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La mobilità interna dei giovani laureati … studiare altrove per lavorare dove?

Massimo Strozza

"Everything is related to everything else, but near things are more related than distant things". È secondo  Waldo Tobler (1970) la prima legge della geografia. Questo vale anche nel caso della scelta dell’università?
 
Una forte mobilità per laurearsi, ma anche dopo la laurea
La mobilità per studio, è la propensione a studiare in una provincia o regione diversa dalla propria provincia o regione di residenza. L’analisi della mobilità per studio mette in luce, per l’Italia, due fenomeni interessanti e per certi versi contraddittori:
1) gli spostamenti per studio più rilevanti avvengono verso province confinanti, o quantomeno non particolarmente distanti, anche se appartenenti a regioni diverse;
2) i molti giovani meridionali che studiano in diverse sedi al Centro e al Nord.
Il primo risultato conforta la legge di Tobler, sottolineando l’importanza della vicinanza geografica nella scelta dell’Ateneo. Il secondo, invece, mette in luce un comportamento sostanzialmente differente da parte degli studenti originari del Sud. Nell’anno accademico 2007/08, “circa il 60% dei neoiscritti del Nord-ovest e del Centro studia nella provincia di residenza; tali percentuali aumentano, considerando le immatricolazioni all’interno della regione di riferimento (rispettivamente l’86% e l’87%). La quota più contenuta di iscritti nella stessa provincia di residenza si rileva per gli studenti del Nord-est (45%), che però, nel 47% dei casi, pur studiando in una provincia diversa rispetto a quella di residenza, rimangono all’interno della stessa ripartizione di residenza. Il Mezzogiorno si contraddistingue invece per la quota relativamente elevata di iscritti che hanno preferito studiare in un’altra ripartizione, ossia in province del Centro-Nord (19%)” [Istat, 2009].
Cosa accade dopo il termine degli studi? L’indagine svolta dall’Istat nel 2007 sui laureati dell’anno solare 2004 [Istat, 2010], mette in luce, senza sorprenderci, che le ripartizioni settentrionali sono anche quelle con la più elevata capacità di trattenere chi si laurea.  Al contrario il Mezzogiorno si delinea come l’area che “perde” il maggior numero di laureati. Per i laureati “originari” del Nord-ovest, del Nord-Est e del Centro Italia in oltre il 90% dei casi la ripartizione di residenza prima dell’iscrizione all’università, quella in cui si è studiato e quella di domicilio a tre anni dal conseguimento del titolo coincidono. Per gli “originari” delle regioni meridionali, invece, questa coincidenza si registra solo per il 75% dei casi (Tab.1).
Gli spostamenti verso il Centro-Nord, calcolati sia rispetto allo studio sia con riferimento al domicilio a 3 anni dalla laurea, risultano particolarmente elevati tra i residenti in Molise, Puglia, Basilicata e Calabria (superiori al 30%). Più contenute le quote relative a chi proviene da Campania, Sardegna e Sicilia. Ciò è dovuto soprattutto alla mobilità tra residenza prima dell’iscrizione all’università e luogo di studio.  
 
Ma dove vanno i giovani meridionali?
Ma dove vanno a studiare i giovani meridionali? E dove vanno a lavorare successivamente?
Dei meridionali che hanno studiato nel Centro-Nord, il 33% ha il Lazio; seguono, come mete preferite, le universitò dell’Emilia-Romagna (21%), della Lombardia (14%) e della Toscana (12%) (Figura 1).
Dopo la conclusione degli studi, tra i giovani meridionali laureatisi in una università del Centro-Nord, il 44% torna nel Mezzogiorno, mentre il 40% rimane nella stessa regione dove ha completato l’università. La scelta della mobilità studio, spesso, si trasforma in una scelta di lungo periodo. Per altri (il 16%) lo spostamento per studio diviene un primo passo verso una terza destinazione.
La tendenza a ritornare nell’area di origine è particolarmente elevata quando gli studi vengono portati a termine nelle Marche e nel Lazio; sul versante opposto si colloca invece la Lombardia che “trattiene” quasi il 65% degli originari del Mezzogiorno che l’hanno scelta, come meta, per gli studi universitari. Per la Toscana, l’Emilia-Romagna e l’Umbria si registra una minore frequenza della permanenza post-laurea, dovuta oltre che ai flussi di ritorno verso il Mezzogiorno, anche alle quote consistenti di “perdite” a beneficio di altre regioni del Centro-Nord o dell’estero.
Nonostante i ritorni, a tre anni dalla laurea, comunque 1 laureato su 4 “originario” del Mezzogiorno vive al Centro-Nord (o all’estero).
A tre anni dalla laurea, la popolazione dei laureati originari dal meridione ed emigrati è composta per il 45% da giovani che hanno conseguito il titolo nel Mezzogiorno; per il 39% da quanti già avevano scelto per studio una determinata regione del Centro-Nord e vi sono successivamente rimasti; per il restante 16% da giovani che si sono ulteriormente spostati dopo il conseguimento del titolo.  Sono di nuovo, il Lazio (con il 27%), la Lombardia (26%), l’Emilia-Romagna (15%) e la Toscana (8%) ad accogliere la gran parte dei laureati emigrati dal Mezzogiorno (questa volta soprattutto per lavoro). Rispetto alla mobilità per studio, considerando la mobilità post-laurea raddoppia la quota della Lombardia. Anche il Piemonte e il Veneto risultano particolarmente attrattive ed alla capacità di trattenimento di quanti sono stati formati negli atenei della regione, si abbina una capacità attrattiva post-laurea su coloro che hanno conseguito il titolo in altre regioni.
 
Occorre saperne di più
Quali sono le implicazioni di questi dati? Molte questioni rimangono aperte prima di poter trarre delle conclusioni vere e proprie. L’effetto attrattivo, esercitato a 3 anni dalla laurea, da alcune regioni (Lombardia in primis) è valido in generale e, quindi, anche per gli studenti originari del Centro-Nord? Lo spostamento è dovuto unicamente alla possibilità di accedere a posizioni professionali e a lavori qualitativamente più soddisfacenti? Quali sono le caratteristiche (demografiche e di background familiare) di chi si sposta? Ci si sposta per studiare materie particolari? E le regioni che attraggono per lo studio (Lazio ed Emilia Romagna in primis) a quali laureati riescono a garantire una successiva buona occupazione? Con quale frequenza e per chi questa mobilità diventa di lungo periodo?
 
BIBLIOGRAFIA
Brait F., Petrillo R., Strozza M. (2009) Mobilità: percorsi verso e dopo la laurea, paper presentato al Convegno “Istruzione e territorio. Governance e sviluppo locale”, Società Geografica Italiana e Università degli Studi di Teramo, 4-6 giugno.
Brait F., Petrillo R., Strozza M. (2010) ‘Student and Graduate Mobility in Italy’, Bulletin of Comparative Labour Relations, Volume 73.
Istat (2009) ‘Università e lavoro: orientarsi con la statistica’, www.istat.it.
Istat (2010) I laureati e il mercato del lavoro. Inserimento professionale dei laureati. Indagine 2007. Roma: Collana Informazioni Istat, n. 3.
Tobler W.R. (1970) ‘A computer movie simulating urban growth in the Detroit region’, Economic Geography 46.

 
* Le riflessioni contenute nell’articolo sono frutto dell’autore e non rappresentano, necessariamente, la posizione dell’Istituto Nazionale di Statistica.

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