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(Ri)Abortire in Italia: il ricorso ripetuto all’interruzione volontaria di gravidanza

Valentina Tocchioni, Alessandra Minello, Marta Pasqualini

Continuano gli approfondimenti di Neodemos sul tema dell’Interruzione Volontaria di Gravidanza (IVG) in Italia. Una questione emersa poche settimane fa nei dibattiti politici è il ricorso ripetuto all’IVG: in un caso su quattro, infatti, ricorre all’IVG una donna che aveva già abortito. Valentina Tocchioni, Alessandra Minello e Marta Pasqualini ci aiutano a riflettere proprio sul fenomeno delle recidive, evidenziando interessanti differenze di comportamento tra italiane e straniere e offrendo qualche spunto per le politiche.

Temi importanti per la demografia, come la fecondità e tutte le questioni direttamente o indirettamente collegate, spesso non sono affrontati con il necessario rigore scientifico, ma diventano oggetto di un dibattito puramente ideologico, magari per meri fini elettorali. Trovano poco spazio nella discussione pubblica l’analisi dei dati, la loro contestualizzazione, e una riflessione ragionata: tutti elementi indispensabili quando i temi sul tavolo sono delicati, anche dal punto di vista etico.

Continua la diminuzione delle IVG in Italia

Una questione di interesse emersa poche settimane fa nei dibattiti politici è il ricorso ripetuto all’interruzione volontaria di gravidanza (IVG). Già tre articoli precedentemente apparsi su Neodemos (Le interruzioni volontarie di gravidanza: un focus sulle donne straniere, Cosa ci raccontano gli alti tassi di abortività delle cittadine straniere, e Aborto e obiezione di coscienza in Italia. In viaggio per poter abortire.) aiutano a contestualizzare e comprendere molte questioni relative all’aborto volontario. Qui affronteremo in modo specifico il tema dell’interruzione volontaria di gravidanza rispetto alla storia riproduttiva delle donne concentrandoci sulle differenze fra italiane e straniere nel ricorrervi in modo ripetuto (le cosiddette “recidive”).

Secondo i dati Istat, nel 2018 le donne che hanno interrotto volontariamente una gravidanza sono state 76.044, con un tasso di abortività pari a 5.82 per 1000 donne di età compresa fra i 15 e i 49 anni. Nel 2016 il numero di IVG ammontava a 84.926 casi: c’è stata dunque nel biennio una riduzione del 10,5%. Entrambi i dati, numero assoluto e tasso di abortività, sono in diminuzione (o al più stazionari) sin dalla metà degli anni ’80, ossia dopo un breve periodo di assestamento dall’entrata in vigore della legge n. 194/1978, che ha depenalizzato e disciplinato le modalità di accesso all’aborto.

Se guardiamo alle differenze fra italiane e straniere, nel 2017 il numero di IVG effettuate da donne straniere corrisponde al 30,3% del numero totale di aborti; tale valore è in diminuzione rispetto agli anni precedenti (era pari al 33,0% nel 2014). Analogamente, negli ultimi anni si è verificato un calo nel ricorso all’IVG da parte di donne straniere anche in termini assoluti, mostrando dunque una vera e propria diminuzione, dal momento che la presenza di immigrate nel nostro paese non si è ridotta. Con il passare degli anni i comportamenti delle straniere sembrano, dunque, essersi avvicinati sempre di più a quelli delle donne italiane, segno forse di una loro crescente integrazione.

La quota delle recidive rimane costante…

Ma non è solo il numero di IVG totali ad essere in netta diminuzione ormai da una trentina d’anni, lo è anche il numero di IVG da parte di donne che hanno già avuto una o più interruzioni di gravidanza in precedenza. A fronte di questa diminuzione però un aborto su quattro, viene ancora effettuato da chi vi aveva già ricorso almeno una volta in precedenza, le cosiddette recidive (nel 2017 il 25,7%), e tale percentuale resta pressoché stabile dai primi anni ’90. Come si evince dai dati Istat, nella quasi totalità dei casi si tratta di donne che hanno avuto un solo aborto precedente, mentre solo lo 0,9% di IVG nel 2017 è stato effettuato da quante hanno avuto 4 o più aborti volontari nel corso della loro storia ostetrica precedente (cfr. Fig. 1).

