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Le ragioni della nuova migrazione degli Italiani

Paolo Balduzzi, Alessandro Toppeta

L’emigrazione italiana fu uno dei fenomeni più rilevanti dalla fine del XIX secolo; durante la seconda metà del XX secolo, invece, molti immigrati scelsero l’Italia come loro destinazione. Il numero degli emigranti italiani diminuì, trasformando l’Italia da paese di emigrazione a paese di immigrazione. Tuttavia, i dati ISTAT mostrano che negli ultimissimi anni le emigrazioni di italiani all’estero hanno riacquistato consistenza. Inoltre, sta aumentando il numero di coloro che migrano dopo aver ricevuto una educazione formale (o altro termine/universitaria). Questo fenomeno è conosciuto come “fuga di cervelli” e implica costi per lo Stato italiano in termini, tra le altre cose, di mancanza di ritorni dagli investimenti profusi per il finanziamento dell’istruzione pubblica. Inoltre, i giovani che migrano lasciano un paese che sta velocemente invecchiando

Comprendere come mai molti italiani hanno ripreso ad emigrare ha rilevanti implicazioni politiche ed economiche. Le ragioni della migrazioni sono spesso rappresentate all’interno di un framework denominato push-pull. Le motivazioni che determinano l’emigrazione vengono divise tra i fattori che spingono ad allontanarsi dal paese di origine (push) e i fattori che attraggono gli emigranti nel paese di destinazione (pull). Questo framework aiuta a comprendere ciò che innesca l’inizio del processo di emigrazione. Le politiche migratorie nei paesi di partenza sono dirette ad individuare il fattore che dà inizio alle partenze per cercare di modificare e controllarne così il flusso.

Le ragioni di chi parte. Milanesi e umbri a confronto.

L’associazione Italents insieme al comune di Milano ha sottoposto un questionario nel 2011 ai cittadini milanesi che hanno scelto di lasciare l’Italia. Il questionario conta 1131 risposte che permettono di integrare i dati ufficiali forniti dagli istituti di statistiche nazionali. Il questionario indaga le ragioni che hanno spinto molti milanesi a partire. I risultati in dettaglio di quella ricerca sono già stati discussi in un articolo da Alessandro Rosina.

Sempre in collaborazione con Italents, l’Agenzia Umbria Ricerche (AUR) ha inoltre sottoposto un questionario molto simile agli abitanti umbri per poter comprendere le motivazioni delle loro partenze. Il questionario conta 425 risposte raccolte dal 12/07/2012 al 05/05/2015.

Questi due questionari permettono di confrontare le motivazioni che spingono i giovani italiani a partire, analizzando due aree molto diverse: una grande città del Nord come Milano e una regione del Centro come l’Umbria. L’analisi dei dati mostra, in realtà, che non emergono differenze rilevanti tra le due aree suggerendo che vi siano motivazioni condivise tra coloro che partono verso l’estero, a prescindere dalla zona d’origine.

Cosa rende l’Italia poco competitiva

Nello specifico, agli emigranti intervistati è stato chiesto di “indicare le maggiori difficoltà che quanti vorrebbero fare ritorno in patria potrebbero riscontrare”. Le risposte non solo evidenziano quali fattori scoraggiano nel tornare in patria coloro che sono partiti, ma allo stesso tempo mostrano i fattori tipici che spingono gli italiani ad allontanarsi dal proprio paese. I fattori economici sono fortemente rilevanti: sia gli emigranti milanesi sia quelli umbri affermano che le basse remunerazioni rispetto alle competenze acquisite sono una delle maggiori motivazioni che li spinge ad allontanarsi dall’Italia. Tuttavia, c’è dell’altro. Per molti ciò che conta è la mancanza di infrastrutture e tecnologie avanzate per svolgere il proprio lavoro. Questa problematica rende l’Italia meno competitiva in un mondo globalizzato e molti scelgono di partire per trovare all’estero ciò che in patria manca. Per esempio, nel caso di Milano, il 65,2% degli intervistati giustifica la scelta della propria partenza con il desiderio di intraprendere una carriera da ricercatore. Inoltre, l’eccessiva burocrazia spinge molti a non investire in Italia perché la stessa è causa di ritardi e rende difficile intraprendere una nuova attività. Nel 2015 la Banca Mondiale classifica l’Italia al 56esimo posto per la semplicità di fare business. Questo primato negativo comporta una carenza di investimenti nel paese e spinge a prediligere altre nazioni per intraprendere nuova attive imprenditoriali. Così si comportano anche coloro che emigrano. I dati mostrano come altri fattori che sono spesso al centro di discussioni dell’opinione pubblica, quali la carenza nel sistema di welfare pubblico e servizi o i problemi relativi al mercato delle abitazioni, non risultino determinanti.

Schermata 2015-10-06 a 16.59.58Schermata 2015-10-06 a 17.00.38L’analisi dei fattori che attraggono gli emigranti all’estero viene svolta domandando: “Secondo lei quanto sono importanti i seguenti motivi nello spingere a lasciare l’Italia?”. Agli intervistati sono state fornite delle risposte che sono spesso considerate come le maggiori ragioni della loro partenza. Una tendenza molto interessante emerge dai dati: i fattori economici nuovamente sono importanti, attraendo in questo caso all’estero. Gli intervistati si dicono attratti dalle maggiori possibilità di trovare un lavoro stabile e dalle più alte remunerazioni. Inoltre, la meritocrazia e la trasparenza nell’avanzamento di carriera, aspetti non economici, sembrano essere i fattori chiave che attraggono gli intervistati ad espatriare. 80,60% di Milanesi e 60,19% degli Umbri afferma di partire per raggiungere stati che sono considerati più meritocratici. E se proviamo a misurare la meritocrazia, scopriamo che l’Italia si classifica ultima nel 2014, dietro a tutti i Paesi europei con cui è stata confrontata.

Non solo per soldi

L’analisi empirica di dati inediti e originali, forniti dai questionari, rivela quindi che i fattori economici risultano fortemente determinanti per la scelta di partire, ma non sono l’unica motivazione che innesca/determina le partenze. Le risposte rivelano che altri fattori non economici influenzano tale scelta. Per esempio, l’eccessiva burocrazia, la mancanza di infrastrutture e la ricerca di una maggiore meritocrazia rendono l’emigrazione una possibilità interessante. Queste considerazioni hanno importanti implicazioni a livello di politica migratoria perché, se di vuole evitare che sempre più cittadini partano, non si deve cercare di incentivarli a restare solo con bonus economici, ma bisogna prendere in considerazione anche gli aspetti di carattere non economico. Definire politiche migratorie che considerano solo un fattore ignorando gli altri non porterebbe ai risultati sperati.

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