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	<title>Odo Barsotti &#8226; Neodemos</title>
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	<description>Popolazione, società e politica</description>
	<lastBuildDate>Mon, 08 Jun 2026 12:59:29 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Odo Barsotti &#8226; Neodemos</title>
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	<item>
		<title>Identità culturale e rimesse degli immigrati. Prospettive per la cooperazione decentrata in Toscana (e non solo)</title>
		<link>https://www.neodemos.info/2026/05/15/identita-culturale-e-rimesse-degli-immigrati-prospettive-per-la-cooperazione-decentrata-in-toscana-e-non-solo/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=identita-culturale-e-rimesse-degli-immigrati-prospettive-per-la-cooperazione-decentrata-in-toscana-e-non-solo</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Odo Barsotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 May 2026 08:42:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[immigrati]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo aver mostrato che la doppia appartenenza culturale si associa a migliori condizioni occupazionali per gli immigrati in Toscana, Odo Barsotti e Moreno Toigo si ... <a title="Identità culturale e rimesse degli immigrati. Prospettive per la cooperazione decentrata in Toscana (e non solo)" class="read-more" href="https://www.neodemos.info/2026/05/15/identita-culturale-e-rimesse-degli-immigrati-prospettive-per-la-cooperazione-decentrata-in-toscana-e-non-solo/" aria-label="Per saperne di più su Identità culturale e rimesse degli immigrati. Prospettive per la cooperazione decentrata in Toscana (e non solo)">Leggi</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>Dopo aver mostrato che la doppia appartenenza culturale si associa a migliori condizioni occupazionali per gli immigrati in Toscana, Odo Barsotti e Moreno Toigo si chiedono ora quale profilo identitario favorisca la propensione a inviare rimesse nei paesi di origine. L&#8217;analisi, basata sulla stessa indagine del 2024, rivela che integrati e separati hanno, a parità di condizioni, una propensione analoga, ma che sono gli integrati &#8211; per stabilità economica, fiducia nelle istituzioni e capacità di muoversi tra due mondi culturali &#8211; i soggetti più idonei a partecipare a progetti di cooperazione decentrata capaci di indirizzare le rimesse verso impieghi produttivi e investimenti in capitale umano.</em></p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Doppia appartenenza, integrazione e sviluppo</strong></h3>



<p class="has-drop-cap">Il nesso tra rimesse dei migranti e sviluppo dei paesi di origine è al centro di un ampio dibattito internazionale. La ricerca ha mostrato che le rimesse possono alimentare sia consumi improduttivi sia investimenti in capitale umano, e che l&#8217;esito dipende in larga misura dal grado di inserimento dei migranti nella società ospitante e dalla qualità dei legami che mantengono con le comunità di provenienza.&nbsp;</p>



<p>In un precedente articolo (<a href="https://www.neodemos.info/2026/03/24/identita-culturale-e-occupazione-degli-immigrati-in-toscana/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Barsotti e Toigo, 2026</a>), abbiamo osservato come la doppia appartenenza sia l’identità culturale degli immigrati associata a migliori opportunità occupazionali (lavori stabili e regolari).&nbsp;</p>



<p>Questo articolo, che ne costituisce la naturale continuazione, esplora quale profilo di identità culturale favorisca la propensione a fare rimesse e, dunque, la possibilità di coinvolgere i migranti in progetti di cooperazione decentrata.</p>



<p>Riteniamo infatti che combinando gli esiti delle due analisi, si possano offrire utili spunti di riflessione per orientare la politica migratoria e di inserimento degli immigrati nel contesto socio-culturale di accoglimento e insieme promuovere progetti di cooperazione decentrata e partecipativa che indirizzino le rimesse verso impieghi produttivi e di crescita del capitale umano e sociale nelle regioni di origine.</p>



<p>Anche in questo articolo ci avvaliamo dell’indagine “Integrazione dei cittadini di origine straniera in Toscana”, promossa dall’Osservatorio sociale della Regione Toscana e condotta dalla Società Simurg nel periodo agosto-settembre 2024, che ha raccolto 1.325 interviste di soggetti in età tra 16 e 64 anni.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Identità culturale: l’effetto sulla probabilità di fare rimesse</strong></h3>



<p>Il profilo identitario, in particolare quello che si identifica con maggiori legami con il paese di origine e scarsi o nulli con quello di accoglienza, influisce sulla propensione a fare rimesse. La Figura 1 mostra le percentuali grezze di intervistati che inviano rimesse per i tre profili identitari che abbiamo utilizzato nel precedente articolo<sup>1</sup>. Come si osserva, la percentuale di chi invia rimesse è più elevata tra i <em>Separati/Marginalizzati</em> (62,6%), più bassa tra gli <em>Assimilati</em> (51,6%), con gli <em>Integrati</em> in posizione intermedia (57,6%).&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/05/Figura-1-mostra-le-percentuali-grezze-di-intervistati-che-inviano-rimesse-per-i-tre-profili-.jpg" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="457" src="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/05/Figura-1-mostra-le-percentuali-grezze-di-intervistati-che-inviano-rimesse-per-i-tre-profili--1024x457.jpg" alt="" class="wp-image-24123" srcset="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/05/Figura-1-mostra-le-percentuali-grezze-di-intervistati-che-inviano-rimesse-per-i-tre-profili--1024x457.jpg 1024w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/05/Figura-1-mostra-le-percentuali-grezze-di-intervistati-che-inviano-rimesse-per-i-tre-profili--300x134.jpg 300w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/05/Figura-1-mostra-le-percentuali-grezze-di-intervistati-che-inviano-rimesse-per-i-tre-profili--768x342.jpg 768w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/05/Figura-1-mostra-le-percentuali-grezze-di-intervistati-che-inviano-rimesse-per-i-tre-profili-.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>Queste differenze, tuttavia, riflettono anche l&#8217;effetto di altre caratteristiche degli intervistati (condizione economica, legami familiari, progetto migratorio) che occorre tenere sotto controllo per isolare il ruolo specifico dell&#8217;identità culturale.&nbsp;</p>



<p>Abbiamo, perciò, ritenuto appropriato affidarci a un modello di regressione logistica, nel quale la variabile dipendente (dicotomica) “invio di denaro nel paese di origine” viene espressa in funzione di variabili proxy delle caratteristiche individuali degli immigrati, della loro condizione economica, del radicamento nell’ambiente di accoglienza, dei legami con il paese di origine. Tra le variabili espressione del radicamento abbiamo incluso naturalmente l’identità culturale percepita, distinta nei tre profili: <em>integrati, assimilati, separati/marginalizzati</em>, quest’ultimo assunto come riferimento per il confronto con gli altri due.</p>



