolarizzate nel 2003 come una vera e propria coorte da seguire nel tempo, ricostruendone il percorso attraverso diversi archivi amministrativi. Le fonti utilizzate includono permessi di soggiorno, Anagrafe nazionale della popolazione residente, cambi di residenza, acquisizioni di cittadinanza e matrimoni.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Stabili, ma mobili</strong></h3>



<p>Il primo dato è la sorprendente stabilità. A distanza di 20 anni solamente il 27% delle donne dell’Est regolarizzate non risulta più presente né nei registri dei permessi né in anagrafe. Per le albanesi, oltre l’80% risulta ancora residente (Figura 1). La loro presenza non è stata, quindi, un fenomeno transitorio: queste donne hanno costruito qui una parte importante della loro vita e l’apporto che hanno fornito al mercato del lavoro e alla società italiana è stato, verosimilmente, lungo e continuo.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><a href="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2025/12/Figura-1-Percentuale-di-donne-dellEst-Europa-regolarizzate-nel-2003-residenti-in-Italia-al-1.jpg" target="_blank" rel="noreferrer noopener" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="512" src="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2025/12/Figura-1-Percentuale-di-donne-dellEst-Europa-regolarizzate-nel-2003-residenti-in-Italia-al-1-1024x512.jpg" alt="" class="wp-image-23526" style="width:936px;height:auto" srcset="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2025/12/Figura-1-Percentuale-di-donne-dellEst-Europa-regolarizzate-nel-2003-residenti-in-Italia-al-1-1024x512.jpg 1024w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2025/12/Figura-1-Percentuale-di-donne-dellEst-Europa-regolarizzate-nel-2003-residenti-in-Italia-al-1-300x150.jpg 300w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2025/12/Figura-1-Percentuale-di-donne-dellEst-Europa-regolarizzate-nel-2003-residenti-in-Italia-al-1-768x384.jpg 768w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2025/12/Figura-1-Percentuale-di-donne-dellEst-Europa-regolarizzate-nel-2003-residenti-in-Italia-al-1.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure></div>


<p>Ovviamente, sono passati vent’anni e &#8211; come si vede anche dalla figura 2 &#8211; queste donne sono invecchiate di vent’anni. A differenza di altri migranti, le donne regolarizzate nel 2003 non erano giovanissime quando arrivarono e oggi la loro età media supera i 50 anni: il 53% ha più di 60 anni, e tra le ucraine l’età media supera i 61. Sono donne che hanno dedicato una vita intera al lavoro di cura.&nbsp;</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><a href="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2025/12/Figura-2-Eta-media-delle-donne-regolarizzate-nel-2003-al-momento-della-regolarizzazione-e-nel-2024-per-cittadinanze-selezionate.jpg" target="_blank" rel="noreferrer noopener" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img decoding="async" width="1024" height="512" src="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2025/12/Figura-2-Eta-media-delle-donne-regolarizzate-nel-2003-al-momento-della-regolarizzazione-e-nel-2024-per-cittadinanze-selezionate-1024x512.jpg" alt="" class="wp-image-23524" style="width:1040px;height:auto" srcset="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2025/12/Figura-2-Eta-media-delle-donne-regolarizzate-nel-2003-al-momento-della-regolarizzazione-e-nel-2024-per-cittadinanze-selezionate-1024x512.jpg 1024w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2025/12/Figura-2-Eta-media-delle-donne-regolarizzate-nel-2003-al-momento-della-regolarizzazione-e-nel-2024-per-cittadinanze-selezionate-300x150.jpg 300w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2025/12/Figura-2-Eta-media-delle-donne-regolarizzate-nel-2003-al-momento-della-regolarizzazione-e-nel-2024-per-cittadinanze-selezionate-768x384.jpg 768w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2025/12/Figura-2-Eta-media-delle-donne-regolarizzate-nel-2003-al-momento-della-regolarizzazione-e-nel-2024-per-cittadinanze-selezionate.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure></div>


<p>Molte non vivono più dove si erano stabilite inizialmente. I primi dati provvisori evidenziano per la mobilità interna una tendenza netta: le province del Nord (Varese, Verona, Parma, Forlì-Cesena) hanno visto aumentare o mantenere stabilmente sul territorio le donne dell’Est Europa regolarizzate. Nel Mezzogiorno, invece, il calo è evidente. Napoli è passata da 11.244 donne ucraine regolarizzate nel 2003 a 5.149 nel 2025. Lo stesso schema vale anche per albanesi e moldave.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Cittadinanze, matrimoni e integrazione</strong></h3>



<p>Molte di queste donne non sono più straniere. Un numero consistente ha acquisito la cittadinanza: 8.254 ucraine, 7.362 moldave e 4.664 albanesi hanno ottenuto quella italiana. In percentuale, quasi il 60% delle albanesi ha acquisito la cittadinanza, contro il 40% delle moldave e valori più bassi per le ucraine — probabilmente “bloccate” dall’impossibilità fino a giugno 2025 di conservare la cittadinanza di origine non essendo prevista la doppia cittadinanza.</p>



<p>Per quanto riguarda i matrimoni, dal 2011 al 2023 oltre 4.500 ucraine si sono sposate, ma le percentuali più alte si osservano tra le russe e le bielorusse. I dati sono parziali, ma indicano chiaramente un processo di integrazione lungo e articolato.</p>



<p>Interessante anche la distribuzione temporale delle cittadinanze: un picco nel 2016 — in linea con le statistiche nazionali — e un altro più recente per le ucraine dopo lo scoppio della guerra.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Un contributo essenziale e un vuoto che si aprirà</strong></h3>



<p>Queste donne hanno fornito un contributo stabile e decisivo alla struttura demografica del Paese, al mercato del lavoro e, in modo particolare, al sistema di cura della popolazione anziana. La loro presenza ha sostenuto per oltre vent’anni un settore cruciale in un contesto di rapido invecchiamento della popolazione. Va inoltre ricordato che la regolarizzazione attuata con le leggi 189/2002 e 222/2002 — la più estesa mai realizzata in Italia — ha preceduto di alcuni anni una fase in cui le immigrazioni per lavoro, in assenza di decreti flussi programmatici (riattivati solo di recente), si sono significativamente ridotte rispetto al passato.</p>



<p>Ora, però, queste donne stanno invecchiando. Molte si avvicinano alla pensione, alcune rientrano nei Paesi d’origine, altre non possono più sostenere i ritmi dell’assistenza. E tutto questo accade mentre, come ricorda Alessandro Rosina, l’Italia affronta uno dei più grandi turn over generazionali della storia: oltre sei milioni di Baby Boomers andranno in pensione da qui al 2035.<br>Alle loro uscite si somma il pensionamento di queste donne — inizialmente quasi 125.000 — che per due decenni hanno rappresentato l’ossatura invisibile della cura domestica in Italia. Un patrimonio umano immenso, che si sta lentamente assottigliando.<br></p>
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		<title>L’età conta? La differenza d’età degli sposi e l’instabilità dei matrimoni in Italia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonella Guarneri]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Feb 2025 08:40:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Famiglie e Riproduzione]]></category>
		<category><![CDATA[differenza età]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La differenza di età tra i partner può influire sull’instabilità coniugale. In Italia, in passato, i matrimoni delle coppie composte da un marito con un’età ... <a title="L’età conta? La differenza d’età degli sposi e l’instabilità dei matrimoni in Italia" class="read-more" href="https://www.neodemos.info/2025/02/04/leta-conta-la-differenza-deta-degli-sposi-e-linstabilita-dei-matrimoni-in-italia/" aria-label="Per saperne di più su L’età conta? La differenza d’età degli sposi e l’instabilità dei matrimoni in Italia">Leggi</a></p>
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<p><em>La differenza di età tra i partner può influire sull’instabilità coniugale. In Italia, in passato, i matrimoni delle coppie composte da un marito con un’età maggiore di quella della moglie erano più duraturi. Tuttavia, questa tendenza non si osserva più nei matrimoni più recenti.</em> <em>Ce ne parlano Giulia Corti, Daniela Bellani, Antonella Guarneri e Francesca Rinesi</em>.*</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>La differenza di età tra coniugi in Italia</strong></h3>



<p class="has-drop-cap">La differenza di età tra i coniugi riflette le norme sociali e culturali di una società e, al contempo, ha un impatto su diversi aspetti della vita sociale e familiare delle coppie &#8211; non ultimo sulla stabilità del matrimonio stesso.&nbsp;<br>In Italia la maggioranza delle coppie sposate sono composte da partner con un’età simile (coppie <em>omogame</em>), seguite da quelli in cui il marito ha un’età significativamente maggiore della moglie (coppie <em>ipergamiche</em>).&nbsp;<br>Le preferenze per partner più o meno giovani sono state storicamente influenzate da norme culturali e sociali che tipicamente attribuivano, da un lato, valore alla giovinezza femminile e, dall’altro, alle risorse economiche maschili (England &amp; McClintock, 2009). Tali norme riflettevano un sistema di genere non egalitario all’interno del mercato matrimoniale, nel quale le caratteristiche fisiche delle donne (come la giovinezza) e lo status socio-economico degli uomini (come il reddito) erano gli aspetti maggiormente valorizzati. Il partner maschile, data la maggiore età, aveva tipicamente accumulato più esperienza lavorativa e quindi godeva di un maggior salario (Loprest 1992), generando così un disequilibrio nel potere contrattuale all’interno della coppia a sfavore delle donne.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br>Da un punto di vista diacronico, però, la quota di coppie formate da partner della stessa età è andata crescendo, così come quella delle coppie dove le mogli hanno un’età maggiore di quella dei mariti (coppie <em>ipogamiche</em>) (Figura 1).<br>L’aumento delle coppie in cui le donne hanno un’età maggiore dell’uomo può essere interpretato come il risultato di un cambiamento dei tradizionali modelli di formazione delle coppie.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2025/02/Figura-1.-Distribuzione-percentuale-delle-combinazioni-di-differenze-di-eta-per-anno-di-matrimonio-in-Italia-.jpg" target="_blank" rel="noreferrer noopener" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img decoding="async" width="1024" height="559" src="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2025/02/Figura-1.-Distribuzione-percentuale-delle-combinazioni-di-differenze-di-eta-per-anno-di-matrimonio-in-Italia--1024x559.jpg" alt="" class="wp-image-22303" srcset="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2025/02/Figura-1.-Distribuzione-percentuale-delle-combinazioni-di-differenze-di-eta-per-anno-di-matrimonio-in-Italia--1024x559.jpg 1024w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2025/02/Figura-1.-Distribuzione-percentuale-delle-combinazioni-di-differenze-di-eta-per-anno-di-matrimonio-in-Italia--300x164.jpg 300w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2025/02/Figura-1.-Distribuzione-percentuale-delle-combinazioni-di-differenze-di-eta-per-anno-di-matrimonio-in-Italia--768x419.jpg 768w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2025/02/Figura-1.-Distribuzione-percentuale-delle-combinazioni-di-differenze-di-eta-per-anno-di-matrimonio-in-Italia-.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Qual è la relazione tra differenza d’età e instabilità del matrimonio?&nbsp;</strong></h3>



<p>Le teorie economiche tradizionali considerano come più duraturi i matrimoni fondati su uno scambio sociale per il quale la giovinezza della moglie viene scambiata con lo status economico del marito. Le coppie in cui il marito è più giovane della moglie sono ritenute invece meno stabili, anche a causa di un pregiudizio che associa l’età delle donne a una minore desiderabilità fisica, e a un’idea diffusa che questo tipo di coppie siano «meno serie» (Alarie, 2019). Tuttavia, negli ultimi decenni, i cambiamenti dei ruoli pubblici e privati delle donne hanno progressivamente ridotto lo stigma verso coppie non convenzionali (Bellani et al., 2017), come quelle costituite da una moglie con un’età maggiore di quella del marito.&nbsp;</p>



<p>La Figura 2 mostra l’evoluzione della probabilità di separazione delle diverse coorti di matrimonio in Italia secondo le differenze di età tra i coniugi. In un contesto più tradizionale come era quello delle coppie che si sono sposate durante gli anni Settanta, le coppie ipogamiche (età della donna maggiore di quella dell’uomo) avevano un rischio significativamente maggiore di separazione rispetto a quelle ipergamiche o omogame. Con l’aumento dell’instabilità coniugale verificatosi nei decenni più recenti, si osserva che questa associazione si attenua fino a scomparire, suggerendo un cambiamento nel modo in cui le differenze di età tra i coniugi vengano percepite e vissute.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2025/02/Figura-2.-Probabilita-predette-di-separazione-per-differenza-di-eta-dei-coniugi-e-per-anno-di-matrimonio.jpg" target="_blank" rel="noreferrer noopener" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="602" src="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2025/02/Figura-2.-Probabilita-predette-di-separazione-per-differenza-di-eta-dei-coniugi-e-per-anno-di-matrimonio-1024x602.jpg" alt="" class="wp-image-22304" srcset="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2025/02/Figura-2.-Probabilita-predette-di-separazione-per-differenza-di-eta-dei-coniugi-e-per-anno-di-matrimonio-1024x602.jpg 1024w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2025/02/Figura-2.-Probabilita-predette-di-separazione-per-differenza-di-eta-dei-coniugi-e-per-anno-di-matrimonio-300x177.jpg 300w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2025/02/Figura-2.-Probabilita-predette-di-separazione-per-differenza-di-eta-dei-coniugi-e-per-anno-di-matrimonio-768x452.jpg 768w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2025/02/Figura-2.-Probabilita-predette-di-separazione-per-differenza-di-eta-dei-coniugi-e-per-anno-di-matrimonio.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>Tali cambiamenti possono essere attribuiti a diversi fattori. Innanzitutto, il crescente accesso delle donne all’istruzione e al mercato del lavoro ha ridotto la dipendenza economica dalle relazioni con uomini con un’età maggiore, ridefinendo così i criteri di scelta del partner. I risultati suggeriscono un declino dell’importanza di attributi tradizionali femminili, come la minore età rispetto all’uomo, e una progressiva riduzione del peso degli stereotipi di genere all’interno delle relazioni.</p>



<p>Inoltre, i mutamenti negli ideali familiari possono aver giocato un ruolo significativo in questa trasformazione. L’aumento di individui che scelgono di non avere figli potrebbe ridurre l’enfasi su ruoli tradizionali legati alla fertilità femminile e all’età. Parallelamente, il crescente ricorso a tecniche di riproduzione assistita offre nuove possibilità per la costruzione di una famiglia, meno dipendente dall’età della donna.</p>



