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La prospettiva demografica del conflitto israelo-palestinese

Eloisa Miranda

Fino alla fine del XIX secolo, la terra della Palestina storica, dalle sponde del Mar Mediterraneo alle rive del fiume Giordano, è stata abitata essenzialmente da arabi, a partire dalla conquista del VII secolo, nonostante la presenza di modeste e localizzate comunità ebraiche e cristiane (cfr. Fig. 1 e Tab 1).
 
Tab.1. Distribuzione % della popolazione in Palestina, secondo gruppi religiosi, 1800-1950

  1800 1890 1922 1947 1950
Ebrei 2,5 8 11 30 50,4
Arabi 89,5 81 78 60 49,5
Cristiani 8 10 9,4 7
Altri 1 1,6 3 0,1
TOTALE 100 100 100 100 100

Fonti: rielaborazione personale dei dati, fino al 1947, in R.Bachi, The Population of Israel, Jerusalem, The Hebrew University, 1977, in Della Pergola, 2007. Per il 1950: Israel Central Bureau of Statistics e US Census Bureau.

 
All’inizio del XX secolo la Palestina faceva parte del morente impero ottomano. A quell’epoca, la percentuale di ebrei residenti in Terra Santa era esigua, e il loro sogno di costituirvi un proprio stato appariva ben lontano da una possibile realizzazione pratica. Ma cos’è successo da allora? È proprio a quel periodo che risalgono le prime correnti migratorie di ebrei, in fuga dall’Europa a causa, da una parte, dello scoppio di un’impetuosa ondata antisemita e, dall’altra, della diffusione delle idee del neonato movimento sionista di Theodor Herzl. Da quel momento, l’immigrazione ebraica in Palestina proseguirà ininterrotta, seppur con intensità variabile.
La storia dei decenni tra le due guerre mondiali è in buona parte nota: la sconfitta e il collasso dell’impero ottomano, l’affidamento della Palestina alla Gran Bretagna in qualità di potenza mandataria, il passaggio da un’insofferenza a un vero e proprio odio nei confronti degli ebrei sul continente europeo, e le atrocità perpetrate nella Shoah, sono tutti elementi che aiutano a comprendere le ragioni dell’eccezionale movimento migratorio degli ebrei verso la Palestina. Proprio questa migrazione è stata la causa principale dell’impetuoso aumento della loro presenza nella regione, fino a raggiungere percentuali significative sul totale, attorno al 30%, nel 1947.
L’assetto demografico che si era venuto a creare, e gli scontri ormai quotidiani e ingestibili che scoppiavano tra la maggioranza araba e la minoranza ebraica, sono stati alla base dell’importante decisione dell’ONU, formalizzata nella Risoluzione 181 del 29 novembre del 1947: la creazione di due stati separati, uno arabo e uno ebraico.
Lo stato di Israele nacque in effetti nel maggio 1948, ma non così l’omologo stato arabo, anche perché gli arabi non riconobbero la validità della Risoluzione ONU: da allora, le storie delle due popolazioni hanno seguito evoluzioni sostanzialmente separate, a livello sociale, demografico, economico e politico, se non per le occasioni in cui si sono trovate a scontrarsi. Ma vi è un fattore di incontro molto importante, se così si può dire, rappresentato dalla minoranza araba rimasta in Israele, fondamentale sia da un punto di vista puramente demografico, sia per le significative implicazioni che comporta.
 La nascita di Israele e le conseguenze che ne sono derivate, come l’incremento del tasso migratorio, in entrata degli ebrei, e in uscita dei palestinesi (che divennero profughi, rifugiatisi soprattutto nei paesi confinanti), hanno determinato il primo ribaltamento degli equilibri demografici dal VII secolo, e gli ebrei sono così passati da gruppo minoritario a gruppo maggioritario.
 
E il futuro?
È importante tenere conto delle tendenze in atto nelle due popolazioni, per comprendere appieno ciò che è avvenuto e ipotizzare lo sviluppo futuro. Nel corso dei sessant’anni che sono trascorsi dalla nascita di Israele, il rapporto numerico tra israeliani e palestinesi è dipeso, sì, dai fattori più specificatamente demografici (v. anche tab. 2), ma questi, a loro volta, sono stati influenzati da ideologie, tradizioni, religioni, concezioni della società e del ruolo della donna, ecc., in misura forse maggiore di quanto non sia avvenuto altrove.
 