<p>Nella Tabella 1, si riportano solo i risultati riferiti alle variabili predittive i cui coefficienti sono significativi a un livello di significatività inferiore al 10% (otto lo sono a un livello inferiore al 5%), con l’aggiunta, però, della modalità <em>integrati</em> della variabile tricotomica “identità culturale,” con coefficiente non significativo. Le altre nove variabili sono tutte dicotomiche e per ciascuna di esse è indicata la categoria di riferimento per il confronto.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/05/Tabella-1-Variabili-predittive-della-probabilita-di-fare-rimesse-da-parte-dei-cittadini-di-origine-straniera-intervistati-in-Toscana-nel-2024-con-coefficienti-significativi.jpg" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img decoding="async" width="1024" height="515" src="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/05/Tabella-1-Variabili-predittive-della-probabilita-di-fare-rimesse-da-parte-dei-cittadini-di-origine-straniera-intervistati-in-Toscana-nel-2024-con-coefficienti-significativi-1024x515.jpg" alt="" class="wp-image-24124" srcset="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/05/Tabella-1-Variabili-predittive-della-probabilita-di-fare-rimesse-da-parte-dei-cittadini-di-origine-straniera-intervistati-in-Toscana-nel-2024-con-coefficienti-significativi-1024x515.jpg 1024w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/05/Tabella-1-Variabili-predittive-della-probabilita-di-fare-rimesse-da-parte-dei-cittadini-di-origine-straniera-intervistati-in-Toscana-nel-2024-con-coefficienti-significativi-300x151.jpg 300w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/05/Tabella-1-Variabili-predittive-della-probabilita-di-fare-rimesse-da-parte-dei-cittadini-di-origine-straniera-intervistati-in-Toscana-nel-2024-con-coefficienti-significativi-768x386.jpg 768w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/05/Tabella-1-Variabili-predittive-della-probabilita-di-fare-rimesse-da-parte-dei-cittadini-di-origine-straniera-intervistati-in-Toscana-nel-2024-con-coefficienti-significativi.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>In questa sede, per i fini che ci siamo proposti, ci soffermiamo ad analizzare nel dettaglio gli effetti netti della variabile “identità culturale”, per verificare in particolare se e come essi si modifichino rispetto agli esiti dei tassi grezzi riportati nella Figura 1.&nbsp;</p>



<p>Ci limitiamo solo a osservare come, <em>ceteris paribus</em>, le variabili significative che rappresentano aspetti della condizione economica (occupazione e reddito) aumentino la probabilità di fare rimesse (rispetto a non farle); come, invece la riducano le variabili espressione del radicamento nell’ambiente di accoglienza (convivenza con la famiglia, figli in Italia, cittadinanza, assimilati); come infine la probabilità di fare rimesse sia associata positivamente con differenti modalità di trasferimento di risorse nel paese di origine (portare denaro e beni in occasione dei ritorni).</p>



<p>Il segno negativo del coefficiente Beta riferito agli <em>assimilati,</em> indica che tra gli immigrati che si auto-percepiscono appartenenti solo alla cultura italiana la probabilità di fare rimesse, rispetto a non farle, è significativamente più bassa dell’analoga probabilità tra i <em>separati/marginalizzati</em> (ExpBeta=0,629), ossia tra coloro che si auto-percepiscono come appartenenti solo alla cultura di origine o non appartenenti né all’una né all’altra. Questo sottintende un riequilibrio delle loro priorità economiche verso l’Italia, oppure, ma meno probabilmente, trasferimenti di altro tipo (rimesse informali e immateriali) che però non siamo in grado di identificare.</p>



<p>Il risultato della regressione associa invece al coefficiente Beta (-0,042) della modalità <em>Integrati</em> della variabile “Identità culturale”, cioè l’appartenenza a entrambe le culture italiana e di origine, una significatività (0,823) lontanissima dal livello del 10%, che si è convenuto non debba essere raggiunto per considerare significativi i coefficienti stimati dal modello. Si può dunque affermare (ExpBeta=0,959, in pratica uguale a 1) che, quando si tengono sotto controllo gli effetti di tutti gli altri predittori inseriti nel modello, la differenza osservata tra le propensioni lorde (Figura 1) viene meno, ossia la probabilità di fare rimesse degli <em>integrati</em> è sostanzialmente uguale a quella dei <em>separati/marginalizzati</em>.&nbsp;</p>



<p>E allora se la maggiore attitudine “netta” a fare rimesse è considerata la concreta manifestazione degli interessi e degli obblighi che l’immigrato intende mantenere con il proprio ambiente di origine, possiamo dire che sembrerebbe indifferente fare più affidamento sugli immigrati dell’una o dell’altra identità culturale (<em>integrati o separati</em>) per farli partecipi a iniziative di cooperazione decentrata che indirizzino le rimesse verso attività produttive e verso investimenti in capitale umano.&nbsp;</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>A parità di propensione, perché puntare sugli integrati?</strong></h3>



<p>A parità di propensione a fare rimesse, sono però le condizioni materiali e relazionali a fare la differenza. E queste appaiono meno favorevoli per i <em>separati</em>. In primo luogo, perché essi sperimentano uno status socio-economico meno buono rispetto agli <em>integrati</em>: sono più spesso occupati in modo precario o privi di occupazione (oltre la metà contro un terzo degli <em>integrati</em>). Con più difficoltà, anche se lo volessero, riuscirebbero perciò a sostenere progetti di cooperazione decentrata che richiedono risorse finanziarie stabili e per durate non brevi. Ma soprattutto sono meno idonei perché sono progetti che esigono, per la loro stessa natura, fiducia nel sistema politico, sociale e culturale italiano, che più difficilmente si prova se in quel contesto ci si sente estranei.&nbsp;</p>



<p>A questo proposito è interessante osservare (Tabella 1) che tra coloro che hanno manifestato “interesse verso iniziative rivolte agli immigrati della Regione Toscana”<sup>2</sup>, e implicitamente fiducia nell’Istituzione, la probabilità di fare rimesse, rispetto a non farle, è molto maggiore dell’analoga probabilità tra coloro che non si sono espressi (aumenta l’Odds di quasi 3 volte). Questa forte associazione, seppure non possa essere interpretata come una relazione diretta di causa-effetto, ha evidenti implicazioni pratiche perché offre alla Regione soggetti che si percepiscono come interlocutori legittimi delle istituzioni e non in senso astratto, ma concretamente, potrebbero essere disponibili ad agire dentro reti e progetti comunitari.&nbsp;</p>



<p>Infine la doppia appartenenza fa degli <em>integrati</em> soggetti con un profilo identitario transnazionale, che consente loro “di muoversi con più facilità tra due mondi culturali” (<a href="https://www.neodemos.info/2025/09/19/identita-culturale-e-occupabilita-degli-immigrati-in-italia/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Buonomo et al., 2025</a>). Di mantenere e sviluppare, quindi, una rete di rapporti tra gli ambienti di accoglienza e di origine di natura non solo economica ma anche sociale e culturale. Questa è una condizione fondamentale nell’architettura dei progetti di cooperazione decentrata, per la cui descrizione si rimanda a un nostro precedente articolo (<a href="https://www.neodemos.info/2024/06/21/per-aiutarli-a-casa-loro/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Barsotti e Toigo, 2024</a>) e in particolare alla Figura 1.&nbsp;</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Ma il sogno potrebbe diventare realtà?</strong></h3>



<p>Le tendenze rilevate paiono evidenti e plausibili. Suggeriscono che le autorità politiche e le istituzionali in generale dovrebbero promuovere la doppia appartenenza perché il mantenimento della cultura di origine non ostacola affatto, anzi favorisce la stabilità occupazionale e l’inclusione nella società di accoglienza, e contestualmente è la condizione più favorevole per sostenere e realizzare progetti di cooperazione decentrata individuali e comunitari nei quali gli immigrati partecipino attivamente come agenti di sviluppo delle loro regioni di origine.</p>



<p>Perché la doppia appartenenza diventi un effettivo motore di crescita e cooperazione, occorre che si verifichino alcune condizioni: politiche migratorie che promuovano attivamente l&#8217;integrazione senza richiedere la rinuncia alla cultura di origine; percorsi di inserimento lavorativo stabile che consentano ai migranti di risparmiare e progettare; un quadro istituzionale &#8211; a livello regionale e locale &#8211; capace di intercettare la disponibilità degli immigrati a partecipare, trasformandola in progetti concreti di cooperazione decentrata. Solo così il migrante può essere riconosciuto come ponte tra due società e agente di uno sviluppo che produce benefici sia nelle aree di origine che in quelle di adozione.</p>



