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	<title>Rhuanda &#8226; Neodemos</title>
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	<description>Popolazione, società e politica</description>
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	<title>Rhuanda &#8226; Neodemos</title>
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		<title>Perchè è caduta l&#8217;occupazione giovanile?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Filippo Bonechi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Jul 2012 08:42:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Popolazione]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[genocidio]]></category>
		<category><![CDATA[immigrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[mortalità]]></category>
		<category><![CDATA[Rhuanda]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La crisi ha aggravato ovunque il problema della disoccupazione giovanile, ma la caduta dell&#8217;occupazione dei giovani (15-24 anni) &#232; stato un tratto problematico di tutto ... <a title="Perchè è caduta l&#8217;occupazione giovanile?" class="read-more" href="https://www.neodemos.info/2012/07/26/perch-caduta-loccupazione-giovanile/" aria-label="Per saperne di più su Perchè è caduta l&#8217;occupazione giovanile?">Leggi</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La crisi ha aggravato ovunque il problema della disoccupazione giovanile, ma la caduta dell&rsquo;occupazione dei giovani (15-24 anni) &egrave; stato un tratto problematico di tutto il primo decennio degli anni 2000: meno occupati nella popolazione giovanile, meno giovani nell&rsquo;occupazione complessiva. Perch&eacute; ci&ograve; &egrave; avvenuto? E proprio negli anni in cui i giovani nella popolazione sono diventati pi&ugrave; scarsi e pi&ugrave; scolarizzati, e dunque avrebbero dovuto trovare lavoro con pi&ugrave; facilit&agrave;? Le risposte a un tale interrogativo sono complesse e ad esse sono stati dedicati numerosi studi e interventi, anche sotto questa testata. Un contributo alla comprensione, per&ograve;, pu&ograve; venire anche da un&rsquo;analisi pi&ugrave; ravvicinata proprio del processo di riduzione dell&rsquo;occupazione giovanile, visto nel contesto territoriale di una delle grandi regioni del Nord Italia. In particolare, guardando ad una specifica articolazione dei dati dell&rsquo;indagine Istat sulle forze di lavoro, ci si pu&ograve; chiedere che cosa sia successo al livello delle diverse posizioni e qualifiche professionali di cui si compone l&rsquo;occupazione, anche fra i giovani. L&rsquo;evidenza di notevoli differenze negli andamenti pu&ograve; suggerire ipotesi interpretative sulle cause del processo e sulle vie necessarie a porvi rimedio.  <br /><strong>Effetto polarizzazione: si riducono soprattutto le posizioni professionali intermedie</strong> <br />La caduta dell&rsquo;occupazione giovanile ha interessato soprattutto le posizioni professionali intermedie del lavoro d&rsquo;ufficio e d&rsquo;officina, insieme al lavoro autonomo nell&rsquo;artigianato. Al contrario, anche negli anni della crisi, diverse professioni di rango superiore e inferiore sembrano aver avuto un andamento di crescita o almeno di stabilit&agrave; (figura 1). <br />Tra le occupazioni di livello pi&ugrave; elevato, nel periodo 2004-10 le &ldquo;professioni tecniche&rdquo; hanno oscillano mantenendo una consistenza elevata, mentre altre, come le professioni &ldquo;qualificate dei servizi&rdquo; sono riuscite a crescere anche negli anni della crisi. Nello stesso periodo, gli &ldquo;impiegati&rdquo; e gli &ldquo;operai semiqualificati&rdquo; si sono dimezzati, mentre &ldquo;artigiani e operai specializzati&rdquo; &#8211; che