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Oltre la scuola … nuovi ingredienti nella ricetta dell’integrazione

Giulia Rivellini, Laura Terzera
Sebbene il fenomeno migratorio in Italia sia ormai consolidato e strutturale, stiamo vivendo un momento “unico”. Una parte molto rilevante delle cosiddette seconde generazioni (o più in generale i figli degli immigrati), infatti, è costituita da minori che “crescono” e formano la loro identità in compagnia di coetanei italiani.
L’attimo fuggente

Pochi dati per mostrare il forte incremento della presenza di minori stranieri in Italia: al 2003 quelli residenti erano poco più di 350.000 unità (2,9% dei residenti minori) ma al 2008 hanno superato le 760.000 unità (7,5%); ancora, i nati in Italia da almeno un genitore straniero erano circa 6.000 nel 1992 mentre al 2008 toccano la cifra di 73.000. Come si può vedere dalla figura 1, tali incrementi si riflettono, di conseguenza, anche sulla presenza straniera nelle nostre scuole.

Una buona parte dei figli dei migranti ha un’età quindi che presuppone la frequenza scolastica, la formazione di una cerchia di amici, lo sviluppo di nuovi interessi ecc. Se i processi di crescita e inserimento nei contesti adeguati alla loro età saranno efficaci, potremo contare su future generazioni di origine straniera in grado di confrontarsi, alla pari, coi coetanei italiani.

Per “cogliere l’attimo” è utile prendere in considerazione più vie per l’integrazione. Tra queste ci pare fondamentale considerare la dimensione delle relazioni sociali grazie alla quale le nuove generazioni crescono imparando a convivere con “l’altro”.
I luoghi e i modi delle relazioni

I luoghi in cui i ragazzi di questa età si pongono in relazione e quindi socializzano possono essere diversi: certamente la scuola, ma non solo. Questa infatti è l’età in cui i ragazzi frequentano altri luoghi di aggregazione, partecipano a corsi o praticano attività sportive.

Attraverso i dati raccolti con l’indagine ITAGEN2 su un campione rappresentativo di ragazzi di origine straniera (cioè con entrambi i genitori di nazionalità diversa da quella italiana o figli di coppia mista nel caso in cui uno dei due genitori sia italiano) frequentanti le scuole secondarie lombarde di I grado possiamo cogliere alcuni modi con cui essi si pongono in relazione coi pari. Diverse sono le domande del questionario utili a tal fine. Alcune più generiche sull’amicizia (Hai amici italiani? Hai amici non italiani? Ti vedi fuori scuola con questi amici?), altre circoscritte al gruppo dei compagni di classe formulate seguendo l’approccio di Social Network Analysis (Quali sono i tuoi migliori amici in classe?) e utili per misurare due dimensioni importanti di ogni ragazzo: il grado di espansività e quello di popolarità; altre ancora legate al modo di trascorrere il tempo libero (Di solito, quante ore passi a giocare ai videogiochi? Ti alleni in una squadra sportiva?).

Il panorama relazionale che viene tratteggiato mette in evidenza la capacità, soprattutto maschile, di tessere amicizie sia con italiani che con stranieri, capacità tuttavia più limitata quando il ragazzo è da poco giunto in Italia o proviene da comunità asiatiche. Entrando nelle classi, le ragazze appaiono meno popolari e meno espansive dei loro compagni, così come anche in questo ambito i ragazzi di origine asiatica, ma anche latino americana, sembrano avere più difficoltà nell’aprirsi a contatti e nell’essere citati come amici.

L’andare bene a scuola, indipendentemente da altre caratteristiche del ragazzo/a, favorisce dinamiche relazionali positive (maggiore popolarità ed espansività) e per questo socializzanti.

La dimensione del tempo libero, investigata guardando a due delle attività più diffuse in questa fascia di età, ci dice in prima analisi che i ragazzi di origine straniera sono meno coinvolti sia in attività isolate(uso di videogiochi) sia di gruppo (partecipazione ad una squadra sportiva).

Considerando simultaneamente alcune caratteristiche degli intervistati(Tab. 2) e la loro dimensione relazionale (Tab.1) si possono evidenziare quattro profili tipici:

  • Gli integrati (24,6%): hanno amici sia italiani sia stranieri e li frequentano sia a scuola sia fuori. All’interno della classe sono popolari, ma soprattutto espansivi; hanno rendimenti scolastici in media, sebbene le ambizioni sul proprio futuro scolastico siano rivolte a scuole tecnico/professionali. Sono principalmente maschi e vi è un’accentuazione della presenza di adolescenti provenienti dall’Africa Sub-sahariana.
  • Gli integrati “sportivamente” (21,1%): le amicizie italiane sono presenti ma legate esclusivamente alla squadra sportiva di cui fanno parte. In classe sono, infatti, ancora isolati poiché poco espansivi e popolari, e perché hanno rendimenti scolastici sotto la media. La percezione del “sentirsi italiani” è tuttavia paragonabile a quella manifestata dagli “integrati”. Anche in questo caso vi è una leggera prevalenza maschile, ma non vi è una specificità rispetto al paese d’origine.
  • Gli integrati “scolasticamente” (31,7%): sono ben coinvolti nella vita scolastica sul fronte sia dei rendimenti (sopra la media) sia delle relazioni con i compagni. Sono il gruppo che più di altri si sente italiano e dove prevale l’aspirazione a proseguire gli studi anche nei licei. Tra di essi vi è equilibrio di genere, una presenza maggiore di figli di coppie miste (un genitore italiano e uno straniero) e una presenza in Italia più prolungata.
  • I marginalizzati (22,6%): non hanno amici italiani fuori dalla scuola e la presenza di quelli stranieri è in media con gli altri profili. In classe sono isolati e non hanno altri ambiti di socializzazione, come ad esempio la pratica di un’attività sportiva. Questa volta sono principalmente ragazze, hanno performances scolastiche di basso profilo e sono incerti circa il loro futuro formativo. Tra questi prevalgono ragazzi con genitori asiatici o latino americani e da poco tempo in Italia.
    Questa analisi mostra come tra ragazzi, anche con difficoltà nell’inserimento scolastico, l’appartenenza ad una squadra sportiva crei significative relazioni interpersonali. Questa dimensione relazionale crea il senso di appartenenza ad un gruppo di coetanei e di conseguenza facilita il processo di inserimento e quindi di integrazione sociale. I potenziali contesti di integrazione sociale per i preadolescenti possono andare quindi al di là di quello scolastico usualmente considerato.

    Riferimenti bibliografici

    O. Casacchia, L. Natale, A. Paterno, L. Terzera (2008) Studiare insieme, crescere insieme? Un’indagine sulle seconde generazioni in dieci regioni italiane, FrancoAngeli, Milano

    Miur (2000) Alunni con cittadinanza non italiana Scuole statali e non statali a.s. 1999/2000

    Miur (2009) Alunni con cittadinanza non italiana Scuole statali e non statali a.s. 2007/2008

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