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Suicidi per ragioni economiche: non c’è escalation

Nicola Salerno

Venerdì scorso (l’11 Maggio) sono diventati 39 i casi di persone che, tra Gennaio e metà Maggio 2012, si sono tolte la vita per problemi economi aggravatisi con la crisi. Così almeno si desume dalle notizie di cronaca. Un bilancio tragico, fosse anche soltanto una la vita umana venuta a mancare. Di fronte al dolore delle persone e delle famiglie, può apparire cinico analizzare i termini quantitativi del fenomeno. Tuttavia, c’è anche un obbligo, proprio in questi momenti, di fare chiarezza sui numeri, per portare un contributo oggettivo al contrasto di interpretazioni distorte e per costruire un’ utile base informativa..
L’andamento dei suicidi secondo l’Istat
La base dati Istat[1]permette di ricostruire le serie storiche dei suicidi per cause economiche, e di confrontarle con le serie storiche dei suicidi totali (tenendo conto dei casi dei quali non si conosce il movente). La fonte è la rilevazione diretta compiuta dalle Forze dell’Ordine (i verbali della Polizia e dei Carabinieri). I dati Istat arrivano sino al 2010, ufficializzati a inizio Maggio. Il 2011 entrerà nelle statistiche ufficiali a Maggio 2013 (è questa grosso modo la cadenza di aggiornamento). L’andamento dal 2000 al 2010 può, per adesso, essere messo a confronto con il dato di “cronaca” citato in apertura (39 casi).
Dalla figura 1 si desumono gli andamenti:
–       dei suicidi per ragioni economiche, in percentuale dei suicidi totali;
–       dei suicidi per ragioni economiche, in percentuale dei suicidi totali per ragioni appurate;
–       dell numero medio dei suicidi per ragioni economiche in 130 giorni, ovvero in 4 mesi e mezzo (così da ottenere statistiche comparabili con il dato di “cronaca” del 2012, maturato nei primi 4 mesi e mezzo dell’anno)[2]. Va da se, che i dati ufficiali, quando saranno disoponibili, potrebbero essere diversi da quelli di “cronaca”.
Nei primi mesi del 2012 non c’è evidenza di un’impennata dei suicidi per cause economiche , diversamente da quanto riportato ripetutatemente dai  media nelle scorse settimane. Già nel 2010, il dato ufficiale indica una riduzione dei casi rispetto al 2009; riduzione che poi sembra continuata nel tempo, con il dato provvisorio del 2012 nettamente inferiore sia al 2009 che al 2010.
Purtroppo, i dati raccontano anche un significativo aumento dei suicidi per ragioni economiche nel 2008 e nel 2009,  anni nei quali la crisi si è abbattuta sul sistema economico italiano e mondiale. Da quei valori, preoccupantemente più elevati rispetto alla serie storica osservata tra il 2000 e il 2007, sembra si stia adesso rientrando, con il 2012 (per il momento) ritornato ai livelli pre crisi (anzi, leggermente al di sotto del 2007, del 2006 e del 2005).
Mentre è fuori di dubbio che ogni sforzo deve essere profuso  per lasciare la crisi alle spalle e per evitare che le persone in difficoltà restino sole e si sentano abbandonate, è altrettanto vero che è dannoso diffondere letture allarmanti dei dati, che generano  tensione e diventano esse stesse un fattore di turbamento e paura. Tanto più che anche l’attribuzione di un movente al suicidio è atto non semplice e in parte discrezionale, che può esser distorto ed influenzato dai  mezzi d’informazione e dalla pubblica opinione. Senza nulla togliere alla serietà e allaprofessionalità delle Forza dell’Ordine, l’attribuzione di una causa specifica all’atto del suicidio ne può risultare influenzata.
L’andamento dei suicidi economici in controtendenza
La figura 2 conferma le considerazioni appena fatte. Il numero medio su 130 giorni dei suicidi per ragione economica è confrontato con il numero medio dei sucidi complessivi. Mentre la serie storica dei sucidi complessivi ha, sull’arco di tempo 2000-2010, una variabilità elevata, quella dei suicidi per movente economico resta molto più stabile tra il 2000 e il 2007, poi fa registrare aumenti significativi nel 2008 e nel 2009 (gli anni della deflagrazione della crisi), e nel 2010 ripiega verso il basso lungo una tendenza confermata dal dato dei primi mesi del 2012.
In conclusione, dai dati viene un invito a “tenere i piedi per terra”, non per sottovalutare le difficoltà che la società e i singoli stanno vivendo e vivranno ancora nei prossimi mesi, ma per meglio comprenderne le conseguenze. Con un invito ad approfondire la natura dei legami tra crisi economica e comportamenti individuali.
 


[1]Cfr. dataset Istat online 2000-2008 . Per gli anni più recenti ci sono i rapporti annuali che riportano anche lo spaccato per fascia di età del fenomeno (es.: Report più recenti dell’Istat con spaccato anche per fascia di età: ).
[2] Le serie storiche non denotano stagionalità. Di conseguenza, il confronto non è falsato dal fatto che il dato osservato nei primi 130 giorni del 2012 è confrontato con il dato medio per 130 giorni degli anni precedenti.

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