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	<description>Popolazione, società e politica</description>
	<lastBuildDate>Fri, 09 Oct 2026 08:34:42 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Neodemos</title>
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		<title>Quando il diritto allo studio si misura in minuti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mariano Porcu]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 08:26:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Istruzione e Lavoro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’offerta di scuole secondarie in Italia non è distribuita uniformemente e la presenza di un istituto in un comune vicino non ne garantisce l’accessibilità. Uno ... <a title="Quando il diritto allo studio si misura in minuti" class="read-more" href="https://www.neodemos.info/2026/10/09/quando-il-diritto-allo-studio-si-misura-in-minuti/" aria-label="Per saperne di più su Quando il diritto allo studio si misura in minuti">Leggi</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>L’offerta di scuole secondarie in Italia non è distribuita uniformemente e la presenza di un istituto in un comune vicino non ne garantisce l’accessibilità. Uno studio di Mariano Porcu e Cristian Usala sui 377 comuni della Sardegna, basato sui dati del trasporto pubblico locale, mostra tempi di percorrenza reali nettamente superiori a quelli stradali ISTAT: nei comuni privi di scuola, circa 20’ in più, in media, con picchi oltre gli 80’.</em></p>



<p class="has-drop-cap">Gli esiti delle traiettorie educative non dipendono soltanto dalle capacità e dalle aspirazioni degli studenti, ma anche dal contesto territoriale in cui vivono (Pitzalis e Porcu, 2019). Sebbene il sistema scolastico italiano sia formalmente unitario e preveda ovunque le stesse tipologie di percorsi, tali percorsi non sono distribuiti in modo uniforme sul territorio. In molti comuni l’offerta è parziale o del tutto assente, il che limita concretamente la libertà di scegliere la traiettoria dei propri studi. Per molti studenti, infatti, la scelta della scuola dipende non solo dalle proprie aspirazioni, ma anche dalla possibilità di raggiungerla ogni giorno.</p>



<p>Per comprendere queste disuguaglianze non basta sapere dove si trovano gli istituti scolastici. Occorre misurare la loro accessibilità effettiva, tenendo conto dei tempi di percorrenza e dei collegamenti garantiti dal trasporto pubblico locale: solo così è possibile valutare se il diritto allo studio sia realmente e pienamente esercitabile.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Quando la scelta dipende dal territorio</strong></h3>



<p>La prima dimensione delle disuguaglianze educative riguarda, quindi, la distribuzione territoriale dell’offerta scolastica. La Figura 1 mostra la presenza delle scuole secondarie di secondo grado nei comuni italiani, distinguendo tra licei, istituti tecnici e istituti professionali. Ne emerge una geografia fortemente eterogenea: accanto ai principali poli urbani, che offrono un’ampia varietà di percorsi, esistono vaste aree del Paese in cui l’offerta è limitata a uno solo dei principali indirizzi di studio o è del tutto assente.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figura-1-Presenza-della-scuola-secondaria-di-secondo-grado-nei-comuni-italiani-nel-2024.jpg" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="664" src="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figura-1-Presenza-della-scuola-secondaria-di-secondo-grado-nei-comuni-italiani-nel-2024-1024x664.jpg" alt="" class="wp-image-24738" srcset="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figura-1-Presenza-della-scuola-secondaria-di-secondo-grado-nei-comuni-italiani-nel-2024-1024x664.jpg 1024w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figura-1-Presenza-della-scuola-secondaria-di-secondo-grado-nei-comuni-italiani-nel-2024-300x195.jpg 300w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figura-1-Presenza-della-scuola-secondaria-di-secondo-grado-nei-comuni-italiani-nel-2024-768x498.jpg 768w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figura-1-Presenza-della-scuola-secondaria-di-secondo-grado-nei-comuni-italiani-nel-2024.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>Questa distribuzione non è priva di conseguenze. Nei territori caratterizzati da una “monocoltura” scolastica, la scelta del percorso formativo è inevitabilmente condizionata dall’offerta disponibile. Gli studenti possono rinunciare all’indirizzo preferito o affrontare lunghi spostamenti quotidiani, poiché nell’ambito dell’istruzione secondaria la scelta di risiedere altrove può considerarsi del tutto marginale. In altre parole, la libertà di scegliere la scuola dipende, almeno in parte, dal luogo in cui si vive. Dove l’offerta è limitata, quanto è realmente possibile raggiungere le scuole nel territorio di prossimità?</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Misure dell’accessibilità scolastica?</strong></h3>



<p>Se la distribuzione delle scuole rappresenta il primo livello delle disuguaglianze territoriali, un secondo livello riguarda la loro effettiva accessibilità. Sapere che un istituto è presente in un determinato comune non significa, infatti, che sia facilmente raggiungibile dagli studenti del territorio di prossimità. L’accessibilità dipende dai tempi necessari per gli spostamenti quotidiani, dalla disponibilità dei collegamenti e dagli orari del trasporto pubblico locale.</p>



<p>Per misurare questi aspetti, abbiamo considerato i dati disponibili nel sistema General Transit Feed Specification (GTFS) sul portale <a href="https://mobilitydatabase.org/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">mobilitydatabase.org</a>. I GTFS raccolgono informazioni su fermate, orari e giorni di servizio della quasi totalità degli operatori del trasporto pubblico locale (TPL) italiani. In questo contributo ci concentriamo sulla Sardegna, dove abbiamo calcolato, per ciascuno dei 377 comuni dell’Isola, i tempi di percorrenza verso ogni scuola secondaria di secondo grado tenendo conto soltanto degli itinerari che consentono di arrivare a scuola entro le 8.30 e di rientrare nel comune di residenza tra le 13.00 e le 14.30.</p>



<p>I risultati di queste elaborazioni sono stati utilizzati su <a href="https://usala.shinyapps.io/iter/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ITER</a> (Interactive Transportation Education Routing), una <em>web application</em> che consente di esplorare l’accessibilità delle scuole secondarie di secondo grado utilizzando i dati del trasporto pubblico locale. Per ogni comune è possibile individuare quali punti di erogazione del servizio siano raggiungibili in un determinato tempo di percorrenza; viceversa, per ciascuna scuola è possibile identificare i comuni da cui essa risulta effettivamente accessibile. <a href="https://usala.shinyapps.io/iter/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ITER</a> offre così una rappresentazione dell’accessibilità scolastica fondata non sulla semplice prossimità geografica, bensì sulle effettive possibilità di spostamento degli studenti. La stessa procedura può essere estesa all’intero territorio italiano, utilizzando i dati relativi agli operatori TPL presenti in ciascuna regione.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Quando la misura cambia il risultato</strong></h3>



<p>L’uso dei dati sul trasporto pubblico modifica profondamente la rappresentazione dell’accessibilità scolastica. La Figura 2 confronta i tempi di percorrenza tra ciascun comune sardo e la scuola secondaria di secondo grado più vicina ottenuti con due diverse misure: i tempi di percorrenza stradali elaborati dall’ISTAT e quelli ricostruiti utilizzando gli orari effettivi del trasporto pubblico locale.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figura-2-Tempi-di-percorrenza-in-auto.jpg" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img decoding="async" width="1024" height="561" src="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figura-2-Tempi-di-percorrenza-in-auto-1024x561.jpg" alt="" class="wp-image-24739" srcset="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figura-2-Tempi-di-percorrenza-in-auto-1024x561.jpg 1024w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figura-2-Tempi-di-percorrenza-in-auto-300x165.jpg 300w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figura-2-Tempi-di-percorrenza-in-auto-768x421.jpg 768w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figura-2-Tempi-di-percorrenza-in-auto.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>Le differenze sono evidenti. Le stime basate sulla percorrenza stradale restituiscono un’immagine del territorio molto più accessibile di quella che emerge considerando gli spostamenti effettivamente possibili con i mezzi pubblici. Molti comuni che appaiono relativamente vicini a una scuola diventano significativamente più distanti quando si tiene conto degli orari, delle coincidenze e dei tempi di attesa del trasporto pubblico.</p>



<p>Il divario è particolarmente marcato nei comuni interni e nelle aree meno densamente popolate, ma non riguarda soltanto le zone più periferiche. In tutti i comuni privi di una scuola secondaria di secondo grado, i tempi di percorrenza aumentano in media di 15 minuti con il trasporto pubblico locale, con picchi superiori a 60 minuti. Le differenze risultano ancora più accentuate se si considerano i singoli indirizzi di studio, dove la differenza media tra ISTAT e trasporto pubblico cresce a circa 23 minuti per i tecnici e professionali e a 21 per i licei, con picchi superiori a 80 minuti.</p>



<p>La Figura 3 illustra questo fenomeno. Rispetto ai tempi di percorrenza calcolati per percorsi stradali in automobile, la distribuzione dei tempi calcolati con il trasporto pubblico si sposta nettamente verso valori più elevati: il tempo mediano aumenta di circa venti minuti e cresce sensibilmente la quota di studenti a oltre un’ora di distanza dalla scuola più vicina. Non si tratta quindi di una semplice differenza di misura, bensì di una diversa rappresentazione delle opportunità educative effettivamente accessibili agli studenti.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figura-3-Tempi-di-percorrenza-dalla-scuola-piu-vicina-in-minuti-e-popolazione-residente-tra-i-14-e-19-anni-nel-2025.jpg" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img decoding="async" width="1024" height="599" src="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figura-3-Tempi-di-percorrenza-dalla-scuola-piu-vicina-in-minuti-e-popolazione-residente-tra-i-14-e-19-anni-nel-2025-1024x599.jpg" alt="" class="wp-image-24740" srcset="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figura-3-Tempi-di-percorrenza-dalla-scuola-piu-vicina-in-minuti-e-popolazione-residente-tra-i-14-e-19-anni-nel-2025-1024x599.jpg 1024w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figura-3-Tempi-di-percorrenza-dalla-scuola-piu-vicina-in-minuti-e-popolazione-residente-tra-i-14-e-19-anni-nel-2025-300x176.jpg 300w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figura-3-Tempi-di-percorrenza-dalla-scuola-piu-vicina-in-minuti-e-popolazione-residente-tra-i-14-e-19-anni-nel-2025-768x449.jpg 768w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figura-3-Tempi-di-percorrenza-dalla-scuola-piu-vicina-in-minuti-e-popolazione-residente-tra-i-14-e-19-anni-nel-2025.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Misurare meglio per decidere meglio</strong></h3>



<p>Le disuguaglianze educative non dipendono soltanto dalla distribuzione delle scuole sul territorio, ma anche dalla loro effettiva accessibilità. Come mostra il caso della Sardegna, questa accessibilità può essere descritta in modi molto diversi a seconda degli indicatori utilizzati.</p>



<p>La distinzione non è soltanto metodologica. Gli indicatori utilizzati per descrivere un fenomeno orientano la sua interpretazione e, di conseguenza, le politiche concepite per governarlo. Se l’accessibilità viene valutata come se tutti gli studenti potessero spostarsi in automobile, il diritto allo studio appare più uniforme di quanto non sia nella realtà. Al contrario, considerare i tempi e i vincoli del trasporto pubblico consente di individuare con maggiore precisione i territori in cui le opportunità educative risultano effettivamente più limitate.</p>



<p>Misurare l’accessibilità reale significa quindi guardare al sistema scolastico dalla prospettiva degli studenti e delle loro famiglie. È un passaggio necessario per comprendere quanto il luogo di residenza continui a influenzare i percorsi di istruzione e per progettare interventi capaci di ridurre le disuguaglianze territoriali.&nbsp;</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Per saperne di più</strong></h3>



<p><a href="https://mobilitydatabase.org/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">MobilityDatabase.com</a> (2026), portale che raccoglie e rende disponibili i dati relativi ai GTFS per ogni operatore attivo sul territorio. </p>



<p>Portale unico dei dati della scuola (2026) – Accessibile all’indirizzo: <a href="https://dati.istruzione.it/opendata/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://dati.istruzione.it/opendata/&nbsp;</a></p>



<p>Pitzalis M. e Porcu, M. (2019). Tante Italie. Anche a scuola. In <em>Rapporto sulla popolazione. L’istruzione in Italia</em> (pp. 123-139). il Mulino.</p>



<p>Usala C. e Porcu M. (2026), <a href="https://usala.shinyapps.io/iter/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ITER: Interactive Transportation Education Routing, Shiny App</a>.</p>
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		<title>La Giovane Italia dell’Atletica leggera: multietnica e vincente!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Salvatore Strozza]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Oct 2026 06:40:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
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<p><em>Ai campionati europei di Atletica leggera svoltisi a Birmingham (Regno Unito), da lunedì 10 a domenica 16 agosto scorsi, l’Italia ha vinto per la seconda volta consecutiva la classifica a punti per nazioni e quella in base al medagliere, bissando i successi di Roma 2024. Salvatore Strozza oltre a ricordare che si tratta in assoluto dei primi due successi italiani, pertanto senza precedenti nella storia passata, mostra come una parte importante delle medaglie raccolte sia il frutto del successo di atleti italiani con background migratorio, segnale di una società multietnica e multiculturale in crescita. </em></p>



<p class="has-drop-cap">La staffetta 4&#215;400 maschile, ultima gara dei campionati europei di Atletica leggera, svoltasi nella serata del 16 agosto scorso, è stata davvero entusiasmante per almeno due ragioni. Per il finale praticamente al foto-finish con soli 3 centesimi di secondo a distanziare i primi dai secondi classificati, per la circostanza che a contendersi la vittoria erano proprio le due nazionali ancora in lizza per il primato nel medagliere. Sappiamo come è andata a finire. Ha vinto il quartetto italiano (Edoardo Scotti, Luca Sito, Mohamed Soudassi e Lorenzo Benati) che oltre a mettersi al collo la medaglia d’oro ha anche consentito alla squadra italiana di sopravanzare quella britannica nel medagliere. Non poteva esserci finale migliore per tutti gli appassionati di atletica leggera e, in special modo, per quelli italiani che proprio all’ultima gara hanno visto riagguantare dai propri beniamini la prima posizione nel medagliere.&nbsp;</p>



<p>Dopo i successi di Roma 2024, anche ai campionati europei di Atletica leggera svoltisi a Birmingham questa estate (10-16 agosto) la nazionale italiana è risultata prima sia nel medagliere (10 ori, 6 argenti e 6 bronzi) che nella classifica a punti (226 punti). Un successo corale dovuto agli ori di Leonardo Fabbri nel getto del peso, Nadia Battocletti nei 5.000 e nei 10.000 metri, Dariya Derkach ed Andy Díaz Hernández nel salto triplo rispettivamente femminile e maschile, Sofia Fiorini e Massimo Stano nella maratona di marcia femminile e maschile, Larissa Iapichino nel salto in lungo, Giammarco Tamberi nel salto in alto, a cui si è aggiunto a chiusura della manifestazione l’oro di Scotti, Sito, Soudassi e Benati nella già richiamata staffetta 4&#215;400 metri. A cui si sono aggiunti gli argenti di Sara Fantini nel lancio del martello, Francesco Fortunato nella mezza maratona di marcia, Rebecca Lonedo, Sofiia Yaremchuk, Giovanna Epis e Alessia Tuccitto nella maratona a squadre, Alexandrina Mihai nella mezza maratona di marcia, Pietro Riva nella maratona e Zane Weir nel getto del peso, nonché le medaglie di bronzo di Alessandra Bonora, Anna Polinari, Alice Mangione, Eloisa Coiro, Ilaria Accame e Sara Cirillo nella staffetta 4×400 metri, di Andrea Cosi nella mezza maratona di marcia, Fausto Desalu nei 200 metri, Andrea Dallavalle nel salto triplo, Micol Majori nei 5000 metri e Matteo Sioli nel salto in alto. Senza contare i piazzamenti degli altri atleti.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Uno sguardo indietro nel tempo: i successi attuali non hanno eguali nel passato</strong></h3>



<p>I successi degli ultimi anni non hanno eguali nel passato. Abbiamo avuto diversi atleti di punta nel corso del tempo, ma mai un numero così elevato come quello registrato di recente. Basta scorrere il medagliere italiano delle edizioni dei campionati europei svoltisi dal secondo dopoguerra in poi per notare come spesso non abbiamo raggiunto un totale di 10 medaglie, soglia che prima dell’edizione del 2022 è stata raggiunta o superata solo due volte (fig. 1): nei campionati europei di Stoccarda del 1986 (esattamente 10 medaglie) e in quelli di Spalato del 1990 (12 medaglie). A Monaco di Baviera nel 2022 abbiamo ottenuto di nuovo 10 medaglie, superando il bottino di ciascuna delle nove edizioni precedenti, per poi salire a quella successiva di Roma 2024 a ben 24 medaglie (di cui 11 d’oro) e confermarci nell’edizione più recente con 22 medaglie.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Fig.-1-–-Medaglie-doro-dargento-e-di-bronzo-vinte-dagli-atleti-italiani-nei-1.jpg" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="655" src="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Fig.-1-–-Medaglie-doro-dargento-e-di-bronzo-vinte-dagli-atleti-italiani-nei-1-1024x655.jpg" alt="" class="wp-image-24674" srcset="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Fig.-1-–-Medaglie-doro-dargento-e-di-bronzo-vinte-dagli-atleti-italiani-nei-1-1024x655.jpg 1024w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Fig.-1-–-Medaglie-doro-dargento-e-di-bronzo-vinte-dagli-atleti-italiani-nei-1-300x192.jpg 300w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Fig.-1-–-Medaglie-doro-dargento-e-di-bronzo-vinte-dagli-atleti-italiani-nei-1-768x491.jpg 768w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Fig.-1-–-Medaglie-doro-dargento-e-di-bronzo-vinte-dagli-atleti-italiani-nei-1.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>Naturalmente il confronto nel tempo sconta diversi elementi di eterogeneità tra i quali forse il più importante è dovuto al cambiamento nel numero di specialità previste. Rimane però il fatto che il numero di medaglie nelle ultime due edizioni è più che raddoppiato rispetto al passato e che per la prima volta nel 2024 l’Italia è risultata prima sia nella classifica a punti (il migliore risultato precedente era stato il terzo posto di Monaco 2022) sia nel medagliere (dove al massimo eravamo arrivati quarti a Praga 1978 e a Spalato 1990), successi entrambi bissati nella recentissima edizione di Birmingham del 2026.&nbsp;</p>