<p>Questi cambiamenti suggeriscono che le preferenze e i valori che guidano la formazione delle coppie si stiano spostando verso una maggiore centralità di aspetti come l’affinità emotiva e il sostegno reciproco, rispetto a criteri tradizionali come l’età o lo status economico. Di conseguenza, sempre più coppie non tradizionali potrebbero sfidare gli stereotipi esistenti, contribuendo a una maggiore diversità nei modelli familiari.</p>



<p><em>*Le opinioni espresse in questo articolo sono quelle degli autori e non riflettono necessariamente quelle delle istituzioni di appartenenza.</em></p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Riferimenti bibliografici</strong></h3>



<p>Alarie, M. (2019). “They’re the ones chasing the cougar”: Relationship formation in the context of age-hypogamous intimate relationships. <em>Gender &amp; Society</em>, <em>33</em>(3), 463-485.</p>



<p>Bellani, D., Esping-Andersen, G., &amp; Nedoluzhko, L. (2017). Never partnered: A multilevel analysis of lifelong singlehood. <em>Demographic Research</em>, <em>37</em>, 53-100.</p>



<p>Corti, G., Bellani, D., Guarneri, A., &amp; Rinesi, F. (2024). Partners&#8217; age difference and marital dissolution in Italy: A cohort comparison. <em>Comparative Population Studies</em>, <em>49</em>, 337-370.</p>



<p>England, P., &amp; McClintock, E. A. (2009). The gendered double standard of aging in US marriage markets. <em>Population and Development Review</em>, <em>35</em>(4), 797-816.</p>



<p>Loprest, P. J. (1992). Gender differences in wage growth and job mobility.&nbsp;<em>The American Economic Review</em>,&nbsp;<em>82</em>(2), 526-532.</p>
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		<title>Nuovi cittadini e nuovi matrimoni in Italia*</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonella Guarneri]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Feb 2022 07:48:54 +0000</pubDate>
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<p><em><em>In Italia crescono i nuovi cittadini e inevitabilmente gli eventi demografici che li riguardano. Il matrimonio è stato visto per lungo tempo come un mezzo per ottenere la cittadinanza. Antonella Guarneri, Salvatore Strozza e Cinzia Conti mettono in luce come oggi si stia assistendo a una progressiva diminuzione delle acquisizioni per matrimonio in favore di percorsi individuali e familiari. Più spesso, rispetto al passato, l’acquisizione di cittadinanza precede il matrimonio e non sempre chi si sposa con un italiano aspira a prendere la cittadinanza.</em></em></p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Sposi stranieri in Italia</strong></h3>



<p class="has-drop-cap">I matrimoni misti e quelli tra stranieri non sono più una novità né una rarità in Italia, dove in media quasi due matrimoni su 10 hanno almeno uno sposo straniero (34.185 nel 2019); nell’ultimo decennio le unioni coniugali che hanno interessato stranieri sono aumentate, in controtendenza rispetto al calo di matrimoni e nuzialità registrato nel Paese. È cresciuto così anche il loro peso relativo sul totale delle nozze.</p>



<p>Sappiamo però che proprio nell’ultimo decennio la realtà immigratoria nel nostro Paese è diventata più complessa ed articolata. Sono arrivati nuovi flussi di immigrati con caratteristiche profondamente diverse da quelli del passato e, allo stesso tempo, si sono definitivamente stabilizzati sul nostro territorio molti migranti arrivati con le grandi ondate di immigrazione che hanno interessato l’Italia nel primo decennio del ventunesimo secolo. Questi mutamenti non potevano non riflettersi su tutti i comportamenti demografici e, almeno in parte, anche sui matrimoni. Sembra quindi utile fare il punto della situazione indagando meglio su chi sono questi “stranieri” e questi “italiani” che si sposano in Italia.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>La novità sono i matrimoni dei nuovi italiani</strong></h3>



<p>Già in passato su Neodemos ci eravamo occupati di <a href="https://www.neodemos.info/2012/02/06/sposo-un-marocchino-e-divento-italiana/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">matrimoni tra stranieri e italiani per acquisizione della cittadinanza</a>. Ora è però possibile farlo con dati dettagliati che ci consentono di scoprire che sono proprio i matrimoni di “nuovi cittadini” a crescere.</p>



<p>Confrontando le cittadinanze degli sposi che sono convolati a nozze nel 2012 con quelle del 2019, emerge infatti con evidenza la diminuzione della quota degli sposi entrambi italiani dalla nascita che passa dall’85,6 all’80,6%. Tra i matrimoni con almeno un residente di origine straniera (figura 1), risulta ridotta anche la quota dei matrimoni tra sposi entrambi stranieri (dal 19,2 al 17%) e quella dei matrimoni tra uno sposo italiano dalla nascita e uno straniero (dal 68,6 al 61,7%). A crescere, invece, sono le coppie con entrambi italiani per acquisizione (dallo 0,3 all’1%), quelle con italiano per acquisizione e straniero (dal 2,5 al 7,5%) e, infine, quelle con italiano dalla nascita e italiano per acquisizione (dal 9,4 al 12,8%).&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="467" src="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2022/02/Fig.-1_b.-Matrimoni-con-almeno-un-residente-di-origine-straniera-per-tipologia-di-coppia-Anni-2012-e-2019--1024x467.jpg" alt="" class="wp-image-17787" srcset="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2022/02/Fig.-1_b.-Matrimoni-con-almeno-un-residente-di-origine-straniera-per-tipologia-di-coppia-Anni-2012-e-2019--1024x467.jpg 1024w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2022/02/Fig.-1_b.-Matrimoni-con-almeno-un-residente-di-origine-straniera-per-tipologia-di-coppia-Anni-2012-e-2019--300x137.jpg 300w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2022/02/Fig.-1_b.-Matrimoni-con-almeno-un-residente-di-origine-straniera-per-tipologia-di-coppia-Anni-2012-e-2019--768x350.jpg 768w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2022/02/Fig.-1_b.-Matrimoni-con-almeno-un-residente-di-origine-straniera-per-tipologia-di-coppia-Anni-2012-e-2019-.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Questo cambiamento ci offre alcuni spunti di riflessione. Innanzitutto, negli anni recenti l’acquisizione è diventata più frequente, a conferma di uno step più avanzato del processo di stabilizzazione degli stranieri nel nostro Paese ed è quindi naturale che siano cresciuti gli eventi demografici riguardanti questa quota di popolazione. Sono inoltre sempre di più coloro che acquisiscono la cittadinanza perché da lungo tempo in Italia ed è sempre minore la quota di acquisizioni per matrimonio. Tra coloro che sono diventati cittadini italiani prima del 2011, infatti, l’acquisizione è avvenuta per matrimonio per oltre il 36% dei casi. Tra coloro che hanno, invece, acquisito la cittadinanza italiana dopo il censimento del 2011 le nozze sono alla base del procedimento solo nel 15,8% dei casi.&nbsp;</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Chi si sposa da straniero diventa poi italiano? Dopo quanto tempo?&nbsp;</strong></h3>



<p>A 8 anni dal matrimonio, il 28,3% degli uomini stranieri e il 63,2% delle donne straniere che si sono sposati nel 2011 sono diventati italiani, mettendo in luce una forte differenziazione per genere. Il picco di acquisizioni è ben visibile a 5 anni di distanza dal matrimonio ed è anche parzialmente riconducibile ai tempi tecnici di concessione della cittadinanza. Risulta essere una costante per tutte le coorti di matrimonio dal 2011 al 2014: il 23,4% degli sposi del 2011 e il 50,9% delle spose del 2011 sono divenuti italiani nel corso dei cinque anni successivi; per chi si è sposato negli anni successivi il picco dei 5 anni rimane immutato anche se con quote progressivamente decrescenti.&nbsp;</p>



<p>Si evidenziano anche delle differenze a seconda della tipologia di coppia. I cittadini stranieri che si sono sposati nel 2011, a otto anni dal matrimonio, se in coppia con un’italiana dalla nascita, nel 44,5% dei casi hanno acquisito la cittadinanza mentre tale quota sale al 90% se sono in coppia con una cittadina italiana per acquisizione (fig. 2). Le donne straniere per le quali il processo di acquisizione risulta più massiccio, a otto anni dal matrimonio, se in coppia con un cittadino italiano per acquisizione, divengono italiane praticamente nella totalità dei casi; la quota risulta comunque elevata se sono in coppia con italiani dalla nascita (86,4%).</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="429" src="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2022/02/Fig.-2.-Nuovi-italiani-per-durata-trascorsa-dal-matrimonio-tra-i-cittadini-stranieri-sposatisi-nel-2011-distinti-per-sesso-e-cittadinanza-del-partner.-Italia-periodo-2011-2019--1024x429.jpg" alt="" class="wp-image-17779" srcset="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2022/02/Fig.-2.-Nuovi-italiani-per-durata-trascorsa-dal-matrimonio-tra-i-cittadini-stranieri-sposatisi-nel-2011-distinti-per-sesso-e-cittadinanza-del-partner.-Italia-periodo-2011-2019--1024x429.jpg 1024w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2022/02/Fig.-2.-Nuovi-italiani-per-durata-trascorsa-dal-matrimonio-tra-i-cittadini-stranieri-sposatisi-nel-2011-distinti-per-sesso-e-cittadinanza-del-partner.-Italia-periodo-2011-2019--300x126.jpg 300w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2022/02/Fig.-2.-Nuovi-italiani-per-durata-trascorsa-dal-matrimonio-tra-i-cittadini-stranieri-sposatisi-nel-2011-distinti-per-sesso-e-cittadinanza-del-partner.-Italia-periodo-2011-2019--768x322.jpg 768w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2022/02/Fig.-2.-Nuovi-italiani-per-durata-trascorsa-dal-matrimonio-tra-i-cittadini-stranieri-sposatisi-nel-2011-distinti-per-sesso-e-cittadinanza-del-partner.-Italia-periodo-2011-2019-.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>È, infine, interessante notare come, il 17,8% dei cittadini stranieri e il 16,1% delle cittadine straniere sposati con stranieri abbiano, a distanza di otto anni, acquisito comunque la cittadinanza italiana, a conferma del fatto che, rispetto al passato, si stanno oramai consolidando altri motivi di acquisizione alternativi a quello del matrimonio. Soprattutto dalla metà del primo decennio del nuovo Millennio si assiste, infatti, ad una nuova fase in cui si concretizzano percorsi individuali e familiari di acquisizione di cittadinanza.</p>



<p>*Le opinioni qui espresse sono quelle degli autori e non coincidono necessariamente con quelle delle Istituzioni di appartenenza.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Per saperne di più</strong></h3>



<p>Strozza S., Conti C., Tucci E. <a href="https://www.mulino.it/isbn/9788815294326" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><em>Nuovi cittadini. Diventare italiani nell’era della globalizzazione</em></a>, il Mulino, Bologna, 2021</p>
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		<title>Non ci sono più i matrimoni di una volta? Frequenza e caratteristiche delle separazioni in Italia</title>
		<link>https://www.neodemos.info/2022/01/21/non-ci-sono-piu-i-matrimoni-di-una-volta-frequenza-e-caratteristiche-delle-separazioni-in-italia/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=non-ci-sono-piu-i-matrimoni-di-una-volta-frequenza-e-caratteristiche-delle-separazioni-in-italia</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Guarneri]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Jan 2022 09:02:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Famiglie e Riproduzione]]></category>
		<category><![CDATA[divorzio]]></category>
		<category><![CDATA[famiglie]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[legge sul divorzio]]></category>
		<category><![CDATA[separazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quanto durano i matrimoni in Italia e quale tipologia di coppia ha maggiori chances di non separarsi? Antonella Guarneri, Francesca Rinesi, Romina Fraboni e Alessandra ... <a title="Non ci sono più i matrimoni di una volta? Frequenza e caratteristiche delle separazioni in Italia" class="read-more" href="https://www.neodemos.info/2022/01/21/non-ci-sono-piu-i-matrimoni-di-una-volta-frequenza-e-caratteristiche-delle-separazioni-in-italia/" aria-label="Per saperne di più su Non ci sono più i matrimoni di una volta? Frequenza e caratteristiche delle separazioni in Italia">Leggi</a></p>
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<p><em>Quanto durano i matrimoni in Italia e quale tipologia di coppia ha maggiori chances di non separarsi? Antonella Guarneri, Francesca Rinesi, Romina Fraboni e Alessandra De Rose rispondono a queste domande sottolineando che nel trend di lungo periodo di crescente instabilità e di progressiva anticipazione del divorzio qualcosa sta cambiando.</em></p>



<p class="has-drop-cap">Nel 2020 si sono celebrati i <a href="https://www.neodemos.info/2021/05/25/50-anni-dalla-legge-sul-divorzio-cause-e-conseguenze-dellinstabilita-coniugale-in-italia-2/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">50 anni della legge sul divorzio in Italia</a>. A partire dal 1970, i matrimoni hanno iniziato a diminuire e l’instabilità coniugale, anche se più contenuta rispetto a quella di altri paesi europei, è in costante aumento. Diverse fonti ci aiutano a rispondere a molteplici interrogativi ancora aperti sull’instabilità coniugale nel nostro Paese.&nbsp;</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>La tenuta dei matrimoni nel tempo</strong></h3>



<p>I dati sulle separazioni legali, raccolti da fonti amministrative esaustive, consentono di monitorare costantemente l&#8217;andamento dello scioglimento dei matrimoni. Ancor più informativo è l’uso integrato di questi dati con quelli della rilevazione dei matrimoni, secondo un approccio basato sui registri attualmente in progressivo consolidamento.</p>



<p>Combinando a livello aggregato i dati provenienti dalle due fonti è stato possibile condurre <em>un&#8217;analisi di sopravvivenza</em> alla separazione legale dei primi matrimoni celebrati tra il 1975 e il 2015.&nbsp;</p>