rappresentavano pi&ugrave; di un quarto dei giovani occupati 15-24enni piemontesi &#8211; si sono ridotti da 35.000 a 23.000. Diversamente, anche nelle &ldquo;professioni non qualificate&rdquo; negli anni della crisi si registra una maggior tenuta, se non un aumento. <br />Sembra dunque profilarsi un processo di polarizzazione dell&rsquo;occupazione giovanile, che si riduce soprattutto nelle posizioni a qualificazione intermedia sia tra gli operai che tra gli impiegati. Tale processo non riguarda solo i giovani, come un recente studio pubblicato dalla Banca d&rsquo;Italia ci ha mostrato<a name="_ftnref"></a>[1]. Ma proprio i mutamenti nella composizione qualitativa delle posizioni lavorative complessivamente disponibili possono spiegare le particolari difficolt&agrave; dei giovani ad occuparle: mentre cala la disponibilit&agrave; di posizioni corrispondenti al livello di qualificazione reale di molti giovani, per quelle pi&ugrave; qualificate i giovani mancano di<strong> </strong>esperienza e formazione sul lavoro successiva agli studi superiori; per quelle meno qualificate, si sconta una non corrispondenza con le aspettative alimentate dalla scolarizzazione di massa. Lo stesso studio Banca d&rsquo;Italia rileva che, mentre della caduta delle occupazioni a livello medio-basso soffrono soprattutto i giovani, le posizioni pi&ugrave; elevate che si creano vengono occupate da persone oltre i 35 anni. D&rsquo;altra parte, a fronte di un&rsquo;espansione delle posizioni ai pi&ugrave; alti livelli di qualificazione tecnico-professionale, il Censis ricorda che ancora nel 2010 oltre il 40% delle opportunit&agrave; lavorative ha riguardato posizioni di lavoro manuale. E&rsquo; noto d&rsquo;altronde che, pur in un anno di crisi come il 2011, l&rsquo;occupazione di persone immigrate da altri paesi sia cresciuta complessivamente in Italia di oltre 170.000 unit&agrave;, molte delle quali giovani. <br /><strong>Tra aspettative e realt&agrave;</strong> <br />Si potrebbe dire, dunque, che le mutate aspettative dei giovani italiani si confrontano con opportunit&agrave; lavorative che da un lato cambiano meno di quanto si vorrebbe, ma che, dall&rsquo;altro, mutano pi&ugrave; rapidamente di quanto si sia in grado di adattarsi. Cos&igrave;, le generazioni meno numerose e pi&ugrave; scolarizzate della storia d&rsquo;Italia si accumulano all&rsquo;ingresso di un mercato del lavoro in cui si sono rarefatte soprattutto quelle posizioni impiegatizie intermedie che hanno assorbito la gran parte della prima ondata di scolarizzazione dagli anni &rsquo;70 in poi. Nello stesso tempo, delle opportunit&agrave; di lavoro in crescita molti giovani non riescono a beneficiare o per carenza di qualificazione o per indisponibilit&agrave;.  <br />Ritrovare una strada che porti a nuovi e sostenibili equilibri richieder&agrave; adattamenti sostanziali e innovazioni non solo giuridico-formali sia dal lato dell&rsquo;offerta sia da quello della domanda del mercato del lavoro. Far crescere un&rsquo;offerta di opportunit&agrave; di lavoro pi&ugrave; adatte ad una popolazione scolarizzata e far aumentare la qualificazione reale dei giovani scolarizzati in modo che possano concorrere alle opportunit&agrave; pi&ugrave; innovative diventano due obiettivi correlati che le politiche dovrebbero perseguire in modo congiunto.  <br /><strong>Per saperne di pi&ugrave;</strong> <br />L&rsquo;Ires Piemonte ha condotto sul tema &ldquo;giovani e lavoro&rdquo; un ampio progetto di ricerca i cui&nbsp; risultati sono pubblicati sul sito <a href="http://www.ires.piemonte.it">www.ires.piemonte.it</a>, nella sezione &ldquo;Cantiere Giovani&rdquo;, e su Informaires n.41/2012. </p>
<div> </p>
<hr width="33%" size="1" />