<p>Avevamo concluso l’articolo richiamato sopra, domandandoci se questa “filosofia” fosse soltanto un sogno. Ora abbiamo qualche speranza in più che il sogno possa diventare realtà.&nbsp;</p>



<p>Confidiamo che il Governo regionale toscano, da poco eletto, rifletta sui risultati dell’indagine promossa dal suo stesso Osservatorio sociale in collaborazione con l’ANCI toscana, consideri che poco meno di un quinto degli immigrati intervistati, nonostante il questionario fosse anonimo, ha lasciato il proprio recapito, mostrando interesse a essere coinvolto in future iniziative regionali rivolte agli immigrati e magari …</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Note</strong></h3>



<p><sup>1</sup>Come nel precedente articolo (<a href="https://www.neodemos.info/2026/03/24/identita-culturale-e-occupazione-degli-immigrati-in-toscana/">Barsotti e Toigo, 2026</a>), i profili dei <em>separati</em> e dei <em>marginalizzati</em> sono stati accorpati per la scarsa numerosità dei secondi.</p>



<p><sup>2</sup>Nel questionario è stata posta agli intervistati questa domanda: “Sei interessato ad essere informato e coinvolto dalla Regione Toscana in progetti che riguardano i cittadini stranieri?”</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Ti potrebbero interessare anche </strong></h3>



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		<title>Identità culturale e occupazione degli immigrati in Toscana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Odo Barsotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 07:26:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[immigrati]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Toscana]]></category>
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<p><em>I dati di una ricerca del 2024 sull&#8217;integrazione dei migranti in Toscana confermano un&#8217;evidenza già emersa a livello nazionale: i migranti che si sentono legati sia alla cultura italiana sia a quella del paese di origine mostrano condizioni occupazionali più stabili rispetto a chi si identifica con una sola delle due culture o con nessuna. Il risultato osservato da Odo Barsotti e Moreno Toigo offre un nuovo argomento empirico per riaprire il dibattito sulle politiche migratorie, al di là della contrapposizione abituale tra assimilazione e multiculturalismo.</em></p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>La doppia appartenenza favorisce l’occupazione degli immigrati?</strong></h3>



<p class="has-drop-cap">Il dibattito sull&#8217;immigrazione spesso è polarizzato. Una delle dicotomie più ricorrenti, non solo nel dibattito pubblico, è quella tra assimilazione e multiculturalismo. L&#8217;assimilazione, ovvero la piena adesione ai modelli culturali e sociali del paese di immigrazione e il distacco dalla cultura del paese di origine, viene considerata alternativa al riconoscimento istituzionale della pluralità culturale. Il multiculturalismo, ovvero il riconoscimento della diversità culturale come risorsa entro una cornice civica condivisa viene invece spesso visto come un ostacolo ad una reale integrazione ed un fattore di potenziale conflitto sociale e di esclusione, benché nel corso degli anni molti ricercatori ne abbiano evidenziato i vantaggi sociali ed economici<sup>1</sup>. In questo dibattito si inserisce il concetto di “doppia appartenenza”, che descrive la strategia identitaria di chi mantiene legami con la cultura di origine integrando al contempo quella del paese di accoglienza, e che la ricerca empirica ha associato agli esiti di integrazione più favorevoli.</p>



<p><a></a>In questa prospettiva, stimolati dall’interessante articolo di Buonomo, Capecchi, Di Iorio e Strozza (Neodemos, “<a href="https://www.neodemos.info/2025/09/19/identita-culturale-e-occupabilita-degli-immigrati-in-italia/">Identità culturale e occupabilità degli immigrati in Italia</a>”) ci siamo chiesti se ancora oggi la doppia appartenenza, alla cultura italiana e a quella del paese di origine, rappresenti per gli immigrati la condizione identitaria più vantaggiosa in termini occupazionali, così come osservato dagli autori in base ai dati Istat su “Condizione e Integrazione sociale dei Cittadini Stranieri” raccolti, ben 12 anni prima, nel biennio 2011-2012.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Evidenze di una recente ricerca</strong></h3>



<p>Per “cercare” la risposta, abbiamo approfittato della disponibilità dei dati della recente indagine “<a href="https://www.regione.toscana.it/documents/d/guest/rapporto-sull-immigrazione-in-toscana-2024-pdf">Integrazione dei cittadini di origine straniera in Toscana</a>”, promossa dall’Osservatorio Sociale della Regione Toscana in collaborazione con ANCI Toscana, condotta dalla Società Simurg nel periodo agosto-settembre 2024. Sono state raccolte 1.325 interviste valide, rilasciate da soggetti in età da lavoro tra 16 e 64 anni<sup>2</sup>.</p>



<p>Si sono ripresi i quattro profili di identità culturale da loro proposti (<em>integrati, assimilati, separati e marginalizzati</em>), che però sono stati distinti solo in base alla auto-identificazione degli immigrati, combinando le risposte alla domanda sul senso di appartenenza alla cultura italiana con quelle sul senso di appartenenza alla cultura del paese di origine<sup>3</sup>. Così, <em>gli integrati</em> (69,7%) sono coloro che si sentono di appartenere molto/abbastanza ad entrambe le culture, italiana e di origine;<em> gli assimilati</em> (14,3%), coloro che si sentono di appartenere molto/abbastanza alla cultura italiana e poco/per nulla a quella di origine; i <em>separati </em>(12,5%), coloro che si sentono di appartenere molto/abbastanza alla cultura di origine e poco/per nulla a quella italiana; i <em>marginalizzati</em> (3,5%), coloro che sentono di appartenere poco o per nulla a entrambe le culture. La figura seguente sintetizza la dimensione e le caratteristiche dei quattro profili di identità culturale individuati dall’indagine.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="765" src="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/03/odo_Barsotti_profili_identita-1024x765.jpg" alt="" class="wp-image-23894" srcset="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/03/odo_Barsotti_profili_identita-1024x765.jpg 1024w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/03/odo_Barsotti_profili_identita-300x224.jpg 300w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/03/odo_Barsotti_profili_identita-768x574.jpg 768w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/03/odo_Barsotti_profili_identita.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Abbiamo quindi combinato i profili identitari<sup>4</sup>, con la condizione occupazionale<sup>5</sup>. La Figura 1 sintetizza graficamente i risultati e la tabella 1 li riporta insieme agli <em>odds ratio</em>.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="474" src="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/03/Figura-1-Percentuale-di-occupati-stabili-per-profilo-di-identita-culturale-degli-immigrati-in-Toscana-1024x474.jpg" alt="" class="wp-image-23895" srcset="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/03/Figura-1-Percentuale-di-occupati-stabili-per-profilo-di-identita-culturale-degli-immigrati-in-Toscana-1024x474.jpg 1024w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/03/Figura-1-Percentuale-di-occupati-stabili-per-profilo-di-identita-culturale-degli-immigrati-in-Toscana-300x139.jpg 300w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/03/Figura-1-Percentuale-di-occupati-stabili-per-profilo-di-identita-culturale-degli-immigrati-in-Toscana-768x355.jpg 768w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/03/Figura-1-Percentuale-di-occupati-stabili-per-profilo-di-identita-culturale-degli-immigrati-in-Toscana.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="232" src="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/03/Tabella-1-Identita-culturale-e-condizione-occupazionale-stabile-e-regolare-dei-cittadini-di-origine-straniera-in-Toscana-1024x232.jpg" alt="" class="wp-image-23896" srcset="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/03/Tabella-1-Identita-culturale-e-condizione-occupazionale-stabile-e-regolare-dei-cittadini-di-origine-straniera-in-Toscana-1024x232.jpg 1024w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/03/Tabella-1-Identita-culturale-e-condizione-occupazionale-stabile-e-regolare-dei-cittadini-di-origine-straniera-in-Toscana-300x68.jpg 300w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/03/Tabella-1-Identita-culturale-e-condizione-occupazionale-stabile-e-regolare-dei-cittadini-di-origine-straniera-in-Toscana-768x174.jpg 768w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/03/Tabella-1-Identita-culturale-e-condizione-occupazionale-stabile-e-regolare-dei-cittadini-di-origine-straniera-in-Toscana.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Come si vede, tra gli <em>integrati</em>, gli occupati in modo stabile e regolare sono quasi il doppio (1,92 volte) degli occupati in modo irregolare, senza garanzie o dei privi di lavoro; il rapporto scende a 1,64 tra gli <em>assimilati</em> e si ribalta (0,83) tra <em>i separati/marginalizzati</em>. Tra gli immigrati che comunque non si sentono di appartenere alla cultura italiana sono, dunque, più frequenti (di 1/5) i lavori irregolari, la disoccupazione o l’inattività rispetto ai lavori stabili e garantiti.</p>



