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Può la distribuzione giornaliera dei nati essere usata come segnale di un eccessivo ricorso al parto elettivo?

Gabriele Ruiu

Nel rapporto del 2018 la World Health Organization ha reiterato la sua preoccupazione per l’abuso nel ricorso al parto cesareo. L’Italia è uno dei paesi europei in cui la percentuale di parti cesarei risulta molto elevata. Gabriele Ruio, attraverso un’analisi della distribuzione giornaliera dei parti, discute l’ipotesi che alla base degli interventi non sempre ci siano  esigenze di salute della donna o del bambino e solleva addirittura il dubbio che in alcuni casi possa entrare in gioco la superstizione. 

La World Health Organization (WHO) ha reiterato anche nel rapporto 2018 la sua preoccupazione per l’abuso nel ricorso al parto cesareo (si veda anche l’appello lanciato su The Lancet nello stesso anno dalla Federazione internazionale di Ginecologia e Ostetricia). In particolare, la WHO ritiene anomala un’incidenza del cesareo superiore al 15% sul numero totale dei parti . Quando tale intervento non è giustificato da reali pericoli, esso implicherebbe infatti un inutile aumento dei rischi che sia la madre sia il nascituro patiscano conseguenze negative (anche di lungo periodo) sulla loro salute. L’Italia è uno dei paesi europei con il più alto tasso di nascite avvenute attraverso il taglio cesareo.

Il parto cesareo e l’induzione del travaglio in Italia

La figura 1 riporta per il 2014 quanti bambini sono nati grazie a tale metodo su mille nascite. In tale anno, per il Paese nel suo complesso, circa 350 parti su 1.000 sono avvenuti grazie al cesareo, anche se esiste una forte eterogeneità a livello territoriale. In particolare, il Nord e il Centro (con l’eccezione del Lazio) si collocano al di sotto del dato nazionale mentre tutto il Sud è nettamente al di sopra di esso (si va dal 217‰ della Toscana al 607‰ in Campania). L’elevata età media al primo parto che caratterizza la Penisola potrebbe essere una delle spiegazioni dell’elevato ricorso all’opera del chirurgo, in ogni caso lo stesso Ministero della Salute Italiano ha giudicato in una nota del 2017 “eccessivo” l’utilizzo di tale intervento. Visto però che le valutazioni dei rischi legati ad un parto sono fatte dai medici è difficile stabilire se motivazioni alla base della scelta di effettuare un cesareo siano sempre fondate.

Nella già richiamata nota del ministero della salute, si riporta anche che nel 2014 il 21% delle nascite sia avvenuto attraverso l’induzione del travaglio. Se a tale dato si somma l’oltre 30% dei parti cesarei, si può affermare dunque che più della metà delle nascite in Italia in tale anno sia avvenuta per parto elettivo. Anche l’induzione del travaglio, se non giustificata da ragioni mediche, alterando l’andamento naturale della gravidanza espone madre e bambino a dei rischi non trascurabili. Anche in questo caso la WHO ha infatti elaborato delle linee guida in cui si sconsiglia anche l’induzione se non nei casi in cui è strettamente necessaria.

La proposta di un semplice indicatore per segnalare possibili situazioni anomale

Visto l’elevato ricorso al parto elettivo in Italia, sarebbe opportuno avere a disposizione degli indicatori che agiscano come una sorta di campanello d’allarme indicando situazioni in cui sembra probabile un anomalo ricorso a tali tipologie di parto. Sulla base di alcuni articoli apparsi in ambito biologico (si veda ad esempio Lerch 2005) in cui si evidenzia la scomparsa in tempi recenti della nascite durante la domenica, Breschi e colleghi (2019) hanno proposto una semplice metodologia basata sull’analisi della distribuzione giornaliera delle nascite che potrebbe essere d’aiuto in tale ambito. Ipotizzando infatti che un parto naturale possa avvenire in qualunque giorno della settimana (si veda il lavoro di Morikawa e colleghi 2016 a supporto di tale affermazione) senza badare al fatto che esso sia festivo o meno, si dovrebbe ragionevolmente concludere che un’eccessiva concentrazione delle nascite al di fuori dei week-end o comunque nei giorni precedenti o immediatamente successivi alle grandi feste civili e religiose, possa essere un indicatore dell’ artificializzazione del calendario dei parti. Dunque, se si definisce il numero medio giornaliero dei nati in un mese, come la nostra aspettativa, e si calcola per ogni giorno dello stesso una deviazione percentuale rispetto a tale valore atteso, si potrà avere un primo semplice indicatore delle anomalie nella distribuzione delle nascite. A titolo di esempio, la tabella 1 riporta tale esercizio condotto utilizzando le distribuzioni giornaliere per il periodo 01/01/1999 – 31/12/2015 e calcolando per ogni giorno compreso nell’intervallo la deviazione percentuale dal risultato atteso. Successivamente le deviazioni così ottenute vengono mediate per l’intero periodo analizzato. Al fine di facilitare la lettura della tabella, il giorno dove si hanno meno nascite viene evidenziato in grassetto, mentre il giorno di massimo viene sottolineato

