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Una vita nuova a sessant’anni

Enrico Oggioni

La crescente longevità che caratterizza le nostre società contemporanee produce, tra i suoi effetti, anche la novità di una fase di vita intermedia tra quella della classica maturità e quella della vecchiaia. Con fortissime differenze da persona a persona, è una fase che può durare anche vent’anni: inizia tipicamente verso i 55-60-65 anni (quando eventi lavorativi, familiari o fisici “marcano” l’inizio della transizione) e può durare fino ai 75-80-85 anni (quando, insieme al sentirsi davvero anziani, si alza il rischio di non completa autonomia).

Un fase di “vita nuova”?

La ricerca qualitativa “vita nuova”, svolta nel 2011 e focalizzata sui comportamenti e i percorsi di vita di persone tra i 55 e i 65 anni definibili come “avanguardie privilegiate” (le cui storie sono raccontate nel libro “I ragazzi di sessan’tanni”), ha voluto verificare, tra le altre cose,  se stanno emergendo nuovi modelli sociali per questo periodo della vita, in cui una volta ci si apprestava al pensionamento, al “meritato riposo” e, insomma, al tirare i remi in barca. 

Su questo punto, le conclusioni della ricerca sono che i nuovi senior che stanno intraprendendo questa inedita fase di vita, pur essendo tutti  orientati al voler rimanere attivi (in senso lato, non solo sul lavoro), non riconoscono ad oggi un modello sociale e di ruolo forte, né esempi illustri a cui riferirsi per  vivere i quindici – vent’anni che si sono aggiunti prima di diventare “davvero vecchi”.  Al contrario, quel che domina è la ricerca di soluzioni personalizzate, di percorsi individuali e di comportamenti che siano coerenti con le proprie esigenze, le proprie condizioni e i propri desideri.

Se inventarsi ciascuno il proprio percorso di vita da senior è l’elemento comune ai cinquanta-sessantenni , è anche vero che è possibile identificare alcune situazioni tipo, alcuni modi prevalenti di guardare al lavoro e al futuro.

 

Le strategie adottate

Con riferimento alla dimensione delle scelte concrete, non sono pochi – soprattutto nei ceti più alti e nei lavori professionali –coloro che danno completa continuità all’attività lavorativa di sempre e di conseguenza anche al proprio assetto di vita. Numerosi sono anche coloro che si trovano di fronte (per scelta o perché costretti) a cambiamenti che rappresentano vere e proprie cesure con il passato: cesure sul fronte del lavoro, o dei rapporti familiari, o del proprio luogo di abitazione.

Ma non mancano neppure coloro che adottano delle soluzioni che potremmo chiamare di adjustment, di modifica di alcune componenti della propria vita cercando di mantenere quelle che continuano a dare soddisfazione e cambiando quelle che invece piacciono di meno. E’ il caso, ad esempio, di chi prosegue l’attività lavorativa, ma riesce a farlo con ritmi più a misura di sessantenne, o con orari part time, o lavorando da casa sfruttando le tecnologie, o dedicando molte più energie di prima alle attività di volontariato rispetto a quelle remunerate.   E’, quest’ultima tipologia dell’adjustment, quella che probabilmente in prospettiva  diventerà la più frequentata, se finalmente anche in Italia riusciranno a concretizzarsi le politiche per l’invecchiamento attivo raccomandate dell’Unione Europea e se anche le aziende italiane affronteranno il tema dell’impiego intelligente e produttivo delle risorse dei tardo-cinquantenni e dei sessantenni, per i quali le ricette tradizionali del pensionamento precoce o anticipato non tengono più.

 

Per saperne di più:

Enrico Oggioni, I ragazzi di sessant’anni . Lavoro, famiglia, passioni: come e perché è possibile iniziare una nuova vita, Mondadori, 2012.

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