<p>La Figura 1 mostra, per ciascuna coorte di matrimonio, la proporzione di matrimoni ancora intatti alle successive durate, cioè dopo 1, 2, …<em>n</em> anni di vita insieme. Di coorte in coorte, la proporzione di matrimoni sopravviventi a qualsiasi durata è in calo, mostrando così una crescente tendenza all’anticipazione della dissoluzione. Dopo 5 anni di matrimonio, praticamente quasi tutti i matrimoni celebrati nel 1975 sono ancora intatti (con appena 21 separazioni ogni 1000 matrimoni iniziali), fino a 939 per 1000 matrimoni del 2000 (con 61 separazioni ogni 1000 matrimoni). Il minimo relativo nei livelli di sopravvivenza si raggiunge con i matrimoni celebrati nell’anno 2000; invece, le coorti successive del nuovo millennio mostrano un tasso di sopravvivenza in lieve aumento.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="408" src="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2022/01/Figura-1-–-Primi-matrimoni-sopravviventi-per-1.000-matrimoni-per-durata-del-matrimonio-in-anni-e-anno-di-celebrazione-del-matrimonio.--1024x408.jpg" alt="" class="wp-image-17674" srcset="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2022/01/Figura-1-–-Primi-matrimoni-sopravviventi-per-1.000-matrimoni-per-durata-del-matrimonio-in-anni-e-anno-di-celebrazione-del-matrimonio.--1024x408.jpg 1024w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2022/01/Figura-1-–-Primi-matrimoni-sopravviventi-per-1.000-matrimoni-per-durata-del-matrimonio-in-anni-e-anno-di-celebrazione-del-matrimonio.--300x120.jpg 300w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2022/01/Figura-1-–-Primi-matrimoni-sopravviventi-per-1.000-matrimoni-per-durata-del-matrimonio-in-anni-e-anno-di-celebrazione-del-matrimonio.--768x306.jpg 768w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2022/01/Figura-1-–-Primi-matrimoni-sopravviventi-per-1.000-matrimoni-per-durata-del-matrimonio-in-anni-e-anno-di-celebrazione-del-matrimonio.-.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Il trend di lungo periodo di crescente instabilità coniugale e la sua progressiva anticipazione rispetto alla durata del matrimonio sembra quindi arrestarsi con l&#8217;avanzare delle coorti del nuovo millennio. Questo potrebbe suggerire che è in atto un processo di selezione, nel senso che i (primi) matrimoni recenti, sempre meno numerosi, avvengono tra partner molto motivati e in condizioni socio-economiche favorevoli, in grado cioè di superare le difficoltà che i giovani adulti hanno dovuto affrontare nella seconda decade del 2000 e che hanno reso se possibile ancora più lungo e selettivo il processo di transizione verso l’età adulta.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Chi si separa di più?</strong></h3>



<p>I dati hanno permesso di dettagliare l’analisi rispetto a numerose caratteristiche dei partner e del matrimonio, sia singolarmente sia in maniera combinata, come discusso in dettaglio nel recente articolo pubblicato su Genus (cfr. “Per saperne di più”). Per esempio, i matrimoni celebrati con rito civile – in forte crescita negli ultimi anni – appaiono molto più fragili di quelli celebrati con rito religioso anche se si riduce, di coorte in coorte, il divario nel rischio di separazione tra le due tipologie di rito. Ampio anche il differenziale territoriale. Nel Nord, seguito dal Centro, i tassi di separazione sono i più elevati, e crescono di coorte in coorte per tutte le durate di matrimonio con una forte riduzione dei matrimoni sopravviventi. Nel Sud invece la più elevata “tenuta” dei matrimoni si riscontra anche tra coloro che si sono sposati molti anni prima. Per fare un esempio, dopo 15 anni dalle nozze, dei primi matrimoni celebrati nel Nord ne restano intatti circa 900 per coloro che si sono sposati nel 1975 e solo 760 per coloro che invece si sono sposati nel 1995. Facendo lo stesso confronto per il Sud, dopo 15 anni, sono circa 960 i matrimoni celebrati nel 1975 a rimanere intatti, ma i matrimoni del 1995 che sopravvivono alla stessa durata sono solo poco inferiori (circa 900). Anche il regime patrimoniale scelto al momento del matrimonio può fare la differenza: i matrimoni con comunione di beni risultano essere costantemente più solidi di quelli con separazione e il cambiamento tra le coorti è molto lento.</p>



<p>Fin qui il confronto tra singole caratteristiche, ma il passaggio ulteriore, che questi dati di fonte esaustiva permettono di fare anche su un fenomeno relativamente poco diffuso come quello delle separazioni in Italia, è la costruzione di profili ottenuti combinando più aspetti. Tali profili possono essere più o meno associati alla separazione a parità di durata del matrimonio per ciascuna coorte. Ad es. tra i matrimoni celebrati nel 2000 quelli più longevi, a qualsiasi durata, sono quelli celebrati nel Sud con rito religioso e in comunione dei beni (Tabella 1 e Figura 2). Al contrario, i matrimoni meno duraturi sono quelli celebrati nel Nord con il rito civile e in separazione dei beni.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="358" src="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2022/01/Tabella-1-e-Figura-2-–-Primi-matrimoni-celebrati-nel-2000-sopravviventi-per-1.000-matrimoni-per-durata-del-matrimonio-in-anni-e-alcune-caratteristiche.--1024x358.jpg" alt="" class="wp-image-17675" srcset="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2022/01/Tabella-1-e-Figura-2-–-Primi-matrimoni-celebrati-nel-2000-sopravviventi-per-1.000-matrimoni-per-durata-del-matrimonio-in-anni-e-alcune-caratteristiche.--1024x358.jpg 1024w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2022/01/Tabella-1-e-Figura-2-–-Primi-matrimoni-celebrati-nel-2000-sopravviventi-per-1.000-matrimoni-per-durata-del-matrimonio-in-anni-e-alcune-caratteristiche.--300x105.jpg 300w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2022/01/Tabella-1-e-Figura-2-–-Primi-matrimoni-celebrati-nel-2000-sopravviventi-per-1.000-matrimoni-per-durata-del-matrimonio-in-anni-e-alcune-caratteristiche.--768x269.jpg 768w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2022/01/Tabella-1-e-Figura-2-–-Primi-matrimoni-celebrati-nel-2000-sopravviventi-per-1.000-matrimoni-per-durata-del-matrimonio-in-anni-e-alcune-caratteristiche.-.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Per saperne di più</strong></h3>



<p>Guarneri, A., Rinesi, F., Fraboni, R., De Rose, A. (2021), <a href="https://genus.springeropen.com" target="_blank" rel="noreferrer noopener">“On the magnitude, frequency, and nature of marriage dissolution in Italy: insights from vital statistics and life-table analysis”</a>, <em>Genus</em>, 77:28. doi.org/10.1186/s41118-021-00138-2</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Nota</strong></h3>



<p>Le opinioni qui espresse sono quelle delle autrici e non coincidono necessariamente con quelle dell’Istituto di appartenenza.</p>
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		<title>Divorziare da stranieri (e non solo) in Italia</title>
		<link>https://www.neodemos.info/2021/05/04/divorziare-da-stranieri-e-non-solo-in-italia/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=divorziare-da-stranieri-e-non-solo-in-italia</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Guarneri]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 May 2021 07:35:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Famiglie e Riproduzione]]></category>
		<category><![CDATA[cittadinanza]]></category>
		<category><![CDATA[divorzio]]></category>
		<category><![CDATA[matrimoni]]></category>
		<category><![CDATA[matrimoni misti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In un panorama di progressivo consolidamento dell’Italia come paese di immigrazione e di sostenuta crescita del ricorso al divorzio, anche i divorzi con almeno un ... <a title="Divorziare da stranieri (e non solo) in Italia" class="read-more" href="https://www.neodemos.info/2021/05/04/divorziare-da-stranieri-e-non-solo-in-italia/" aria-label="Per saperne di più su Divorziare da stranieri (e non solo) in Italia">Leggi</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>In un panorama di progressivo consolidamento dell’Italia come paese di immigrazione e di sostenuta crescita del ricorso al divorzio, anche i divorzi con almeno un coniuge straniero o di origine straniera registrano alcuni interessanti cambiamenti. Conti e Guarneri, tenendo conto anche dei “nuovi cittadini”, raccontano quanto si divorzia e soprattutto chi divorzia.</em></p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Un quadro in trasformazione</strong></h3>



<p class="has-drop-cap">In un panorama di progressivo consolidamento dell’Italia come paese di immigrazione e di sostenuta crescita del ricorso al divorzio, è necessario tenere conto anche della instabilità coniugale delle coppie in cui entrambi o almeno uno dei coniugi abbia origine straniera. Chi sposa un cittadino italiano può richiedere la cittadinanza per matrimonio e può quindi capitare frequentemente che un matrimonio con almeno un coniuge di origine straniera finisca in un divorzio in cui uno o entrambi i coniugi abbiano acquisito la cittadinanza italiana.</p>



<p>Siccome i dati ufficiali si concentrano sui divorzi avvenuti in Italia, bisogna tener conto delle maggiori difficoltà che comporta il percorso italiano in cui occorrono due passaggi per porre fino al matrimonio. E’ quindi ipotizzabile che le le coppie, potendo scegliere, abbiano preferito sciogliere l’unione all’estero adottando quello che viene definito come <em>forum shopping</em> ovvero il ricorso al tribunale con i tempi e i costi più favorevoli. Le modifiche legislative introdotte nel 2014 e nel 2015 (Decreto-legge 132/2014 e legge 55/2015) tuttavia hanno semplificato le procedure e i costi (soprattutto in assenza di figli minori) e hanno ridotto l’intervallo tra separazione e divorzio, rendendo “meno svantaggioso” divorziare nel nostro Paese.&nbsp; &nbsp;&nbsp;</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Più divorzi per stranieri e nuovi italiani</strong></h3>



<p>L’andamento dei divorzi delle coppie con almeno un coniuge straniero (o di origine straniera) è necessariamente legato anche all’evoluzione del fenomeno della nuzialità degli stranieri in Italia e alla numerosità della loro presenza. Oggi quasi 2 matrimoni su 10 coinvolgono almeno uno sposo straniero (34.185 nel 2019); di questi circa il 70% è rappresentato da coppie miste. Tra gli esposti al rischio di divorziare in Italia vanno poi inclusi anche coloro che si sono sposati all’estero e poi si sono trasferiti in Italia.</p>



<p>I divorzi verificatisi in Italia che hanno visto coinvolto almeno un coniuge straniero o di origine straniera sono passati dai 2.093 dell’anno 2000 agli 11.532 del 2018. Naturalmente in questo periodo la presenza straniera nel nostro Paese non solo è cresciuta, ma è diventata più complessa radicandosi sul territorio. Tuttavia la divorzialità che interessa i cittadini stranieri o con background straniero sembra essere in espansione. Per avere un’idea nel 2000 c’erano 1,6 divorzi ogni mille residenti stranieri, nel 2018 2,2 per mille. Naturalmente il rapporto non tiene conto di molti aspetti tra i quali quello dell’acquisizione di cittadinanza, ma serve a comprendere che l’incremento non è legato solo all’aumento della presenza straniera. Entrano in gioco altri fattori quali la stabilizzazione sul territorio e l’integrazione che portano i cittadini di origine straniera a vivere i diversi fenomeni demografici in Italia: dal matrimonio alla nascita dei figli, al divorzio. L’accelerazione osservabile negli ultimi anni è in larga parte legata all’aumento generalizzato dei divorzi come conseguenza della riduzione dei tempi per poterne fare richiesta. Tuttavia, la quota dei divorzi con almeno un coniuge straniero o di origine straniera sul totale dei divorzi, in quasi 20 anni, è più che raddoppiata (dal 5,6% al 13,0%) (Figura 1).</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="538" src="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2021/05/Matrimoni-con-almeno-uno-sposo-straniero-e-divorzi-con-almeno-un-coniuge-straniero-o-di-origine-straniera--1024x538.jpg" alt="" class="wp-image-16413" srcset="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2021/05/Matrimoni-con-almeno-uno-sposo-straniero-e-divorzi-con-almeno-un-coniuge-straniero-o-di-origine-straniera--1024x538.jpg 1024w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2021/05/Matrimoni-con-almeno-uno-sposo-straniero-e-divorzi-con-almeno-un-coniuge-straniero-o-di-origine-straniera--300x158.jpg 300w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2021/05/Matrimoni-con-almeno-uno-sposo-straniero-e-divorzi-con-almeno-un-coniuge-straniero-o-di-origine-straniera--768x403.jpg 768w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2021/05/Matrimoni-con-almeno-uno-sposo-straniero-e-divorzi-con-almeno-un-coniuge-straniero-o-di-origine-straniera-.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>La flessione osservabile nel 2013 potrebbe essere in parte riconducibile alla norma introdotta nel 2009 per scoraggiare i matrimoni di comodo (misti tra stranieri e italiani). Tale modifica legislativa è stata poi ritenuta costituzionalmente illegittima a metà 2011 (sentenza della Corte Costituzionale n.245/2011); questo blocco ha fatto sì che vi sia stato un rallentamento sostanziale nei matrimoni con almeno uno straniero seguito da un successivo parziale recupero che potrebbe essersi anche ripercosso sull’instabilità coniugale.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Chi divorzia?</strong><strong></strong></h3>



<p>Focalizzando l’attenzione sul 2018, i paesi di cittadinanza maggiormente rappresentati per i divorziati stranieri sono il Marocco (20,5% sul totale dei divorziati stranieri), l’Albania (13,2%), la Romania (10,7%), Tunisia (9,2%) ed Egitto (7,0%). Se, invece, consideriamo i paesi di cittadinanza delle divorziate straniere in cima alla graduatoria vi è Romania (14,3%) seguita da Marocco (6,8%), Brasile (6,4%), Albania (5,9%), Cuba (5,4%) e Ucraina (4,9%).</p>



<p>All’interno del collettivo fin qui considerato la tipologia maggiormente rappresentata è quella delle coppie in cui un coniuge è italiano dalla nascita e l’altro italiano acquisito o straniero (“coppie miste”) (Figura 2). Questa tipologia, tuttavia, tra 2000 e 2018, denota un progressivo ridimensionamento (dal 92,7% all’83,7% sul totale dei divorzi con almeno un coniuge straniero o di origine straniera).</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="440" src="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2021/05/Divorzi-in-Italia-con-almeno-un-coniuge-straniero-o-di-origine-straniera-per-tipologia-di-coppia--1024x440.jpg" alt="" class="wp-image-16415" srcset="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2021/05/Divorzi-in-Italia-con-almeno-un-coniuge-straniero-o-di-origine-straniera-per-tipologia-di-coppia--1024x440.jpg 1024w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2021/05/Divorzi-in-Italia-con-almeno-un-coniuge-straniero-o-di-origine-straniera-per-tipologia-di-coppia--300x129.jpg 300w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2021/05/Divorzi-in-Italia-con-almeno-un-coniuge-straniero-o-di-origine-straniera-per-tipologia-di-coppia--768x330.jpg 768w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2021/05/Divorzi-in-Italia-con-almeno-un-coniuge-straniero-o-di-origine-straniera-per-tipologia-di-coppia-.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Nei divorzi da coppie miste, 2 su 3 riguardano coppie con marito italiano per nascita e moglie straniera o italiana per acquisizione; tale quota si presenta molto stabile nel tempo e del tutto coerente con la tipologia più frequente di matrimoni misti celebrati nel nostro Paese (nel 2019 il 9,7% del totale delle nozze è stato tra uno sposo italiano e una sposa straniera).</p>



