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Si fa presto a dire 7 miliardi

Gustavo De Santis
I sette miliardi di abitanti sulla terra ufficialmente raggiunti pochi giorni fa (il 31 ottobre) sono una bella quantità, e poi una cifra tonda così attira sempre l’attenzione del pubblico e dei media, che spesso, però, tendono a dimenticare che queste stime non vanno prese per oro colato: valgono piuttosto come indicazioni di massima (v., ad es., http://jekyll.sissa.it/?p=5504). Ma, approssimazioni a parte, cosa significa veramente questo numero? Una parte di risposta ce la dà il grafico di Neodemos di questo mese: come si vede, dal miliardo dei primi dell’800 ai 7 miliardi di oggi la crescita è stata non solo notevole, ma accelerata. Sono bastati solo 12 anni per l’aggiunta dell’ultimo miliardo di persone, contro le migliaia di anni occorse per il primo miliardo, i 120 anni per il secondo, i 32 anni per il terzo … E così via accelerando?
Una crescita (finalmente) rallentata

Beh, non proprio: la parte bassa del grafico mostra due cose. Intanto che stiamo, fortunatamente, rallentando la corsa al rialzo che tra un po’ (una quarantina d’anni circa) potrebbe arrestarsi definitivamente, o quasi. E poi che la crescita è molto diversificata tra aree: è quasi esclusivamente concentrata in Asia e in Africa, ma poco rilevante altrove – e questo nonostante il previsto afflusso di migranti dalle aree più demograficamente turbolente, ma più povere, verso le aree a bassa crescita naturale, ma più ricche. In effetti, mentre in alcune zone del mondo il problema appare quello della crescita demografica troppo spinta, in altre, tra cui l’Italia, le preoccupazioni principali sono di segno diverso: bassa natalità, invecchiamento, rarefazione e indebolimento delle strutture familiari, …
Giochiamo un po’ con i numeri

Ma torniamo alla crescita della popolazione. In demografia i cambiamenti sono relativamente lenti, e le variazioni possono apparire quasi insignificanti, se guardate anno per anno. Ma, se mantenute a lungo, il che, in effetti, è quello che tende a verificarsi in demografia, producono effetti macroscopici. Ci se ne può rendere meglio conto se si va sul sito, recentemente creato per il raggiungimento dell’ambito traguardo http://www.7billionandme.org/

Inserendo alcuni dati personali (sesso, luogo e data di nascita, e luogo di residenza), si possono scoprire alcune cose cui, di solito, raramente si pensa. Ho provato su me stesso, ed ecco i principali risultati: dalla comparsa dell’homo sapiens (il che significa circa 100 mila anni fa) la mia nascita è stata preceduta da parecchie altre: quasi 77 miliardi. Quando sono venuto al mondo, la terra (me compreso!) contava circa 3 miliardi di individui, due terzi dei quali vivevano in campagna. Da allora, sono nati altri 6,5 miliardi di bambini, mentre 2,5 miliardi in individui sono morti, ed è così che da 3 siamo passati a 7 miliardi di persone in totale – solo la metà dei quali vive però in campagna, perché l’urbanizzazione prosegue a ritmi serrati. E si possono notare anche altri aspetti del cambiamento: c’erano circa 10 milioni di diverse forme di vita al momento della mia nascita e, di queste, quasi un milione si è nel frattempo estinto (ma non la zanzara, purtroppo!).

Come dite? Quando sono nato io? Beh, con i numeri che vi ho fornito, e ragionando a ritroso, potete arrivarci da soli, anno più anno meno …
La demografia può essere divertente?

I “demometri” si sono ormai moltiplicati. Lo stesso Neodemos ne propone uno, che non si è ancora aggiornato alla cifra (semi-ufficiale, ma non per questo esatta) dei 7 miliardi e passa. Ma se ne trovano un po’ ovunque: sui siti del Population Reference Bureau, dell’INED, dell’US Bureau of the Census (http://www.census.gov/main/www/popclock.html – oh oh: ancora sotto i 7 miliardi!), e poi su tanti siti non ufficiali, ma spesso divertenti da scorrere. Tra questi, a me piace http://www.poodwaddle.com/clocks/worldclock/, al cui interno si trova anche il “life clock”: quanto ci resta da vivere, considerate alcune nostre caratteristiche (sesso, età, paese di residenza, indice di massa corporea, abitudini alimentari e sportive, ecc.). Mentre fornite le informazioni che il sistema richiede, potete anche sorridere alle battute di Woody Allen, Mark Twain e tanti altri, opportunamente associate al soggetto trattato in ogni pagina.

Cercando un po’, è possibile trovare altre animazioni divertenti sugli eventi demografici: per esempio andando sul sito dell’INED, o, più in generale, digitando “population animation” (o qualcosa di simile) su un motore di ricerca. Non mancano, ovviamente, siti e video catastrofisti: In effetti, l’accelerazione dei tempi, che è comune a tutte le rappresentazioni di questo genere, si presta a estrapolazioni: facili, e di grande effetto, certo, ma, presumibilmente, e per fortuna, molto lontane dalla realtà: il rallentamento demografico mondiale, ripeto, è già in atto.
Dal faceto al serio

In un ambiente finito come la terra, la crescita della popolazione non può andare avanti all’infinito. Ma da questo a dire che ogni aumento è negativo un po’ ci corre: fino a oggi almeno, la crescita demografica si è in generale accompagnata a un aumento del tenore di vita, e non a un suo abbassamento, come evidenzia anche il discorso presidenziale di David Lam alla PAA (Population Association of America) del 2011, di cui è da poco possibile vedere sia il testo sia la bella presentazione in PowerPoint.

I catastrofisti fino a oggi hanno avuto torto – ma rallentare, e poi arrestare, la crescita demografica nei prossimi anni è una necessità, se non vogliamo che abbiano infine ragione. E senza dimenticarci che, quando saremo infine riusciti in questo intento, senza neppure avere il tempo di rallegrarci, dovremo immediatamente volgerci ad affrontare l’altro corno del problema: l’invecchiamento e il suo corollario di pensioni, spesa sanitaria, cura degli anziani, …

La buona notizia è che noi italiani, se ancora esisteremo come nazione, di qui a 40 anni, saremo diventati, per necessità, i massimi esperti mondiali di questi problemi …

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