<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Hai cercato: Furcht &#8226; Neodemos</title>
	<atom:link href="https://www.neodemos.info/search/Furcht/feed/rss2/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.neodemos.info/</link>
	<description>Popolazione, società e politica</description>
	<lastBuildDate>Tue, 14 Apr 2020 09:34:05 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.6.10</generator>

<image>
	<url>https://www.neodemos.info/wp-content/uploads/2026/06/cropped-neodemos-icon-32x32.png</url>
	<title>Hai cercato: Furcht &#8226; Neodemos</title>
	<link>https://www.neodemos.info/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>I quattro megacambiamenti demografici mondiali</title>
		<link>https://www.neodemos.info/2010/03/17/i-quattro-megacambiamenti-demografici-mondiali/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=i-quattro-megacambiamenti-demografici-mondiali</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Filippo Bonechi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Mar 2010 21:11:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Popolazione]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.neodemos.info/?p=1341</guid>

					<description><![CDATA[<p>Sull&#8217;ultimo numero di Foreign Affairs, Jack Goldstone ha pubblicato un articolo dal titolo provocatorio (&#8220;La nuova bomba demografica. I 4 megacambiamenti demografici che cambieranno il ... <a title="I quattro megacambiamenti demografici mondiali" class="read-more" href="https://www.neodemos.info/2010/03/17/i-quattro-megacambiamenti-demografici-mondiali/" aria-label="Per saperne di più su I quattro megacambiamenti demografici mondiali">Leggi</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.neodemos.info/2010/03/17/i-quattro-megacambiamenti-demografici-mondiali/">I quattro megacambiamenti demografici mondiali</a> proviene da <a href="https://www.neodemos.info">Neodemos</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sull&#8217;ultimo numero di <em>Foreign Affairs</em>, Jack Goldstone ha pubblicato un articolo dal titolo provocatorio (&#8220;La nuova bomba demografica. I 4 megacambiamenti demografici che cambieranno il mondo&#8221;), e dai contenuti allarmistici (<a href="http://www.foreignaffairs.com/articles/65735/jack-a-goldstone/the-new-population-bomb">http://www.foreignaffairs.com/articles/65735/jack-a-goldstone/the-new-population-bomb</a>). Di cosa parla?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>La nuova bomba</strong></p>
<p>Nel 1968, uscì <em>The population bomb</em>, di Paul Ehrlich, un libro diventato rapidamente famoso, in cui si prevedeva, a relativamente breve termine, la fine del mondo, a causa dell&#8217;eccessiva crescita demografica (allora pari a circa il 2% annuo), largamente superiore alla capacità di sostentamento del pianeta. La previsione, che fece molto scalpore all&#8217;epoca, è oggi ricordata soprattutto come uno dei tanti esempi di errore dei &#8220;catasfrofisti&#8221;, sempre pronti a lanciare allarmi, apparentemente anche ben documentati, ma fondamentalmente infondati.</p>
<p>Jack Goldstone richiama esplicitamente quel testo, per far risaltare con più forza il cambio di prospettiva. Le minacce di allora sembrano svanite nel nulla, ma altre, non minori, si profilano oggi all&#8217;orizzonte &#8211; anzi, sono già tra noi. Quali sono? Vediamole in sintesi:</p>
<p>1) Europa e Nord America peseranno sempre meno nel mondo. Erano arrivate a contare un terzo della popolazione mondiale (nel 1913) e due terzi del Pil (nel 950). Ma nel 2050, dei circa 9 miliardi di abitanti della popolazione mondiale, prevedibilmente arrivata ormai al suo massimo (contro meno di 7 miliardi oggi), quelli di Europa e Nord America, insieme, peseranno per appena il 12%, e produrranno solo il 30% della ricchezza mondiale. Il potere dei numeri e dei soldi, e quindi anche quello politico e militare, stanno passando di mano, e neppure troppo lentamente.</p>
<p>2) L&#8217;invecchiamento della popolazione nei paesi oggi ricchi creerà nuovi problemi o esaspererà quelli esistenti: quando gli ultrasessantenni supereranno la popolazione di 15-59 anni (che dovrebbe in teoria lavorare per pagare le pensioni), il sistema previdenziale scoppierà: è il caso previsto per la Corea del Sud verso il 2050, e, con punte un po&#8217; meno accentuate, anche per tanti altri paesi, soprattutto per quelli che di recente hanno bruscamente frenato la loro fecondità, Cina in testa. E anche se si cercherà di porre rimedio, per esempio innalzando l&#8217;età pensionabile, avremo pur sempre a che fare con una forza lavoro invecchiata (quindi meno produttiva e innovativa, ma più costosa), e con spese sanitarie potenzialmente esplosive (v. anche <a title="Dove va la spesa sanitaria? Impatto demografico ma non solo" href="http://www.neodemos.info/?p=2414">Dove va la spesa sanitaria? Impatto demografico ma non solo</a>, Nicola Salerno).</p>