<div id="ftn"><a name="_ftn1"></a>[1] Elisabetta Olivieri<u>, Il cambiamento delle opportunit&agrave; lavorative</u>, Banca d&rsquo;Italia, Questioni di Economia e Finanza, n. 117, febbraio 2012. </div>
</p></div>
<p></p>
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		<item>
		<title>Fuori dalla &#8220;trappola malthusiana&#8221;? Il caso del Ruanda</title>
		<link>https://www.neodemos.info/2012/07/17/fuori-dalla-trappola-malthusiana-il-caso-del-ruanda/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=fuori-dalla-trappola-malthusiana-il-caso-del-ruanda</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Vannacci]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Jul 2012 09:32:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Popolazione]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[genocidio]]></category>
		<category><![CDATA[immigrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[mortalità]]></category>
		<category><![CDATA[Rhuanda]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nella memoria collettiva, il piccolo Stato africano del Ruanda (circa 26.000 chilometri quadrati, poco più della Sicilia) evoca il genocidio che, nella primavera del 1994, ... <a title="Fuori dalla &#8220;trappola malthusiana&#8221;? Il caso del Ruanda" class="read-more" href="https://www.neodemos.info/2012/07/17/fuori-dalla-trappola-malthusiana-il-caso-del-ruanda/" aria-label="Per saperne di più su Fuori dalla &#8220;trappola malthusiana&#8221;? Il caso del Ruanda">Leggi</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nella memoria collettiva, il piccolo Stato africano del Ruanda (circa 26.000 chilometri quadrati, poco più della Sicilia) evoca il genocidio che, nella primavera del 1994, costò la vita a oltre mezzo milione di persone appartenenti al gruppo “etnico” tutsi (su un totale compreso tra 600.000 e 900.000). Negli anni successivi, al fine di comprendere le cause e il contesto di questo tremendo massacro, si sono indagati numerosi ambiti delle scienze sociali, compresa la demografia: il Ruanda all’inizio degli ‘90 presentava infatti una densità di popolazione tra le più alte al mondo (circa 270 ab/kmq; la più elevata in Africa continentale) e si trovava in una paradigmatica situazione di “trappola malthusiana”.<br />
<strong><u>In trappola</u></strong><br />
Economisti e demografi hanno definito “trappola malthusiana” il fenomeno di stagnazione del reddito pro capite nel medio-lungo periodo a causa della crescita della popolazione: in una società agricola a basso progresso tecnologico, dove la terra è il principale fattore di produzione, un qualsiasi aumento del reddito causato, ad esempio, dall’espansione delle aree coltivabili, dal maggiore sfruttamento dei terreni o da fattori contingenti (stabilità politica, anni di raccolti favorevoli) ha come risultato un aumento della natalità, e forse anche una diminuzione della mortalità. La conseguente crescita della popolazione entro poco tempo bilancia quella delle risorse alimentari – legate alla terra, ovvero un fattore produttivo soggetto a rendimenti marginali decrescenti – e il <em>surplus </em>di popolazione “diluisce” l’incremento del Pil pro capite, facendolo tornare al punto di partenza. Se poi &nbsp;la crescita demografica diventa insostenibile rispetto alle risorse disponibili, intervengono dei freni volti a riequilibrarla, diminuendo la natalità o aumentando la mortalità e le emigrazioni; questi freni possono essere “volontari”, riconducibili a scelte dei singoli abitanti che decidono di avere meno figli, oppure cruenti, come ad esempio carestie o epidemie.<br />
