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Mobilità per studio e opportunità di ascesa sociale: l’importanza di contare sulle proprie capacità

Roberto Impicciatore, Dario Tuorto

La mobilità per “studio” dal Sud verso il Centro-Nord Italia è un fenomeno persistente nel tempo nel nostro paese che non dà segni di cedimento. Anzi, negli ultimi anni,  nonostante la forte espansione nel numero di Atenei e il proliferare di sedi distaccate, si è registrato addirittura un incremento. In termini assoluti, i dati Miur ci dicono che se nel 1998-99 si immatricolavano al Centro-Nord circa 9mila studenti meridionali, nel 2008-09 si passa a oltre 16mila. La crescita si conferma anche in termini relativi: sul totale degli immatricolati di origine meridionale, quelli che hanno compiuto un movimento di lungo raggio (iscrivendosi in un’Università del Centro-Nord ad esclusione del Lazio) sono passati, in dieci anni, dal 9,6 al 12,5%. Analogamente a quanto avviene per gli spostamenti lavorativi, la mobilità per studio in Italia è in pratica unidirezionale: la quota di studenti centro-settentrionali che si immatricola al Sud è assolutamente trascurabile (si veda anche Massimo Strozza La mobilità interna dei giovani laureati … studiare altrove per lavorare dove?).

 

Cosa spinge gli studenti meridionali a spostarsi verso le regioni centro-settentrionali?

La più elevata attrattività di alcuni Atenei del Centro-Nord potrebbe servire per spiegare questo fenomeno. Tuttavia, crediamo che ci sia qualcos’altro. Per uno studente meridionale, la scelta di andare a studiare fuori regione si configura come primo passo di un percorso di indipendenza e, per chi dispone di limitate risorse familiari, anche di un’eventuale ascesa sociale. La letteratura sull’argomento mostra che al Sud, in misura maggiore rispetto al resto del paese, la ricerca del lavoro è legata più alle connessioni familiari e clientelari che alle conoscenze acquisite nel percorso formativo[1]. In un contesto fortemente caratterizzato da meccanismi di ereditarietà, gli studenti meritevoli ma con limitate risorse familiari potrebbero vivere in maniera frustrante le difficoltà di inserimento nel mercato del lavoro meridionale poiché non legate al loro impegno. In tal senso, l’emigrazione verso il Centro-Nord fornirebbe maggiori opportunità di utilizzare l’istruzione come strumento di ascesa sociale e come reale alternativa per poter competere all’accesso a lavori qualificati su basi meritocratiche.

 

Contare su se stessi

Ci aspettiamo allora che gli appartenenti alle classi più basse che decidono di spostarsi al Centro-Nord siano più consapevoli degli altri del fatto di dover contare sulle proprie capacità e sul proprio impegno per riuscire meglio nella propria carriera. Ma per conseguire questo obiettivo occorre, in primo luogo, ottenere buoni risultati all’università. Pertanto, ipotizziamo che, tra i meridionali andati a studiare in una regione centro-settentrionale, la relazione tra classe sociale e voto alla laurea risulti inversa e in particolare che, a parità di altre condizioni, i figli di operai ottengano prestazioni migliori.

Per saggiare questa ipotesi abbiamo utilizzato l’indagine ISTAT 2007 sull’inserimento professionale dei laureati nell’anno 2004. Combinando le informazioni relative alla residenza dei laureati al momento dell’iscrizione all’Università, al luogo dell’Ateneo e al domicilio all’intervista abbiamo distinto gli studenti statici sul territorio, che cioè si laureano nella stessa ripartizione di provenienza (differenziando tra gli statici Sud e statici Centro-Nord), dagli studenti mobili, ovvero di origine meridionale laureati in un Ateneo del Centro-Nord (ancora una volta escludiamo il Lazio in modo da concentrarci sugli spostamenti di lungo raggio). Separatamente per ognuno di questi tre gruppi di studenti, abbiamo sviluppato un modello logistico capace di stimare l’effetto della classe sociale di appartenenza sulla probabilità di ottenere il massimo dei voti alla laurea (tab. 1).

I risultati ci dicono che l’effetto della classe sociale è positivo per gli statici Sud: la probabilità di raggiungere il massimo dei voti aumenta per le classi elevate. Tale influenza sparisce quasi completamente tra gli statici del Centro-Nord mentre il risultato è rovesciato tra i mobili. Per questo gruppo, infatti, il rischio relativo di raggiungere il massimo dei voti è significativamente più elevato per i figli di operai rispetto a tutte le altre categorie sociali, ad eccezione degli autonomi.

 

La mobilità territoriale come potenziale risorsa

Nel raggiungere ottime prestazioni all’Università, l’influenza della classe sociale è ben più forte al Sud rispetto al Nord ma è sostanzialmente diversa tra gli studenti meridionali che sono rimasti nella propria ripartizione e coloro i quali hanno deciso di compiere uno spostamento di lungo raggio per studiare. All’interno di quest’ultimo gruppo, la scarsità di risorse familiari si traduce in un impegno maggiore, uno sprone a ottenere risultati migliori.

In conclusione, se da un lato gli spostamenti dal Mezzogiorno possono essere interpretati come una fuga di coloro i quali hanno minori opportunità occupazionali nel Mezzogiorno, con conseguente drenaggio di capitale umano[2], dall’altro permettono di estendere notevolmente le possibilità di ascesa sociale attraverso meccanismi competitivi su base meritocratica. Non solo: come suggerisce Scarlato (2007), la prospettiva di emigrare può creare aspettative di mobilità sociale capaci di sostenere un maggior investimento in capitale umano da parte dei giovani meridionali e delle loro famiglie con effetti benefici anche nella zona di partenza.

 

 

Tab. 1. Probabilità  di raggiungere il massimo dei voti alla laurea (odds ratio). Modelli di regressione logistica binomiale.

Classe sociale (rif.: bassa dipendente) Statici Sud Statici CN Mobili S-CN
Exp(B) Exp(B) Exp(B)
Classe media dipendente 1,11* 0,98 0,62***
Classe elevata dipendente 1,26*** 1,11* 0,70**
Classe bassa autonoma 0,95 0,94 0,73*
Classe elevata autonoma 1,15** 0,91 0,77

Note:

– Significatività statistica: *** ≥99%; **≥95%; * ≥ 90.

– Altre variabili inserite nei modelli: titolo di studio dei genitori, sesso, area disciplinare del corso di laurea.

 

Fonte: nostra elaborazione dati Istat, Indagine sull’inserimento professionale dei laureati. Anno 2007.


[1] Mariani, 2006; Checchi e Peragine (2005); Scarlato, 2007

[2] Si veda, ad esempio, Panichella(2009) e  Ciriaci (2005).

 

Bibliografia

 

Checchi D., Peragine V. (2005), Regional disparities and inequality of opportunity: The case of Italy, IZA discussion paper 1874, Institute for the Study of Labor (IZA).

Ciriaci D. (2005), La fuga di capitale umano dal Mezzogiorno: un catching -up sempre più difficile, Rivista economica del Mezzogiorno, 19(2-3): 369-403.

Mariani F. (2006), Brain drain and economic development: the role of inequality and rent-seeking, European University Institute, mimeo.

Panichella, N. (2009), La mobilità territoriale dei laureati meridionali, Polis 23(2):221-246.

Scarlato M. (2007), Mobilità sociale e mobilità territoriale dei laureati meridionali, Rivista economica del Mezzogiorno, 21(2): 369-391.

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