<p>Di sicuro sono molteplici i fattori alla base di questi successi che potrebbero trarre origine, ad esempio, da decisioni federali e dalle azioni delle società sportive realizzatesi in un passato più o meno recente. Lascio agli esperti del settore una disamina attenta delle cause di questo importante successo che ci rende tutti estremamente orgogliosi e che probabilmente sta avvicinando diversi giovani alle discipline dell’atletica leggera.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Il contributo degli atleti con background migratorio</strong></h3>



<p>Va senza dubbio notato però come una parte delle vittorie sportive per le quali abbiamo gioito è dovuta ad atleti italiani con background migratorio. Il richiamo alle origini delle persone coinvolte nei fatti di cronaca è un modo di fare consolidato, che spesso sembra fatto, anche involontariamente, per rimarcare una distanza o quantomeno un’appartenenza meno forte alla società italiana. In questo caso, mi sembra giusto sottolineare il contributo degli atleti con background migratorio non al fine di fare dei distinguo ma per evidenziare l’apporto positivo che l’immigrazione ha fornito all’evoluzione del movimento sportivo italiano.&nbsp;</p>



<p>Naturalmente non è facile individuare gli atleti italiani con background migratorio. Abbiamo utilizzato un criterio complesso considerando tali sia quelli nati all’estero, sia quelli nati in Italia con almeno un genitore di cittadinanza o di origine straniera. Le informazioni sull’origine familiare non sono puntuali derivando a volte da fonti giornalistiche, inoltre sono considerati con background migratorio anche i figli adottivi con genitori naturali stranieri (adozioni internazionali). Più attendibili sono i dati desumibili dalle schede della Federazione Italiana di Atletica Leggera (FIDAL). Alla luce di queste considerazioni è chiaro che rimane un certo margine di errore.</p>



<p>Non di meno i dati sembrano estremamente interessanti. Fino all’inizio degli anni ’90 del secolo scorso non c’erano agli europei di atletica leggera medagliati italiani con background migratorio (fig. 2), se si eccettua il caso al limite di Eddy Ottoz (nato in Francia da padre valdostano e madre francese) che ha vinto la medaglia d’oro nei 110 metri a ostacoli nel 1966 a Budapest e nel 1969 ad Atene. Nel corso degli anni ’90 è invece Fiona May, nata nel Regno Unito da genitori di origine giamaicana, a vincere nel salto in lungo la medaglia di bronzo nel 1994 a Helsinki e quella d’argento nel 1998 a Budapest.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Fig.-2-–-Totale-medaglie-vinte-nei-campionati-europei-allaperto-di-Atletica-leggera-per-origine-nazionale-o-migratoria-dagli-atleti-italiani-1.jpg" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="618" src="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Fig.-2-–-Totale-medaglie-vinte-nei-campionati-europei-allaperto-di-Atletica-leggera-per-origine-nazionale-o-migratoria-dagli-atleti-italiani-1-1024x618.jpg" alt="" class="wp-image-24675" srcset="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Fig.-2-–-Totale-medaglie-vinte-nei-campionati-europei-allaperto-di-Atletica-leggera-per-origine-nazionale-o-migratoria-dagli-atleti-italiani-1-1024x618.jpg 1024w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Fig.-2-–-Totale-medaglie-vinte-nei-campionati-europei-allaperto-di-Atletica-leggera-per-origine-nazionale-o-migratoria-dagli-atleti-italiani-1-300x181.jpg 300w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Fig.-2-–-Totale-medaglie-vinte-nei-campionati-europei-allaperto-di-Atletica-leggera-per-origine-nazionale-o-migratoria-dagli-atleti-italiani-1-768x463.jpg 768w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Fig.-2-–-Totale-medaglie-vinte-nei-campionati-europei-allaperto-di-Atletica-leggera-per-origine-nazionale-o-migratoria-dagli-atleti-italiani-1.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>È negli ultimi 10 anni che il numero di medaglie assegnate ad atleti con background migratorio si accresce sensibilmente. Sono 3 ad Amsterdam 2016, 5 a Berlino 2018 e a Monaco di Baviera 2022, diventano 12 a Roma 2024 e 9 a Birmingham 2026. Di fatto il numero di medaglie vinte da atleti italiani con background migratorio nei campionati europei di atletica leggera svoltisi dal 1946 al 2026 sono all’incirca 40 di cui l’80% negli ultimi 10 anni, periodo nel quale circa la metà del totale delle medaglie conquistate vede coinvolti atleti italiani con background migratorio. Tra l’altro, mentre nei rari casi del passato si trattava di atleti figli di coppie miste o di atleti diventati italiani per matrimonio, la realtà più recente vede una forte partecipazione di atleti discendenti di migranti, cioè giovani di seconda generazione o delle generazioni decimali.</p>



<p>Solo per una parte dei 130 atleti della squadra italiana comunicata dalla FIDAL per gli europei di Birmingham (69 uomini e 61 donne) è stato possibile identificare un background migratorio, visto che in molti casi mancavano le informazioni necessarie. Il numero quindi ottenuto può essere probabilmente considerato come un valore di minimo: sono almeno 31 gli atleti italiani nati all’estero o con documentata origine/cittadinanza non italiana di almeno uno dei genitori ad aver fatto parte della nostra spedizione in terra inglese. Si tratta almeno del 24% dell’intera spedizione, una proporzione senza dubbio significativa probabilmente superiore alla quota dei giovani con background migratorio tra i 15 e i 35 anni residenti in Italia. Linfa vitale per la promozione del movimento sportivo italiano, come osservato anche alle olimpiadi e ai mondiali.&nbsp;</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Conclusioni: l’Atletica leggera non è un caso a sé </strong></h3>



<p>Il contributo degli atleti con background migratorio è linfa vitale non solo per la federazione dell’atletica leggera ma anche per tutte le altre federazioni e per le altre attività sportive. Senza passare in rassegna le diverse discipline, basta fare mente locale sui nostri atleti di punta in alcuni dei più seguiti sport di squadra per rendersi conto del loro contributo alla causa dello sport italiano. I ragazzi e i giovani con background migratorio rappresentano una preziosa risorsa aggiuntiva capace di stimolare e rendere più competitivo l’intero movimento. Questo è quanto sembra emergere dalla storia dell’atletica leggera italiana, ma anche di quella di altri paesi di immigrazione.&nbsp;</p>



<p>Il rimando all’origine delle persone o non va utilizzato mai o va utilizzato sempre, evitando di farne uso solo nel caso di comportamenti negativi, per etichettare le persone. Se proprio si vuole richiamare l’origine degli individui, facciamolo anche per comportamenti positivi, e quelli sportivi sono sicuramente tra gli eventi che fanno più notizia. Sarebbe poi opportuno provare a favorire la promozione sportiva dei più giovani rimuovendo gli ostacoli alla partecipazione, ostacoli che, ad esempio, hanno impedito ai giovani atleti, per lo più di origine africana, della squadra Tam Tam Basketball di Castel Volturno di accedere alla serie superiore (per un approfondimento ci vedano le conclusioni di <a href="https://www.mulino.it/isbn/9788815294326?forcedLocale=it">Strozza, Conti e Tucci, 2021</a>).<br></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.neodemos.info/2026/10/06/la-giovane-italia-dellatletica-leggera-multietnica-e-vincente/">La Giovane Italia dell’Atletica leggera: multietnica e vincente!</a> proviene da <a href="https://www.neodemos.info">Neodemos</a>.</p>
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		<title>Procreazione medicalmente assistita in Italia: ieri, oggi, domani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gustavo De Santis]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Oct 2026 08:02:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute e Mortalità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il ricorso alla procreazione medicalmente assistita è in rapida crescita in tutto il mondo e anche in Italia, dove riguarda circa il 4% dei parti. ... <a title="Procreazione medicalmente assistita in Italia: ieri, oggi, domani" class="read-more" href="https://www.neodemos.info/2026/10/02/procreazione-medicalmente-assistita-in-italia-ieri-oggi-domani/" aria-label="Per saperne di più su Procreazione medicalmente assistita in Italia: ieri, oggi, domani">Leggi</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>Il ricorso alla procreazione medicalmente assistita è in rapida crescita in tutto il mondo e anche in Italia, dove riguarda circa il 4% dei parti. Per l’azione congiunta di molti fattori (aumento al ricorso, ritardo nella fecondità, facilitazioni legislative e abbattimento di costi) il fenomeno potrebbe crescere ancora e attestarsi tra l’8 e il 15% verso metà secolo. Forse troppo, come notano Gustavo De Santis, Alessandra Burgio, Cinzia Castagnaro, Daniele Vignoli e Agnese Vitali</em>.</p>



<p class="has-drop-cap">In Italia, il ricorso alla PMA, o procreazione medicalmente assistita, è in crescita, e si stima che ormai interessi oltre il 4% dei parti (fig. 1), con quote ben più alte, ovviamente, per le neo madri più anziane (Burgio et al 2025a,b). Beninteso, la crescita si osserva in tutto il mondo, almeno laddove i dati sono disponibili, pur se i confronti sono difficili, perché non sempre i contesti sono comparabili, le definizioni analoghe, e le rilevazioni esaustive e affidabili. In ogni caso, il fenomeno è globale.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="438" src="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figura-1.-Percentuale-di-parti-con-lausilio-di-procreazione-medicalmente-assistita--1024x438.jpg" alt="" class="wp-image-24657" srcset="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figura-1.-Percentuale-di-parti-con-lausilio-di-procreazione-medicalmente-assistita--1024x438.jpg 1024w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figura-1.-Percentuale-di-parti-con-lausilio-di-procreazione-medicalmente-assistita--300x128.jpg 300w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figura-1.-Percentuale-di-parti-con-lausilio-di-procreazione-medicalmente-assistita--768x328.jpg 768w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figura-1.-Percentuale-di-parti-con-lausilio-di-procreazione-medicalmente-assistita-.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>I motivi sono tanti, ma i principali sono i seguenti:</p>



<p>1) la posticipazione della procreazione. Con riferimento all’Italia, ad esempio, si può notare nella fig. 1 che l’età media delle madri al parto, che già era elevata nel 2002 (30,5 anni) è da allora ulteriormente cresciuta fino a 32,6 anni nel 2024 (e 32,7 stimati nel 2025), nonostante il bassissimo numero di figli per donna, sceso (stabilmente?) a meno di 1,2. Anche in epoca storica l’età media al parto era relativamente elevata, ma ciò era dovuto al fatto che le donne facevano molti figli, e gli ultimi, di ordini elevati, nascevano forzatamente in età “mature”. La differenza è che oggi si diventa madri in età molto avanzata, con un’età media alla nascita del <em>primo</em> figlio che sfiora ormai i 32 anni (in crescita). Questo ritardo alla partenza rende difficile raggiungere il numero di figli desiderato spingendo sempre più coppie a cercare aiuto nella medicina e nella tecnologia;</p>



<p>2) il miglioramento delle tecniche mediche, un po’ meno invasive per le donne rispetto al passato, seppur ancora impegnative, e più efficaci, caratterizzate da tassi di successo mediamente crescenti (v. ad es. Cozzani et al 2025);</p>



<p>3) la crescente accettabilità e democratizzazione tra gruppi sociali e territori di interventi di questo tipo, dovuta in parte alla loro stessa crescente diffusione.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Diritti, costi e definizioni</strong></h3>



<p>Almeno altri tre elementi giocano un ruolo importate in questo campo. Il primo è ciò che è consentito. In Italia, la PMA è regolata dalla legge 40 del 2004, le cui maglie, inizialmente molto strette, sono state successive allargate da sentenze della Corte Costituzionale, che, ad esempio, hanno rimosso il limite di produrre al massimo tre embrioni e consentito la crioconservazione degli embrioni, la fecondazione eterologa e la diagnosi genetica preimpianto.&nbsp;</p>



<p>Il secondo è legato al costo dell’operazione. In Italia, dal 31 dicembre 2024, la PMA è inserita nei Livelli Essenziali di Assistenza: i trattamenti omologhi sono gratuiti, quelli eterologhi calmierati a circa 1.500€, e l’accesso è garantito fino ai 46 anni della donna. Al di fuori di questa rete “protetta” (ma limitata, e con lunghe file d’attesa, come ormai in tutti i campi della sanità pubblica), il costo degli interventi è decisamente più alto, stimabile a circa 5.000€, pur se con altissima variabilità, in funzione dei centri cui ci si rivolge e del tipo di intervento.</p>



<p>Infine, bisogna prestare attenzione alle definizioni: qui intendiamo PMA in senso ampio, riferendoci a qualunque intervento volto a favorire le nascite, e quindi non solo trattamenti di riproduzione assistita (ART) come la fecondazione in vitro (FIV), l&#8217;iniezione intracitoplasmatica di spermatozoi (ICSI), la diagnosi genetica preimpianto e la crioconservazione di embrioni e gameti, ma anche l&#8217;inseminazione assistita e i trattamenti ormonali come ad esempio l&#8217;induzione dell&#8217;ovulazione.&nbsp;</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>E in futuro?</strong></h3>



<p>Alla luce della crescita recente del fenomeno, che in Italia è documentabile con un minimo di precisione solo dal 2013, in una recente pubblicazione ci siamo chiesti che cosa ci fosse da attendersi per il prossimo futuro (Burgio et al 2026). In tale esercizio di proiezione ci sono almeno tre componenti da tenere sotto controllo.</p>



<p>Il primo è l’evoluzione della propensione a usare la PMA, che, come è intuibile e come mostra la fig. 2, dipende molto dall’età della donna (e anche da altri fattori, come ad es. l’ordine di nascita, che però, per semplicità, abbiamo ignorato). Per le nostre previsioni abbiamo introdotto tre scenari evolutivi (linearmente) fino al quinquennio 2045–49:</p>



<p><strong>N</strong>: nessuna crescita della propensione (mantenimento dei valori osservati/stimati nel 2023)</p>



<p><strong>M</strong>: crescita, ma moderata, e cioè rallentata rispetto alla crescita del periodo 2013–23</p>



<p><strong>R</strong>: crescita rapida, agli stessi ritmi del periodo 2013–23</p>



<p>Il secondo elemento è l’evoluzione dell’età media al parto: come si intuisce dalla fig. 2, più le future madri in Italia ritarderanno la loro fecondità, più il fenomeno della PMA si diffonderà. Anche in questo caso abbiamo previsto gli stessi tre scenari di crescita: N (nessuna), M (moderata) e R (rapida).</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figura-2.-Quota-di-nascite-PMA-per-eta-in-Italia.jpg" target="_blank" rel="noreferrer noopener" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="460" src="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figura-2.-Quota-di-nascite-PMA-per-eta-in-Italia-1024x460.jpg" alt="" class="wp-image-24658" srcset="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figura-2.-Quota-di-nascite-PMA-per-eta-in-Italia-1024x460.jpg 1024w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figura-2.-Quota-di-nascite-PMA-per-eta-in-Italia-300x135.jpg 300w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figura-2.-Quota-di-nascite-PMA-per-eta-in-Italia-768x345.jpg 768w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figura-2.-Quota-di-nascite-PMA-per-eta-in-Italia.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>Il terzo elemento è la distribuzione per età delle future donne in età riproduttiva: più saranno mature, più a far figli saranno donne di età elevata e quindi con forte probabilità di ricorso alla PMA. In questo caso ci siamo basati sulle <a href="https://demo.istat.it/app/?i=PPR&amp;l=it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">previsioni Istat della popolazione residente</a>.<br>I risultati di questo esercizio sono riassunti nella tab. 1.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Tabella-1.-Quota-di-nascite-con-PMA-in-Italia-previste-nel-quinquennio.jpg" target="_blank" rel="noreferrer noopener" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="283" src="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Tabella-1.-Quota-di-nascite-con-PMA-in-Italia-previste-nel-quinquennio-1024x283.jpg" alt="" class="wp-image-24659" srcset="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Tabella-1.-Quota-di-nascite-con-PMA-in-Italia-previste-nel-quinquennio-1024x283.jpg 1024w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Tabella-1.-Quota-di-nascite-con-PMA-in-Italia-previste-nel-quinquennio-300x83.jpg 300w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Tabella-1.-Quota-di-nascite-con-PMA-in-Italia-previste-nel-quinquennio-768x212.jpg 768w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Tabella-1.-Quota-di-nascite-con-PMA-in-Italia-previste-nel-quinquennio.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>Quel che emerge è che l’invecchiamento della popolazione (cioè, delle potenziali madri) dovrebbe pesare poco o nulla, perché la struttura per età delle donne in età riproduttiva è già oggi molto anziana. In questo scenario “NN” (nessuna crescita dei due fattori considerati, età media al parto e propensione al ricorso alla procreazione medicalmente assistita) la quota delle nascite con PMA al 2045–49 dovrebbe essere intorno al 4,3%, praticamente come oggi.</p>



