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Sottovalutati dagli insegnanti? L’attribuzione dei voti agli studenti nativi e stranieri nelle scuole italiane

Elisa Pini, Moris Triventi

Abbiamo indagato se esistono differenze nel modo in cui studenti nativi e stranieri sono valutati dagli insegnanti nelle scuole italiane. A parità di performance nel test INVALSI, gli studenti stranieri ricevono voti inferiori ai nativi, soprattutto alle scuole elementari.

Gli alunni stranieri nella scuola italiana

La consistente crescita della popolazione immigrata nella società italiana ha portato ad un inevitabile aumento di alunni con background migratorio nel contesto scolastico. I dati ufficiali più recenti indicano che le iscrizioni degli studenti stranieri sono più che quadruplicate nell’ultimo quindicennio, passando da 196.414 nel 2001/2002 a 802.844 nel 2013/2014, pari al 9% della popolazione scolastica complessiva (Miur-Ismu 2015).

Sappiamo che gli alunni con un background migratorio soffrono di diversi svantaggi a scuola: corrono maggior rischio di ripetere gli anni scolastici, hanno carriere educative meno regolari, più alti tassi di abbandono e minori tassi di iscrizione all’università rispetto ai nativi.

I voti scolastici e la loro importanza

Vi sono invece pochi studi volti a indagare se gli studenti stranieri siano valutati dai propri insegnanti in modo analogo agli alunni italiani oppure se, al contrario, essi siano giudicati più o meno severamente. I giudizi scolastici sono l’esito di un processo di valutazione articolato che riflette solo in parte il livello delle competenze disciplinari maturate, ma può essere influenzato anche dalle dinamiche in classe e dalla conoscenza della situazione personale dello studente. Tuttavia, essi, una volta assegnati, subiscono un processo di “oggettivazione” in grado di etichettare gli alunni come più o meno bravi, con possibili ricadute sulla loro motivazione allo studio e le loro decisioni scolastiche successive (OECD 2012).

Una analisi della valutazione scolastica

Un modo per analizzare la valutazione degli apprendimenti degli studenti da parte degli insegnanti consiste nel confrontare, in materie comparabili, i voti scolastici attribuiti dagli insegnanti con i risultati ottenuti dagli studenti in prove standardizzate somministrate da attori istituzionali indipendenti. Queste ultime, infatti, si pongono l’obiettivo di rilevare le competenze scolastiche nel modo più neutrale e “oggettivo” possibile. Esse possono quindi essere utilizzate come metro di confronto per stabilire in quale misura gli insegnanti tengano in considerazione esclusivamente le competenze scolastiche oppure si facciano influenzare da altri aspetti e caratteristiche degli alunni (Argentin e Triventi 2015).

Al fine di studiare se vi siano differenze sistematiche nel modo in cui nativi e studenti con background migratorio sono valutati a scuola, abbiamo svolto delle analisi sui dati tratti da INVALSI-SNV. Questa base dati contiene informazioni sui voti in pagella e i punteggi ottenuti nei test standardizzati in due materie scolastiche, italiano e matematica, oltre che informazioni sulle caratteristiche socio-demografiche degli alunni. Le analisi sono condotte su tutti gli studenti appartenenti a tre gradi scolastici (V primaria, I secondaria inferiore e II secondaria superiore) nel 2011-12, per un totale di circa un milione di casi.

Una penalizzazione per gli alunni con background migratorio?

Schermata 2016-04-08 a 09.46.36Dalle analisi emerge una situazione in cui i figli di immigrati appaiono sotto-valutati dai propri insegnanti: gli alunni di cittadinanza non italiana con un livello di competenze scolastiche simile a quello dei nativi (analoga performance nel test INVALSI) ottengono in media voti in pagella più bassi, sia in italiano che in matematica. Tale differenza è più evidente nella scuola primaria, si riduce leggermente alle scuole medie, fino a diventare sostanzialmente nulla nella secondaria superiore (Figura 1).