<p>3) La popolazione giovane crescerà essenzialmente nei paesi più poveri, che però non sempre in grado di offrire adeguata istruzione e adeguati sbocchi lavorativi, e dove talvolta attecchiscono le correnti musulmane più radicali. Questa combinazione è pericolosa: è vero che l&#8217;emigrazione allevierà in parte la tensione, ma il risentimento verso il mondo occidentale (e verso gli USA in particolare), spesso presente già oggi, potrebbe crescere e portare all&#8217;esplosione di nuovi conflitti, forse non solo su scala locale.</p>
<p>4) La popolazione urbana è in aumento in tutto il mondo, e proprio in questi anni sta superando per numero la popolazione che vive in campagna (v. anche <a title="Nuove stime della popolazione urbana e rurale distribuita per sesso e per età, 1950-2005" href="http://www.neodemos.info/?p=1274">Nuove stime della popolazione urbana e rurale distribuita per sesso e per età, 1950-2005</a>, Jorge Bravo &amp; Giacomo Sbrana). E&#8217; un fenomeno che riguarda soprattutto i paesi più poveri, dove già oggi si trovano i più grandi agglomerati urbani (Mumbai, Città del Messico, Nuova Dehli, Shangai, Calcutta &#8230; tutti compresi tra i 15 e i 20 milioni di abitanti), che sono proprio quelli con i maggiori problemi di igiene, degrado, violenza, disordini, rivolte, estremismo politico, e via dicendo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Che fare?</strong></p>
<p>Goldstone individua alcune conseguenze che derivano da queste grandi e in gran parte inevitabili tendenze. Un primo blocco di esse verte essenzialmente intorno al problema demo-politico di chi governa oggi e chi governerà domani il mondo. La questione è in fondo semplice: si creano strutture basate su una certa realtà (es. il G8, la Nato, ecc.), ma poi la realtà cambia, anche rapidamente, e le strutture, che rimangono, cessano di essere rappresentative, e si rivelano quindi inadatte a risolvere i problemi. Ed è a questo punto che la situazione si fa pericolosa, perché non ci si riconosce più nei luoghi deputati alla mediazione dei diversi interessi.</p>
<p>Un secondo blocco di questioni riguarda le politiche (latamente) demografiche dei singoli paesi &#8211; e qui, come un po&#8217; in tutto l&#8217;articolo, la prospettiva è quella occidentale. Alcuni consigli sono un po&#8217; scontati: sostenere la fecondità nei paesi ricchi, per arginare l&#8217;invecchiamento, e aprire le frontiere a un certo flusso controllato di immigrazione di giovani lavoratori. L&#8217;ultima idea è più originale (ma anche molto meno realizzabile, su larga scala): incoraggiare gli anziani a passare le ultime fasi della loro vita nei paesi (oggi) poveri. Questo creerebbe posti di lavoro dove ce n&#8217;è più bisogno, e consentirebbe anche di risparmiare un po&#8217; sui costi di cura, presumibilmente meno cari in Tailandia che non negli Stati Uniti, ad esempio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Permanenze e cambiamenti</strong></p>
<p>Le popolazioni cambiano lentamente, e in maniera relativamente prevedibile, e questo è un bene, perché i segnali di allarme possano essere lanciati e colti per tempo. E così è anche in questo caso, al punto che nessuno dei macrocambiamenti segnalati da Goldstone è originale. Il declino relativo del mondo occidentale, (v. ad esempio <a title="Sartori, i demografi, la sovrappopolazione" href="http://www.neodemos.info/?p=992">Sartori, i demografi, la sovrappopolazione</a>, Andrea Furcht), ma forse è anche giusto dire che non si tratta di un peggioramento per l&#8217;umanità tout court: solo per una parte di essa (quella oggi ricca), a vantaggio di un&#8217;altra (quella oggi povera), e come tale non andrebbe messo sullo stesso piano delle altre questioni.</p>
<p>Tutte le altre minacce sono rilevanti, ma ampiamente note, e dibattute, come ho cercato dimostrare con qualche citazione, anche su Neodemos. Detto questo, la lettura dell&#8217;articolo di Goldstone non è tempo perso: è utile per ricordarci i problemi che abbiamo davanti. Ma forse è utile soprattutto perché ci dovrebbe far riflettere sul fatto che la nostra rappresentazione del mondo &#8211; anche nelle questioni demografiche &#8211; è molto più basata su dati vecchi e su pregiudizi che non sulla realtà.</p>
<p>Ma le cose cambiano, e anche rapidamente se valutate nella loro giusta scala temporale, e gli imperdibili video di Hans Rosling (per es. <a href="http://www.gapminder.org/videos/ted-talks/hans-rosling-ted-2006-debunking-myths-about-the-third-world/">http://www.gapminder.org/videos/ted-talks/hans-rosling-ted-2006-debunking-myths-about-the-third-world/</a>), sono lì a ricordarcelo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.neodemos.info/2010/03/17/i-quattro-megacambiamenti-demografici-mondiali/">I quattro megacambiamenti demografici mondiali</a> proviene da <a href="https://www.neodemos.info">Neodemos</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>In nomine patris</title>
