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Rappresentanza politica: l’importanza di parlare dei giovani

Francesco Billari
Negli ultimi tempi, finalmente, si è posta in modo deciso la questione della presenza dei giovani nella politica in Italia. La definizione di giovane è, peraltro, tipicamente italiana: si dà per scontato che fino a 40 anni si sia “giovani”. Ma è veramente importante parlarne? Può servire a qualcosa mostrare dati, analisi e denunciare come discriminatorie le composizioni di comitati politici, assemblee e consigli che escludono i giovani? Probabilmente sì, e qui di seguito ne vedremo brevemente il perché. Per questo sbaglia chi, come il Ministro dell’Interno Giuliano Amato o l’editorialista del Corriere della Sera Giovanni Sartori, liquida semplicisticamente le recenti rimostranze sulla gerontocrazia italiana come una ennesima ondata di “giovanilismo”.

Parlare della sottorappresentazione delle donne in politica è servito

Nessuno accusa di “femminilismo” chi fa notare la scarsa rappresentazione delle donne in politica, un argomento che, per fortuna, riscuote oggi l’attenzione di molti. Nel Comitato per il Partito Democratico (lo stesso che non presenta alcun membro sotto i 40 anni, cfr. Billari e Galasso su www.lavoce.info ) saranno probabilmente poste condizioni riguardo alla presenza di quote femminili nelle candidature e in organi di diverso tipo: il timore di apparire discriminatori sembra smuovere i “politici di professione”, tipicamente maschi.

Ma al di là di questi successi, è stato importante parlarne? Certamente sì, anche se il problema è ben lungi dall’essere stato risolto. Guardando ai dati sugli eletti nelle ultime tre legislature, il numero di donne deputato è rimasto stabile nelle prime due: l’11,3% della XIII Legislatura (iniziata nel 1996) e l’11,6% della XIV Legislatura (iniziata nel 2001). Tuttavia, nel 2006 (XV Legislatura), la percentuale di donne alla Camera è stata pari al 17,3%. Una quota ancora bassa, ma ben più elevata di quella delle due tornate precedenti.

Un cambiamento analogo può essere osservato al Senato. Le senatrici passano da un 7,7% costante per la XIII e la XIV Legislatura al 13,5% della Legislatura corrente. Ancora poco, ma la quota è quasi raddoppiata.

È probabile che questi pur limitati progressi si siano realizzati proprio perché l’argomento è stato posto esplicitamente in evidenza. Se l’ipotesi regge, la discussione documentata è stata certamente utile e sarà utile anche in futuro continuare a fare pressione per garantire un’adeguata rappresentazione delle donne, che, ricordiamolo, costituiscono la maggioranza dell’elettorato. Il “salto” di qualità dell’ultima legislatura, pur lontano da obiettivi plausibili, è un primo passo. Forse, ma questa è solo una mia congettura personale, sarebbe andata ancora meglio con una legge elettorale più libera nell’espressione delle preferenze degli elettori, che consentisse espressioni di preferenza anche sui singoli candidati. Ma per ora ci teniamo il “Porcellum”.

Parliamo, dunque, anche della sottorappresentazione dei giovani

Proviamo ad applicare lo stesso ragionamento ai giovani. Ovviamente, dobbiamo usare una definizione italiana di “giovani”: è quasi impossibile pensare che qualcuno sotto i trent’anni possa accedere al Parlamento. Per il Senato, anzi, non è proprio possibile… per la Camera, in tre legislature è stato eletto un solo deputato under 30 su 1864 deputati.

Usiamo dunque una definizione all’italiana: un deputato è “giovane” quando ha meno di 40 anni; un senatore è “giovane” quando ha meno di 50 anni. Cosa è successo nelle ultime tre legislature, durante le quali si è parlato poco della sottorappresentazione dei giovani in politica? La quota dei “giovani” è stagnante, se non in chiara diminuzione nel caso del Senato.

La quota di deputati under 40 è passata dal 7,9% della XIII al 5,4% della XIV, per poi ritornare all’8,4% per la legislatura presente. Non certo un’impressionante progressione, se si tiene conto che, sul complesso della popolazione eleggibile (oltre i 25 anni), il peso dei 25-29enni è di oltre il 28%. La quota di senatori under 50 è passata dal 31,7% della XIII, al 25,7% della XIV. Nella presente legislatura, la quota di senatori “giovani” è solo del 20,4% (contro un corrispondente valore nel complesso della popolazione che è pari al 27% circa). Sul totale degli eletti (Camera e Senato), la quota degli under 50 è calata decisamente: dal 38,1 nel 1996 al 31,5% del 2006.

Per questo motivo è fondamentale parlare ancora, anzi parlare molto, della sottorappresentazione dei “giovani” nella politica italiana. Un’inversione della preoccupante tendenza alla diminuzione del peso delle classi più giovani sugli eletti sarà possibile sia attraverso esplicite misure, come la diminuzione delle età minime di elettorato attivo e passivo, sia attraverso una persuasione morale, solo continuando a battere su questo tasto. Tra l’altro, dato l’elevato livello di istruzione e di partecipazione al mercato del lavoro delle giovani donne, l’aumento della quota di donne e di quella dei “giovani” possono procedere di pari passo.

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