Gli studenti nati in Italia da genitori immigrati (seconde generazioni) sono in media meno sotto-valutati rispetto agli alunni di prima generazione (nati al di fuori dell’Italia con genitori anch’essi nati all’estero), anche se le differenze tra prima e seconda generazione sono piuttosto ridotte. La sotto-valutazione degli studenti di origine straniera, inoltre, varia secondo la materia scolastica: le differenze sono leggermente maggiori in matematica rispetto ad italiano.

Schermata 2016-04-08 a 09.46.43Abbiamo anche indagato se le differenze nei voti ottenuti da nativi e stranieri variano secondo il livello di competenze degli studenti nel test INVALSI. Nella maggior parte dei gradi scolastici e in entrambe le materie, le differenze sono tendenzialmente omogenee, con l’eccezione delle valutazioni in matematica alle scuole elementari (figura 2). Qui la penalizzazione degli alunni stranieri è maggiore tra chi ha un livello di competenze più basso, mentre tra gli alunni con alte competenze gli insegnanti attribuiscono i voti in modo simile a studenti nativi e immigrati.

Alcune spiegazioni della penalizzazione degli alunni migranti nei giudizi scolastici

Com’è possibile spiegare la penalizzazione nei voti degli studenti di origine straniera? Alcuni autori sostengono che gli insegnanti tendono a premiare non solo le competenze scolastiche in sé, ma anche l’impegno nello studio dei loro alunni, e quindi che, nel nostro caso, vi sia maggiore impegno da parte degli italiani che degli studenti con background migratorio. Tuttavia, ulteriori analisi suggeriscono che questa spiegazione non sia valida nel caso italiano: anche a parità di impegno nello studio e nei compiti, infatti, il vantaggio nei voti ottenuti dai nativi permane.

Un secondo aspetto si riferisce al diverso capitale culturale e al linguaggio adottato in classe, i quali possono influenzare l’opinione degli insegnanti sulle capacità scolastiche dei loro alunni. Gli studenti con una padronanza migliore del linguaggio e che adottano comportamenti ritenuti più adeguati all’ambiente scolastico possono ricevere un “premio” in termini di voti. I dati confermano che questa spiegazione è in grado di rendere conto dello svantaggio degli studenti stranieri, ma solo in parte.

Non possiamo escludere che siano all’opera anche meccanismi di “discriminazione statistica”. Gli insegnanti, laddove incerti sulla valutazione della performance degli studenti immigrati, potrebbero farsi implicitamente condizionare dagli stereotipi sul gruppo di appartenenza dello studente. Ciò potrebbe condurre ad attribuire voti leggermente più bassi agli studenti stranieri, anche quando dimostrano una padronanza della materia comparabile agli italiani.

Conclusioni

I risultati del nostro studio in merito alla sotto-valutazione degli alunni con background migratorio rafforzano quanto riscontrato in alcune ricerche condotte in altri paesi europei (Kiss 2013). Dal punto di vista di policy, i risultati suggeriscono l’importanza di fornire ai docenti e ai dirigenti scolastici informazioni specifiche su come vengono attribuiti i voti scolastici, affinché ne possano tenere conto nelle pratiche di valutazione degli apprendimenti al fine di promuovere una distribuzione delle votazioni più equa.

Riferimenti bibliografici

Argentin, G., & Triventi, M. (2015). The North-South Divide in School Grading Standards: New Evidence from National Assessments of the Italian Student Population. Italian Journal of Sociology of Education, 7(2).

Kiss, D. (2013). Are immigrants and girls graded worse? Results of a matching approach. Education Economics, 21(5), 447-463.

OECD. (2012). Grade Expectations: How Marks and Education Policies Shape Students’ Ambitions. Paris: OECD Publishing.

MIUR. (2014). Focus “Le iscrizioni al primo anno delle scuole primarie, secondarie di primo e secondo grado del sistema educativo di istruzione e formazione”. Anno scolastico 2014/2015.

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