• Italia

      • geodemos

      • mondo

      • migrazioni e stranieri

      • famiglie fecondità e welfare

      • anziani, salute e mortalità

      • giovani, istruzione e lavoro

      • Geodemografia 2018. Tredici scritti per meglio comprendere il mondo

      • I suoi primi quarant’anni. L’aborto ai tempi della 194

      • Verso la metà del secolo: un’Italia più piccola?

      • ius soli e ius culturae. Un dibattito sulla cittadinanza dei giovani migranti

      • I tre giganti, Cina India e Stati Uniti

      • tutte le pubblicazioni

L’impatto demografico delle immigrazioni e del ciclo economico: il caso della Catalogna

Massimiliano Crisci

A partire dal 2008, le difficoltà in cui versa l’economia spagnola hanno ridotto la capacità del mercato del lavoro di offrire occupazione e mutato in senso restrittivo la politica migratoria nazionale. In Catalogna, gli effetti della crisi si sono fatti sentire sui flussi migratori internazionali con una forte contrazione degli ingressi e un incremento delle uscite. Il sostanziale prosciugamento del contributo degli stranieri alla dinamica demografica regionale ha per ora interrotto un ciclo demografico “virtuoso”.


Le immigrazioni straniere dagli anni ’80 ad oggi
Dalla metà degli anni ’80, la Catalogna, e la Spagna in generale, hanno attraversato una fase di crescita economica quasi ininterrotta, legata all’inizio del processo di modernizzazione del paese, favorito dall’ingresso nella Comunità economica europea (Cee) nel 1986 e dall’apertura ai mercati esteri.
Parallelamente all’avvio di un ciclo economico espansivo, la Spagna ha completato la sua trasformazione da terra di emigrazione a luogo di accoglienza di migranti stranieri. Sebbene le immigrazioni dall’estero non fossero ancora al centro del dibattito pubblico, su pressione degli altri membri della Cee preoccupati di veder spuntare crepe nella “Fortezza Europa”, il paese si è dotato di una legge sugli stranieri (Ley de Extranjeria, 7/1985)orientata soprattutto al controllo degli ingressi.
Dopo una graduale ma costante crescita dei flussi dall’estero durante gli anni ’90, nella prima parte dell’ultimo decennio si è verificato un intenso e rapido incremento nel numero dei residenti stranieri. A partire dal 2008, la crisi economica internazionale e lo sgonfiarsi della bolla immobiliare spagnola hanno contribuito a una netta contrazione del saldo migratorio con l’estero, frutto di un calo degli ingressi e di un aumento delle uscite. In Catalogna la differenza tra iscrizioni e cancellazioni di cittadini stranieri da/per l’estero è passata da +130mila nel periodo 2004-2007, ad appena +15mila nel 2009 (Figura 1).