<strong><em>Tabella 1: Indicatori demografici ruandesi, serie storica.</em></strong></p>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" border="1" class="MsoTableLightGridAccent1" style="border-collapse: collapse; border: medium none">
<tbody>
<tr style="height: 14.75pt">
<td valign="top" style="width: 98px; border-width: 1pt 1pt 2.25pt; border-style: none; border-color: -moz-use-text-color; -moz-border-top-colors: none; -moz-border-right-colors: none; -moz-border-bottom-colors: none; -moz-border-left-colors: none; -moz-border-image: none; padding: 0cm 5.4pt; height: 14.75pt"><strong>&nbsp;</strong></td>
<td valign="top" style="width: 59px; border-width: 1pt 1pt 2.25pt medium; border-style: none; border-color: -moz-use-text-color; padding: 0cm 5.4pt; height: 14.75pt">1960-1965</td>
<td valign="top" style="width: 46px; border-width: 1pt 1pt 2.25pt medium; border-style: none; border-color: -moz-use-text-color; padding: 0cm 5.4pt; height: 14.75pt">1978</td>
<td valign="top" style="width: 46px; border-width: 1pt 1pt 2.25pt medium; border-style: none; border-color: -moz-use-text-color; padding: 0cm 5.4pt; height: 14.75pt">1980-1985</td>
<td valign="top" style="width: 46px; border-width: 1pt 1pt 2.25pt medium; border-style: none; border-color: -moz-use-text-color; padding: 0cm 5.4pt; height: 14.75pt">1991</td>
<td valign="top" style="width: 59px; border-width: 1pt 1pt 2.25pt medium; border-style: none; border-color: -moz-use-text-color; padding: 0cm 5.4pt; height: 14.75pt">1995-2000</td>
<td valign="top" style="width: 46px; border-width: 1pt 1pt 2.25pt medium; border-style: none; border-color: -moz-use-text-color; padding: 0cm 5.4pt; height: 14.75pt">2002</td>
<td valign="top" style="width: 40px; border-width: 1pt 1pt 2.25pt medium; border-style: none; border-color: -moz-use-text-color; padding: 0cm 5.4pt; height: 14.75pt">2010</td>
<td valign="top" style="width: 53px; border-width: 1pt 1pt 2.25pt medium; border-style: none; border-color: -moz-use-text-color; padding: 0cm 5.4pt; height: 14.75pt"><em>2020-2025</em></td>
</tr>
<tr style="height: 24.25pt">
<td valign="top" style="width: 98px; border-width: medium 1pt 1pt; border-style: none; border-color: -moz-use-text-color; -moz-border-top-colors: none; -moz-border-right-colors: none; -moz-border-bottom-colors: none; -moz-border-left-colors: none; -moz-border-image: none; padding: 0cm 5.4pt; height: 24.25pt"><strong>Popolazione (milioni di abitanti)</strong></td>
<td valign="top" style="width: 59px; border-width: medium 1pt 1pt medium; border-style: none; border-color: -moz-use-text-color; padding: 0cm 5.4pt; height: 24.25pt">3,00</td>
<td valign="top" style="width: 46px; border-width: medium 1pt 1pt medium; border-style: none; border-color: -moz-use-text-color; padding: 0cm 5.4pt; height: 24.25pt"><strong>4,83</strong></td>
<td valign="top" style="width: 46px; border-width: medium 1pt 1pt medium; border-style: none; border-color: -moz-use-text-color; padding: 0cm 5.4pt; height: 24.25pt">5,63</td>
<td valign="top" style="width: 46px; border-width: medium 1pt 1pt medium; border-style: none; border-color: -moz-use-text-color; padding: 0cm 5.4pt; height: 24.25pt"><strong>7,15</strong></td>
<td valign="top" style="width: 59px; border-width: medium 1pt 1pt medium; border-style: none; border-color: -moz-use-text-color; padding: 0cm 5.4pt; height: 24.25pt">6,83</td>
<td valign="top" style="width: 46px; border-width: medium 1pt 1pt medium; border-style: none; border-color: -moz-use-text-color; padding: 0cm 5.4pt; height: 24.25pt"><strong>8,13</strong></td>
<td valign="top" style="width: 40px; border-width: medium 1pt 1pt medium; border-style: none; border-color: -moz-use-text-color; padding: 0cm 5.4pt; height: 24.25pt"><strong>10,41</strong></td>
