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Le seconde unioni tra le donne separate: Nord e Sud Italia

La Redazione , Fausta Ongaro
Gli individui con un’unione alle spalle arrivano sul mercato matrimoniale con un bagaglio di esperienza di vita pregressa molto diverso rispetto a chi vi entra per la prima volta. Oltre all’esperienza dello scioglimento, che, per le modalità e i motivi per cui si è verificata, può influire sulla propensione a formare unioni successive, c’è la presenza di figli e ci possono essere difficoltà economiche, anche serie, derivanti dalla separazione stessa.
Una nuova vita di coppia dopo la fine del primo matrimonio

I dati dell’Indagine Multiscopo Istat “Famiglie e Soggetti Sociali” del 2003 mostrano che, fra le donne separate, circa il 24% è successivamente entrato in una seconda unione, nella maggioranza dei casi (61%) un’unione consensuale. Anche quando si arriva a un secondo matrimonio, in genere si sperimenta prima un periodo di convivenza (30%). Quindi, solo il 9% delle donne separate che forma una nuova unione passa direttamente a un secondo matrimonio.

Ovviamente, le percentuali di donne che entrano in una nuova unione (convivenza o matrimonio) dopo lo scioglimento del primo matrimonio dipendono da molte variabili, tra cui, in particolare, la carriera familiare e l’età alla separazione. Le donne che si separano a età giovani sono quelle che, in maggior proporzione, iniziano una nuova vita di coppia(si arriva a superare il 55% per le donne che si separano quando hanno meno di 24 anni), mentre le donne che si separano a età avanzate più difficilmente entrano in una seconda unione. Se si tiene conto anche della distanza dalla rottura del primo matrimonio, si vede che, a 10 anni dalla separazione, quasi il 50% delle donne che si sono separate giovani è già in una seconda unione, mentre per le donne che si separano dopo i 40 anni tale percentuale scende al 10% circa.
Formare una seconda unione al Nord e al Sud

La figura 1 mostra che la propensione a formare una seconda unione è maggiore per le donne residenti nel Nord-Est e nel Nord-Ovest, mentre le donne del Centro presentano una propensione a una nuova vita di coppa più simile alle donne del Sud e delle Isole. Questo risultato, per molti versi inatteso, si conferma anche con analisi multivariate più complesse, qui non mostrate, che tengono conto di eventuali effetti di disturbo.

La spiegazione del fenomeno non è semplice, ma, almeno per quanto riguarda il Nord e il Sud del paese, le differenze sono sicuramente legate al fatto che, al Sud, l’instabilità coniugale è tradizionalmente meno diffusa. Questa relativa rarità è indice di minor accettazione sociale del fenomeno, che, se da un lato scoraggia la rottura delle prime unioni, dall’altro pone più ostacoli alla formazione di una nuova vita di coppia. L’accesso a nuove unioni al Sud, infatti, dipende, per esempio, sia dallo stato civile della donna (le divorziate hanno più propensione ad entrare in una seconda unione rispetto alle separate), che dalla presenza di figli (le donne con figli, soprattutto se questi sono più di uno o sono in età prescolare, entrano in una seconda unione con più difficoltà rispetto alle donne senza figli). Questi fattori sono invece ininfluenti al Nord. Qui l’ingresso in una nuova unione dopo la fine del primo matrimonio appare maggiormente accettato: e infatti è più frequente, e anche poco differenziato socialmente. A parte l’età alla separazione, le determinati dell’ingresso in una seconda unione sono quelle legate a un clima culturale in cui la donna può liberarsi dai ruoli familiari tradizionali, di madre con figli, ad esempio. Non a caso, l’eventuale lavoro della donna è l’unica variabile che riduce significativamente la probabilità di formare una seconda unione. Ma la donna separata che lavora e che non inizia una nuova vita di coppialo fa probabilmente per scelta propria, e non perché è discriminata sul mercato matrimoniale. Il Nord si dimostra quindi precursore di comportamenti innovativi nel paese.

Le curve indicano che dopo 15 anni dalla separazione di fatto, circa il 70% delle donne del Nord è ancora single (e quindi il 30% ha formato una nuova unione), mentre, al Sud e al Centro, l’85% circa è ancora single (e quindi solo il 15% circa ha formato una nuova unione).
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