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Quell’Italia demograficamente vivace

Gianpiero Dalla Zuanna

Nel primo decennio del XXI secolo, in vaste aree d’Italia la demografia è stata assai vivace. Ciò è accaduto in particolare nei comuni del Centro-Nord di pianura o di bassa collina, di dimensione media e piccola. In questi territori, tutte le componenti (le migrazioni internazionali, le migrazioni interne, il saldo naturale) hanno spinto a favore della crescita, determinando tassi inusuali per popolazioni a bassa fecondità. Nel quinquennio successivo, questa primavera demografica è parzialmente sfiorita, perché le nascite sono diminuite e le migrazioni hanno subìto una brusca frenata.

Il “Go and Stop” demografico nella provincia di Padova
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Per comprendere meglio quanto è accaduto, consideriamo in dettaglio un’area dove questo “Go and Stop” è stato particolarmente intenso, ossia la porzione nord-orientale della provincia di Padova. Da oltre un decennio, questo territorio è organizzato in Unione dei Comuni, dove molte funzioni vengono gestite in modo consortile. Schermata 2015-09-17 a 15.23.49Da qualche anno, l’Unione ha attivato un Osservatorio Demografico, che – fra le altre cose – ha preparato i dati qui discussi, tutti tratti dalle anagrafi comunali (Tabella 1 e Figura 1). Quest’area è chiamata Camposampierese, dal nome di Camposampiero, comune sede dell’Unione e tradizionale principale sede amministrativa della zona.

All’inizio del 2015, nel Camposampierese vivevano 12 mila persone in più rispetto a dieci anni prima: 101 mila residenti rispetto a 89 mila (+13%). È stata una crescita ben superiore alla media regionale (+5%) e nazionale (+4% ). Oggi il Camposampierese è una delle aree più giovani d’Italia: l’età media è 41 anni, contro 44 anni del Veneto e dell’Italia (e 42 anni di Napoli).

L’aumento della popolazione è dovuto per un terzo al saldo naturale (nati – morti) e per due terzi al saldo migratorio (immigrati – emigrati). Il saldo naturale è stato positivo perché i nati sono stati ben più numerosi dei morti. Ad esempio nel 2014 nelle anagrafi degli undici comuni le iscrizioni per nascita sono state 1.026, le cancellazioni per morte solo 733. Nel decennio, il saldo migratorio è stato positivo sia per gli italiani (per lo più giovani famiglie provenienti da Padova o da altre aree urbane) sia per gli stranieri. Gli ingressi di nuovi cittadini stranieri e la nascita dei loro figli hanno causato il raddoppio nel decennio degli stranieri che vivono nel Camposampierese, che oggi sono il 12% del totale. Nel 2014, più di un quinto dei neonati iscritti alle anagrafi aveva entrambi i genitori stranieri.

Il costo della crisi
La crisi ha avuto un notevole impatto sulla demografia. A partire dal 2009 la velocità della crescita diminuisce, perché diminuiscono le nascite, ma soprattutto perché il saldo migratorio rapidamente si riduce. Nel 2014, per la prima volta dagli anni Cinquanta del ‘900, il saldo migratorio – sia pur di poco – diventa negativo. Molti stranieri se ne sono tornati a casa, e il Camposampierese è oggi molto meno attrattivo sia per nuove famiglie italiane sia per nuovi lavoratori stranieri.

Alcuni potrebbero pensare che va bene così: dopotutto, 100 mila persone (quasi il doppio rispetto al 1961) possono sembrare già molte per un’area a insediamento sparso, priva di significative concentrazioni di tipo urbano: un’area dove, in meno di dieci minuti, si attraversa a piedi ogni centro abitato. In realtà, nella presente fase storica, per restare sana e dinamica la popolazione del Camposampierese – come di tutto il mondo occidentale – ha bisogno di crescere, perché in caso contrario l’invecchiamento avrà una preoccupante accelerazione. Grazie alla vivace natalità e, specialmente, grazie alle forti immigrazioni, nel primo decennio del nuovo secolo nel Camposampierese il rapporto fra anziani (65+) e giovani (<15) è sempre rimasto inferiore a 0,95. Nell’ultimo quinquennio, questo efficace indicatore di vecchiaia ha conosciuto un’improvvisa accelerazione, superando l’unità a partire dal 2013: oggi nel Camposampierese ci sono più anziani che giovani, anche se il rapporto è ancora molto più basso rispetto al Veneto (1,55) e all’Italia (1,58).

Poiché nei prossimi anni è certo che gli anziani aumenteranno rapidamente, se non aumenteranno anche i giovani la popolazione perderà quel dinamismo indispensabile per la vivacità della struttura sociale e per la crescita economica. Pensiamo solo alle scuole, all’edilizia e agli esercizi commerciali: se la popolazione è stagnante e invecchia le classi vengono chiuse, la domanda di case diminuisce, i negozi sono sempre di meno.

In conclusione, dopo un periodo di grande sviluppo, nell’ultimo quinquennio la demografia del Camposampierese registra una battuta d’arresto, chiaramente connessa alla crisi dell’economia. C’è da augurarsi che – con la ripresa che si profila all’orizzonte – anche le immigrazioni e le nascite ritornino a crescere.

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