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Siamo tanti o siamo pochi?

Alberto Dubini
pochi

Ogni volta che penso ai quasi sette miliardi e mezzo di persone che convivono sul globo, mi perdo. Per cercare di capire quanti siamo veramente, se siamo tanti o pochi, secondo la mia percezione, ho cercato qualche aiuto in riferimenti concreti.

L’euro-metro

A costo di apparire venale, confesso di aver iniziato con i soldi. Nelle note esplicative del comunicato stampa del Dipartimento delle Finanze sulle dichiarazioni dei redditi delle persone fisiche relative all’anno d’imposta 2013, si evidenzia che il reddito medio degli italiani (che dichiarano un reddito, beninteso) è stato di 20.070 euro, che significano quasi 55 euro al giorno, sabati e festivi inclusi. Per guadagnare un numero di euro pari al numero di persone che vivono al mondo, un italiano medio dovrebbe dunque produrre reddito per circa 135 milioni di giorni ovvero un po’ meno di 370 mila anni; quasi 5.700 vite reddituali, assumendone una durata di 65 anni tra lavoro e pensione. Secondo l’euro-metro mi pare che siamo davvero in tanti.

Il secondo-metro

Sconfortato, sono passato al tempo. Assumendo una speranza di vita di 83 anni – indicata nella raccolta 2015 delle statistiche sulla salute mondiale pubblicata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità – un italiano può attendersi di vivere per poco più di due miliardi e seicento milioni di secondi tra quando emette il primo vagito e quando esala l’ultimo respiro.  Questo significa che quell’italiano dovrebbe vivere quasi tre vite per poter collezionare un numero di secondi (secondi, non minuti!) pari alla popolazione mondiale. In altri termini, se immaginiamo un’epidemia che si propaghi al ritmo di vita di quell’italiano e teniamo sempre in mente che le persone al mondo sono circa tre volte i secondi di una vita, quest’epidemia impiegherebbe un giorno per colpire più o meno tutti gli abitanti di Messina, una settimana quelli di Milano (incluso qualche comune limitrofo) e poco più di un mese quelli di New York. Anche per il secondo-metro mi pare che siamo in tanti (e che non ci sia tempo da perdere).

 

Il denso-metro

E per lo spazio vitale, come siamo messi? La densità di popolazione a Milano è di circa 7.400 abitanti per chilometro quadrato. Tanto (poco più di tre volte), rispetto a Roma, ma poco (un po’ più di un terzo) rispetto a Parigi: insomma un posto dove – secondo le statistiche – si vive abbastanza bene, mediamente stretti. Dunque, se si radunasse tutta la popolazione mondiale in un solo stato con un estensione di poco più di un milione di chilometri quadrati, vivremmo con la medesima densità abitativa di Milano. Questo stato è l’Egitto, che è sì grande, ma si piazza comunque al trentesimo posto in graduatoria mondiale d’estensione (circa 3,3 volte l’Italia). Il denso-metro, dunque, mi dice che per tanti che possiamo essere c’è abbondante spazio per tutti.

Lo stringi-metro

Ragionando sempre sullo spazio, proviamo a immaginare in quale area staremmo tutti se ci stringessimo come in un ascensore o in una funivia giganteschi. Secondo vari parametri utilizzati per la costruzione delle relative cabine, lo spazio previsto per persona è generosamente stimabile in un po’ meno di un quarto di metro quadro, e dunque qualche persona in più di quattro milioni per chilometro quadrato. Quindi, stringendoci un po’, staremmo tutti abbondantemente sulla punta del tacco d’Italia, occupando meno dell’intera provincia di Lecce. Lo stringi-metro ci fa sembrare decisamente pochi. Certo non vivremmo un granché bene: più o meno come animali in allevamenti intensivi.

Lo schiaccia-metro

E se ci stringessimo ancora di più? Diciamo schiacciati come sardine in scatola? Nel 1966, due signori che si chiama(va)no Julius Sendroy, Jr. e Harold Collison hanno pubblicato uno studio sul numero di gennaio del Journal of Applied Physiology, arrivando a calcolare che il volume di una persona adulta di 170  centimetri di altezza e 75 chili di peso è di circa 72 litri, poco più di un quattordicesimo di metro cubo. Ma anche tra le sardine in scatola si lascia qualche spazio (per l’olio, ad esempio) e poi bisogna tener conto delle irregolarità del corpo umano che non occupa lo spazio in modo efficiente, dunque diciamo che con buon senso (!) possiamo pensare di collocare corpi, schiacciandoli tra loro come sardine, in un recipiente, occupando mediamente ciascun metro cubo di questo immenso recipiente con cinque persone (bambini inclusi). Secondo questo parametro, per contenerci tutti, avremmo dunque bisogno di un recipiente grosso un miliardo e mezzo di metri cubi; ossia un chilometro cubo e mezzo. Cioè meno di un terzo del volume del lago di Bracciano, un venticinquesimo di quello del lago Maggiore. Quindi, ricapitolando: se arrivassero forze aliene decise a sterminare l’umanità, potrebbero poi pietosamente seppellirci, senza particolare sforzo, scegliendo come fossa comune uno tra i laghi italiani di media grandezza. Per lo schiaccia-metro, mi sembra che siamo incredibilmente pochi rispetto allo spazio che abbiamo a disposizione.

Il passo-metro

Terminiamo muovendo passi lontano da questi pensieri macabri. Se ne facessimo uno per ogni abitante del globo, quanta strada faremmo? Assumendo convenzionalmente che ogni passo sia lungo 70 centimetri, una persona dovrebbe percorrere circa 130 volte l’intero Equatore per poter sommare un numero di passi pari al numero delle persone al mondo. Anche per il passo-metro, dunque, siamo sicuramente tanti.

 

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