<p>Nel corso degli anni la quota di persone di origine straniera che divorziano in Italia è aumentata, soprattutto tra le donne. La quota di donne straniere che ha divorziato nel 2018 è pari al 6,1% e quella di italiane per acquisizione al 3,5%. Nel 2008 le quote erano rispettivamente l’1,2% e il 3,2%. Salta agli occhi che in passato, all’opposto di quanto avviene oggi, la divorzialità era maggiore per le donne che avevano acquisito la cittadinanza rispetto a quella delle straniere. Nei divorzi conclusi nel 2018, la durata media del matrimonio è di 13 anni se la moglie è straniera e di 16 se &nbsp;la moglie ha acquisito la cittadinanza italiana</p>



<p>La questione è complessa, connessa alle dinamiche migratorie e matrimoniali nonché alle modifiche legislative (sull’immigrazione, sull’acquisizione di cittadinanza e sul divorzio). Negli anni a venire sarà interessante monitorare l’instabilità coniugale delle coppie con almeno un coniuge straniero; un collettivo che per sua natura si presenta particolarmente dinamico e suscettibile a modifiche sia nella sua struttura (cambiamenti <em>in primis</em> nelle collettività maggiormente presenti in Italia) sia nella propensione a sposarsi e, infine, a porre termine alla propria unione.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Per saperne di più</strong></h3>



<p>Istat (2021), Matrimoni, unioni civili, separazioni e divorzi. Anno 2019, Statistiche Report, 18 febbraio 2021.</p>



<p>Istat – Banche dati Serie Storiche e I.Stat</p>



<p><strong>*Nota</strong></p>



<p>Le opinioni qui espresse sono quelle degli autori e non coincidono necessariamente con quelle dell’Istituto di appartenenza.</p>
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		<title>Nuovi modi di sciogliere il vincolo coniugale alla luce dei più recenti cambiamenti normativi</title>
		<link>https://www.neodemos.info/2021/03/26/nuovi-modi-di-sciogliere-il-vincolo-coniugale-alla-luce-dei-piu-recenti-cambiamenti-normativi/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=nuovi-modi-di-sciogliere-il-vincolo-coniugale-alla-luce-dei-piu-recenti-cambiamenti-normativi</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Guarneri]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Mar 2021 08:24:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Famiglie e Riproduzione]]></category>
		<category><![CDATA[divorzio]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[legge sul divorzio]]></category>
		<category><![CDATA[matrimoni]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>I più recenti cambiamenti normativi evidenziano negli andamenti delle misure di instabilità coniugale un effetto temporaneo ed uno di traslazione verso l’alto, di più lunga durata. Come ci spiegano Antonella Guarneri, Francesca Rinesi, Giulia Rivellini si consolida l’adozione di procedure più snelle, extragiudiziali, soprattutto tra coniugi giovani e maturi, presumibilmente senza figli minori a carico.&nbsp; &nbsp;</em></p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Effetti congiunturali: trend dei divorzi sempre “movimentato”</strong></h3>



<p class="has-drop-cap">Il 18 dicembre 1970 entrava in vigore la legge n. 898 volta a regolare lo scioglimento del matrimonio.<br>Gli anni successivi hanno visto un lento e progressivo incremento del numero dei divorzi &#8211; più consistente per le separazioni legali &#8211; a fronte di una costante riduzione dei matrimoni (<em>cfr.</em> Impicciatore e Guetto, 2020).</p>



<p>Sono però intervenuti nuovamente dei cambiamenti normativi a dare ulteriori scossoni verso l’alto al trend delle misure di instabilità coniugale e a creare le condizioni per osservare nel tempo cambiamenti nei costumi e nelle modalità adottate per sciogliere un vincolo coniugale.</p>



<p>Con il Decreto-legge 132/2014, una parte della procedura amministrativa relativa alle separazioni e ai divorzi, quella consensuale, non è più di competenza esclusiva dei Tribunali. Sono state previste due tipologie di accordi extragiudiziali di separazione o divorzio: con procedura di negoziazione assistita dagli avvocati (accordi ex art. 6); con procedura diretta di fronte agli Ufficiali di Stato Civile in assenza di figli minori o maggiorenni incapaci o portatori di handicap grave ovvero economicamente non autosufficienti e in assenza di accordi di trasferimento patrimoniale tra i coniugi (accordi ex art.12).</p>



<p>La legge 55/2015 (c.d. del “divorzio breve”) ha invece fortemente ridotto l’intervallo temporale tra la separazione legale e il divorzio, portandolo da tre anni a soli dodici mesi per le separazioni giudiziali e a sei mesi per quelle consensuali, sia in presenza che in assenza di figli.</p>



<p>Il processo che porta allo scioglimento o alla cessazione degli effetti civili del matrimonio rimane ancora caratterizzato da due passaggi (separazione legale e divorzio). ma per effetto delle due recenti norme, divorziare sembrerebbe oggi più facile e più veloce, sebbene l’obiettivo di alleggerire il carico di lavoro dei Tribunali rimanga ancora da perseguire.</p>



<p>Ma proviamo ora mettere a fuoco gli effetti di questi cambiamenti normativi, seguendo due ipotesi di ragionamento. La prima assocerebbe alla <em>Legge 2</em> una modifica limitata temporalmente, circoscritta al periodo in cui entra in vigore (picco tra il 2015 e il 2016), causata dall’accorparsi in un tempo ridotto (uno o al più due anni) di una serie di pratiche di separazione in “stand by”, in attesa dei tre anni prima necessari per richiedere il divorzio. L’”<em>effetto temporaneo</em>” dovrebbe quindi affievolirsi negli anni immediatamente successivi.</p>



<p>Il decreto legge 132/2014potrebbe invece aver messo in atto una modifica nei trend, ovvero l’andamento delle curve blu e rosse della Figura 1 dovrebbe riprendere ad andare in parallelo, ma partendo da un livello più alto (“<em>effetto traslazione verso l’alto</em>”).</p>



<p>Effettivamente dalla Figura 1 emergono chiaramente questi effetti congiunturali: dopo l’evidente boom iniziale (1970), poi l’assestamento e la fase di crescita sostenuta (con successivo ridimensionamento) a partire dal 1987 in seguito alla Legge 74/1987 che ha ridotto il numero di anni di separazione necessari per richiedere il divorzio da 5 a 3. E per finire, un notevole incremento nel numero di divorzi che dai 52.355 casi del 2014 sono aumentati prima a 82.469 nel 2015 e poi a 99.071 nel 2016. La crescita del numero di separazioni legali è stata invece meno incisiva (rispettivamente 91.706 nel 2015 e 99.611 nel 2016). Il tasso di crescita dei divorzi tra i due anni a cavallo della legge 55/2015 è stato infatti del 44,6% a fronte di un 5,8% per le separazioni legali. Dal 2017 però si osserva chiaramente un’inversione di tendenza nel numero assoluto di divorzi, a supporto della nostra prima ipotesi di ragionamento. Si può supporre che l&#8217;effetto congiunturale della &#8220;legge sul divorzio breve&#8221; stia progressivamente &nbsp;esaurendo la sua spinta.&nbsp; D’altro canto, nel 2019 i divorzi totali sono stati 85.349, un numero comunque consistente, se rapportato a quello rilevato nel 2014. L’<em>effetto traslazione</em> verso l’alto sembra confermato anche scorporando dall’andamento totale dei divorzi quello dei procedimenti conclusisi presso i Tribunali. &nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="412" src="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2021/03/separazioni_divorzi_Anni_1969-2019-1024x412.jpg" alt="" class="wp-image-16262" srcset="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2021/03/separazioni_divorzi_Anni_1969-2019-1024x412.jpg 1024w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2021/03/separazioni_divorzi_Anni_1969-2019-300x121.jpg 300w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2021/03/separazioni_divorzi_Anni_1969-2019-768x309.jpg 768w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2021/03/separazioni_divorzi_Anni_1969-2019.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Coniugi che divorziano: differenti profili per età a confronto</strong></h3>



<p>Nel 2019, quasi un divorzio consensuale su due avviene al di fuori dei Tribunali. &nbsp;Tra questi una volta su 4 si tratta di negoziazione assistita da avvocati (Figura 2). Tuttavia, la componente che in questi ultimi anni si sta sempre più consolidando è quella degli accordi extragiudiziali presso gli Uffici di Stato Civile (Istat, 2021).</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="412" src="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2021/03/Divorzi_per_tipologia_-Anni_2014-2019--1024x412.jpg" alt="" class="wp-image-16263" srcset="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2021/03/Divorzi_per_tipologia_-Anni_2014-2019--1024x412.jpg 1024w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2021/03/Divorzi_per_tipologia_-Anni_2014-2019--300x121.jpg 300w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2021/03/Divorzi_per_tipologia_-Anni_2014-2019--768x309.jpg 768w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2021/03/Divorzi_per_tipologia_-Anni_2014-2019-.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Confrontando il dato del 2014 (pre-modifiche) con quello del 2016 (anno di picco), la quota di chi ha fatto domanda di divorzio prima dei 4 anni di intervallo dalla separazione è passata dal 39,6% al 54,9% se consideriamo le richieste in Tribunale e al 62,6% se consideriamo gli accordi extragiudiziali.</p>



<p>Cosa invece possiamo cogliere dai profili per età dei coniugi coinvolti nel fenomeno dell’instabilità coniugale? Tra il 2014 e il 2016 non cambiano particolarmente i profili per età dei coniugi che divorziano, seppur appaiano un po’ più giovani. Più evidenti differenze si notano se, nell’anno di picco 2016, si confrontano i profili per età dei coniugi in base alla tipologia di divorzio prescelta. Il grosso delle procedure extragiudiziali ha riguardato e riguarda divorzi direttamente presso lo Stato Civile che però “per costruzione” non comprendono le coppie con figli in affidamento o comunque a carico e, quindi, il profilo per età inevitabilmente risente di questa caratteristica. Molto ben visibile, infatti, la maggior frequenza di divorzi in Tribunale nelle classi di età centrali (40-50 anni) a differenza delle classi giovani e mature, con più elevati casi di divorzi presso lo stato Civile; come profilo intermedio si pone quello dei coniugi che ricorrono alle negoziazioni assistite (Figura 3).</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="412" src="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2021/03/Divorzi_per_tipologia_sesso_-età_coniugi_Anno_2016--1024x412.jpg" alt="" class="wp-image-16264" srcset="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2021/03/Divorzi_per_tipologia_sesso_-età_coniugi_Anno_2016--1024x412.jpg 1024w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2021/03/Divorzi_per_tipologia_sesso_-età_coniugi_Anno_2016--300x121.jpg 300w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2021/03/Divorzi_per_tipologia_sesso_-età_coniugi_Anno_2016--768x309.jpg 768w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2021/03/Divorzi_per_tipologia_sesso_-età_coniugi_Anno_2016-.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Per saperne di più</strong></h3>



<p>Impicciatore R., Guetto R. (2020), 50 anni di divorzio in Italia, 18/12/2020, Neodemos.</p>



<p>Istat (2021), Matrimoni, unioni civili, separazioni e divorzi. Anno 2019, Statistiche Report, 18 febbraio 2021.</p>



<p>Istat – Banche dati Serie Storiche e I.Stat</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Nota</strong></h3>



<p>Le opinioni qui espresse sono quelle degli autori e non coincidono necessariamente con quelle dell’Istituto e dell’Università di appartenenza.</p>



