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Numeri e misfatti: a proposito di covid

Enrico Rettore

Lo scorso 17 aprile ‘il Sole 24 ore’ ha pubblicato il seguente commento¹, ad opera di autori che non fanno parte della redazione del giornale preceduto dal consueto disclaimer: ‘I commenti ospitati nella sezione Interventi non sono di giornalisti e commentatori de Il Sole 24 Ore e non impegnano la linea editoriale del giornale’

La tesi centrale è riassunta dalla seguente frase: ‘In Italia siamo circa in 60 milioni, abbiamo 650 mila decessi l’anno e circa 230 mila decessi nel periodo gennaio-aprile e quest’anno, in base ai dati Istat, non si riscontra un aumento complessivo di mortalità rispetto agli anni precedenti.

Affermazioni infondate

Si tratta purtroppo di un’affermazione priva di riscontro nei dati ad oggi disponibili. Dati che – sia pure nella loro provvisorietà – mostrano invece un rilevante aumento dei decessi nelle settimane dall’ultima di febbraio alla corrente rispetto alle corrispondenti settimane degli anni scorsi.

Non sorprende che l’articolo abbia suscitato la ferma reazione del comitato di redazione dei giornalisti del quotidiano e la secca smentita dell’ufficio stampa dell’Istat.

Il punto dove l’articolo perde il contatto con la realtà è presto detto. Gli autori propongono un confronto tra la stima dei decessi nel primo quadrimestre del 2020 e i corrispondenti decessi negli anni precedenti. Solo che per l’anno corrente fanno riferimento ad una stima trovata in rete, per la quale manca del tutto la documentazione che illustri come esattamente tale stima è stata ottenuta (la fonte è questa: www.italiaora.org). Un mistero.

Peraltro, forse dopo essersi resi conto della inaffidabilità della fonte del dato, il riferimento è stato tolto dall’articolo. Per cui, nella versione visibile attualmente (20/4) compare una stima dei decessi 2020 della quale non si chiarisce l’origine.

L’Istat nel suo comunicato è perentoria: ‘…suggerisco agli autori dell’articolo di utilizzare sempre fonti ufficiali di dati per le loro analisi e non quelli tratti da fonti non accreditate (come il sito italiaora.org), le quali oltretutto oltre ad usare dati errati in merito ai decessi in Italia nel 2020 non corredano le informazioni pubblicate con metadati e riferimenti dettagliati sull’origine e le modalità di aggiornamento delle stesse.’

Un marzo drammatico a nord

I dati sui decessi 2020 disponibili ad oggi sono ancora parziali, ma forniscono indizi coerenti che smentiscono in modo categorico la tesi sostenuta nell’articolo.

La figura 1 riporta l’andamento della mortalità in 10 città del nord Italia inserite nel Sistema di Sorveglianza della Mortalità Giornaliera, per il periodo dal 25/9/2019 al 7/4/2020. La fonte di questi dati sono le anagrafi dei comuni che comunicano il dato entro 72 ore.

A partire dalla settimana a cavallo tra fine febbraio e inizio marzo, i decessi aumentano in modo macroscopico rispetto alla norma (calcolata sulla media degli anni precedenti). Stando a questi dati, il punto di massimo è stato toccato nell’ultima settimana di marzo.

 

 

 

 

Conferme incontrovertibili

La figura 2 riporta l’andamento dei decessi da COVID-19 fornito giornalmente dalla protezione civile (aggiornato al 19/4) che raccoglie le informazioni fornite via web dalle autorità regionali. Rispetto ai dati SISMG, questa stima ha il vantaggio della tempestività oltre che, ovviamente, della copertura territoriale. Ci sono però evidenze piuttosto convincenti che almeno in alcuni comuni particolarmente colpiti dall’epidemia questi dati sottostimino in modo grave il reale numero dei decessi da COVID-19.

Gli ordini di grandezza del fenomeno forniti dai due grafici non sono direttamente comparabili, proprio perché si riferiscono ad ambiti geografici molto diversi. Ciò nonostante, la dinamica documentata presenta punti di somiglianza notevoli. In particolare, entrambi i grafici collocano a fine marzo il punto di massimo dei decessi giornalieri.

Quando avremo a disposizione i dati completi sui decessi nei comuni italiani sarà possibile dire l’ultima parola sugli effetti dell’epidemia. Ma già ora è possibile affermare che la tesi sostenuta nell’articolo pubblicato dal ‘sole 24 ore’ è priva di fondamento. Se non altro perché si basa su dati fantasiosi.

Note

¹www.ilsole24ore.com/art/siamo-l-unico-paese

note figure

²www.deplazio.net_SISMG_COVID19.pdf

³www.protezionecivile.gov.it

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