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Le cause della mobilità interna in Italia: italiani e stranieri a confronto

Giuseppe Ricciardo Lamonica, Barbara Zagaglia

Perché ci si sposta ancora, e molto, all’interno dei confini nazionali? I divari socio-economici e demografici continuano ad esserne le principali cause? Tali divari generano gli stessi effetti sulla mobilità degli italiani e su quella degli stranieri residenti? Riportiamo qui di seguito alcuni dei risultati di un’analisi, estensione di un nostro recente studio[1], che si propone di dare risposta a queste domande.

 

La ripresa dei flussi migratori interni

In Italia, la mobilità interna ha ripreso vigore a partire dalla metà degli anni ’90: i trasferimenti di residenza sono passati da circa 1,1 milioni nel 1995 a circa 1,4 milioni nel 2008, tornando a un livello simile a quello dei primi anni ‘70.  Contemporaneamente alla ripresa dei movimenti interni, l’Italia è diventata una importante meta dei flussi migratori internazionali.

La mobilità degli stranieri incide in maniera niente affatto trascurabile sulla mobilità interna complessiva. La quota delle iscrizioni anagrafiche imputabili agli stranieri in poco più di un decennio è passata da meno del 4% (anno 1995) ad oltre il 15% (anno 2008).

 

Cause differenziate nella mobilità degli italiani e degli stranieri residenti

Lo studio, relativo alla mobilità interregionale negli anni 1995-2006, utilizza dati di fonte Istat (in particolare, i dati relativi ai flussi migratori sono di fonte anagrafica) e considera quindi la popolazione residente, trattando separatamente gli italiani e gli stranieri. Esso si basa sull’utilizzo di un modello statistico, noto come “gravitazionale”, che, nella formulazione di base o “classica”, suppone che i flussi migratori (interazione) tra due unità territoriali, nell’unità di tempo considerata, siano direttamente proporzionali all’ampiezza demografica delle unità ed inversamente proporzionali alla distanza che intercorre tra loro, in modo simile a come, in fisica, è spiegata la forza di attrazione tra due corpi (legge gravitazionale di Newton).

In altre parole, si ipotizza che, quanto più popolato è un territorio, maggiore sia il numero di individui che si sposta, muovendosi, prevalentemente, verso le unità territoriali più popolose, perché ritenute più ricche di opportunità, mentre la distanza rappresenta una proxy dei costi della migrazione[2].

Ai nostri fini il modello è stato opportunamente modificato in modo tale da considerare, oltre all’ammontare della popolazione e alla distanza tra le regioni, anche gli effetti derivanti dai differenziali regionali di natura socio-economici e demografici e "controllato" per la presenza di una eventuale autocorrelazione spaziale dei flussi (ovvero la presenza di unità territoriali contigue caratterizzate da flussi in entrata/uscita simili) per evitare di ottenere stime del modello distorte o inefficienti.

Per tener conto dei differenziali socio-economici e demografici sono stati inizialmente considerati diciotto indicatori, ridotti mediante l’analisi fattoriale[3], a due indicatori sintetici principali. Questi due fattori sintetici si sono rivelati tali da essere interpretabili, uno come indice complesso della struttura economica (a valori più elevati dell’indice corrisponde una situazione economica tendenzialmente migliore, con maggior reddito pro-capite, minore disoccupazione, ecc.) e l’altro come un indicatore della struttura demografica regionale (a valori maggiore dell’indice corrisponde una popolazione tendenzialmente più anziana).

I risultati, sintetizzati nella tabella 1, mettono in chiara evidenza somiglianze e  differenze nelle determinanti della mobilità interna degli italiani e degli stranieri residenti.

 

Tabella 1. Effetti delle determinanti considerate sui flussi migratori interregionali annuali (media 1995-2006).

 

 

ITALIANI

STRANIERI RESIDENTI

 

Media

(Dev. Standard)

Media

(Dev. Standard)

R2 (Bontà di adattamento del modello)

0,84

(0.011)

0,84

(0,023)

Distanza geografica

-0,43

(0,040)

-0,57

(0,083)

Ampiezza demografica della regione di origine

1,00

(0,024)

1,01

(0,036)

Ampiezza demografica della regione di destinazione

0,97

(0,023)

0,94

(0,038)

Struttura economica della regione di origine

-0,16

(0,016)

(a)

(-)

Struttura economica della regione di destinazione

0,12

(0,021)

0,54

(0,189)

Struttura demografica della regione di origine

-0,12

(0,019)

(b)

(-)

Struttura demografica della regione di destinazione

(c)

(-)

0,23(d)

(0,031)

(a) stime significative solo per gli anni 1998 e 2006;

(b) stima significativa solo per l’anno 2006;

(c) stime non significative;

(d) stime non significative per gli anni 1996 e 2006;

 

 

 

Le principali determinanti della mobilità interregionale negli anni 1995-2006 sono state l’ammontare della popolazione nelle regioni di origine e di destinazione e la distanza geografica. In particolare, gli effetti delle prime due determinanti sono stati, in media, abbastanza simili per i due gruppi, mentre la distanza geografica ha influenzato (scoraggiandoli) mediamente di più i flussi migratori degli stranieri rispetto a  quelli degli italiani.

Particolarmente interessanti sono i risultati relativi agli effetti esercitati dalle condizioni economiche e demografiche delle regioni di origine e di destinazione dei flussi.

Per gli italiani, le condizioni economiche hanno agito come fattori sia di attrazione sia di espulsione, mentre la struttura demografica (cioè, ad esempio, una popolazione giovane, tradizionalmente più mobile sul territorio) ha avuto un peso nel determinare le fuoriuscite.

Al contrario, per gli stranieri residenti hanno contato solo le determinanti di attrazione (e non quelle di espulsione), e questo con riferimento sia alla situazione demografica sia a quella economica.

 

E quindi?

In conclusione, mentre gli squilibri socio-economici tra le regioni sembrano essere una delle chiavi interpretative della mobilità interna degli italiani nel periodo considerato, ciò sembra essere meno vero per gli stranieri residenti, che, meno legati al luogo (regione) in cui risiedono, e molto più mobili territorialmente rispetto agli Italiani, valutano sopratutto le opportunità che offre la regione di destinazione.


[1] Lamonica, Zagaglia, Gigliarano, “Le ragioni della mobilità interna degli stranieri residenti in Italia”, Rivista Italiana di Economia Demografia e Statistica, Vol. LXV N.4, 2010.

[2] Per approfondimenti si veda, ad es., Bodvarsson e Van den Berg, “The economics of Immigration. Theory and Policy”, Springer, 2009.

[3] Tecnica statistica che consente di sintetizzare un set di variabili in un insieme più compatto di nuove variabili tra di loro indipendenti.

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