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		<title>Nuzialità e fecondità: tra conferme e nuovi scenari*</title>
		<link>https://www.neodemos.info/2018/01/19/nuzialita-e-fecondita-tra-conferme-e-nuovi-scenari/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=nuzialita-e-fecondita-tra-conferme-e-nuovi-scenari</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Guarneri]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Jan 2018 09:02:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Famiglie e Riproduzione]]></category>
		<category><![CDATA[fecondità]]></category>
		<category><![CDATA[figli]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[natalità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Continua il calo della fecondità in atto dal 2011 Dal 2011 la fecondità ha subito una nuova battuta d’arresto che ha portato, nel 2016, a ... <a title="Nuzialità e fecondità: tra conferme e nuovi scenari*" class="read-more" href="https://www.neodemos.info/2018/01/19/nuzialita-e-fecondita-tra-conferme-e-nuovi-scenari/" aria-label="Per saperne di più su Nuzialità e fecondità: tra conferme e nuovi scenari*">Leggi</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3><strong>Continua il calo della fecondità in atto dal 2011</strong></h3>
<p>Dal 2011 la fecondità ha subito una nuova battuta d’arresto che ha portato, nel 2016, a un numero medio di figli per donna pari a 1,34 (1,26 e 1,97 figli rispettivamente per le donne italiane e per quelle straniere). L’aumento del numero medio di figli per donna registrato tra il minimo del 1995 (1,19) e il 2010 (massimo relativo pari a 1,46) si è verificato grazie al recupero delle nascite precedentemente rinviate dalle donne italiane e al contributo delle donne straniere. Tuttavia, entrambi questi effetti stanno ormai perdendo la loro efficacia. Da una parte, i contingenti molto consistenti di donne (le baby-boomers della metà degli anni ‘60) che si stanno avviando a concludere la loro fase riproduttiva non sono compensati dalle generazioni del baby bust (fase di forte calo della fecondità del ventennio 1976-1995), decisamente meno folte. Dall’altra, l’apporto positivo delle donne straniere appare oggi ridimensionato e le comunità straniere più rappresentate nel nostro Paese sono spesso caratterizzate da progetti migratori che vedono donne breadwinner e con una bassa propensione a fare figli in Italia.<br />
A partire dal 2012 a diminuire sono anche i nati da entrambi genitori stranieri (nel 2016 per la prima volta sotto i 70 mila). Oltre ai cambiamenti nella struttura per età e cittadinanza della popolazione straniera residente in Italia, il crescente grado di “maturità” dell’immigrazione nel nostro Paese testimoniato dall’aumento delle acquisizioni di cittadinanza, rende sempre più complesso misurare i comportamenti familiari dei cittadini di origine straniera.<br />
Nel nostro Paese, infine, gli effetti “strutturali” sono stati senza dubbio amplificati da una congiuntura economica sfavorevole che ha influito negativamente sulla formazione di nuove famiglie e sulla realizzazione dei progetti riproduttivi.</p>
<h3><strong>Meno figli e sempre più tardi: tra rinvio e rinuncia</strong></h3>
<p>Nel 2016 sono stati iscritti in anagrafe per nascita 473.438 bambini, oltre 12 mila in meno rispetto al 2015. Dal 2008 al 2016 le nascite sono diminuite di oltre 100 mila unità. A calare sono soprattutto i nati da genitori entrambi italiani (373.075 nel 2016, oltre 107 mila in meno dal 2008). Una contrazione molto marcata è proprio quella del numero dei primi figli (227.412 nel 2016), che dal 2008 si sono ridotti del 20%.<br />
Attraverso una lettura per generazione – che consente di analizzare le tendenze di fondo dei comportamenti riproduttivi – si osserva come il numero medio di figli per donna in Italia continui a decrescere senza soluzione di continuità. Si va dai 2,5 figli delle donne nate nei primissimi anni Venti (cioè subito dopo la Grande Guerra), ai 2 figli per donna delle generazioni dell’immediato secondo dopoguerra (anni 1945-49), fino a raggiungere il livello stimato di 1,44 figli per le donne della generazione del 1976 (Figura 1).</p>
<p><a href="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2018/01/Schermata-2018-01-19-alle-08.42.55.png" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-8588 size-large" src="http://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2018/01/Schermata-2018-01-19-alle-08.42.55-1024x457.png" alt="" width="1024" height="457" srcset="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2018/01/Schermata-2018-01-19-alle-08.42.55-1024x457.png 1024w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2018/01/Schermata-2018-01-19-alle-08.42.55-300x134.png 300w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2018/01/Schermata-2018-01-19-alle-08.42.55-768x343.png 768w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2018/01/Schermata-2018-01-19-alle-08.42.55-1536x685.png 1536w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2018/01/Schermata-2018-01-19-alle-08.42.55.png 1632w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<p>Analogamente si osserva uno spiccato aumento della quota di donne senza figli: nella generazione del 1950 tale quota è stata dell&#8217;11,1%, nella generazione del 1960 del 13% e in quella del 1976 si stima che raggiungerà (al termine della vita riproduttiva) il 21,8%.<br />
Dai dati di indagine si rileva che nel 2016 le donne senza figli tra i 18 e i 49 anni sono circa 5 milioni e mezzo, quasi la metà delle donne di questa fascia d’età. Tra le donne senza figli, solo l’1,8% ha dichiarato che l’avere figli non rientra nel proprio progetto di vita. Il fenomeno delle donne (e delle coppie) senza figli per scelta sembra quindi essere molto contenuto nel nostro Paese e, per converso, a determinare l’aumento della quota di donne senza figli siano più gli ostacoli che si frappongono alla realizzazione dei progetti familiari, non ultimo l’effetto del rinvio che si può trasformare in rinuncia con l’approssimarsi delle età più avanzate della vita riproduttiva delle donne.<br />
Inoltre, in un quadro generale di posticipazione che diviene sempre più evidente passando da una generazione all’altra, la crisi economica ha spinto sempre più giovani a ritardare ulteriormente le tappe della transizione verso la vita adulta; l’età media alla nascita del primo figlio arriva a 31 anni nel 2016 (quasi tre anni in più rispetto al 1995).</p>
<h3><strong>Il legame tra nati e matrimoni rimane importante</strong></h3>
<p>La diminuzione delle nascite registrata dal 2008 è da attribuire interamente al calo dei nati all’interno del matrimonio: nel 2016 sono solo 331.681, oltre 132 mila in meno in soli 8 anni. Questa diminuzione è in parte dovuta al contemporaneo forte calo dei matrimoni, che hanno toccato il minimo nel 2014 con appena 189.765 nozze (57 mila in meno dal 2008). Dal 2015 i matrimoni hanno ripreso ad aumentare (+4.612) e la tendenza si è accentuata nel 2016 (+9 mila), portando a 203.258 celebrazioni. Anche la propensione al primo matrimonio, da anni in diminuzione, mostra, una lieve ripresa a partire dal 2015 che si consolida nel 2016 (449,6 per mille e 496,9 per mille).<br />
Nonostante il continuo aumento dei nati fuori dal matrimonio sia in termini assoluti (141.757 nel 2016, oltre duemila in più rispetto al 2015) che percentuali (29,9% nel 2016, quota più che triplicata rispetto al 1995), il legame tra nuzialità e natalità è ancora molto forte nel nostro Paese: nel 2016 il 70% delle nascite avviene ancora all’interno del matrimonio. Ci si può quindi attendere nel breve periodo un ridimensionamento del calo delle nascite dovuto proprio al recupero dei matrimoni (effetto rimbalzo).<br />
Secondo i dati provvisori riferiti a gennaio-giugno 2017, i nati sono solo 1.500 in meno rispetto allo stesso periodo del 2016; lo stesso confronto sulla differenza dei primi due semestri 2015-2016 evidenziava invece un calo molto più accentuato (di oltre 14.500 nati), parzialmente compensato già nel secondo semestre 2016, ponendosi come primo segnale di una possibile attenuazione del calo delle nascite.</p>
<h3><strong>Lieve ripresa nel numero dei primi figli per donna</strong></h3>
<p>Il numero medio di primi figli per donna rappresenta nel 2016 circa il 50% della fecondità totale. Si tratta di 0,66 primi figli in media per donna, con un calo del 10,5% rispetto al 2010 (0,73). Calo che si presenta raddoppiato se si considerano le under 30 (da 0,35 a 0,28); la diminuzione osservata in questa fascia di età rappresenta quasi il 90% di quella complessiva riferita al primo figlio, ulteriore testimonianza delle difficoltà incontrate dai giovani nella formazione della famiglia. Tuttavia, tra il 2015 e il 2016, si evidenzia una lieve ripresa della propensione al primo figlio (da 0,65 a 0,66), possibile conseguenza anche del recupero della primo-nuzialità.</p>
<p><strong>*</strong><em>Le opinioni qui espresse sono quelle degli autori e non coincidono necessariamente con quelle dellIstituto di appartenenza</em></p>
<h3><strong>Per saperne di più</strong></h3>
<p>Associazione italiana per gli studi di popolazione (AISP). 2015. Rapporto sulla popolazione. L’Italia nella crisi economica. Bologna: Il Mulino.<br />
C. Castagnaro e S. Prati, Avere figli negli anni 2000 -Approfondimenti dalle indagini campionarie sulle nascite e sulle madri, ISTAT, LETTURE STATISTICHE ‘TEMI’, Dicembre 2014.<br />
Istat, Natalità e fecondità della popolazione residente, Statistica Report, 28 novembre 2017.<br />
Istat, Indagine su “Famiglie, soggetti sociali e ciclo di vita” &#8211; Anno 2016.</p>
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		<title>Come cambiano i modi e i tempi del fare famiglia</title>
		<link>https://www.neodemos.info/2013/04/17/come-cambiano-i-modi-e-i-tempi-del-fare-famiglia/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=come-cambiano-i-modi-e-i-tempi-del-fare-famiglia</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Guarneri]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Apr 2013 07:48:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Famiglie e Riproduzione]]></category>
		<category><![CDATA[convivenze]]></category>
		<category><![CDATA[figli]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[matrimoni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Fino a tutti gli anni Settanta, per la stragrande maggioranza delle donne i percorsi di formazione della famiglia si riducevano alla sequenza: matrimonio &#8211; spesso ... <a title="Come cambiano i modi e i tempi del fare famiglia" class="read-more" href="https://www.neodemos.info/2013/04/17/come-cambiano-i-modi-e-i-tempi-del-fare-famiglia/" aria-label="Per saperne di più su Come cambiano i modi e i tempi del fare famiglia">Leggi</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Fino a tutti gli anni Settanta, per la stragrande maggioranza delle donne i percorsi di formazione della famiglia si riducevano alla sequenza: matrimonio &#8211; spesso in concomitanza con l’uscita di casa &#8211; e, successivamente, nascita del primo figlio. Oggi le cose sono decisamente più complesse. Il matrimonio non rappresenta più la scelta obbligata per iniziare una vita a due ed è sempre meno frequente, anche quando il progetto di avere un figlio si realizza.<br />
&nbsp;<br />
<strong>Il matrimonio non è più quello di una volta<br />
</strong>Così il calo dei matrimoni in numero assoluto è evidente: nel 2010 sono state celebrate in Italia poco più di 217 mila nozze, 100 mila in meno rispetto all’inizio degli anni Novanta, metà di quelle celebrate all’inizio degli anni Settanta. Anche con riferimento alla popolazione celibe e nubile che convola a nozze il calo è evidente: nel 2010 sono stati registrati&nbsp; 462 primi matrimoni per mille uomini e 517 per mille donne di età 16-49[1] rispetto ai 913 e ai 939 registrati nel 1975. I novelli sposi celebrano più tardi rispetto al passato il primo matrimonio: nel 2010 hanno in media 33 anni gli sposi e 30 le spose in prime nozze, cioè, in media, sono sei anni più “maturi” rispetto a quelli che si sono sposati nel 1975. I matrimoni non solo diminuiscono, ma cambiano anche “forma” dal momento che si modifica la modalità di celebrazione delle nozze, prediligendo più spesso che in passato il rito civile. Nel 2010 le nozze celebrate con rito civile sono state circa 80 mila (il 37% del totale), più che raddoppiate in meno di 20 anni. La scelta sempre più frequente del rito civile è in parte da attribuire alla crescente diffusione sia dei matrimoni successivi al primo sia di quelli con almeno uno sposo straniero. Questa scelta, tuttavia, riguarda sempre più spesso anche le prime nozze di sposi entrambi italiani, evidenziando la progressiva diffusione di comportamenti più secolarizzati: nel 2010 oltre un quarto delle nozze tra sposi italiani celibi e nubili è stato celebrato con rito civile. Il calendario degli eventi familiari e riproduttivi si è venuto via via allungando.</p>
<p><a href="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2013/04/fig-1-guarnieri.jpg" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img decoding="async" class="size-medium wp-image alignright" src="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2013/04/fig-1-guarnieri.jpg" width="300"></a><strong>Di fatto, un’unione</strong><br />
Anche in Italia, come in altri paesi, la diminuzione dei primi matrimoni è legata anche alla progressiva diffusione delle unioni di fatto. In generale, in meno di venti anni le libere unioni sono quadruplicate: da 227 mila nel 1993-94 a 972 mila nel 2010-11; fra queste, le convivenze tra partner celibi e nubili sono aumentate di quasi nove volte, passando da 67 mila a 578 mila. Tra quanti lasciano la famiglia di origine per formare un’unione, la maggior parte ancora si sposa, ma sono sempre di più quanti vanno a vivere informalmente con il/la partner: sono quasi un uomo su tre&nbsp; e oltre una donna su quattro tra i 26-35enni (nati nel 1974-83) intervistati nel 2009 (Tavola 1). Tra i&nbsp; nati nel 1954-63, questa forma di unione era stata scelta molto più raramente: solo in un caso su venti. Da molti l’unione libera viene vissuta come periodo di prova della relazione di coppia che molto spesso si tramuta successivamente in matrimonio. Se solo l’1% dei primi matrimoni celebrati prima del 1974 era stato preceduto da una convivenza, ciò riguarda il 7% di quelli celebrati nel 1985-94, e raggiunge poi il 35% tra i primi matrimoni contratti nel quinquennio 2005-09. Cambiano anche le durate delle convivenze prematrimoniali allungandosi di più nelle coorti recenti: tra le coorti più anziane, il 64% delle convivenze prematrimoniali era breve (non più di 2 anni), mentre tra quelle più giovani tale quota raggiunge appena il 34%.<br />
Crescono poi le nascite da genitori non coniugati: dall’8% nel 1995 a poco meno del 25% nel 2011 (134 mila). <strong><br />
</strong><br />
Cambiano le coppie, non risale la fecondità<br />