<p>Gli altri due fattori considerati, però, ragionevolmente non resteranno costanti ai livelli osservati nel 2023, ma continueranno a crescere. I loro effetti dovrebbero essere comparabili, come si vede al di fuori della diagonale principale della tabella. Nel caso di scenario “MM”, e cioè di crescita moderata di entrambi, la quota delle nascite PMA potrebbe raddoppiare rispetto a oggi, e arrivare all’8%. E nel caso “RR” di crescita rapida di entrambi (età media al parto e ricorso alla PMA), globalmente, i nati con PMA potrebbero salire fino al oltre il 15%.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong><strong>PMA: opportunità o incentivo al rinvio?</strong></strong></h3>



<p>Questi risultati vanno presi con molta cautela, evidentemente. Ma ci dicono che siamo avviati su una strada di crescente medicalizzazione delle nascite, conseguente anche al patologico ritardo dell’entrata in gravidanza. Questo comporta aumento di costi, di stress individuale, di pressione sul sistema sanitario (pubblico e privato), e, a causa dell’età genitoriale avanzata, anche di rischi per la salute, per la madre e per il bambino (a questo fine, le età ideali per la gravidanza pare che siano quelle tra 26 e 30 anni, almeno secondo Huang et al 2025). Lo stesso inserimento della PMA nei Livelli Essenziali di Assistenza può rappresentare un’arma a doppio taglio, soprattutto se non è accompagnato da adeguate campagne informative sulla salute riproduttiva e sugli effetti dell’età sulla fertilità, sia femminile sia maschile. Da un lato, infatti, garantire l’accesso alla PMA è fondamentale per aiutare le coppie con problemi di infertilità ad avere i figli desiderati; dall’altro, presentarla implicitamente come una soluzione sempre disponibile ed efficace potrebbe alimentare una falsa rassicurazione e favorire ulteriori rinvii: «tanto c’è la PMA». Ma la PMA non annulla i limiti biologici legati all’età. La letteratura medica mostra che, nelle donne, la fertilità comincia a diminuire già verso la fine dei vent’anni, cala più rapidamente dopo i 35 e si riduce in modo particolarmente marcato intorno ai 37-38 anni; negli uomini, il declino inizia verso la fine dei trent’anni e diventa più significativo tra i 40 e i 45 anni.</p>



<p>Aiutare i casi singoli di difficile conseguimento della genitorialità è un conto, ma il sostegno della fecondità in Italia, se lo si vuole attuare, richiede un cambio di direzione, a cominciare dall’età al primo figlio, che, con le giuste condizioni e prospettive di vita per i giovani, dovrebbe cominciare a scendere, e non di poco.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Per saperne di più</strong></h3>



<p>Burgio A, Castagnaro C, De Santis G, Vignoli D, Vitali A (2026) The future of births via medically assisted reproduction in Italy: Scenarios to 2050, <em>PLoS One</em> 21(7): e0354135. <a href="https://doi.org/10.1371/journal.pone.0354135">https://doi.org/10.1371/journal.pone.0354135</a></p>



<p>Burgio A, Castagnaro C, Vignoli D, Vitali A (2025a) The contribution of medically assisted reproduction to total, age-, and parity-specific fertility in Italy. <em>Human Reproduction</em> 40(10):1972–1979. <a href="https://doi.org/10.1093/humrep/deaf137">https://doi.org/10.1093/humrep/deaf137</a></p>



<p>Burgio A, Castagnaro C, Vignoli D, Vitali A (2025b) <a href="https://www.neodemos.info/2025/10/21/la-procreazione-medicalmente-assistita-una-via-aperta-alla-genitorialita/">La procreazione medicalmente assistita: una via aperta alla genitorialità</a>, <em>Neodemos</em>, </p>



<p>Cozzani M et al (2025) Socioeconomic differences in ART treatment success: Evidence from Italy. <em>Demographic Research</em> 53(20): 611–628. <a href="https://doi.org/10.4054/DemRes.2025.53.20">https://doi.org/10.405.4/DemRes.2025.53.20</a></p>



<p>Huang L, Sauve R, Birkett N, Fergusson D, van Walraven C (2014) Risk Assessment of Adverse Birth Outcomes in Relation to Maternal Age. PLOS ONE, 9(12): e114843. <a href="https://doi.org/10.1371/journal.pone.0114843">https://doi.org/10.1371/journal.pone.0114843</a>&nbsp;</p>
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		<title>Espulsioni e deportazioni: Trump mantiene le promesse</title>
		<link>https://www.neodemos.info/2026/09/29/espulsioni-e-deportazioni-trump-mantiene-le-promesse/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=espulsioni-e-deportazioni-trump-mantiene-le-promesse</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Steve S. Morgan]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Sep 2026 06:02:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[immigrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[MAGA]]></category>
		<category><![CDATA[migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Trump]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In campagna elettorale Trump aveva promesso espulsioni di massa dei migranti irregolari: sta mantenendo la promessa, calpestando diritti umani e danneggiando il paese, come commenta ... <a title="Espulsioni e deportazioni: Trump mantiene le promesse" class="read-more" href="https://www.neodemos.info/2026/09/29/espulsioni-e-deportazioni-trump-mantiene-le-promesse/" aria-label="Per saperne di più su Espulsioni e deportazioni: Trump mantiene le promesse">Leggi</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>In campagna elettorale Trump aveva promesso espulsioni di massa dei migranti irregolari: sta mantenendo la promessa, calpestando diritti umani e danneggiando il paese, come commenta Steve Morgan.</em></p>



<p class="has-drop-cap">Delle millanterie, fandonie, minacce e promesse mirabolanti di Donald Trump esiste un elenco sterminato cui attingere. Nessuno oramai presta credito o attenzione al flusso inesauribile delle sue dichiarazioni. Ma è un errore: in campagna elettorale, aveva promesso di compiere la “più grande operazione di deportazione nella storia del paese”. E così, nell’anno e mezzo trascorso dalla sua elezione, sta tenendo fede alla sua parola, per sventura del suo paese. Nella logica MAGA – purtroppo diffusa in gran parte del mondo &#8211;&nbsp; l‘immigrazione compromette l’identità del paese, corrode le fondamenta della società, insidia la coesione. Niente di più antistorico e falso per un paese che si è formato con un flusso secolare di immigrati, fattori di crescita, dinamismo e innovazione.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Regolari e irregolari</strong></h3>



<p>Le statistiche USA definiscono “immigrati” tutti coloro che sono nati all’estero (foreign born) che rappresentano una quota molto alta, il 15% circa, dell’intera popolazione. Nella Figura 1, i 52 milioni di immigrati sono suddivisi a seconda del loro status giuridico: quasi tre quarti (73%) sono “lawful”, cioè, diremmo noi, “regolari”, anche perché in gran maggioranza (il 46% dei foreign born) sono cittadini americani. Il residuo dei regolari (il 27%) sono residenti, tra temporanei e permanenti, con le carte in regola. Oltre un quarto (il 27%) degli immigrati sono irregolari (unauthorized), per un totale di 14 milioni; di questi, 6 milioni godono di una qualche forma di protezione (richiedenti asilo, minori, rifugiati da Haiti, dall’Afghanistan e da altre provenienze): tuttavia la protezione non è assoluta e questi immigrati non sono esenti dal rischio di espulsione, come subito si dirà. Residuano 8 milioni che non hanno alcuna forma di protezione, e sono la collettività sulla quale si concentra l’azione di rastrellamento e espulsione di massa architettata e posta in opera con abbondanza di mezzi e pari determinazione, dall’amministrazione Trump. Si noterà che in questa collettività una quota maggioritaria ha un lavoro regolare, paga le tasse, manda i figli a scuola, ha una patente di guida, una fedina penale pulita e conduce – o, meglio, conduceva &#8211; una vita normale. E, fatto non secondario, è forza lavoro indispensabile per molti settori di attività.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figura-1-–-Immigrati-secondo-il-titolo-giuridico-regolari-lawful-e-irregolari-unauthorized-2023--1024x735.jpg" target="_blank" rel="noreferrer noopener" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="735" src="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figura-1-–-Immigrati-secondo-il-titolo-giuridico-regolari-lawful-e-irregolari-unauthorized-2023--1024x735.jpg" alt="" class="wp-image-24594" srcset="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figura-1-–-Immigrati-secondo-il-titolo-giuridico-regolari-lawful-e-irregolari-unauthorized-2023--1024x735.jpg 1024w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figura-1-–-Immigrati-secondo-il-titolo-giuridico-regolari-lawful-e-irregolari-unauthorized-2023--300x215.jpg 300w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figura-1-–-Immigrati-secondo-il-titolo-giuridico-regolari-lawful-e-irregolari-unauthorized-2023--768x551.jpg 768w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figura-1-–-Immigrati-secondo-il-titolo-giuridico-regolari-lawful-e-irregolari-unauthorized-2023-.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Crescono enormemente i rischi di espulsione</strong></h3>



<p>Abbiamo ricordato che circa 6 milioni di irregolari godevano di qualche forma di protezione, che ne impediva l’espulsione. Per esempio, lo<br>Status di Protezione Temporanea (TPS) consente di lavorare e risiedere legalmente per un certo periodo di tempo a cittadini di determinate nazionalità rimasti bloccati negli Stati Uniti a causa di disastri naturali o politici nei loro paesi d’origine. L’amministrazione Trump ha sistematicamente smantellato tali protezioni, così come altre che erano in vigore da decenni. A giugno, la Corte Suprema ha stabilito che l’amministrazione possa porre fine alle protezioni per i titolari di TPS provenienti dalla Siria e da Haiti. “Oltre un milione di persone provenienti da 13 paesi hanno ormai perso il TPS. Molti di loro non possono più lavorare, sono soggetti a espulsione per ordine del tribunale e, a differenza di alcune persone prive di documenti, sono particolarmente esposti perché il governo sa esattamente dove si trovano. «TUTTE le revoche del TPS sono ora IN VIGORE», ha pubblicato il&nbsp; (Department of Home Security) su X, un social media. «Chi ha subito la revoca del TPS dovrebbe andarsene SUBITO. Se non lo farà, lo ESPELLEREMO». Altri 170.000 salvadoregni con il TPS perderanno il loro status a settembre; alcuni di loro vivono in America da 25 anni”<sup>1</sup>.&nbsp;</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Il braccio armato di Trump</strong></h3>



<p>L’Immigration and Customs Enforcement (ICE) degli Stati Uniti è un’agenzia federale di polizia che fa capo al Department of Home Security. La sua missione dichiarata è quella di condurre indagini penali, far rispettare le leggi sull’immigrazione, salvaguardare la sicurezza nazionale e proteggere la sicurezza pubblica. L’ICE è stato istituito nell’ambito dell’Homeland Security Act del 2002, a seguito degli attacchi dell’11 settembre alle Torri Gemelle. Ha assorbito le precedenti funzioni dell’Immigration and Naturalization Service e dello United States Customs Service. E’ divisa in due rami, HSI (Homeland Security Investigation) e ERO (Enforcement and Removal Operations). Il bilancio, con i finanziamenti recenti, sfiora i 90 miliardi di dollari, 8-9 volte i livelli del decennio precedente. Il governo federale spende di più per l’ICE che per il Dipartimento di Giustizia, FBI inclusa. I dipendenti dell’ICE sono cresciuti da 10 a 22mila, e il reclutamento di nuovi agenti procede a pieno ritmo. Si progetta un forte ampliamento dei centri di detenzione, programmando una capacità di 100mila detenuti (per confronto, il sistema carcerario federale ha una capacità di 150mila). L’obbiettivo è l’espulsione di un milione di irregolari all’anno. I giudici dell’immigrazione, che lavorano per il Dipartimento di Giustizia, stanno emettendo provvedimenti di espulsione nei confronti dei migranti a un ritmo di gran lunga senza precedenti (Figura 2). Oltre 1,6 milioni di migranti sono ora soggetti a provvedimenti di espulsione (removal) che li espongono al rischio di essere deportati al primo contatto con l’ICE.</p>



<p>Le cronache hanno ampiamente descritto le durissime modalità di azione degli agenti dell’ICE, fermi e arresti brutali, violenze sboccate in alcuni omicidi che hanno profondamente colpito l’opinione pubblica, raid e intimidazioni. Episodi di agenti mascherati che hanno fermato e caricato persone “sospette” in veicoli non targati. Si è creato un clima di sospetto, che semina sconcerto e timore tra gli immigrati e riprovazione dei cittadini.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Accelerano le operazioni dell’ICE</strong></h3>



<p>Nonostante un’opinione pubblica sconcertata e contrariata – anche nell’elettorato trumpiano &#8211; dall’azione dell’ICE, l’Amministrazione Trump accelera la sua azione. La Figura 2 riporta l‘andamento delle ordinanze giudiziarie di espulsione durante questa prima fase del Trump 2, di gran lunga superiori a quelle delle amministrazioni precedenti, da Bush a Biden. I dati ufficiali dicono che “L&#8217;ICE ha espulso 356.389 persone nei primi 9,5 mesi circa dell&#8217;anno fiscale 2026 (iniziato il 1° ottobre 2025). Si tratta di una media di circa 1.260 espulsioni al giorno. A questo ritmo, l’anno fiscale 2026 si concluderebbe con circa 460.000 espulsioni, superando il record di 438.421 registrato dall’amministrazione Obama nell’anno fiscale 2013.<sup>2</sup>”</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figura-2-–-Ordinanze-di-espulsione-2005-2026-.jpg" target="_blank" rel="noreferrer noopener" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="629" src="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figura-2-–-Ordinanze-di-espulsione-2005-2026--1024x629.jpg" alt="" class="wp-image-24595" srcset="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figura-2-–-Ordinanze-di-espulsione-2005-2026--1024x629.jpg 1024w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figura-2-–-Ordinanze-di-espulsione-2005-2026--300x184.jpg 300w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figura-2-–-Ordinanze-di-espulsione-2005-2026--768x472.jpg 768w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figura-2-–-Ordinanze-di-espulsione-2005-2026-.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>La Figura 3 riporta l’andamento in rapida ascesa degli arresti compiuti dall’ICE: nel luglio scorso hanno sfiorato i 50mila, 1.600 al giorno, con l’obbiettivo di arrivare a una media giornaliera di 2mila. Si tenga conto che in Italia il numero giornaliero medio di persone arrestate supera di poco 400, ma per tutte le tipologie di reato, e non solo quelli legati all’irregolarità migratoria! Alla metà dell’anno corrente erano ben 65mila i migranti detenuti nelle “facilities” sparse in tutto il paese (una cifra identica a quella del totale dei detenuti in Italia alla fine dello scorso agosto, per tutte le forme di reato; ancora per confronto, negli Stati Uniti i detenuti sono quasi 2 milioni).</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figure-3-–-Arresti-dellICE-dati-mensili-2022-2026-.jpg" target="_blank" rel="noreferrer noopener" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="629" src="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figure-3-–-Arresti-dellICE-dati-mensili-2022-2026--1024x629.jpg" alt="" class="wp-image-24596" srcset="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figure-3-–-Arresti-dellICE-dati-mensili-2022-2026--1024x629.jpg 1024w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figure-3-–-Arresti-dellICE-dati-mensili-2022-2026--300x184.jpg 300w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figure-3-–-Arresti-dellICE-dati-mensili-2022-2026--768x472.jpg 768w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figure-3-–-Arresti-dellICE-dati-mensili-2022-2026-.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Il duro giudizio di un giornale moderato</strong></h3>



<p>The Economist è una voce autorevole e moderata. Trascriviamo il duro giudizio di un suo recente editoriale<sup>3</sup>: “Respingere i nuovi arrivati è relativamente semplice. Rintracciare milioni di persone entrate clandestinamente decenni fa e che ora hanno un lavoro, una vita e una famiglia americana è difficile, costoso e causa enormi disagi alle imprese e alle comunità americane. Ciononostante, Trump ci sta provando. Per placare l’opinione pubblica, ha smorzato i toni della brutalità teatrale mostrata dagli agenti dell’ICE all’inizio di quest’anno, ma la campagna si è silenziosamente intensificata, anziché attenuarsi. Infine, e soprattutto, Trump sta rendendo l’America meno accogliente per i futuri migranti, anche per quelli più brillanti. Secondo una stima, il numero di nuovi visti per studenti rilasciati nel 2025 è sceso del 29% rispetto all’anno precedente, e l’amministrazione vuole che le aziende che necessitano di visti H-1B per personale altamente qualificato sborsino più di 100.000 dollari a persona solo per presentare la domanda.” Aggiungiamo un aspetto cui gli americani sono particolarmente sensibili: ogni espulsione costa al contribuente 17mila $, cui va aggiunto il “lucro cessante”, per un lavoratore in meno!</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Note</strong></h3>



<p><sup>1</sup><a href="https://www.npr.org/2026/01/21/nx-s1-5674887/ice-budget-funding-congress-trump">  </a>Npr.org &#8211; <a href="https://www.npr.org/2026/01/21/nx-s1-5674887/ice-budget-funding-congress-trump" target="_blank" rel="noreferrer noopener">How ICE grew to be the highest-funded U.S. law enforcement agency</a></p>



