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Matrimonio all’italiana… o forse no

Cinzia Conti, Giancarlo Gualtieri

Nel 1964 Vittorio De Sica portava sul grande schermo la già famosa commedia di Eduardo De Filippo “Filomena Marturano”. La versione cinematografica – che ha regalato alla storia del Cinema due grandi interpretazioni di Marcello Mastroianni e di Sofia Loren – porta il titolo di “Matrimonio all’italiana”.
Il film, pur partendo da una vicenda di rottura rispetto alla realtà sociale di quegli anni – con la storia di una prostituta e di tre figli nati fuori dal matrimonio – finiva, infatti, per riaffermare la centralità sociale ed economica di questa istituzione.
A cinquant’anni da quel film cos’è il matrimonio all’italiana? Quanto ci si sposa oggi? Chi si sposa? Come ci si sposa?

Ci si sposa meno e ci si sposa di più
Nessun errore nel titolo del paragrafo. E’ proprio così: da una parte il numero assoluto dei matrimoni è diminuito, dall’altra, invece, è aumentato il numero dei matrimoni successivi al primo. A fronte di  meno nozze, sono di più le persone che nel corso della vita si sposano più di una volta.
Nel 1991 si registravano più di 312 mila matrimoni, nel 2007 poco più di 207 mila, con una diminuzione quasi del 34%. Ma sono i primi matrimoni ad essere diminuiti (-40%) mentre i matrimoni successivi al primo sono aumentati del 43% passando da quasi 23 mila a poco meno di 33 mila, con un peso relativo sul totale delle nozze che ormai sfiora il 16 per cento. L’importanza dei matrimoni successivi al primo è tale da giustificare da sola il 65% del lieve incremento dei matrimoni tra il 2011 e il 2012 (Fig.1).
Sempre meno il matrimonio, anche nel nostro Paese, può essere considerato una tappa di vita “definitiva” che segna l’uscita dei giovani dalla famiglia di origine e l’avvio di una nuova convivenza destinata a durare per sempre.
Non solo la crisi ha fortemente influenzato la propensione a sposarsi, ma è anche cambiato l’atteggiamento degli italiani nei confronti del matrimonio e sono sempre di più coloro che scelgono forme di convivenza diverse da quella matrimoniale sia come forme familiari transitorie, sia come scelta definitiva. Le unioni di fatto, da circa mezzo milione nel 2007, hanno superato il milione nel 2011-2012. In particolare sono proprio le convivenze more uxorio tra partner celibi e nubili ad aver fatto registrare l’incremento più sostenuto (594 mila nel 2011-2012).
D’altro canto sempre più spesso il matrimonio rappresenta non la formazione di un nuovo nucleo, ma la transizione verso forme familiari complesse e allargate. Dopo un primo fallimento dell’esperienza matrimoniale sono molti gli italiani che decidono comunque di contrarre un nuovo matrimonio.
Nella nuova realtà socio-economica i percorsi individuali e familiari sono ormai sempre meno lineari, e le storie di vita sempre più ricche di situazioni precarie e temporanee, di cambiamenti, di ritorni indietro e riprese del cammino. In questo contesto, più che perdere importanza all’interno della società, il matrimonio sembra essersi saputo adattare, camaleonticamente, sta cambiando forma ed assumendo un significato diverso.

Sempre più civili
Altri importanti cambiamenti hanno riguardato i matrimoni negli ultimi anni.  Innanzi tutto la nuzialità degli stranieri che dai primi anni Novanta, nonostante alcune battute di arresto dovute soprattutto a mutamenti normativi, è cresciuta in maniera evidente nel nostro Paese: nel 2012 sono stati celebrati quasi 31 mila matrimoni che coinvolgono almeno uno sposo straniero (pari al 15% del totale), oltre 4 mila in più rispetto al 2011, anche se il picco massimo si era registrato nel 2008 con quasi 37 mila matrimoni (Tab.1).
In questo modo il matrimonio ha assunto anche un ulteriore e diverso significato; nel caso delle unioni miste si è trasformato anche in una porta di accesso accelerato alla cittadinanza, sostanziale e formale.
Nonostante infatti negli ultimi anni le naturalizzazioni per residenza abbiano superato le acquisizioni di cittadinanza per matrimonio, questa seconda via di accesso alla cittadinanza italiana resta molto diffusa, specie per le donne straniere. Durante il 2012 le acquisizioni di cittadinanza per residenza da parte di persone originarie di paesi terzi sono state oltre 25 mila e quelle per matrimonio quasi 15 mila.Per le donne il matrimonio resta però la modalità largamente prevalente per l’accesso alla cittadinanza, e rappresentano oltre il 48% del totale per la popolazione femminile. Naturalmente questo fenomeno è anche da ricollegare con la difficoltà con la quale si accede alla cittadinanza per naturalizzazione ordinaria nel nostro Paese che prevede per gli stranieri non comunitari almeno 10 anni di attesa.
Un’altra sostanziale novità riguarda le modalità di celebrazione delle nozze, la quota di matrimoni celebrati con rito civile è notevolmente aumentata: solo negli ultimi cinque anni è cresciuta di più di 4 punti percentuali arrivando a rappresentare il 41% del totale. L’aumento non è dovuto solo all’incremento delle nozze successive alle prime o alla crescita di matrimoni misti (eventualmente anche tra sposi di religioni differenti). Se infatti si considerano soli i primi matrimoni con entrambi gli sposi italiani si può notare che la quota di celebrazioni civili è passata negli ultimi cinque anni dal 20% al 24,5%.  Si tratta quindi di un cambiamento endogeno diretto e non solo conseguenza indiretta di altri mutamenti sociali in atto (Tab.2). Così come l’aumento dell’età al matrimonio che cresce anche considerando i soli primi matrimoni e si attesta ormai a 34 anni per gli uomini e a 31 per le donne. 
Sono cambiate anche le scelte economiche delle nuove famiglie con la preferenza per il regime di separazione dei  beni che riguarda ormai quasi il 70% delle coppie che si sono sposate nel 2012.

Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi
La crisi economica ha accentuato le situazioni di precarietà, le scelte temporanee che poi spesso si prolungano nel tempo con la possibilità di divenire definitive. D’altra parte il processo di laicizzazione della società è ormai giunto ad uno stadio molto avanzato. È inevitabile quindi che un’istituzione come quella matrimoniale ne risenta direttamente. Al di là delle proposte di mutamenti normativi avanzate di recente, non senza polemiche, l’istituzione matrimoniale è già da tempo cambiata, così come stanno cambiando le famiglie italiane.  Si fanno per necessità, ma anche sempre più spesso per convinzione, scelte di rottura rispetto ai percorsi “tradizionali”, alle tappe prestabilite, alle storie di vita lineari. Il matrimonio sembra essersi avviato verso un futuro gattopardesco: è profondamente mutato per continuare ad  essere un’istituzione chiave della società italiana.

Le opinioni espresse in questo articolo sono quelle degli autori ma non coinvolgono le istituzioni di appartenenza

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