• Italia

      • geodemos

      • mondo

      • migrazioni e stranieri

      • famiglie fecondità e welfare

      • anziani, salute e mortalità

      • giovani, istruzione e lavoro

      • Geodemografia 2018. Tredici scritti per meglio comprendere il mondo

      • I suoi primi quarant’anni. L’aborto ai tempi della 194

      • Verso la metà del secolo: un’Italia più piccola?

      • ius soli e ius culturae. Un dibattito sulla cittadinanza dei giovani migranti

      • I tre giganti, Cina India e Stati Uniti

      • tutte le pubblicazioni

Con le lenti della demografa….

La Redazione
Quest’estate ho avuto la fortuna di trascorrere parte delle vacanze a Casablanca, ospite presso la famiglia di un’amica marocchina da tempo residente in Italia. Al ritorno, riorganizzando le fotografie mi sono resa conto che, oltre ad un abbigliamento consono all’ambiente, ho indossato – nemmeno troppo consapevolmente – le lenti della demografa. Proprio queste mi hanno consentito di vedere qualcosa di più degli splendidi paesaggi dell’Atlante o dei serpenti addomesticati sulla piazza di Marrakech. Insomma, mi sono ritrovata a riorganizzare anche le informazioni di un viaggio etnografico senza pretese che penso meriti una condivisione.

Almeno tre aspetti del microcosmo dove ho vissuto mi hanno davvero colpito.

Il primo riguarda quella che chiameremmo transizione di fecondità (alcuni indicatori demografici di riferimento sono riportati in figura 1). La mia amica Fatima, 34 anni e ultima di dieci figli (sette sopravviventi, la più anziana quasi settantenne), ha due bambini in tenera età. Gli altri fratelli e sorelle ne hanno avuti meno della metà rispetto alla generazione dei genitori. I più prolifici sono quelli rimasti in Marocco – al più cinque figli – mentre gli altri, emigrati da tempo in Francia e in Italia, non ne hanno avuti più di tre, fra cui almeno un maschio.

L’effetto migrazione l’ho rivisto nella disponibilità economica. La Famiglia che ho frequentato, somma di tutte le famiglie rimaste in Marocco o sparse per il mondo e di ritorno nel mese di agosto, è un campionario delle condizioni economiche e sociali possibili in questo paese. Al gradino più basso c’èun fratello. Dalla sua famiglia, dove convivono anche due nuore con i mariti e i figli, nessuno è mai emigrato; gli uomini lavorano in settori marginali e precari. I componenti di questa famiglia vivono, aiutati dagli altri parenti, in una baracca senza acqua corrente e con il tetto in lamiera ondulata, vero forno nelle ore più calde. Al gradino più alto c’èuna sorella che per trenta anni ha gestito, con il marito, un bar in Francia. Da pensionati i coniugi sono ancora migranti, ma pendolari: alcuni mesi li trascorrono in Francia accanto ai figli che non intendono tornare e il resto dell’anno vivono nella splendida casa di tre piani – costruiti uno ogni decennio – dai locali ampi e dai soffitti intarsiati. Le altre famiglie sono più o meno povere e il loro tenore di vita sembra dipendere dal fatto che almeno un figlio sia migrante.

Il terzo e ultimo aspetto riguarda la condizione delle donne. Consapevole dei pregiudizi portati in valigia, ho cercato di guardare il lato positivo di questa realtà e in effetti ho visto un universo femminile coeso e solidale all’hammam, nei lunghi pomeriggi di ozio e the alla menta in casa, nella condivisione dei figli, davvero preziosi e di tutti. Confesso che la serenità di queste donne mi ha fatto riflettere sulla rigidità con cui guardiamo talvolta alla condizione delle donne immigrate. Quando però ho visto adolescenti completamente vestite buttarsi fra i cavalloni dell’Atlantico, quando o visto la tristezza negli occhi di una cognata ripudiata perché sterile, quando nel viaggio che poi ho intrapreso, ho dovuto far scendere sempre un figlio con me per acquistare acqua al bar perché essere madre è già meglio che essere donna e, infine, quando mi è stato raccontato dalle generazioni più giovani nate all’estero che non hanno scelto il loro partner, l’idillio si è infranto. Mi è rimasta invece una netta sensazione di ingiustizia alimentata da un sistema che impone chi sta sopra e chi sotto, chi decide e chi si attiene a quel che altri hanno deciso con le donne sempre in una posizione svantaggiata.

Più di tutto però questo viaggio mi ha convinta che i processi migratori, con i loro riflessi sulle condizioni di vita materiali e non materiali di chi rimane e di chi parte, possono essere dirompenti nell’esperienza individuale e familiare, forse più di quanto è in genere percepito da chi si occupa di migrazioni.

Tab.1 – Indicatori demografici. Marocco
Indicatori

2007

1995

2005

2015

2025

Popolazione

Al 30 giugno di ogni anno (milioni)

33,757

27,447

32,726

37,832

42,553

Tasso d’incremento (%)

1.05

2.00

1.06

1.03

1.00

Fecondità

Numero medio di figli per donna

2.06

3.07

2.07

2.03

2.01

Natalità (per 1.000 abitanti)

22

28

22

19

16

Nascite (migliaia)

730,505

760,004

729,459

722,222

699,574

Mortalità

Speranza di vita alla nascita (anni)

71

68

71

73

76

Mortalità infantile (per 1.000 nascite)

39

59

42

29

20

Mortalità sotto 5 anni (per 1.000 nascite)

49

76

52

35

24

Mortalità (per 1.000 abitanti)

6

7

6

5

6

Decessi (migliaia)

187,015

180,875

184,574

202,025

235,319

Migrazione

Saldo migratorio netto (per 1000 abitanti)

-1

-1

-1

-1

-1

Saldo migratorio (migliaia)

-27,681

-35,406

-30,108

-23,834

-23,83

image_pdfimage_print