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Lunga vita alle donne?

Alessandro Rosina
L’Italia è uno dei paesi nei quali si vive più a lungo[1]. I progressi ottenuti negli ultimi decenni sono andati oltre le aspettative, tanto che i valori osservati della speranza di vita alla nascita hanno sinora sempre superato i valori previsti dalle proiezioni demografiche. Ma quanto è destinato a durare questo continuo processo di miglioramento? Per i nati in questo secolo diventerà la norma giungere fino al traguardo dei 100 anni? Non è azzardato pensarlo. Ma proprio mentre l’ottimismo sull’estensione della longevità si sta facendo sempre più strada[2] i dati più recenti sembrano piuttosto suggerire un raffreddamento degli entusiasmi.
Le dinamiche più recenti
La durata media di vita stimata dall’Istat per il 2008 risulta pari a 84 anni per le donne e a 78,7 per gli uomini. Se il miglioramento maschile risulta in linea con i progressi dei decenni precedenti, sul versante femminile si nota invece un rallentamento. Anzi, gli ultimi tre anni sono caratterizzati da una sostanziale stagnazione. Il dato femminile del 2008, coincide infatti con quello del 2007, che coincideva con quello del 2006. Il guadagno rispetto al 2005 è stato di appena 0,3 anni (da 83,7 a 84,0), la metà di quanto osservato per i maschi (da 78,1 a 78,7).
Secondo le più recenti previsioni Istat (base 2007, scenario centrale), al 2008 avremmo dovuto trovare un valore pari a 84,3 per le donne e a 78,8 per gli uomini. Dopo quindi solo un anno dal punto di partenza della proiezione, ci troviamo già con uno scostamento negativo pari a -0,3 per le donne e a -0,1 per gli uomini.
A segnare il passo sono, a ben vedere, soprattutto le donne settentrionali. Per esse il miglioramento è stato praticamente nullo negli ultimi quattro anni (da 84,0 a 84,1), contro un incremento di 0,6 anni nel Sud (da 83 a 83,6). La conseguenza è che il divario femminile tra Nord e Sud si è più che dimezzato dal 2005 ad oggi, ma non tanto grazie ai maggiori progressi del meridione, quanto all’interruzione (certamente temporanea) dell’allungamento della vita nell’Italia settentrionale (Tab. 1).
 
Tab. 1 – Speranza di vita alla nascita nel 2008 e confronto con il 2005
Uomini

 

Donne

 

2008

 

Incremento su 2005

 

2008

 

Incremento su 2005

 

Piemonte e V.A.

 

78.4

 

0.4

 

83.6

 

0.1

 

Lombardia

 

78.7

 

0.6

 

84.1

 

0.1

 

Trentino-A. A.

 

79.0

 

0.5

 

85.0

 

0.4

 

Veneto

 

78.9

 

0.5

 

84.6

 

0.1

 

Friuli-V. G.

 

78.3

 

0.5

 

83.9

 

0.2

 

Liguria

 

78.4

 

0.4

 

83.7

 

-0.1

 

Emilia-Romagna

 

79.0

 

0.3

 

84.1

 

0.0

 

Toscana

 

79.3

 

0.4

 

84.3

 

0.1

 

Umbria

 

79.0

 

0.6

 

84.2

 

0.2

 

Marche

 

79.6

 

0.2

 

84.9

 

-0.1

 

Lazio

 

78.8

 

0.9

 

83.9

 

0.8

 

Abruzzo e Molise

 

78.7

 

0.5

 

84.7

 

0.5

 

Campania

 

77.3

 

0.9

 

82.7

 

0.6

 

Puglia

 

79.1

 

0.5

 

84.1

 

0.6

 

Basilicata

 

79.0

 

1.0

 

84.2

 

1.0

 

Calabria

 

78.8

 

0.7

 

84.0

 

0.8

 

Sicilia

 

78.2

 

0.5

 

83.2

 

0.6

 

Sardegna

 

78.5

 

0.9

 

84.4

 

0.5

 

ITALIA

 

78.7

 

0.6

 

84.0

 

0.3

 

Nord

 

78.7

 

0.4

 

84.1

 

0.1

 

Centro

 

79.1

 

0.9

 

84.2

 

0.5

 

Mezzogiorno

 

78.3

 

0.6

 

83.6

 

0.3

 

Fonte: Elaborazione da dati Istat, Indicatori demografici.(www.demo.istat.it)
In alcune regioni, poi, l’andamento recente presenta addirittura un segno negativo. Ad esempio, in Emilia-Romagna la durata media di vita delle donne, pari ad 84,4 nel 2006, è scesa a 84,2 nel 2007 e a 84,1 nel 2008. In Lombardia il valore è rimasto fermo nel 2007 rispetto al 2006 (84,3), per poi scendere a 84,1 nel 2008. Viceversa, le donne della Basilicata hanno guadagnato complessivamente un anno di vita dal 2005  al 2008, passando dal basso 83,2 al relativamente elevato 84,2, valore che le consente per la prima volta di guardare alla media nazionale dall’alto in basso.
Le possibili cause
Quella osservata negli ultimi anni appare come una delle frenate più rilevanti nel progresso della speranza di vita alla nascita femminile dell’ultimo trentennio (Figura 1). Quali ne sono i motivi? La risposta è difficile, senza un approfondimento di analisi che tenga conto anche dell’evoluzione delle cause di morte. I dati osservati, se le stime provvisorie per il 2008 verranno confermate, ci consentono comunque di dire che l’attenzione va concentrata sul peggioramento o il mancato miglioramento relativo alle condizioni di sopravvivenza delle donne settentrionali. Dato inoltre che il mancato progresso riguarda anche la speranza di vita residua a 65 anni (ferma a 23,6 negli ultimi tre anni) difficile attribuire il rallentamento nella crescita a una convergenza delle giovani generazioni femminili con comportamenti maschili meno sani e più a rischio, ma anche alla crescente incidenza della popolazione straniera visto che nelle età anziane è attualmente ancora molto limitata.
Si tratta sicuramente di una breve pausa in un percorso che sinora è stato continuo e sostenuto e che, ci auguriamo, continuerà ad esserlo ancora a lungo. Nulla, però, possiamo dare per scontato.

[1] F. Ongaro e S. Salvini (a cura di), Rapporto sulla popolazione. Salute e sopravvivenza, il Mulino, Bologna, 2009.

 

[2] G. Brown, Una vita senza fine? Invecchiamento, morte, immortalità, Cortina Raffaello, 2009; C. Lafontaine, Il sogno dell’eternità, Medusa edizioni, 2009.
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