Prima della crisi: crescita e ringiovanimento demografico
La storia della Catalogna mostra in maniera evidente come l’alternarsi dei cicli economici possa avere dirette conseguenze sulla dinamica demografica di un territorio e sull’intensità dei flussi migratori che lo attraversano (Vedi C. Bonifazi, “Catalogna mon amour”, in neodemos.it).
Oggi la Catalogna è una delle regioni spagnole con la maggiore incidenza di cittadini stranieri (il 16% dei residenti nel 2010), perché include territori eterogenei attrattivi di migrazioni economiche: la global city Barcellona, le aree turistiche costiere e un entroterra a vocazione spiccatamente agricola. Le modalità dell’inserimento lavorativo degli immigrati in Catalogna sono quelle tipiche dei paesi dell’Europa meridionale, favorite anche dalla forte diffusione dell’economia informale, con una concentrazione nei segmenti più flessibili del mercato del lavoro, meno “pregiati” e appetibili per gli autoctoni, il cui rapporto con i lavoratori stranieri appare improntato alla complementarità (Diaz-Serrano, 2010).
La struttura per età della popolazione autoctona della Catalogna è caratterizzata da un intenso invecchiamento, dovuto sia a un incremento assoluto degli anziani, che ha stimolato la domanda di lavoratori stranieri nelle attività di cura, sia a un ridimensionamento della fascia di popolazione giovanile in età lavorativa, prodotto da un lungo periodo di bassa fecondità.
Fino al sopraggiungere della crisi, il quadro demografico della regione ha beneficiato della immigrazione straniera. Dopo una lunga stagnazione, per un decennio la popolazione della Catalogna è aumentata al ritmo di oltre 100mila residenti l’anno, sfiorando i sette milioni e mezzo di abitanti nel 2009. L’80% di questa crescita è stata prodotta dalla componente straniera. La fecondità ha mostrato un netto progresso, passando da 1,17 figli per donna del 1998, a 1,58 del 2008, e sebbene ci sia stata una lieve ripresa da parte degli autoctoni, il contributo delle donne straniere è stato preponderante.
Il confronto tra le piramidi delle età del 1999 e del 2009, evidenzia alcuni dei cambiamenti intercorsi nella società catalana in appena due lustri (Figura 2). In sostanza, la popolazione è più giovane e più multiculturale. L’ampliamento verificatosi nella base e nella “pancia” della figura, mostra che la crescita della popolazione straniera si è tradotta soprattutto in un aumento dei bambini e dei giovani adulti.



Dopo la crisi: l’impatto dei processi globali e sovranazionali sulla demografia regionale
Nel 2008 la crisi finanziaria internazionale ha interrotto la crescita economica spagnola e avviato una fase recessiva, caratterizzata da una riduzione del Pil e da un forte aumento della disoccupazione. In Catalogna sono stati colpiti soprattutto i settori dove è più presente la forza lavoro immigrata: costruzioni, industria e terziario poco qualificato. Il governo spagnolo ha reagito varando alcune misure restrittive sull’immigrazione e un programma di rimpatrio volontario degli immigrati nei loro paesi di origine, i cui effetti sono ancora da valutare (vedi anche C. Finotelli, “La festa è finita: gli effetti della crisi economica sull’immigrazione in Spagna” in neodemos.it del 16/06/2010).
Come si è detto, in Catalogna la nuova congiuntura ha avuto un effetto immediato sul saldo migratorio con l’estero che ha interrotto il ciclo demografico virtuoso degli anni precedenti. I primi dati sul biennio 2009-10, mostrano un congelamento della crescita demografica della regione e un primo ridimensionamento nel numero medio di figli per donna (1,53 nel 2009).

In una regione storicamente a bassa fecondità come la Catalogna, le immigrazioni si ripropongono come fenomeno esogeno in grado di favorire una crescita e un ricambio demografico altrimenti problematici. Rispetto agli anni ’50 e ‘60, quando la dinamica demografica doveva la sua rivitalizzazione a processi economici e migratori interni al paese, l’odierna fase è caratterizzata da una forte dipendenza della regione da processi di carattere globale, come la recessione economica e le migrazioni internazionali, e sovranazionale, quali le linee di politica migratoria dettate dall’Ue ai paesi membri. In un quadro così complesso e in continuo mutamento, gli spazi autonomi di manovra del governo catalano sembrano assai ristretti e gli sforzi degli analisti di prevedere un’evoluzione appaiono quanto mai ardui.

Per saperne di più
Bonifazi C., “Catalogna mon amour”, in neodemos.it del 23/02/2011.
Bonifazi C., Crisci M., DEMIFER Case Studies: Catalonia (Spain), Report for DEMIFER Project, 2010, http://www.espon.eu/main/Menu_Projects/Menu_AppliedResearch/demifer.html).
Diaz-Serrano L., Do Legal Immigrants and Natives Compete in the Labour Market? Evidence from Catalonia, IZA Discussion Paper n.4693, January 2010.
Finotelli C., “La festa è finita: gli effetti della crisi economica sull’immigrazione in Spagna” in neodemos.it del 16/06/2010.

image_pdfimage_print