<td valign="top" style="width: 53px; border-width: medium 1pt 1pt medium; border-style: none; border-color: -moz-use-text-color; padding: 0cm 5.4pt; height: 24.25pt"><em>14,91</em></td>
</tr>
<tr style="height: 24.25pt">
<td valign="top" style="width: 98px; border-width: medium 1pt 1pt; border-style: none; border-color: -moz-use-text-color; -moz-border-top-colors: none; -moz-border-right-colors: none; -moz-border-bottom-colors: none; -moz-border-left-colors: none; -moz-border-image: none; padding: 0cm 5.4pt; height: 24.25pt"><strong>Tasso di natalità (%) </strong></td>
<td valign="top" style="width: 59px; border-width: medium 1pt 1pt medium; border-style: none; border-color: -moz-use-text-color; padding: 0cm 5.4pt; height: 24.25pt">5,19</td>
<td valign="top" style="width: 46px; border-width: medium 1pt 1pt medium; border-style: none; border-color: -moz-use-text-color; padding: 0cm 5.4pt; height: 24.25pt"><strong>5,41</strong></td>
<td valign="top" style="width: 46px; border-width: medium 1pt 1pt medium; border-style: none; border-color: -moz-use-text-color; padding: 0cm 5.4pt; height: 24.25pt">5,22</td>
<td valign="top" style="width: 46px; border-width: medium 1pt 1pt medium; border-style: none; border-color: -moz-use-text-color; padding: 0cm 5.4pt; height: 24.25pt"><strong>4,59</strong></td>
<td valign="top" style="width: 59px; border-width: medium 1pt 1pt medium; border-style: none; border-color: -moz-use-text-color; padding: 0cm 5.4pt; height: 24.25pt">4,07</td>
<td valign="top" style="width: 46px; border-width: medium 1pt 1pt medium; border-style: none; border-color: -moz-use-text-color; padding: 0cm 5.4pt; height: 24.25pt"><strong>4,12</strong></td>
<td valign="top" style="width: 40px; border-width: medium 1pt 1pt medium; border-style: none; border-color: -moz-use-text-color; padding: 0cm 5.4pt; height: 24.25pt"><strong>4,23</strong></td>
<td valign="top" style="width: 53px; border-width: medium 1pt 1pt medium; border-style: none; border-color: -moz-use-text-color; padding: 0cm 5.4pt; height: 24.25pt"><em>3,28</em></td>
</tr>
<tr style="height: 31.1pt">
<td valign="top" style="width: 98px; border-width: medium 1pt 1pt; border-style: none; border-color: -moz-use-text-color; -moz-border-top-colors: none; -moz-border-right-colors: none; -moz-border-bottom-colors: none; -moz-border-left-colors: none; -moz-border-image: none; padding: 0cm 5.4pt; height: 31.1pt"><a href="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2012/07/fig2.jpg" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img decoding="async" class="size-medium wp-image alignright" src="https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2012/07/fig2.jpg" width="300"></a><strong>Tasso di mortalità (%)</strong></td>
<td valign="top" style="width: 59px; border-width: medium 1pt 1pt medium; border-style: none; border-color: -moz-use-text-color; padding: 0cm 5.4pt; height: 31.1pt">2,19</td>
<td valign="top" style="width: 46px; border-width: medium 1pt 1pt medium; border-style: none; border-color: -moz-use-text-color; padding: 0cm 5.4pt; height: 31.1pt"><strong>1,85</strong></td>
<td valign="top" style="width: 46px; border-width: medium 1pt 1pt medium; border-style: none; border-color: -moz-use-text-color; padding: 0cm 5.4pt; height: 31.1pt">1,63</td>
<td valign="top" style="width: 46px; border-width: medium 1pt 1pt medium; border-style: none; border-color: -moz-use-text-color; padding: 0cm 5.4pt; height: 31.1pt"><strong>1,41</strong></td>
<td valign="top" style="width: 59px; border-width: medium 1pt 1pt medium; border-style: none; border-color: -moz-use-text-color; padding: 0cm 5.4pt; height: 31.1pt">1,99</td>
<td valign="top" style="width: 46px; border-width: medium 1pt 1pt medium; border-style: none; border-color: -moz-use-text-color; padding: 0cm 5.4pt; height: 31.1pt"><strong>1,54</strong></td>