Tab.2. Indicatori demografici per Israele e i territori palestinesi (e, per cfr., Italia), 2005 circa.

  Fecondità
TFT (2005)
Sopravvivenza e(0)
(2005)
Crescita
r%
(2000-07)
Età al matrimonio Densità
ab/kmq
(2007)
  Donne Uomini
Israele ebrei 2,9 .. 1,4 .. .. ..
Israele arabi 3,9 .. 2,8 .. .. ..
Israele totale 2,9 79,6 1,8 25,6 29 322
Cisgiordania 4,1 .. 2,3 .. .. 3970
Gaza 5,8 .. 3,5 .. .. 437
Territori Palestinesi   72,4 2,7 19,4 24,6 ..
Italia 1,3 80,0 0,1 30,0 32,8 197

Fonti: UN Population Division, Israel Central Bureau of Statistics, The CIA World Factbook, Palestinian Central Bureau of Statistics, ISTAT.
 
Sulla scorta del recente passato è possibile tentare di prevedere il futuro che attende la regione: è probabile che, in pochi anni, in Palestina si osservi un nuovo ribaltamento degli equilibri demografici, con gli stessi attori di 60 anni fa, ma a ruoli invertiti (tab. 3). Si potrebbe avere presto una situazione in cui la maggioranza della popolazione sarà nuovamente arabo-palestinese, ma con a disposizione una porzione di territorio estremamente ridotta, perché parte di ciò che le era stato assegnato dall’ONU nel 1947 è stato poi inglobato da Israele, in seguito agli eventi bellici e alla pratica di edificare insediamenti di coloni all’interno della Cigiordania e di Gaza. Attualmente i Territori Palestinesi non raggiungono i 6.000 kmq di estensione, ma ospitano già più di 3 milioni di persone, e la popolazione è in forte crescita.
 
Tab.3. Andamento delle popolazioni in Palestina, passato e previsto (1950-2030)

  1948 1950 1968 1975 1985 1995 2000 2008 2010 2020 2030
Ebrei 716,7 1.203,0 2.434,8 2.959,4 3.517,2 4.522,3 4.955,4 5.478,2 5.691,4 6.453,3 7.205,4
Arabi Israeliani 156,0 167,1 406,3 533,7 749,0 1.004,9 1.413,9 1.765,4 1.552,8 1.931,0 2.361,6
Arabi Palestinesi   1.005,0 1.096,0 1.255,0 1.783,0 2.617,0 3.150,0 4.147,0 4.409,0 5.806,0 7.320,0
                       
Totale Palestina   2.375,0 3.937,1 4.748,1 6.049,2 7.694,2 9.519,3 11.390,6 11.986,6 13.865,0 17.304,6

Fonti: ICBS, UN Population Division. Dal 2000, nel totale sono compresi gli altri gruppi residenti in Israele.
 
La soluzione non appare semplice: richiederebbe probabilmente la creazione dello stato palestinese, la restituzione, da parte di Israele di diverse zone di territorio, il riconoscimento reciproco al diritto a esistere e a vivere in pace, un’equa suddivisione delle risorse naturali che sono scarse (soprattutto quelle idriche). E, ovviamente, il conflitto, scoppiato di nuovo alla fine del 2008, ha reso la strada, se possibile, ancora più tortuosa.
Ma nel guardare al destino dell’area conviene tenere a mente non solo la suddivisione demografica dell’intera Palestina, ma anche quella all’interno della stessa Israele. In una ventina d’anni la minoranza araba, che è in crescita (e comprende i residenti in Israele e quelli nei Territori Palestinesi, senza contare la presenza dei quasi 5 milioni di profughi palestinesi), si avvicinerà al 25% del totale e verso il 2050 potrebbe toccare il 30%.
Esattamente come avveniva per gli ebrei nel 1947, dunque, ma con la differenza fondamentale che la situazione generale appare oggi nel complesso peggiore: i rancori si sono accumulati, e, insieme agli estremismi di ogni tipo, è cresciuta anche la forza dirompente delle armi.
 
Per saperne di più
Della Pergola Sergio (2007) Israele e Palestina: la forza dei numeri. Il conflitto mediorientale tra demografia e politica, Bologna, Il Mulino.
 
 

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