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Una popolazione sempre più longeva, ma anche in salute?

Vittorio Filippi

La popolazione italiana continua a invecchiare. Nel 2013 è proseguito il calo delle nascite (quasi 20 mila nati in meno rispetto all’anno prima, 64 mila in meno rispetto al 2009, e TFT che non arriva a 1,4 figli per donna) mentre è in aumento la longevità, pari ormai a 79,8 anni per gli uomini e 84,6 per le donne, con un guadagno di vita nell’ultimo decennio pari a 2,6 anni per i maschi e a 1,8 anni per le femmine. Gran parte di questa corsa verso la longevità è dovuta alla riduzione della mortalità nelle età più avanzate: infatti la speranza di vita a 65 anni è giunta nel 2013 a 18,5 anni per gli uomini e a 22 anni per le donne (era di circa un anno e mezzo più bassa, nel 2003; Istat 2014. Tabella1)


La salute tra luci ed ombre

Cosa comporta l’invecchiamento sul piano della morbilità e delle disabilità? E in termini di spesa sanitaria e di impegno assistenziale? L’Istat (2014b) misurando lo stato di salute della popolazione anziana presenta un quadro non scontato. Tra le tre malattie croniche più diffuse tra gli ultrasessantacinquenni (ipertensione, artrosi/artrite, osteoporosi), nel periodo 2005-13 si rileva un aumento della prima e della terza, mentre per la seconda vi è un calo sensibile. Rispetto al 2005, sopra i 65 anni aumentano i tumori maligni (+60%), le malattie della tiroide (+52%), l’Alzheimer e le demenze senili (+50%), l’emicrania ricorrente (+39%), l’allergia (+29%) e l’osteoporosi (+26%), ma diminuiscono le bronchiti croniche/enfisemi (‑24%) e le artrosi/artriti (-18%). Queste variazioni nel tempo riflettono l’impatto di molti fattori, tra cui i progressi della geriatria e il miglioramento delle capacità diagnostiche, la migliore consapevolezza e informazione dell’intervistato sulle principali patologie, i cambiamenti epidemiologici in atto in una popolazione che invecchia e progredisce in termini di istruzione e di coscienza della propria salute.

Il 20,1% delle persone anziane esprime un giudizio negativo delle proprie condizioni di salute, una percentuale sostanzialmente stabile rispetto al 2005. Anzi, secondo gli indici sintetici sullo stato di salute fisico e su quello psicologico, tra gli anziani vi è un miglioramento del primo (+1,2 punti) mentre non peggiora il secondo.

Nel 2013, le persone con limitazioni funzionali erano circa 3,2 milioni, di cui ben 2 milioni e 500 mila anziani. Ma nel corso degli anni Duemila, il tasso standardizzato per età (e cioè depurato dell’effetto di invecchiamento) è passato dal 6,1% del 2000 al 5,5% del 2013, ed è diminuito anche quello relativo alla sola popolazione anziana dal 22% al 19,8%. resta però vero che la perdita di autonomia funzionale aumenta significativamente con l’avanzare dell’età: tra le persone di 70-74 anni la quota è pari al 9,3%, ma raggiunge il 43,2% tra le persone di 80 anni e più. Il 3,4% della popolazione di 6 anni e più presenta limitazioni nello svolgimento delle attività quotidiane, avendo difficoltà nell’espletare le principali attività di cura della persona (come vestirsi o spogliarsi, lavarsi, tagliare e mangiare il cibo, ecc.): cioè sono quasi 2 milioni le persone con questo tipo di limitazioni di cui oltre la metà è ultraottantenne. In particolare la situazione di maggior riduzione dell’autonomia riguarda il 2,5% della popolazione di 6 anni e più (1,4 milioni di persone) che è costretta a stare a letto, su una sedia o a rimanere nella propria abitazione per impedimenti di tipo fisico o psichico: tra le persone anziane si arriva al 9,7% mentre tra gli ultraottantenni (i grandi anziani) si sale al 22,7%.

Sono in aumento, talvolta forte, le visite mediche, generiche e specialistiche, anche i controlli diagnostici e gli accertamenti specialistici. Ormai, oltre l’80% delle persone anziane esegue con frequenza annua esami per colesterolo e glicemia e solo il 10% degli anziani non si sottopone al controllo della pressione arteriosa almeno ogni anno. Invece il ricorso all’ospedalizzazione è diminuito per entrambi i generi a partire dai 55 anni.

Nella popolazione anziana la percentuale di consumo di prestazioni sanitarie (visite specialistiche, accertamenti specialistici ed analisi del sangue) raggiunge circa l’80% tra coloro che presentano almeno un problema di salute. Aumentano invece i consumi di farmaci: il 77,1% delle persone di 65 anni o più assume farmaci tutti i giorni contro il 71,7% nel 2005. Va ricordato che la popolazione anziana oggi assorbe il 54% della spesa farmaceutica totale, e che il costo annuo per il SSN di un paziente anziano è pari a 2.100 euro (quattro volte quello di un adulto; Giornale di Gerontologia, 2013).

Conclusione
Mentre si muore, in media, a età sempre più tarde, anche la frontiera della morbosità viene spostata in avanti. E’ la tesi della compression of morbidity di Fries (Fries 1980, 2003, figura 1) che ipotizza che, a fronte di un progressivo allungamento dell’aspettativa di vita (compressione della mortalità), l’insorgenza della malattia e della disabilità possa ugualmente venire posposta e non, come fino ad allora comunemente ritenuto, rimanere costante. Di conseguenza, l’invecchiamento comporterebbe non un aumento, ma una riduzione, almeno relativa, del numero di anni trascorsi in cattive condizioni di salute e probabilmente di dipendenza fisica. In altri termini, alla compressione della mortalità (transizione demografica) si assocerebbe la compressione della morbilità e della disabilità, con un aumento, quindi, della durata della vita attiva ed della sua qualità complessiva (transizione epidemiologica).
Gioca in tutto questo l’affinamento scientifico della capacità diagnostica e terapeutica, l’organizzazione sanitaria più efficiente, una cultura della salute che ricorre maggiormente alla prevenzione ed ai controlli, ma anche nuovi anziani che provengono da ambienti e stili di vita più sani.
Lo scenario gerontologico si fa interessante e promettente: perché se diviene possibile posticipare l’età di insorgenza delle malattie croniche riducendone l’impatto disabilitante più rapidamente di quanto non aumenti ogni anno l’aspettativa di vita, allora appare realistico affermare che non solo si aggiungono anni alla vita, ma anche vita agli anni.

 

–       Istat, Indicatori demografici. Stime per l’anno 2013, 26 giugno 2014a

–       Istat, Bilancio demografico nazionale. Anno 2013, 16 giugno 2014b

–       Istat, Regione Piemonte, Tutela della salute e accesso alle cure. Anno 2013, 10 luglio 2014

–       Giornale di Gerontologia, 2013;61:302-303

–       Fries J. F., “Aging, Natural Death, and the Compression of Morbidity”, New England Journal of Medicine, 1980;303:130-135

–       Fries J. F., “Measuring and Monitoring Success in Compressing Morbidity”, Annals of Internal Medicine, 2003;139:455-459

 

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