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Crisi economica e disagio emotivo: uno studio sui dati di Telefono amico

Alessandro Rosina, Emiliano Sironi, Erica Vaini

Telefono amico è una associazione composta da volontari che forniscono un servizio di ascolto telefonico con un numero unico su tutta Italia. Il Laboratorio di statistica applicata alle decisioni economico-aziendali dell’Università Cattolica di Milano ha analizzato i dati completi delle telefonate del 2011 mettendoli a confronto con quelli degli anni precedenti.

Uomini sull’orlo di una crisi di nervi?

Le difficoltà in ambito economico e lavorativo, con ricadute sulla possibilità di realizzazione dei propri obiettivi di vita e di riduzione degli stessi livelli attesi di qualità della vita, a lungo andare possono produrre instabilità emotiva e rimettere in discussione la stima in sé stessi e la capacità di controllo. Ci si può chiedere quindi se la crisi economica – anche per la sua durata e per l’incertezza sulle modalità e i tempi di uscita – rischi di intaccare non solo il benessere materiale ma produrre anche effetti negativi sul benessere psicologico.

Cosa consentono di dire i dati analizzati? In primo luogo che è in continuo aumento il numero delle chiamate, arrivate al picco di 107.225 nel 2011 (+6,7% rispetto al 2009, +0,6% rispetto al 2010). Interessante è anche il profilo di chi chiama, che vede una sovrarappresentazione del maschio lavoratore, figura centrale del sistema economico italiano. Sono infatti gli uomini a chiamare di più (70%) con maggiore incidenza nella fascia 35-54 anni (55%). I pensionati sono il 36%, gli studenti solo il 3%. Il 41% ha un lavoro (un terzo di questi lavorano in proprio) mentre il 12% sono senza occupazione. Casalinghe o altro sono l’8%.

Meno rabbia e più inquietudine

Ma più che dall’aumento quantitativo i dati più preoccupanti arrivano dall’analisi del contenuto delle telefonate. Se storicamente il problema più indicato era il bisogno di compagnia, la crescita maggiore negli ultimi anni ha riguardato la categoria “problema indefinito” (che balza da 11,8 a 16,6 %) possibile indicatore di una necessità di aiuto legata ad un disagio emotivo difficile da comunicare. In crescita netta gli episodi di depressione che salgono dal 3,4 al 5,4%. Mentre il problema indefinito è più frequente tra le chiamate maschili e tra i lavoratori in proprio (raggiunge tra di essi il 33%), la depressione è più connotata al femminile (tra di esse l’incidenza della depressione sale al 7,8%) e più diffusa tra i non occupati (si sale a ben il 12%).

Riguardo al tipo di “vissuto” emotivo che emerge nella conversazione, in riduzione sono i casi di chi è “tranquillo” (-1,4%), di chi si trova in una condizione “eccitata” o “euforica”, ma anche di chi di fronte a condizioni negative reagisce con rabbia. A crescere sono invece gli stati emotivi che avvinghiano il rispondente con inquietudine, angoscia e ansia. Tra le donne la crescita maggiore è quella legata agli stati di angoscia (+2,4%) e preoccupazione (+1,8%). Tra gli uomini ad aumentare sono coloro che vivono una condizione di inquietudine (+1,5%) e confusione (+1,3%).

Un quadro che sembra coerente con alcune preoccupazioni sulla difficoltà di far fronte, anche sul versante psicologico ed emotivo, alle implicazioni della perdurante crisi economica con crescita dei disturbi ansioso-depressivi. Nulla di eclatante, ma segnali forse da non trascurare.

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