<p><sup>2</sup> Si trattò di espulsioni di irregolari arrivati da poco tempo e di autori di reati</p>



<p><sup>3</sup> <em>The Economist</em>, 27 agosto 2026</p>
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		<title>PISA 2025. La scuola italiana e le trappole della media</title>
		<link>https://www.neodemos.info/2026/09/25/pisa-2025-la-scuola-italiana-e-le-trappole-della-media/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=pisa-2025-la-scuola-italiana-e-le-trappole-della-media</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mariano Porcu]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Sep 2026 08:07:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Istruzione e Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[educazione]]></category>
		<category><![CDATA[invalsi]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I risultati di PISA 2025 mostrano una scuola italiana che mantiene sostanzialmente stabili i propri risultati in un contesto internazionale in peggioramento. Dietro questa stabilità ... <a title="PISA 2025. La scuola italiana e le trappole della media" class="read-more" href="https://www.neodemos.info/2026/09/25/pisa-2025-la-scuola-italiana-e-le-trappole-della-media/" aria-label="Per saperne di più su PISA 2025. La scuola italiana e le trappole della media">Leggi</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>I risultati di PISA 2025 mostrano una scuola italiana che mantiene sostanzialmente stabili i propri risultati in un contesto internazionale in peggioramento. Dietro questa stabilità però, avverte Mariano Porcu, persistono forti differenze tra gli studenti e una debolezza nelle competenze computazionali, sempre più importanti nell’epoca dell’intelligenza artificiale.</em></p>



<p>Nelle ultime settimane sono stati pubblicati due importanti rapporti sugli apprendimenti nella scuola italiana: i risultati delle prove INVALSI 2026 e quelli dell’indagine OCSE-PISA 2025. Le prove INVALSI seguono gli studenti nei diversi passaggi del percorso scolastico e ne mostrano le differenze regionali e tra gli indirizzi; PISA valuta invece, su un campione di quindicenni, la capacità di utilizzare ciò che si è appreso e consente di confrontare l’Italia con gli altri sistemi di istruzione.<br>La prima cosa che tutti guardano sono le graduatorie, come, ad esempio, quella della tab. 1.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Porcu_Pisa.png" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="762" src="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Porcu_Pisa-1024x762.png" alt="" class="wp-image-24727" srcset="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Porcu_Pisa-1024x762.png 1024w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Porcu_Pisa-300x223.png 300w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Porcu_Pisa-768x572.png 768w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Porcu_Pisa.png 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>Ma la rilevanza di PISA va oltre. La qualità delle procedure statistiche e la ricchezza delle informazioni raccolte consentono di mettere in relazione le competenze con le condizioni sociali degli studenti e con le caratteristiche delle scuole. I risultati devono essere interpretati tenendo conto della loro significatività statistica e senza trasformare le associazioni in rapporti causali. Da una prima lettura emerge, per l’Italia, un quadro apparentemente semplice: mentre gli apprendimenti peggiorano in media tra i paesi OCSE, quelli degli studenti italiani rimangono sostanzialmente stabili.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Stabili mentre la media scende</strong></h3>



<p>PISA esprime le competenze degli studenti come punteggi su una scala standardizzata: non sono voti né percentuali, ma consentono di misurare le differenze tra i paesi e le variazioni nel tempo nei diversi ambiti di valutazione. Tra il 2022 e il 2025, nella media dei paesi OCSE, i punteggi sono diminuiti significativamente di 14 punti in lettura e di 9 in matematica, mentre in scienze la flessione non è risultata significativa. In Italia, invece, nessuna delle variazioni osservate nei tre ambiti è statisticamente significativa. Nel 2025, il punteggio italiano è significativamente superiore alla media OCSE in lettura e non se ne discosta in modo significativo in scienze e matematica. È una tenuta da considerare, soprattutto in un quadro internazionale in cui i risultati medi hanno raggiunto i livelli più bassi mai registrati da PISA.</p>



<p>Tuttavia, con una lettura di questo tipo si rischia di cadere nelle trappole della media: se il termine di confronto si abbassa, restare fermi può apparire un avanzamento. La media OCSE continua a essere un riferimento indispensabile, ma non può diventare l’asticella con cui misurare la qualità del nostro sistema scolastico. Raggiungerla o superarla assume infatti un significato diverso se quella stessa media è in crescita o, come oggi, in arretramento.</p>



<p>La tenuta italiana si concentra soprattutto nella parte centrale della distribuzione. La quota di studenti classificati ai livelli più bassi in tutti e tre gli ambiti è significativamente inferiore alla media OCSE, 15,8% contro 19,7%; ma è inferiore anche quella degli studenti ai livelli più elevati in almeno un ambito, 10,1% contro 11,9%. La scuola italiana sembra dunque più capace di contenere la fragilità estrema che di promuovere l’eccellenza.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Ciò che la media nasconde</strong></h3>



<p>Ma il confronto con la media OCSE rappresenta soltanto la prima trappola. La seconda emerge quando si guarda dentro il risultato nazionale. Il punteggio medio riassume infatti le competenze di studenti molto diversi, rendendo meno visibili i loro differenti punti di forza e il peso delle condizioni di partenza sugli apprendimenti.</p>



<p>Le differenze di genere ne offrono l’esempio più immediato. In scienze ragazze e ragazzi conseguono risultati equivalenti, ma in lettura le ragazze superano i ragazzi di 28 punti, mentre in matematica sono i ragazzi ad avere un vantaggio di 17 punti. Ancora più ampio è il divario associato alle condizioni sociali: in scienze, 80 punti separano il quarto più avvantaggiato da quello più svantaggiato della distribuzione per condizione socioeconomica. La distanza non è significativamente diversa da quella media dell’OCSE, ma essere in linea con gli altri paesi non rende meno grave il peso delle risorse culturali ed economiche delle famiglie. Anche il background migratorio continua a contare: gli studenti senza background migratorio precedono gli altri di 46 punti.</p>



<p>Queste differenze non possono essere sommate né ricondotte a un’unica spiegazione. Mostrano però quanto poco il dato medio nazionale riesca a raccontare la pluralità delle esperienze scolastiche. La seconda trappola della media consiste proprio in questo: il valore aggregato nasconde che le opportunità di apprendere e le competenze acquisite rimangono profondamente diseguali.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>La scuola alla prova del digitale</strong></h3>



<p>La stabilità dei risultati italiani deve essere valutata anche alla luce delle trasformazioni tecnologiche. PISA 2025 ha introdotto la valutazione del <em>problem solving</em> computazionale, ossia della capacità di affrontare problemi attraverso la modellizzazione e l’impiego di strumenti computazionali. In questo nuovo ambito il punteggio italiano è significativamente inferiore alla media OCSE: la tenuta nelle competenze tradizionali non sembra dunque estendersi a quelle più direttamente legate al digitale.</p>



<p>A questa debolezza non corrisponde una scarsa familiarità con le nuove tecnologie. Quasi la metà degli studenti italiani utilizza strumenti di intelligenza artificiale generativa almeno una volta alla settimana per apprendere; il 73,7% dichiara inoltre di avere valutato a scuola la qualità dei contenuti generati dall’IA, contro il 62,6% nella media OCSE. Tuttavia, soltanto il 28,4% afferma di non essere distratto dai dispositivi digitali durante le lezioni, contro il 39,2% nell’OCSE. Il 63,2% frequenta scuole nelle quali i cellulari sono vietati, mentre le linee guida specifiche sull’impiego didattico delle tecnologie sono meno diffuse che nella media OCSE: 59,1% contro 71,2%.</p>



<p>I dati descrivono una scuola sospesa tra due strategie: allontanare la tecnologia dall’aula per difendere l’attenzione oppure integrarla nell’apprendimento. Il divieto può avere una funzione, ma non basta. Poiché gli studenti utilizzano comunque l’intelligenza artificiale, la scuola deve (o almeno dovrebbe) insegnare loro a comprendere un problema prima di delegarne la soluzione, verificare le fonti, riconoscere risposte plausibili ma false e conservare l’autonomia del giudizio.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Le competenze per il futuro</strong></h3>



<p>Le graduatorie di scienze, matematica e <em>problem solving</em> computazionale sono dominate dai sistemi di istruzione dell’Asia orientale: B-S-J-Z (le province cinesi di Beijing, Shanghai, Jiangsu e Zhejiang), Singapore, Macao, Taipei, Giappone e Corea. In scienze l’Estonia è l’unico paese non asiatico tra i primi sette. La loro distanza dalla media OCSE mostra che risultati molto più elevati sono possibili proprio nelle competenze decisive per l’innovazione scientifica e tecnologica.</p>



<p>Non si tratta di importare modelli educativi nati in contesti diversi, né di leggere le graduatorie come classifiche sportive. Ma la familiarità dei giovani con il digitale e l’intelligenza artificiale non può sostituire la capacità di comprendere la scienza, ragionare matematicamente e affrontare problemi con strumenti computazionali. La scuola italiana ha dimostrato di saper resistere. Ora deve trasformare questa tenuta in capacità di avanzare, riducendo le disuguaglianze e investendo nelle competenze necessarie per comprendere il mondo in continua trasformazione.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Per saperne di più</strong></h3>



<p>OECD (2026), <em>OECD PISA 2025 Results (Volume I): Future-ready students, </em>OECD Publishing, Paris, <a href="https://doi.org/10.1787/73451bc5-en">https://doi.org/10.1787/73451bc5-en</a> .</p>
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		<title>Migrazione e media: le narrazioni dei giornali online durante le elezioni del 2022</title>
		<link>https://www.neodemos.info/2026/09/22/migrazione-e-media-le-narrazioni-dei-giornali-online-durante-le-elezioni-del-2022/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=migrazione-e-media-le-narrazioni-dei-giornali-online-durante-le-elezioni-del-2022</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Angela Paparusso]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Sep 2026 08:02:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Come hanno raccontato la migrazione i quotidiani italiani durante la campagna elettorale del 2022? Attraverso l’analisi di un ampio archivio di titoli pubblicati online, Paparusso, ... <a title="Migrazione e media: le narrazioni dei giornali online durante le elezioni del 2022" class="read-more" href="https://www.neodemos.info/2026/09/22/migrazione-e-media-le-narrazioni-dei-giornali-online-durante-le-elezioni-del-2022/" aria-label="Per saperne di più su Migrazione e media: le narrazioni dei giornali online durante le elezioni del 2022">Leggi</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>Come hanno raccontato la migrazione i quotidiani italiani durante la campagna elettorale del 2022? Attraverso l’analisi di un ampio archivio di titoli pubblicati online, Paparusso, Fortunato e Ambrosetti mostrano come la copertura mediatica varia in funzione dell’orientamento politico delle testate, alternando rappresentazioni incentrat</em>e sulla paura e sulla sicurezza a narrazioni di carattere umanitario e solidaristico.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>La migrazione nelle notizie italiane&nbsp;</strong></h3>



<p class="has-drop-cap">Le narrazioni sulla migrazione sono dinamiche e si trasformano continuamente in risposta ai principali eventi sociali, economici e politici. Crisi umanitarie, crisi economiche e campagne elettorali influenzano il modo in cui il fenomeno migratorio viene rappresentato nello spazio pubblico. In particolare, durante i periodi di campagna elettorale la migrazione diventa spesso un tema centrale del confronto politico e dell’attenzione mediatica. Poiché i media contribuiscono a costruire le percezioni collettive dei fenomeni migratori e dei migranti, analizzarne la rappresentazione è fondamentale per comprendere le dinamiche della comunicazione politica contemporanea.</p>



<p>In un recente studio (Fortunato et al., 2026), abbiamo analizzato il modo in cui quotidiani italiani di vari orientamenti politici hanno trattato il tema della migrazione durante la campagna elettorale per le elezioni politiche del 2022. In particolare ci siamo concentrate sui titoli degli articoli pubblicati online dalle principali testate nazionali, selezionate sulla base della loro diffusione, numero di lettori e rilevanza pubblica. L’analisi copre il periodo compreso tra il 25 settembre 2021 e il 25 settembre 2022 e si basa su titoli estratti tramite <em>web scraping</em> dalla biblioteca digitale <em>Internet Archive</em>. Combinando analisi quantitativa e qualitativa dei titoli pubblicati, abbiamo esaminato l’andamento dell’attenzione mediatica nel tempo e la relazione tra i picchi di copertura giornalistica e i principali eventi migratori. In particolare, abbiamo analizzato i temi più ricorrenti, gli attori maggiormente presenti nel discorso mediatico, i termini più frequentemente associati con la migrazione e le emozioni trasmesse dai titoli. Per una descrizione dettagliata della metodologia rimandiamo a Fortunato et al. (2026).</p>



<p>L’Italia rappresenta un caso di studio particolarmente interessante. Negli ultimi quarant’anni il Paese è passato dall’essere prevalentemente un paese di emigrazione a una delle principali destinazioni migratorie europee. Dopo le cosiddette Primavere arabe, il tema della migrazione è diventato sempre più centrale nel dibattito politico e mediatico, soprattutto in relazione agli arrivi irregolari attraverso il Mediterraneo. Allo stesso tempo, l’immigrazione ha contribuito ad attenuare gli effetti dell’invecchiamento demografico e delle carenze di manodopera. Le elezioni del settembre 2022 hanno ulteriormente alimentato il confronto e la contrapposizione sul tema, portando alla guida del governo Giorgia Meloni, leader di una forza politica che ha fatto del contrasto all’immigrazione irregolare uno dei punti chiave della propria campagna elettorale.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Le narrazioni sulla migrazione durante la campagna elettorale</strong></h3>



<p>La Tabella 1 riporta la distribuzione degli articoli dedicati alla migrazione nelle testate considerate, suddivise per orientamento politico. La maggiore attenzione al tema si osserva nei giornali di area conservatrice e di destra, che rappresentano il 52,3% degli articoli analizzati. In questo gruppo spicca <em>Il Giornale</em>, responsabile da solo del 46,7% della copertura complessiva. La migrazione risulta invece meno presente nelle testate di orientamento di sinistra/progressista (13%) e in quelle di area moderata (34,7%).</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="496" src="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Tabella-1-Titoli-pubblicati-per-quotidiano-e-orientamento-politico-nel-periodo-1024x496.jpg" alt="" class="wp-image-24420" style="width:1092px;height:auto" srcset="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Tabella-1-Titoli-pubblicati-per-quotidiano-e-orientamento-politico-nel-periodo-1024x496.jpg 1024w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Tabella-1-Titoli-pubblicati-per-quotidiano-e-orientamento-politico-nel-periodo-300x145.jpg 300w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Tabella-1-Titoli-pubblicati-per-quotidiano-e-orientamento-politico-nel-periodo-768x372.jpg 768w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Tabella-1-Titoli-pubblicati-per-quotidiano-e-orientamento-politico-nel-periodo.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>L’andamento temporale della copertura (Figura 1) evidenzia una presenza relativamente costante del tema migratorio, interrotta da alcuni picchi associati a eventi specifici. L’attenzione cresce alla fine del 2021, raggiunge il massimo nella primavera del 2022, diminuisce durante l’estate e torna ad aumentare nella fase conclusiva della campagna elettorale. La migrazione rimane dunque un tema presente durante tutto il periodo considerato, anche se alcuni eventi ne modificano significativamente la visibilità e l’inquadramento.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="572" src="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figura-1-Numero-di-titoli-pubblicati-nellarco-temporale-1024x572.jpg" alt="" class="wp-image-24419" srcset="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figura-1-Numero-di-titoli-pubblicati-nellarco-temporale-1024x572.jpg 1024w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figura-1-Numero-di-titoli-pubblicati-nellarco-temporale-300x168.jpg 300w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figura-1-Numero-di-titoli-pubblicati-nellarco-temporale-768x429.jpg 768w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figura-1-Numero-di-titoli-pubblicati-nellarco-temporale.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></div>


<h3 class="wp-block-heading"><strong>Attenzione ediatica e sentimenti&nbsp;&nbsp;</strong></h3>



<p>Il primo aumento significativo dell’attenzione mediatica sul tema della migrazione si registra alla fine del 2021, in concomitanza con le tensioni al confine tra Bielorussia e Polonia. La Bielorussia viene descritta da molti media come responsabile di aver favorito il passaggio di migranti verso l’Unione Europea nell’ambito di una più ampia contrapposizione geopolitica. I titoli pubblicati in quel periodo richiamano frequentemente concetti legati alla crisi e alla sicurezza, come caos, illegalità, minaccia, respingimenti, violenza e morti.</p>



<p>Nel dicembre 2021 l’attenzione torna a crescere, concentrandosi soprattutto sui naufragi nel Mediterraneo e sull’aumento degli sbarchi. Tuttavia, l’evento che più influenza le narrazioni sulla migrazione nel 2022 è la guerra in Ucraina. Termini come <em>Ucraina</em>, <em>rifugiati</em>, <em>corridoi umanitari</em> e <em>guerra</em> dominano i titoli dei quotidiani, riflettendo l’arrivo in Europa di milioni di persone in cerca di protezione.</p>



<p>I picchi più elevati si registrano tra marzo e maggio 2022, immediatamente dopo l’invasione russa dell’Ucraina. In questa fase la copertura giornalistica si concentra prevalentemente sull’accoglienza dei rifugiati e sulle risposte umanitarie. I titoli richiamano temi quali la protezione temporanea, i corridoi umanitari, l’evacuazione dei civili, la cooperazione europea, le raccolte fondi e il sostegno alle donne e ai bambini coinvolti nel conflitto.</p>