		<link>https://www.neodemos.info/2009/07/22/in-nomine-patris/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=in-nomine-patris</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Furcht]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Jul 2009 18:16:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Famiglie e Riproduzione]]></category>
		<category><![CDATA[donne genere]]></category>
		<category><![CDATA[fecondità]]></category>
		<category><![CDATA[figli]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.neodemos.info/?p=1242</guid>

					<description><![CDATA[<p>Si discute in questi giorni della riforma della trasmissione del cognome: che si acquisisca quello paterno viene considerato un anacronismo da abbattere in nome della ... <a title="In nomine patris" class="read-more" href="https://www.neodemos.info/2009/07/22/in-nomine-patris/" aria-label="Per saperne di più su In nomine patris">Leggi</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.neodemos.info/2009/07/22/in-nomine-patris/">In nomine patris</a> proviene da <a href="https://www.neodemos.info">Neodemos</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div>Si discute in questi giorni della riforma della trasmissione del cognome: che si acquisisca quello paterno viene considerato un anacronismo da abbattere in nome della parità di diritti e ruoli tra i generi<a name="_ednref1"></a>[1].</div>
<div>Possiamo tuttavia cercare un&#8217;interpretazione alternativa, adottando un&#8217;ottica neo-darwiniana: consideriamo quindi gli organismi viventi alla stregua di temporanee coalizioni di geni, finalizzate all&#8217;auto-propagazione (in breve: il pollo è un espediente dell&#8217;uovo per riprodursi).</div>
<div>Lo scopo di questo intervento non è quello di avversare una possibile riforma del sistema patrilineare, se non altro perché sono convinto la legge debba intromettersi il meno possibile nella sfera privata degli individui; piuttosto, ritengo importante sottolineare pregi poco appariscenti del meccanismo oggi vigente, e soprattutto come spiegazioni apparentemente ovvie (l’acquisizione del cognome dal padre come manifestazione di supremazia maschile) possano essere fallaci o perlomeno parziali.</div>
<div><strong>L&#8217;asimmetria fondamentale</strong></div>
<div>Sono le femmine a portare il fardello della gravidanza: decisivo quindi il loro stato di salute, valutabile ad esempio attraverso la bellezza, ma anche l&#8217;età, resa ancora più importante nell&#8217;<em>Homo sapiens</em> dall&#8217;insorgere della menopausa. Il massimo teorico di fecondità è relativamente modesto, in particolare nei mammiferi: nella nostra specie si aggira intorno alla ventina di figli per le donne, contro un tetto pressoché illimitato per i maschi.</div>
<div>Tutti (almeno sinora) hanno però una madre e un padre biologici; per i maschi il successo riproduttivo deve quindi essere molto più variabile: se si fallisce i propri geni escono dal gioco, ma se si riesce si può stravincere. Un esito reso possibile dal meccanismo della poligamia<a name="_ednref2"></a>[2] (di fatto, non necessariamente istituzionale), e propiziato dall&#8217;accumulo di risorse<a name="_ednref3"></a>[3]: ove queste sono distribuite in modo molto squilibrato, le donne hanno convenienza a sceglierla, mentre per la maggioranza dei maschi è più favorevole la monogamia<a name="_ednref4"></a>[4].. Questo non per brama di lusso ed agi, ma perché – nella notte dei tempi nella quale i nostri istinti si sono consolidati – il contributo maschile era cruciale per la sopravvivenza dei figli: i geni che nelle femmine promuovono tale orientamento<a name="_ednref5"></a>[5] hanno quindi guadagnato terreno.</div>
<div><strong>Amore e inganno</strong></div>
<div>In ambito riproduttivo, non solo umano, vi sono due modi d&#8217;agire “sleali”. Il primo è maschile: la seduzione seguita dalla fuga. La donna, che a causa del suo alto investimento parentale e della fragilità della sua posizione dopo l&#8217;inizio della gestazione<a name="_ednref6"></a>[6] è solitamente molto selettiva nella scelta del partner, viene indotta all&#8217;accoppiamento in vista della formazione di una relazione stabile e resta invece sola.</div>
<div>Mettiamoci ora nei panni di una femmina: la ricerca di protezione per la discendenza porta a ricercare partner ricchi (e affidabili) anziché un corredo cromosomico della migliore qualità<a name="_ednref7"></a>[7]. Non esiste proprio un modo di evitare di ripiegare su geni meno appetibili? Uno a dire il vero c&#8217;è, sebbene un po&#8217; rischioso: separare la paternità sociale da quella biologica, unendosi ad un maschio dal punto di vista familiare, ma utilizzando i gameti di un altro per generare i figli<a name="_ednref8"></a>[8]. Il coniuge è di solito inconsapevole<a name="_ednref9"></a>[9], perché la disposizione ad investire nella prole altrui è resa rara dalla spietata competizione tra geni<a name="_ednref10"></a>[10].</div>
<div><strong>Padri e figli</strong></div>
