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Un’impresa di badanti

Giulia Quaranta

L’Italia, come si sa, sta invecchiando: diminuisce la dimensione media del nucleo familiare (oggi pari a circa 2,5 persone per famiglia); aumentano gli over 65 (quasi il 20% del totale); la fecondità, soprattutto quella delle italiane, si mantiene stabilmente bassa (a circa 1,3 figli per donna) (http://demo.istat.it/).

Una popolazione anziana domanda servizi pubblici di un certo tipo, per i quali siamo però carenti: l’Italia ha il minor numero di posti letto in strutture protette per anziani nei paesi Ocse e un livello d’assistenza domiciliare ai minimi nell’Unione. Queste carenze diventeranno in prospettiva sempre più gravi, in vista della fine del cosiddetto “welfare invisibile”, ovvero del lavoro non pagato (e spesso non riconosciuto) di mogli, madri e figlie, fino a oggi svolto (anche) in favore degli anziani. Aggiungiamo la caratteristica di un’occupazione femminile modesta, ma in crescita, pari appena al 64% per le donne dai 25 ai 54 anni, ben di 12 punti sotto la media UE (fonte Oecd). E la presenza di un numero sempre crescente di immigrati e di immigrate. In breve: sembrano coesistere da una parte la domanda di un certo tipo di lavoro, quello dell’assistenza domiciliare (badante), e, dall’altra, l’offerta potenziale di numerose lavoratrici in questo settore. Certo, la domanda e l’offerta si possono incontrare anche autonomamente, e spesso lo fanno: ma il risultato può essere quello di un lavoro effettuato in forma irregolare, o con poca professionalità, o con entrambe queste caratteristiche.

In questo contesto in Toscana – regione in cui tutti questi fenomeni sono presenti, e in misura anche più accentuata che non nell’Italia nel suo complesso – l’Anpas[1] e altre associazioni hanno promosso un progetto, denominato “Cittadinanza e Prossimità”, per favorire l’occupazione di otto donne, italiane ed immigrate, che intendono uscire dal lavoro sommerso, attraverso un percorso di autoimprenditorialità. Il progetto, attivo dallo scorso novembre in alcuni comuni della provincia di Pisa[2], della durata di 45 ore, ambisce a creare una "impresa di badanti", supportata dal sistema delle Pubbliche Assistenze, che punti a un servizio di qualità e cerchi di costruire un contesto più favorevole al lavoro regolare in questo ambito.

Lo svolgimento di un’attività in forma d’impresa associata permetterà alle badanti di ripartire equamente i carichi di lavoro, garantendo anche la flessibilità necessaria a conciliare la vita lavorativa con quella familiare. Ma anche per gli utenti sono previsti alcuni vantaggi: facilitata la ricerca di personale e garantita l’affidabilità dello stesso; coperta, con l’alternanza di più persone, l’assistenza per 24 ore al giorno per sette giorni alla settimana; fornita la possibilità di detrarre fiscalmente le spese sostenute.

 


[1] Associazione Nazionale delle Pubbliche Assistenze (http://www.anpastoscana.it/storia.asp).

[2] Orentano (frazione di Castelfranco di Sotto), Santa Croce, Montopoli e Palaia.

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