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Quanti sono gli immigrati irregolari in Europa?

Francesco Fasani

Nella primavera del 2009 un gruppo di ricercatori della London School of Economics ha pubblicato una stima della presenza di immigrati irregolari nel Regno Unito, valutandoli in circa 600 mila unità.[1] Intervistato al riguardo da un giornalista della BBC, l’allora ministro dell’immigrazione Phil Woolas rispose che, da sempre, ai ministri dell’immigrazione viene posta la domanda “quanti sono gli stranieri irregolari?”, ma che questa era una domanda “…senza senso, perché, per definizione, non si sa…”[2]. L’atteggiamento del ministro britannico rispecchia quello comune a molti esponenti della classe politica europea rispetto alla questione dell’irregolarità. O si nega la possibilità di conoscere il fenomeno, rifugiandosi in una comoda posizione agnostica che lascia aperta qualsiasi presa di posizione politica (dal negare il problema all’allarmismo più esagerato). Oppure si fondano i propri discorsi su numeri dall’origine ignota e aneddotica, su stime “naso-metriche” (cioè, fatte a naso), ovvero sulle cosiddette “guess-estimates”. Il luogo comune del “milione di clandestini” che ha attraversato il dibattito in materia di immigrazione in Italia negli ultimi venti anni è un ottimo esempio di questo modo di fare informazione e politica.


Il progetto Clandestino
Dire che gli immigrati irregolari sfuggono alle misurazioni ufficiali è una tautologia. Ma questo non vuol dire che essi non lascino alcuna traccia di sé. In realtà, sappiamo degli irregolari molto più di quanto si pensi comunemente. In molti Paesi, infatti, esistono molteplici fonti di dati e informazioni su di loro. Si pensi, ad esempio, ai dati provenienti dai diversi enti governativi impegnati in operazioni di contrasto dell’irregolarità o nella gestione delle sanatorie, ma anche a quelli raccolti da ONG che si occupano di immigrazione.[3] Inoltre, i dati sugli irregolari possono essere raccolti di proposito, come ha fatto la fondazione ISMU a partire dal 2001 con la sua indagine regionale in Lombardia.[4]  L’idea del  progetto di ricerca “Clandestino –  Undocumented Migration: Counting the Uncountable. Data and Trends Across Europe” (http://clandestino.eliamep.gr) è stata proprio quella di individuare e catalogare stime e dati esistenti in ciascun Paese europeo sull’immigrazione irregolare, per poi produrre analisi comparative e una stima a livello europeo della presenza irregolare nell’Unione Europea.[5]
 

La presenza irregolare in Europa
Come mostra la Figura 1, le diverse stime europee sono state classificate in stime di media (in giallo) e di bassa qualità (in arancione). Per ogni Paese viene riportata una stima di minimo (grigio) ed una di massimo (nero) per l’anno 2008. Se guardiamo alle stime di massima i primi cinque Paesi per numero complessivo di immigrati irregolari sarebbero: Regno Unito (863 mila), Italia (461 mila), Germania (457 mila), Francia (400 mila) e Spagna (354 mila). Aggregando queste stime nazionali a livello di UE-27, si ottiene una stima della popolazione irregolare complessiva compresa tra 1,9 e 3,8 milioni di persone. Questi valori corrispondono a circa lo 0,4–0,8% della popolazione totale e al 7–13% della popolazione immigrata regolare.  Dato che i Paesi che sono entrati nella UE a partire dal 2004 ospitano un numero limitato di immigrati – regolari e non – la stima per l’UE-15 (1,8-3.2 milioni) è solo di poco inferiore a quella della UE-27.[6]