<p>Gli Odds Ratio indicano che la probabilità degli <em>integrati</em> di avere un’occupazione stabile e regolare (rispetto a non averla) è chiaramente maggiore rispetto a quella degli <em>assimilati </em>e dei <em>separati/marginalizzati</em>, che hanno probabilità rispettivamente inferiori del 14 e del 57% di quelli registrati tra i primi.<strong><br></strong></p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>In conclusione</strong></h3>



<p>La diversità nei criteri di classificazione &#8211; il nostro, più grezzo, si basa solo sull’auto-identificazione, il loro, più articolato, combina l’autopercezione con “comportamenti osservabili” &#8211; impone che il confronto debba essere accolto con qualche cautela<strong>.</strong></p>



<p>Riteniamo comunque che l’analisi, per quanto sommaria, offra indizi attendibili di come anche oggi (2024), a distanza di 12 anni, la condizione identitaria più favorevole in termini occupazionali, ossia la probabilità di avere un inserimento stabile e regolare nel mercato del lavoro, quanto meno in Toscana, sia ancora la doppia appartenenza. Pertanto, possiamo concludere con le loro conclusioni “le politiche di integrazione non dovrebbero temere la conservazione delle culture di origine”, anzi dovrebbero promuovere la doppia appartenenza, che “consenta agli individui di muoversi con più facilità tra due mondi culturali”. Ma su quest’ultima considerazione avremo modo di tornare.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Note</strong></h3>



<p><sup>1</sup> Per una breve rassegna sul tema: Kymlicka, W. (2012). Multiculturalism: Success, Failure, and the Future. Migration Policy Institute. (<a href="https://www.migrationpolicy.org/sites/default/files/publications/TCM-Multiculturalism-Web.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.migrationpolicy.org/sites/default/files/publications/TCM-Multiculturalism-Web.pdf</a>)</p>



<p><sup>2</sup> La metodologia di somministrazione dei questionari (CAWI) ha verosimilmente prodotto fenomeni di autoselezione degli intervistati che hanno determinato un campione un po’ sbilanciato verso la componente più strutturata della popolazione straniera (laureati, giovani-adulti). Dato il numero elevato delle osservazioni, riteniamo comunque che il campione consenta di descrivere confronti e associazioni statistiche attendibili, e di evidenziare tendenze plausibili.</p>



<p><sup>3</sup> Nell’articolo citato gli autori si sono ispirati all’“Ethnosizer”, un indicatore multidimensionale che combina l’auto-percezione con comportamenti osservabili, adattandolo alle specificità italiane.</p>



<p><sup>4</sup> Abbiamo considerando congiuntamente i <em>separati</em> e i <em>marginalizzati </em>per la scarsa numerosità dei secondi. La forte preminenza degli integrati e la bassa frequenza dei marginalizzati può essere conseguenza, in qualche misura, dello sbilanciamento del campione verso la componente più strutturata della popolazione straniera.</p>



<p><sup>5</sup> Nel nostro articolo abbiamo considerato come condizione occupazionale favorevole la probabilità di avere un lavoro stabile e regolare, nel lavoro di Buonomo e altri la probabilità di essere occupato.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.neodemos.info/2026/03/24/identita-culturale-e-occupazione-degli-immigrati-in-toscana/">Identità culturale e occupazione degli immigrati in Toscana</a> proviene da <a href="https://www.neodemos.info">Neodemos</a>.</p>
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		<title>Per aiutarli a casa loro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Odo Barsotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Jun 2024 08:31:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geodemografia]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[migrazioni]]></category>
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<p><em>In questo secondo articolo, “Per aiutarli a casa loro”, Barsotti e Toigo disegnano un modello di relazioni tra aree di immigrazione e aree di provenienza capace di promuovere azioni di sostegno a progetti individuali e associativi degli immigrati che orientino le rimesse verso impieghi produttivi e di crescita del capitale sociale e umano.</em></p>



<p class="has-drop-cap">La contaminazione tra i due ambienti, quello ospitante e quello di origine, che l’immigrato determina tessendo e sviluppando una rete di rapporti economici, sociali e culturali, dà forma e contenuto al suo spazio sociale. È in questo spazio che possono essere promosse azioni di sostegno a progetti individuali e associativi degli immigrati che orientino le rimesse verso impieghi produttivi e di crescita del capitale sociale e umano. E così mentre ci facciamo aiutare a casa nostra li aiutiamo a casa loro. In che modo è possibile raggiungere questo obiettivo?&nbsp;</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Una proposta: la cooperazione decentrata</strong></h3>



<p>Già agli inizi degli anni novanta del secolo scorso, il bel testo “Le risorse umane del mediterraneo”, sempre attuale, curato da Massimo Livi Bacci e Fosca Martuzzi Veronesi, conteneva preziose e lungimiranti proposte per la programmazione di politiche che potessero gestire le conseguenze degli inevitabili squilibri tra le sponde sud e nord del Mediterraneo, in modo da attenuarne l’impatto politico e sociale, creando al tempo stesso le condizioni perché le politiche migratorie si saldassero a una strategia di cooperazione tra le due sponde, orientata allo sviluppo reciproco e alla democrazia<sup>1</sup>. Qualche anno dopo l’OCDE sosteneva la necessità di promuovere e sviluppare progetti di cooperazione decentrata e suggeriva come favorire la partecipazione a livello locale dei migranti<sup>2</sup>. Dal 2006, con il rapporto del Segretario Generale all’Assemblea Generale ONU<sup>3</sup>, è aumentata l&#8217;attenzione sul legame tra migrazioni e sviluppo e la consapevolezza che i flussi migratori, se ben gestiti, portano benefici economici e sociali per i paesi di origine e destinazione. È ormai riconosciuto dalle principali organizzazioni internazionali, Unione Europea (UE) inclusa, che è possibile ed auspicabile innescare processi di co-sviluppo a triplice vantaggio, <em>triple win</em>: dei migranti e dei due paesi collegati dalla loro presenza<sup>4</sup>.<br>È questa la prospettiva in cui si colloca la proposta operativa di cooperazione decentrata che di seguito suggeriamo<sup>5</sup>.<br>Le relazioni (catene migratorie) già esistenti tra i due contesti (casa nostra e casa loro), che gradualmente si intensificano per l’aggiunta dei nuovi venuti, creano condizioni propizie per avviare progetti di cooperazione decentrata e partecipativa che veda il migrante stesso come agente di sviluppo.&nbsp;<br>Egli sarebbe dunque considerato anche il fulcro di ipotesi progettuali di sviluppo nei luoghi che ha lasciato. Se lavora regolarmente e in maniera stabile, può risparmiare, inviare denaro alla famiglia e soprattutto può progettare il proprio futuro. Da sempre, le rimesse che egli invia costituiscono una risorsa fondamentale per i paesi in via di sviluppo, spesso superiore all’aiuto internazionale.</p>