<td valign="top" style="width: 40px; border-width: medium 1pt 1pt medium; border-style: none; border-color: -moz-use-text-color; padding: 0cm 5.4pt; height: 31.1pt"><strong>1,39</strong></td>
<td valign="top" style="width: 53px; border-width: medium 1pt 1pt medium; border-style: none; border-color: -moz-use-text-color; padding: 0cm 5.4pt; height: 31.1pt"><em>0,94</em></td>
</tr>
<tr style="height: 8.25pt">
<td valign="top" style="width: 98px; border-width: medium 1pt 1pt; border-style: none; border-color: -moz-use-text-color; -moz-border-top-colors: none; -moz-border-right-colors: none; -moz-border-bottom-colors: none; -moz-border-left-colors: none; -moz-border-image: none; padding: 0cm 5.4pt; height: 8.25pt"><strong>TFT</strong></td>
<td valign="top" style="width: 59px; border-width: medium 1pt 1pt medium; border-style: none; border-color: -moz-use-text-color; padding: 0cm 5.4pt; height: 8.25pt">8,15</td>
<td valign="top" style="width: 46px; border-width: medium 1pt 1pt medium; border-style: none; border-color: -moz-use-text-color; padding: 0cm 5.4pt; height: 8.25pt"><strong>8,6</strong></td>
<td valign="top" style="width: 46px; border-width: medium 1pt 1pt medium; border-style: none; border-color: -moz-use-text-color; padding: 0cm 5.4pt; height: 8.25pt">8,25</td>
<td valign="top" style="width: 46px; border-width: medium 1pt 1pt medium; border-style: none; border-color: -moz-use-text-color; padding: 0cm 5.4pt; height: 8.25pt"><strong>6,9</strong></td>
<td valign="top" style="width: 59px; border-width: medium 1pt 1pt medium; border-style: none; border-color: -moz-use-text-color; padding: 0cm 5.4pt; height: 8.25pt">6</td>
<td valign="top" style="width: 46px; border-width: medium 1pt 1pt medium; border-style: none; border-color: -moz-use-text-color; padding: 0cm 5.4pt; height: 8.25pt"><strong>5,9</strong></td>
<td valign="top" style="width: 40px; border-width: medium 1pt 1pt medium; border-style: none; border-color: -moz-use-text-color; padding: 0cm 5.4pt; height: 8.25pt">5,43*</td>
<td valign="top" style="width: 53px; border-width: medium 1pt 1pt medium; border-style: none; border-color: -moz-use-text-color; padding: 0cm 5.4pt; height: 8.25pt"><em>4,44</em></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><strong>*</strong>TFT medio durante il periodo 2005-2010.<em><br />
</em><br />
<em><strong>Fonte:</strong> per i dati in grassetto censimenti o indagini demografiche effettuati dalla Repubblica del Ruanda; per tutti gli altri dati, United Nations Population Division (valori medi nell’intervallo di tempo considerato).</em><br />
A partire dal 1987 lo sviluppo economico del Ruanda si arrestò a causa del crollo sul mercato internazionale dei prezzi di caffè e tè, i due prodotti dai quali dipendeva oltre il 90% delle esportazioni nazionali. Da questa data, e salvo momentanee riprese, l’economia entrò in recessione e all’inizio del 1994 il Pil era inferiore a quello pre-crisi. Nei decenni precedenti, i proventi delle esportazioni di caffè e tè erano serviti a finanziarie l’apparato statale e il settore dei servizi, in buona parte dipendente dal potere centrale; allo stesso tempo – come testimoniato dalla “natura” dei due prodotti – il Ruanda era rimasto un paese agricolo, nel quale oltre il 90% della forza lavoro era impiegata nel settore primario, e le famiglie contadine vivevano nel proprio ridotto appezzamento di terra, conducendo un’esistenza ai limiti della sussistenza basata su poche colture, su metodi agricoli tradizionali privi di input tecnologici e sulla vendita alle aziende statali dei prodotti da esportare. Dalla metà degli anni ‘80 questo modello di sviluppo, legato essenzialmente