L’eterogeneità tra Paesi europei
Vi sono problemi enormi nella comparabilità di queste stime tra diversi Paesi, e anche nel tempo all’interno dello stesso Paese. Ciascuna stima nazionale, infatti, è stata ottenuta applicando una diversa metodologia, e, spesso, diversi metodi sono stati utilizzati nel corso degli anni all’interno dello stesso Paese. Questo rende difficile stabilire quanta parte delle differenze osservate possano essere semplicemente ricondotte a differenze metodologiche. Detto questo, proviamo a lasciar da parte questa preoccupazione e a credere per un momento che queste stime nazionali ci diano, per lo meno, una corretta graduatoria della presenza irregolare nei vari stati dell’Unione Europea. Possiamo allora brevemente analizzare l’eterogeneità tra Paesi e cercare di riconoscere qualche relazione significativa con altre variabili importanti. Più che lo stock complessivo degli irregolari, prendiamo in considerazione ora la percentuale di immigrati irregolari sul totale dell’immigrazione regolare (utilizzando il valore medio tra la stima di massimo e di minimo della popolazione irregolare). Secondo questa misura, i cinque Paesi con la presenza più rilevante di irregolari sono: Grecia e Portogallo (21%), Regno Unito (17%), Olanda (14%) e Italia (13%). Agli ultimi posti troviamo invece: Danimarca e Svezia (2%), Germania (6%), Austria (7%) e Spagna (8%).
Che cosa accomuna i Paesi con una presenza di irregolari più diffusa? Una possibilità è che Stati che ospitano le popolazioni immigrate più numerose possano anche registrare più alte percentuali di irregolari perché la dimensione del fenomeno rende più complesso il mantenerlo sotto controllo. Alternativamente, si potrebbe ipotizzare che i Paesi di più recente immigrazione – ovvero quelli che hanno registrato più rapidi incrementi della loro popolazione immigrata nel corso dell’ultimo decennio – possano avere più irregolari perché la “novità” e la velocità del manifestarsi del fenomeno non hanno permesso di tenerlo interamente all’interno dei confini della regolarità. Una terza possibile ipotesi guarda alla struttura economica e, più generalmente, alla cultura della legalità: ci sono più irregolari nei Paesi con un più ampio settore di economia sommersa (anch’essa, peraltro, difficile da stimare)? In realtà non è così facile trovare una spiegazione per la presenza irregolare nei diversi Paesi europei, e manca una relazione chiara e diretta tra questo fenomeno e le tre variabili proposte, compresa quella relativa all’economia sommersa (Fig. 2). Comprendere perché un Paese attiri più irregolari richiede un’analisi più complessa, ma è una direzione verso la quale la ricerca dovrebbe andare, partendo da quello che già si sa dell’irregolarità, che non è tutto, ma non è nemmeno quel poco che spesso si crede. E, soprattutto, senza timore di porsi domande che qualche politico potrebbe definire “senza senso”.


[1] Gordon I. et al. (2009)  Economic impact on the London and UK economy of an earned regularisation of  irregular migrants to the UK (http://www.london.gov.uk/mayor/economic_unit/docs/irregular-migrants-report.pdf ).
[2] Intervista a BBC Panorama, 13 marzo 2009.
[3] Si veda, ad esempio, Devillanova C., Fasani F. e Frattini T. (2009) "Cittadini senza diritti. rapporto Naga 2009. Ingombranti inesistenze" (http://www.naga.it/index.php/Studi_e_ricerche/articles/ingombranti-inesistenze-rapporto-naga-2009.html?file=tl_files/naga/documenti/CittadiniSenzaDiritti2009.pdf )
[4] Per una rassegna delle fonti esistenti in Italia sull’immigrazione irregolare si veda Fasani F. (2009) “A country report on undocumented migration in Italy” CLANDESTINO Research Project  (http://clandestino.eliamep.gr/wp-content/uploads/2009/10/clandestino_report_italy_final_3.pdf )
[5] Le stime a livello europeo per ciasun Paese membro sono disponibili dal sito “Clandestino  – Database on Irregular Migration” (http://irregular-migration.hwwi.net) . I dettagli sull’elaborazione delle stime europee si trovano in Kovacheva V. and Vogel D. (2009) “The size of the irregular foreign resident population in the European Union in 2002, 2005 and 2008: aggregated estimates” (http://irregular-migration.hwwi.net/typo3_upload/groups/31/4.Background_Information/4.7.Working_Papers/WP4_Kovacheva-Vogel_2009_EuropeEstimate_Dec09.pdf)
[6]  Questa stima sembra essere stata adottata ufficialmente dalla Commisione Euopea nel  suo “1st Annual report on immigration and asylum –  EU/COM” (http://www.poptel.org.uk/statewatch/news/2010/may/eu-com-1st-annual-report-immigration-asylum-2009.pdf )
 

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