<div>Gli uomini stanno perdendo l&#8217;egemonia economica e sociale, e le donne non sono più inchiodate al ruolo di fattrici-allevatrici; la scienza sconvolgerà i termini della riproduzione umana. Un giorno forse non lontano le argomentazioni di questo intervento diverranno obsolete, come il modo stesso di assegnare l&#8217;identità con la combinazione nome personale / appartenenza familiare.</div>
<div>Potrebbe però essere ancora presto per stravolgere<a name="_ednref11"></a>[11] un meccanismo che pure non brilla per equanimità. Ho però tentato di mostrare la giustificazione di fondo del sistema patrilineare: <em>Mater certa est, pater numquam</em>. Soprattutto è importante tenere a mente che, come spesso accade, il beneficiario apparente potrebbe essere diverso da quello effettivo. Dare al padre sociale questa sorta di contentino è soprattutto nell&#8217;interesse dei figli: rafforza un legame familiare che in natura è decisamente più tenue che non quello con la madre<a name="_ednref12"></a>[12], ma del quale essi hanno bisogno.</div>
<div><strong>Bibliografia</strong></div>
<div>Per una sintetica presentazione dell&#8217;approccio sociobiologico si veda <a href="http://www.furcht.it/andrea/b-drw.htm" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>Evoluzionismo: Cenerentola della demografia (e delle scienze sociali?)</em></a>. Il libro più comodo da consultare, divulgativo e di piacevole lettura (ma serio nonostante un titolo italiano francamente kitsch) è: Alan S.Miller e Satoshi Kanazawa. <em>Perché agli uomini piacciono le curve &amp; le donne adorano i diamanti</em>. Piemme, Casale Monferrato (AL), 2007. Per approfondimenti se ne veda la vasta bibliografia; segnalo inoltre i libri di Dawkins, ad iniziare da <em>Il gene egoista</em>, che è stato tra i testi capostipite della disciplina.</div>
<p>&nbsp;</p>
<div>
<hr size="1" width="33%">
<div id="edn1">
<div><a name="_edn1"></a>[1]&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; In questo senso anche la Corte di Cassazione: Sezione prima civile, ordinanza 26 febbraio/17 luglio 2004, n. 13298 (“<em>Quanto al cognome dei figli legittimi, se l’assunzione di quello paterno si configurava nella vigenza delle disposizioni codicistiche tanto aderente al modello tradizionale di famiglia incentrato sull’autorità del marito/padre, da far apparire superflua una specifica previsione normativa, nel sistema delineato dalla legge di riforma del 1975, ampiamente ispirata a principi di parità e di pari dignità tra i coniugi, la mancanza di una norma espressa appare assai meno giustificata, e può trovare ragione soltanto nella forza di radicati condizionamenti culturali in ordine alla differenza di ruoli e di poteri all’interno del nucleo familiare, che hanno consentito di privilegiare da tempo immemorabile anche in sede ereditaria la linea maschile attraverso il perpetuarsi del cognome paterno.</em>”, da <a href="http://www.abusi.it/anche_al_figlio_il_cognome_della.htm">http://www.abusi.it/anche_al_figlio_il_cognome_della.htm</a>); una Convenzione internazionale (Convenzione sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione nei confronti della donna, adottata a New York il 18 dicembre 1979, ratificata in Italia con legge 132/85, all’articolo 16); la Corte Costituzionale (<a href="http://www.associazionedeicostituzionalisti.it/cronache/giurisprudenza_costituzionale/famiglia/sent_0612006.pdf">sentenza n. 61 del 2006</a> “<em>a distanza di diciotto anni dalle decisioni in precedenza richiamate, non può non rimarcarsi che l&#8217;attuale sistema di attribuzione del cognome è retaggio di una concezione patriarcale della famiglia&#8230; e di una tramontata potestà maritale, non più coerente con i principi dell&#8217;ordinamento e con il valore costituzionale dell&#8217;uguaglianza tra uomo e donna</em>&#8220;.”: cfr. ad es. <a href="http://www.associazionedeicostituzionalisti.it/cronache/giurisprudenza_costituzionale/famiglia/index.html">http://www.associazionedeicostituzionalisti.it/cronache/giurisprudenza_costituzionale/famiglia/index.html</a>, e due raccomandazioni (la 1271 del 1995 e la 1362 del 1998) del Consiglio d’Europa.</div>
<div>.</div>
</div>
<div id="edn2">
<div><a name="_edn2"></a>[2]&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; “Poliginia”, a rigore (un uomo / molte donne). Per i maschi di molte specie il successo riproduttivo è quindi correlato al numero di partner, mentre per le femmine non è così; l&#8217;assenza di fatto di un massimo di fecondità premia inoltre la propensione al rischio maschile: questo può spiegare molte differenze di atteggiamento per quanto concerne la sfera sessuale e familiare.</div>
<p>&nbsp;</p>
</div>
<div id="edn3">
<div><a name="_edn3"></a>[3]&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Anche sociali, per esempio potere e prestigio.</div>
<p>&nbsp;</p>
</div>
<div id="edn4">
