• Italia

      • geodemos

      • mondo

      • migrazioni e stranieri

      • famiglie fecondità e welfare

      • anziani, salute e mortalità

      • giovani, istruzione e lavoro

      • Geodemografia 2018. Tredici scritti per meglio comprendere il mondo

      • I suoi primi quarant’anni. L’aborto ai tempi della 194

      • Verso la metà del secolo: un’Italia più piccola?

      • ius soli e ius culturae. Un dibattito sulla cittadinanza dei giovani migranti

      • I tre giganti, Cina India e Stati Uniti

      • tutte le pubblicazioni

Primi risultati del Censimento 2011: come è andata?

Giuseppe Gesano

Venerdì 27 aprile, a meno di sette mesi dalla data di riferimento (9 ottobre 2011) e centosessanta giorni dopo la data limite per la riconsegna dei questionari compilati, l’Istat ha presentato i primi risultati del 15° Censimento della popolazione e delle abitazioni, con l’avvertenza che per solo dodici Comuni (tra i quali ovviamente i più popolosi) al 31 marzo le operazioni di verifica si trovavano “a uno stadio di lavorazione relativamente meno avanzato” e che, quindi, per questa diffusione i corrispondenti dati sono stati stimati in una misura media dell’11%: saranno rilasciati, verificati, il prossimo 15 maggio. 
Dieci anni fa, l’analoga uscita avvenne a un anno dalla data della rilevazione. Che cosa ha reso possibile questo anticipo? Quali i vantaggi e i possibili trabocchetti delle nuove procedure adottate nella rilevazione?
Un censimento via web
Già dieci anni fa la rete informatica aveva supportato le operazioni censuarie, ma soltanto nelle relazioni tra Istat e gli Uffici comunali di censimento. Questa volta si può affermare che il censimento è avvenuto grazie al web, che lo ha assistito in ogni operazione, sia nel back-office, sia nelle relazioni dirette con i rispondenti. Tre sistemi informatici, integrati fra loro, hanno consentito di: a) gestire la rilevazione nei suoi input da parte degli operatori periferici; b) controllare le operazioni in corso e informare gli operatori; c) (ed è stato per il pubblico l’aspetto più innovativo) permettere ai rispondenti di compilare on line il questionario ricevuto per posta in base agli indirizzi anagrafici (solo il 5% non ha trovato i destinatari).
Quest’ultima innovazione ha incontrato il favore dei cittadini, un terzo dei quali l’ha adottata, sorprendentemente soprattutto al Sud (fino a 4 su 10 in Italia Meridionale) e nei Comuni più piccoli. Questa modalità ha facilitato l’immissione delle notizie perché il rispondente veniva guidato dal programma lungo percorsi congruenti con le risposte date e, per gli stessi meccanismi, ha fornito al sistema dei questionari già parzialmente controllati nella coerenza delle risposte. La riconsegna a mano, ai Centri comunali di raccolta o agli Uffici postali, ha coperto il 55% della raccolta, così che per solo il 12,3% è stato necessario ricorrere alla visita dei rilevatori, sia per la distribuzione dei questionari non arrivati per posta, sia per la raccolta dei questionari non riconsegnati spontaneamente, sia (e questa costituiva l’operazione più delicata) per il censimento di posizioni sconosciute all’anagrafe.
Tuttavia, per gli esperti non era questa l’innovazione più rilevante. Per la prima volta in Italia il censimento si è basato su delle liste preventive, anch’esse gestite attraverso il sistema informatico di gestione della rilevazione (SGR): in primo luogo quelle desunte dalle liste anagrafiche comunali (LAC), il che ha consentito di eseguire il confronto censimento/anagrafe al momento stesso dell’acquisizione dei questionari restituiti; poi delle liste ausiliarie, basate sulla geo-codificazione degli indirizzi e su altre fonti amministrative, allo scopo di rilevare le persone non iscritte in anagrafe. Stava qui la sfida di questo censimento: nonostante la base anagrafica di partenza, sarebbe stato in grado di fornire dati indipendenti e sopratutto realistici?