A livello complessivo la ripresa delle nascite in Italia avviatasi a partire dal 1995 &#8211; anno di minimo storico (526 mila, pari a 1,19 figli per donna) &#8211; si è arrestata in questi ultimi anni; nel 2011, infatti, sono nati in Italia 556 mila bambini (pari a 1,39 figli per donna), ossia 21 mila in meno rispetto a tre anni prima. Perché? In primo luogo, fra il 2008 e il 2011 è molto rallentata la crescita delle nascite da genitori stranieri (da 72 a 78 mila, mentre nel precedente triennio 2004-07 erano aumentate da 49 a 64 mila). In secondo luogo, la posticipazione del primo figlio ha evidentemente ripercussioni anche sul calendario delle nascite successive. Il rinvio della maternità a età sempre più elevate equivaleper molte donne a un recupero di una parte di nascite “perdute”. Tuttavia, questorecupero, attraverso cui è possibile spiegare gran parte delle variazioni congiunturali della fecondità degli ultimi dieci anni, non sembra invece modificare il declino della fecondità avviato da più di un secolo. Infatti, nelle generazioni di donne che hanno completato o stanno per completare la loro storia riproduttiva, non si intravvedono segnali di ripresa, ma, anzi, si riconosce una inarrestabile contrazione della propensione ad avere il terzo figlio, e, cosa ancor più preoccupante, anche una lenta diminuzione della probabilità di avere il primo e il secondo (Figura 1).</p>
<p><a href="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2013/04/tavola-2-guarnieri.jpg" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img decoding="async" class="size-medium wp-image alignleft" src="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2013/04/tavola-2-guarnieri.jpg" width="300"></a><strong>Passaggi dai tempi lunghi</strong><br />
Considerando le sequenze dei tre eventi fondamentali che possono scandire la formazione di una nuova famiglia &#8211; unione libera, matrimonio e nascita del primo figlio – è interessante andare a confrontare i percorsi delle donne nate fra il 1940 e il 1974 che hanno avuto almeno un figlio prima dei 35 anni (Tavola 2).&nbsp; In tutte le generazioni il percorso tradizionale (<em>Matrimonio </em><em>à</em><em> Primo figlio</em>, senza unione libera) è quello prevalente. Tuttavia, la frequenza di chi vive altre sequenze aumenta rapidamente al passare delle generazioni: dal 5% per le “madri”, nate nel 1940-49, al 22% per le “figlie”, nate trent’anni dopo, nel 1970-74.<br />
Nella generazione più giovane qui considerata (1970-74), l’unione consensuale come preludio al matrimonio cui ha fatto seguito l’arrivo del primo figlio sfiora il 9% delle donne; allo stesso tempo, la sequenza<em> </em><em>Unione libera </em><em>à</em><em> Primo figlio </em><em>à</em><em> Matrimonio</em> praticamente eguaglia quella <em>Unione libera </em><em>à</em><em> Primo figlio</em>. Quindi, se è vero che il matrimonio spesso suggella l’arrivo del primo figlio, anche in Italia sono sempre più frequenti anche le unione libere feconde, soprattutto tra le generazioni più giovani.<br />
&nbsp;<br />
<strong>Nota</strong><span><br />
Articolo tratto dal Rapporto sulla&nbsp;popolazione. Sessualità e riproduzione nell’Italia contemporanea, a cura di Alessandra De Rose e Gianpiero Dalla Zuanna, Bologna, Il Mulino, 2013, che prosegue la tradizione dei rapporti biennali curati dall’Associazione Italiana per gli Studi di&nbsp;Popolazione<br />
&nbsp; </span></p>
<div>
<hr width="33%" size="1">
<div id="ftn">[1] Il tasso di primo-nuzialità viene calcolato come la somma dei quozienti specifici di nuzialità degli sposi celibi/nubili per singolo anno di età tra i 16 e i 49 anni, moltiplicati per mille. Gli indicatori di primo-nuzialità sono calcolati separatamente per le nubili e per i celibi; sono più alti per le donne perché tra le nubili è più alta, rispetto ai celibi, la proporzione di prime nozze con uno sposo che è invece all’esperienza di un matrimonio successivo.<span> </span></div>
</div>
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		<title>Matrimonio misto all’italiana (*)</title>
		<link>https://www.neodemos.info/2011/03/09/matrimonio-misto-allitaliana/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=matrimonio-misto-allitaliana</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Guarneri]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Mar 2011 21:46:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Famiglie e Riproduzione]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[matrimoni]]></category>
		<category><![CDATA[matrimoni misti]]></category>
		<category><![CDATA[stranieri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nell’ultimo decennio i matrimoni con almeno uno sposo straniero celebrati in Italia sono passati dal 5,1% nel 1998 al 15% nel 2008: di questi i ... <a title="Matrimonio misto all’italiana (*)" class="read-more" href="https://www.neodemos.info/2011/03/09/matrimonio-misto-allitaliana/" aria-label="Per saperne di più su Matrimonio misto all’italiana (*)">Leggi</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nell’ultimo decennio i matrimoni con almeno uno sposo straniero celebrati in Italia sono passati dal 5,1% nel 1998 al 15% nel 2008: di questi i due terzi sono misti (oltre 24 mila nel 2008).</p>
<p>I matrimoni misti, in cui un coniuge è italiano e l’altro straniero, appaiono di estremo interesse visto che si pongono come elemento di “interazione” tra le diverse componenti della popolazione e come testimonianza del <em>melting pot</em> culturale che sta progressivamente contraddistinguendo anche il nostro paese, di “nuova” immigrazione.</p>
<p><strong>Tipologie di coppie miste</strong><br />
Nelle coppie miste, nel 2008, la tipologia più frequente è quella in cui lo sposo è italiano e la sposa è straniera: 7,4 per cento matrimoni a livello medio nazionale, per un totale di 18.240 nozze celebrate nel 2008, con punte del 9,9 per cento al Nord e 9,2 per cento al Centro. Le donne italiane che scelgono un partner straniero sono invece molto meno numerose: 6.308 matrimoni, il 2,6% del totale delle spose.</p>
<p>Come già messo in luce nell’articolo, considerando complessivamente il fenomeno della nuzialità, In Italia, mentre diminuiscono i primi matrimoni, anche per via della crescente diffusione delle coppie di fatto, appaiono in aumento i secondi o successivi (v. anche <a title="Matrimoni: un fenomeno in via di mutamento?" href="http://www.neodemos.info/?p=2485">Matrimoni: un fenomeno in via di mutamento?</a>). La distinzione tra primonuzialità e matrimoni successivi al primo appare una chiave di lettura da tenere in considerazione anche a proposito delle coppie miste. In queste unioni, infatti, si tratta di un matrimonio successivo al primo nel 31% circa dei casi per lo sposo (solo l’8%, invece, nel caso di sposi entrambi italiani) e nel 37% circa dei casi per la sposa (contro il 7% se gli sposi sono italiani).</p>
<p><strong>Sposi stranieri giovani ma non troppo</strong><br />
Ma le peculiarità dei matrimoni misti non si fermano qui. Consideriamo, ad esempio, la differenza di età fra gli sposi che, complessivamente, è pari a 3,2 anni (in media gli sposi hanno 34,5 anni e le spose 31,3), ma la situazione cambia moltissimo se si dettaglia per tipologia di coppia o per ordine di matrimonio (primi matrimoni o secondi e successivi).</p>
<p><strong>Tabella 1 &#8211;</strong> <strong>Differenze di età fra gli sposi (sposo-sposa) per tipologia di coppia e tipo di matrimonio &#8211; Anno 2008</strong></p>
<table class="MsoNormalTable" style="margin-left: 3.5pt; border-collapse: collapse;" border="1" cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr style="height: 23.25pt;">
<td style="width: 156px; border: 1pt solid windowtext; padding: 0cm 3.5pt; height: 23.25pt;"><strong>TIPO MATRIMONIO</strong></td>
<td style="width: 99px; border-width: 1pt 1pt 1pt medium; border-style: solid solid solid none; border-color: windowtext windowtext windowtext -moz-use-text-color; padding: 0cm 3.5pt; height: 23.25pt;"><strong>Sposo ITALIANO e<br />
</strong>sposa STRANIERA</td>
<td style="width: 111px; border-width: 1pt 1pt 1pt medium; border-style: solid solid solid none; border-color: windowtext windowtext windowtext -moz-use-text-color; padding: 0cm 3.5pt; height: 23.25pt;"><strong>Sposo STRANIERO e<br />
</strong>sposa ITALIANA</td>
<td style="width: 115px; border-width: 1pt 1pt 1pt medium; border-style: solid solid solid none; border-color: windowtext windowtext windowtext -moz-use-text-color; padding: 0cm 3.5pt; height: 23.25pt;"><strong>ENTRAMBI STRANIERI</strong></td>
<td style="width: 103px; border-width: 1pt 1pt 1pt medium; border-style: solid solid solid none; border-color: windowtext windowtext windowtext -moz-use-text-color; padding: 0cm 3.5pt; height: 23.25pt;"><strong>ENTRAMBI ITALIANI</strong></td>
<td style="width: 60px; border-width: 1pt 1pt 1pt medium; border-style: solid solid solid none; border-color: windowtext windowtext windowtext -moz-use-text-color; padding: 0cm 3.5pt; height: 23.25pt;"><strong>Totale</strong></td>
</tr>
<tr style="height: 9pt;">
<td style="width: 156px; border-width: medium 1pt 1pt; border-style: none solid solid; border-color: -moz-use-text-color windowtext windowtext; padding: 0cm 3.5pt; height: 9pt;" valign="bottom">PRIMI MATRIMONI</td>
<td style="width: 99px; border-width: medium 1pt 1pt medium; border-style: none solid solid none; border-color: -moz-use-text-color windowtext windowtext -moz-use-text-color; padding: 0cm 3.5pt; height: 9pt;" valign="bottom">6,0</td>
<td style="width: 111px; border-width: medium 1pt 1pt medium; border-style: none solid solid none; border-color: -moz-use-text-color windowtext windowtext -moz-use-text-color; padding: 0cm 3.5pt; height: 9pt;" valign="bottom">-0,2</td>
<td style="width: 115px; border-width: medium 1pt 1pt medium; border-style: none solid solid none; border-color: -moz-use-text-color windowtext windowtext -moz-use-text-color; padding: 0cm 3.5pt; height: 9pt;" valign="bottom">2,4</td>
<td style="width: 103px; border-width: medium 1pt 1pt medium; border-style: none solid solid none; border-color: -moz-use-text-color windowtext windowtext -moz-use-text-color; padding: 0cm 3.5pt; height: 9pt;" valign="bottom">2,7</td>
<td style="width: 60px; border-width: medium 1pt 1pt medium; border-style: none solid solid none; border-color: -moz-use-text-color windowtext windowtext -moz-use-text-color; padding: 0cm 3.5pt; height: 9pt;" valign="bottom">2,8</td>
</tr>
<tr style="height: 9pt;">
<td style="width: 156px; border-width: medium 1pt 1pt; border-style: none solid solid; border-color: -moz-use-text-color windowtext windowtext; padding: 0cm 3.5pt; height: 9pt;" valign="bottom">Seconde nozze SOLO SPOSO</td>
<td style="width: 99px; border-width: medium 1pt 1pt medium; border-style: none solid solid none; border-color: -moz-use-text-color windowtext windowtext -moz-use-text-color; padding: 0cm 3.5pt; height: 9pt;" valign="bottom">15,1</td>
<td style="width: 111px; border-width: medium 1pt 1pt medium; border-style: none solid solid none; border-color: -moz-use-text-color windowtext windowtext -moz-use-text-color; padding: 0cm 3.5pt; height: 9pt;" valign="bottom">4,9</td>
<td style="width: 115px; border-width: medium 1pt 1pt medium; border-style: none solid solid none; border-color: -moz-use-text-color windowtext windowtext -moz-use-text-color; padding: 0cm 3.5pt; height: 9pt;" valign="bottom">7,4</td>
<td style="width: 103px; border-width: medium 1pt 1pt medium; border-style: none solid solid none; border-color: -moz-use-text-color windowtext windowtext -moz-use-text-color; padding: 0cm 3.5pt; height: 9pt;" valign="bottom">7,9</td>
<td style="width: 60px; border-width: medium 1pt 1pt medium; border-style: none solid solid none; border-color: -moz-use-text-color windowtext windowtext -moz-use-text-color; padding: 0cm 3.5pt; height: 9pt;" valign="bottom">9,2</td>
</tr>
<tr style="height: 9pt;">
<td style="width: 156px; border-width: medium 1pt 1pt; border-style: none solid solid; border-color: -moz-use-text-color windowtext windowtext; padding: 0cm 3.5pt; height: 9pt;" valign="bottom">Seconde nozze SOLO SPOSA</td>
<td style="width: 99px; border-width: medium 1pt 1pt medium; border-style: none solid solid none; border-color: -moz-use-text-color windowtext windowtext -moz-use-text-color; padding: 0cm 3.5pt; height: 9pt;" valign="bottom"><a href="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2011/03/fig.2_matrimoniitaliani_guarneriiaccarino.jpg" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img decoding="async" class="size-medium wp-image alignright" src="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2011/03/fig.2_matrimoniitaliani_guarneriiaccarino.jpg" alt="" width="300"></a>5,3</td>
<td style="width: 111px; border-width: medium 1pt 1pt medium; border-style: none solid solid none; border-color: -moz-use-text-color windowtext windowtext -moz-use-text-color; padding: 0cm 3.5pt; height: 9pt;" valign="bottom">-10,0</td>
<td style="width: 115px; border-width: medium 1pt 1pt medium; border-style: none solid solid none; border-color: -moz-use-text-color windowtext windowtext -moz-use-text-color; padding: 0cm 3.5pt; height: 9pt;" valign="bottom">-1,4</td>
<td style="width: 103px; border-width: medium 1pt 1pt medium; border-style: none solid solid none; border-color: -moz-use-text-color windowtext windowtext -moz-use-text-color; padding: 0cm 3.5pt; height: 9pt;" valign="bottom">0,4</td>
<td style="width: 60px; border-width: medium 1pt 1pt medium; border-style: none solid solid none; border-color: -moz-use-text-color windowtext windowtext -moz-use-text-color; padding: 0cm 3.5pt; height: 9pt;" valign="bottom">0,5</td>
</tr>
<tr style="height: 9pt;">
<td style="width: 156px; border-width: medium 1pt 1pt; border-style: none solid solid; border-color: -moz-use-text-color windowtext windowtext; padding: 0cm 3.5pt; height: 9pt;" valign="bottom">Seconde nozze ENTRAMBI</td>
<td style="width: 99px; border-width: medium 1pt 1pt medium; border-style: none solid solid none; border-color: -moz-use-text-color windowtext windowtext -moz-use-text-color; padding: 0cm 3.5pt; height: 9pt;" valign="bottom">12,8</td>
<td style="width: 111px; border-width: medium 1pt 1pt medium; border-style: none solid solid none; border-color: -moz-use-text-color windowtext windowtext -moz-use-text-color; padding: 0cm 3.5pt; height: 9pt;" valign="bottom">-0,8</td>
<td style="width: 115px; border-width: medium 1pt 1pt medium; border-style: none solid solid none; border-color: -moz-use-text-color windowtext windowtext -moz-use-text-color; padding: 0cm 3.5pt; height: 9pt;" valign="bottom">3,8</td>
<td style="width: 103px; border-width: medium 1pt 1pt medium; border-style: none solid solid none; border-color: -moz-use-text-color windowtext windowtext -moz-use-text-color; padding: 0cm 3.5pt; height: 9pt;" valign="bottom">5,8</td>
<td style="width: 60px; border-width: medium 1pt 1pt medium; border-style: none solid solid none; border-color: -moz-use-text-color windowtext windowtext -moz-use-text-color; padding: 0cm 3.5pt; height: 9pt;" valign="bottom">7,0</td>
</tr>
<tr style="height: 9pt;">
<td style="width: 156px; border-width: medium 1pt 1pt; border-style: none solid solid; border-color: -moz-use-text-color windowtext windowtext; padding: 0cm 3.5pt; height: 9pt;" valign="bottom"><strong>Totale</strong></td>
<td style="width: 99px; border-width: medium 1pt 1pt medium; border-style: none solid solid none; border-color: -moz-use-text-color windowtext windowtext -moz-use-text-color; padding: 0cm 3.5pt; height: 9pt;" valign="bottom"><strong>7,9</strong></td>
<td style="width: 111px; border-width: medium 1pt 1pt medium; border-style: none solid solid none; border-color: -moz-use-text-color windowtext windowtext -moz-use-text-color; padding: 0cm 3.5pt; height: 9pt;" valign="bottom"><strong>-1,2</strong></td>