<p>Solo considerando i canali ufficiali, nel 2023 gli immigrati in Toscana (a metà anno 2023 i cittadini stranieri residenti nella regione erano 422.521) hanno inviato verso i paesi di origine 673,1 milioni di euro (in media 1.593 euro per cittadino straniero residente). La cifra, per quanto consistente, sottostima la dimensione reale del fenomeno perché esclude le rimesse monetarie attraverso i canali informali, i beni inviati e quelli portati in occasione dei periodici rientri in patria<sup>6</sup>.</p>



<p>Tuttavia, tali ingenti flussi di denaro non sempre producono effetti positivi nei territori di origine, anzi, talvolta, incentivano la rendita improduttiva, i consumi voluttuari, l’inflazione e la speculazione edilizia. Coinvolgere i migranti in progetti di cooperazione decentrata può quindi diventare una strategia efficace per valorizzare il potenziale di sviluppo delle rimesse. La garanzia più efficace del successo di un progetto di cooperazione decentrata orientato a investimenti produttivi e in capitale umano è che il soggetto si impegni direttamente, finanziandolo in parte con il proprio risparmio e che ne sia il principale artefice e attore. Gli interventi “esterni”, dunque, devono non solo accordare dei finanziamenti integrativi ma soprattutto offrire dei servizi reali alle attività produttive o alla valorizzazione delle risorse umane, in termini di formazione professionale, manageriale e imprenditoriale, di tecnologie appropriate, di ricerche di mercato, di consulenze tecniche e giuridiche. Questi servizi potrebbero essere previsti nel quadro di accordi realizzati dalle Amministrazioni locali (Regioni, Governatorati, Province, Comuni) nelle località di origine e nelle località di accoglimento dei soggetti, utilizzando le relazioni già esistenti stabilite dagli stessi migranti, che rappresentano dei veri ponti tra le due società. Ed avvalersi della collaborazione e dell’impegno diretto, nelle varie fasi di attuazione del progetto, di ONG, imprese, Associazioni di categoria, strutture universitarie, Associazioni di immigrati. Queste ultime, in particolare, potrebbero sviluppare una azione di grande rilievo per trasformare una molteplicità di strategie individuali e familiari in una strategia di comunità per uno sviluppo partecipativo realmente conforme alle esigenze delle popolazioni.</p>



<p>Vale la pena precisare che la cooperazione decentrata non intende affatto contrapporsi alla più tradizionale cooperazione internazionale, che in genere riguarda progetti di grandi dimensioni, ma piuttosto integrarla con progetti numerosi di piccole e medie dimensioni. Nella figura 1 si propone uno schema che contiene i vari passaggi per realizzare un’ipotetica strategia locale di cooperazione decentrata e partecipativa.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="971" src="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2024/06/Figura-1-Un-modello-di-cooperazione-decentrata-e-partecipativa-che-valorizzi-i-legami-creati-dai-migranti--1024x971.jpg" alt="" class="wp-image-21529" srcset="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2024/06/Figura-1-Un-modello-di-cooperazione-decentrata-e-partecipativa-che-valorizzi-i-legami-creati-dai-migranti--1024x971.jpg 1024w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2024/06/Figura-1-Un-modello-di-cooperazione-decentrata-e-partecipativa-che-valorizzi-i-legami-creati-dai-migranti--300x285.jpg 300w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2024/06/Figura-1-Un-modello-di-cooperazione-decentrata-e-partecipativa-che-valorizzi-i-legami-creati-dai-migranti--768x728.jpg 768w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2024/06/Figura-1-Un-modello-di-cooperazione-decentrata-e-partecipativa-che-valorizzi-i-legami-creati-dai-migranti-.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Tra sogno e realtà</strong></h3>



<p>È facile rendersi conto che una “filosofia” di tale portata possa apparire utopica. Eppure, di fronte alla inevitabilità delle (im)migrazioni e al rischio di un’ulteriore dilatazione dei flussi irregolari, l’unica strategia realistica è proprio quella che, combinando politica di immigrazione e politica di cooperazione, tenda a rendere permeabili, e quindi conciliabili, le une e le altre culture.</p>



<p>Un sogno: questa filosofia è fatta propria dalla compagine governativa, dai Ministeri competenti, dalle Regioni, dalle Autonomie locali. È presa in considerazione dalla stessa UE. Si insinua nel piano Mattei. Fioriscono e si diffondono, con convinzione e tenacia, in contesti territoriali sempre più numerosi del nostro paese fenomeni di forte reciproca integrazione tra noi e loro (cittadini, non più estranei) e, in un sistema circolare positivo, si realizzano sempre più numerosi progetti di cooperazione decentrata e partecipativa in molte zone nei loro paesi. E contestualmente ora i nostri mercati locali del lavoro tendono a diventare in equilibrio, soffrono sempre meno di insufficienza di offerta. Certo è passato un po&#8217; di tempo, ma quello che poteva sembrare solo uno slogan sta diventando realtà: “davvero ci aiutano a casa nostra e noi davvero li aiutiamo in casa loro”. Ma è soltanto un sogno?</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Per saperne di più</strong></h3>



<p>Odo Barsotti e Moreno Toigo &#8211; <a href="https://www.neodemos.info/2024/06/18/facciamoci-aiutare-in-casa-nostra/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Facciamoci aiutare in casa nostra…</a> &#8211;  Neodemos, Giugno 2024</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Note</strong></h3>



<p><sup>1</sup>Livi Bacci M. e Martuzzi Veronesi F. (a cura di), <em>Le risorse umane del Mediterraneo. Popolazione e società al crocevia tra Nord e Sud</em>, Il Mulino, Bologna, 1990.</p>



<p><sup>2</sup>OCDE, <em>Migration et développement</em>, Paris, Centre de développement, 1994; OCDE, “Per une reconnaissance des migrants comme partenaires de la cooperation internationale”, Riunione di esperti tenuta al Centro di Sviluppo dell’OCDE, 26-27gennaio 1995.</p>



<p><sup>3</sup>International Migration and Development (A/60/871), 18 maggio 2006, Rapporto del Segretario Generale all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.</p>



<p><sup>4</sup>Per una sintesi del dibattito su questo tema: Sergi N., <a href="https://www.academia.edu/19803944/Immigrazione_e_Cooperazione_Internazionale_per_lo_Sviluppo" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Migrazioni e cooperazione internazionale per lo sviluppo</a>. Analisi e spunti di riflessione, Ottobre 2014 </p>



<p><sup>5</sup>Una proposta che sostanzialmente riprende quella che avevamo già sviluppato nei primi anni duemila (cfr. Barsotti O. e Toigo M., “Le migrazioni e la cooperazione decentrata”, in Ianni V. (a cura di), <em>Verso una nuova visione dell’aiuto</em>, Società Tipografica Romana, Pomezia (Roma), 2004</p>