Non è chiara la ragione per cui a fronte di una diminuzione costante del numero assoluto di aborti volontari a cui ricorrono le donne con precedenti storie di IVG negli ultimi 35 anni, il loro peso sul totale degli aborti sia restato pressoché costante nell’arco di 25 anni.

Stando ai dati più recenti forniti dal Ministero della Salute, fra le donne straniere la percentuale di coloro che hanno fatto ricorso ad un aborto volontario, avendone già fatto ricorso precedentemente almeno una volta, è più elevata, a prescindere dal numero di IVG precedenti (cfr. Fig. 2). Di conseguenza, non solo le donne straniere abortiscono mediamente di più delle italiane, ma tra queste è più frequente ricorrere all’IVG più di una volta nella vita. Sebbene non sia a disposizione una serie storica che ci permetta di verificare la differenza nel ricorso all’IVG fra italiane e straniere per IVG precedenti, possiamo comunque avanzare qualche ipotesi.

In virtù dell’aumento del fenomeno migratorio nel nostro paese soprattutto dagli anni ’90 in poi, possiamo infatti supporre che il fenomeno delle recidive di IVG in Italia sia rimasto sostanzialmente invariato nel medesimo periodo per effetto dell’incremento in termini assoluti della presenza straniera in Italia. Di fatto la diminuzione nel numero di IVG ripetute, praticate da donne italiane, sarebbe stata compensata dal maggior numero di IVG praticate da parte di donne straniere, non perché queste siano diventate più recidive rispetto al passato, ma solo perché è aumentata la loro presenza nella popolazione in termini assoluti.

…ed è assai più alta tra le straniere

Purtroppo, la mancanza di dati adeguati ci impedisce di trarre conclusioni definitive, , ma visto il sostanziale avvicinamento nei comportamenti delle donne italiane e straniere riguardo all’IVG, è lecito aspettarsi che questo avvenga anche per il fenomeno delle recidive. Va sottolineato che sulla riduzione delle interruzioni volontarie di gravidanza potrebbe aver inciso anche l’aumento dell’uso della contraccezione d’emergenza che, dal 2016, non ha più l’obbligo di prescrizione medica per le donne maggiorenni¹. Quel che è certo è che in Italia l’aborto non costituisce uno strumento di contraccezione ordinaria, ma rappresenta un fenomeno estremamente contenuto, specialmente se comparato con altri paesi europei: non soltanto rispetto all’Inghilterra, dove i tassi di abortività totali e la percentuale di recidive sono molto più elevati, bensì anche in relazione a paesi culturalmente e geograficamente più vicini a noi come la Spagna, dove la percentuale di recidive è ben superiore di oltre 10 punti percentuali.

Visto però che in Italia la quota di donne recidive resta costante, riteniamo che esista ancora un bisogno non soddisfatto di informazioni e sostegno adeguati, riguardo anche alla contraccezione e alla contraccezione d’emergenza, a cui si dovrebbe dare risposta per prevenire il ricorso ricorrente all’IVG nelle fasce di popolazione più a rischio, principalmente, ma non solo, tra le straniere.

Per saperne di più:

Ministero della Salute (2018). Relazione del Ministro della Salute sulla attuazione della legge contenente norme per la tutela social della maternità e per l’interruzione volontaria della gravidanza (Legge 194/78).

Datawarehouse Istat (2020). Interruzioni volontarie della gravidanza – caratteristiche della donna. Dati.istat.it

Note

¹Determina AIFA n. 219 del 1° febbraio 2016.

articolo pubblicato anche su InGenere.it

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