<div><a name="_edn4"></a>[4]&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Per illustrare meglio questo passaggio (si veda altrimenti il Miller-Kanazawa cap.4 con i relativi riferimenti bibliografici) ipotizziamo,&nbsp; con approssimazione sufficientemente accettabile specie se ci riferiamo al passato ancestrale:</div>
<div>1.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; la sopravvivenza della prole è direttamente legata alla ricchezza del padre;</div>
<div>2.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; i beni del marito vengono divisi pariteticamente tra le mogli;</div>
<div>3.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; tutto il reddito viene diviso;</div>
<div>4.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; c’è un uomo di reddito 100 (l’esempio tiene anche dal punto di vista patrimoniale) mentre tutti gli altri guadagnano 10.</div>
<div>Le donne che sceglieranno di dividere tra loro l’uomo più ricco avranno maggiori risorse di quelle monogame finché saranno meno di dieci; si noti che questo implica anche che le donne avranno una maturità sessuale più precoce dei maschi, che in gioventù devono accumulare ricchezze. Per quale motivo la poliginia è sfavorevole alla maggioranza dei maschi? Semplicemente perché accentua il divario tra “vincenti” e “perdenti” nel gioco della riproduzione: i figli prodotti saranno gli stessi che in regime monogamico, ma con una distribuzione assai più sperequata che avvantaggia pochi (i più attraenti) e danneggia i più; viceversa per le donne: la monogamia favorisce le più attraenti, ma svantaggia le altre se la maggior parte degli uomini è molto povera. Ovvio sottolineare come la poliginia accentui caratteristiche poco gradevoli (l’avidità per ricchezza e potere, violenza, competitività, rapporti ineguali tra i sessi) mentre la monogamia tende a cementare un rapporto di fiducia e cooperazione nelle coppie.</div>
</div>
<div id="edn5">
<div><a name="_edn5"></a>[5]&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Secondo la sociobiologia vi è un&#8217;estesa componente innata nei comportamenti anche apparentemente sofisticati.</div>
<p>&nbsp;</p>
</div>
<div id="edn6">
<div><a name="_edn6"></a>[6]&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Può effettuare solo un numero limitato di tentativi in un arco relativamente breve di tempo, ed essere abbandonata con l&#8217;onere dell&#8217;allevamento della progenie.</div>
<p>&nbsp;</p>
</div>
<div id="edn7">
<div><a name="_edn7"></a>[7]&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Percepito tramite l&#8217;attrazione sessuale.</div>
<p>&nbsp;</p>
</div>
<div id="edn8">
<div><a name="_edn8"></a>[8]&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; “&#8230; <em>si stima che nelle società industrializzate contemporanee l&#8217;incidenza di uomini che investono inconsapevolmente nella discendenza di un altro uomo sia considerevole (fra il 10 e il 30%), benché di recente un esame esaustivo abbia indicato che fra le popolazioni occidentali l&#8217;incidenza sarebbe in realtà molto più bassa, intorno al 4%</em>” (Miller-Kanazawa, p.147).</div>
<p>&nbsp;</p>
</div>
<div id="edn9">
<div><a name="_edn9"></a>[9]&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Vi sono analogie con la strategia riproduttiva del cuculo.</div>
<p>&nbsp;</p>
</div>
<div id="edn10">
<div><a name="_edn10"></a>[10]&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Una difesa è la gelosia, che viene quindi ad assumere un significato lievemente diverso per i due sessi. Altra possibile tattica (preventiva, stavolta) è quella dell&#8217;attenta valutazione del partner: in ogni occasione per la femmina, e prima di un investimento coniugale a lungo termine per il maschio.</div>
<p>&nbsp;</p>
</div>
<div id="edn11">
<div><a name="_edn11"></a>[11]&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Meglio nel caso ritoccare, per esempio unendo – come si sta pensando di fare – i due cognomi; ma in ogni caso il senso paterno può risultarne intaccato.</div>
<p>&nbsp;</p>
</div>
<div id="edn12">
<div><a name="_edn12"></a>[12]&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Agiscono qui non solo l&#8217;incertezza della paternità, ma anche il sacrificio della possibilità di generare nuovi figli a causa dell&#8217;investimento nella prole già esistente.</div>
<div><strong>&nbsp;</strong></div>
<div><strong>Riferimenti web:</strong></div>
<ol>
<li>Abusi. <em>Anche al figlio il cognome della madre, perché no?</em> http://www.abusi.it/anche_al_figlio_il_cognome_della.htm</li>
<li>Altalex. Figlio naturale: resta il cognome materno se il riconoscimento del padre è tardivo. <a href="http://www.altalex.com/index.php?idnot=10516">http://www.altalex.com/index.php?idnot=10516</a></li>
<li>Altalex. Acquisto automatico del cognome del padre legittime le norme del codice civile. <a href="http://www.altalex.com/index.php?idnot=10516">http://www.altalex.com/index.php?idnot=10371</a></li>