alla continua ricerca di nuove terre da coltivare e alla riduzione dei terreni o degli intervalli di tempo dedicati al maggese, aveva iniziato a segnare il passo: l’altissima crescita demografica, costantemente superiore al 3% annuo dall’indipendenza del luglio 1962, unita a un generale calo della produttività dei terreni, causò una continua riduzione del reddito pro capite. Già dal 1984 la crescita del Pil non fu in grado di compensare quella della popolazione e la successiva crisi economica fece sì che il reddito, alla vigilia del genocidio, fosse tornato ai livelli di inizio anni Sessanta.<br />
Il modello di “trappola malthusiana” si applica teoricamente a popolazioni pre-transizione demografica, ma quella del Ruanda appare come una transizione fallita a causa di un modello demo-economico di sviluppo non sostenibile. A partire dal 1990-1991 si erano registrati i primi esempi di freni “volontari” alla crescita della popolazione, come il ritardo dei matrimoni e una maggiore incidenza dei metodi contraccettivi, ma il ritmo di crescita della popolazione restava elevato, e già si erano segnalate alcune carestie. Insomma, la pressione demografica sulle risorse era molto forte, e, secondo alcuni autori, sarebbe da annoverare tra le cause del genocidio del 1994<a name="_GoBack"></a>.<br />
<strong><u>In fuga?</u></strong><br />
Dopo il genocidio il Ruanda ha sperimentato un vero e proprio decollo economico: pacificazione, stabilità politica (pur in assenza di democrazia), incentivi al settore dei servizi e del commercio, razionalizzazione dell’agricoltura, favorevole congiuntura internazionale, e forse anche ridotta pressione demografica sulle risorse sono tra le cause principali della ripresa. Nel 2010 il Pil era doppio rispetto al precedente picco raggiunto nel 1993, e anche il Pil pro capite – nonostante una crescita della popolazione elevata, ma minore rispetto a quella “storica” – è cresciuto, lentamente ma senza interruzioni, e nel 2010 era superiore del 25% al precedente livello massimo del 1984. Le prospettive future sembrano inoltre buone e la crescita economica dello Stato africano è prevista tra il 6 e il 7% anche nel 2012 e nel 2013.<br />
Osservando la Figura 2 sembra che il Ruanda stia riuscendo a sfuggire alla “trappola malthusiana”; in realtà permangono alcuni interrogativi legati all’ancora elevato impiego nel settore primario (circa l’80% della forza lavoro), alla permanente dipendenza da caffè e tè, all’erosione dei terreni e soprattutto a una crescita demografica che, nonostante la transizione in atto e la crescente consapevolezza della popolazione, è prevista superiore al 2% ancora per tutto il prossimo decennio.<br />
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<strong>Per saperne di più</strong>:<br />
Catherine André, Jean-Philippe Platteau, <em>Land Relations Under Unbearable Stress</em>. <em>Rwanda Caught in the Malthusian Trap</em>, Centre de Recherche en Economie du Développement (CRED), Université de Namur, Namur, 1998.<br />
Jared Diamond, <em>Collasso</em>. <em>Come le società scelgono di morire o vivere</em>. Titolo originale: <em>Collapse</em>. <em>How Societies Choose to Fail or Succeed</em>,<em> </em>Einaudi, Torino, 2007.<br />
Gérard Prunier, <em>The Rwanda Crisis 1959 – 1994</em>. <em>History of a Genocide</em>, Hurst &amp; Company, London, 1995.<br />
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<p>L'articolo <a href="https://www.neodemos.info/2012/07/17/fuori-dalla-trappola-malthusiana-il-caso-del-ruanda/">Fuori dalla &#8220;trappola malthusiana&#8221;? Il caso del Ruanda</a> proviene da <a href="https://www.neodemos.info">Neodemos</a>.</p>
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