<p>Un secondo importante picco si osserva tra agosto e settembre 2022, in piena campagna elettorale. La migrazione torna al centro del dibattito politico, in particolare nei quotidiani di orientamento conservatore. I titoli amplificano le proposte dei partiti di destra, tra cui il rafforzamento dei controlli alle frontiere e l’istituzione di un blocco navale nel Mediterraneo.</p>



<p>Nelle settimane che precedono il voto, la migrazione viene frequentemente associata a criminalità, ordine pubblico, frodi ai danni del welfare, traffico di esseri umani, estremismo religioso e problemi di integrazione. In questo quadro, anche eventi tragici come i naufragi vengono talvolta interpretati come una conferma della necessità di politiche migratorie più restrittive, rafforzando una rappresentazione della migrazione come fonte di rischio, minaccia e instabilità sociale.</p>



<p>L’analisi delle emozioni presenti nei titoli offre ulteriori elementi di riflessione. Attribuendo a ciascun titolo un’emozione prevalente (Figura 2), emerge come paura (24%), tristezza (17%) e rabbia (16%) siano i sentimenti più frequentemente evocati, rappresentando complessivamente oltre la metà dei titoli analizzati. Le testate di destra mostrano una prevalenza costante di narrazioni caratterizzate da paura e rabbia, soprattutto grazie al contributo di <em>Il Giornale</em>, <em>Il Resto del Carlino</em> e <em>La Verità</em>. L’invasione dell’Ucraina, tuttavia, favorisce la diffusione di emozioni simili anche nelle testate di orientamento progressista, come <em>La Repubblica</em> e <em>Domani</em>, che sottolineano soprattutto la necessità di solidarietà, assistenza umanitaria e coordinamento europeo.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="550" src="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figura-2-Emozione-predominante-nei-titoli-1024x550.jpg" alt="" class="wp-image-24421" style="width:976px;height:auto" srcset="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figura-2-Emozione-predominante-nei-titoli-1024x550.jpg 1024w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figura-2-Emozione-predominante-nei-titoli-300x161.jpg 300w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figura-2-Emozione-predominante-nei-titoli-768x413.jpg 768w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figura-2-Emozione-predominante-nei-titoli.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></div>


<p>I risultati di questo studio devono essere interpretati come un’analisi dell’inquadramento dei titoli giornalistici e non dell’intero contenuto degli articoli. Inoltre, lo studio non misura direttamente l’effetto delle narrazioni mediatiche sugli atteggiamenti dell’opinione pubblica. Ciononostante, l’analisi mostra come la migrazione venga spesso presentata come un’emergenza o una questione di sicurezza, contribuendo a orientare il dibattito pubblico e politico. Quando il fenomeno migratorio è raccontato quasi esclusivamente attraverso le lenti della crisi, della minaccia e del controllo, rischiano di passare in secondo piano il suo ruolo strutturale nella dinamica demografica italiana, il contributo al mercato del lavoro e la sua più ampia rilevanza sociale ed economica.</p>



<p><strong>Note</strong></p>



<p><sup>1</sup> Internet Archive (https://archive.org/) è una biblioteca digitale no-profit fondata nel 1996 che raccoglie e rende accessibile un patrimonio immenso di siti Internet e altri beni culturali in formato digitale. Funziona come una memoria storica del web e la Wayback Machine, il suo strumento più utilizzato per il web scraping, cattura e salva istantanee di miliardi di pagine web.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Per saperne di più</strong></h3>



<p>Fortunato, C., Paparusso, A., Ambrosetti, E., Arcagni, A. (2026) An Investigation into Media Coverage of Immigration Using a Web Scraping Methodology: An Analysis of Online Newspaper Headlines During the 2022 Italian General Election Campaign. <em>Social Indicators Research</em> 183, 30: <a href="https://doi.org/10.1007/s11205-026-03880-2">https://doi.org/10.1007/s11205-026-03880-2</a>.</p>



<p>La ricerca è stata sostenuta dal progetto PRIN “The subjective well-being of immigrants and natives: Italy in the European context (WELL-MIG)” [2022CHTHEF], finanziata dal MUR Ministero dell’Università e della Ricerca e dall’Unione Europea – Next Generation EU.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.neodemos.info/2026/09/22/migrazione-e-media-le-narrazioni-dei-giornali-online-durante-le-elezioni-del-2022/">Migrazione e media: le narrazioni dei giornali online durante le elezioni del 2022</a> proviene da <a href="https://www.neodemos.info">Neodemos</a>.</p>
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		<title>Esiste ancora una popolazione agricola?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Livi Bacci]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Sep 2026 07:59:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mutamenti]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[immigrati]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In una fase di regressione demografica, i pochi giovani non rimpiazzano i vecchi e si parla spesso di crisi del “ricambio generazionale”. Soprattutto in agricoltura, che si sostiene con una popolazione attiva molto invecchiata, il cui ricambio, osserva Massimo Livi Bacci, si affida sempre più all’immigrazione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.neodemos.info/2026/09/18/esiste-ancora-una-popolazione-agricola/">Esiste ancora una popolazione agricola?</a> proviene da <a href="https://www.neodemos.info">Neodemos</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>In una fase di regressione demografica, i pochi giovani non rimpiazzano i vecchi e si parla spesso di crisi del “ricambio generazionale”. Soprattutto in agricoltura, che si sostiene con una popolazione attiva molto invecchiata, il cui ricambio, osserva Massimo Livi Bacci, si affida sempre più all’immigrazione.</em><sup>1</sup></p>



<p class="has-drop-cap">Nel prossimo trentennio il paese diventerà meno popoloso e molto più vecchio; le nuove generazioni non riusciranno a “sostituire” quelle dei loro genitori e quelle dei loro nonni, e solo flussi di immigrazione assai più numerosi di quelli attuali potranno rallentare, ma non arrestare, il regresso demografico. La società e l’economia dovranno adattarsi a una situazione di scarsità di risorse umane, mediamente assai più anziane ma dotate di migliori risorse conoscitive e intellettuali. L’intera società dovrà adattarsi, riformandosi e ristrutturandosi. Anche il settore agricolo!</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>C’era una volta la popolazione agricola&#8230;</strong></h3>



<p>Nel 1861, data del primo censimento dell’Italia Unita, il 70% della popolazione attiva era impegnata nel settore agricolo; all’inizio del secolo scorso la percentuale era leggermente diminuita al 62%, e bisognò arrivare alla seconda guerra mondiale perché scendesse sotto il 50% (Figura 1). Fino ad allora, quella italiana era una popolazione in maggioranza dipendente dal lavoro agricolo e dimorante in contesti rurali: piccoli proprietari, fittavoli, mezzadri, braccianti, giornalieri. Inoltre, gli attivi in agricoltura erano in genere membri di famiglie più o meno estese che traevano il loro reddito dal lavoro agricolo. C’era dunque una popolazione che potremmo definire agricola, strutturata in nuclei familiari, dimorante in contesti prevalentemente rurali, poco protetti da un debole stato sociale. In questa popolazione il ricambio generazionale era assicurato da una riproduttività esuberante, contrastata dalla forte emigrazione verso l’interno e verso l’estero. Dall’Unità d’Italia, e fino all’ultimo dopoguerra, la demografia della popolazione agricola ha generato cospicui eccedenti e sospinto abbondanti flussi di emigrazione e di riconversione verso attività nei settori secondario e terziario.&nbsp;</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><a href="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figura-1-Popolazione-attiva-in-agricoltura_Livi_Bacci.jpg" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="445" src="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figura-1-Popolazione-attiva-in-agricoltura_Livi_Bacci-1024x445.jpg" alt="" class="wp-image-24524" srcset="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figura-1-Popolazione-attiva-in-agricoltura_Livi_Bacci-1024x445.jpg 1024w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figura-1-Popolazione-attiva-in-agricoltura_Livi_Bacci-300x130.jpg 300w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figura-1-Popolazione-attiva-in-agricoltura_Livi_Bacci-768x333.jpg 768w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figura-1-Popolazione-attiva-in-agricoltura_Livi_Bacci.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure></div>


<h3 class="wp-block-heading"><strong>&#8230;che oggi, nel mondo sviluppato, non esiste quasi più</strong></h3>



<p>A partire dagli anni ’50, la natalità delle popolazioni rurali è andata convergendo con quella del resto della popolazione, diventando fattore di regresso demografico. Nella popolazione agricola e contadina, il ricambio generazionale avveniva all’interno della famiglia, al netto dei componenti che per scelta o necessità si spostavano in altri settori e ambienti di vita.&nbsp;</p>



<p>Oggi, come nel resto del mondo sviluppato, la popolazione agricola, come entità demografica e sociale, non esiste quasi più. La UE stima che nel periodo 2022-35 l’occupazione agricola dei 27 paesi membri sia destinata a diminuire del 30% in media, e del 40% in Italia. Secondo l’Istat gli attivi (non gli occupati) in agricoltura valgono appena il 3 per cento del totale degli attivi, e questa quota è in diminuzione. Gli occupati in agricoltura sono valutati attorno al milione anche se le stime sono imprecise e molte persone coinvolte lo sono parzialmente e irregolarmente. Le tendenze in atto sono state così riassunte: “una manodopera sempre più matura, con un’età media in costante aumento, una presenza maschile in crescita a scapito di quella femminile e una componente straniera di lavoratori nati all’estero che assume un ruolo sempre più determinante per la tenuta produttiva del settore.” Secondo l’INPS, nel 2024, su poco più di un milione di operai agricoli dipendenti, gli anziani oltre i 60 anni erano il 13,4%, una proporzione in netto aumento negli ultimi anni. I lavoratori tra i 20 e i 40 anni, un tempo in maggioranza nei campi, continuano a diminuire, suggerendo che i più giovani abbiano migliori prospettive in altri settori di attività, mentre i più anziani restano nei campi per necessità, integrando redditi e pensioni insufficienti. Un’indagine sulla “permanenza” di giovanissimi nel lavoro agricolo nel periodo 2017-24 ha trovato che “dopo un solo anno, quasi la metà dei giovanissimi aveva già abbandonato il settore, e nel 2024 meno di un quinto continuava a lavorare. Potrebbe essere il segnale di un’agricoltura percepita come un rifugio temporaneo e non come una carriera”<sup>2</sup>.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Sempre più stranieri</strong></h3>



<p>La trasformazione più interessante riguarda gli stranieri, la cui quota è in continuo aumento (Fig. 2). Nel 2024 era pari al 42%, rispetto al 35% del 2014. “Chi arriva da fuori l’Italia, infatti, lavora ormai mediamente più a lungo e con maggiore continuità, diventando spesso una componente fondamentale per interi comparti produttivi. L’agricoltura italiana sembra faticare sempre più ad attrarre manodopera locale, un fenomeno spiegabile con l’invecchiamento della popolazione e una crescente preferenza, soprattutto tra i giovani, per lavori percepiti come meno faticosi, più stabili o con maggiori tutele”.&nbsp;</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><a href="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figura_2_incidenza_lavoratori_salariati_stranieri_Livi_Bacci.jpg" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="445" src="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figura_2_incidenza_lavoratori_salariati_stranieri_Livi_Bacci-1024x445.jpg" alt="" class="wp-image-24525" srcset="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figura_2_incidenza_lavoratori_salariati_stranieri_Livi_Bacci-1024x445.jpg 1024w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figura_2_incidenza_lavoratori_salariati_stranieri_Livi_Bacci-300x130.jpg 300w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figura_2_incidenza_lavoratori_salariati_stranieri_Livi_Bacci-768x333.jpg 768w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figura_2_incidenza_lavoratori_salariati_stranieri_Livi_Bacci.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure></div>


<p>A questo quadro manca un comparto tanto rilevante quanto sconosciuto: quanti sono gli immigrati irregolari che lavorano nel comparto agricolo? L’Ismu (2026) stima che gli irregolari in Italia siano 339mila (una cifra troppo precisa per un fenomeno per sua natura poco conoscibile) e una parte importante lavora al nero in agricoltura; cifre tra i 200 e i 300mila irregolari sono ricorrentemente citate dai responsabili del settore.</p>



<p>Di loro si hanno notizie episodiche e confuse, mancano informazioni attendibili su età, genere, provenienze, lavoro, mobilità, durata del soggiorno in situazione di irregolarità, e altre informazioni utili, se non essenziali, per efficienti azioni politiche.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Autonomi e coltivatori diretti</strong></h3>



<p>Non esistendo più una popolazione agricola, ma un aggregato di persone socialmente molto eterogenee, non si può parlare di un vero e proprio ricambio: chi entra normalmente non ha legami con chi esce. Se non, forse, per parte di quell’aggregato di famiglie di autonomi (in gran parte coltivatori diretti) che traggono una parte rilevante del loro reddito dal lavoro agricolo. Anche in questi casi (come in tutta la UE, Fig. 3) la distribuzione per età del capo azienda è fortemente spostata verso le età anziane: più della metà (52%, 2024) ha più di 55 anni, e le generazioni più giovani sono nettamente sguarnite numericamente (appena il 12,5% ha meno di 35 anni). Le probabilità che riescano a sostituire i più anziani sono scarse, non solo per questioni numeriche ma anche, e soprattutto, per l’attrattività di altre professioni. Un’indagine sulle famiglie rurali condotta dall’ISMEA,pubblicata nel 2014 e sfortunatamente non più ripetuta, oltre all’aspetto negativo dell’isolamento fisico delle aziende, segnalava che “secondo i figli degli agricoltori, per incentivare un giovane ad intraprendere l’attività di imprenditore agricolo bisognerebbe favorire l’accesso al credito e le attività di formazione tecnica agronomica, di impresa e quella indirizzata alla creazione e sviluppo di attività connesse”. Sono inoltre necessarie “informazioni su finanziamenti e normativa, sui mercati e su innovazioni e buone prassi. Sostegno alla genitorialità, servizi di cura per l’infanzia, scuole, ospedali insieme con maggiori servizi sostitutivi nel lavoro rappresentano le tipologie di sostegno che più delle altre aiuterebbero i giovani a sviluppare il proprio progetto di vita lavorativo e familiare in un’area rurale”. Le diagnosi sulla situazione attuale non sarebbero presumibilmente troppo diverse, e mostrano i tanti ostacoli che si frappongono al ricambio tra giovani e anziani.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><a href="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figura-3-_distribuzione_per_eta_Livi_Bacci.jpg" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="463" src="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figura-3-_distribuzione_per_eta_Livi_Bacci-1024x463.jpg" alt="" class="wp-image-24527" srcset="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figura-3-_distribuzione_per_eta_Livi_Bacci-1024x463.jpg 1024w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figura-3-_distribuzione_per_eta_Livi_Bacci-300x136.jpg 300w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figura-3-_distribuzione_per_eta_Livi_Bacci-768x348.jpg 768w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figura-3-_distribuzione_per_eta_Livi_Bacci.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure></div>


<p>Nel medio lungo-periodo, l’occupazione agricola è destinata a ridursi (del 40% nel 2022-2035, secondo la UE), ma i responsabili del settore parlano di una domanda insoddisfatta di due o tre centinaia di migliaia di lavoratori. Una riduzione nel lungo periodo è del tutto plausibile, come dimostra la storia di molti paesi avanzati nei quali meno dell’1% degli occupati lavora in agricoltura. Ma nel breve-medio periodo? Teniamo presente che i giovani stanno diventando merce sempre più rara: tra il 2026 e il 2056, i giovani tra i 15 e i 24 anni (già pochi oggi) diminuiranno del 30% (come in Spagna e in Grecia), e saranno probabilmente sempre più attratti da altri percorsi lavorativi. Delle giovani generazioni degli autonomi ho già detto. L’immigrazione è, certamente, una strada percorribile, ma non dall’Europa, dove il pool dei giovani possibili migranti si sta rapidamente restringendo per la debolissima demografia dei maggiori paesi di provenienza (Polonia, Romania, Bulgaria&#8230;) (Fig.4). Restano ovviamente i paesi che un tempo si chiamavano “in via di sviluppo”, alcuni dei quali –come la Tailandia – sono corteggiati dal nostro governo, ma è aperta la “questione migratoria”, oggetto di feroci scontri politici in Italia e altrove nel mondo. Scontri che orientano le politiche in senso restrittivo e rendono la migrazione regolare un percorso a ostacoli per i migranti, e per la società che di migranti ha bisogno (imprese, famiglie, istituzioni).</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Contiamo sugli immigrati!</strong></h3>



<p>La regressione demografica si accompagna, inevitabilmente, con la regressione delle giovani generazioni. Nel lungo periodo, lo sviluppo economico e tecnologico e l’evoluzione della produttività determineranno una riduzione della quantità di lavoro nel settore agricolo. Ma nel breve-medio periodo è presumibile che la domanda di lavoro del comparto continui ad eccedere l’offerta, accentuando il deficit strutturale del ricambio generazionale. Solo l’immigrazione può attenuare questo deficit, inclusa la graduale emersione della massa di irregolari. Ma occorrerà una profonda revisione della politica migratoria, nelle modalità di reclutamento, di accoglienza, di formazione e di integrazione degli immigrati. Nel contempo, occorre operare perché, per le nuove generazioni, l’agricoltura venga percepita non come “un rifugio temporaneo” ma come una carriera. Già questo avviene in alcuni settori, come nella vinicoltura, divenuta attività prestigiosa. E, nel contempo, all’azione politica spetterà di contenere l’illegalità, lo sfruttamento, l’evasione, il caporalato: fenomeni che allontanano le giovani generazioni da attività potenzialmente attrattive. E di rimuovere quegli ostacoli sociali –ed economici- che tengono lontani i giovani dall’agricoltura.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Note</strong>ù</h3>



