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Le migrazioni in Europa, cosa cambia e cosa no

Anna Di Bartolomeo

Un recente rapporto pubblicato da Eurostat (1) permette di ricostruire l’andamento dei movimenti migratori nel contesto dell’Europa a 27 membri e delineare il profilo dell’immigrazione sia di provenienza comunitaria che extracomunitaria.[1]

Nel periodo 2002-2006, le migrazioni interne all’Unione hanno subito un forte incremento a fronte, invece, di una lenta crescita dei flussi provenienti da paesi extracomunitari (figura 1). In particolare, i movimenti interni hanno registrato un tasso medio di crescita annuale pari al 10%, su cui ha sicuramente influito il processo di allargamento.

La direzione dei flussi
Ma verso quali paesi si sono diretti questi flussi? Nel 2006 più della metà dei tre milioni di immigrati sono stati accolti da Spagna (803 mila), Germania (558 mila) e Regno Unito (452 mila). L’Italia nel 2006 è rimasta lontana da questi livelli, con circa 300 mila iscrizioni dall’estero per oltre l’85% di cittadini stranieri. Il ruolo attrattivo della Spagna è confermato anche dalla lettura dei dati in termini relativi: con 18,4 immigrati ogni 1000 abitanti, il paese iberico si pone saldamente al di sopra della media dell’Unione (6,3‰), dietro solamente a Lussemburgo (29,3‰), Irlanda (19,9‰) e Cipro (18,9‰).
Dall’analisi per aree di provenienza (figura 2) emerge che il 60% dei flussi del 2006 è giunto da paesi extracomunitari, mentre il 40% da paesi membri. Fra i primi, il maggior numero di immigrati è arrivato dal Marocco (140 mila), dall’Ucraina e dalla Cina (circa 90 mila per entrambe). All’interno dell’Unione Europea, invece, i flussi più numerosi sono stati quelli provenienti da Polonia (290 mila), Romania (230 mila) e Regno Unito (circa 100 mila). Tuttavia, se consideriamo le dimensioni relative del fenomeno (immigrati ogni 1000 abitanti nel paese di origine), sono gli immigrati romeni a prevalere (10,6‰), seguiti dai polacchi (7,6‰) e dagli slovacchi (7,4‰).

Inoltre, analizzando le traiettorie dei flussi migratori emerge come esse differiscano fortemente in base al paese di origine. Mentre infatti alcuni immigrati sono attratti solo da alcuni Stati europei dove tendono a concentrare tutte le loro spinte migratorie (e.g. i flussi dei cittadini polacchi verso Germania e Regno Unito e dei romeni verso Spagna e Italia), altri mostrano una maggiore diversificazione nella scelta del paese di destinazione, senza denotare particolari preferenze per l’uno o per l’altro paese (e.g. i flussi di cinesi, turchi e russi).
 
Prevalgono le migrazioni da lavoro, più uomini si dirigono ad est e più donne al sud
Dalla lettura dei dati di flusso del 2006[2], emerge il profilo classico del migrante uomo in età lavorativa. Tuttavia, da un’attenta analisi emergono notevoli differenze per area di provenienza e quindi paese di destinazione.
L’immigrazione proveniente dagli stati extracomunitari sembra essere più bilanciata in termini di genere contando 108 uomini a fronte di 100 donne (contro 125 a 100 degli immigrati interni all’Unione Europea). La prevalenza maschile è particolarmente accentuata negli immigrati trasferitisi nei paesi dell’est europeo, come ad esempio Slovenia, Lituania, Slovacchia, Romania e Repubblica Ceca. Al contrario, la presenza femminile prevale nei flussi diretti verso i paesi dell’Europa meridionale, ovvero Cipro, Portogallo, Malta, Francia ed Italia, dove sembra assumere un’importanza sempre più rilevante la tendenza alla femminilizzazione dei flussi migratori in cui è la donna ad emigrare per prima, motivata sempre più da progetti individuali di natura lavorativa e non più solamente dal desiderio di ricongiungersi al partner. Oltre ad essere più equilibrati in termini di genere, i flussi extracomunitari sono anche caratterizzati da un’immigrazione più giovane con un’età mediana pari a 27,7 anni contro i 30,1 dei cittadini comunitari.
 
Nuovi e vecchi scenari coesistono nell’immigrazione diretta verso l’Unione Europea
In sintesi, il quadro che emerge dall’analisi dei dati sull’immigrazione nei paesi dell’Unione Europea è alquanto eterogeneo, ma non mancano caratteristiche comuni e punti importanti da sottolineare. Si osserva la coesistenza di nuovi scenari accanto alla resistenza di quelli vecchi, attraverso la contrapposizione tra le crescenti migrazioni interne e il consolidamento di quelle più tradizionali dai paesi extracomunitari.
Mantengono un’importanza rilevante in termini di attrattività le classiche mete d’immigrazione europea, vale a dire Germania e Regno Unito, mentre emerge la Spagna come nuova meta privilegiata dagli immigrati, lasciando supporre un collegamento tra la recente importante crescita economica del paese e le ottime performance degli immigrati nel mercato del lavoro spagnolo (vedi C. Finotelli, Gli ingredienti del sorpasso:Immigrazione e crescita economica in Spagna). I flussi maggiori diretti verso i paesi dell’Unione provengono da Polonia, Romania e Marocco.
Riguardo al profilo del migrante, la figura dell’uomo in età lavorativa è ancora il modello predominante nei flussi diretti verso l’Unione anche se, da un’analisi più dettagliata, emergono dinamiche molto diverse a seconda dell’area di destinazione dei flussi

Bibliografia
(1) Herm A., Recent migration trends: citizens of EU-27 Member States become ever mobile while EU remains attractive to non-EU citizens, Eurostat, Statistics in Focus n. 98/2008. http://epp.eurostat.ec.europa.eu/cache/ITY_OFFPUB/KS-SF-08-098/EN/KS-SF-08-098-EN.PDF


[1] I dati sono tratti dalle fonti ufficiali degli Stati membri. In presenza di dati mancanti e differenti definizioni usate, Eurostat ha provveduto ad effettuare delle stime al fine di garantire la comparabilità delle informazioni disponibili.
[2] I dati per sesso, età, distinti per paese di destinazione includono i cosiddetti immigrati di ritorno (coloro che si trasferiscono nello stato di cui possiedono la cittadinanza). Nel 2006 questi flussi migratori sono stati pari a 500.000 persone.

 

 

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