Alcuni commenti

Premesso che nel citato lavoro di Breschi e colleghi si forniscono analisi maggiormente accurate da un punto di vista statistico, dalla lettura della tabella 1 emergono comunque delle curiosità degne di nota. Il primo dell’anno, il 29 febbraio, il 25 aprile, la festa dei lavoratori, il ferragosto, il giorno di tutti i Santi e quello successivo in cui si commemorano i morti, la festa dell’Immacolata, il giorno di Natale sono tutti giorni in cui il numero di nati è nettamente al di sotto di quanto ci si sarebbe atteso. Il vuoto di quei giorni si riverbera generalmente in un massimo qualche giorno dopo la festa, indicazione di una possibile posticipazione artificiale delle nascite. In mesi in cui non ci sono grandi feste come marzo (ovviamente in qualcuno degli anni analizzati la Pasqua può cadere durante tale mese) o ottobre emerge un risultato per certi versi preoccupante, il minimo è raggiunto nel giorno 17. Tra l’altro, con l’eccezione di dicembre, in cui ci sono molte feste e quindi meno giorni lavorativi, tale giorno del mese è sempre caratterizzato da una deviazione negativa rispetto alle attese. È noto che la tradizione popolare attribuisca valenza negativa a tale numero. Qualcuno potrebbe ricordare un precedente intervento su Neodemos dell’autore del presente contributo circa la distribuzione giornaliera dei matrimoni. In particolare si metteva in evidenza che tale giorno fosse accuratamente evitato dagli sposi in ogni mese dell’anno. Anche le nascite sembrerebbe essere influenzate da tale credenza. Va detto che l’alterazione del calendario naturale di una nascita per evitare che essa avvenga in un giorno festivo in cui presumibilmente le strutture ospedaliere lavorano a ranghi ridotti e quindi con una capacità di gestire gli interventi al di sotto degli standard abituali, potrebbe essere vista come il frutto di una scelta razionale in cui si ponderano i rischi di far avvenire un parto naturale fornendo un livello d’assistenza non ottimale, con quelli di un parto elettivo avvenuto in condizioni di piena operatività della struttura. Meno giustificabile pare invece pilotare il calendario per assecondare la tendenza ad evitare un giorno come il 17 ritenuto infausto da credenze popolari irrazionali (o anche semplicemente il fatto che il compleanno del nascituro cada in una data inusuale come il 29 febbraio). Anche se la tabella 1 non permette di visualizzare tale dato, le analisi di Breschi e colleghi evidenziano inoltre che la combinazione del venerdì col 17 (il giorno ritenuto sommamente sfortunato) crea un’ulteriore riduzione nelle nascite. Va aggiunto anche che come nel lavoro di Lerch (2005) sulla Germania, anche in Italia si registrano profonde depressioni nel numero dei nati durante i week-end, con effetti più pronunciati al Sud rispetto che al Nord.

In conclusione

L’Italia è uno dei paesi europei in cui si fa maggiormente ricorso al taglio cesareo. Se a questa tipologia di parto aggiungiamo i casi di induzione del travaglio, si può affermare che la metà dei parti avvenga in modo elettivo. È difficile immaginare un sistema di monitoraggio per capire quando le motivazioni alla base di tale interventi siano fondate o meno. Un semplice segnale di situazioni anomale potrebbe essere ricavato dall’analisi della distribuzione giornaliera dei nati. L’idea è semplice: laddove i nati si concentrano maggiormente nei giorni feriali o in cui si evitano sistematicamente determinate date (il 17, il 2 novembre, il 29 febbraio ecc.) si hanno più forti sospetti che il calendario delle nascite sia in qualche modo aggiustato attraverso il parto elettivo e che ciò non sia sempre dettato da ragioni strettamente mediche. Ovviamente attraverso quest’indicatore non si può affermare che tutti i parti avvenuti con una cadenza giornaliera anomala siano dovuti ad interventi medici non giustificati ma può essere interpretato solo come una prima spia di situazioni che andrebbero investigate con maggiore attenzione per capire se l’intervento (chirurgico o farmacologico) fosse realmente indispensabile.

Riferimenti bibliografici

Lerchl, A. (2005). Where are the Sunday babies? Observations on a marked decline in weekend births in Germany. Naturwissenschaften,92, 592-594.

Breschi, M., Ruiu, G., Gonano G. (2019). One day is not as good as another… at least not across the entire territory of Italy. An analysis of the differences in the daily distribution of births across Italian macro-regions, 1999-2016. Genus Journal of Population Sciences, doi: 10.1186/s41118-019-0062-1

Morikawa, M., Yamada, T., Chiba, K., Hosokawa, A., Sato, S. Ishikawa, S., & Minakami, H. (2016). Perinatal mortality rate in weekend birth in Japan. Critical Care Obstetrics and Gynecology 2(5.23), 1-5.

Link fonte figura 1: gateway.euro.who.int

 

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