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11 miliardi sul pianeta e l’incerto destino dell’Africa

Alessandro Rosina

Le Nazioni Unite hanno pubblicato il 13 giugno scorso le nuove previsioni sulla popolazione mondiale (World Population Prospects: The 2012 Revision). L’aspetto che maggiormente ha colpito i media è la correzione al rialzo rispetto all’edizione precedente  (da 10,1 a 10,9 miliardi) del numero di abitanti del pianeta a fine secolo. Molti osservatori non esperti si sono quindi chiesti fino a che punto possiamo fidarci delle previsioni.
L’arte di prevedere il futuro
Alcune considerazioni possono essere d’aiuto. La prima è che per definizione le previsioni sono sbagliate. Nessuno conosce il futuro. Rimane però vero che ammontare e struttura della popolazione non cambiano repentinamente, fatti salvi eventi catastrofici. C’è quindi un fattore inerziale che aiuta a costruire scenari affidabili nel breve e medio periodo, ma nel lungo termine l’incertezza rimane alta. Tanto per fare un esempio, possiamo facilmente prevedere la popolazione italiana nel 2014, dato che sarà composta soprattutto da persone già presenti oggi, ma molto più complicato è sapere quanti e come saremo nel 2114.  L’unico modo per difenderci da questa incertezza è aggiornare continuamente le previsioni tenendo conto dei cambiamenti in corso.
Una seconda considerazione riguarda il fatto che le variazioni maggiori coinvolgono un insieme limitato di paesi, in particolare quelli con fecondità molto elevata. Sono in tutto 31, di cui 29 in Africa. Difficile allo stato attuale capire quando e con che rapidità si realizzerà anche per essi la transizione riproduttiva.
Le opposte dinamiche di Europa e Africa
Mentre la popolazione dei paesi sviluppati rimarrà sostanzialmente stabile attorno a 1,3 miliardi e altre aree del mondo continueranno a crescere con ritmo rallentato, la parte maggiore di incremento si realizzerà in Africa. Le Nazioni Unite prevedono, secondo lo scenario centrale, un raddoppio degli abitanti in tale continente (da 1,1 a 2,4 miliardi) entro il 2050, con altri due miliardi aggiuntivi entro il 2100. Ma proprio su questi ultimi dati pesa la parte maggiore dell’incertezza sulla dimensione della popolazione del pianeta. Al contrario l’Europa, che per tutto il Novecento ha avuto un peso demografico maggiore rispetto all’Africa, si troverà alla fine del secolo in corso ampiamente sovrastata (Figura 2).
Dinamiche opposte con il Mediterraneo al centro, destinato verosimilmente a diventare una delle aree più calde al mondo nei prossimi decenni.
 
Per approfondimenti:
A. Rosina, M.L. Tanturri, Goodbye Malthus. Il futuro della popolazione: dalla crescita della quantità alla qualità della crescita, Rubbettino editore, 2011

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