<p><sup>1</sup> Questo testo è parte dell’intervento “Agricoltura, senza famiglia” da me tenuto al Convegno di Sidea, Siea e Ceset “Territori rurali in transizione: politiche, innovazioni e futuri possibili” (Firenze, il 1° settembre 2026)</p>



<p><sup>2</sup> UILA, <em>Bollettino agricolo</em>, Ottobre 2025</p>
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		<title>Ep. 4 • Otto miliardi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Livi Bacci]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Sep 2026 12:11:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Podcast su ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[podcast]]></category>
		<category><![CDATA[popolazione]]></category>
		<category><![CDATA[sovrapopolazione]]></category>
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<p>Il mondo conta oggi 8 miliardi di abitanti. Quali sono le prospettive di crescita del pianeta in quel che rimane del secolo? Quale sarà il futuro delle grandi regioni del mondo? ce ne parla Massimo Livi Bacci.</p>



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		<title>Cosa ci dice l’ultima indagine PISA?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Molina]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Sep 2026 08:10:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Istruzione e Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[educazione]]></category>
		<category><![CDATA[invalsi]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La pubblicazione degli esiti dell’indagine campionaria OCSE-PISA,  sulle competenze degli studenti quindicenni in 91 paesi, porta, secondo Stefano Molina, una buona e una cattiva notizia. ... <a title="Cosa ci dice l’ultima indagine PISA?" class="read-more" href="https://www.neodemos.info/2026/09/15/cosa-ci-dice-lultima-indagine-pisa/" aria-label="Per saperne di più su Cosa ci dice l’ultima indagine PISA?">Leggi</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>La pubblicazione degli esiti dell’indagine campionaria OCSE-PISA,  sulle competenze degli studenti quindicenni in 91 paesi, porta, secondo Stefano Molina, una buona e una cattiva notizia. La buona notizia è che, rispetto ai Paesi partecipanti sin dall’inizio all’indagine, in un quarto di secolo l’Italia ha saputo recuperare i suoi consistenti ritardi. La cattiva notizia è che ciò è avvenuto più per demeriti altrui – in maggiore difficoltà di fronte alle sfide inedite della pandemia sui sistemi d&#8217;istruzione &#8211; che non per nostri meriti.</em></p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Perché OCSE PISA è importante</strong></h3>



<p class="has-drop-cap">La pubblicazione ogni tre anni degli esiti dell’indagine OCSE-PISA (acronimo di <em>Programme for International Student Assessment</em>) è un evento davvero importante per chi si occupa di istruzione: rivela infatti come stanno funzionando, in una fase di profondi cambiamenti, i diversi sistemi scolastici presenti sulla scena internazionale. L’indagine si concentra sulle competenze degli studenti e delle studentesse di 15 anni, un’età prossima alla fine del periodo di istruzione obbligatoria e quindi ideale per valutare se le giovani generazioni abbiamo acquisito o meno strumenti ritenuti indispensabili per la loro vita futura.</p>



<p>Oltre a monitorare lo stato di salute dei sistemi educativi, i risultati di PISA vengono anche considerati validi predittori della crescita economica. Noti economisti dell’istruzione come Eric A. Hanushek e Ludger Woessmann sostengono che gli anni di scolarizzazione (la <em>quantità</em> di istruzione incorporata in una popolazione) spiegano solo parzialmente la crescita del PIL pro capite, che invece si muoverebbe di pari passo con la <em>qualità</em> dell’istruzione – ciò che le persone sanno effettivamente fare – misurabile proprio grazie a PISA.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Giunta alla nona edizione, l’indagine adotta un metro di valutazione che si mantiene coerente nel tempo: il punteggio di un Paese può variare solo se siano effettivamente variate le capacità dei suoi quindicenni, e non per una variazione nella difficoltà del test.&nbsp;</p>



<p>Il progetto coinvolge un numero considerevole, e crescente, di Paesi: da un nucleo di 32 partecipanti alla prima indagine pionieristica del 2000 si è passati ai 91 dell’ultima indagine, tra i quali tutti i 27 Paesi dell’Unione Europea. Per avere un’idea di quanto colossale sia stata l’operazione organizzativa e statistica dietro a PISA 2025 basti sapere che le sue prove, della durata di circa due ore, hanno impegnato ben 760.000 ragazzi e ragazze (9.000 in Italia), rappresentativi di una popolazione di circa 33 milioni di studenti quindicenni (nelle nostre scuole poco più di mezzo milione).</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Quali sono le aree indagate?&nbsp;</strong></h3>



<p>L’indagine si concentra su tre domini fondamentali:&nbsp;</p>



<p>• la capacità di comprendere il significato e le diverse sfumature di un testo scritto (<em>lettura</em>)</p>



<p>• l&#8217;abilità nell’utilizzare e interpretare numeri, figure geometriche, funzioni ed equazioni, in vari contesti (<em>matematica</em>);</p>



<p>• l&#8217;uso delle conoscenze scientifiche per identificare questioni, spiegare fenomeni e trarre conclusioni basate sui dati (<em>scienze</em>).</p>



<p>A questi ambiti sempre presenti – scelti sia perché ritenuti basilari, sia per la loro comparabilità sulla scena internazionale – vengono di volta in volta affiancati ambiti opzionali: nell’ultima indagine si sono esplorate la consapevolezza dei problemi ambientali e l’intenzione di contribuire di persona alla costruzione di un futuro più sostenibile, e la padronanza del digitale per la risoluzione di problemi.&nbsp;</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Alcuni risultati dell’ultima rilevazione</strong></h3>



<p>“Se mi considero non mi rallegro. Ma se mi confronto, esulto”. La celebre frase attribuita a Talleyrand suggerisce una possibile sintesi per l’Italia: in un quadro internazionale segnato da un peggioramento generalizzato, l’Italia mostra una discreta tenuta. <br>Procediamo con ordine. I grafici 1, 2 e 3 (Figura 1) mostrano l’evoluzione dei risultati per la media dei Paesi Ocse. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="410" src="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figura-1-Punteggi-medi-per-larea-OCSE-23-Paesi-in-Scienze-Lettura-e-Matematica-dal-primo-anno-di-rilevazione-al-2025-1024x410.jpg" alt="" class="wp-image-24497" srcset="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figura-1-Punteggi-medi-per-larea-OCSE-23-Paesi-in-Scienze-Lettura-e-Matematica-dal-primo-anno-di-rilevazione-al-2025-1024x410.jpg 1024w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figura-1-Punteggi-medi-per-larea-OCSE-23-Paesi-in-Scienze-Lettura-e-Matematica-dal-primo-anno-di-rilevazione-al-2025-300x120.jpg 300w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figura-1-Punteggi-medi-per-larea-OCSE-23-Paesi-in-Scienze-Lettura-e-Matematica-dal-primo-anno-di-rilevazione-al-2025-768x307.jpg 768w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figura-1-Punteggi-medi-per-larea-OCSE-23-Paesi-in-Scienze-Lettura-e-Matematica-dal-primo-anno-di-rilevazione-al-2025.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Rispetto al punteggio medio di circa 500 punti restituito dalle prime rilevazioni (anno 2000 per la lettura, 2003 per matematica e 2006 per scienze), l’indagine del 2025 rivela per l’insieme dei Paesi OCSE punteggi <em>significativamente</em> più bassi. Una spiegazione ricorrente chiama in causa la pandemia, la conseguente interruzione delle attività scolastiche e gli esiti non sempre soddisfacenti di una didattica a distanza improvvisata. La stessa pandemia ha interrotto la cadenza triennale della rilevazione, slittata dal 2021 al 2022. <br>Come si colloca l’Italia? L’evoluzione nel tempo dei punteggi conseguiti dai quindicenni italiani, grafici 4,5 e 6 (Figura 2) mostra un andamento altalenante. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="399" src="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Punteggi_medi_new-1024x399.jpg" alt="" class="wp-image-24498" srcset="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Punteggi_medi_new-1024x399.jpg 1024w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Punteggi_medi_new-300x117.jpg 300w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Punteggi_medi_new-768x300.jpg 768w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Punteggi_medi_new.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>All’inizio del secolo era consistente il divario negativo che separava l’Italia dalle medie OCSE: 28 punti in scienze e 36 in matematica corrispondevano, secondo gli autori dell’indagine, a circa un anno di scolarità in meno. Mentre i 13 punti di differenza sulla lettura si traducevano in “soli” sei mesi di ritardo. Insomma, un quadro abbastanza sconfortante. Negli anni successivi, la forbice si è chiusa: i divari in scienze e matematica si sono ridotti a 3 e 1 punto (statisticamente non significativi), mentre la capacità di lettura degli studenti italiani nel 2025 è arrivata a superare quella media di 8 punti (con una differenza statisticamente significativa).&nbsp;&nbsp;</p>



<p>La buona notizia è che, rispetto ai Paesi partecipanti sin dall’inizio all’indagine PISA (come Francia, Germania, Stati Uniti, Corea del Sud…), in un quarto di secolo l’Italia ha saputo recuperare i suoi consistenti ritardi. La cattiva notizia è che ciò è avvenuto più per demeriti altrui – evidentemente in maggiore difficoltà di fronte alle sfide inedite della pandemia &#8211; che non per nostri meriti. E più in generale, preoccupa il fatto che, in Italia e in tutta l’area Ocse, dal 2015 a oggi si registra un calo generalizzato degli apprendimenti le cui cause devono ancora essere adeguatamente messe a fuoco. Il rapporto dell’OCSE ipotizza un ruolo ambivalente del digitale e dei social media: se correttamente usati possono senz’altro favorire i processi di apprendimento, ma appaiono sempre più fondati i timori di chi sospetta possano ridurre l’attenzione dei giovanissimi e la loro capacità di sostenere sforzi cognitivi prolungati.&nbsp;</p>



<p>I confronti internazionali sui dati aggregati tendono comprensibilmente a catturare l’attenzione mediatica, ma per la definizione di politiche scolastiche e strategie didattiche risultano più interessanti le approfondite analisi che periodicamente PISA restituisce sulle diverse forme di disuguaglianze gravanti sui sistemi scolastici e sulla qualità dell’istruzione, a partire dall’influenza del retroterra familiare, socioeconomico e culturale.&nbsp;</p>



<p>Nel caso italiano, persistono importanti <em>divari territoriali</em> che continuano a seguire un gradiente Nord-Sud. Ad esempio, la competenza di lettura – fondamentale per l’apprendimento in tutti i campi del sapere, anche in quelli scientifici, e per l’esercizio consapevole della cittadinanza – fa registrare un punteggio di 497 nella circoscrizione Nord-Ovest e di 447 nella circoscrizione Sud. Secondo la metrica OCSE ciò significa che a 15 anni i ragazzi meridionali hanno già accumulato nei confronti dei giovani lombardi o piemontesi un preoccupante ritardo compreso tra uno e due anni di scolarità.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Quanto ai <em>divari di genere</em>, le studentesse confermano il loro forte vantaggio nella lettura: alle prese con la comprensione di un testo scritto staccano nettamente, di ben 28 punti, i loro compagni; e questa differenza si manifesta in tutte le aree del Paese. Di fronte a un problema di matematica il quadro si ribalta: in questo caso gli studenti italiani ottengono 17 punti in più delle loro compagne. La corretta messa a fuoco di questi divari di genere asimmetrici stimola la ricerca e l’applicazione di strategie didattiche mirate: ad esempio, per le ragazze l’apprendimento cooperativo come antidoto a un approccio competitivo alla matematica; per i ragazzi, la diversificazione dei testi da leggere (ad es. fumetti) e un orientamento all&#8217;azione attraverso <em>debate</em> o recite teatrali.<br>Infine, una nota positiva dall’ambito scientifico: grazie al recente miglioramento dei risultati in scienze da parte delle studentesse italiane, si è ormai chiuso il divario tra maschi e femmine.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>In conclusione</strong></h3>



<p>L’indagine PISA restituisce periodicamente un’impressionante quantità di informazioni sul funzionamento dei sistemi scolastici e sulle reali competenze acquisite dalle giovani generazioni. Dai Ministri dell’Istruzione fino agli insegnanti neoassunti, tutti possono – e forse dovrebbero &#8211; ricavare dai risultati dell’indagine stimoli al miglioramento della propria azione educativa.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Questo perché dotare i cittadini e i lavoratori di domani di una cassetta degli attrezzi sufficientemente ampia e ben fornita, che consenta loro di affrontare con soddisfazione contesti economici, sociali e tecnologici in rapida trasformazione, costituisce un obiettivo cruciale per tutti i Paesi. Diventa un vero e proprio imperativo per quelli, come l’Italia o la Corea del Sud, che dovranno imparare a convivere con un continuo restringimento della popolazione scolastica.&nbsp;</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Per saperne di più</strong></h3>



<p>Dal sito dell’OCSE è scaricabile gratuitamente l’intero <a href="https://www.oecd.org/en/publications/pisa-2025-results-volume-i_73451bc5-en/full-report.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">rapporto PISA 2025</a></p>



<p>È inoltre disponibile la<a href="https://www.oecd.org/en/publications/pisa-2025-results-volume-i-country-notes_2d4ff9ea-en/italy_a9ab1acb-en.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> “country note” </a>dedicata all’Italia:</p>



<p>Sempre <a href="https://www.oecd.org/en/data/dashboards/pisa-education-and-skills.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">curato dall’OCSE</a> può essere consultato il PISA Dashboard, con elaborazioni tratte dalle diverse indagini PISA:</p>



<p>Sul <a href="https://www.invalsi.it/indagini-internazionali/indagini-ocse/ocse-pisa/risultati-pisa-2025/">sito dell’Invalsi</a> sono invece disponibili il Rapporto nazionale e diverse infografiche<br><br><br></p>
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		<title>Dimensione e struttura per età della popolazione residente in Italia: l’impatto di oltre 40 anni di migrazioni internazionali </title>
		<link>https://www.neodemos.info/2026/09/11/dimensione-e-struttura-per-eta-della-popolazione-residente-in-italia-limpatto-di-oltre-40-anni-di-migrazioni-internazionali/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=dimensione-e-struttura-per-eta-della-popolazione-residente-in-italia-limpatto-di-oltre-40-anni-di-migrazioni-internazionali</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Salvatore Strozza]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Sep 2026 06:20:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[immigrati]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[popolazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le migrazioni internazionali quanto e in che modo hanno modificato la popolazione residente in Italia? Salvatore Strozza prova a rispondere al quesito facendo ricorso al ... <a title="Dimensione e struttura per età della popolazione residente in Italia: l’impatto di oltre 40 anni di migrazioni internazionali " class="read-more" href="https://www.neodemos.info/2026/09/11/dimensione-e-struttura-per-eta-della-popolazione-residente-in-italia-limpatto-di-oltre-40-anni-di-migrazioni-internazionali/" aria-label="Per saperne di più su Dimensione e struttura per età della popolazione residente in Italia: l’impatto di oltre 40 anni di migrazioni internazionali ">Leggi</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>Le migrazioni internazionali quanto e in che modo hanno modificato la popolazione residente in Italia? Salvatore Strozza prova a rispondere al quesito facendo ricorso al metodo coorti-componenti di proiezione della popolazione, ipotizzando assenza di migrazioni con l’estero nel periodo 1982-2025. Il confronto alla data più recente tra la popolazione reale e quella attesa senza migrazioni consente di valutare l’impatto dei flussi migratori internazionali e il loro effetto sulla struttura per età dei residenti.</em></p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Antefatto e obiettivo</strong></h3>



<p class="has-drop-cap">È passato ormai circa mezzo secolo da quanto l’Italia, fin dall’Unità e tuttora paese di emigrazione, è diventata anche terra di destinazione di immigrati provenienti da diverse parti del Mondo (Pugliese, 2006; Bonifazi, 2013). L’immigrazione straniera si è intensificata nei decenni tanto che gli stranieri residenti sono diventati circa 5,5 milioni, senza contare quelli diventati italiani e i figli di coppie miste che sono italiani dalla nascita (Strozza et al., 2021; Vignoli e Paterno, 2025). Allo stesso tempo, l’emigrazione italiana all’estero, che era diventata meno intensa negli ultimi due decenni del secolo scorso, ha ripreso vigore soprattutto dal secondo decennio di questo secolo tanto che gli italiani residenti all’estero sono diventati alla data più recente 6,4 milioni (Licata, 2025), con una crescita di oltre 2 milioni in 15 anni che è però solo in parte dovuta alla dinamica migratoria. La domanda che ci si pone è quindi la seguente: quanto sarebbe stata diversa per dimensione e profilo demografico la popolazione residente in Italia in assenza delle migrazioni internazionali?</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Strumento e ipotesi</strong></h3>