<td style="width: 115px; border-width: medium 1pt 1pt medium; border-style: none solid solid none; border-color: -moz-use-text-color windowtext windowtext -moz-use-text-color; padding: 0cm 3.5pt; height: 9pt;" valign="bottom"><strong>2,5</strong></td>
<td style="width: 103px; border-width: medium 1pt 1pt medium; border-style: none solid solid none; border-color: -moz-use-text-color windowtext windowtext -moz-use-text-color; padding: 0cm 3.5pt; height: 9pt;" valign="bottom"><strong>3,0</strong></td>
<td style="width: 60px; border-width: medium 1pt 1pt medium; border-style: none solid solid none; border-color: -moz-use-text-color windowtext windowtext -moz-use-text-color; padding: 0cm 3.5pt; height: 9pt;" valign="bottom"><strong>3,2</strong></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Nelle coppie in cui entrambi gli sposi sono italiani, mediamente lo sposo è di circa 3 anni più grande della sposa, più o meno la stessa situazione che si trova anche nelle coppie in cui entrambi gli sposi sono stranieri (2,5 anni di differenza). Quando, invece, lo sposo è italiano e la sposa è straniera, la differenza arriva a quasi 8 anni (l’età media è 41,2 per lo sposo e 33,3 per la sposa), mentre le donne italiane, mediamente, sposano uomini stranieri più giovani di circa 1 anno.<br />
Ancora, se solo la sposa è straniera e lo sposo non è al primo matrimonio &#8211; in questo caso le età medie sono pari a 50,6 per lui e 35,6 per lei &#8211; la differenza media sale a oltre 15 anni; se, invece, per entrambi non è il primo matrimonio le età medie sono 57,4 per lui e 44,6 per lei, con una differenza di 12,8 anni. Per quanto riguarda le donne italiane che sposano uno straniero, la sposa, se ha già alle spalle un matrimonio, sceglie un marito straniero in media più giovane di 10 anni (gli sposi hanno in media 32,5 anni e le spose 42,5).<br />
Insomma, l’età al matrimonio, quando gli sposi sono stranieri, appare connessa con l’appartenenza alle differenti collettività e ai differenti progetti migratori che le caratterizzano.</p>
<p><strong>E se si considera la cittadinanza? </strong><br />
Sul versante della cittadinanza, una prima caratteristica che si impone all’attenzione riguarda la diversa distribuzione osservata per sposi e spose. Infatti, per quanto riguarda gli sposi, non si mettono in luce macroaree particolarmente “attrattive”, mentre per le spose si osservano differenze più marcate visto che circa la metà di queste è cittadina dell’Europa centro-orientale. È, inoltre, interessante notare come, negli ultimi dieci anni, considerando raggruppamenti geografici uniformi e comparabili nel tempo, la maggior parte delle aree di cittadinanza degli sposi sia rimasta sostanzialmente invariata. Solo per gli sposi si osservano alcuni interessanti cambiamenti. Se nel 1998 gli sposi nord-africani non arrivavano al 20%, nel 2008 hanno superato il 35% a scapito delle aree di cittadinanza europee (Unione europea a 15 e Europa centro-orientale).<br />
Più in particolare, considerando anche la distribuzione per singola cittadinanza, nel caso delle coppie miste con spose straniere nel 13,7% dei casi si tratta di una cittadina rumena, nel 10,6% di un’ucraina e nel 9,6% di una brasiliana. Viceversa, le donne italiane che sposano un cittadino straniero scelgono più spesso uomini provenienti dal Marocco (22%), dalla Tunisia (8%), dall’Egitto (6%) o cittadini albanesi (9%).</p>
<p><strong>Per saperne di più</strong><br />
Istat, <em>Il matrimonio in Italia</em>. <em>Anno 2008, </em>Statistiche in breve, 8 aprile 2010 (<a href="http://www.istat.it/">www.istat.it</a>)<br />
<em>Guarneri A., Iaccarino C., Prati S., </em><em>E con gli stranieri? Ci andiamo a nozze &#8230;</em>, Neodemos, articolo pubblicato il <em>23/04/2008</em><br />
<em>Guarneri A., Gualtieri G.,</em><em> Matrimoni: un fenomeno in via di mutamento?</em>, Neodemos, articolo pubblicato il 29/09/2010<br />
<strong>&nbsp;</strong><br />
<strong><br />
</strong><br />
(*) Le opinioni espresse in questo articolo sono quelle degli autori e non riflettono necessariamente quelle dell&#8217;Istat</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.neodemos.info/2011/03/09/matrimonio-misto-allitaliana/">Matrimonio misto all’italiana (*)</a> proviene da <a href="https://www.neodemos.info">Neodemos</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
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		<title>Matrimoni: un fenomeno in via di mutamento?</title>
		<link>https://www.neodemos.info/2010/09/29/matrimoni-un-fenomeno-in-via-di-mutamento-2/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=matrimoni-un-fenomeno-in-via-di-mutamento-2</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Guarneri]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Sep 2010 19:39:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Famiglie e Riproduzione]]></category>
		<category><![CDATA[anziani]]></category>
		<category><![CDATA[divorzio]]></category>
		<category><![CDATA[matrimoni]]></category>
		<category><![CDATA[separazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo aver analizzato come i “nuovi italiani” fanno famiglia (cfr articolo precedente) appare interessante esaminare i principali cambiamenti che oggi interessano la famiglia italiana. Esiste ... <a title="Matrimoni: un fenomeno in via di mutamento?" class="read-more" href="https://www.neodemos.info/2010/09/29/matrimoni-un-fenomeno-in-via-di-mutamento-2/" aria-label="Per saperne di più su Matrimoni: un fenomeno in via di mutamento?">Leggi</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.neodemos.info/2010/09/29/matrimoni-un-fenomeno-in-via-di-mutamento-2/">Matrimoni: un fenomeno in via di mutamento?</a> proviene da <a href="https://www.neodemos.info">Neodemos</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div>Dopo aver analizzato come i “nuovi italiani” fanno famiglia (<a title="Famiglia tradizionale e nuove tipologie familiari a confronto" href="http://www.neodemos.info/?p=2483"><em><span style="text-decoration: underline;">cfr articolo precedente</span></em></a>) appare interessante esaminare i principali cambiamenti che oggi interessano la famiglia italiana. Esiste ancora il modello di famiglia tradizionale: coniugi, con figli, che vivono insieme nella buona e nella cattiva sorte?</div>
<div><strong>I “vecchi italiani” fanno nuove famiglie</strong></div>
<div>Che ci si sposi meno è ormai un dato di fatto. A eccezione di lievi oscillazioni congiunturali -come la breve ripresa dei primi anni ’90 o il picco probabilmente dovuto al cosiddetto “effetto attrazione” dell’anno 2000-, la diminuzione dei primi matrimoni è in atto da 35 anni, e chi decide di convolare per la prima volte a nozze lo fa sempre più tardi rispetto al passato. Inoltre, la scelta matrimoniale viene anche disertata per via della crescente diffusione di modelli alternativi di formazione della famiglia che danno luogo alle famiglie di fatto.</div>
<div>In questo mutato panorama, colpisce l&#8217;aumento dei matrimoni celebrati con rito civile: nel 2008, quasi il 37% delle nozze si è celebrato davanti al sindaco. L’evoluzione di questo fenomeno è stata rapidissima, visto che solo 15 anni fa l’incidenza dei matrimoni civili non arrivava al 20 per cento del totale delle celebrazioni. Parte di questo incremento è da attribuire alla crescente diffusione sia dei matrimoni successivi al primo sia dei matrimoni con almeno uno sposo straniero. Questa scelta, tuttavia, riguarda sempre più spesso anche le prime unioni: nel 2008 oltre un quarto delle nozze tra celibi e nubili sono state celebrate con rito civile. Se si considerano poi solo quelle in cui gli sposi sono entrambi italiani l’incidenza è pari a uno su cinque, una proporzione quasi raddoppiata in 15 anni. Il dato medio nazionale nasconde, come quasi sempre nel nostro paese, profonde differenze territoriali: sono celebrati con il solo rito civile oltre il 48 per cento dei matrimoni registrati al Nord, il 44 per cento di quelli registrati al Centro, ma solo il 20 per cento nel Mezzogiorno.</div>
<div><strong>E la fecondità?</strong></div>
<div>Le scelte familiari sembrano assumere nuove connotazioni e, per avere un quadro più completo, conviene osservare anche il recente andamento della fecondità. A partire dalla seconda metà degli anni ’90, il fenomeno sta conoscendo una fase di ripresa, dopo 30 anni di calo e il minimo storico registrato nel 1995 (526 mila nati, e un TFT pari a 1,19 figli per donna). Nel 2008, sono stati iscritti per nascita nelle anagrafi comunali 577 mila nati: in media le donne residenti hanno avuto 1,42 figli.</div>
<div>In questo nuovo quadro, vanno evidenziati non solo l’aumento della fecondità ma anche il realizzarsi di nuovi comportamenti riproduttivi. In particolare, va sottolineata la crescita della quota di nati da genitori non coniugati, passata dall’8,1% del 1995 al 19,6% del 2008 (oltre 102 mila nati). Nel Centro-nord, in particolare, i nati da genitori non coniugati sono poco meno di uno su quattro. La tendenza a formare una famiglia con figli al di fuori del vincolo istituzionale del matrimonio aumenta meno al Sud, verosimilmente per ragioni socio-culturali ed economiche. Questa scelta, infatti, può comportare una maggiore fragilità della famiglia rispetto al matrimonio e, pertanto, essa stenta a diffondersi dove le donne godono di minore indipendenza economica.</div>
<div>Focalizzando l’attenzione solo sulla componente italiana e osservando congiuntamente i valori riferiti alla diffusione di comportamenti familiari “innovativi” quali la quota di primi matrimoni civili e la quota di nascite al di fuori del matrimonio si nota innanzitutto una netta contrapposizione tra Centro-nord e Mezzogiorno. Tuttavia, si evidenziano anche alcune interessanti peculiarità. È il Trentino-Alto Adige a mostrare il massimo livello di entrambi gli indicatori. Il Veneto, tra le regioni del Centro-nord, è quello con i livelli più bassi, mettendo in luce, ancora una volta, un modello culturale e comportamentale di tipo più tradizionale. La Valle d’Aosta presenta poi una situazione particolare visto che a un alto livello di nati da genitori non coniugati entrambi italiani corrisponde una quota di primi matrimoni di italiani con rito civile più contenuta. Nelle regioni del Mezzogiorno, per i due indicatori considerati, si registrano valori tra loro abbastanza uniformi con l’eccezione della Sardegna che si inserisce, invece, a pieno titolo nel gruppo delle regioni più “moderne”, soprattutto per quanto concerne la quota di primi matrimoni di italiani con rito civile che va letta proprio in quanto specificità regionale.</div>
<div><strong>E quando la coppia scoppia?</strong></div>
<div>Infine, nel contesto di crescente secolarizzazione appena descritto non si può non tenere in considerazione anche un altro fenomeno che in Italia sembra mostrare oggi una timida convergenza verso modelli nord-europei: l’instabilità coniugale.</div>
<div>Nel 2008 le separazioni sono state 84 mila &nbsp;e i divorzi 54 mila, con un incremento rispettivamente del 3,4 e del 7,3 per cento rispetto all’anno precedente. I due fenomeni sono in continua crescita: nel 1995 si verificavano 158 separazioni e 80 divorzi ogni 1.000 matrimoni, nel 2008 si arriva a 286 separazioni e 179 divorzi. Anche il fenomeno dell’instabilità coniugale presenta situazioni molto diverse sul territorio: nel 2008 si va dal valore minimo di 186separazioni per 1.000 matrimoni che caratterizza il Sud al massimo osservato nel Nord-ovest (363 separazioni per 1.000 matrimoni).</div>
<div>La durata media del matrimonio al momento dell’iscrizione a ruolo del procedimento di separazione è di 15 anni, 18 anni in media per i divorzi. L’età media alla separazione è di circa 45 anni per i mariti e 41 per le mogli; in caso di divorzio raggiunge rispettivamente 46 e 43 anni. Questi valori sono venuti aumentando negli anni sia per una drastica diminuzione delle separazioni sotto i 30 anni – anche per effetto della posticipazione delle nozze verso età più mature – sia per un aumento delle separazioni con almeno uno sposo ultrasessantenne.</div>
<div><strong>In conclusione</strong></div>
<div>I comportamenti familiari e riproduttivi nel nostro paese stanno mutando. Questo sembra essere ormai un dato di fatto. Ma con quale velocità? Per rispondere a questa domanda non si può prescindere dall’immagine delle due Italie che ancora oggi sembra ben sintetizzare la contrapposizione tra differenti modelli culturali e comportamentali. Tuttavia l’interconnessione tra contesto e scelte relative alla famiglia (sia che si tratti di formarla, di allargarla con la nascita di un figlio o di scioglierne l’unione) sembra seguire un meccanismo di continua evoluzione e ricomposizione che da luogo a situazioni tra loro altamente differenziate.</div>
<div><strong>Per saperne di più</strong></div>
<div>Istat, <em>Natalità e fecondità della popolazione residente: caratteristiche e tendenze recenti</em>. <em>Anno 2008, </em>Statistiche in breve, 18 marzo 2010 (<a href="http://www.istat.it/">www.istat.it</a>)</div>
<div>Istat, <em>Il matrimonio in Italia</em>. <em>Anno 2008, </em>Statistiche in breve, 8 aprile 2010 (<a href="http://www.istat.it/">www.istat.it</a>)</div>
<div>Istat, <em>Separazioni e divorzi in Italia</em>. <em>Anno 2008, </em>Statistiche in breve, 21 luglio 2010 (<a href="http://www.istat.it/">www.istat.it</a>)</div>
<div>Terra Abrami V., <em>Matrimonio e dinamiche sociali in cambiamento</em>, Neodemos, articolo pubblicato il 20/05/2009</div>
<div>Le opinioni espresse in questo articolo sono quelle degli autori e non riflettono necessariamente quelle dell&#8217;Istat.</div>
<p>L'articolo <a href="https://www.neodemos.info/2010/09/29/matrimoni-un-fenomeno-in-via-di-mutamento-2/">Matrimoni: un fenomeno in via di mutamento?</a> proviene da <a href="https://www.neodemos.info">Neodemos</a>.</p>
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		<title>Famiglia tradizionale e nuove tipologie familiari a confronto</title>
		<link>https://www.neodemos.info/2010/09/29/famiglia-tradizionale-e-nuove-tipologie-familiari-a-confronto-2/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=famiglia-tradizionale-e-nuove-tipologie-familiari-a-confronto-2</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Guarneri]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Sep 2010 19:34:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Famiglie e Riproduzione]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[matrimoni]]></category>
		<category><![CDATA[matrimoni misti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Al di là dell’annosa questione se siano i mezzi di comunicazione a influenzare l’opinione pubblica o se questi siano lo specchio di ciò che avviene ... <a title="Famiglia tradizionale e nuove tipologie familiari a confronto" class="read-more" href="https://www.neodemos.info/2010/09/29/famiglia-tradizionale-e-nuove-tipologie-familiari-a-confronto-2/" aria-label="Per saperne di più su Famiglia tradizionale e nuove tipologie familiari a confronto">Leggi</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Al di là dell’annosa questione se siano i mezzi di comunicazione a influenzare l’opinione pubblica o se questi siano lo specchio di ciò che avviene nella società, oggi due importanti aziende multinazionali italiane del settore alimentare hanno scelto per le loro campagne pubblicitarie due modelli familiari (o si potrebbe anche chiamarli “target”) praticamente contrapposti.<br />