<p><sup>6</sup>Nello stesso anno le rimesse da canali ufficiali verso i paesi di origine degli stranieri in Italia sono state di 8.178 milioni di euro (in media 1.565 euro per straniero residente, con 5.224.469 residenti di cittadinanza estera a metà del 2023). Da notare che nel 2023 tutte le maggiori regioni italiane che precedono nella graduatoria la Toscana (Lombardia, Lazio, Emilia-Romagna, Veneto) hanno registrato una crescita sostanzialmente nulla o negativa delle rimesse verso l’estero rispetto al 2022. La Toscana ha invece realizzato una crescita positiva dell’1,5%.  &#8211; <a href="https://www.bancaditalia.it/statistiche/tematiche/rapporti-estero/index.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">bancaditalia.it/statistiche/tematiche/rapporti-estero/index.html</a>.</p>
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		<title>Facciamoci aiutare in casa nostra…</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Odo Barsotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Jun 2024 07:56:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geodemografia]]></category>
		<category><![CDATA[geodemografia]]></category>
		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Come conciliare le esigenze dei paesi ricchi, carenti di manodopera, con quelle dei paesi poveri con eccesso di offerta? In questo primo contributo, Odo Barsotti ... <a title="Facciamoci aiutare in casa nostra…" class="read-more" href="https://www.neodemos.info/2024/06/18/facciamoci-aiutare-in-casa-nostra/" aria-label="Per saperne di più su Facciamoci aiutare in casa nostra…">Leggi</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>Come conciliare le esigenze dei paesi ricchi, carenti di manodopera, con quelle dei paesi poveri con eccesso di offerta? In questo primo contributo, Odo Barsotti e Moreno Toigo propongono un modello che lega le politiche immigratorie e di integrazione con quelle di cooperazione e di sviluppo.&nbsp;</em></p>



<p class="has-drop-cap">Traendo spunto dagli articoli di Michele Bruni (Neodemos &#8211; <a href="https://www.neodemos.info/2024/02/16/unione-europea-flussi-migratori-interni-e-fabbisogno-strutturale-di-lavoro/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><em>Unione Europea: flussi migratori interni e fabbisogno strutturale di lavoro</em></a> e Neodemos &#8211; <a href="https://www.neodemos.info/2024/02/20/piano-mattei-drammatica-ignoranza-o-propaganda-elettorale/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><em>Piano Mattei: drammatica ignoranza o propaganda elettorale?</em></a>), si intende proporre un modello operativo capace di conciliare in modo sinergico l’offerta di lavoro carente nei paesi ricchi con quella eccessiva nei paesi poveri<sup>1</sup>, attraverso il collegamento delle politiche migratorie e di integrazione con quelle di cooperazione allo sviluppo. Per praticare questo modello occorre riferirsi nel paese di immigrazione a specifici ambiti territoriali di dimensioni contenute (una regione o meglio alcune aree subregionali e mercati locali del lavoro), individuare i gruppi prioritari di immigrati e, attraverso loro, le specifiche zone di provenienza nei paesi di origine sulle quali sviluppare progetti di cooperazione decentrata e partecipativa. Il modello proposto, che comporta di agire simultaneamente sui due fronti, con convinzione e tenacia, avremmo potuto condensarlo nel titolo “Facciamoci aiutare a casa nostra per aiutarli a casa loro”. Per economia di spazio, viene però svilupparlo in due “puntate”: la prima, questa, risponde alla prima parte del titolo “facciamoci aiutare a casa nostra” e termina con puntini di sospensione che rimandano alla seconda parte “per aiutarli a casa loro”. E quest’ultima parte è l’argomento della seconda puntata, ossia dell’articolo immediatamente successivo. Ma il racconto è unitario.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Per esempio, la Toscana</strong></h3>



<p>Consideriamo come ambito di riferimento la regione Toscana e proviamo a stimare il bilancio domanda-offerta di lavoro nel 2038, alla fine dei prossimi quindici anni.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><a href="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2024/06/Tab_1_evoluzione_offerta-e-domanda-lavoro-toscana.jpg" target="_blank" rel="noreferrer noopener" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2024/06/Tab_1_evoluzione_offerta-e-domanda-lavoro-toscana-1024x268.jpg" alt="" class="wp-image-21516" width="1042" height="281"/></a></figure>



<p>Scontando il solo effetto demografico in assenza di migrazioni<sup>2</sup>, mantenendo cioè costanti i tassi di attività sperimentati nel 2023 (45% per la popolazione da 15 a 29 anni e 81% per quella da 30 a 64), l’offerta esplicita di lavoro residente<sup>3 </sup>scenderebbe alla fine dei prossimi 15 anni da 1.652.000 a 1.294.000 unità (ipotesi 1), segnando una diminuzione di 358 mila unità (-21,7%). Anche nell’ipotesi che, per effetto di un mix efficace di politiche attive del lavoro e di politiche socio-culturali, il tasso di attività della popolazione giovanile salisse al 55% e quello della popolazione adulta all’86%, nel 2038 l’offerta esplicita<sup>4</sup> prodotta dalla popolazione residente, pari a 1.412.000 unità (ipotesi 2), rimarrebbe comunque inferiore a quella di 15 anni prima di 240 mila unità (-14,5%). E riuscirebbe a coprire solo il 90% della domanda esplicita, anche se questa rimanesse uguale a quella del 2023 (1.563 mila occupati, ipotesi 3). È più probabile però che la domanda si espanda. Se si suppone, per esempio, che gli occupati aumentino nel primo quinquennio di previsione allo stesso tasso (2,78%) sperimentato nei cinque anni precedenti al 2023 e che nei due quinquenni successivi il tasso salga al 5%, la domanda esplicita di lavoro arriverebbe a 1.767.000 unità (ipotesi 4).&nbsp;</p>



<p>Nello scenario più plausibile (Tab. 2, Ipotesi B), l’offerta di lavoro residente potrebbe soddisfare poco meno dell’80% della domanda; la parte restante (355 mila unità) dovrebbe essere coperta, in misura preponderante, da forza lavoro immigrata dall’estero.<sup>5</sup></p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><a href="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2024/06/tab_2_gap-offerta-e-domanda-lavoro-toscana.jpg" target="_blank" rel="noreferrer noopener" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2024/06/tab_2_gap-offerta-e-domanda-lavoro-toscana-1024x233.jpg" alt="" class="wp-image-21517" width="1057" height="254"/></a></figure>



<p>Queste tendenze accentueranno le difficoltà che le imprese toscane già ora stanno fronteggiando. Il Grafico 1 evidenzia, tra i tanti, un dato rilevato dall’indagine Excelsior di Unioncamere: la crescita nel corso degli ultimi 6 anni della percentuale di imprese che dichiarano di avere difficoltà ad assumere, passata dal 2017 al 2023 dal 22 al 46%. Le difficoltà di reperimento sono diventate sempre più di tipo quantitativo (mancanza di candidati) che qualitativo (mancanza di competenze).&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2024/06/grafico_1_difficolta-reperimento-manodopera-toscana--1024x488.jpg" alt="" class="wp-image-21518" width="1047" height="502"/></figure>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Che fare: formazione e integrazione</strong></h3>



<p>A fronte di questo evidente fabbisogno di immigrati stranieri da parte del sistema economico-produttivo della regione Toscana a causa di una deficienza strutturale dell’offerta di lavoro autoctono, comune a molte altre regioni specialmente del Centro-Nord del paese, appare inevitabile il ricorso a crescenti flussi migratori. Cosa si può fare per evitare che la combinazione esplosiva di fattori di attrazione e di spinta determini, in assenza di politiche migratorie consapevoli e lungimiranti, squilibri, conflitti e sfruttamento?</p>



<p>Riprendendo la proposta contenuta nel citato articolo di Michele Bruni, occorre a nostro avviso promuovere e sviluppare una strategia che saldi la programmazione dei flussi, l’inserzione legale nel mercato del lavoro e l’integrazione dei migranti nella società di accoglienza con la cooperazione allo sviluppo, o meglio con progetti di cooperazione decentrata e partecipativa (su questo importante aspetto torneremo nel prossimo articolo).&nbsp;</p>