<p>Diversi sono gli studi che hanno stimato il contributo passato e/o quello potenziale futuro delle migrazioni internazionali alla dinamica e alla struttura per età della popolazione residente in Italia. Utilizzando il modello coorti-componenti di previsione della popolazione e l’approccio retrospettivo “<em>what if</em>”, che risponde al quesito cosa sarebbe successo se si fossero verificate determinate condizioni, è possibile confrontare dimensione e struttura della popolazione osservata con quella attesa in assenza di migrazioni internazionali. In pratica, si parte dalla popolazione reale ad una certa data e la si proietta negli anni seguenti sulla base di determinati livelli di mortalità e fecondità. È stato già adottato in passato per il caso italiano (Gesano e Strozza, 2011; De Santis e Strozza, 2017), ma l’applicazione qui proposta si differenzia da quelle precedenti perché non distingue la popolazione per cittadinanza ma considera un più ampio intervallo temporale.&nbsp;</p>



<p>Per l’esattezza, si è ipotizzato assenza dall’inizio del 1982 in poi di flussi migratori con l’estero e la popolazione per sesso e classi annuali di età a tale data è stata proiettata in avanti, anno per anno, fino ad inizio 2026, supponendo che la fecondità fosse uguale a quella delle donne italiane (stimata per i primi 15 anni e calcolata per gli anni seguenti) e la mortalità a quella osservata nel totale della popolazione residente nel periodo 1982-2025 (aggiornamento da Strozza, 2026).</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Impatto delle migrazioni internazionali sulla numerosità dei residenti</strong></h3>



<p>Senza migrazioni internazionali, già dalla metà degli anni Novanta del secolo scorso la popolazione residente in Italia sarebbe stata in decremento demografico, cosa che si è invece realizzata a partire dalla metà del secondo decennio di questo secolo (Figura 1). La popolazione attesa ad inizio 2002 è uguale a 56,4 milioni di persone, contro i quasi 57 milioni di residenti effettivi. La differenza diventa davvero ampia negli anni seguenti: ad inizio 2012 il divario raggiunge i 4,5 milioni e alla data più recente oltre 7,4 milioni di residenti. Infatti, ad inizio 2026 la popolazione residente in Italia si avvicina ai 59 milioni (oltre 58,9 milioni per la precisione), contro i 51,5 milioni attesi senza migrazioni internazionali.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="589" src="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figura-1-Evoluzione-della-popolazione-residente-reale-1024x589.jpg" alt="" class="wp-image-24409" srcset="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figura-1-Evoluzione-della-popolazione-residente-reale-1024x589.jpg 1024w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figura-1-Evoluzione-della-popolazione-residente-reale-300x173.jpg 300w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figura-1-Evoluzione-della-popolazione-residente-reale-768x442.jpg 768w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figura-1-Evoluzione-della-popolazione-residente-reale.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>È una differenza davvero importante che pone chiaramente in risalto il rilevante apporto numerico che le migrazioni internazionali hanno fornito, quantomeno nell’ultimo quarto di secolo, alla dinamica demografica della popolazione residente in Italia. Apporto che appare ancora più significativo quando si scende al dettaglio per età.&nbsp;</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Impatto delle migrazioni internazionali sulla struttura per età dei residenti</strong></h3>



<p>Infatti, non è solo e non è tanto una questione di numerosità totale della popolazione, senza migrazioni il processo di invecchiamento demografico sarebbe stato più intenso di quello, già particolarmente vigoroso, realmente osservato. Il confronto al 2026 tra la piramide delle età reale e quella attesa in assenza di migrazioni consente di apprezzare in modo analitico l’impatto delle migrazioni internazionali sulla struttura demografica della popolazione residente (Figura 2). Evidente è l’accresciuto numero e peso delle persone con meno di 60 anni a discapito del peso delle generazioni meno giovani (in particolare di quelle che sono tra i 60 e gli 80 anni).&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="589" src="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figura-2-Piramidi-delle-eta-della-popolazione-residente-reale-1024x589.jpg" alt="" class="wp-image-24410" srcset="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figura-2-Piramidi-delle-eta-della-popolazione-residente-reale-1024x589.jpg 1024w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figura-2-Piramidi-delle-eta-della-popolazione-residente-reale-300x173.jpg 300w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figura-2-Piramidi-delle-eta-della-popolazione-residente-reale-768x442.jpg 768w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figura-2-Piramidi-delle-eta-della-popolazione-residente-reale.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>L’aggregazione dei dati per grandi classi di età consente di leggere quanto mostrato analiticamente attraverso le due piramidi delle età in termini di impatto numerico sulle generazioni che al 2026 sono nelle diverse stagioni della vita.&nbsp;</p>



<p>Per quanto riguarda i più giovani, l’immigrazione ha svolto una funzione di contenimento del declino demografico. La popolazione under20 ad inizio 2026 è pari a 9,8 milioni, con circa 7 milioni di giovani in meno rispetto a quelli contabilizzati nel 1981, ma con 2,1 milioni in più rispetto a quelli attesi (solo 7,7 milioni) in assenza di migrazioni internazionali. Questo effetto è riconducibile sia all’arrivo diretto di minori stranieri – le cosiddette generazioni decimali e i minori non accompagnati – sia all’effetto indiretto delle seconde generazioni in senso stretto, cioè dei nati in Italia da genitori immigrati, che hanno contribuito ad “alimentare le nascite” e a riequilibrare, almeno in parte, la base della piramide demografica. Anche la popolazione di 20-34 anni nel periodo 1982-2025 è diminuita (2,7 milioni di persone in meno), ma il decremento sarebbe stato ben più ampio (4,4 milioni, cioè 1,7 milioni in più) in assenza di migrazioni con l’estero. Migrazioni che hanno determinato la stabilità del numero di 35-49enni (da 10,9 milioni nel 1982 a 11 milioni nel 2026), che sarebbero diminuiti di 1,8 milioni, e una crescita dei 50-64enni (+4,6 milioni, da 9,4 milioni a 14,1 milioni) di 1,3 milioni in più rispetto a quelli attesi (+3,3 milioni) senza migrazioni. Complessivamente, la popolazione di 20-64 anni si è accresciuta nei 44 anni considerati di oltre 2 milioni di persone, contro una diminuzione di più di 2,8 milioni prevista in assenza di migrazioni internazionali.&nbsp;</p>



<p>Scarso è stato invece l’impatto dei flussi migratori sulla notevole crescita del numero di anziani (7,4 milioni in più di cui 0,5 milioni per effetto delle migrazioni), con un effetto complessivo delle migrazioni internazionali nella direzione di rallentare il processo di invecchiamento della popolazione residente, alimentando la base della piramide delle età.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="496" src="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Tabella-1-Popolazione-residente-reale-1024x496.jpg" alt="" class="wp-image-24411" srcset="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Tabella-1-Popolazione-residente-reale-1024x496.jpg 1024w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Tabella-1-Popolazione-residente-reale-300x145.jpg 300w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Tabella-1-Popolazione-residente-reale-768x372.jpg 768w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Tabella-1-Popolazione-residente-reale.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>In assenza di migrazioni i giovani under20 sarebbero stati solo il 14,9% della popolazione, cioè 1,7 punti percentuali in meno rispetto alla loro importanza effettiva attuale (16,6%), i 20-34enni come i 35-49enni peserebbero un punto percentuale in meno, mentre gli adulti meno giovani (50-64enni) conterebbero per un punto in più e gli anziani per ben 2,7 punti percentuali in più rispetto alla situazione reale, determinata prevalentemente dall’importante immigrazione straniera osservata soprattutto negli ultimi 25 anni. Pertanto, ad inizio 2026 le persone di 65 anni e più sono il 25,1% dei residenti, ma sarebbero state il 27,8% senza le migrazioni internazionali.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Quadro d’insieme</strong></h3>



<p>In generale, l’immigrazione straniera ha consentito, soprattutto nei primi vent’anni o poco più di questo secolo, di alimentare la componente più giovane della popolazione residente, rendendone meno drammatica la straordinaria diminuzione e quindi contenendo almeno in parte lo svantaggio, comunque ampio, accumulato rispetto ad altri paesi europei in passato della stessa taglia demografica quali Francia e Regno Unito. Ciò è stato possibile attraverso l’effetto diretto dell’arrivo dei figli minorenni degli immigrati (le cosiddette generazioni decimali) e dei minori non accompagnati, nonché dell’effetto indiretto dei nati in Italia da genitori immigrati (seconde generazioni). Anche nelle età lavorative il contributo delle migrazioni internazionali è stato davvero rilevante. Rispetto alla situazione ad inizio 1982 avremmo avuto ad inizio 2026 una diminuzione della popolazione di 20-64 anni di quasi 2,8 milioni se non ci fossero state le migrazioni che hanno invece consentito di registrare una crescita di residenti di oltre 2 milioni, concentrata nelle due fasce di età più giovani (20-34 e 35-49 anni).&nbsp;</p>



<p>L’immigrazione straniera non è stata in grado di cambiare le tendenze demografiche di fondo, ma ha rallentato l’invecchiamento della popolazione, alimentato le nascite, contenuto la diminuzione delle giovani generazioni e assicurato al mercato del lavoro una più ampia offerta di lavoro per rispondere alle necessità del sistema produttivo e delle famiglie italiane (Gesano e Strozza, 2011; 2019; Strozza e De Santis, 2017; Billari e Tomassini, 2021).</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Riferimenti bibliografici</strong></h3>



<p>Billari F.C., Tomassini C. (a cura di) (2021). <em>Rapporto sulla popolazione. L’Italia e le sfide della demografia</em>, Bologna: Il Mulino.</p>



<p>Bonifazi C. (2013). <em>L’Italia delle migrazioni</em>, Bologna: Il Mulino.</p>



<p>Gesano G., Strozza S. (2011). “Foreign migrations and population aging in Italy”, <em>Genus</em>, LXVII (3): 83-104.</p>



<p>Gesano G., Strozza S. (2019). “Fecondità delle italiane e immigrazione straniera in Italia: due leve alternative o complementari per il riequilibro demografico?”, <em>Rivista delle Politiche Sociali</em>, 4: 119-140.</p>



<p>Licata D. (a cura di) (2025). <em>Rapporto Italiani nel Mondo 2025</em>, Roma: Fondazione Migrantes.</p>



<p>Pugliese E. (2026). <em>L’Italia tra migrazioni internazionali e migrazioni interne</em>, Bologna: Il Mulino.</p>



<p>Strozza S. (2026), “Migrazioni internazionali e dinamiche demografiche: alcune evidenze per l’Italia nel panorama europeo”, in Amato F.; Gissi A. (a cura di), <em>Demografia e migrazioni</em>, Napoli: UniorPress, in stampa.</p>



<p>Strozza S., De Santis G. (a cura di) (2017). <em>Rapporto sulla popolazione. Le molte facce della presenza straniera in Italia</em>, Bologna: Il Mulino.</p>



<p>Strozza S., Conti C., Tucci E. (2021). <em>Nuovi cittadini. Diventare italiani nell’era della globalizzazione</em>, Bologna: Il Mulino.</p>



<p>Vignoli D., Paterno A. (a cura di) (2025). <em>Rapporto sulla popolazione. Verso una demografia positiva</em>, Bologna: Il Mulino.</p>
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		<title>La guerra di Putin non si placa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Livi Bacci]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Sep 2026 06:06:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geodemografia]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[mortalità]]></category>
		<category><![CDATA[putin]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>La guerra in Ucraina continua ad uccidere le forze sul campo, e non solo quelle. Le perdite russe hanno valicato quota 400mila, un multiplo di tutte le perdite cumulate nei conflitti successivi alla seconda guerra mondiale. Secondo Massimo Livi Bacci, che ci aggiorna sulla questione, “l’indebolimento demografico non sarà quello che convincerà Putin a negoziare una tregua o una pace”.</em></p>



<p class="has-drop-cap">La Grande Guerra Patriottica, cioè la seconda guerra mondiale, costò all’Unione Sovietica oltre venti milioni di vite umane, tra militari e civili. Di fronte a quella catastrofe, le centinaia di migliaia di morti provocate dalla guerra di aggressione ancor oggi in atto, appaiono un modesto tributo che l’impero putiniano è costretto a pagare per riappropriarsi dell’Ucraina. Nonostante che “l’operazione militare speciale”, che doveva essere un rapido intervento chirurgico, si sia trasformata in una “vera e propria guerra” (a “real war”), come ammesso dallo stesso portavoce del Cremlino Dmytri Peskov, in una recentissima intervista<sup>1</sup>. Una guerra che, secondo la propaganda ricorrente, è stata scatenata per colpa dell’aggredito che osa difendersi, e dell’Europa che lo aiuta. Ho citato la Grande Guerra Patriottica non perché “l’operazione speciale” le somigli (tutt’altro, allora era l’URSS la vittima dell’aggressione!), ma per ricordare l’immensa capacità di sofferenza, di resistenza e adattamento del popolo russa, disperso nello sconfinato paese, governato con mano dura dal potere centrale, represso se ribelle, isolato dalla censura. Se negli Stati Uniti qualche centesimo in più del prezzo del gallone di benzina può costare ai repubblicani la maggioranza nel Congresso, non saranno centomila morti in più nella “real war” a scalfire il potere di Putin. Almeno per ora!</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Quando le statistiche tacciono&#8230;</strong></h3>



<p>Non esistono statistiche ufficiali delle vittime del conflitto: le censure in tempo di guerra, non solo in Russia, tengono occultati dati e indizi specifici sul tema. Ma ci sono vie indirette per valutazioni attendibili, come già riferito più volte su <a href="https://www.neodemos.info/2023/09/22/il-tremendo-costo-umano-dellaggressione-russa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Neodemos</a><sup>2</sup>. Sono quelle seguite dagli esperti coordinati nel sito russo Mediazone, adesso costretto ad operare all’estero. Le fonti sono di tre tipi: 1) una rilevazione capillare dei necrologi di militari morti apparsi sulla stampa, sui media, e su post dei social, fatta da una rete di volontari e dalla BBC. Naturalmente i dati sottostimano il fenomeno, perché una quota importante dei deceduti non dà luogo a “segnali” e quindi rimane occulta, sfuggendo alla rilevazione. Ma i dati che se ne ricavano forniscono un sicuro “minimo” delle perdite. 2) I dati del Registro Nazionale delle Successioni Omologate (National Probate Registry), nel quale vengono obbligatoriamente inseriti i deceduti (entro sei mesi dal decesso) per consentire la trasmissione agli eredi di beni reali (case, terreni, auto) o finanziari. Non tutti i deceduti vi sono iscritti: molti, soprattutto i più giovani, non hanno eredità da trasmettere, e la proporzione dei non registrati cresce quanto più poveri sono i defunti. 3) Infine una terza via (che però dipende dalla disponibilità di dati adesso in parte occultati dalla censura), si avvale del confronto tra l’andamento “normale” dei decessi per mese degli uomini tra i 15 e i 50 anni (negli anni di pace precedenti la guerra, e il Covid)&nbsp; e l’andamento dei decessi nel periodo del conflitto, con attribuzione della “discrepanza” in eccesso dei secondi alla mortalità di guerra.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Perdite mai così alte nei conflitti successivi alla Seconda Guerra Mondiale</strong></h3>



<p>La Figura 1 riporta l’andamento settimanale (dal febbraio 2022 a tutto il 2025) stimato delle perdite militari (linea nera) e l’andamento rilevato dei nomi dei militari defunti (linea verde), che come detto, rappresenta solo un “minimo” accertato dei decessi. Sono esclusi i decessi di militari stranieri (ad esempio i soldati nord coreani), i dispersi, i disertori e i civili. Nei quasi quattro anni coperti, i decessi militari sarebbero stati 352mila, con massimi nell’ultima parte del 2024 e nella prima parte del 2025, con punte fino a 4mila decessi settimanali. A metà 2026, le perdite totali si situerebbero tra 400 e 450mila. Questo numero si pensa che vada moltiplicato per 2 o per 3 per ottenere il numero dei feriti, che porterebbero a circa 1,5 milioni le persone di fatto eliminate dal conflitto. Le perdite e i decessi russi sono notevoli se confrontate con i conflitti successivi alla seconda guerra mondiale. I caduti sul campo di battaglia in Ucraina sono oltre 28 volte superiori ai caduti sovietici in Afghanistan negli anni ’80, oltre 18 volte superiori a quelli registrati durante la prima e la seconda guerra cecena della Russia negli anni ’90 e 2000, e oltre nove volte superiori a quelli di tutte le guerre russe e sovietiche messe insieme dal secondo dopoguerra. “Il numero delle vittime e dei caduti russi è sbalorditivo. Dalla Seconda guerra mondiale, nessuna grande potenza ha subito in nessuna guerra un numero di vittime o di caduti nemmeno lontanamente paragonabile a questo, lasciando alla Russia un bilancio storico recente cupo e senza precedenti. Rispetto agli Stati Uniti, ad esempio, la Russia ha subito in Ucraina circa quattro volte il numero di caduti che gli Stati Uniti hanno registrato in tutte le loro guerre messe insieme dal dopoguerra (Corea, Vietnam, Afghanistan, Iraq e altri conflitti minori)”. La distribuzione secondo l’età (Figura 2) mostra la massima frequenza delle vittime in età non giovanissime, tra i 36 e i 38 anni. Non ci sono evidenze numeriche circa l’incidenza per categorie sociali, anche se molti indizi indicano una prevalenza dei ceti più sfavoriti, a cominciare dall’invio al fronte di detenuti liberati, o della minore frequenza dei deceduti nelle metropoli di San Pietroburgo e di Mosca.&nbsp;</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="677" src="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figura-1-–-Numero-settimanale-di-decessi-militari-russi-secondo-le-stime-1024x677.png" alt="" class="wp-image-24429" style="width:1040px" srcset="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figura-1-–-Numero-settimanale-di-decessi-militari-russi-secondo-le-stime-1024x677.png 1024w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figura-1-–-Numero-settimanale-di-decessi-militari-russi-secondo-le-stime-300x198.png 300w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figura-1-–-Numero-settimanale-di-decessi-militari-russi-secondo-le-stime-768x508.png 768w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figura-1-–-Numero-settimanale-di-decessi-militari-russi-secondo-le-stime.png 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></div>