<li>Cognome Materno. La madre, il cognome materno, il cambio di cognome. <a href="http://www.cognomematerno.it/">http://www.cognomematerno.it/</a>Luca Lazzaro <em>«Tempi maturi per il cognome materno ai figli». Corriere della Sera, 28 luglio 2004</em><em>. http://archiviostorico.corriere.it/2004/luglio/28/Tempi_maturi_per_cognome_materno_co_9_040728025.shtml</em></li>
<li>Radio 24. Parliamo con l’Elefante. Dibattito sulla riforma di legge sul cognome. <a href="http://www.radio24.ilsole24ore.com/player/player.php?filename=090529-parliamo-con-elefante.mp3">http://www.radio24.ilsole24ore.com/player/player.php?filename=090529-parliamo-con-elefante.mp3</a></li>
</ol>
</div>
</div>
<p>L'articolo <a href="https://www.neodemos.info/2009/07/22/in-nomine-patris/">In nomine patris</a> proviene da <a href="https://www.neodemos.info">Neodemos</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Un vertice senza linea</title>
		<link>https://www.neodemos.info/2008/07/16/un-vertice-senza-linea/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=un-vertice-senza-linea</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Furcht]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Jul 2008 19:42:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Popolazione]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.neodemos.info/?p=1066</guid>

					<description><![CDATA[<p>Si sono tenuti a Roma, a pochissimi giorni di distanza una dall&#8217;altro, due appuntamenti carichi di interesse per il tema “popolazione”: le assise della FAO ... <a title="Un vertice senza linea" class="read-more" href="https://www.neodemos.info/2008/07/16/un-vertice-senza-linea/" aria-label="Per saperne di più su Un vertice senza linea">Leggi</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.neodemos.info/2008/07/16/un-vertice-senza-linea/">Un vertice senza linea</a> proviene da <a href="https://www.neodemos.info">Neodemos</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Si sono tenuti a Roma, a pochissimi giorni di distanza una dall&#8217;altro, due appuntamenti carichi di interesse per il tema “popolazione”: le assise della FAO (3-5 giugno) e il convegno per il centenario di Aurelio Peccei (16-17 giugno), fondatore del Club di Roma, pioniere in epoca contemporanea dell&#8217;allarme per esplosione demografica e deterioramento ambientale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In questa seconda riunione, l&#8217;allarme era però centrato molto più su energia e ambiente che non sulla demografia in sé: eloquente segno del mutamento di sensibilità in questi decenni. Un cambiamento di umori che a mio parere si deve non tanto al fatto che oggi è visibile un deciso smorzamento di fecondità e di crescita (che pur tale rimane, e porta la popolazione verso il traguardo dei nove miliardi verso il 2050 &#8211; v. Andrea Furcht, <a title="Sartori, i demografi, la sovrappopolazione" href="http://www.neodemos.info/?p=992">Sartori, i demografi, la sovrappopolazione</a>,), quanto all&#8217;imbarazzo di insistere su quello che suona come un rimprovero a popolazioni in buona parte tra le più povere del pianeta.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Riprova dell&#8217;esistenza di questo tabù, il comunicato finale del vertice FAO (<a href="http://www.fao.org/fileadmin/user_upload/foodclimate/HLCdocs/declaration-E.pdf">http://www.fao.org/fileadmin/user_upload/foodclimate/HLCdocs/declaration-E.pdf</a>): redatto nello stile nebuloso tipico delle burocrazie, si occupa di tutto (produzione, aiuti, distribuzione, commercio) salvo non dedicare neppure una parola alla sovrappopolazione, tuttora sostenuta da una fecondità vertiginosa in molti dei paesi più poveri.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Invischiato nella melassa dell’ipocrisia delle istituzioni internazionali, questo convitato di pietra fa sentire la sua voce come può, vale a dire indirettamente: basta riflettere un attimo su cosa significhi il fatto che, nel mondo, il numero assoluto di affamati resti grosso modo costante, o aumenti anzi lievemente, a fronte di un regresso nella loro incidenza<a name="_ednref1"></a>[1]: se la popolazione non crescesse, anche il numero di affamati si ridurrebbe per solo effetto statistico; ciò anche a prescindere da quanto una fecondità localmente troppo elevata possa peggiorare le condizioni di povertà diffusa.</p>