<p>In quest’ottica, le Istituzioni locali (Comuni e Regione) dovrebbero procedere a una mappatura, a livello dei singoli comuni e delle loro aggregazioni (associazioni intercomunali e mercati locali del lavoro), delle comunità immigrate presenti nel territorio regionale e all’acquisizione di informazioni sulle specifiche località di provenienza (comuni, regioni) dei paesi di provenienza. Potrebbero così disporre di un elenco degli ambiti territoriali del Sud del Mondo (casa loro), dal quale scegliere con quali avviare rapporti di partenariato e di cooperazione (da casa nostra, ma insieme con loro). Dovrebbe anche essere stilato, in stretta collaborazione con le associazioni imprenditoriali e di categoria della regione, un elenco dei profili professionali nei vari settori produttivi e nei vari mercati locali del lavoro, per i quali c’è carenza di offerta di lavoro autoctona, per organizzare le specifiche attività di formazione professionale.&nbsp;</p>



<p>Il processo di integrazione dei soggetti candidati alla emigrazione dalla specifica zona del paese scelto dovrebbe iniziare già prima della partenza con adeguati corsi per acquisire almeno le nozioni base della lingua italiana e corsi di formazione professionale per specifiche qualifiche da&nbsp; da sviluppare poi nella zona della regione candidata alla immigrazione. Naturalmente i costi di queste attività dovrebbero essere sostenuti dal paese di immigrazione (dalle istituzioni pubbliche ma anche dagli imprenditori privati interessati e dalle associazioni di categoria) e essere integrati da finanziamenti per il “rimborso” dei costi di allevamento sostenuti in precedenza, da investire in progetti di scolarizzazione e di formazione della popolazione giovane, per accrescere il valore del capitale umano, risorsa fondamentale per favorire un percorso di crescita.</p>



<p>Il processo di integrazione della forza lavoro continuerebbe nel contesto sociale di arrivo e sarebbe fortemente facilitato per la presenza, data la modalità con cui il contesto è stato scelto, di numerosi immigrati del medesimo paese e spesso della medesima zona di emigrazione, che potrebbero fungere da mediatori socio-culturali. E l’inserimento legale e programmato della forza lavoro immigrata nei vari settori produttivi per le qualifiche professionali di cui c’è carenza di offerta autoctona, potrebbe gradualmente ridurre gli squilibri sui mercati locali del lavoro della regione.&nbsp;</p>



<p>Ci starebbero aiutando a casa nostra. Ma come possiamo aiutarli a casa loro? Leggi  <em><a href="https://www.neodemos.info/2024/06/21/per-aiutarli-a-casa-loro/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Per aiutarli a casa loro</a> &#8211; </em>Neodemos<em> </em>21 Giugno 2024 Odo Barsotti and Moreno Toigo</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Note</strong></h3>



<p><sup>1</sup>I due contributi di Michele Bruni sono stai pubblicati su Neodemos il 16 febbraio 2024 (Unione Europea, flussi migratori interni e fabbisogno strutturale di lavoro), e il successivo 20 febbraio (Piano Mattei: drammatica ignoranza o propaganda elettorale?). Per una stima della popolazione in età lavorativa (e quindi dell’offerta di lavoro) nel prossimo ventennio per alcune aree del mondo, cfr. G. Dalla Zuanna,&nbsp; “<a href="https://www.neodemos.info/2024/03/08/contare-i-lavoratori-perche-i-lavoratori-contano/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Contare i lavoratori… perché i lavoratori contano!</a>”, <em>Neodemos</em>, 8 marzo 2024.</p>



<p><sup>2</sup>La popolazione in età attiva (15-64 anni) al 2038 è stata calcolata “invecchiando” di 15 anni la popolazione del 2023 in età 0-49 anni in base alle probabilità prospettiche di sopravvivenza calcolate sulla tavola di mortalità regionale del 2022.</p>



<p><sup>3</sup>Rimane esclusa l’offerta di lavoro implicita: occupazione al nero, irregolare; disoccupazione implicita (lavoratori scoraggiati).&nbsp;</p>



<p><sup>4</sup>Rimangono escluse due altre componenti della domanda di lavoro: la domanda implicita evasa (lavoro nero, irregolare) e la domanda inevasa.</p>