<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="677" src="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figura-2-–-Decessi-militari-russi-secondo-leta-2-1024x677.png" alt="" class="wp-image-24433" srcset="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figura-2-–-Decessi-militari-russi-secondo-leta-2-1024x677.png 1024w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figura-2-–-Decessi-militari-russi-secondo-leta-2-300x198.png 300w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figura-2-–-Decessi-militari-russi-secondo-leta-2-768x508.png 768w, https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/09/Figura-2-–-Decessi-militari-russi-secondo-leta-2.png 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Russia indebolità?</strong></h3>



<p>La perdita oramai consistente di giovane capitale umano indebolisce sicuramente la società e l’economia russa. La stessa strategia di guerra ha impiegato uomini senza risparmio. Nell’analisi del CSIS già citato: “Perché il numero di feriti e morti tra le file russe è così elevato? Ci sono diverse spiegazioni plausibili: la strategia di logoramento adottata dalla Russia, la sua incapacità di condurre efficacemente operazioni interforze e di guerra congiunta, le tattiche e l’addestramento inadeguati, la corruzione e il morale basso. Inoltre, la strategia di difesa in profondità dell’Ucraina si è rivelata efficace nell’uccidere e ferire i soldati russi, oltre che nel limitare le loro manovre.” Ma non illudiamoci: l’indebolimento demografico non sarà quello che convincerà Putin a negoziare una tregua o una pace.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Note</strong></h3>



<p><sup>1</sup>Intervista del 6 Luglio 2026 di Peskov su VGTRK, televisione di Stato.&nbsp;</p>



<p><sup>2</sup>Massimo Livi Bacci,&nbsp;<a href="https://www.neodemos.info/2023/09/22/il-tremendo-costo-umano-dellaggressione-russa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><em>Il tremendo costo umano dell’aggressione Russa</em></a>, Neodemos, 22 Settembre 2023.</p>



<p><sup>3</sup>Seth G. Jones and Riley McCabe, <em>&nbsp;Russian Blood and Treasure The Ballooning Costs of Putin’s War, </em>Washington, Center for Strategic and International Studies, 2026.</p>



<p><sup>4</sup>Ibidem</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Fonti</strong></h3>



<p>Fonte figura 1 &#8211; <a href="https://en.zona.media/article/2026/05/09/losses" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Mediazona.</a> </p>



<p>Fonte figura 2 &#8211; <a href="https://en.zona.media/article/2026/07/02/casualties_eng-trl" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Mediazona. </a></p>
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		<title>Gli Obiettivi dello Sviluppo Sostenibile, gli immigrati e i loro figli</title>
		<link>https://www.neodemos.info/2026/07/24/immigrati-e-loro-figli-nel-nono-rapporto-di-monitoraggio-dellistat-sugli-obiettivi-dello-sviluppo-sostenibile/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=immigrati-e-loro-figli-nel-nono-rapporto-di-monitoraggio-dellistat-sugli-obiettivi-dello-sviluppo-sostenibile</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Salvatore Strozza]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Jul 2026 07:30:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[immigrati]]></category>
		<category><![CDATA[ISTAT]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>Lo scorso 8 luglio è stata presentata la nona edizione italiana del Rapporto, curato dall’ISTAT in collaborazione con diversi altri enti interni ed esterni al SISTAN, sui 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile adottati con l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. Contiene 321 misure statistiche connesse a 148 indicatori stabiliti a livello internazionale, di cui si propongono evoluzione temporale e differenze territoriali e per categorie. Salvatore Strozza propone una sintetica lettura, trasversale ai diversi obiettivi, della condizione degli stranieri residenti, evidenziando aree meritevoli di attenzione e approfondimento per “non lasciare indietro nessuno”. </em></p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Premessa: il nono rapporto</strong></h3>



<p class="has-drop-cap">L’8 luglio 2026 è stata presentata presso l’Aula Magna dell’ISTAT la nona edizione italiana del rapporto sugli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (<em>Sustainable Development Goals</em> &#8211; SDGs) adottati con l’Agenda 2030 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Con il “<a href="https://www.istat.it/wp-content/uploads/2026/07/Rapporto-SDGs-2026-Ebook.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Rapporto SDGs 2026. Informazioni statistiche per l&#8217;Agenda 2030 in Italia</a>” vengono diffuse 321 misure statistiche relative ai 17 obiettivi (GOAL), connesse a 148 indicatori dell’insieme proposto dall’<em>Inter-agency and Expert Group on SDG Indicators</em> delle Nazioni Unite (UN IAEG-SDGs) per il monitoraggio a livello globale degli avanzamenti dell’Agenda 2030. L’ISTAT oltre a produrre e mettere a disposizione il rapporto, frutto di un impegnativo lavoro collegiale che coinvolge diversi altri enti interni ed esterni al SISTAN, fornisce nell’area dedicata del suo sito web un cruscotto (<em>Dashboard</em>) che consente agli interessati di selezionare a cascata, per ciascun GOAL, gli indicatori ONU previsti e quindi le misure statistiche che, a seconda dei casi, possono essere fornite anche in modo disaggregato secondo alcune caratteristiche (sesso, classi di età, titolo di studio, cittadinanza, dettaglio territoriale e grado di urbanizzazione), relativamente all’anno più recente e a quelli precedenti disponibili. Un certo numero di misure è distinto per cittadinanza, con gli stranieri spesso suddivisi tra UE e non UE, e alcuni dati dell’obiettivo 10 (ridurre le disuguaglianze) riguardano proprio la componente non italiana della nostra popolazione. In totale si tratta di circa 45 misure che riguardano almeno 9 dei 17 GOAL.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>L’importanza della componente (di origine) immigrata/straniera</strong></h3>



<p>Non potrebbe essere altrimenti. L’Italia è ormai da qualche decennio un paese multietnico, multiculturale e multilingue, come sottolineavano circa 15-20 anni fa alcuni studiosi dei fenomeni migratori (ad es., Sonnino, 2006; Ponzini, 2012). Senza le migrazioni internazionali degli anni ’80 e ’90 del secolo scorso e di questo primo quarto del XXI secolo la popolazione attualmente residente in Italia sarebbe meno numerosa di circa 7,4 milioni di persone, tutte concentrate tra gli under60 e, in particolare, tra i 20-49 anni (3,6 milioni in più). Senza contare che i minori di 20 anni sono diminuiti dal 1982 ad oggi di circa 7 milioni e sarebbero diminuiti di ulteriori 2 milioni senza le migrazioni internazionali. Oggi gli under 20 che vivono in Italia sono di circa 5 milioni meno numerosi di quelli che vivono in Francia o nel Regno Unito, paesi che fino a qualche decennio fa avevano la stessa taglia demografica dell’Italia.</p>



<p>Gli stranieri residenti sono cresciuti da poco più di 200 mila nel 1981 a circa 5,5 milioni alla data più recente, a cui vanno aggiunti i non residenti e soprattutto i nuovi italiani per arrivare a circa 8 milioni di persone, il 13% della popolazione. Nel rispetto del fondamento etico e operativo “Non lasciare indietro nessuno” dell&#8217;Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, oltre alle distinzioni per sesso, classi di età e riferimento territoriale un’attenzione particolare va rivolta anche a quella per cittadinanza o per paese di nascita, monitorando la situazione dei migranti e dei loro discendenti. Ponendo attenzione, in particolare, ai giovani figli di immigrati che sono una componente importante della società italiana attuale e futura, come segnalato pocanzi. L’identificazione del collettivo di interesse, sempre più complesso e articolato, richiederebbe il ricorso ad una combinazione di criteri come la cittadinanza attuale e quella alla nascita o il paese di nascita della persona e dei suoi genitori. Senza entrare in questa complessa discussione, già la “semplice” distinzione tra italiani e stranieri consente, con le dovute cautele, di monitorare la situazione mettendo in evidenza differenze e tendenze, utili per l’adozione di idonee misure di intervento.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Lo svantaggio pressoché generalizzato degli stranieri rispetto agli italiani&nbsp;</strong></h3>



<p>Dal rapporto risulta che è leggermente aumentata la percentuale di popolazione che vive al di sotto della soglia di povertà assoluta che è il 9,8% nel 2024, percentuale che scende però al 7,4% tra gli italiani e sale invece al 35,6% tra gli stranieri. Ovviamente il rischio di povertà è chiaramente maggiore tra gli stranieri sia in generale (34,9% contro 16,3% tra gli italiani nel 2025) che per gli occupati maggiorenni (26,1% contro 8,3% sempre nel 2025). Gli stranieri in quasi 18 casi su 100 non possono permettersi di riscaldare adeguatamente l’abitazione, contro meno di 8 casi su 100 tra gli italiani. Nette sono inoltre le differenze per quanto riguarda l’affollamento. La percentuale di persone che nel 2025 vivono in abitazioni sovraffollate è il 42,6% tra gli stranieri contro il 20,3% tra gli italiani, con proporzioni per entrambi i gruppi in tendenziale leggera diminuzione negli ultimi 10 anni. Ulteriori segnali di un maggiore disagio si riscontrano nei valori di alcuni indicatori legati alla salute materno-infantile: nel 2023 il tasso di mortalità neonatale è complessivamente pari a 1,70 morti per 1.000 nati vivi, ma tra gli stranieri sale al 2,44 per 1.000, con valori oscillanti nel tempo e in lievissima diminuzione negli ultimi 10 anni; il tasso standardizzato di abortività volontaria per le donne di 15-49 anni è tra le straniere 2-3 volte quello delle italiane (al 2024 è pari a 12,1 per 1.000 tra le prime contro 5,3 per 1.000 tra le seconde).</p>



<p>Per quanto riguarda il lavoro, da sempre gli stranieri hanno tassi di disoccupazione maggiori di quelli degli italiani (al 2025 9,1% contro 5,8%, in entrambi i casi in diminuzione negli 8 anni considerati), ma in passato avevano tassi di occupazione più elevati. Dal 2020 il tasso di occupazione degli italiani ha invece superato quello degli stranieri e al 2025 i valori sono rispettivamente uguali a 67,6% per i primi e 66,8% per i secondi. Si tratta comunque di valori simili, ma il part-time involontario è tra gli stranieri più frequente che tra gli italiani (7,2% tra i secondi contro 11,9% tra i primi, che diventa 12,7% tra i cittadini non UE) e nel 2022 i tassi di infortuni sul lavoro mortali e con inabilità permanente sono stati 17,4 per 10.000 occupati stranieri contro 10,2 tra gli occupati italiani, svantaggio osservato anche nei quattro anni precedenti per i quali è disponibile l’informazione. Gli indicatori fin qui citati sono tra quelli stabiliti/concordati ed elaborati per il rapporto. Va ulteriormente segnalato che gli stranieri, che non hanno grande difficoltà a trovare lavoro, sono però concentrati/segretati in specifici settori produttivi e risultano più spesso degli italiani sovra-istruiti rispetto all’attività lavorativa svolta, condizioni di penalizzazione che tra le donne straniere appaiono ancora più frequenti. Si tratta di aspetti ulteriori che probabilmente meriterebbero di essere monitorati, indipendentemente dal fatto che rientrano o meno tra gli indicatori dell’insieme proposto da UN-IAEG-SDGs delle Nazioni Unite e discusso dallo <em>Steering Group</em> stabilito nel 2015 dalla Conferenza degli Statistici Europei. Quantomeno andrebbero considerati tra le cosiddette misure di contesto nazionale, che attualmente sono 96 delle misure statistiche proposte.</p>



<p>Infine, qualche informazione riferibile ai figli degli immigrati. In base agli indicatori del Rapporto l’uscita precoce dal sistema di istruzione e formazione riguarda nel 2025 poco più dell’8% del totale dei giovani residenti in Italia, percentuale in diminuzione negli ultimi otto anni. Ma tra gli stranieri riguarda il 26,2%, con valori maggiori tra quelli non UE (28,8%). Anche tra questi ragazzi la proporzione è in diminuzione ma rimane un divario ampio con i coetanei italiani (6,7%, cioè quasi 20 punti percentuali di differenza). Inoltre, i NEET (<em>Not engaged in Education, Employment and Training</em>), che nel 2025 sono il 12,2% tra gli italiani, raggiungono tra gli stranieri il 23,8% dei giovani. Si tratta di due indicatori che introducono allo svantaggio generalizzato che i giovani stranieri sperimentano rispetto ai coetanei italiani. Svantaggio che può essere sintetizzato nei punti seguenti: tassi di scolarità più bassi con un divario crescente all’aumentare dell’età; una proporzione di alunni in ritardo scolastico già significativa nelle età della scuola primaria che si accresce fortemente arrivando intorno ai 18 anni ad essere estesa a oltre la metà del collettivo, con una quota ampia di ragazzi con più di un anno di ritardo; risultati scolastici meno soddisfacenti, con voti in media inferiori a quelli dei compagni di classe e insuccessi, cioè bocciature, più frequenti; scelta di iscriversi ad istituti professionali o ad istituti tecnici più frequente rispetto agli alunni italiani, con una minore presenza nei licei; paradosso delle aspirazioni-realizzazioni, cioè i ragazzi stranieri che frequentano la scuola secondaria di secondo grado hanno, a parità di altre condizioni, aspirazioni di iscriversi all’università maggiori rispetto ai compagni di classe italiani, ma meno frequentemente di questi ultimi accedono alla formazione terziaria. Tale paradosso dipende almeno in parte dalle aspirazioni/aspettative dei ragazzi stranieri iscritti negli istituti tecnici e in quelli professionali che sono chiaramente più elevate rispetto a quelle dei loro compagni di classe. Nel corso degli anni le condizioni di svantaggio e le differenze sono lentamente ma progressivamente diminuite, si tratta di capire in che misura i miglioramenti sono dovuti alle Raccomandazioni Ministeriali e alle azioni intraprese e in che misura sono invece dovuti alla crescita del peso dei ragazzi di seconda generazione, quelli nati in Italia e quindi italofoni, rispetto a quelli delle generazioni decimali costituite da bambini e ragazzi stranieri arrivati in età prescolare e scolare. Maggiore attenzione nelle misure statistiche anche a questa componente della popolazione italiana appare senza dubbio strategica.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Conclusioni</strong></h3>



<p>Il Rapporto SDGs 2026 fornisce un quadro informativo estremamente ricco con riguardo agli indicatori e alle misure statistiche relative a ciascuno dei 17 obiettivi dell’Agenda 2030. I valori delle misure statistiche proposte sono esaminati in modo efficace, posizionando l’Italia nel contesto europeo, evidenziando la distanza dal target prefissato, valutando le variazioni nel breve e nel lungo periodo, segnalando differenze per regione e per categorie. In questa sede si è provato con riferimento alla popolazione straniera a proporre una lettura complessiva, cioè trasversale alle misure relative ai diversi obiettivi per quanto essenzialmente circoscritta a persone e prosperità, che sono due delle 5 P (<em>People</em>, <em>Planet</em>, <em>Prosperity</em>, <em>Pace</em> e <em>Partnership</em>) che costituiscono i principi guida dell’Agenda 2030. Il quadro che se ne ricava appare senza dubbio interessante e allo stesso tempo meritevole di essere ulteriormente approfondito.<br>Infatti, l’attenzione alla popolazione straniera o di origine straniera che percorre trasversalmente diversi dei GOAL e delle parti del Rapporto, a volte anche solo indirettamente, costituisce un dettaglio di estrema importanza. Consente di evidenziare questioni che meritano di essere analizzate e monitorate con attenzione per valutare gli interventi più idonei da mettere in campo. Apre, ad esempio, alla discussione sulla necessità in alcuni casi di azioni e dispositivi di carattere generale e in altri di carattere specifico mirati alle persone con <em>background</em> migratorio. Certamente l’attenzione verso gli stranieri e le persone di origine straniera che vivono in Italia appare strategica per “non lasciare nessuno indietro” e favorire la realizzazione di una società italiana inclusiva, a bassa conflittualità e con interazioni positive (Zincone, 2000), che riesca a valorizzare le sue diverse componenti, tra cui i figli degli immigrati che sono una ricchezza straordinaria per il nostro paese.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Per saperne di più</strong></h3>



<p>Ponzini G. (a cura di), <em>Rapporto IRPPS CNR sullo Stato sociale in Italia 2012: Welfare e politiche per l’immigrazione. Il decennio della svolta</em>, Liguori, Napoli, 2012.&nbsp;</p>



<p>Sonnino E. (a cura di), <em>Roma e gli immigrati: la formazione di una popolazione multiculturale</em>, Franco Angeli, Milano, 2006.</p>



<p>Zincone G., “Un modello di integrazione ragionevole”, in Zincone G. (a cura di), <em>Primo Rapporto sull’integrazione degli immigrati in Italia</em>, Commissione per le politiche di integrazione degli immigrati, il Mulino, Bologna, 2000.</p>



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