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Spese militari e invecchiamento: esiste una correlazione?

Matteo Vannacci

Nell’immaginario collettivo, il ventenne medio è irruento e anche un po’ aggressivo, mentre l’anziano medio è riservato e pacifico; il primo si accoltella con i coetanei per un sorpasso o una ragazza, il secondo osserva con distratto interesse i lavori in corso a margine della strada.
Trasportata su un piano più generale, l’idea che l’anzianità si accompagni a un minor militarismo ha iniziato a diffondersi nel campo delle Relazioni Internazionali.

Invecchiamento  e una nuova analisi della sicurezza internazionale.
Le popolazioni delle cosiddette “grandi potenze” stanno rapidamente invecchiando: questo potrebbe portare i Paesi sviluppati a relazioni ancora più pacifiche e collaborative tra loro, dettate in parte dalla maggior condivisione di certi valori, ma in parte anche dalla necessità di dedicare agli anziani una maggior quota della spesa pubblica  (assistenza sanitaria e pensioni, soprattutto) sottraendo fondi al settore militare. Questa tendenza potrebbe essere ancora più accentuata nelle democrazie, dove il peso elettorale degli over 65 è destinato a crescere, presumibilmente portando voti ai partiti più moderati e conservatori, nei cui programmi elettorali l’assistenza per gli anziani figuri ai primi punti.
E questo senza contare l’avversione psicologica di una coppia di genitori di mezza età a vedere il proprio (sempre più spesso) unico figlio spedito al fronte. Tra le molte conseguenze dell’invecchiamento, dunque, ve ne saranno anche alcune sulla sicurezza globale nei prossimi decenni[1].

Più anziani uguale meno armi?
Consideriamo, dati alla mano, il legame tra la spesa militare degli Stati e il loro grado di invecchiamento. Si può calcolare, ad esempio, la correlazione tra l’Indice di dipendenza degli anziani – espresso come rapporto tra gli anziani (over 65) e la popolazione adulta (tra 15 e 64 anni) – e la percentuale della spesa militare rispetto al PIL per un numero selezionato di Stati. Per semplificare l’analisi sono stati scelti i primi 25 paesi al mondo per spese militari come indicati dal SIPRI[2]. Questi 25 Stati totalizzano insieme circa il 90% delle spese militari dell’intero globo: tra loro sono presenti i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza ONU, tutti i membri del G8, le maggiori economie emergenti e sono localizzati prevalentemente in Europa, Asia dell’Est e Medio Oriente. Come si può osservare dalla tabella 1 e dal grafico 1,  la correlazione tra l’Indice di invecchiamento qui selezionato e le spese militari è in effetti negativa, e pari a -0,53: all’invecchiare delle popolazioni le spese militari diminuiscono rispetto al PIL.
In parte, come accennato, ciò si deve anche a vincoli di bilancio, perché, con l’invecchiamento, aumentano le spese legate all’età anziana. Nello stesso gruppo di 25 paesi, ad esempio, la correlazione tra l’indice di invecchiamento e la spesa sanitaria rispetto al PIL – di cui gli over 65 sono i principali fruitori – è forte e positiva, pari a +0,80. Cioè, in parole semplici, all’aumentare del peso relativo degli anziani aumentano le spese necessarie alla loro assistenza, e di conseguenza si riducono le risorse cui attingere per foraggiare il sistema militare nazionale.

Tab. 1 – I primi 25 paesi al mondo per spesa militare nel 2008. Invecchiamento, e, in rapporto al PIL, spese militari e spese sanitarie

Stati Invecchiamento Spese militari / PIL Spese sanitarie / PIL
JAP – JAPAN 33 0,9 6,5
ITA – ITALY 31 1,7 6,7
GER – GERMANY 30 1,3 8,0
GRE – GREECE 27 3,6 5,8
FRA – FRANCE 26 2,3 8,7
SPA – SPAIN 25 1,2 6,1
UK – UNITED KINGDOM 25 2,5 6,9
NET – NETHERLANDS 22 1,4 7,3
AUS – AUSTRALIA 20 1,8 6,0
CAN – CANADA 20 1,3 7,1
POL – POLAND 19 2,0 4,6
USA – UNITED STATES 19 4,3 7,1
RUS – RUSSIAN FEDERATION 18 3,5 3,5
ISR – ISRAEL 16 7,0 4,5
TAI – TAIWAN 15 2,1
KOR – SOUTH KOREA 14 2,8 3,5
SIN – SINGAPORE 13 4,1 1,0
CHI – CHINA 11 2,0 1,9
BRA – BRAZIL 10 1,5 3,5
TUR- TURKEY 9 2,2 3,4
COL – COLOMBIA 8 3,7 5,1
IND – INDIA 8 2,6 1,1
IRA – IRAN 7 2,7 3,0
SAU – SAUDI ARABIA 4 8,3 2,7
UAE – UNITED ARAB EMIRATES 1 5,9 1,9

Note: Invecchiamento = P65+/P15-64.
Fonte: per l’Indice di invecchiamento: The World Bank 2008.
Per le Spese Militari / PIL: SIPRI 2008.
Per il dato di Taiwan relativo all’Indice di dipendenza: CIA World Factbook 2010.
Per le Spese sanitarie / PIL: The World Bank 2007-2008

Verso una nuova sicurezza senile? La risposta è contraddittoria
Ma allora ci avviamo verso una fase di Pace demografica tra paesi anziani, impossibilitati a permettersi corse agli armamenti l’uno contro l’altro? Una Terra-ospizio sarà quindi più pacifica e sicura? La risposta è ambigua, per almeno tre ragioni: il rischioso contrasto nei prossimi decenni tra paesi giovani in impetuosa crescita e le vecchie – storicamente e demograficamente – potenze; il basso costo, ma il grande impatto, anche psicologico, del terrorismo, e il fatto che la crescita del PIL, per ora, bilancia in parte l’invecchiamento: in Italia, ad esempio, dal 1988 al 2008, l’indice di dipendenza degli anziani è aumentato del 43%, le spese militari su PIL sono un po’ diminuite in termini relativi (0,6% in meno), ma sono aumentate, del 2%, in termini assoluti (v. anche Giorgio Tassinari, “La mano destra e la mano sinistra dello Stato (ovvero: spese militari e spese per l’istruzione)“).


[1] Lo studio del legame tra invecchiamento e sicurezza internazionale è recente, tuttavia già si trovano testi di teorici delle Relazioni Internazionali che si sono cimentati col tema. Le conclusioni presentate in questo paragrafo sono tratte da  MARK L. HAAS, A Geriatric Peace? The Future of U.S. Power in a World of Aging Populations, International Security, Vol. 32, No. 1 (Summer 2007). SEONGHO SHEEN, Demographic Peace: Decreasing and Aging Population and its Impact on Northeast Asian Security, APSA 2009 Toronto Meeting Paper (http://ssrn.com/abstract=1449354). RICHARD JACKSON e NEIL HOWE, The Graying of the Great Powers: Demography and Geopolitics in the 21st Century, CSIS 2008 (v. http://csis.org/files/media/csis/pubs/080630_gai_majorfindings.pdf)
[2] Stockholm International Peace Research Institute, http://www.sipri.org
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