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L’opinione pubblica e l’immigrazione nei grandi Paesi occidentali

La Redazione

E’ pericoloso governare facendosi trascinare dall’opinione pubblica e dai suoi mutamenti d’umore. Ma è altrettanto pericoloso non tenerne conto, come se l’opinione dei governati fosse irrilevante. L’arte d’individuare il difficile punto di equilibrio è rara, soprattutto in tema di migrazioni – uno dei fenomeni sociali che più agita il clima politico e sociale dei paesi  del mondo ricco. I sondaggi seri in tema d’immigrazione, ripetuti nel tempo, estesi a vari paesi, sono uno strumento utile di conoscenza. Neodemos offre ai lettori una rapida sintesi dell’indagine “Transatlantic Trends: immigrazione” (TTI) 1, eseguita nel 2010 nei 7 maggiori paesi dell’occidente: Stati Uniti e Canada in America, Germania, Francia, Germania, Italia, Olanda, Regno Unito e Spagna in Europa. Un’indagine condotta nell’autunno-inverno del 2010, su campioni casuali di 1000 intervistati in ciascun paese, comparabile a precedenti indagini  condotte nel 2008 e nel 2009. Sono stati esplorati la percezione dell’immigrazione, l’impatto dei migranti sul mercato del lavoro, le relazioni tra immigrazione e welfare, le politiche e l’integrazione. Sintetizziamo qualche aspetto rilevante dell’indagine.

 

Gli immigrati sono troppi… ma non quando si conoscono le cifre reali

In Italia il 53% degli intervistati ritiene che gli immigrati siano “troppi” un po’ meno che nel Regno Unito (59%), ma più che negli altri paesi europei (27-41%), negli USA (37%) e nel Canada (12%). Tuttavia l’opinione degli Italiani si modifica quando all’immigrato viene fornita la cifra reale degli immigrati (li considerano “troppi” il 32%), e così avviene negli altri paesi. Del resto la conoscenza del fenomeno tende a rendere positiva la percezione dell’immigrazione: in tutti i paesi, la maggioranza di coloro che hanno conoscenze dirette di immigrati considerano il fenomeno “come un’opportunità”, mentre per la maggioranza di coloro che non hanno tali contatti, l’immigrazione “è un problema”. Per i primi, l’immigrazione “arricchisce la cultura”, per i secondi la impoverisce. Altre indagini mostrano che a proposito dell’impatto dell’immigrazione sulla coesione sociale, o sulla sicurezza, le opinioni sono tanto meno negative quanto più si restringe l’area di riferimento: molto negativa per il livello nazionale (che è lontano), meno negativa o positiva a livello locale (che è prossimo). Insomma la corretta informazione ha un effetto positivo sulla percezione del fenomeno: da qui la responsabilità dell’uso corretto dei dati da parte di chi ha funzioni di governo, di leadership e d’informazione.

 

 Contraddittori giudizi degli Italiani

Sarà forse l’influenza dei media, forse la situazione di crisi, ma una quota consistente degli Italiani (il 56% nel 2010) ritiene che l’immigrazione faccia accrescere la criminalità, e questa quota è considerevolmente cresciuta rispetto al 2009 (34%) – senza peraltro che questo balzo sia giustificato dall’andamento dei fenomeni criminosi. Tuttavia sotto certi aspetti gli Italiani sono meno pessimisti di altri paesi. Il rapporto afferma: “In particolare, l’opinione secondo la quale gli immigrati musulmani rappresentano una minaccia è meno diffusa in Italia che altrove: il 37% afferma infatti che gli immigrati sono “bene o molto bene integrati” nella società nazionale, rispetto al 25% dei Tedeschi e al 21% degli Spagnoli. Inoltre appena il 22% degli intervistati (contro una media europea del 40%) ritiene che l’integrazione dei figli di immigrati musulmani sia “molto poco soddisfacente”. Un livello di preoccupazione altrettanto contenuto si ritrova anche nei confronti dell’integrazione dei figli degli immigrati in generale: mentre in Francia e Germania buona parte degli intervistati ritiene che i “cosiddetti immigrati di seconda generazione” siano “poco” o “molto poco” integrati (rispettivamente il 42 e il 44%), solo il 24% degli Italiani condivide tale pessimismo”.

 

Benefici dello stato sociale: la mano dura del mondo anglosassone

Debbono gli immigrati, irregolari e clandestini, avere accesso ai servizi sanitari? L’opinione è affermativa per l’83% dei tedeschi, il 64% dei francesi, il 60% degli italiani, il 58% degli olandesi ed il 56% degli spagnoli; inoltre, in questi Paesi, la quasi totalità degli intervistati è
favorevole all’accesso alla sanità per gli immigrati regolari. Assai diversa l’opinione degli inglesi, secondo cui solo il 21% è favorevole all’accesso alla sanità degli irregolari; il 53% la riserverebbe ai soli regolari, e il 25% ai soli cittadini del paese.

Gli europei continentali sono anche inclini a concedere l’accesso all’istruzione pubblica anche agli irregolari in una proporzione che va da un minimo del 42% (Olanda) ad un massimo del 62% (Germania), ma queste percentuali scendono al 33% negli Stati Uniti e nel Canada, e al 17% nel Regno Unito. Mentre nell’Europa continentale una piccola minoranza riserverebbe l’istruzione pubblica ai “soli” cittadini (tra l’1 e il 4%), questa percentuale cresce al 6% in Canada, al 15% negli Stati Uniti e al 22% nel Regno Unito, che si conferma il paese meno “generoso” – forse anche in conseguenza dei radicali tagli al welfare inferti dal governo Cameron.

 

Sulle politiche migratorie

Le politiche migratorie nei paesi europei stanno orientandosi verso sistemi più selettivi nell’ammissione degli e, almeno sulla carta, c’è un orientamento assai favorevole per la cosiddetta “immigrazione circolare” – in pratica, una immigrazione di durata non lunga, qualche anno, che consentirebbe al paese ospite di fruire del lavoro necessario ma di non sostenere troppo a lungo oneri sociali per l’integrazione; mentre il cittadino straniero potrebbe acquisire esperienze, da riportare in patria, che non verrebbe privata di preziosi capitale umano. Osserva Ferruccio Pastore: “senza entrare nel merito di queste ottimistiche ricette, è interessante notare che l’opinione pubblica europea non appare convinta”. Nella media (e l’Italia è nella media), quasi i due terzi degli intervistati ritiene che ai nuovi immigrati si debba concedere l’opportunità di rimanere “per sempre”. Prosegue Pastore “Quanto ai modelli di politica migratoria e alla prospettiva di una conversione generalizzata al “sistema a punti”, solo il 26% degli europei (23% degli italiani) preferisce un approccio che consenta l’ingresso solo agli immigrati più qualificati, ma senza una previa offerta di lavoro. Il 58% dei cittadini interrogati, invece, predilige la soluzione più tradizionale: entra solo chi ha una specifica offerta di lavoro, anche se privo o povero di qualifiche. La via dell’innovazione, insomma, per quanto necessaria, non sarà politicamente facile da percorrere”.2

 

Note

1 – Transatlantic Trends: Immigrazione, in http://www.affarinternazionali.it/documenti/TT-immigr10_IT.pdf

2 – Ferruccio Pastore, Immigrazione e opinione pubblica, “Affari Internazionali – Rivista ondine di politica, strategia, economia”, http//www.affarinternazionali.it/articolo.asp?ID=1657

 

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