<p>Non sembra difficile immaginare che un metodo immediato per combattere la fame sia quello di ridurre il numero di figli per donna dove esso è più elevato. Questo può significare evitare subito sofferenze e morte; non solo, ma implica oltretutto un vantaggio per chi nasce: ci saranno così non solo più cibo, ma anche maggiore cura da parte dei genitori e magari risorse sufficienti anche per un&#8217;istruzione degna di questo nome; l’intera società sarà più equilibrata nella struttura per età. Queste nazioni domani saranno non solo meglio nutrite, ma anche meno disperate, meno violente, più colte, in grado di portare il proprio contributo creativo alla grande famiglia umana.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Gli aiuti per ridurre la fecondità, indirizzati a chi desideri avere meno figli, possono venire portati anche con gli stessi canali con i quali arrivano quelli alimentari e sanitari, quando questi siano efficienti e disponibili a farlo; l’informazione può invece essere proposta anche con canali innovativi<a name="_ednref2"></a>[2].</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nonostante il momento migliore fosse decenni fa, siamo forse ancora in tempo ad agire, limitando i danni nei paesi ove la natalità è troppo elevata. Non resta altrimenti che augurarsi che stavolta il finale non preveda che il convitato di pietra spalanchi la botola degli inferi, trascinando con sé non un solo Don Giovanni, ma la parte più sfortunata dell&#8217;umanità.</p>
<div>
<hr size="1" width="33%">
<div id="edn1">
<p><a name="_edn1"></a>[1] Il dato di riferimento per il 1990-92 era di 823 milioni, sceso ad 800 milioni nel 1996 e risalito poi a 862 ad oggi. Nel frattempo la popolazione mondiale è passata da 5,3 miliardi (fonte: http://www.census.gov/ipc/www/idb/worldpop.html) ai 6,7 odierni: questo implica un&#8217;incidenza in discesa dal 15 al 13%.</p>
</div>
</div>
<div id="edn2">
<p><a name="_edn2"></a>[2] Si veda il sito del <em>Population media center</em> (<a href="http://www.populationmedia.org/">http://www.populationmedia.org/</a>).</p>
<p>* (<a href="mailto:andrea.furcht@fastwebnet.it">andrea.furcht@fastwebnet.it</a>)</p>
</div>
<p>L'articolo <a href="https://www.neodemos.info/2008/07/16/un-vertice-senza-linea/">Un vertice senza linea</a> proviene da <a href="https://www.neodemos.info">Neodemos</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Sartori, i demografi, la sovrappopolazione</title>
		<link>https://www.neodemos.info/2008/02/21/sartori-i-demografi-la-sovrappopolazione/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=sartori-i-demografi-la-sovrappopolazione</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Furcht]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Feb 2008 21:50:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Popolazione]]></category>
		<category><![CDATA[fecondità]]></category>
		<category><![CDATA[figli]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.neodemos.info/?p=992</guid>

					<description><![CDATA[<p>Un editoriale estivo di Giovanni Sartori ha riportato l’attenzione sulla questione della sovrappopolazione. Vi si sostiene, tra l’altro che “i demografi (assieme a molti economisti) ... <a title="Sartori, i demografi, la sovrappopolazione" class="read-more" href="https://www.neodemos.info/2008/02/21/sartori-i-demografi-la-sovrappopolazione/" aria-label="Per saperne di più su Sartori, i demografi, la sovrappopolazione">Leggi</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.neodemos.info/2008/02/21/sartori-i-demografi-la-sovrappopolazione/">Sartori, i demografi, la sovrappopolazione</a> proviene da <a href="https://www.neodemos.info">Neodemos</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Un editoriale estivo di Giovanni Sartori ha riportato l’attenzione sulla questione della sovrappopolazione. Vi si sostiene, tra l’altro che “<em>i demografi (assieme a molti economisti) vogliono sempre più bambini per alimentare le pensioni. Si può essere più irresponsabili e dissennati di così?</em>”.<br />
Si tratta di una critica fondata? In effetti i richiami dei demografi, almeno di quelli italiani, sono a sostegno di una fecondità che in Italia è su livelli estremamente bassi, per quanto in lieve ripresa; da decenni silenzio o quasi, invece, sulla sovrappopolazione mondiale. Le voci che si fanno sentire sono poche, agguerrite ma isolate: tra questi soprattutto Ronchey, De Marchi e appunto Sartori.<br />
&nbsp;<br />
<strong>Un dibattito secolare</strong><br />
La discussione sulla sovrappopolazione è una delle più antiche e tuttora controverse in demografia. È possibile qui richiamarla solo per brevi cenni:<br />
· i “restrizionisti” sono coloro i quali pensano che la crescita della popolazione sia un male. Costoro si rifanno soprattutto alla scarsità di risorse, in particolar modo ambientali. Filosoficamente, si unisce sovente all’utilitarismo (perseguire la maggiore felicità per il maggior numero)<br />
· i “popolazionisti” sono invece stati spinti da motivazioni diverse: sostegno alla forza militare o economica di una nazione, imperativi morali di matrice religiosa, ottimismo riguardo l&#8217;adattabilità delle civiltà umane specie attraverso l’avanzamento tecnico.<br />
&nbsp;<br />
I &#8220;popolazionisti&#8221;, però tralasciano normalmente di considerare alcuni aspetti importanti, quali ad esempio:</p>
<ol style="margin-top: 0cm">
<li class="MsoNormal"><u>punto di vista dinamico</u>: gli inconvenienti non derivano solo dall’ammontare della popolazione, ma anche dal ritmo del suo aumento;</li>