Il confronto censimento/anagrafe
Il dato aggregato di 59.464.644 censiti presenta uno scarto negativo di poco meno di 1,4 milioni (-2,6%) rispetto alla popolazione calcolata al 30 settembre 2011 dai dati anagrafici. Si tratta di un dato a saldo abbastanza contenuto, dello stesso ordine di grandezza dell’errore di copertura nella precedente rilevazione (2,75%), che è però cosa diversa, tant’è che un’apposita rilevazione campionaria sulla copertura e sulla qualità dei dati del censimento è appena partita.
Al 31 marzo 2012, le operazioni di controllo avevano evidenziato 1,370 mila persone iscritte in anagrafe ma non trovate dal censimento, mentre sono 590 mila i censiti non iscritti in anagrafe. Per entrambe queste poste andranno fatte ulteriori indagini sull’eventuale censimento o iscrizione in anagrafe in Comune diverso, così come andranno eliminate le eventuali duplicazioni prima di fornire, entro il 31 dicembre di quest’anno, la popolazione legale dei Comuni.
Come è ovvio, i problemi maggiori il censimento li ha trovati nella rilevazione degli stranieri: rispetto al dato d’anagrafe all’inizio del 2011, il rapporto iscritti/censiti è risultato del 99,4% per gli italiani e solo dell’82,5% per gli stranieri, con punte prossime al 75% in alcune regioni del Sud. La maggiore mobilità territoriale di questi e la mancata denuncia di cancellazione dall’anagrafe in caso di rimpatrio o d’emigrazione in altro Paese possono giustificare gli 800 mila stranieri iscritti in anagrafe non trovati (per ora) dal censimento.
 Per l’insieme della popolazione, invece, la Tabella 1 riporta gli scarti percentuali censimento/anagrafe (sempre con riferimento al 1° gennaio 2011), secondo alcune aggregazioni geografiche e caratteristiche qualitative dei Comuni.
Alcuni risultati non destano sorpresa, come il maggior scarto della popolazione maschile rispetto a quella femminile, soprattutto al Centro-nord e nei Comuni al di sopra dei 100.000 abitanti (le donne sono in media più anziane e stanziali), o come la maggiore copertura censuaria ottenuta nei Comuni di dimensione demografica più ridotta (in quelli più grandi e tra i capoluoghi di provincia, però, lo scarto si riduce in maniera sensibile se si mettono da parte i dodici Comuni “in ritardo” nelle operazioni di verifica). Altri risultati meriterebbero approfondimenti accurati sulle possibili cause dei divari, come quello, rilevante, nei Comuni litoranei, tra i quali molti sedi di “seconde case”, nelle quali è d’uso iscrivere come residente qualche famigliare in modo da evitare tasse e tariffe differenziali.
In attesa di giudizio
I dati presentati dall’Istat sono certamente interessanti ed eccezionalmente tempestivi. Vanno però presi per quello che in ogni caso sono: dati provvisori da sottoporre a ulteriori controlli e, probabilmente, a qualche integrazione. Tuttavia, rispetto alle precedenti esperienze, i Comuni hanno ora la possibilità d’effettuare il confronto nominativo tra censimento e anagrafe in fase di acquisizione dei questionari e ci si augura che finalmente questa operazione, dovuta per legge, venga eseguita ovunque e in tempi rapidi, e che venga seguita da tutte le operazioni di controllo, reperimento o cancellazione nel caso di mancati abbinamenti. Infine, gli studiosi aspettano i risultati dell’indagine sulla qualità dei dati censuari per sciogliere ogni residuo dubbio sulle novità introdotte nella rilevazione.
 
Per saperne di più
Fonte Tabella : Elaborazioni su Primi risultati del Censimento (consultato il 28/4/2012) e il Bilancio Demografico e popolazione residente per sesso al 31 dicembre 2010 , (consultato il 28/4/2012).
 

image_pdfimage_print