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Misurare l’epidemia col metro giusto

La Redazione

Il testo qui riportato è scritto da Maria Letizia Tanturri e rappresenta la posizione dell’associazione Neodemos.

In questi giorni di blocco totale, qualcuno sostiene che le misure adottate dall’Italia siano eccessive rispetto all’impatto dell’epidemia di Covid-19 sulla mortalità italiana complessiva, ed è convinto che che così facendo si infligga all’economia un danno sproporzionato. Il dibattito sull’opportunità delle misure ovviamente è legittimo in un Paese democratico. La discussione pubblica è senz’altro utile, vista anche la diversità degli approcci adottati nei vari Paesi interessati dall’epidemia e la crescente preoccupazione per le sorti della nostra economia. A nostro avviso, però, si dovrebbe evitare di utilizzare presunti dati statistici per dare carattere di scientificità a quelle che restano (legittime) posizioni politiche, soprattutto quanto questi dati in realtà non esistono.

E’ purtroppo accaduto anche ad una testata prestigiosa come il Sole24ore che il 17 Aprile scorso ha ospitato un articolo intitolato “L’economia ferma e il dubbio sui decessi in Italia” in cui gli autori Paolo Becchi e Giovanni Zibordi, più che dubbi esprimono certezze: nei mesi in cui è partita l’epidemia non si sarebbe riscontrato un eccesso di mortalità nel nostro Paese.

Il Sole 24 Ore in un disclaimer prende sì le distanze: “I commenti ospitati nella sezione Interventi non sono di giornalisti e commentatori de Il Sole 24 Ore e non impegnano la linea editoriale del giornale”, ma lascia comunque spazio all’argomentazione degli autori. La loro tesi è chiara:

“In Italia siamo circa in 60 milioni, abbiamo 650 mila decessi l’anno e circa 230 mila decessi nel periodo gennaio-aprile e quest’anno, in base ai dati Istat, non si riscontra un aumento complessivo di mortalità rispetto agli anni precedenti”

Subito sotto, infatti, confrontano i dati ufficiali forniti dall’Istat per il primo quadrimestre degli anni precedenti al 2020 con i dati del primo quadrimestre 2020. La tesi sembra corroborata dall’evidenza. Sostengono gli autori:

Quest’anno, alla data dell’ultimo aggiornamento del 13 aprile, siamo arrivati a 191 mila decessi. Per fare un confronto dobbiamo allora stimare quanti saranno allora i decessi nell’aprile 2020 per il quale abbiamo i dati fino al 13 aprile. Dato che ad esempio il 13 aprile ci sono stati 1,457 decessi, stimiamo il totale dei decessi per il resto del mese di aprile come 1,457 X 17 giorni = 25 mila decessi (arrotondando alle migliaia). Se allora sommiamo ai 191mila decessi alla data del 13 aprile (partendo dal 1 gennaio), la stima di altri 25 mila decessi nel resto del mese di aprile, ottengo 216mila decessi nei primi 4 mesi del 2020 in Italia complessivamente. Dato che la media degli anni precedenti è di 231 mila decessi (sempre nei primi 4 mesi dell’anno), si avrebbe che nel 2020 si stanno verificando meno decessi (circa 15 o 16 mila in meno)”.

Il ragionamento apparentemente non fa una grinza. Anche se gli autori riconoscono il problema dell’eccesso di mortalità in alcune selezionate Province, si chiedono: perché il paese è chiuso se i morti dunque non solo non sono aumentati, ma sono addirittura in calo, secondo i dati ufficiali dell’ISTAT? Il paese vuole forse suicidarsi?

Un’argomentazione così solida e così ben articolata posa però sui piedi di argilla: in realtà non sono disponibili dati ufficiali di mortalità relativi ai primi mesi del 2020. Se andiamo sul sito dell’ISTAT, scopriamo infatti che l’Istituto non ha ancora fornito i dati ufficiali per il primo quadrimestre 2020, anche perché il processo di produzione dei dati di mortalità necessita di alcuni mesi (si veda).

L’Istituto Nazionale di Statistica lo dice molto chiaramente sul suo sito: “Al momento, dai dati prodotti dall’Istat non è possibile fare alcuna sintesi dell’incremento dei decessi in Italia (così come nelle regioni e nelle province) nei primi quattro mesi del 2020 e alcun confronto con lo stesso periodo del 2019 perché non sono ancora disponibili i dati di tutti i Comuni italiani”.

L’Istat al tempo stesso offre ai cittadini un servizio utile ed importante: pubblica un data base di dati di mortalità anticipatori parziali relativi a una lista di comuni, presenti con dati affidabili, nell’Anagrafe Nazionale della Popolazione residente (ANPR), che viene settimanalmente aggiornata e ampliata. Chiaramente si dice che si tratta di un campione non rappresentativo dell’intero territorio nazionale, ma solo di una selezione di Comuni (pari a 1.689 su 8000, dopo l’ultimo aggiornamento settimanale) operata sulla base di una valutazione della completezza e della tempestività delle informazioni raccolte, nonché di criteri statistici ben descritti in una nota esplicativa. Si tratta dei Comuni che presentano almeno dieci decessi nel periodo 4 gennaio -4 aprile 2020 (ultimi tre mesi) e che hanno fatto registrare un aumento dei morti pari o superiore al 20 percento nel periodo 1 marzo-4 aprile 2020 rispetto al dato medio dello stesso periodo degli anni 2015-2019. In quelli del Nord si registrano le variazioni più consistenti: in oltre la metà dei comuni presi in esame, i decessi per il complesso delle cause sono più che raddoppiati nel mese di marzo e nei primi quattro giorni di aprile.

L’Istat offre anche la possibilità di accedere a grafici interattivi, che visualizzano per singolo comune il valore cumulato dei decessi dal 1 gennaio al 4 aprile, avvenuti nel 2020, e permettono di confrontarli con quelli avvenuti negli stessi mesi di anni precedenti (dal 2015). E’ possibile anche effettuare comparazioni per classe di età, genere e vedere le fasce di popolazione più colpite.

Si tratta di dati utili e importanti, ma ancora non rappresentativi dell’intero Paese. E i dati dell’articolo del Sole 24 Ore allora da dove arrivano?

Non ne siamo certi, ovviamente, ma sospettiamo che i presunti dati ufficiali siano stati invece presi da qualche sito di statistiche “in tempo reale” (ce ne sono diversi in rete) che a partire da dati Istat degli anni passati stimano, con un algoritmo di previsione, proprio sulla base della mortalità degli anni scorsi, la mortalità dei primi mesi del 2020. Lo fanno però a bocce ferme, senza tener conto dell’epidemia di Covid-19. Non sorprende quindi che non ci sia traccia della super-mortalità di questo periodo e degli effetti del virus.

Rammarica costatare che in un periodo in cui l’importanza di disporre di dati affidabili per decidere dovrebbe essere evidente per tutti i cittadini, si confondano con superficialità i dati della Statistica Ufficiale con dati stimati su un qualche sito, con un algoritmo costruito senza chiare ipotesi e senza che siano espliciti i metodi statistici di previsione. La facilità di ottenere dati in rete non dovrebbe indurre nell’errore che la loro comprensione sia facile, che i dati siano semplicemente “dati”, e che da essi si possano trarre conclusioni ignorando totalmente il processo da cui hanno origine. Questa attenzione è ancor più auspicabile quando i dati contano perdite di vite umane. I dati non sono opinioni.

Per saperne di più:

Dati di mortalità: cosa produce l’Istat

www.istat.it/it/archivio/240401

Istat: Infografica decessi

Istat: Come si rileva la causa di morte

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