<p><sup>5</sup>L’offerta extraregionale aggiuntiva netta di forza lavoro per movimenti pendolari e per migrazioni interne parrebbe, infatti, di scarsa entità.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.neodemos.info/2024/06/18/facciamoci-aiutare-in-casa-nostra/">Facciamoci aiutare in casa nostra…</a> proviene da <a href="https://www.neodemos.info">Neodemos</a>.</p>
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		<title>Rendimento a scuola: quanto penalizza essere stranieri? Un’indagine nella provincia di Pisa</title>
		<link>https://www.neodemos.info/2015/04/30/rendimento-a-scuola-quanto-penalizza-essere-stranieri-unindagine-nella-provincia-di-pisa/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=rendimento-a-scuola-quanto-penalizza-essere-stranieri-unindagine-nella-provincia-di-pisa</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Odo Barsotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Apr 2015 12:40:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Istruzione e Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
		<category><![CDATA[stranieri]]></category>
		<category><![CDATA[università]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I grandi flussi di immigrazione iniziati dopo gli anni ottanta stanno trasformando l’Italia in una società multietnica. Nell’attuale fase storica in cui, a causa della ... <a title="Rendimento a scuola: quanto penalizza essere stranieri? Un’indagine nella provincia di Pisa" class="read-more" href="https://www.neodemos.info/2015/04/30/rendimento-a-scuola-quanto-penalizza-essere-stranieri-unindagine-nella-provincia-di-pisa/" aria-label="Per saperne di più su Rendimento a scuola: quanto penalizza essere stranieri? Un’indagine nella provincia di Pisa">Leggi</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>I grandi flussi di immigrazione iniziati dopo gli anni ottanta stanno trasformando l’Italia in una società multietnica. Nell’attuale fase storica in cui, a causa della persistente crisi economica e dei conflitti internazionali, l’intolleranza e l’integralismo stanno aumentando è prioritario promuovere un’efficace interazione tra differenti culture, in un quadro di reciproco rispetto. In questa prospettiva, la scuola può giocare un ruolo fondamentale contrastando le discriminazioni contro i nati stranieri, attraverso il contenimento delle disuguaglianze nell’istruzione, come premessa per ridurre le frustrazioni e l’emarginazione ed alimentare un’armonia sociale e culturale.</p>
<p><strong>Carriere di successo: cittadinanza e titolo di studio dei genitori</strong></p>
<p>Per avere qualche elemento di valutazione sulla funzione della scuola, sia pure limitatamente ad uno specifico contesto territoriale, abbiamo ripetuto, a distanza di cinque anni, l’indagine sulla popolazione scolastica della provincia di Pisa<a href="#_ftn1" name="_ftnref">[1]</a>. In particolare, abbiamo seguito la coorte degli iscritti alla prima media (o, se preferite, “prima classe della scuola secondaria di primo grado”) nell’anno 2005/6 (2.872 unità, di cui l’8,7% stranieri) fino al 2013, e cioè per otto anni, il tempo teoricamente necessario a completare il ciclo della scuola secondaria<a href="#_ftn2" name="_ftnref">[2]</a>. Anche in questo caso si sono utilizzati i dati raccolti annualmente dall’Osservatorio Scolastico Provinciale (OSP)<a href="#_ftn3" name="_ftnref">[3]</a>.</p>
<p><a href="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2015/04/Schermata-2015-04-30-alle-14.19.23.png" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-4441 size-medium" src="http://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2015/04/Schermata-2015-04-30-alle-14.19.23-300x274.png" alt="Schermata 2015-04-30 alle 14.19.23" width="300" height="274" srcset="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2015/04/Schermata-2015-04-30-alle-14.19.23-300x274.png 300w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2015/04/Schermata-2015-04-30-alle-14.19.23-1024x935.png 1024w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2015/04/Schermata-2015-04-30-alle-14.19.23-768x701.png 768w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2015/04/Schermata-2015-04-30-alle-14.19.23.png 1246w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>L’analisi ha permesso di scandire anno per anno la prestazione in termini di successo/insuccesso, dove per successo si intende una carriera scolastica che si conclude senza la perdita di alcun anno di studio, ossia senza bocciature o abbandoni. I risultati mostrano che, nel contesto analizzato, la scuola non riesce a contenere le “nuove” disuguaglianze secondo la cittadinanza dei genitori e nemmeno quelle più tradizionali legate al livello socio-culturale dell’ambiente familiare.<a href="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2015/04/Schermata-2015-04-30-alle-14.19.43.png" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-4440 size-medium" src="http://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2015/04/Schermata-2015-04-30-alle-14.19.43-300x280.png" alt="Schermata 2015-04-30 alle 14.19.43" width="300" height="280" srcset="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2015/04/Schermata-2015-04-30-alle-14.19.43-300x280.png 300w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2015/04/Schermata-2015-04-30-alle-14.19.43-1024x954.png 1024w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2015/04/Schermata-2015-04-30-alle-14.19.43-768x716.png 768w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2015/04/Schermata-2015-04-30-alle-14.19.43.png 1230w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a> Ciò appare evidente dalle Figure 1 e 2 che rappresentano gli alunni di successo della coorte distinta, rispettivamente, per cittadinanza (italiana e straniera) e per titolo di studio dei genitori (AA= entrambi con diploma e/o laurea; BB= entrambi con titolo fino alla scuola dell’obbligo)<a href="#_ftn4" name="_ftnref">[4]</a>. Due stranieri su cinque concludono il primo biennio della scuola secondaria superiore senza ritardo a fronte di circa il doppio, quattro su cinque, degli autoctoni; consegue il diploma senza mai essere bocciato solo un quarto degli alunni stranieri contro due terzi di quelli italiani. Neanche sei su dieci alunni figli di genitori con basso titolo di studio concludono in pari il primo biennio della scuola secondaria superiore, mentre ci riescono quasi nove su dieci dei figli di genitori con elevato titolo di studio; al conseguimento del diploma le rispettive frazioni sono meno della metà e quasi quattro quinti.</p>
<p>Poiché tra gli alunni stranieri sono relativamente più numerosi quelli i cui genitori hanno un basso titolo di studio, potremmo pensare che, più che la cittadinanza, il vero fattore discriminante sia il livello culturale della famiglia. Un approfondimento dell’analisi ha però messo in evidenza che, a parità di sesso, titolo di studio dei genitori, giudizio di terza media e tipo di scuola secondaria superiore, la “probabilità” di realizzare una carriera di successo (rispetto a una di insuccesso) è molto più bassa per un alunno straniero che non per un alunno italiano, e pari a circa un quarto.</p>
<p>La condizione di straniero dunque, in quanto tale, influenza negativamente i risultati scolastici. E la selezione a svantaggio degli alunni stranieri si manifesta in modo preoccupante già nel corso della scuola media inferiore: quasi il 40% ha perso almeno un anno prima del giudizio di terza media, contro neanche il 10% degli autoctoni. Inoltre, al più evidente insuccesso in termini di bocciatura o abbandono, si aggiunge una più bassa qualità del successo in termini di giudizio alla conclusione della terza media (il 60% consegue un misero “sufficiente”, cosa che capita solo al 30% degli italiani). Questo è un ulteriore fattore di selezione perché orienta gran parte degli alunni stranieri verso l’istruzione superiore di tipo professionale (il 37% contro neppure il 10% degli autoctoni).</p>
<p><strong>Per concludere: suggerimenti per la Buona Scuola</strong></p>
<p>Per contenere queste disuguaglianze è necessario intervenire precocemente, già nei primi anni della scuola secondaria, se non ancor prima (alle elementari), tanto più che la situazione non pare affatto migliorata rispetto a quanto emerso nell’indagine precedente. Nella coorte del 2001/2, infatti, gli alunni stranieri in pari al termine del primo biennio della scuola secondaria superiore furono circa sei su dieci contro, come osservato, quattro su dieci della coorte 2005/6; la proporzione dei successi per gli autoctoni, circa l’80%, è invece rimasta invariata.</p>
<p>La scuola pare in difficoltà nel far fronte al rapido aumento degli alunni stranieri: la loro incidenza è salita dal 3,5% nella coorte 2001/2 all’8,7% in quella del 2005/6 e al 14% in quella del 2012/13, che inizia ora l’intero iter della scuola secondaria. A ciò si aggiunga il ventaglio assai ampio delle nazionalità: nella coorte 2005/6 se ne contano ben 35, anche se le cinque più numerose (albanese, marocchina, rumena, macedone e filippina) raccolgano complessivamente il 70% del totale degli alunni stranieri.</p>
<p>In sostanza, la scuola, almeno nel contesto considerato, si mostra ancora non sufficientemente adeguata alle complesse esigenze di una società sempre più multietnica. Ma proprio per questo, deve riconsiderare a fondo le finalità, le strategie, i contenuti didattici e l’organizzazione, così da diventare in prospettiva una formidabile risorsa per contrastare le nuove e le vecchie disuguaglianze, senza sacrificare il merito ma anzi valorizzandolo, promuovere l’integrazione, e ridurre le perdite di capitale umano. La Buona Scuola, insomma.</p>
<p>*Dipartimento di Scienze Politiche Università di Pisa</p>
<p>**Dipartimento di Economia e Management Università di Pisa</p>
<p>***Osservatorio Scolastico Provinciale di Pisa</p>
<p><a href="#_ftnref" name="_ftn1">[1]</a> Cfr. O. Barsotti, S. Venturi (a cura di), “Tutti a scuola. Un’indagine sulla popolazione scolastica in provincia di Pisa”, Arnus University Books, Pisa 2010; F. Benassi, L. Porciani, A. Valentini <em>Scuola: studiamo i rendimenti e la futura composizione degli studenti</em>, Neodemos, 15/12/2010; http://www.neodemos.info/scuola-studiamo-i-rendimenti-e-la-futura-composizione-degli-studenti/</p>
<p><a href="#_ftnref" name="_ftn2">[2]</a> La coorte 2005/6 è stata scelta essendo l’ultima, in ordine di tempo, per la quale era possibile seguire l’intero iter scolastico della scuola secondaria. La coorte è stata costruita sottraendo dal totale degli iscritti (3.185) i soggetti che dopo l’iscrizione si sono trasferiti in scuole esterne al sistema scolastico della provincia, per i quali non saremmo stati in grado di conoscere gli esiti dell’iter scolastico successivo.</p>
<p><a href="#_ftnref" name="_ftn3">[3]</a> L’OSP è una struttura della Provincia di Pisa che raccoglie sistematicamente i dati sugli alunni iscritti nelle scuole della provincia. Funge inoltre da Centro di riferimento regionale per lo sviluppo ed il coordinamento del Sistema Informativo Scolastico Regionale</p>
<p><a href="#_ftnref" name="_ftn4">[4]</a> Per necessità di sintesi, abbiamo considerato solamente le due modalità estreme, escludendo quelle intermedie in cui un genitore ha un titolo di studio basso e l’altro alto.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.neodemos.info/2015/04/30/rendimento-a-scuola-quanto-penalizza-essere-stranieri-unindagine-nella-provincia-di-pisa/">Rendimento a scuola: quanto penalizza essere stranieri? Un’indagine nella provincia di Pisa</a> proviene da <a href="https://www.neodemos.info">Neodemos</a>.</p>
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