Da una parte troviamo lo spot con la famiglia riunita intorno alla tavola (di solito genitori sposati con due figli, un maschio ed una femmina) e che enfatizza il legame tra i prodotti pubblicizzati e i valori tradizionali della famiglia (insomma la classica famiglia del “Mulino Bianco”).<br />
Dall’altra troviamo una visione della famiglia più moderna e dinamica. A pubblicizzare i prodotti sono volti noti del mondo dello sport &#8211; spesso “<em>nuovi italiani</em>” di origine straniera &#8211; che trascorrono il loro tempo libero in compagnia dei figli o dei propri amici (si potrebbe definire la famiglia “Kinder”). Il “target” a cui si rivolgono è sicuramente più giovane e disancorato dal classico stereotipo della famiglia italiana.<br />
Abbandonando lo spunto suggerito dalla finzione e tornando nel mondo reale, oggi in Italia si osserva una compresenza di tipologie familiari tra loro profondamente differenziate. In particolare, se si prende in considerazione la distribuzione territoriale dei principali comportamenti demografici l’iconografia delle due Italie sembra fotografare bene i comportamenti familiari e riproduttivi nel nostro Paese. Il contesto di riferimento, infatti, gioca un ruolo essenziale nello studio della diffusione dei comportamenti meno tradizionali.<br />
<em>&nbsp;</em><br />
<strong>I “nuovi italiani” fanno famiglia</strong><br />
Tra le nuove tipologie familiari si segnala la crescita dei matrimoni in cui almeno uno dei due sposi è di cittadinanza straniera: quasi 37 mila nel 2008, il 15 per cento di tutte le celebrazioni. Il fenomeno è rilevante sia per il rapido incremento &#8211; erano solo il 5 per cento nel 1995 -, sia perché rappresenta uno degli indicatori più significativi del processo di integrazione delle comunità immigrate nel nostro Paese. I matrimoni misti (tra italiani/e e straniere/i) rappresentano i due terzi dei matrimoni con almeno uno sposo straniero: nel 2008 ammontano a oltre 24 mila celebrazioni.<br />
In questo fenomeno è forte il collegamento con la distribuzione della presenza straniera sul territorio. La quota di matrimoni con almeno uno sposo straniero è, infatti, più elevata al Nord e al Centro dove supera il 20 per cento delle unioni (rispettivamente 13,4 per cento e 12,2 per cento nel caso dei matrimoni misti). Al Sud e nelle Isole, al contrario, i matrimoni con almeno uno sposo straniero sono l’8,1 per cento e il 6,2 per cento del totale delle unioni (rispettivamente 4,0 per cento e 3,5 per cento nel caso dei matrimoni misti).<br />
Nelle sole coppie miste, la tipologia più frequente è quella in cui lo sposo è italiano e la sposa è straniera (7,4 per cento matrimoni a livello medio nazionale, per un totale di circa 18 mila nozze celebrate nel 2008, con punte del 9,9 per cento al Nord e 9,2 per cento al Centro). Le donne italiane che scelgono un partner straniero sono molto meno numerose (6.300 nel 2008, il 2,6 per cento del totale delle spose).<br />
L’acquisizione della cittadinanza per matrimonio (la modalità di acquisizione più diffusa in Italia) fa sì che, in tempi più o meno brevi, le coppie miste non saranno più tali. Si potrà a quel punto parlare, anche in termini prettamente giuridici, di “nuovi italiani”. Ma non solo. I “nuovi italiani” sono anche i figli di coppie miste (non necessariamente unite in matrimonio) che sono portatori di quello che viene definito un “background migratorio” e le seconde generazioni in senso stretto (figli di genitori entrambi stranieri) che a 18 anni, a legislazione vigente, potranno diventare italiani a tutti gli effetti.<br />
Le seconde generazioni (includendo per analogia anche chi è arrivato nel nostro paese in età prescolare) rappresentano una presenza sempre più rilevante; la parte più consistente di queste è costituita proprio dai nati in Italia da coppie di genitori stranieri: nel 2008 sono stati oltre 72 mila, pari al 12,6% del totale dei nati. Se a questi si sommano anche i nati italiani da coppie miste si sfiora “quota 100.000” nati da almeno un genitore straniero: un sesto del totale.<br />
&nbsp;<br />
<strong>Due o tre Italie</strong><br />
Per approfondire il tema dell’interazione della componente straniera con la popolazione autoctona, possibile variabile <em>proxy</em> del grado di integrazione, si possono esaminare due indicatori: da una parte, il rapporto tra &nbsp;matrimoni di coppie miste con i matrimoni di coppie italiane e, dall’altra, una misura analoga costruita considerando le nascite. Si tratta di indicatori pensati facendo riferimento, ancora una volta, alla contrapposizione tra “famiglia Kinder” e “famiglia Mulino Bianco”. I due cartogrammi appaiono in parte sovrapponibili ma non del tutto (Figura 1). Il gradiente Nord-Sud sembrerebbe funzionare meglio per le nascite che per i matrimoni dove si riscontrano alcune eccezioni. Si notino, ad esempio: i valori del Molise e della Calabria che si distanziano da quelli delle altre regioni del Sud; il Veneto, il Friuli-Venezia Giulia e la Valle d’Aosta si discostano, invece, dal gruppo delle regioni del Centro-nord (per Veneto e Valle d’Aosta questa stessa situazione si riscontra anche per i nati).<br />
Ovviamente questi due fenomeni, non solo geograficamente, ma anche concettualmente, in parte si sovrappongono. Circa il 60 per cento delle nascite da coppie miste nel 2008 proviene da genitori coniugati, anche se i due eventi demografici (matrimonio e nascita del figlio) non si verificano necessariamente nello stesso anno. Inoltre, per entrambi i fenomeni considerati, la geografia dei comportamenti familiari e riproduttivi che coinvolgono la popolazione immigrata ripercorrono grosso modo la geografia della presenza straniera in Italia.<br />
Ed è anche per questo che oggi, demograficamente parlando, il Centro Nord appare più vitale del Mezzogiorno: l&#8217;immigrazione dall&#8217;estero non solo &#8220;raddrizza&#8221;, almeno in parte, le distorsioni di una struttura per età molto invecchiata (Gianpiero Dalla Zuanna, Replacement migration in salsa veneta, <em>Neodemos</em>, 21/07/2010), ma contribuisce anche a sostenere una fecondità che, pur se ancora bassa, già oggi non è più inferiore a quella del Mezzogiorno (Marcantonio Caltabiano, La fecondità in Italia tra ripresa e declino, <em>Neodemos</em>, 21/04/2010).<br />
&nbsp;<br />
<strong>Per saperne di più</strong><br />
Istat, <em>Natalità e fecondità della popolazione residente: caratteristiche e tendenze recenti</em>. <em>Anno 2008, </em>Statistiche in breve, 18 marzo 2010 (<a href="http://www.istat.it/">www.istat.it</a>)<br />
Istat, <em>Il matrimonio in Italia</em>. <em>Anno 2008, </em>Statistiche in breve, 8 aprile 2010 (<a href="http://www.istat.it/">www.istat.it</a>)<br />
Terra Abrami V., <em>Matrimonio e dinamiche sociali in cambiamento</em>, Neodemos, articolo pubblicato il 20/05/2009<br />
&nbsp;</p>
<p>Le opinioni espresse in questo articolo sono quelle degli autori e non riflettono necessariamente quelle dell&#8217;Istat.</p>
<p><span> </span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.neodemos.info/2010/09/29/famiglia-tradizionale-e-nuove-tipologie-familiari-a-confronto-2/">Famiglia tradizionale e nuove tipologie familiari a confronto</a> proviene da <a href="https://www.neodemos.info">Neodemos</a>.</p>
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		<item>
		<title>“Tra i banchi di scuola”: alunni stranieri e italiani a confronto</title>
		<link>https://www.neodemos.info/2010/04/07/tra-i-banchi-di-scuola-alunni-stranieri-e-italiani-a-confronto/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=tra-i-banchi-di-scuola-alunni-stranieri-e-italiani-a-confronto</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Guarneri]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Apr 2010 19:01:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Istruzione e Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[immigrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[minori]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La scuola costituisce un luogo di osservazione privilegiato per cogliere i fattori che possono favorire o meno il processo di integrazione. La posizione relativa della seconda generazione di immigrati, cioè dei ragazzi nati in Italia da genitori nati all’estero e quelli che vi risiedono da oltre 10 anni, in merito all’inserimento scolastico è spesso considerata una robusta misura della integrazione del gruppo nel suo insieme.</p>
<p><strong>La riuscita scolastica</strong><br />
Sulla base dei risultati dell’indagine ITAGEN2<a name="_ednref1"></a>[1] (Casacchia, Natale, Paterno e Terzera, 2008; Dalla Zuanna, Farina e Strozza, 2009) a Roma e nel Lazio i figli di immigrati mostrano un rendimento a scuola meno brillante &#8211; con notevoli differenze se però si distinguono le varie generazioni &#8211; rispetto ai figli dei nati in Italia (distinti per estrazione sociale familiare in bassa, media e alta). I risultati migliori sono conseguiti &#8211; come nelle attese &#8211; dai figli di italiani di estrazione sociale alta, mentre per quelli di estrazione bassa il livello risulta più basso e simile a quello delle seconde generazioni (i ragazzi nati in Italia da genitori nati all’estero e quelli che vi risiedono da oltre 10 anni). Al solito, le donne conseguono risultati più brillanti, con la significativa eccezione degli alunni figli di italiani di estrazione sociale elevata per i quali invece emerge un netto vantaggio maschile (figura 1).<br />
Le differenze di genere si confermano anche nella lettura degli esiti scolastici secondo il paese di nascita dei genitori. Isolando le sei collettività più numerose emerge per le alunne il netto prevalere di quelle di origine filippina, ove una su tre è risultata promossa con ottimo (Figura 2). Il valore si riduce per Albania, Romania e Polonia mentre la percentuale si contrae notevolmente (5%) nel caso delle peruviane e diventa quasi nulla per le cinesi. Se si osserva la percentuale degli alunni con ottimo rendimento la situazione appare più equilibrata e emerge una migliore riuscita nel caso dei polacchi (Fig. 2).<br />
Nell’analisi si è accertato che a parità di condizione familiare, abitativa, sociale la storia migratoria degli alunni stranieri non esercita un effetto forte sulla riuscita scolastica. Accanto ai ragazzi entrati solo recentemente sul territorio nazionale, appaiono penalizzati anche i figli di coppia mista, e in quest’ultimo caso risulta difficile comprenderne il motivo.</p>
<p><strong>Le reti di amicizia</strong><br />
Nella dotazione di capitale sociale di ciascuno di noi un tassello importante è costituito dalle relazioni di amicizia intrecciate da ragazzo. La batteria di sette quesiti inserita nel questionario ITAGEN2 è stata concepita proprio con lo scopo di ricostruire la matrice completa delle relazioni esistenti all’interno delle singole classi.<br />
Con riferimento al quesito “Con chi parli dei tuoi problemi personali?” abbiamo posto a confronto, a titolo esemplificativo, due classi (una prima e una terza media). Si è notata una fortissima contrapposizione di genere a delineare una quasi totale mancanza di comunicazione tra ragazzi e ragazze, in un campo che appartiene alla sfera emotiva; relativamente ad altri aspetti, invece, la contrapposizione si è rivelata meno marcata. Probabilmente questo atteggiamento è anche dovuto a una questione linguistica; l’isolamento sembra, infatti, coinvolgere maggiormente i ragazzi figli di stranieri o di coppie miste. Le differenze di genere sembrano mostrarsi con maggiore evidenza nella prima media coerentemente con l’atteggiamento tipico dell’età in questione. I risultati emersi ci aiutano a fare luce sulle complesse dinamiche di socializzazione che si possono attivare all’interno di una classe e inducono a riflettere su quanto intensa risulti, nell’età adolescenziale, la differenza di genere.<br />
Infine, lo studio sulle relazioni amicali che gli alunni intessono al di fuori della scuola ha mostrato come i ragazzi stranieri non siano influenzati dalla cittadinanza nella scelta dei propri amici. Infatti, mentre gli italiani dichiarano per quasi il 90% di avere più amici della propria nazionalità, gli stranieri tendono ad avere più amici non italiani solo se vivono nel nostro paese da poco tempo. L’essere in Italia da molto tempo, l’aver frequentato coetanei italiani sin dalla tenera età (dall’asilo o dalle scuole elementari) indubbiamente facilita l’integrazione dei ragazzi stranieri, che si trovano ad essere maggiormente preparati ad affrontare quelle “barriere” che la società spesso frappone tra persone di differente provenienza geografica.</p>
<p><a href="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2010/04/fig.2_alunni_casacchia_natale_guarneri.jpg" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img decoding="async" class="size-medium wp-image alignright" src="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2010/04/fig.2_alunni_casacchia_natale_guarneri.jpg" alt="" width="300"></a></p>
<hr size="1" width="33%">
<p><a name="_edn1"></a>[1] Si tratta della prima indagine a livello nazionale, statisticamente rappresentativa, coordinata da Gianpiero Dalla Zuanna dell’Università di Padova. È stata svolta, con questionario auto compilato, intervistando gli alunni frequentanti la scuola secondaria di primo grado (scuola media) in 48 province italiane durante l’anno scolastico 2005/6 (in totale 21 mila ragazzi tra i quali circa la metà con almeno un genitore straniero). Nell’indagine svolta nella capitale e nel Lazio, realizzata congiuntamente dall’Università di Roma “La Sapienza” e dall’Università di Cassino, sono state coinvolte 26 scuole secondarie di primo grado e sono state raccolte nel complesso 2.138 interviste. Sull’analisi di altri risultati di ITAGEN2 su <a href="..//">www.neodemos.it</a> cfr. Dalla Zuanna,&nbsp;<a title="I nuovi ragazzi di Barbiana" href="http://www.neodemos.info/?p=2680">I nuovi ragazzi di Barbiana</a>; Laura Terzera &amp; Giulia Rivellini, <a title="Oltre la scuola … nuovi ingredienti nella ricetta dell’integrazione" href="http://www.neodemos.info/?p=1292">Oltre la scuola … nuovi ingredienti nella ricetta dell’integrazione</a>; Barban, <a title="I figli degli immigrati e la scelta della scuola superiore in Italia" href="http://www.neodemos.info/?p=2417">I figli degli immigrati e la scelta della scuola superiore in Italia</a>.<br />
<strong>Riferimenti bibliografici</strong><br />
Casacchia O., Natale L., Paterno A. e Terzera L. (a cura di) (2008) <em>Studiare insieme, crescere insieme? Un’indagine sulle seconde generazioni in dieci regioni italiane</em>, Franco Angeli, Fondazione ISMU, Milano.<br />
Casacchia O, Natale L., Guarneri A. (a cura di) (2009) <em>Tra i banchi di scuola. Alunni stranieri e italiani e Roma e nel Lazio</em>, Franco Angeli, Milano.<br />
Dalla Zuanna G., Farina P. e Strozza S. (2009) <em>Nuovi italiani. I giovani immigrati cambieranno il nostro paese?</em>, Il Mulino, Bologna.</p>
<p>Le opinioni espresse in questo articolo sono quelle degli autori, ma non coinvolgono le Istituzioni di appartenenza.</p>
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