<li class="MsoNormal"><u>aumento della violenza</u>: può essere in pericolo la pacifica convivenza tra le nazioni (e all’interno di esse), spinte al conflitto non solo dalla competizione per le risorse bensì anche dall&#8217;aggressività indotta da un&#8217;alta densità e dalla presenza di numerosi giovani maschi, per di più disoccupati;</li>
<li class="MsoNormal"><u>principio di precauzione</u>: dovrebbe valere anche per un cambiamento demografico così vorticoso e privo di precedenti storici;</li>
<li class="MsoNormal"><u>separatezza di ottica locale e planetaria</u>: perché non si può affermare che la popolazione mondiale è eccessiva, e insieme auspicar maggior fecondità in certe aree? Questo per attenuare gli inconvenienti sulla struttura per età di un troppo brusco declino, se non anche per controbilanciare parzialmente il crescente squilibrio nella distribuzione geografica della popolazione mondiale;</li>
<li class="MsoNormal"><u>ruolo delle migrazioni internazionali</u>: è immediato considerarle un sano movimento di compensazione, senza necessariamente essere fautori del <em>laissez-</em><em>faire</em>. Posizione plausibile in astratto, ma piena di controindicazioni, se le migrazioni avvengono su scala massiccia, specialmente nella presente situazione di tensione internazionale. Vale anche qui, inoltre, quanto detto a proposito dei pericoli dei mutamenti troppo rapidi;</li>
<li class="MsoNormal"><u>restrizionismo senza catastrofismo:</u> per auspicare il contenimento della popolazione mondiale non occorre sposare la tesi del disastro imminente. Si può benissimo auspicare un certo quadro demografico (di minor crescita, in questo caso) quand&#8217;anche questo si contrapponga non al tracollo, ma semplicemente ad una situazione meno favorevole. Non occorre venire al mondo tutti insieme: se per vivere meglio (e più a lungo) è opportuno prendere il nostro numerino e aspettare qualche generazione, perché non farlo?</li>
</ol>
<p><u><br />
</u><br />
<strong>Perché i demografi ne parlano poco?</strong><br />
Essere troppo competenti su un tema può talvolta rivelarsi pericoloso, perché la padronanza della tecnica, associata a una profonda conoscenza di alcuni aspetti specifici, rischia di far perdere di vista i problemi più generali.<br />
Inoltre, vi è forse la diffusa convinzione che, poiché la fecondità è ormai in calo in quasi tutto il mondo, il problema della sovrappopolazione si stia risolvendo da solo. Questo ragionamento dimentica però che la crescita della popolazione, una volta innestata, si ferma solo lentamente (è la cosiddetta <em>inerzia demografica</em>). Infatti, le Nazioni Unite, nel loro ultimo <em>World Development Prospects</em>, del 2006 (<a href="http://www.un.org/esa/population/publications/wpp2006/wpp2006.htm">http://www.un.org/esa/population/publications/wpp2006/wpp2006.htm</a>) prevedono che la popolazione mondiale smetterà di crescere verso il 2060, ma dopo aver raggiunto quota 9,3 miliardi di persone, contro i 2,5 miliardi del 1950 e i circa 6,5 miliardi attuali (fig. 1).<br />
Gli specialisti nostrani sono poi portati a concentrarsi sulla situazione italiana, dove i mutamenti più rilevanti sono, oltre alle immigrazioni dall&#8217;estero, l&#8217;invecchiamento e il basso livello della natalità, non l&#8217;aumento della popolazione. Esiste una sorta di incentivo intrinseco a metter l&#8217;accento sui pericoli (quelli controllabili in particolare): e quindi è più gratificante lanciare l&#8217;allarme denatalità che rasserenare gli animi dicendo<em> “Su questo fronte tutto bene, ci stiamo comportando al meglio”.</em><br />
Vi possono poi essere ragioni di altro tipo, che potremmo chiamare &#8220;morali&#8221;. Da una parte, puntare il dito contro l&#8217;eccessivo accrescimento demografico, da frenare con il controllo delle nascite, può sembrare un&#8217;implicita sconfessione di convincimenti morali o religiosi. Dall&#8217;altra, la crescita demografica, che si manifesta ormai solo nei paesi in via di sviluppo, sarebbe, secondo alcuni, la conseguenza del (recente) passato neocoloniale, di cui gli stessi paesi in via di sviluppo sarebbero i primi a soffrire. Per chi condivide questo punto di vista, denunciarla ora pare un modo di addossare la colpa alla vittima.<span><br />
Ma forse è giunta l&#8217;ora di superare questo e altri schemi mentali, e guardare in faccia la realtà: la crescita della popolazione che è in atto continuerà ancora per un cinquantennio, e metterà seriamente in discussione il nostro modo di vivere. Parlarne può aiutare nella ricerca di una soluzione.</span></p>
<p>&nbsp;<br />
* (<a href="http://www.furcht.it/andrea.htm">www.furcht.it/andrea.htm</a>)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.neodemos.info/2008/02/21/sartori-i-demografi-la-sovrappopolazione/">Sartori, i demografi, la sovrappopolazione</a> proviene da <a href="https://www.neodemos.info">Neodemos</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
